Sant’Isaia è uno dei maggiori profeti dell’Antico Testamento e il suo nome ebraico, “Yeshaia”, significa “il Signore è salvezza”. Fu chiamato da Dio intorno al 740 a.C. e annunciò al popolo di Giuda la fedeltà e la salvezza del Signore, richiamandolo alla conversione e alla fiducia in Dio.
La sua missione si svolse durante il regno di Uzzia, Iotam, Acaz ed Ezechia; secondo alcune tradizioni, proseguì anche sotto Manasse. Le sue profezie riguardano il suo tempo, gli avvenimenti immediatamente successivi, la venuta di Gesù Cristo, gli ultimi giorni, la Restaurazione, la Seconda Venuta e il Millennio.
Quando si celebra Sant’Isaia
Il 9 maggio la Chiesa ricorda uno dei più grandi profeti dell’Antico Testamento, sant’Isaia. Secondo il Martirologio Romano, questo giorno è la “commemorazione di Sant’Isaia, il profeta”.
Il Martirologio Romano lo presenta come colui che, nei giorni di Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia, re di Giuda, fu mandato a rivelare al popolo infedele e peccatore la fedeltà e la salvezza del Signore, a compimento della promessa fatta da Dio a Davide.
Presso i Giudei si tramanda che sia morto martire sotto il re Manasse.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome | Isaia |
| Significato del nome | “Il Signore è salvezza” |
| Nascita tradizionale | 770 a.C. circa |
| Inizio della predicazione | 740 a.C. circa |
| Regni principali | Uzzia, Iotam, Acaz ed Ezechia |
| Libro biblico | 66 capitoli |
| Festa liturgica | 9 maggio |
| Morte secondo la tradizione | Martirio sotto Manasse |

Origini e contesto storico
Isaia, profeta ebreo, nacque attorno all’anno 765 a.C. dal padre Amoz e visse in un periodo di forti tensioni dal punto di vista sociale e politico, sotto la minaccia di un’invasione assira in Israele.
Sant’Isaia nasce in una nobile tribù d’Israele nel 770 a.C. circa, mandato da Dio per rivelare al popolo infedele e peccatore la fedeltà e la salvezza del Signore a compimento della promessa fatta da Dio a Davide.
Isaia, figlio di Amos e parente del re Manasse, discendeva dalla casa reale di Davide.
Alcune tradizioni lo descrivono come sacerdote della tribù di Levi e come discendente della casa reale di Davide. Ciò che di importante si può dire circa la vita del profeta Isaia è che, differentemente da quanto accada per altri profeti, in Isaia prevale l’aspetto poetico, politico e visionario dell’essere un profeta.
La sua attività si colloca nel Regno di Giuda, in un’epoca segnata dalla prosperità del paese, dal degrado morale del popolo, dalle tensioni interne e dall’espansione dell’impero assiro verso occidente.
La chiamata di Isaia nel Tempio
Nel 740 a.C., anno in cui morì il re Ozìa, Isaia ebbe nel tempio di Gerusalemme una visione nella quale il Signore lo inviava ad annunciare al popolo la rovina di Israele.
Gli apparve il Signore in visione, come viene narrato nel capitolo 6 del Libro di Isaia.
La missione di profeta gli fu conferita in modo solenne in una visione: vide il Signore seduto sopra un gran trono nel tempio, circondato da cherubini.
Uno di questi spiriti si mosse, prese dall’altare un carbone acceso e, venuto a Isaia, gli toccò la bocca con il carbone dicendo: “Ecco che questo ha toccato le tue labbra, e sarà tolta la tua iniquità e sarà lavato il tuo peccato”.
Poi il Signore parlò direttamente a Isaia invitandolo a predicare al suo popolo.
Le vie del Signore sono infinite, così come i modi in cui Lui ci chiama a servirlo: nel caso di Sant’Isaia, Dio viene in sogno ad affidargli la sua missione.
Il futuro profeta vede il Signore seduto su un grande trono nel Tempio, circondato da cherubini, uno dei quali prende dall’altare un carbone ardente e con questo tocca la bocca di Isaia, “lavandola” così dal peccato.
Ora Dio stesso prende la parola e invita Isaia a predicare la verità al popolo eletto.
La missione profetica
Dopo la chiamata a tener desta la promessa del nostro Dio, ho coltivato nel cuore la missione che mi è stata affidata e non mi sono mai arreso.
Il suo nome in ebraico significa “il Signore è salvezza”. Mi chiamo Isaia, il mio nome in ebraico dice a me e a tutti voi che Dio è salvezza.
Le profezie di Isaia iniziano nel 740 a.C. circa, sotto il regno di Ozia: il profeta vede la caduta di Israele in un periodo storico che coincide con l’avanzata dell’impero assiro verso ovest.
Cominciò a profetizzare intorno al 740 a.C., continuando per un periodo compreso tra i 40 e i 64 anni.
Profetizzò durante il regno di quattro re di Giuda: Uzzia, Iotam, Acaz ed Ezechia.
Queste visioni vanno avanti per circa 44 anni, e cioè durante i regni di Giatan, Acaz, Ezechia e, infine, Manasse.
Vissuto, secondo la tradizione, per oltre un secolo, le sue profezie coprono circa cinquant’anni della storia di Gerusalemme.
Il Profeta predicò la parola di Dio sotto i re Ozia, Giatan, Acaz, Ezechia, Manasse e la sua missione durò circa un secolo.
Le diverse indicazioni sulla durata della sua attività riflettono tradizioni differenti: le fonti ricordano una predicazione compresa tra circa quaranta e sessantaquattro anni, mentre alcune narrazioni agiografiche prolungano la missione fino al regno di Manasse.
Isaia consigliere dei re
Il peso politico di Isaia, in maniera particolare, fece sì da renderlo un personaggio molto noto al suo tempo grazie soprattutto ai suoi continui e costanti tentativi di impedire alleanze militari, dietro il sostegno dell’unica strada possibile: la fiducia in Dio.
Era il principale consigliere del re Ezechia, il quale era retto.
Quando Ezechia, ad esempio, si allea con gli Egiziani contro il potere crescente degli Assiri, Isaia è contrario e profetizza la distruzione del regno, esortando gli uomini a non cercare alleanze tra loro, ma a rivolgersi soltanto a Dio.
La sua predicazione politica non si limitava alle decisioni militari. La sua attività profetica fu quella di costante impegno nel denunciare il degrado morale diffuso tra il popolo a causa della prosperità del paese.
Gli scritti di Isaia narrano principalmente le minacce di Dio al popolo di Israele e ai popoli vicini per i loro peccati, ma il profeta, nel descrivere i giusti giudizi di Dio, allude molto spesso alla venuta del Liberatore.
Il messaggio di fiducia e conversione
Di me è stato detto che sono il profeta della calma interiore, perché anche ciò che sembra assurdo è dentro il cammino che il nostro Dio compie per condurci alla libertà e alla giustizia.
La sua voce richiama il popolo alla conversione, ma non si esaurisce nell’annuncio del giudizio. Nel suo messaggio, la fedeltà di Dio rimane più grande dell’infedeltà umana e la promessa fatta a Davide continua a orientare la storia.
Le mie profezie da sempre accompagnano la vita dei credenti e sono guida all’incontro con il Signore proprio nel periodo di Avvento.
Trovate in esse l’eco della grande Speranza che ha confortato il mio popolo durante i secoli duri e decisivi della sua storia e, in modo particolare, durante l’esilio.
Anche oggi voi siete smarriti e sfiduciati, intorno a voi non vedete la Giustizia del Signore e la vita vi sembra un deserto difficile da attraversare.
A voi, a te che mi ascolti oggi dico: “Ascolta. Ascolta. Lascia che la parola del Signore prenda dimora nel tuo cuore e nella tua mente, come il seme entra nella terra. Lascia che la rivelazione che viene dall’alto sia come la pioggia che disseta la terra”.
“Ascolta. Ascolta. Consenti al tempo di far germogliare il seme, lascia che la scintilla accenda il fuoco. Lascia che il silenzio si animi di una commozione”.
“Ascolta. Ascolta. Non permettere al malumore di diventare una obiezione. Non permettere alla presunzione di diventare indifferenza e disprezzo per chi parla nel nome del Signore. Non permettere alla rassegnazione di diventare ottusità. Ascolta. Ascolta”.
Le promesse e i piccoli segni
Ricordate le promesse di Jahvè: attendete con fiducia e vigilanza, scorgete con me i segni della sua azione.
Sono segni piccoli che sono nella logica delle possibilità nascoste.
Io, infatti, vi parlo di libertà, di germogli, di virgulti e di bambini che sono il rovescio della storia.
In Isaia la Parola di Dio ci fa entrare nel confronto: forza e debolezza.
Nasce, si risveglia così, in Avvento, l’antica fede: credere nei piccoli, in Dio che si fa Bambino, sono loro i segni di profezia ad annunciare che un nuovo mondo è possibile.
Le profezie messianiche
Le profezie di Isaia fanno riferimento ai suoi giorni e ai tempi immediatamente successivi ad essi, ma anche ai giorni di Gesù Cristo, agli ultimi giorni con la Restaurazione, alla Seconda Venuta e al Millennio.
Il libro di profezie è diviso in 66 capitoli in cui parla anche della venuta del Liberatore, descrivendone la nascita e le opere, fino alla Passione e alla morte.
Diverse parti del Libro di Isaia parlano della venuta del Messia liberatore, predicendo la sua nascita e le sue opere, la sua passione e la sua morte.
S. Girolamo lo riguarda non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo.
Le sue profezie sono di una tale chiarezza che sembrano una storia del passato piuttosto che una predizione.
Sono esemplari la bellezza e la chiarezza delle sue parole, tanto che, più che predizioni di eventi futuri, le sue sembrano narrazioni di storie passate.
Il Servo sofferente e l’Agnello
Una delle pagine più importanti della profezia di Isaia è il capitolo 53, nel quale viene presentata la figura del Servo sofferente.
Nella profezia di Isaia 53 ci viene rivelato il mondo interiore del Messia, e più specificamente la libera volontà espiatoria del suo dono di sé.
“Maltrattato, si umiliò volontariamente e non aprì la sua bocca; come un agnello condotto al macello, come una pecora davanti al tosatore, rimase muto e non aprì la sua bocca”.
Il brano paragona il Servo sofferente a un “agnello condotto al macello e a una pecora davanti ai suoi tosatori”.
Questa immagine di mitezza e pazienza in mezzo alla sofferenza si realizza in Gesù Cristo.
Il quale, durante il processo e la crocifissione, non si difese, ma sopportò la sofferenza in silenzio.
Trova il suo compimento in Gesù Cristo, descritto come “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.

Il Libro di Isaia
Isaia scrisse le sue profezie usando un linguaggio e forme poetici.
Il libro di Isaia è diviso in 66 capitoli e comprende minacce, giudizi, richiami alla conversione, promesse di salvezza e annunci messianici.
Le copie del Libro di Isaia sono tra i più antichi manoscritti esistenti dell’Antico Testamento.
Nelle Scritture, Isaia viene citato più spesso di qualsiasi altro profeta.
Gesù Cristo disse ai Nefiti che “grandi sono le parole di Isaia” e che tutto ciò che Isaia aveva profetizzato si era o si sarebbe adempiuto.
La sua importanza per la tradizione cristiana deriva anche dal fatto che i Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento leggono numerosi testi di Isaia alla luce della vita, della passione, della morte e della risurrezione di Gesù Cristo.
La morte secondo la tradizione
Del profeta Isaia si perde ogni traccia attorno al 700 a.C. e secondo quanto detto dalla tradizione ebraica fu molto probabilmente arrestato e successivamente condannato a morte sotto Manasse.
Quando il regno di Giuda passa nelle mani di Manasse, Isaia si preoccupa: il nuovo re, infatti, è empio e crudele, perché caduto nell’idolatria.
Il Signore, allora, manda il profeta a richiamarlo al culto dell’unico vero Dio e al pentimento dei propri peccati.
Il Profeta non fu ascoltato; anzi il sovrano, adirato, lo condannò a morte.
I Vangeli apocrifi ritengono che venne torturato e che il suo corpo venne squarciato in due parti.
Secondo la tradizione, fu preso e segato in due con una sega di legno e, soffrendo questo tremendo supplizio, passò al Signore.
Alcune fonti collocano la morte di Isaia sotto Manasse e la datano al 681 a.C., mentre altre tradizioni indicano una data intorno al 700 a.C.
Per questo il Santo profeta è da più parti venerato anche come un martire.
LIRBI PROFETICI VIII SEC A C Isaia e Michea
Isaia nella memoria della Chiesa
Di questo santo profeta lo Spirito Santo nell’Ecclesiastico ha fatto scrivere: “Isaia fu un grande profeta e fedele agli occhi del Signore. Il sole tornò indietro nei di lui giorni e molti altri egli aggiunse alla vita del re. Vide il fine dei tempi per un gran dono di Spirito, e consolò quelli che piangevano Gerusalemme”.
La memoria ecclesiale presenta dunque Isaia come profeta fedele, uomo di visione e messaggero di consolazione per Gerusalemme.
Il suo profilo unisce predicazione, poesia, impegno politico, denuncia dell’idolatria, annuncio del giudizio e promessa della salvezza.
La sua parola continua a essere letta soprattutto nei tempi di Avvento, quando l’attesa del Messia viene associata alla speranza, alla vigilanza e alla fiducia nella fedeltà di Dio.