Santa Elena: onomastico, significato del nome e storia dell’imperatrice

Santa Elena è ricordata dalla Chiesa cattolica il 18 agosto ed è associata alla croce, ai chiodi della Passione e al ritrovamento della Vera Croce in Terra Santa. Fu madre dell’imperatore Costantino, Augusta dell’Impero romano e una delle figure più importanti nella diffusione del cristianesimo nel mondo tardoantico.

Il nome Elena deriva dal greco Elèné e significa “fiaccola, scintillante, splendente”. La tradizione cristiana la venera anche come Santa Elena di Costantinopoli o Santa Elena della Croce; nelle Chiese ortodosse la memoria liturgica ricorre il 21 maggio.

Quando si festeggia Santa Elena

L’onomastico di Elena si celebra il 18 agosto. In questa data la Chiesa cattolica commemora Sant’Elena imperatrice, madre di Costantino I e figura legata alla tradizione del ritrovamento della Santa Croce a Gerusalemme.

Il culto di Elena si diffuse sia in Oriente sia in Occidente, dove è commemorata rispettivamente il 21 maggio e il 18 agosto. Santa Elena è venerata dalla Chiesa cattolica e da tutte le altre Chiese che ammettono il culto dei santi.

ElementoInformazione
NomeElena
OrigineGreca
SignificatoFiaccola, scintillante, splendente
Onomastico cattolico18 agosto
Ricorrenza ortodossa21 maggio
Nome completo della santaFlavia Giulia Elena
AttributiCroce, chiodi, modellino di chiesa
Patrona diArcheologi, convertiti, matrimoni difficili, divorziati, imperatrici, fabbricanti d’aghi e chiodi, tintori

Il significato e l’origine del nome Elena

Il nome deriva dal greco Elèné e significa “fiaccola, scintillante, splendente”. La sua indole generosa fa di lei una bambina altruista, attenta e paziente.

Il nome Elena è molto diffuso in tutto il mondo e anche in Italia. Tra i nomi collegati alla santa compaiono Santa Elena di Costantinopoli e Santa Elena della Croce.

Chi era Santa Elena

Sant’Elena imperatrice, al secolo Flavia Giulia Elena, è stata un’imperatrice latina augusta dell’Impero romano, concubina dell’imperatore Costanzo Cloro e madre dell’imperatore Costantino I.

Fu la ricchezza d’animo, più ancora di quella materiale legata al prestigio, a caratterizzare l’agire di Sant’Elena, già prima della conversione avvenuta in età adulta. Umiltà, generosità e dedizione al prossimo emergono dalle scarne notizie di cui disponiamo.

I dati biografici di questo personaggio sono piuttosto scarsi. Clarificare i dati che abbiamo di questo personaggio reale da quelli che fornisce la tradizione cristiana è stato oggetto di studio degli storici.

Le fonti non sono concordi nemmeno sulla natura giuridica del rapporto tra Elena e Costanzo Cloro, poiché talvolta la chiamano “moglie” e talvolta “concubina”. Alcuni studiosi sostengono che i genitori di Costantino fossero legati da un matrimonio de facto, non riconosciuto dalla legge, mentre altri affermano che si trattasse di un matrimonio pienamente valido.

Le origini di Elena e il matrimonio con Costanzo Cloro

Di famiglia plebea e pagana, nacque a metà del III secolo probabilmente a Drepamin, in Bitinia nel golfo di Nicomedia, nell’attuale Turchia, cittadina a cui in seguito il futuro figlio e imperatore Costantino darà il nome di Helenopolis.

Altri studiosi vogliono sia nata a Drepanum in Bitinia nel golfo di Nicomedia, città rinominata in seguito Helenopolis, “città di Elena”, in suo onore dal futuro figlio Costantino. Questa circostanza ha causato anche l’incerta e successiva interpretazione dell’indicazione di Drepanum come luogo di nascita di Elena stessa.

Il vescovo e storico Eusebio di Cesarea afferma che Elena aveva 80 anni al suo ritorno dalla Palestina, riferendosi a un viaggio avvenuto nel 326-328; Elena nacque dunque nel 248 o nel 250.

Le fonti del IV secolo, che seguono il Breviarium ab Urbe condita di Eutropio, affermano che era di bassa condizione sociale. Aurelio Ambrogio è il primo a chiamarla stabularia, un termine traducibile come “ragazza addetta alle stalle” o come “locandiera”.

Qui, secondo Sant’Ambrogio, Elena esercitava l’ufficio di “stabularia”, cioè locandiera addetta alle stalle. Nell’uso di Ambrogio si tratta di una virtù, in quanto il vescovo di Milano la definisce una bona stabularia, “buona locandiera”.

La modestia e delicatezza di Elena innamorò il giovane ufficiale Costanzo Cloro, che, nonostante le fosse di grado sociale superiore, la volle in sposa conducendola con sé in Dardania, nei Balcani.

Non è noto quando Elena incontrò il suo futuro compagno, Costanzo Cloro. Lo storico Timothy Barnes ha suggerito che l’incontro ebbe luogo quando Costanzo, all’epoca al servizio dell’imperatore Aureliano, era stazionato in Asia Minore per la campagna contro il Regno di Palmira.

La giovane che non aveva diritto ai titoli onorifici del marito, gli fu sposa fedele e nel 280 a Naisso in Serbia diede alla luce il figlio Costantino. Secondo altre ricostruzioni, Elena diede alla luce Costantino nel 272.

Il ripudio e gli anni lontano dalla corte

Le virtù militari e politiche consentirono a Costanzo di ottenere, insieme a Galerio, il titolo di Cesare; ma era necessario suggellare questa elevazione all’interno del nuovo sistema politico della Tetrarchia.

Gli imperatori Diocleziano e Massimiano nel 293 gli imposero di ripudiare la moglie e di unirsi in matrimonio alla figliastra del secondo, Teodora. Costanzo dovette lasciare Elena allo scopo di cementare con un matrimonio dinastico la sua elevazione a Cesare di Massimiano all’interno della tetrarchia.

Elena, allontanata dalla famiglia e dal figlio che fino a quel momento aveva cresciuto con dedizione e amore, mai si perse d’animo e umilmente rimase nell’ombra, mentre Costantino veniva allevato alla corte di Diocleziano.

La santa soffrì un umiliante abbandono durante quattordici anni. Elena non si risposò e visse lontano dalle corti imperiali, sebbene fosse vicina a Costantino, che per lei aveva un affetto particolare.

Costantino imperatore ed Elena Augusta

Quando nel 305 Costanzo Cloro divenne capo dell’impero il giovane figlio lo seguì in Britannia, dove prese parte alla campagna di guerra contro i Pitti, per poi succedergli alla morte su acclamazione dell’esercito.

Costantino fu proclamato imperatore nel 306, dopo la morte di Costanzo. Tra i primi provvedimenti il neoimperatore richiamò subito la madre Elena Flavia Giulia conferendole il titolo di Augusta.

Elena godette dell’ascesa al potere del figlio, che nel 324 la onorò del titolo di Augusta. In suo nome furono coniate pure molte monete, in cui Elena era la personificazione della Securitas, cioè la sicurezza dello Stato.

La donna, la cui effige fu incisa nelle monete, ebbe da allora libero accesso al tesoro imperiale. Costantino le diede piena disponibilità delle ricchezze dell’Impero affinché potesse impiegarle nelle opere di carità.

Gli onori non ne inorgoglirono mai il cuore, anzi stimolarono in lei l’innata attenzione al prossimo che si concretizzò nell’elemosina, nel venire incontro alle necessità materiali dei poveri, nella liberazione dal carcere, dalle miniere e dall’esilio di numerose persone.

San Ambrogio di Milano, nel IV secolo, si riferiva a Santa Elena sottolineando che, nonostante fosse la madre dell’imperatore, vestiva con semplicità, si mescolava con i poveri e utilizzava le ricchezze che il figlio le dava per aiutarli.

La conversione al cristianesimo

Le opere di misericordia riflettevano la fede di Elena, luminosa e contagiosa al punto che in molti si chiedono quanto abbia influito sulla conversione del figlio e sulla promulgazione dell’Editto di Milano del 313, che diede libertà di culto ai cristiani dopo tre secoli di persecuzione.

Il suo avvicinamento al cristianesimo rappresentò un’occasione straordinaria per la diffusione e l’espansione di questa confessione in tutto l’Impero, compresa la corte imperiale e lo stesso imperatore.

Secondo Eusebio fu Costantino stesso a convertire Elena. È possibile che fosse vicina alle posizioni dell’arianesimo. Altre tradizioni raccontano invece che Elena, durante gli anni lontana dalla corte, conobbe Dio e si convertì al cristianesimo, probabilmente anche per l’influenza del figlio.

Si racconta che prendesse parte alle celebrazioni religiose vestendo abiti modesti per confondersi tra la folla e che invitasse gli affamati a pranzo servendoli di persona.

Il viaggio in Terra Santa

Nel 327-328 Elena partì per un viaggio nelle province orientali dell’Impero. Questo viaggio è descritto da Eusebio come un pellegrinaggio in Terra Santa sui luoghi della Passione di Gesù, accompagnato da atti di pietà cristiana e dalla costruzione di chiese.

Le fonti, soprattutto medievali, registrano il viaggio di Elena in Palestina con un duplice obiettivo: favorire la fede cristiana attraverso la costruzione di nuove chiese e visitare i luoghi in cui aveva vissuto e predicato Gesù Cristo.

Nel viaggio poteva esserci anche un significato politico, oltre a quello religioso, poiché la conversione di Costantino al cristianesimo, le sue riforme religiose antipagane e la sostituzione di ufficiali pagani con altri cristiani avevano probabilmente fatto perdere all’imperatore il favore delle popolazioni orientali.

Elena si assunse l’incarico di curare le costruzioni in Palestina a nome del figlio. Fece edificare la Basilica della Natività a Betlemme e quella dell’Ascensione sul Monte degli Ulivi, mentre indusse Costantino a costruire la Basilica della Resurrezione.

Santa Elena fece costruire tre templi in Terra Santa: uno sul Monte Calvario, uno sul Monte degli Ulivi e il terzo a Betlemme. Giunta a Gerusalemme, fece radere al suolo il tempio di Venere che era stato edificato sul Calvario dai pagani.

Santa Elena pellegrinaggio in Terra Santa

Il ritrovamento della Vera Croce

Nel suo ruolo di protagonista del paleocristianesimo, un episodio segnò il percorso di Elena verso la santità: la localizzazione, tra le altre reliquie, della Santa Croce della Passione di Cristo.

Secondo la tradizione, Elena avrebbe interrogato alcuni saggi locali e avrebbe individuato il Monte Calvario, ordinando lo scavo dell’area in cui Gesù di Nazareth era stato crocifisso. In questo modo avrebbe ritrovato la Vera Croce.

Sul Golgota, dove fece distruggere gli edifici pagani costruiti dai romani, avvenne il prodigioso rinvenimento della Vera Croce: il cadavere di un uomo messo a giacere sul legno ritrovò miracolosamente la vita.

Le versioni tradizionali del ritrovamento sono tre: una attribuisce la scoperta alla sola Elena, una a una presunta imperatrice del I secolo chiamata Protonike e una racconta che Elena avrebbe ricevuto l’aiuto dell’ebreo Giuda, poi convertitosi e battezzato Ciriaco.

Probabilmente non fu Elena a effettuare personalmente la scoperta, ma il fatto che Eusebio di Cesarea avesse descritto il suo viaggio in Oriente come un pellegrinaggio e avesse attestato la sua presenza a Gerusalemme contribuì a collegare la madre del primo imperatore romano cristiano al ritrovamento della reliquia.

Poiché esistono diverse attestazioni del culto della croce nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme nel secondo quarto del IV secolo, la leggenda del ritrovamento da parte di Elena dovette nascere in quel periodo e diffondersi rapidamente.

La reliquia fu in parte trasferita a Roma per favorire la devozione dei fedeli. Nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, sono custodite reliquie che, secondo la tradizione, Elena avrebbe portato dalla Palestina.

Oltre alla Croce, Elena avrebbe trovato la croce di uno dei due ladroni, la spugna imbevuta d’aceto, una parte della corona di spine, un chiodo della croce e il titulus crucis.

I chiodi della Passione e la Corona Ferrea

I tre chiodi che trafissero il corpo di Cristo furono donati da Elena a Costantino. Uno fu incastonato nella Corona Ferrea conservata nel Duomo di Monza, quasi a voler ricordare che non esiste sovrano che non debba sottostare al volere di Dio.

Le preziose reliquie sono oggi conservate nella Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme. Santa Elena è quindi rappresentata frequentemente con una croce, con i chiodi della Passione o con il modellino di una chiesa.

La Scala Santa

Secondo la tradizione, nel 326 Santa Elena fece portare a Roma la “Scala Santa”, proveniente dal palazzo di Ponzio Pilato a Gerusalemme. La Scala Santa fu trasportata successivamente nella sua integrità.

Secondo la tradizione, Cristo salì quella scala il Venerdì Santo per raggiungere il luogo in cui sarebbe stato giudicato e su di essa versò il proprio sangue.

Oggi la scala si trova di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano, nella Città Eterna. Nel 1723 la Scala fu ricoperta con legno di noce per proteggerla dall’usura.

Nel corso dei secoli si è affermata la consuetudine di salirla in ginocchio come segno di intensa devozione. Migliaia di pellegrini si avvicinano ancora oggi al luogo in cui è conservata con l’intenzione di venerarla.

La morte e la sepoltura

Un evento sconvolse la vita della famiglia quando nel 326 Costantino fece uccidere prima il figlio Crispo, su istigazione della matrigna Fausta, sua seconda moglie, e poi anche quest’ultima, sospettata di attentare al suo onore.

Di fronte alla tragedia, Elena all’età di 78 anni mantenne salda la fede recandosi in pellegrinaggio penitenziale in Terra Santa. Il viaggio fu accompagnato dalla fondazione di basiliche e dalla venerazione dei luoghi della vita e della Passione di Gesù.

Elena morì nel 329, all’età di 80 anni, in un luogo non identificato. Secondo altre ricostruzioni, morì tra la fine del 328 e il 329, con Costantino al suo fianco.

Fu assistita dal figlio, che fece trasportare il corpo a Roma lungo la via Labicana, dove fu tumulato in un mausoleo a lei intitolato.

Elena fu sepolta nel Mausoleo di Sant’Elena, collegato alla Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros, fuori dalle mura di Roma. Nel XII secolo i resti della santa furono trasferiti nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli.

Il sarcofago originario in porfido, trasportato nel secolo XI al Laterano, è oggi conservato ai Musei Vaticani. Per le tematiche militari che vi sono raffigurate, si ritiene che fosse stato preparato per il figlio Costantino.

Sarcofago di Sant’Elena Musei Vaticani

Santa Elena nell’arte

La statura spirituale di Elena fu tale da essere scelta, insieme ai santi Andrea, Veronica e Longino, tra le statue monumentali ai piedi dei pilastri della cupola michelangiolesca nella Basilica Vaticana.

Tra le opere dedicate alla santa si ricordano la tavola di Cima da Conegliano, Sant’Elena imperatrice con la croce, realizzata intorno al 1495 e conservata alla National Gallery of Art di Washington, e i celebri affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo.

La leggenda di Elena ispirò anche opere magnifiche del XV secolo, come i freschi di Piero della Francesca ad Arezzo e le tavole del retablo di Blesa conservate nel Museo di Saragozza.

Le rappresentazioni artistiche mostrano spesso Elena con la croce, i chiodi della Passione o un modellino di chiesa, elementi che riassumono il suo ruolo di pellegrina, fondatrice e custode della memoria cristiana dei luoghi santi.

Elena tra storia e leggenda

Il racconto del ritrovamento della Vera Croce appartiene soprattutto alla tradizione cristiana sviluppatasi nei secoli successivi. Gli echi della narrazione, più vicini alle crociate medievali che alla tarda antichità romana, hanno contribuito a presentare Santa Elena come un’ispirazione della Santa Sede in epoca medievale.

Le versioni più tarde della storia trasformano il viaggio di Elena in una vera ricerca archeologica ante litteram. Per questo motivo la tradizione ha portato a considerarla, in modo quasi scherzoso, patrona degli archeologi, anche se non esiste un legame storico diretto tra la santa e la disciplina che studia il passato attraverso i resti materiali.

La tradizione britannica conserva inoltre una leggenda secondo la quale Elena sarebbe stata figlia del re della Britannia Coel Hen di Camulodunum. Secondo questo racconto, il sovrano si sarebbe alleato con Costanzo Cloro per evitare ulteriori guerre tra Britanni e Romani.

Goffredo di Monmouth aggiunge che Elena sarebbe stata educata come una regina, poiché non aveva fratelli che potessero ereditare il trono di Britannia. Non esistono però altre prove di un legame tra Elena e la Gran Bretagna.

La leggenda potrebbe essere nata dalla confusione con un’altra Sant’Elena della tradizione celtica e britannica, Elen Lwyddog, moglie di un successivo usurpatore romano, Magno Massimo.

La figura di Elena riunisce così due immagini della stessa donna: quella storica dell’Augusta, madre di Costantino e protagonista della trasformazione religiosa dell’Impero, e quella leggendaria della pellegrina che ritrova la croce di Cristo e promuove la costruzione dei grandi santuari della Terra Santa.

Patronati e invocazioni

Santa Elena è considerata patrona degli archeologi, dei convertiti, delle imperatrici, delle persone coinvolte in matrimoni difficili e dei divorziati. È inoltre patrona dei fabbricanti d’aghi e di chiodi e dei tintori.

È invocata contro la bufera e il fuoco e per ritrovare oggetti smarriti. A Santa Elena ricorrono i fedeli cristiani quando qualcosa o qualcuno si è perduto, chiedendo il suo aiuto per ritrovarlo.

È inoltre considerata patrona delle società e delle confraternite della Vera Croce. La sua memoria rimane legata alla carità verso i poveri, alla fondazione di chiese e alla venerazione della croce di Cristo.

Altre sante con il nome Elena

Il 18 agosto è dedicato a Sant’Elena imperatrice, ma il calendario cristiano ricorda anche altre sante e beate con questo nome o con varianti affini.

  • 11 aprile: Santa Elena Guerra, religiosa e fondatrice della congregazione delle Suore Oblate dello Spirito Santo.
  • 20 aprile: Sant’Eliena, o Elena, di Laurino, solitaria.
  • 22 maggio: Sant’Elena di Auxerre, vergine.
  • 23 maggio: Santa Elena Guerra, religiosa, commemorata dall’Arcidiocesi di Lucca e dalle Suore Oblate dello Spirito Santo.
  • 31 luglio: Sant’Elena, o Elin, di Skövde, vedova e martire.
  • 23 aprile: Beata Elena Valentini da Udine, religiosa.
  • 19 giugno: Beata Elena Aiello, fondatrice.
  • 23 settembre: Beata Elena Duglioli Dall’Olio, vedova.
  • 4 novembre: Beata Elena Enselmini, monaca.
  • 12 marzo: Venerabile Elena Silvestri, fondatrice.
  • 15 luglio: Venerabile Elena da Persico, fondatrice.

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