San Giovanni di Dio: santo della carità e fondatore dei Fatebenefratelli

San Giovanni di Dio ha fatto della carità e della cura di malati e indigenti la propria missione. Nato João Duarte Cidade, fu un religioso portoghese vissuto nel XVI secolo e venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

La sua vita e le sue opere sono una testimonianza della devozione religiosa e dell’impegno nel servire gli altri, specialmente i più bisognosi e i malati. La sua opera diede origine all’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, conosciuto popolarmente come Ordine dei Fatebenefratelli.

San Giovanni di Dio assiste i malati

Chi era San Giovanni di Dio

Juan Ciudad nasce a Montemor-o-Novo, in Portogallo, nel 1495. È intelligente, ma irrequieto. A otto anni fugge da casa e si ritrova pastore in Spagna.

A Oropesa, nella Nuova Castiglia, dove sostò per la prima tappa, la gente, non sapendo nulla di lui, neppure il cognome, cominciò a chiamarlo Giovanni di Dio e tale rimase il suo nome. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura.

Fu soldato in Austria e partecipò alla celebre battaglia di Pavia tra Carlo V e Francesco I, schierandosi dalla parte di Carlo V. Più tardi partecipò alla difesa di Vienna, stretta d’assedio dall’ottomano Solimano II.

Terminata la parentesi militare, vagò tra Europa e Africa, adattandosi ai mestieri più disparati, dal bracciante al venditore ambulante, al libraio. Per qualche tempo fece anche il venditore ambulante a Gibilterra, commerciando paccottiglia.

Tornato in Spagna, pentito della condotta tenuta fino ad allora, si improvvisò venditore di libri religiosi e aprì una libreria a Granada, in Andalusia. Tra i tanti mestieri svolti fino ad allora, quello del libraio lo appassionava più di tutti: dei libri si era innamorato presto e li considerava anche un sussidio per la preghiera e per la fede, soprattutto quelli con le immagini sacre.

La conversione e l’incontro con San Giovanni d’Avila

Fu proprio mentre vendeva libri a Granada che la sua vita cambiò radicalmente. I semi della vocazione che già da tempo stavano germogliando in lui lo portarono a una profonda crisi religiosa, alimentata dalle prediche di San Giovanni d’Avila.

Un giorno ascoltò San Giovanni d’Avila parlare in pubblico. Juan rimase sconvolto dalla predica, abbandonò il negozio, camminò scalzo e ripeté a tutti: «Fate del bene, fratelli, a voi stessi, per amore di Dio».

Giovanni abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito e andò a mendicare per le vie di Granada, rivolgendo ai passanti la frase: «Fate bene, fratelli, a voi stessi».

La carità che la gente gli faceva veniva spartita tra i più bisognosi. Il suo comportamento divenne però talmente sregolato da essere ritenuto pazzo e rinchiuso in manicomio.

Infatti Giovanni vagava per le strade in preda a una smania incontenibile, apostrofando i passanti con la formula: «Fate bene, fratelli, a voi stessi». Proprio da questa frase emblematica prenderà il nome un giorno l’ordine da lui costituito.

L’esperienza dell’ospedale e la scelta dei malati

Giovanni subì maltrattamenti atroci, in un’epoca in cui i malati di mente venivano curati con brutalità. In manicomio si rese conto della colpevole ignoranza di quanti pretendevano curare le malattie mentali con metodi degni di un torturatore.

In quella struttura scoprì gli ultimi fra i malati, rinchiusi dalle famiglie che volevano nasconderli e liberarsene. Inoltre toccò con mano i metodi con cui venivano curati, poco meno che torture, e capì che doveva fare qualcosa.

Questa esperienza segnò profondamente la sua vita. Quando venne dimesso, rimase segnato da quella crudele esperienza e decise di dedicare la propria esistenza all’assistenza degli ammalati, soprattutto dei malati di mente.

L’esperienza in ospedale gli fece comprendere che la cura non poteva limitarsi al corpo. La cura dello spirito era la premessa per una proficua cura del corpo.

Antico ospedale con cura dei malati

La nascita della vocazione religiosa

Liberato dalla prigionia, Giovanni decise di dedicarsi interamente alla vita religiosa con immenso fervore. Si recò in pellegrinaggio al Monastero Reale di Santa Maria de Guadalupe, nella provincia spagnola di Cáceres.

Al suo ritorno a Granada si mise al servizio dei malati, degli indigenti e delle prostitute. Il suo contributo non si limitava all’assistenza fisica, ma includeva anche il sostegno emotivo e spirituale per coloro che si trovavano in condizioni di disagio.

Giovanni, uscito dal manicomio, indossò un povero saio e si stabilì a Granada, assumendo il nome di Giovanni di Dio. Venne schernito perché dormiva sotto i ponti con i poveri.

Per comprare loro i viveri raccoglieva e rivendeva legna. Gli affamati aumentavano e Giovanni di Dio si presentava a pescivendoli e fruttivendoli, alla fine della giornata, per chiedere gli scarti.

Grazie all’arcivescovo ebbe una casa in affitto, dove accolse orfani, disoccupati, ex prostitute, vedove, vecchiette rimaste sole e ammalati, prendendosi cura di loro.

L’arcivescovo di Granada gli diede il soprannome di Giovanni di Dio e lo incoraggiò ad aprire il suo primo ospedale.

Il primo ospedale e il servizio ai più deboli

Arrivarono altre offerte e Giovanni fondò un ospedale a Granada, dove regnavano ordine, pulizia e gioia. Pur non avendo nozioni di medicina, era convinto che si dovessero curare i malati in modo nuovo, ascoltandoli e colmando i loro bisogni a vari livelli.

Riuscì a fondare un primo ospedale che obbedisse a questi criteri a Granada e poi uno a Toledo. Contemporaneamente si occupava di orfani, prostitute e disoccupati.

Il frate si dimostrò capace di curare sia le malattie del fisico sia le inquietudini dell’anima. La sua attenzione comprendeva la salute, la dignità, l’ascolto e il sostegno spirituale delle persone accolte.

La sua dedizione e il suo impegno verso i più deboli furono straordinari. In breve molti seguirono il suo esempio, dedicandosi a opere di misericordia verso i più bisognosi e chiedendo la carità in nome dell’esortazione: «Fate del bene a voi stessi! Fate bene, fratelli!».

Famoso è l’episodio dell’incendio divampato in un ospedale: il santo salvò i malati senza subire, miracolosamente, alcun danno.

La fondazione dei Fatebenefratelli

Conclusa la sua esperienza in manicomio, Giovanni si recò dal vescovo e davanti a lui si impegnò a vivere per chi soffriva e ad accogliere quanti altri avessero voluto fare come lui.

La Provvidenza gli concesse due confratelli: tutti e tre indossarono un povero saio con la croce e fondarono, nel 1540, il primo nucleo della Congregazione dei Fratelli della Misericordia.

Giovanni raccolse i suoi collaboratori in una grande famiglia religiosa, l’Ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti con il nome di Fatebenefratelli.

Non lasciò scritta alcuna Regola, ma ormai la sua opera di carità era ben avviata e i suoi confratelli poterono continuare ispirandosi a lui. Quarantacinque anni dopo, i suoi insegnamenti furono codificati nella Regola che concerne il nuovo Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, detto anche, proprio come le sue parole, “Fatebenefratelli”.

Il termine Fatebenefratelli è quindi legato alla frase con cui Giovanni chiedeva aiuto per i poveri e invitava le persone a compiere il bene verso i propri fratelli.

La morte e il riconoscimento della santità

San Giovanni di Dio morì a Granada l’8 marzo 1550, all’età di 55 anni, nel giorno del suo compleanno. Stava pregando, in ginocchio, e stringeva un crocifisso.

La sua eredità di compassione e dedizione al servizio degli altri gli sopravvisse. Dopo la sua morte, l’Ordine dei Fatebenefratelli continuò la sua opera di carità e di cura dei malati e degli indigenti.

EventoData
Nascita di Giovanni Ciudad8 marzo 1495
Fondazione del primo nucleo della Congregazione dei Fratelli della Misericordia1540
Morte a Granada8 marzo 1550
Beatificazione21 settembre 1630
Canonizzazione16 ottobre 1690
Memoria liturgica8 marzo

Nel 1630 venne dichiarato beato da Papa Urbano VIII. Nel 1690 Papa Alessandro VIII lo canonizzò.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento venne proclamato patrono degli ammalati, degli ospedali, degli infermieri e delle loro associazioni, nonché patrono di Granada.

Nel 1886 Papa Leone XIII lo nominò patrono degli ospedali e dei malati, insieme a San Camillo de Lellis. Dal 1930 San Giovanni di Dio e San Camillo sono anche patroni degli infermieri.

Il culto e i patronati di San Giovanni di Dio

La memoria liturgica di San Giovanni di Dio si celebra l’8 marzo. È patrono di infermieri, medici, ospedali, malati e cardiopatici.

È inoltre patrono di librai, rilegatori di libri, stampatori, commercianti in legno, pompieri e di quanti operano nell’assistenza sanitaria.

Viene invocato anche per le malattie del cuore. Il suo nome, Giovanni, deriva dall’ebraico e significa “il Signore è benefico” oppure “dono del Signore”.

Il Martirologio Romano lo ricorda come un religioso di origine portoghese che, dopo una vita da soldato trascorsa tra i pericoli, si dedicò con carità instancabile al servizio dei bisognosi e degli infermi in un ospedale fatto costruire da lui stesso.

Il Martirologio ricorda inoltre che Giovanni unì a sé alcuni compagni, i quali costituirono poi l’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio.

L’opera dei Fatebenefratelli dopo San Giovanni di Dio

Dopo la morte di San Giovanni, l’Ordine dei Fatebenefratelli continuò la sua opera di carità e di cura dei malati e degli indigenti, caratterizzandosi per compassione, impegno e competenza nel trattare una vasta gamma di malattie.

L’Ordine si diffuse rapidamente in tutta Europa e oltre, contribuendo alla fondazione di ospedali e strutture di cura, al miglioramento delle condizioni sanitarie e al sollievo della sofferenza umana in molte città.

Altri ospedali Fatebenefratelli vennero costruiti nel mondo e sono tuttora operanti. L’eredità di Giovanni di Dio continua così a essere riconoscibile nelle strutture dedicate all’assistenza sanitaria e sociale.

Ancora oggi l’Ordine dei Fatebenefratelli svolge un ruolo significativo nell’assistenza sanitaria e nella carità, adeguandosi ai cambiamenti e ai bisogni della società moderna.

Le attività si sono ampliate fino a includere servizi sociali, assistenza agli anziani e cure palliative, pur mantenendo il primo impegno dell’Ordine: la cura dei malati.

Fatebenefratelli in una struttura sanitaria

La presenza e la missione attuale dell’Ordine

Ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa come ordine mendicante, gli appartenenti all’Ordine non vivono in clausura o in ritiro.

Nelle loro file accolgono anche laici consacrati e sacerdoti, collaboratori lavoratori e volontari. La missione viene quindi svolta attraverso una comunità composta da persone con vocazioni e responsabilità differenti.

Inoltre, l’Ordine si impegna nell’opera di evangelizzazione attraverso la predicazione e l’accoglienza, diffondendo il messaggio di amore e speranza del Vangelo.

L’Ordine dei Fatebenefratelli è presente attualmente in circa 400 opere assistenziali nel mondo, mentre in Italia le loro comunità sono 22.

La spiritualità di San Giovanni di Dio

San Giovanni di Dio considerava la cura dei malati un servizio rivolto alla persona nella sua interezza. La sua attenzione comprendeva il corpo, la mente, la dimensione affettiva e quella spirituale.

Il suo modo di vivere la carità partiva dall’accoglienza concreta di chi era emarginato: malati, persone con disturbi mentali, poveri, orfani, disoccupati, prostitute, vedove e anziani rimasti soli.

La sua esperienza dimostrò che la misericordia cristiana non consiste soltanto nell’elargire aiuti, ma anche nell’offrire cura, ascolto, rispetto e dignità.

“Amò tanto la povertà che, se avesse incontrato insieme un angelo e un povero, avrebbe lasciato l’angelo e abbracciato il povero”.

Il Bene dell’umile frate fu contagioso e molti volontari seguirono il suo esempio. La sua santità si espresse nell’incontro quotidiano con chi soffriva e nella capacità di trasformare la compassione in un’opera organizzata e duratura.

La festa di San Giovanni di Dio

San Giovanni di Dio e San Camillo de Lellis

San Giovanni di Dio è ricordato insieme a San Camillo de Lellis come patrono degli ospedali, dei malati e degli infermieri.

Entrambi sono legati alla cura degli infermi e alla nascita di una sensibilità cristiana particolarmente attenta alla dignità della persona malata.

San Giovanni di Dio fondò l’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli, mentre San Camillo de Lellis fu fondatore dei Camilliani e patrono universale dei malati.

La memoria dei due santi richiama il valore dell’assistenza sanitaria vissuta come servizio, misericordia e responsabilità verso chi è più fragile.

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