Abbazia benedettina di Monastier: storia, architettura e memoria del complesso di Santa Maria del Pero

L’Abbazia benedettina di Santa Maria del Pero a Monastier di Treviso è stata fondata nel 958 grazie alla donazione di terre da parte dell’Imperatore Ottone I del Sacro Romano Impero al Patriarca di Aquileia Popone (autore dell’ampliamento della Basilica aquileiense). Il complesso comprende il Chiostro Romanico di clausura con pozzo alla veneziana, il Refettorio affrescato, la Biblioteca Quattrocentesca, gli Appartamenti dei monaci e la Tinaia per la produzione del vino, databili tra il ‘500-600.

L’Abbazia si sviluppa lungo il corso del fiume Meolo, anticamente chiamato “Pero”, e conserva un giardino di 2 ettari detto Brolo, cintato da mura seicentesche, un tempo ad uso esclusivo dei monaci benedettini quale orto, frutteto e giardino di delizia. La porzione più antica denominata “Chiostro Romanico”, recentemente acquistata dalla famiglia Porcellato - Zorzi è interessata da un intervento di recupero.

Chiostro romanico dell’Abbazia di Monastier

Origini lungo il fiume Meolo e la Via Claudia Augusta

Il monastero è stato costruito lungo il fiume Meolo, anticamente chiamato “Pero”, sulla sponda opposta ai magazzini commerciali presenti già dal 880, poiché la via d’acqua sfociava in prossimità delle saline della Laguna di Venezia e la vicinanza del monastero alla Via Claudia Augusta permetteva floridi scambi commerciali verso le Alpi e le regioni tedesche. L’Abbazia nasce lungo le rive del Pero, antico nome del fiume Meolo, per controllare i commerci dell’adiacente porto fluviale di origine romana.

Gran parte dei materiali impiegati per la costruzione dei primi fabbricati sono riusi delle costruzioni romane presenti in loco: ville, sepolcreti, magazzini. Siamo a poca distanza dalla Claudia Agusta, attraverso questa via, il sale, prodotto nella laguna di Venezia, raggiunge il Centro Europa.

L’Abbazia, per lungo tempo, rappresenta il punto più avanzato del Patriarcato di Aquileia a contatto con Treviso e Venezia ed acquista potere e splendore. Dopo secoli di vita monastica e gestione autonoma delle proprietà tra i fiumi Piave e Vallio fino alla Laguna veneziana, nel 1480 l’Abbazia del Pero entra nella Congregazione Cassinese di S. Giustina di Padova e viene posta sotto l’amministrazione dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore di Venezia.

Le principali fasi storiche

PeriodoAvvenimento
958Fondazione dell’Abbazia su donazione di Ottone I il Grande.
Tra il 1449 e il 1479Il monastero fu trasformato in commenda e gli edifici andarono in disuso.
1480L’Abbazia del Pero entra nella Congregazione Cassinese di S. Giustina di Padova.
1489La chiesa viene restaurata e ingrandita con l’elevazione delle navate laterali e la creazione di un secondo piano di chiostro illuminato da bifore.
1604Realizzazione degli affreschi del refettorio con brani di vita benedettina.
1621Costruzione del portale marmoreo della chiesa e della sacrestia.
1622Ampliamento e abbellimento del chiostro mediano.
1710Costruzione della canonica e del Pozzo alla Veneziana nel chiostro romanico.
1797Soppressione dell’Abbazia in seguito alla caduta della Serenissima e alle soppressioni napoleoniche.
Prima guerra mondialeIl monastero diventa ospedale militare, Centro di Soccorso e Casa del Soldato.
Dal 1997La famiglia Porcellato - Zorzi cura la valorizzazione e il recupero della porzione del Chiostro Romanico.

Dal periodo della commenda alla rinascita cassinese

Nel Quattrocento i monaci erano per lo più appartenenti alla nobiltà veneta e ne sostenevano gli interessi. La concessione dei beni in Commenda,considerata la scarsità di vocazioni, coincide con il suo massimo degrado.

A metà del 1400 il monastero fu trasformato in commenda e gli edifici andarono in disuso, per poi essere sistemato ed ampliato quando passò alla congregazione Benedettina Cassinese di Santa Giustina di Padova. Tra il 1449 e il 1479 il monastero fu trasformato in commenda e gli edifici andarono in disuso, per poi risorgere quando passò alla congregazione Benedettina Cassinese di Santa Giustina di Padova, affidato all'abate di San Giorgio Maggiore di Venezia.

Nel 1493, l’ Abate di San Giorgio Maggiore in Venezia assume il doppio titolo e riprende un periodo di fervore, viene ampliata la chiesa e viene elevato il chiostro con l’inserimento del primo piano con le bifore. L’abate del monastero veneziano ha così doppio titolo e potestà sull’Abbazia fino al 1806, anno della Soppressione Napoleonica, che mise fine alla vita claustrale benedettina dopo otto secoli di continuità.

Nel 1489 la chiesa, paragonata per grandezza e bellezza al duomo di Treviso, fu restaurata e ingrandita con l'elevazione delle navate laterali permettendo così la creazione di un secondo piano di chiostro illuminato da bifore. Interventi e migliorie continuarono negli anni a seguire.

Il complesso architettonico

Essa comprende il Chiostro Romanico di clausura con pozzo alla veneziana, il Refettorio affrescato e la Biblioteca Quattrocenteschi, gli Appartamenti dei monaci e la Tinaia per la produzione del vino databili tra il ‘500-600. Nel 1622 l'abate Cornelio Giroldi, detto Morendelio, ingrandì il chiostro mediano, che fu abbellito da pregevoli bassorilievi e affreschi.

Del 1604 gli affreschi del refettorio riportanti brani di vita benedettina. Vi si trovano raffigurati un paio di miracoli di San Benedetto e le Abbazie di Montecassino, Praglia (PD) e Santa Giustina con Prato della Valle.

Ed ancora nel 1621 un ulteriore abbellimento del complesso con la costruzione del portale marmoreo della chiesa e della sacrestia. Nel 1710 si provvide alla costruzione della canonica e del Pozzo alla Veneziana nel chiostro romanico.

Lo spazio del chiostro, lastricato con “ma segni” e con pozzo veneziano ci trasportano magicamente in un campiello. All’interno, una serie di sale, danno la possibilità di organizzare eventi a seconda del gusto, delle necessità e della stagione.

All’esterno sono visibili i resti dell’antica chiesa parrocchiale e del campanile romanico, dalla cui cima si può vedere Treviso, Venezia, le Prealpi e le Dolomiti. Nelle pareti del cortile centrale sono state recentemente restaurate le antiche meridiane solari con le ore “italiche”.

Campanile romanico e resti della chiesa

Il Brolo e il Frutteto Antico

Il giardino, interamente cintato con mura del XV secolo permette di fruire di spazi in maniera assolutamente riservata ed esclusiva. Il Frutteto Antico ed il brolo costituiscono una cornice unica per gli aperitivi e i ricevimenti nel verde.

È stato recuperato il “Frutteto Antico” con il reinserimento di specie antiche rintracciate nel territorio circostante. Gli spazi sono stati cintati con siepi di acero campestre “a Gelosia”.

Il giardino, interamente cintato con mura del XV secolo permette di fruire di spazi in maniera assolutamente riservata ed esclusiva. L’Abbazia si sviluppa lungo il corso del fiume Meolo ed ha un giardino di 2 ettari detto Brolo cintato da mura seicentesche, un tempo ad uso esclusivo dei monaci benedettini quale orto, frutteto e giardino di delizia.

La soppressione napoleonica e la dispersione degli arredi

L’Abbazia continuò la sua attività sino alle soppressioni napoleoniche del 1797 conseguenti alla caduta della Serenissima. Incamerato dal Regio Demanio, l’edificio fu abbandonato e spogliato degli archivi e degli arredi, in particolare una pregevole tela del Carpaccio con San Giorgio che uccide il drago, che fu portata nel Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Si arriverà alla sua soppressione ed acquisizione a demanio statale, ad opera di Napoleone Buonaparte, con successiva vendita a nobili veneziani. Solo la chiesa rimase in funzione.

Durante il dominio austriaco, nel 1837 il monastero e gran parte dei beni furono venduti alla famiglia Ninni, la quale tuttora vi dimora. Attualmente l’Abbazia è suddivisa in più proprietà.

L’Abbazia durante la Prima guerra mondiale

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, l’Abbazia era a poca distanza dalla prima linea sulla Piave e vi sono stati allestiti dormitori e magazzini per le truppe italiane. Durante la prima guerra mondiale l’abbazia fu usata come ospedale militare, mentre durante la seconda guerra mondiale fu coinvolta nella resistenza partigiana contro i tedeschi e i fascisti, fino ad essere suddivisa, come è ad oggi, in varie proprietà.

Durante la Prima Guerra Mondiale diviene Centro di Soccorso e Casa del Soldato ma l’esercito austroungarico, nell’estremo tentativo di raggiungere Venezia, danneggia la chiesa e lievemente alcuni fabbricati. Un periodo raccontato dalle iscrizioni e disegni lasciati sui muri dai soldati e numerose fotografie scattate in quei mesi, che testimoniano pure i danni subiti dalla chiesa nel giugno del 1918.

La prima guerra mondiale colpì duramente il paese per la vicinanza al fronte del Piave. Il monastero divenne ospedale militare; un duro bombardamento austriaco distrusse quasi totalmente la chiesa di Monastier e l’attigua Sala della dottrina sociale, ribattezzata Casa del soldato.

Il campanile fu risparmiato dagli austriaci solo perché era utile come riferimento per aggiustare il tiro delle batterie. La località è descritta anche da Ernest Hemingway nei suoi racconti.

Ernest Hemingway e la memoria letteraria del luogo

Qui Ernest Hemingway ha trovato ispirazione per i romanzi Addio alle armi e Di là dal fiume tra gli alberi: arruolatosi volontario nella Croce Rossa nel 1917, partiva dall’Abbazia di Monastier per distribuire beni di prima necessità ai militari italiani in prima linea, spintosi troppo oltre fu ferito a Fossalta di Piave (VE) e trasferito per le cure, ma di quell’esperienza fece tesoro per i futuri romanzi, che gli valsero il premio Nobel per la Letteratura.

Di quei giorni si ricorda la presenza di Ernest Hemingway che nelle scuole di Fornaci venne curato e battezzato con rito cattolico, di Julien Green, accademico di Francia e di molti personaggi che riporteranno nei loro scritti le esperienze in questi luoghi.

Il set cinematografico de “Il Mostro di Venezia”

Nel 1964 le sale e il chiostro dell’Abbazia del Pero sono state set cinematografico del film “Il mostro di Venezia” (nella versione inglese “The Embalmer”, L’imbalsamatore) del regista Dino Tavella, con produzione italo-americana che sfruttò gli spazi interni per girare le scene più significative di questa pellicola horror, dove l’assassino rapisce le sue belle vittime nelle isole di Venezia per nasconderle in un misterioso monastero sotto le acque della Laguna.

Diverte ricordare che i nostri locali, negli anni ’60, divennero set di uno dei primi film horror: “Il Mostro di Venezia” di Dino Tavella con cast italo-americano.

Il recupero del complesso e le attività culturali

Dal 1997 l’Abbazia è Dimora della famiglia Porcellato - Zorzi, che la abita e ne cura i restauri e la valorizzazione, con aperture al pubblico ed eventi. Patrizio Porcellato e Santina Zorzi dal 1997 hanno aperto questa Dimora al pubblico per visite guidate, eventi privati, mostre d’arte e di storia locale, spettacoli di teatro e concerti di musica da camera e jazz.

Il lavoro di recupero intrapreso ci da la possibilità di accogliere i nostri ospiti in questo luogo, ricco di storia e di fascino, sia con eventi culturali che con banchetti e feste private. Sono stati ripuliti gli spazi da superfetazioni che nulla avevano a che vedere con gli usi originari.

Negli spazi del Chiostro Romanico, del refettorio e della tinaia, si svolgono eventi culturali quali incontri, spettacoli, mostre in collaborazione con Enti ed Associazioni. Dal 1997 sono state numerose le occasioni di apertura al pubblico dell’Abbazia per mostre d’arte o fotografia, spettacoli di teatro e concerti di musica da camera o jazz.

Visite guidate

E’ possibile prenotare visite guidate per gruppi o singoli, adulti o scolaresche, con la possibilità di consumare una pausa merenda o un pranzo al sacco in giardino o nella sala delle cantine in caso di maltempo. La visita dura circa 1,5 ore e può essere declinata nei temi di maggior interesse del gruppo, con approfondimento sulla storia e vita medievale, sulla Prima Guerra Mondiale o su materiali e architetture.

Alla visita dell’Abbazia del Pero può seguire una degustazione di vini e cucina km0 con prodotti locali. Le visite guidate sono svolte sia in italiano che in inglese. Aperture possibili durante tutto l’anno.

Eventi, convegni e spazi per la fotografia

L’Abbazia ospita eventi privati fino a 150 persone sedute nel Refettorio affrescato o all’aperto, nel Chiostro Romanico e nel giardino. Gli spazi interni sono dotati di aria condizionata e servizi igienici (anche per persone con mobilità ridotta), con possibilità anche di proiezione e allestimento di giochi di luce.

La disponibilità di spazi permette di organizzare i diversi momenti della giornata secondo un percorso che accompagna gli ospiti alla scoperta di sale o parti del giardino sempre nuovi, anche con meteo variabile o piovoso. Il Frutteto Antico ed il brolo costituiscono una cornice unica per gli aperitivi e i ricevimenti nel verde.

Il Refettorio e gli spazi esterni possono ospitare fino a 200 ospiti per convegni, incontri o workshop aziendali, con possibilità di allestimento di spazi espositivi e momenti conviviali per offrire ai vostri dipendenti e clienti un’esperienza di lavoro diversa dall’ordinario, immersi nella natura e nella calma di questo luogo millenario.

All’interno, una serie di sale, danno la possibilità di organizzare eventi a seconda del gusto, delle necessità e della stagione. Tutto volto ad assecondare, nel rispetto del valore del sito, i gusti e le preferenze dei nostri ospiti.

La leggenda dell’Abbazia dei fantasmi

Nel comune di Monastier sorge l’Abbazia Santa Maria del Pero nota come l’abbazia dei fantasmi a causa di strani suoni e strane visioni che alcuni passanti dicono provenire dal suo interno. Si narra che la vita dell’ abbazia dei fantasmi di Monastier fosse scandita dalla preghiera e dai piccoli gesti dei suoi abitanti e, anche se ad oggi non risuonano più i canti dei monaci e il campanile è muto da tempo, qualcuno passato al crepuscolo racconta di aver udito bisbigli liturgici e fruscii, fino a riuscire a percepire il suono delle campane e delle finestre del chiostro che sbattono fortemente.

Dalla porta della chiesa, poi, pare che una luce preceda una lunga processione di monaci che fa il giro del piazzale, fino a salire su una scala ad oggi inesistente.

Le cantine e la continuità delle funzioni agricole

Vengono tuttora utilizzate le antiche cantine per la produzione del vino da parte dell’azienda agricola F.lli Bozzoli. La Tinaia per la produzione del vino appartiene alle parti del complesso databili tra il ‘500-600.

La presenza delle cantine, del Brolo e del Frutteto Antico conserva il legame tra l’architettura monastica e le attività agricole che per secoli hanno caratterizzato la vita dell’Abbazia.

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