San Leonardo da Porto Maurizio, al secolo Paolo Girolamo Casanova, fu un sacerdote francescano vissuto tra il 1676 e il 1751, celebre per le missioni popolari, la predicazione della penitenza e la diffusione della Via Crucis. Per oltre quarant’anni percorse gran parte dell’Italia, dalla Liguria alla Toscana, dallo Stato Pontificio al Regno di Napoli, fino alla Corsica.
La sua opera trasformò la Via Crucis, devozione praticata soprattutto nelle chiese francescane, in una preghiera comune a tutto il mondo cattolico. La più famosa tra le almeno 572 Viae Crucis da lui erette fu quella del Colosseo, istituita durante il Giubileo del 1750.
Origini e formazione
Paolo Girolamo Casanova nacque a Porto Maurizio, oggi parte di Imperia, il 20 dicembre 1676, figlio di Domenico Casanova e Anna Maria Benza. Un’altra tradizione lo ricorda come figlio di un capitano di marina.
Appena dodicenne fu mandato a Roma presso uno zio paterno, perché potesse studiare nel Collegio Romano dei gesuiti. Qui frequentò l’oratorio del Caravita e quello dei filippini presso la Chiesa Nuova, ma trovò più congeniale alla sua vocazione l’austerità francescana della cosiddetta Riformella.
La Riformella era un ramo dei Frati Minori Riformati fondato nel 1662 da Bonaventura da Barcellona. I suoi membri erano chiamati anche “francescani scalzati” e conducevano una vita caratterizzata dalla povertà, dalla disciplina e dalla contemplazione.
Attratto dall’austerità di vita di due frati del ritiro di San Bonaventura al Palatino, a vent’anni o ventuno anni entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Iniziò il noviziato nel convento di Ponticelli Sabino il 2 ottobre 1697 ed emise i voti solenni un anno dopo.
Compì gli studi teologici nel convento romano di San Bonaventura al Palatino, casa principale della Riformella. Fu ordinato sacerdote il 23 settembre 1702.
La vocazione missionaria e la “Cina” italiana
Giovane francescano, Leonardo aveva chiesto di andare missionario in Cina. “La tua Cina sarà l’Italia”: così il cardinale Colloredo rispose al giovane frate che chiedeva di poter essere inviato come missionario in Cina.
La sua volontà di partire per la Cina si scontrò innanzitutto con gli studi teologici, con gli incarichi affidatigli e con le sue condizioni di salute. Fu professore di filosofia presso il ritiro romano, mentre alcuni gravi disturbi gastrici indussero i superiori a trattenerlo in Italia.
Nel 1704 fu rimandato a Porto Maurizio, nel convento dei francescani osservanti, nella speranza che il clima nativo potesse giovargli. Altre testimonianze ricordano che fu malato di tubercolosi e che, affidandosi alla Vergine Maria, guarì.
Ristabilitosi dopo quattro anni, dal 1708 fino alla morte divenne uno dei più noti e apprezzati predicatori italiani. Di fronte alla risposta del cardinale Colloredo, Leonardo comprese che l’Italia degli inizi del XVIII secolo era davvero una terra di nuova missione.
Alla fine del Seicento, l’Italia aveva abbastanza miserie e sufficienti disgrazie per essere considerata terra di missione. Per oltre quarant’anni, dal 1708 fino alla morte, il frate impiegò tutte le sue forze nella predicazione tra le genti.
Il predicatore delle missioni popolari
Le missioni popolari predicate da Leonardo furono 343, svolte nell’arco di 44 anni, insieme con un numero imprecisato di predicazioni temporalmente più brevi. I suoi viaggi lo portarono in varie parti dello Stato Pontificio, del Granducato di Toscana, della Repubblica di Genova e del Regno di Napoli.
Predicò in tutta l’Italia, ma la regione più frequentata fu la Toscana. Le sue missioni raggiunsero anche la Corsica, dove fu inviato per ristabilire la concordia tra i cittadini.
Dal 1709 al 1730 scelse il convento toscano di Monte alle Croci, presso San Miniato, come centro delle sue missioni itineranti. Il convento era affidato alla Riformella grazie alle pressioni di Cosimo III de’ Medici.
A Monte alle Croci affiancò la cura per i ritiri di San Francesco al Palco, a Prato, e di Santa Maria dell’Incontro, presso Firenze. Destinò questi luoghi a offrire periodi di vita contemplativa ai religiosi impegnati nell’apostolato.
Di questi ritiri fu superiore per nove anni e ne redasse anche le costituzioni. Attraverso lettere continuò inoltre a occuparsi dell’organizzazione dei ritiri romani e toscani della Riformella.
Nel 1730 fu chiamato a Roma da Clemente XII. Da allora iniziò i viaggi per le missioni popolari in diverse regioni italiane, come attesta il dettagliato Diario delle missioni redatto dal suo segretario Diego da Firenze.
| Periodo o data | Avvenimento |
|---|---|
| 20 dicembre 1676 | Nascita a Porto Maurizio |
| 2 ottobre 1697 | Ingresso nel noviziato di Ponticelli Sabino |
| 1702 | Ordinazione sacerdotale |
| 1704 | Ritorno a Porto Maurizio per motivi di salute |
| 1708 | Inizio della lunga attività di predicazione |
| 1709-1730 | Monte alle Croci come centro delle missioni itineranti |
| 1730 | Chiamata a Roma da Clemente XII |
| 1744 | Missione in Corsica |
| 1750 | Erezione della Via Crucis al Colosseo |
| 25 novembre 1751 | Morte nel convento di San Bonaventura al Palatino |
| 19 marzo 1796 | Beatificazione da parte di Pio VI |
| 29 giugno 1867 | Canonizzazione da parte di Pio IX |
| 17 marzo 1923 | Proclamazione a patrono dei missionari nei Paesi cattolici |
Metodo di preparazione delle missioni
Per Leonardo, una missione popolare necessitava di un’attenta e lunga preparazione di preghiera e studio. Egli si recava in anticipo nel luogo della missione per conoscerne meglio le peculiarità e adattare la predicazione alle esigenze della popolazione.
Evitava di far coincidere le missioni con periodi di particolare occupazione per la gente contadina o con i tempi forti dell’anno liturgico. Curava attentamente la propria preparazione spirituale, per poter trasmettere quell’Amore che egli stesso provava per Dio.
Le missioni dovevano durare almeno quindici giorni nelle campagne e diciotto nelle città. Erano precedute da alcuni giorni dedicati all’organizzazione di una sorta di servizio d’ordine.
Questo servizio assegnava i posti nelle chiese e designava i “pacieri”, incaricati di invitare alle prediche persone note per pubbliche inimicizie. Dopo le predicazioni seguiva almeno un’altra settimana dedicata interamente e personalmente all’ascolto delle confessioni, reputate la parte più importante della missione.
Leonardo trattava argomenti concreti e vicini alla gente. Parlava del destino dopo la morte, dei danni del peccato e degli scandali, ma illustrava anche paternamente i benefici della confessione, del comportamento onesto e della buona educazione dei figli.
Ricordava il dovere di pagare un giusto compenso agli operai, di rispettare il riposo festivo e di curare l’istruzione religiosa. Più volte denunciò anche il pericolo della massoneria.
Lo stile della predicazione
L’arte oratoria di Leonardo, in parte ispirata all’esempio di Paolo Segneri, fu celebrata dai contemporanei e riuscì a richiamare migliaia di persone. Aveva un carattere insieme teatrale e pratico.
Leonardo sapeva conquistare l’uditorio con toni drammatici e coinvolgenti. Le sue parole richiamavano alla penitenza e alla pietà cristiana e invitavano a riflettere sulla responsabilità personale, sulla morte e sulla necessità della conversione.
La sua predicazione aveva qualcosa di drammatico e di tragico, spesso al lume delle torce e con volontari tormenti ai quali fra Leonardo si sottoponeva. Folle immense accorrevano ad ascoltarlo e rimanevano impressionate dalla sua parola bruciante.
Spesso l’uditorio intero, durante le sue prediche, scoppiava in singhiozzi. Gli effetti delle sue missioni erano straordinari e spesso accompagnati da prodigi e manifestazioni di massa.
San Giovanni Paolo II lo ricordò come un sacerdote francescano dalla “parola bruciante”, capace di percorrere l’Italia “per ammonire e convertire folle immense”, richiamando “alla penitenza ed alla pietà” e vivendo in prima persona una “intima unione con Dio”.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori scrisse di lui: “È il più grande missionario del nostro secolo”. Papa Benedetto XIV lo presentava come il “gran cacciatore del cielo”.
Le devozioni promosse da san Leonardo
Alle esortazioni e alle confessioni Leonardo aggiungeva la diffusione di alcune devozioni popolari, con lo scopo di consolidare tra la gente il risultato delle missioni.
- La recita quotidiana di semplici preghiere.
- La recita del rosario.
- La devozione al Nome di Gesù.
- La pietà eucaristica.
- La comunione frequente.
- L’iscrizione alle confraternite.
- L’istruzione religiosa di base.
- Il pio esercizio della Via Crucis.
Il tema della Croce era al centro della sua predicazione. Assieme alla devozione al Nome di Gesù e alla Vergine Maria, la Via Crucis era sempre presente nelle sue orazioni.
Leonardo fu grande propagatore della pratica della Via Crucis. La devozione alla Passione di Cristo, praticata inizialmente soprattutto nelle chiese francescane, divenne per suo impulso una preghiera comune a tutto il mondo cattolico, specialmente durante il tempo quaresimale.
Leonardo ottenne il permesso di erigere la Via Crucis anche nelle chiese non francescane solo dopo ventidue anni di insistenze sui benefici effetti di questa devozione. In Italia eresse almeno 572 Viae Crucis.

La Via Crucis al Colosseo
Su richiesta del pontefice, Leonardo accettò l’incarico di preparare i fedeli all’Anno Santo 1750. Fu in questa occasione che eresse per la prima volta la Via Crucis al Colosseo.
Nell’anfiteatro piantò una grande croce ed eresse quattordici edicole per il pio esercizio della Via Crucis. Dichiarò sacro quel luogo per il ricordo dei martiri.
L’iniziativa salvò di fatto il monumento, ormai abbandonato al degrado e considerato soltanto una cava di buona pietra. La Via Crucis del Colosseo è tuttora praticata.
Durante l’Anno Santo del 1750, indetto da papa Benedetto XIV, Leonardo svolse a Roma cinque missioni popolari e due tridui nel 1749, oltre a dedicarsi alle confessioni dei pellegrini nel 1750.
Terminato il Giubileo, sebbene ormai indebolito, volle riprendere le missioni popolari. Compì ancora quattro missioni a Lucca e tre a Bologna.
La missione in Corsica
Tra le missioni più impegnative fu quella in Corsica, svolta dal maggio al novembre 1744. Leonardo vi fu inviato per ristabilire la concordia tra i cittadini, nonostante le gravi divisioni tra gli abitanti.
La sua opera riuscì a favorire un inatteso abbraccio di pace. Una tradizione ricorda che, durante la missione, i briganti dell’isola tormentata scaricarono in aria i loro archibugi gridando: “Viva frate Leonardo, viva la pace!”.
Incarichi, riforma dei ritiri e rapporto con i pontefici
Dal 1736 al 1737, per ordine di Clemente XII, Leonardo accettò la nomina a superiore del convento di San Bonaventura al Palatino e dei conventi da esso dipendenti.
Resosi conto che tale carica preludeva all’elezione al provincialato, chiese e ottenne dal pontefice la dispensa dall’elettorato attivo e passivo. Desiderava dedicarsi interamente alla predicazione e, attraverso lettere, all’organizzazione dei ritiri romani e toscani della Riformella.
Il nuovo papa Benedetto XIV, eletto nel 1740, stimava profondamente Leonardo e avrebbe desiderato mantenerlo a Roma. Tuttavia non volle contrastare la sua volontà e le numerose richieste di missioni popolari che riceveva da ogni parte.
Benedetto XIV gli affidò le missioni e le confessioni legate alla preparazione e allo svolgimento dell’Anno Santo 1750. Il pontefice gli era particolarmente affezionato e lo visitò personalmente durante l’ultima malattia.
Gli ultimi anni e la morte
Dopo l’ultima Via Crucis, eretta nella chiesa di Pianoro, le condizioni di salute di Leonardo peggiorarono. Benedetto XIV lo richiamò a Roma.
Leonardo giunse a fatica nel convento di San Bonaventura al Palatino. Morì nella tarda sera del 25 novembre 1751, secondo alcune tradizioni liturgiche ricordato il 26 novembre.
Morì consumato dalle fatiche missionarie, dopo aver dedicato tutta la vita alla predicazione, alla confessione, alla diffusione delle devozioni e alla formazione spirituale del popolo.
Benedetto XIV ordinò la sua sepoltura nella cappella di San Francesco dello stesso convento. Alla notizia della morte, una grande folla accorse per vedere il santo e portare via le sue reliquie; furono necessari i soldati per contenerla.
Le sue spoglie sono oggi custodite sotto l’altare maggiore di San Bonaventura al Palatino. Nell’urna rimane solamente la reliquia di una costola, essendo stato il corpo temporaneamente traslato nella città di Imperia.
Il 23 novembre 1951 si tenne la ricognizione della salma. Nel convento sono conservati un ritratto anonimo e vari reperti legati alla memoria del santo.
Beatificazione, canonizzazione e patronato
Leonardo fu beatificato da papa Pio VI il 19 marzo 1796. Fu canonizzato da papa Pio IX il 29 giugno 1867.
Il 17 marzo 1923 papa Pio XI lo nominò patrono dei missionari nei Paesi cattolici. Il suo patronato è legato in modo particolare alle missioni al popolo e alla predicazione itinerante.
Dal 26 novembre il Martirologio Romano ricorda a Roma san Leonardo da Porto Maurizio, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e confessore, illustre per lo zelo delle anime e per le sacre missioni in Italia.
Il Martirologio Romano ricorda che Leonardo impegnò tutta la sua vita nella predicazione, nella pubblicazione di libri di devozione e nella visita a oltre trecento missioni a Roma, in Corsica e nell’Italia settentrionale.
Spiritualità e devozione alla Vergine Maria
Leonardo fu sempre un convinto assertore dell’Immacolata Concezione di Maria. Non riuscì però ad assistere alla proclamazione del dogma, avvenuta nel 1854.
Fu lui a proporre la definizione del dogma mariano dell’Immacolata Concezione mediante una consultazione epistolare con tutti i pastori della Chiesa.
La sua spiritualità francescana si concentrava sul mistero della Croce, sulla Passione di Cristo, sul Nome di Gesù, sulla devozione mariana, sull’Eucaristia e sulla conversione del cuore.
La colletta della sua memoria liturgica lo presenta come un apostolo ardente del mistero della Croce e chiede, per sua intercessione, di penetrare le insondabili ricchezze di Cristo crocifisso.
Le opere scritte
Leonardo pubblicò alcuni libri che considerava utili sussidi per le sue missioni. Lasciò inoltre manoscritti gli appunti delle prediche e degli esercizi spirituali, insieme con le lettere e le riflessioni sulla perfezione cristiana.
Questi materiali furono riuniti nei Proponimenti e affidati in punto di morte a Diego da Firenze. Il suo notevole corpus manoscritto fu pubblicato postumo in diverse raccolte.
- Dilucidazione delle indulgenze concesse dai sommi pontefici a tutte le Via Crucis erette dai frati minori, Lucca, 1715.
- Manuale sacro, ovvero Raccolta di varie devozioni proprie di una religiosa che aspira alla perfezione, Roma, 1734.
- Discorso mistico-morale, Roma, 1737.
- Direttorio della confessione generale, Roma, 1737.
- Il tesoro nascosto, ovvero Pregi ed eccellenze della S. Messa, Roma, 1737.
- Via sacra spianata e illuminata, spiegazione della Via Crucis, Roma-Lucca, 1748.
- Collezione completa delle opere, Roma, 1853-1854.
- Opere complete, Venezia, 1868-1869.
- Soavità di spirito di s. Leonardo manifestata in 86 sue lettere, Roma, 1872.
Il materiale lasciato da Leonardo comprende anche prediche, lettere, esercizi spirituali, riflessioni sulla perfezione cristiana e opuscoli devozionali. Le sue opere mostrano i lineamenti caratteristici della spiritualità francescana.
Memoria e culto
A Imperia è attivo dal 1961 un Centro di studi leonardiani. La città conserva una particolare memoria del santo nato a Porto Maurizio, che dalla metà degli anni Novanta è anche patrono della città di Imperia.
La sua figura è ricordata soprattutto come quella del sacerdote missionario che percorse l’Italia per richiamare alla conversione, per amministrare il sacramento della riconciliazione e per promuovere la preghiera della Via Crucis.
Nei processi canonici, Alfonso Maria de’ Liguori, Giovanni Battista De Rossi, l’arcivescovo di Firenze F. G. Incontri, l’arcivescovo di Ravenna F. Guiccioli e numerosi altri testimoni sottolinearono quanto Leonardo fosse zelante e irruente nelle prediche e delicato, sapiente e arguto nella direzione spirituale individuale.
