Pensieri di Mariam di Gesù Crocifisso: umiltà, amore e abbandono a Dio

I Pensieri di Mariam di Gesù Crocifisso presentano in modo diretto gli elementi più belli e caratteristici della sua spiritualità: i fiori dei suoi profondi pensieri, del suo ardente amore di Dio e del prossimo, della sua meravigliosa semplicità e umiltà, avvolti nelle affascinanti immagini della sua psicologia orientale e nel forte profumo biblico della Terra Santa, alla quale apparteneva.

Il centro del suo insegnamento è l’abbandono fiducioso nelle mani di Dio, accompagnato dalla preghiera, dall’umiltà, dall’amore per il prossimo, dalla fedeltà alla Chiesa e dalla devozione allo Spirito Santo. Per Mariam, la santità non consiste nella ricerca dello straordinario, ma nel diventare piccoli, fedeli e disponibili alla volontà divina.

Chi era Mariam di Gesù Crocifisso

Mariam Baouardy nacque il 5 gennaio 1846 a Ibillin, un piccolo villaggio della Galilea, tra Nazareth e Haifa, in una famiglia cattolica greco-melchita. Prima della nascita di Mariam, i suoi genitori avevano visto morire dodici figli in tenera età. Nella loro profonda tristezza e fiduciosi in Dio, avevano deciso di recarsi in pellegrinaggio a Betlemme per pregare alla mangiatoia e chiedere la grazia di una figlia.

Finalmente nacque Mariam e un anno dopo arrivò suo fratello Boulos. Ma Mariam non aveva ancora tre anni quando il padre morì, affidandola alle cure di San Giuseppe, e poi della madre pochi giorni dopo. Una zia adottò Boulos e un ricco zio Mariam.

Rimasta orfana di entrambi i genitori a soli tre anni insieme al fratello Paolo, venne affidata ad uno zio paterno, che alcuni anni dopo si trasferì ad Alessandria d'Egitto. Qui Mariam fece la prima comunione. Non ricevette alcuna istruzione scolastica: era analfabeta.

Dei primi anni trascorsi in Galilea ricorda subito la meraviglia per la bellezza del Creato, della luce e del paesaggio, che le parlavano di Dio, e il forte sentimento che tutte le cose passano. Fin da bambina mostrò una profonda sensibilità spirituale: amava la natura, digiunava il sabato in onore della Madonna e viveva con intensità la sua fede.

«Tutto passa»: l’esperienza degli uccellini

Un'esperienza infantile fu decisiva per la sua vita futura: stava giocando con due uccellini e voleva bagnarli. ma non sopravvissero e morirono nella sua mano. Era molto triste, ma sentì queste parole nel suo cuore: “Vedi, tutte le cose passano, ma se vuoi darmi il tuo cuore, io resterò con te per sempre”.

Questa esperienza divenne una delle chiavi della sua spiritualità. La fragilità delle creature e la transitorietà delle cose terrene non dovevano condurre alla disperazione, ma alla ricerca di Dio, l’unico che rimane sempre.

La scelta della consacrazione e il martirio

Mariam fece la sua prima Comunione all'età di 8 anni. Poco dopo, suo zio partì per Alessandria con tutta la famiglia. Mariam aveva 12 anni quando venne a sapere che suo zio desiderava che si sposasse. Avendo già deciso di donarsi completamente al Signore, rifiutò.

A tredici anni, per il desiderio di appartenere solo a Dio, rifiutò con fortezza il matrimonio che, secondo le consuetudini orientali, le aveva preparato lo zio. Persuasioni, minacce, umiliazioni, maltrattamenti, nulla le fece cambiare idea.

La promessa di verginità, la fece all’età di 13 anni, quando proposta in sposa a un egiziano, si tagliò i capelli in segno di consacrazione, scatenando la furia dello zio, che per questo la umiliò e la trattò come una serva.

Tre mesi dopo si recò da un vecchio servitore della famiglia per inviare una lettera a suo fratello, che si trovava in Galilea, per ottenere il suo aiuto. Quando il servo, che era musulmano, venne a sapere delle sue sofferenze, le consigliò di abbandonare la sua religione e di convertirsi.

Mariam si rifiutò, così lui tirò fuori con rabbia la spada e tagliò la gola a Mariam, gettandola poi in una stradina buia. Di lì a poco, Mariam arrivò alle soglie della morte: in risposta ad un turco che voleva convincerla a convertirsi all’islam, si proclamò figlia della chiesa cattolica.

Furono “le nozze di sangue”, l’8 settembre 1859. A 13 anni, il suo tutore cercò di darla in sposa, ma Mariam rifiutò, sentendosi chiamata a consacrarsi a Dio. Questo rifiuto le costò caro: fu aggredita da un servo musulmano che le tagliò la gola per aver rifiutato di convertirsi all’Islam.

La guarigione e l’incontro con la Vergine Maria

Ma il momento di Mariam non era ancora arrivato. Si svegliò in una grotta. Una giovane donna, che sembrava essere una suora, si prese cura di lei, la nutrì e le insegnò per 4 settimane.

Quando Mariam fu guarita, la giovane donna, in seguito Mariam disse che era la Vergine Maria, la condusse in una chiesa e la lasciò. Sopravvisse miracolosamente, curata da una misteriosa donna vestita di blu, che Mariam riconobbe più tardi come la Vergine Maria.

In seguito racconterà di essersi trovata in cielo; a restituirle la vita “un’infermiera vestita di azzurro” che la curò con delicatezza straordinaria, e dalla quale ebbe rivelazioni sulla sua vita; dichiarò anni dopo, che si trattava della Vergine.

A prova dell’accaduto le rimase sempre la voce rauca, una cicatrice di 10 centimetri sul collo, e fu accertato che le mancavano persino alcuni anelli della trachea. Come constatò un celebre medico di Marsiglia, sebbene ateo, “doveva esserci un Dio, perché non avrebbe potuto sopravvivere in quelle condizioni, senza un miracolo”.

Gli anni di lavoro e il cammino verso il Carmelo

Da quel giorno Mariam andò da una città all'altra, Alessandria, Gerusalemme, Beirut, Marsiglia, lavorando come domestica. Preferiva le famiglie povere, per aiutarle, lasciandole quando si sentiva troppo onorata.

Guarita miracolosamente dalla Madonna, apparsale in sogno, lavorò come domestica ad Alessandria, Gerusalemme, Beirut e Marsiglia. A Marsiglia, all'inizio della Quaresima del 1865, entrò dalle Suore della Compassione, ma ammalatasi dovette lasciare dopo due mesi.

Nel 1865 si trova a Marsiglia dove incontra le suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Pur avendo 19 anni, ne dimostrava solo 12 o 13; parlava male il francese e anche la sua salute era cagionevole.

Ma fu accettata nel noviziato e fu molto felice di potersi finalmente dedicare completamente al Signore. Lavorando sempre sodo, passava la maggior parte del tempo in cucina o in lavanderia.

Fu poi accolta nell'Istituto delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, ma dopo due anni di postulandato ne fu dimessa, a causa dei fatti straordinari della sua vita spirituale, più adatti alla vita contemplativa che a quella attiva.

Alla fine, trovò la strada per il Carmelo di Pau, nel sud-ovest della Francia. Mariam entrò nel Carmelo di Pau nel giugno 1867 e qui trovò sempre l'amore e la comprensione che la sostennero nelle sue sofferenze.

Maria di Gesù Crocifisso e il “piccolo nulla”

Come novizia, ricevette il nome di Suor Maria di Gesù Crocifisso. Chiese di diventare una suora laica, perché voleva servire gli altri e aveva anche difficoltà a leggere l'Ufficio divino.

Per l'aspetto di fanciulla le consorelle la chiamavano “la piccola araba”, lei però si definiva “piccolo nulla”. Mariam viene chiamata dalle consorelle la piccola araba o più semplicemente “piccola”; lei stessa amava definirsi “il piccolo nulla” tanto era viva in lei la consapevolezza del suo niente di fronte all’assolutezza del suo Dio.

Si paragona ad un verme della terra, o anche ad un granello di polvere, o ancora ad una formica e di fatto vive incarnando un’umiltà totale dedicandosi sempre ai lavori più ripugnanti e obbedendo fino all’estremo.

La sua semplicità e generosità conquistarono il cuore delle sue sorelle. Le sue parole, quando uscì dall’estasi, sono il frutto della sua vita: “Dove c'è la carità, lì c'è anche Dio. Se pensi di fare del bene al tuo fratello, Dio penserà a te. Se fai una buca per il tuo fratello, ci cadrai dentro, sarà per te. Ma se fai il paradiso per il tuo fratello, sarà per te”.

Il significato dei Pensieri

Non aveva istruzione e cultura, eppure i Pensieri di suor Maria di Gesù Crocifisso, Mirjam, sono pieni di fascino e lasciano tralucere lo Spirito di Dio. Non sono stati scritti da lei, che a fatica sapeva tracciare la propria firma.

Sono stati fermati sulla carta dalla diligenza e dall'ammirazione delle consorelle, che non volevano perdere le parole piene di sapienza divina, che uscivano dalla sua bocca, soprattutto mentre era «fuori di sé», in estasi, assorta nella contemplazione di Dio.

Queste annotazioni sono conservate nell'archivio del Carmelo di Betlemme. Alcune ci danno il tono delle relazioni che Mirjam faceva alla maestra delle novizie, alla madre priora o al direttore spirituale; altre ci riferiscono il contenuto di conversazioni o di raccomandazioni familiari; altre ancora le parole e le espressioni pronunciate durante le estasi.

Le 215 lettere dettate da Mariam di Gesù Crocifisso tra il 1867, Carmelo di Pau, e il 1878, Betlemme, ci danno di lei un ritratto dalle sfaccettature inesauribili, sia che viva le esperienze mistiche più alte sia che stia discutendo con le sorelle a proposito di una ricetta di marmellata.

I destinatari delle lettere sono sia i grandi di questo mondo che la cerchia dei suoi amici, celesti o terreni. Ad ognuno si rivolge con una semplicità, un affetto e una freschezza irresistibili.

Ha un tono molto appropriato, una prossimità sorprendente, un'espressione semplice del soprannaturale, per quel che riguarda l'intervento di Dio nella sua vita come in quella dei suoi interlocutori.

«Dio solo»

Cerca Dio solo, non lasciarti arrestare dalle cose create. Quando parli, comportati come se tu fossi in silenzio. Quando vedi qualche cosa, allora agisci come se tu fossi cieca; quando odi qualche cosa, allora considerala come se tu fossi sorda.

Dio solo è tutto, le creature sono nulla, sono contaminate dal peccato. Tutte le cose della terra sono transeunti; tutto passa, nulla rimane. Quando la morte si avvicinerà, ci dispiacerà di non aver usato meglio del tempo.

L’infinito amore di Dio

A che cosa ti paragonerò, o mio Dio? All'oceano? Paragonarti ad esso è troppo poco. Una sola goccia di pioggia non è sufficiente per rinfrescare tutta la terra; così l'amore di tutti i cuori non è sufficiente per te, mio Dio.

La goccia di pioggia sono io, l'oceano sei tu. Vorrei avere un cuore più vasto della terra e del mare, per amarti.

La singolarità e la bellezza dell’esistenza della piccola araba sono comprensibili solo come opera dello Spirito Santo; Maria lasciò trasformare la propria vita in una “fiamma viva” d’amore: “O Amore, Amore, Amore! L’Amore non è conosciuto; l’Amore non è amato. Amiamo l’Amore, amiamo l’Amore! Solo l’Amore, solo l’Amore!”.

Dio presente in tutta la creazione

Scesi nel mare, fino agli abissi più profondi. E mi fu detto: «Guardati in giro, prova tutto!» Considerai gli animali che abitavano il mare, gli scogli, tutto ciò che il mare conteneva.

Allora scorsi Dio nelle acque. Dio contiene il mare. Infine ritornai sulla terra ferma. Esplorai la terra; questa mi si aprì e scesi fino nelle sue viscere.

Anche qui trovai Dio: dovunque, in ogni cosa, poiché Dio comprende la terra. E udii le seguenti parole: «Tu hai visto tutti gli animali del mare. Hai osservato come essi vivano, come si muovano nell'oceano, che li contiene tutti.

Così accade con ogni essere creato sulla terra. Vive e si muove in Dio e Dio lo comprende totalmente».

Figlia della sua terra, cantò nello stile orientale, e con le immagini semplici che conosciamo dalle parabole e dai salmi, la bellezza del creato, l’amore del Creatore e la fragilità dell’essere creatura.

“Considerate le api; esse svolazzano di fiore in fiore, entrano poi nell’alveare per comporre il miele. Imitatele; cogliete dovunque il succo dell’umiltà. Il miele è dolce; l’umiltà ha il gusto di Dio; fa gustare Dio”.

L’umiltà come fondamento della santità

Tra le tante grazie divine che ha ricevuto c'è, molto profondamente, la conoscenza del suo nulla di fronte a Dio: quando si definiva “il piccolo nulla” era davvero un'espressione profonda del suo essere.

Questo le permetteva di penetrare nella profondità irraggiungibile della misericordia divina, dove trovava la sua gioia, la sua delizia e la sua vita. “L'umiltà è felice di essere nulla, non è attaccata a nulla e non è mai stanca di nulla. È contenta, felice, sempre contenta, soddisfatta in tutto. Beati quelli che sono piccoli!”.

Per la beata palestinese “l'orgoglio è la sorgente di tutti i peccati, e l'umiltà invece è la sorgente e il fondamento di tutte le virtù”.

Straordinari i pensieri della piccola carmelitana sull’umiltà: “Domando all’Altissimo: Dove abiti? Egli mi risponde: cerco ogni giorno una nuova dimora… Sono felice in un anima bassa, in un presepio”.

“Domando sempre a Gesù dove abita - In una grotta; lo sai come ho schiacciato il nemico? Nascendo così basso…”.

E ancora: “Oggi la santità non è la preghiera, né le visioni o le rivelazioni, né la scienza di parlar bene, né i cilici; né le penitenze; è l’umiltà”.

“Nell’inferno - disse la religiosa - si trovano tutte le specie di virtù, ma non l’umiltà; in Paradiso si trovano tutte le specie di difetti, ma non l’orgoglio”.

“Se vuoi essere grande, fatti piccolo. Non desiderare la grandezza umana. Colui che oggi viene innalzato al cielo, sarà lasciato cadere domani”.

La fedeltà alla fede e alla Chiesa

Significativo il fatto che proprio Mariam, così piena di grazie straordinarie, metteva in guardia dal cercare rivelazioni e cose sorprendenti.

“Non andate a vedere e consultare qui e là lo straordinario, altrimenti ‘la vostra fede s’indebolirà’”, raccomandava da parte del Signore.

“Se vi si dice: la Madonna appare qui o là; vi è un’anima straordinaria in tal luogo, non vi andate… Il Signore vi dice: Sii fedele alla fede, alla Chiesa, al Vangelo”.

“Se sarete fedele alla Chiesa, al Vangelo, Egli sarà sempre con voi e non vi lascerà mai.”

Una spiritualità nutrita di abbandono fiducioso nelle mani di Dio si esprime anche in queste parole: “Io ho affidato la mia volontà ad un altro, a Dio. Non ho altra aspirazione che fare la tua volontà, in vita, in morte, per tutta l’eternità”.

“Felici i piccoli. Per essi c’è sempre un posto. I grandi si trovano in imbarazzo dovunque vadano”.

La preghiera e la vita quotidiana

Per lei, la priorità è la felicità in cielo. Non smette di parlare di preghiera. Insiste più di tutto sull'umiltà.

Attraverso la ripetizione dei gesti quotidiani, Mirjam fa esperienza dell'Amore di Dio: il lavare i piatti, la biancheria, occuparsi della cucina e dei lavori dell'orto sono gesti trasformati in occasioni di incontro con il Signore.

Tutto per lei diviene un richiamo divino e l'ordinario acquista, così, il sapore del soprannaturale. Quanta noia viviamo nel ripetere ogni giorno le stesse faccende, nell'incontrare gli stessi volti, nell'affrontare la monotonia dei soliti accadimenti.

Mirjam ci istruisce riferendoci le parole che ode durante una visione estatica: “Se vuoi cercarmi, conoscermi, seguirmi, invoca la luce, lo Spirito Santo, che ha illuminato i miei discepoli e illumina tutti i popoli che lo invocano”.

“Io ti dico in verità: chiunque invocherà lo Spirito Santo, mi cercherà e mi troverà. La sua coscienza sarà delicata come il fiore dei campi”.

«Consolate Gesù»

Gesù soffre in carcere per il freddo. Aspetta quindi che gli doniate un po' di calore. Egli vi capisce ed ascolta ciò che gli dite.

Ci sono uomini crudeli che lo incatenano. Essi preparano i chiodi per la croce. Tu, invece, prepara il cuore. Gesù geme. I nemici di Gesù odono solo il suo sospiro per deriderlo; tu ascoltalo per consolarlo.

I suoi nemici cercano Gesù per ucciderlo; tu invece cercalo giorno dopo giorno, perché in te egli viva e risorga; glorificalo in te. I suoi nemici hanno incatenato le mani di Gesù, ma tu incatenati a Lui.

I suoi nemici si divertono alle spalle di Gesù, lo beffeggiano. Gli gettano sulle spalle un manto purpureo, gli mettono fra le mani una canna; tu invece onora Gesù con tutto il tuo filiale amore.

I suoi nemici maltrattano Gesù, ma tu sii pronta a ricevere gli schiaffi per amore suo. I suoi nemici, a vicenda, si incitano a fare soffrire Gesù. Tu invece sprona gli altri per fare del bene a Gesù.

I suoi nemici avrebbero voluto che altri popoli si unissero a loro per insultare Gesù. Tu invece attira le anime all'amore di Gesù.

I suoi nemici gettano delle immondizie sulla strada che Gesù deve percorrere: tu prepara delle rose e con esse copri il cammino di Gesù.

Guarda Maria: ella piange, offre, è quasi senza forza per la sofferenza. Accompagna Maria al Calvario con la tua fedeltà, con il tuo amore per Gesù, con il tuo amore per il prossimo.

Le stigmate e i segni della Passione

Già infatti erano iniziati quei fatti straordinari di cui la sua vita sarà piena: il 29 marzo 1867 per la prima volta aveva ricevuto le stigmate.

Ma le successe in seguito che, il 29 marzo 1867, un venerdì, si formarono sulle sue mani e sui suoi piedi delle specie di vescichette sanguinee. Mariàm ne fu terrorizzata.

Ebbe dolori molto forti, finché, al loro scoppiare, il sangue poté colare liberamente a fiotti. Pensò di essere stata colpita dalla lebbra.

Aveva visto infatti a Gerusalemme uomini e donne lebbrosi, col volto corroso dalla lebbra, coi monconi delle mani protese verso i pellegrini. Fu presa dalla paura di poter contagiare le sue sorelle.

Nella sua semplicità, chiamava le stimmate e le manifestazioni della Passione, che viveva nel suo corpo, “la mia malattia”, e chiese alla sua cara suor Veronica di starle lontano, perché non ne fosse contagiata.

La nuova maestra, Madre Veronica, una convertita inglese, l'accompagnò sempre in questo suo cammino. L'aiutò a rimanere quieta e serena, a custodire la pace nonostante tutto questo.

Era una donna di grande pietà e prudenza; si prese a cuore la situazione di questa sua figliola e ad aiutarla in queste travagliate situazioni.

Mentre una notte vegliava accanto al suo letto, Mariàm le disse: “Madre vada a dormire. Non resti troppo qui vicino a me, perché è facile che così prenda la stessa mia malattia”.

Ma ella le rispose: “State tranquilla, figlia mia, non è per niente probabile che anch'io la prenda!”.

Anche il 3 maggio seguente, un venerdì, Mariàm si trovò, dopo un'estasi, inondata di sangue, che colava dalla sua testa e dalle sue mani. Per fortuna Madre Veronica era vicina a lei e con comprensione l'incoraggiò.

Estasi, levitazione e trasverberazione del cuore

Nella breve ma travagliata esistenza della beata Maria di Gesù Crocifisso si rinviene tutto lo spettro della fenomenologia mistica: estasi, levitazione, stigmate, trasverberazione del cuore, apparizioni, profezie, cardiognosi, bilocazione, possessioni angeliche, prove del diavolo, doni poetici.

Le estasi furono numerosissime e paragonate da Mirjam a dei “colpi di sonno”; un rapimento improvviso, provocato da un pensiero d’amore verso Dio, che la rende raggiante di luce divina e che nella compostezza e nella calma le fa vedere il volto del suo Signore.

Sempre, durante questi trasporti, le mani di Mirjam continuano a svolgere l’attività che stava compiendo, il suo viso è fisso verso il cielo e la sua voce intona un canto d’amore:

“Tutti dormono e a Dio, così pieno di bontà, così grande, così degno di lode, nessuno pensa! La natura lo loda, il cielo, le stelle, gli alberi, le erbe. Tutte le cose create lo lodano e l’uomo che conosce i suoi benefici, dovrebbe lodarlo, dorme. Andiamo, andiamo a risvegliare l’universo!”.

Durante alcune estasi, nonostante il suo analfabetismo, ma con il fervore della sua gratitudine verso Dio, improvvisava poesie di grandissima bellezza, piene di delizia e fascino orientale, in cui l'intera creazione canta al suo Creatore.

Altre volte, invece, veniva improvvisamente attirata in cima a un albero, su un ramo che non poteva sostenere nemmeno un uccellino, dallo slancio dell’anima verso il Signore.

“Tutti dormono. E Dio, così pieno di bontà, così grande, così lodevole, è dimenticato. Nessuno pensa a Lui. Vedete, tutta la natura lo loda, i cieli, le stelle, i tre, l'erba, tutte le cose lo lodano; e l'uomo che conosce la sua bontà, che dovrebbe lodarlo, dorme. Andiamo, andiamo a svegliare l'universo”.

La potenza dell’Amore le imprime dei segni. Sul suo corpo vede riprodursi le ferite provocate a Gesù durante la sua passione: Mirjan tenderà sempre a nascondere le stigmate e a ritenerle “macchie di lebbra”.

Ma lo Spirito Santo le concede una ferita più soave: la trasverberazione del cuore, la stessa esperienza mistica vissuta dalla Santa Madre Teresa.

Mirjam è raccolta in preghiera e, come in ogni momento d’orazione, cade in estasi, è trasfigurata, irraggiata da una intensa esperienza d’amore che il cuore si sente “trafitto” da una lancia.

Il cuore inizia a sanguinare provocandole dolore e gaudio nello stesso tempo; Cristo le concede la grazia di squarciarle il cuore con l’immensità del suo amore: “Basta, basta, o Gesù! Non resisto più. Mi sento morire di gioia e di dolore”.

La fondazione del Carmelo di Mangalore

Nel 1870 partì con un piccolo gruppo per fondare il primo monastero carmelitano in India, a Mangalore. Il viaggio in nave fu un'avventura e tre suore morirono prima di arrivare.

Ma vennero inviate altre suore e alla fine del 1870 poté iniziare la vita monastica. Le straordinarie esperienze di Mariam continuarono senza fermarla per il duro lavoro e i problemi inerenti a una nuova fondazione.

Nel 1871, all’età di 24 anni, fece la professione religiosa a Mangalore. Il 21 novembre 1871 fece la sua professione religiosa.

Durante le sue estasi, le sorelle a volte la vedevano in cucina o in altri luoghi con il volto radioso; a volte partecipava in spirito agli eventi della Chiesa, per esempio alle persecuzioni in Cina; e a volte sembrava posseduta dal diavolo, ma solo esteriormente, facendole vivere terribili tormenti e lotte.

Questo fu l'inizio di molte incomprensioni nella sua comunità e alcune sorelle dubitarono dell'autenticità della sua vita. Ciononostante, al termine del noviziato emise i voti il 21 novembre 1871; ma le tensioni la fecero infine tornare a Pau nel 1872.

Il ritorno a Pau e l’obbedienza

Tornata in Francia, Mariam riprese la sua semplice vita di suora laica, circondata dall'amore delle sue consorelle, e la sua anima fu appagata.

Malgrado le molte grazie ricevute, mantenne sempre l’obbedienza ai superiori, “obbedienza fino al miracolo”, fin dopo la morte: fu questa la prova che tutto veniva da Dio.

Il dono della profezia, gli attacchi del demonio o le estasi, tra le tante grazie divine che ha ricevuto, non la distolsero dal lavoro, dalla vita comunitaria e dalla semplicità.

Molte persone andavano da lei per avere conforto, consigli, preghiere, tornando illuminate e fortificate dal loro incontro.

La fondazione del Carmelo di Betlemme

Poco tempo dopo il ritorno da Mangalore iniziò a parlare della fondazione di un Carmelo a Betlemme. Gli ostacoli erano molti, ma gradualmente scomparvero tutti, a volte contro ogni speranza.

Finalmente Roma diede il permesso e il 20 agosto 1875 un piccolo gruppo di monache partì per questa avventura. Tornata in Francia, nel 1875 fu inviata in Terra Santa per fondare il Carmelo di Betlemme.

Il Signore guidò Mariam nella scelta del luogo e nella progettazione degli edifici. Essendo l'unica arabofona tra le suore, supervisionò i lavori “immergendosi nella sabbia e nella calce”.

Fu proprio lei, che parlava a stento il francese e non capiva certo di architettura, a descrivere il progetto e dirigere i lavori per la costruzione del monastero che doveva sorgere a Betlemme: come una torre, nel luogo indicatole in visione dal Signore, su una collina, prospiciente la Natività.

La comunità iniziò a vivere nel convento dal 21 novembre 1876, mentre alcuni lavori continuavano. Si preparò anche alla fondazione di un Carmelo a Nazareth.

Si recò sul posto per acquistare un terreno nell'agosto del 1878. Durante questo viaggio ebbe una visione del luogo di Emmaus, che fu poi acquistato per il Carmelo da Berthe Dartigaux.

Fece profezie, ebbe persino una rivelazione sul luogo in cui “il Signore spezzò il pane”, Emmaus Nikopolis, a circa 30 km da Gerusalemme, in seguito alla quale furono effettuati gli scavi e trovati resti importantissimi.

La morte a Betlemme

Tornata a Betlemme, sorveglia i lavori; il caldo è molto faticoso. Mentre portava da bere agli operai, cadde dalle scale e si ruppe un braccio.

La cancrena si manifestò rapidamente e Mariam morì pochi giorni dopo, il 26 agosto 1878, a soli 32 anni. Ma la passione che viveva fu compresa meglio dopo la sua morte, avvenuta per una cancrena causata da una caduta, avvenuta portando l’acqua agli operai.

Si spense tra dolori indicibili nel monastero in costruzione sulla collina del re Davide. Quando venne estratto il cuore, fu rilevata la cicatrice di una ferita profonda e non recente.

Il suo cuore fu “transverberato” come quello di altri santi, tra cui la sua madre S. Teresa d’Avila. La sua idea per la fondazione del Carmelo di Nazareth si sarebbe concretizzata soltanto nel 1910, diversi anni dopo la sua morte.

La devozione allo Spirito Santo

Di famiglia maronita, battezzata ed educata nella chiesa greco-cattolica, carmelitana, Mariam porta in dote alla Chiesa universale la ricchezza dell’Oriente cristiano e una particolare devozione allo Spirito Santo.

La vita spirituale di Maria, ricca di fatti straordinari, rifulse di particolare semplicità. Umile e illetterata, sapeva dar consigli e spiegazioni teologiche d'una chiarezza cristallina, frutto della sua fede e soprattutto del suo amore.

Insigne per i doni soprannaturali, ma soprattutto per l'umiltà, per il grande amore per la Chiesa e il Papa, per la devozione straordinaria allo Spirito Santo, alla Vergine Santa e allo stesso S. Giuseppe al quale era stata affidata dal padre prima di morire, quando Mariam era piccolissima, fu beatificata da Giovanni Paolo II il 13 novembre 1983.

“Il mondo e le comunità religiose - disse - trascurano la vera devozione al Paraclito. Per questo vi è l’errore, la disunione, e non vi è la pace. Non si chiama abbastanza la luce come deve essere chiamata. Anche nei seminari è trascurata. Chi invocherà lo Spirito Santo, non morrà nell’errore”.

E al Papa scrisse: “Mi è stato detto che, nell’universo intero, bisogna stabilire che ogni sacerdote dica una messa dello Spirito Santo tutti i mesi. Coloro che vi assisteranno avranno una grazia e una luce particolarissima”.

Venti anni dopo, Leone XIII con l’enciclica “Divinum illud munus” prescrisse la novena allo Spirito Santo in preparazione alla Pentecoste.

Invocazioni allo Spirito Santo

Bellissime le invocazioni di Mariam allo Spirito Santo: “Sorgente di pace, di luce vieni ad illuminarmi; ho fame vieni a nutrirmi; ho sete, vieni a dissetarmi; sono cieca, vieni a illuminarmi; sono povera vieni ad arricchirmi; sono ignorante vieni ad istruirmi. Spirito Santo mi abbandono a te”.

Nei suoi scritti troviamo questa frase: “Lo Spirito Santo non mi rifiuta mai nulla”.

“Il Signore mi ha mostrato tutto. Ho visto la colomba di fuoco. Rivolgiti alla colomba di fuoco, allo Spirito Santo, alla sorgente di ogni bene”.

In questo mondo di menzogne e di falsità lo Spirito Santo ridesta le anime, scuote le coscienze, illumina i pensieri, infiamma i cuori; Mirjam è scolpita da questa Presenza divina, si abbandona alla sua guida, la invoca incessantemente, si prodiga per diffonderne una devozione particolare rendendosi apostola e profeta dello Spirito Santo.

“O Spirito Santo, fonte di pace e di luce, ho fame, vieni a nutrirmi; ho sete, vieni a dissetarmi; sono cieca, vieni a illuminarmi; sono povera, vieni ad arricchirmi; sono ignorante, vieni a istruirmi! Vieni, mia consolazione; vieni, mia gioia; vieni, mia pace, mia forza, mia luce! Spirito Santo, mi abbandono a te”.

“Fonte di pace, luce, vieni a illuminarmi; sono ignorante, vieni a insegnarmi. I discepoli erano molto ignoranti. Erano con Gesù e non capivano Gesù. Quando hai dato loro un raggio di luce, i discepoli sono scomparsi, non erano più come prima, la loro forza si è rinnovata. Spirito Santo, mi abbandono a te”.

“Spirito Santo, ispirami. Amore di Dio, consumami, guidami verso il vero cammino. Maria, Madre mia, guardami, Con Gesù, benedicimi, Da ogni male, da ogni illusione, Da ogni pericolo, preservami”.

Spirito Santo, unità e pace

Mariam ci apre a questo mondo invisibile che è così vicino a noi e che è pieno di misericordia. Ci insegna a investire tutta la nostra vita in “ciò che non passa mai”, l’unica cosa che conta davvero, Dio.

La lotta contro tutte le potenze del male è ancora in corso. La Beata Mariam, conosciuta da molti come la “Patrona della Pace” per la Terra Santa, ci incoraggia a lasciarci trasformare dal Signore: così possiamo diventare noi stessi operatori di questa trasfigurazione del mondo per grazia di Dio.

Come testimone di un mondo già trasfigurato, ci ricorda il primo giorno della Creazione, quando i cieli e la terra non erano ancora separati, ma solo la luce e le tenebre: quel giorno Uno, che rifletteva l'Unità divina, dove tutte le cose sono irradiate da questa unità.

E giustamente, Mariam era molto attratta dallo Spirito Santo, lo Spirito che si muoveva sulle acque, all'inizio della Creazione. Ci lascia questo Spirito in eredità, perché, quando viene a prendere il posto dei nostri egoismi, trasfigura tutte le cose.

Egli “crea di nuovo”. “Rivolgetevi allo Spirito Santo che ispira ogni cosa”.

L'io perde il mondo. Le persone che hanno l'io portano con sé dolore e rabbia. Non possiamo avere Dio e il mondo insieme. Le persone che non hanno l'io hanno tutte le virtù, la pace e la gioia.

E con lo Spirito Santo, anche solo una goccia, tutto è possibile.

Mariam come segno di riconciliazione

Autore Mariam Baouardy (1846-1878), in religione Suor Mariam di Gesù Crocifisso, anche nota come “la piccola araba” per il suo ritenersi un “piccolo nulla”, è fondatrice di Carmeli in Oriente e promotrice della devozione allo Spirito Santo.

Quale figlia della Galilea è vista come segno di riconciliazione e di pace tra la Chiesa e i popoli. Solennemente beatificata dal Papa Giovanni Paolo II il 13 novembre 1983, è canonizzata il 17 maggio 2015 da Papa Francesco.

La figura di Maria di Gesù Crocifisso ha affascinato grandi intellettuali come Maritain, Green, Massignon, Bloy, Schwob.

Con la santa francese Bernadette Soubirous, oltre al fatto di essere illetterata, condivide la grandissima umiltà, che ha lasciato a bocca aperta intellettuali e sapienti.

Il suo biografo Amedeo Brunot si disse “impressionato dal fascino esercitato da questa misteriosa araba su tanti intellettuali cattolici: Maurice Barrès, Léon Bloy, Francis James, Julien Green, Jacques Maritain, Louis Massignon, René Schwob… Non può essere segno di un messaggio universale? Dai suoi gesti, dalle sue parole, dalla sua persona si diffonde un forte profumo biblico…”.

È per l’umiltà di “questa piccola illetterata” che l’intellettuale ebreo, convertito al cristianesimo, René Schwob espresse l’auspicio che ella “possa diventare la patrona degli intellettuali, una volta avvenuta la canonizzazione. Essa è l’ideale che li può liberare dall’orgoglio.”

La testimonianza di Edith Stein

È una figura che incontriamo, testimonianza di una presenza viva nella storia del Carmelo, anche in una composizione teatrale scritta da Edith Stein nel 1942 per festeggiare l’onomastico della priora del Carmelo di Echt.

“Questa dolce Madre fu anche mia Madre. / Fanciulla araba del volto bruno, / nata nel paese in cui visse Gesù, / dove la Vergine ha camminato.

Myriam poteva gioiosamente portare il nome della Madre. / Quando persi padre e madre, / fui affidata solo al suo amore, / la sua fedeltà mi custodì magnificamente.

Quando un assassino mi colpì a morte / ripresi vita nelle sue braccia. / Ella mi condusse per sentieri meravigliosi / alla Terra del Carmelo e mi fidanzò / al suo Figlio, a Gesù Crocifisso.

Ella mi insegnò ad adempiere i voti / del Cuore trafitto, e mi insegnò a comprendere / la via di questo Cuore, lo Spirito d’Amore”.

Le lettere e il volto quotidiano di Mariam

Le 215 lettere dettate da Mariam di Gesù Crocifisso tra il 1867 e il 1878 mostrano una personalità capace di unire le esperienze mistiche più alte alle occupazioni più semplici della vita comunitaria.

Le lettere la presentano sia immersa nella contemplazione sia impegnata in conversazioni concrete con le sorelle, persino a proposito di una ricetta di marmellata.

I destinatari delle lettere sono sia i grandi di questo mondo che la cerchia dei suoi amici, celesti o terreni. Ad ognuno si rivolge con una semplicità, un affetto e una freschezza irresistibili.

Per lei, la priorità è la felicità in cielo. Non smette di parlare di preghiera. Insiste più di tutto sull’umiltà.

Attraverso l’evocazione di tutta la creazione, suggerisce la comunione di tutti gli esseri in Dio.

Chiamata “Patrona della pace” per la Terra Santa, questa Santa carmelitana è per tutti un incoraggiamento a lasciarci trasfigurare dal Signore, per divenire artefici di una trasformazione del mondo attraverso la grazia di Dio.

Edizione dei Pensieri

ElementoDato
TitoloPensieri
AutoreMariam Baouardy (1846-1878)
EditoreOCD
EAN9788872296288
Pagine112
Datamaggio 2015
CollanaPensieri
ISBN edizione digitale9788872297650

Questi Pensieri presentano in modo diretto gli elementi più belli e caratteristici della spiritualità di Mariam di Gesù Crocifisso: i fiori dei suoi profondi pensieri, del suo ardente amore di Dio e del prossimo, della sua meravigliosa semplicità e umiltà, avvolti nelle affascinanti immagini della sua psicologia orientale e nel forte profumo biblico della Terra Santa, alla quale apparteneva.

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