Missionari non religiosi nel mondo oggi: la missione oltre i confini geografici

Oggi il missionario non è più soltanto il religioso inviato dall’Europa verso altri continenti: la missione comprende anche laici, famiglie, volontari e comunità cristiane impegnati nell’evangelizzazione, nella promozione umana, nell’educazione e nella cura dei più fragili.

La missione contemporanea non è più definita soltanto dal trasferimento di missionari dall’Europa verso altri continenti: ogni chiesa locale è missionaria per natura e anche l’Europa è diventata un territorio nel quale il Vangelo deve essere annunciato, vissuto e testimoniato in un contesto secolarizzato, multiculturale e multireligioso.

Chi sono i missionari non religiosi

Accanto ai sacerdoti, ai membri degli ordini religiosi e alle religiose, operano nel mondo numerosi laici missionari, spesso inseriti in programmi di cooperazione, volontariato internazionale e servizio ecclesiale.

Il numero dei Missionari Laici nel mondo supera i 410.000, con un aumento complessivo di oltre 2.800 membri.

Essi non appartengono necessariamente a una congregazione religiosa e non sempre svolgono un’attività esclusivamente pastorale. La loro missione può comprendere l’insegnamento, l’assistenza sanitaria, la formazione professionale, il sostegno alle comunità rurali, la tutela dei minori, l’accompagnamento delle famiglie e la promozione dei diritti delle popolazioni più vulnerabili.

In particolare, a quei giovani riuniti per un fine settimana di spiritualità e condivisione conviviale anche con le famiglie del luogo, ho accennato all’esperienza vissuta con la mia famiglia in Etiopia, unico Paese dell’Africa sub-sahariana a vantare una identità cristiana risalente ai tempi della predicazione apostolica (Atti 8: 26-27), secondo la tradizione della chiesa ortodossa Tewahedo.

E, partendo da queste semplici considerazioni, mi sono ritrovato a descrivere uno spaccato di vita “cattolica” di tanti laici missionari fidei donum che in molte parti del mondo esprimono, con la loro presenza di comuni battezzati, un senso di fraternità solidale ispirata dal Vangelo, che non ha confini geografici e non pretende di imporre barriere culturali nei confronti dei più poveri ai quali i laici fidei donum prestano il loro servizio sia di evangelizzazione che di promozione umana.

La missione laicale come servizio e testimonianza

La missione si può concepire come il proclamare, servire e testimoniare il regno d’amore, di salvezza e di giustizia di Dio.

La missione è costituita dalla semplice presenza e dalla testimonianza vivente di vita cristiana.

Per questo il laico missionario può essere presente in contesti nei quali l’annuncio esplicito della fede non è possibile o non rappresenta la forma principale del servizio. L’educazione, la cura, l’ascolto e la condivisione quotidiana diventano modalità concrete di testimonianza.

Le nuove missioni si caratterizzarono per spirito ecumenico, cioè per l’apertura alle altre confessioni religiose, e per l’accentuazione del carattere umanitario delle attività dei missionari.

Accanto alle chiese sorgevano ospedali, scuole, centri di accoglienza e di formazione.

Nel campo dell’istruzione e dell’educazione, la Chiesa sostiene nel mondo 74.550 scuole materne frequentate da 7.639.051 alunni; 102.455 scuole primarie per 36.199.844 alunni; 52.085 scuole medie inferiori e superiori per 20.724.361 alunni.

Inoltre, 2.688.625 studenti frequentano istituti superiori, e 4.468.875 studenti frequentano Università afferenti alla Chiesa cattolica.

Gli istituti sanitari, di beneficenza e assistenza connessi alla Chiesa cattolica sono in totale 103.951 e comprendono: 5.377 ospedali e 13.895 dispensari; 504 lebbrosari; 15.566 case per anziani, malati cronici e disabili; 10.858 nurseries; 10.827 consultori matrimoniali; 3.147 centri di educazione o rieducazione sociale e 35.184 istituzioni di altro tipo.

Fidei donum, famiglie e volontari

La presenza laicale può essere individuale oppure familiare. Alcuni volontari partono per periodi brevi, altri rimangono per anni, costruendo relazioni profonde con le comunità locali.

Giuseppe Magri è stato con la moglie Anita Cervi e la famiglia in più periodi durati anni volontario in Etiopia con l’LVIA.

Questa esperienza mostra come la missione possa essere vissuta non soltanto da persone consacrate, ma anche da coppie e famiglie capaci di condividere il lavoro, l’educazione dei figli, la vita quotidiana e le responsabilità comunitarie con le popolazioni incontrate.

La fraternità missionaria non consiste soltanto nel portare risorse dall’esterno, ma nel partecipare alla vita concreta dei popoli, imparandone la lingua, rispettandone le tradizioni e contribuendo a rafforzare competenze e responsabilità locali.

Una missione cambiata, non finita

I giovani, in Europa, non si entusiasmano più per la nostra vocazione.

Ma non avremmo mai dovuto dire che le “missioni” sono finite.

Forse da alcune parti, ma non ovunque.

Oppure “cambiate”, ma non finite.

La diminuzione del numero dei religiosi e dei sacerdoti non significa la scomparsa della missione. Indica piuttosto una trasformazione delle sue forme, dei suoi protagonisti e dei suoi luoghi.

Il numero totale dei sacerdoti nel mondo continua a diminuire: 406.996 (-734 rispetto alla rilevazione precedente).

Come lo scorso anno, aumenti significativi si registrano in Africa (+1.451) e in Asia (+1.145).

Il numero dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche nell'ultima rilevazione annuale effettuata diminuisce: in tutto il Pianeta sono 106.495 (l'anno precedente erano 108.481).

Le diminuzioni delle vocazioni religiose in alcune aree sono accompagnate dalla crescita di nuove forme di partecipazione laicale. Il servizio missionario può quindi essere sostenuto da persone che non appartengono a istituti religiosi, ma che assumono responsabilità concrete per un periodo determinato o per l’intera vita.

La missione nel mondo contemporaneo

La missione contemporanea deve confrontarsi con società molto diverse da quelle nelle quali si è sviluppata la tradizionale figura del missionario europeo.

La comprensione della missione si estese ulteriormente fino ad includere esplicitamente la giustizia, la liberazione, il dialogo interreligioso, l’interazione dinamica fra vangelo e cultura (inculturazione e inter-culturazione) e la rievangelizzazione.

Le iniziative missionarie oggi incontrano la doppia sfida di una crescente secolarizzazione e di una privatizzazione della religione.

La modernizzazione e il mutamento della cultura non conducono necessariamente alla fine della religione, ma spesso a una nuova ricerca delle origini e delle sorgenti della propria identità, di nuove forme di comunità e di valori orientativi.

Gli sforzi missionari della chiesa del momento presente devono prendere in considerazione la nuova situazione religiosa delle persone.

In Europa, il missionario laico può operare in quartieri multiculturali, scuole, ospedali, centri per migranti, periferie urbane e comunità segnate dalla povertà. In Africa, Asia, America Latina e Oceania può collaborare con le Chiese locali senza sostituirsi a esse.

Il missionario che opera in Europa è chiamato a vivere l’interculturalità, a prepararsi a nuove forme di servizio e a confrontarsi con realtà religiose e sociali differenti.

Dal modello europeo alla Chiesa globale

Per lungo tempo, il messaggio cristiano era stato assunto e diffuso dall’Europa nel mondo intero.

Con l’eccezione delle Chiese Ortodosse Orientali di Africa e Asia, nel 1910 le Chiese cristiane nel mondo erano dirette da europei o da discendenti di europei.

Pochi, se ce n’erano, immaginavano che solo mezzo secolo dopo gli imperi, che avevano agevolato le missioni europee, sarebbero crollati e che nel 2010 la stessa Europa sarebbe stata definita “campo di missione”.

Il mutamento maggiore da Edimburgo 1910 è la trasformazione nella percezione dell’Europa come continente d’invio in campo di missione, e di conseguenza l’assunzione di responsabilità per la missione da parte delle chiese locali.

Nel 1893 l’80% di coloro che professavano la fede cristiana vivevano in Europa e Nord America, mentre alla fine del ventesimo secolo il 60% viveva in Africa, Asia, America Latina e nel Pacifico.

Ora, all’inizio di questo nuovo millennio, il cristianesimo non è solo in prevalenza una religione non-occidentale ma ampiamente pluralista e diversificata.

Questo cambiamento demografico nel cristianesimo, causato dal movimento missionario, ha creato oggi due nuove realtà: un occidente post-cristiano e un cristianesimo post-occidentale.

La presenza di missionari provenienti dall’Africa, dall’Asia e da altri Paesi contribuisce al rinnovamento delle congregazioni e suggerisce nuovi modi di concepire la missione nel continente europeo.

Qualcosa del genere si può già sperimentare nell’odierna SVD europea.

Il numero dei missionari provenienti dal sud in Europa, la nostra stessa indagine e la maggior parte di molte delle esperienze concrete con confratelli provenienti dall’Africa e dall’Asia dimostrano che essi sono la sorgente non solo del rinnovamento della nostra congregazione, ma anche delle nuove idee e dei nuovi modi di concepire la missione nell’Europa odierna!

Mappa della missione cristiana globale

Laici missionari e interculturalità

La missione laicale richiede la capacità di vivere tra culture diverse senza ridurre l’incontro a una semplice esportazione di modelli occidentali.

Le culture dei missionari sono una risorsa per comprendere la missione come incontro, scambio e responsabilità condivisa.

Quando, parlando con un anziano missionario, ho usata il termine “contaminazione” per descrivere una modalità con cui i laici missionari, soprattutto i giovani, sono particolarmente coinvolti nel prestare attenzione alle diverse tradizioni religiose cristiane presenti nei Paesi in cui operano, mi ha subito opposto la sua contrarietà, ritenendo tale espressione del tutto negativa, come se io volessi inquinare una fonte d’acqua pura, cioè quella che da lui giustamente era ritenuta l’“unica” Chiesa di Roma, con sostanze “velenose” sprigionate dalle diversità presenti nelle “Chiese sorelle” che, invece, proprio per le loro particolarità, contribuiscono a rendere la Chiesa davvero cattolica, universale.

Le diversità sane nella Chiesa non sono frutto di personalismi o settarismi, né tanto meno di lotte di potere, ma derivano da consolidate esperienze di condivisione della fede che si innestano, anche modificandolo, nell’albero ultra-millenario delle culture e delle tradizioni dei popoli.

E’ proprio il paziente e ponderato sforzo di inculturazione del Vangelo da parte degli annunciatori della Buona Notizia, tra i quali figurano sempre più laiche e laici genuini testimoni di cattolicità a privilegio dei poveri, che rende possibile un reale radicamento della fede cristiana nella storia dei popoli e dell’umanità intera.

Preparazione e competenze del missionario laico

La nuova situazione europea richiede una preparazione dei missionari capace di integrare esperienza spirituale, attenzione culturale e capacità di dialogo.

Missionari che vivono l’inter-culturalità devono confrontarsi con le differenze di lingua, provenienza, sensibilità religiosa e contesto sociale.

L’internazionalità/inter-culturalità è una cosa che va imparata e dovrebbe far parte della formazione missionaria e dei programmi d’introduzione dei nuovi missionari.

Per il laico missionario questa preparazione comprende la conoscenza del contesto sociale, la capacità di lavorare in équipe, l’attenzione alle dinamiche di potere, la tutela delle persone vulnerabili e la disponibilità a collaborare con le istituzioni locali.

Il punto focale principale dovrebbe essere posto nella prospettiva della missione: le comunità religiose missionarie interculturali esistono per la missione e sono chiamate a essere, cioè a diventare segni viventi della possibilità di vivere una vita cristiana significativa nell’Europa odierna.

La formazione deve inoltre aiutare a distinguere il servizio missionario dalla semplice assistenza emergenziale. L’obiettivo non è creare dipendenza, ma favorire la partecipazione e la crescita delle comunità.

Evangelizzazione, dialogo e rispetto delle culture

La storia delle missioni mostra quanto sia importante evitare l’identificazione tra evangelizzazione, dominio politico e imposizione culturale.

L’evangelizzazione fu affidata agli ordini regolari - francescani, domenicani, cappuccini e così via - e i missionari ebbero anche un ruolo fondamentale nel denunciare le violenze che caratterizzarono l’opera dei colonizzatori.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale (1945), la situazione generale mutò radicalmente per il disfarsi dei domini coloniali in Africa e in Asia.

Nei paesi in via di sviluppo si andarono creando chiese locali su cui si imperniò un nuovo tipo di attività missionaria che fu anche ispirata dalle aperture e dalla nuova sensibilità dettata dal Concilio Vaticano II.

Ai missionari veniva raccomandato di non occuparsi di politica e di rispettare usi e costumi dei popoli tra cui si trovavano.

Questa esigenza riguarda in modo particolare i laici, che spesso lavorano in organizzazioni educative, sanitarie o sociali e devono mantenere un rapporto responsabile con le autorità locali, le comunità religiose e le istituzioni civili.

La missione contemporanea richiede quindi dialogo interreligioso, ascolto e collaborazione. Il servizio ai poveri non può essere separato dal rispetto della loro libertà, della loro dignità e della loro identità culturale.

Le sfide delle Chiese locali

La missione non consiste nel sostituire indefinitamente le comunità locali, ma nel contribuire alla loro maturazione e alla loro autonomia.

Per i missionari non sarebbe niente il calo numerico se compensato da una crescita corrispondente del clero e della leadership locale.

Purtroppo, rispetto a molti altri territori di missione, la Papua Nuova Guinea in questo fa eccezione.

Ne abbiamo persi quasi cento, in media quattro per ogni diocesi, missionari stranieri morti o invecchiati, locali venuti meno per vari motivi e non adeguatamente rimpiazzati.

Decine di villaggi e parrocchie in alcune diocesi (Aitape, Bereina, Madang…) sono senza prete da che i missionari tedeschi, olandesi, francesi, americani, australiani non vengono più.

Gli asiatici e gli africani solo in parte compensano.

I locali arrancano.

La gente sbanda sia dal punto di vista umano che religioso.

In situazioni di questo tipo, i laici possono sostenere la continuità delle attività educative, sociali e comunitarie, ma il loro contributo deve essere coordinato con le responsabilità delle Chiese locali.

Qui la fondazione della Chiesa (plantatio ecclesiae), idea teologico-pastorale centrale delle missioni moderne, ma liquidata dai teologi da mezzo secolo, è rimasta a metà.

Come un virgulto che potrebbe crescere bene ma non riceve acqua e sole a sufficienza.

La missione in Europa

L’Europa è diventata uno dei luoghi nei quali la missione assume forme nuove.

L’affermazione degli anni quaranta “La Francia è una terra di missione”, nel frattempo è stata accettata, e molti oggi definirebbero nello stesso modo la maggior parte del vecchio continente “cristiano” d’Europa.

In quella che è riconosciuta come una società post-cristiana, le chiese dell’Europa occidentale hanno cercato nuove vie per accostarsi a una generazione estranea alla chiesa.

La fede cristiana è diventata marginale e irrilevante nella costruzione della realtà in cui la popolazione inglese è impegnata.

Quanto si dice del Regno Unito vale anche per le altre nazioni dell’Europa occidentale.

Le iniziative missionarie oggi incontrano la doppia sfida di una crescente secolarizzazione e di una privatizzazione della religione.

Molte persone in Germania - sia cattoliche che protestanti - stanno lasciando le chiese mentre si è sviluppato nel contempo un mercato di idee religiose e filosofiche, che indica una rinascita religiosa ambivalente e che costituisce per le chiese una sfida altrettanto grande quanto la secolarizzazione.

Nuove forme di religiosità, gruppi carismatici e pentecostali stanno entrando in Europa e attraggono le persone.

Non c’è solo un crescente pluralismo di religioni, ma anche un crescente pluralismo all’interno del cristianesimo.

In questo contesto, i missionari non religiosi possono operare attraverso relazioni di prossimità, attività culturali, educazione alla cittadinanza, accoglienza dei migranti e dialogo con persone che non frequentano le istituzioni religiose.

La missione in Europa non può limitarsi alla conservazione delle strutture esistenti. Deve incontrare persone che vivono la fede in modo intermittente, che cercano nuove forme di spiritualità o che non si riconoscono in alcuna appartenenza religiosa.

La dimensione umanitaria della missione

La presenza missionaria comprende da tempo una forte dimensione sociale.

Alla paziente attività di convincimento che caratterizzava l’attività dei missionari si affiancava in alcune aree quella degli inquisitori che fronteggiavano con mezzi ben diversi i residui di paganesimo o la presenza di eresie.

Nel mondo contemporaneo, invece, il servizio missionario è sempre più collegato alla dignità umana, alla salute, all’istruzione e alla protezione delle persone emarginate.

Le istituzioni sanitarie caritative e assistenziali amministrate nel mondo dalla Chiesa sono: 102.409.

Comprendono 5.420 ospedali, 14.205 dispensari, 525 lebbrosari, 15.476 case per anziani, malati cronici e disabili, 8.874 orfanotrofi, 10.500 cliniche matrimoniali, 3.141 centri di educazione o rieducazione sociale e 33.677 altre istituzioni.

Questi numeri descrivono una rete nella quale il lavoro dei laici può essere decisivo, soprattutto nei ruoli professionali che richiedono competenze specifiche e continuità operativa.

L’impegno umanitario non è un elemento estraneo alla missione, ma una delle forme attraverso cui la solidarietà cristiana si rende visibile nella vita quotidiana.

Missionari non religiosi e responsabilità condivisa

Oggi noi sappiamo che tutte le chiese locali radicate nelle proprie culture hanno un mandato missionario che esse stanno effettivamente compiendo.

L’attività missionaria nella nostra nazione e nella comunità delle nazioni può crescere solo se è condivisa, e si arricchirà vicendevolmente nello scambio fra l’esperienza delle chiese locali e i paesi del sud in particolare.

Quanto più noi apriamo i nostri occhi, cuori e mani alla Chiesa Universale fra le nazioni, tanto più copiosamente saremo ricompensati e rafforzati nella fede come individui e come congregazioni.

Insieme agli altri cristiani i vescovi affermano che “il compito più importante delle chiese in Europa è la comune proclamazione del Vangelo sia in parole che in opere, per la salvezza di tutti”.

La responsabilità missionaria appartiene quindi all’intera comunità cristiana. I religiosi possono offrire una specifica consacrazione e una lunga esperienza, mentre i laici portano competenze professionali, esperienze familiari, sensibilità sociali e capacità di inserirsi in ambienti non ecclesiali.

La collaborazione tra queste componenti permette di affrontare meglio le esigenze delle comunità e di evitare che la missione venga identificata con una sola categoria di persone.

Una presenza che genera relazioni

La missione laicale non si misura soltanto in termini di risultati immediati o di numero di persone coinvolte.

La sua efficacia dipende anche dalla qualità delle relazioni costruite, dalla capacità di ascoltare e dalla disponibilità a restare accanto alle comunità nei momenti di difficoltà.

Una Chiesa, quindi, che riconosce la fratellanza dei cristiani perché uniti nell’unico battesimo, fratelli e sorelle con tutta l’umanità: una Chiesa cattolica, insomma!

L’espressione cattolico richiama immediatamente ad un valore di universalità, che per la Chiesa cattolica assume non solo e non tanto il significato di unico centro di amministrazione del “potere” in Roma per tutte le chiese sparse nel mondo, ma le riconosce in particolare la capacità di sapersi esprimere come «unità nella diversità», in una vitale pluralità di espressioni della fede cristiana.

Una unità che, come sappiamo, non è certo già realizzata, ma che viene costantemente perseguita anche attraverso un paziente lavoro ecumenico per superare lo «scandalo» delle divisioni di varia natura presenti nella Chiesa e realizzare la volontà di Cristo: «che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).

In questa prospettiva, il missionario non religioso è una persona capace di abitare la complessità del mondo senza rinunciare alla propria identità e senza trasformare l’identità altrui in un ostacolo.

GVM Giovani Volontari Missionari

Le prospettive della missione laicale

La presenza dei missionari non religiosi è destinata a essere sempre più importante in un mondo nel quale le necessità sociali crescono, le Chiese locali affrontano difficoltà di personale e i confini tra i continenti sono diventati più permeabili.

Il Concilio Vaticano II parla della missione in termini di missione di Dio (Missio Dei) che non può essere limitata e confinata entro limiti territoriali umanamente definiti.

Siccome la chiesa universale è missionaria per natura, ogni chiesa particolare o locale (diocesi o conferenza di diocesi) è ugualmente missionaria per natura (cf. Ad Gentes 2).

La missione oltre i confini geografici significa che ogni comunità può ricevere e offrire un contributo, che ogni cultura può arricchire la comprensione del Vangelo e che ogni cristiano può essere chiamato a una forma concreta di servizio.

La missione non è dunque soltanto un viaggio verso un Paese lontano. Può essere una scelta professionale, un impegno familiare, un’esperienza di volontariato, una presenza educativa, una responsabilità sociale o una disponibilità quotidiana all’incontro.

Il cristianesimo sta diventando prevalentemente non occidentale, allora ciò che avviene in Africa, Asia e America Latina avrà un’influenza crescente sul modo in cui il cristianesimo si verrà configurando nel mondo intero.

La missione contemporanea nasce dall’incontro tra persone, Chiese e culture diverse. I missionari non religiosi ne rappresentano una delle espressioni più concrete: non sostituiscono le comunità locali, ma condividono con esse competenze, fede, responsabilità e vita quotidiana.

tags: #missionari #non #religiosi #nel #mondo #oggi