Saluto per il giubileo della congregazione: parole di gratitudine, comunione e missione

Il saluto per il giubileo della congregazione è anzitutto un’espressione di gratitudine a Dio per il cammino compiuto, per le grazie ricevute e per tutte le persone che hanno contribuito alla missione ecclesiale. È anche un invito a vivere il futuro con rinnovata fraternità, nella preghiera, nel servizio e nella fedeltà al carisma ricevuto.

Il giubileo diventa così un tempo di memoria riconoscente, di discernimento e di responsabilità: la celebrazione non rimane un evento isolato, ma chiede di inserirsi nella vita di ogni giorno per fare diventare la misericordia un impegno e uno stile di vita permanente per i credenti.

Un saluto di gratitudine per il cammino della congregazione

Cari fratelli e sorelle laici nella Congregazione: Vi saluto con il cuore gradito al Padre che ci ha permesso di arrivare a quest’oggi, nonostante tante difficoltà e sfide che abbiamo dovuto e dobbiamo ancora affrontare.

Vi sentiamo protagonisti fondamentali della missione che la Chiesa ci ha affidato come Congregazione, perciò in questo Giubileo rendiamo grazie a Dio anche per ciascuno di voi.

Ringrazio ciascuno di voi per essere parte della nostra Famiglia Francis-Petkoviana e per condividere con noi la spiritualità che la nostra Beata Madre Fondatrice, Maria di Gesù Crocifisso ci ha lasciato.

Vorrei anche ringraziarvi per il vostro impegno, la vostra partecipazione attiva e la creatività nelle diverse iniziative portate avanti per commemorare e celebrare questo anno giubilare per il nostro centenario di fondazione dove è stato possibile realizzarli.

Il significato spirituale del giubileo

“È con grande gioia che vi accolgo a conclusione del Giubileo straordinario per esprimere il mio personale ringraziamento per il grande lavoro svolto durante questo Anno Santo”.

“La mia era stata una semplice intuizione quando avevo espresso il desiderio di un Giubileo della Misericordia”, ha raccontato il Papa: “Non avrei mai pensato, invece, che il Signore lo facesse diventare una realtà e che, soprattutto, si potesse celebrare con tanta fede e gioia nelle comunità cristiane sparse per il mondo”.

“La Porta della misericordia aperta in tutte le cattedrali e nei santuari ha consentito che i fedeli non trovassero alcun ostacolo per sperimentare l’amore di Dio”, ha proseguito Francesco: “È successo qualcosa di veramente straordinario che ora richiede di inserirsi nella vita di ogni giorno per fare diventare la misericordia un impegno e uno stile di vita permanente per i credenti”.

Al termine della catechesi, salutando i pellegrini presenti e quanti erano collegati attraverso i media, il Pontefice ha ricordato il Giubileo terminato ieri, 6 gennaio, auspicando che la speranza che lo ha animato non si spenga, «ma rimanga sempre un criterio di orientamento» per l’umanità.

Alla fine dell’anno giubilare, consapevoli di aver vissuto un tempo di grazia, non lasciamo che la speranza che ci ha animato si spenga, ma rimanga sempre un criterio di orientamento che ci guiderà all’incontro con l’umanità per portarle la buona novella del Vangelo.

La porta del centenario e il passaggio verso il futuro

Vi invito a guardare questa immagine che mi ha spronato nell’immaginarci tutti alla soglia di questo portone aperto e che lo stiamo per attraversare.

Lo chiamerei: ¡la porta del nostro centenario!

Cari amici e fratelli, insegnanti, professori, membri dei gruppi missionari, dei gruppi di preghiera, dei gruppi giovanile della Congregazione, dei genitori e le loro famiglie, vi invito a oltrepassare questa porta con noi suore, affinché possiamo continuare a sperimentare insieme la misericordia nei nostri luoghi di lavoro e missione, innanzitutto con i più indifesi, con le loro famiglie e amici e anche con chi la pensa diversamente.

La pandemia provocata dalla Covid19 e le situazioni particolari che stanno attraversando le nostre società, sia in Europa che nell’America Latina e in Africa, ci mettono di fronte a un incrocio, e se si siamo insieme sarà più facile camminare per la strada giusta, abbiamo degli strumenti da utilizzare e che non possiamo tenere solo per noi stessi, dobbiamo condividerle.

Infatti, abbiamo la certezza della fede e la ricchezza di un carisma costruito di opere di misericordia e dell’esperienza di fraternità che ci unisce.

Il carisma vissuto nella fraternità

Insieme facciamo in modo che la “Chiesa in uscita” diventi una realtà.

È ora di evangelizzare con Maria Petković e San Francesco d'Assisi! con nuovo slancio e ardore, con nuovi metodi e mezzi, con determinazione e perseveranza, con tenerezza e misericordia, senza sgomento né paura.

Con la vostra testimonianza di vita e con le opere che svolgete nel campo missionario, educativo e sanitario, insieme alle suore, fatte sì che questo carisma, dono dell'Altissimo, continui ad accompagnare e illuminare le debolezze e le fragilità del mondo d’oggi.

La fraternità e la carità reciproche sono dimensione essenziale dell’essere e del «fare» il prete.

C’è, però, ancora di più: lo stare in due e non da soli è anche la condizione per avere accanto a sé il Signore, il quale ha promesso che dove sono due, o tre riuniti nel suo nome, egli è lì in mezzo a loro (cf. Mt 18,20).

La missione come servizio condiviso

Il vangelo oggi proclamato ci domanda pure altre cose, come quella di essere come dei precursori del Signore, inviati davanti a lui in ogni città e luogo dove egli sta per recarsi.

Ci chiede, perciò, di essere - come il primo Precursore - pronti a rimpicciolirci per fare spazio a Cristo (cf. Gv 3,30).

Questa comunione mi conforta davvero e m’incoraggia, soprattutto se la considero alla luce di quanto abbiamo insieme ascoltato durante la lettura del Vangelo: «Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi».

Possiamo domandarci: perché li inviò a due a due?

È san Gregorio magno a darci una decisiva risposta, che si potrebbe riassumere così: li inviò a due a due perché potessero vivere la carità.

Se, infatti, manca l’amore reciproco, qualsiasi azione pastorale è inutile e vana.

La Rete Mondiale di Preghiera del Papa incarna il duplice spirito del Giubileo, unendo la contemplazione alle opere di misericordia rivolte “agli ultimi”.

Penso che la Rete Mondiale di Preghiera darà un contributo molto importante al Giubileo, aiutando le persone e le comunità a viverne lo spirito, come un cammino in cui si coniugano inseparabilmente preghiera e compassione, preghiera e vicinanza agli ultimi, preghiera e opere di misericordia.

La preghiera e la misericordia

Mi piace che questa spiritualità voi la chiamiate “cammino del Cuore”.

E vorrei leggere questa espressione in un duplice senso: è il cammino di Gesù, del suo Cuore sacro, attraverso il mistero di incarnazione, passione, morte e risurrezione; ed è anche il cammino del nostro cuore, ferito dal peccato, che si lascia conquistare e trasformare dall’amore.

In questo cammino del cuore ci guida, come sempre, la nostra Madre, Maria, che ci precede nel pellegrinaggio della fede e della speranza e lei ci insegna a custodire - custodire - nel cuore le parole e i gesti di Gesù.

Questo - lo sapete bene - è opera dello Spirito Santo: non c’è cammino del cuore con Cristo senza l’acqua viva dello Spirito Santo.

Chiedo nostra beata Madre di intercedere presso Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, affinché possa benedirvi, proteggervi e ottenervi tutti i doni di cui avete bisogno per vivere in grazia, salute, lavoro, armonia e felicità.

La responsabilità di essere inviati

Non tutto, però, è così rassicurante perché quanto alla missione il vangelo aggiunge un’altra parola: «Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi»!

Invece ha detto proprio: come agnelli fra lupi e quest’immagine mette in luce la nostra fragilità, vulnerabilità e pure il nostro rischio, giacché potrebbe accaderci di pensare che noi siamo sempre i buoni e gli altri sempre i cattivi.

Certamente la missione richiede coraggio, ma non si fonda sulla forza o sulla contrapposizione: il discepolo è chiamato a portare la grazia, a custodire la mitezza e a testimoniare la misericordia.

«Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi. Questo genere di animali sono in antitesi tra di loro, tanto che l’uno divora l’altro. Ma il buon pastore ignora che cosa sia aver paura dei lupi per il suo gregge, e pertanto questi discepoli non sono mandati a far preda, ma a dare la grazia, perché la premura vigile del buon pastore fa sì che i lupi non possano osare nulla contro gli agnelli. E manda gli agnelli fra i lupi affinché avesse compimento quella parola: Allora lupi e agnelli pascoleranno insieme» (Exp. ev. sec. Lucam VII, 46: PL 15, 1710).

Forse sono un po’ anche queste le ragioni per cui nel Messale romano la Chiesa ci fa domandare al Signore di renderci degni ministri dell’altare, annunciatori forti e miti del suo Vangelo.

La fedeltà al Vangelo e alla Parola

Ad ogni modo, facendo oggi la memoria di san Girolamo non possiamo trascurare il suo ammonimento, ripreso pure dal Vaticano II nella conclusione (cf. n. 25) della costituzione Dei Verbum: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».

Commentandola, Papa Francesco ha scritto così: «La missione dei servitori della Parola - vescovi, sacerdoti, religiosi e laici - è quella di promuovere e favorire questo incontro, che suscita la fede e trasforma la vita» (Discorso [scritto] alla FEBIC, 19 giugno 2015).

La missione della congregazione trova nella Parola di Dio la propria luce, il proprio orientamento e la sorgente della capacità di servire ogni persona con rispetto, compassione e fedeltà.

Il cristiano è chiamato a partire con gioia per portare il Vangelo del Regno di Dio, Regno di amore, di giustizia e di pace, a tutto il mondo.

Un saluto rivolto a tutta la famiglia della congregazione

Saluto in particolare i cardinali, gli arcivescovi e vescovi, i sacerdoti concelebranti: nella parola di Gesù tutti noi troviamo grande conforto per il nostro ministero.

Un pensiero cordiale lo rivolgo pure a chi, impossibilitato a intervenire, è spiritualmente unito alla nostra preghiera.

Saluto il nuovo Direttore, Padre Cristóbal Fones, al quale auguro buon lavoro; ed esprimo la mia gratitudine al Padre Fornos - è stato bravo Fornos… bravo, bravo, bravo! Un grande! - per il servizio che ha fatto.

Saluto tutti voi, membri dell’Ufficio internazionale, Coordinatori continentali, Consiglieri di amministrazione, Partner permanenti e, in particolare, coloro che sostengono la Fondazione per assicurare stabilità e slancio all’attività.

Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua portoghese, specialmente ai responsabili delle Sante Case di Misericordia provenienti dalla Diocesi di Bragança-Miranda, in Portogallo.

Rivolgo un cordiale saluto alle persone di lingua francese, in particolare ai pellegrini provenienti dalla Costa d’Avorio e dalla Francia.

Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese.

Saluto cordialmente i polacchi!

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana.

La comunità dei laici e la partecipazione alla missione

Cari laici, con queste semplice parole ma piene di gratitudine per tutte le grazie ricevute in questo primo secolo di vita nella Chiesa e specialmente quelle ricevute in questo tempo, dichiaro, il giorno 4 ottobre 2020, la chiusura dell’Anno Giubilare proclamato in occasione del centenario di fondazione della Congregazione Figlie della Misericordia del TOR di san Francesco.

La celebrazione del giubileo coinvolge l’intera famiglia spirituale: suore, laici, insegnanti, professori, gruppi missionari, gruppi di preghiera, giovani, genitori e famiglie.

La vostra presenza rende visibile che il carisma non appartiene soltanto a una singola persona o a una sola comunità, ma vive attraverso relazioni, responsabilità condivise e opere concrete.

Con la vostra testimonianza di vita e con le opere che svolgete nel campo missionario, educativo e sanitario, insieme alle suore, fatte sì che questo carisma, dono dell'Altissimo, continui ad accompagnare e illuminare le debolezze e le fragilità del mondo d’oggi.

Un messaggio per il nuovo cammino

“Tutti voi, in diversi modi, avete reso possibile che questo evento di grazia si celebrasse in maniera sicura, con grande afflusso di pellegrini e in modo da far emergere il profondo valore spirituale che il Giubileo rappresenta” - ha detto Francesco.

La celebrazione di un giubileo chiede di custodire la memoria, ma anche di trasformare la memoria in un impegno rinnovato.

Alla fine dell’anno giubilare, consapevoli di aver vissuto un tempo di grazia, non lasciamo che la speranza che ci ha animato si spenga, ma rimanga sempre un criterio di orientamento che ci guiderà all’incontro con l’umanità per portarle la buona novella del Vangelo.

Andate avanti con gioia, sempre con gioia, collaborando tra di voi.

Vi benedico di cuore.

Invocazione finale

Concludeva - e così anche io concludo - invocando Maria, «la “Serva del Signore”, che è beata poiché “ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,45)».

Ella ci accompagni tutti nel nostro lavoro e ci conforti nel cammino della nostra vita cristiana.

Chiedo nostra beata Madre di intercedere presso Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, affinché possa benedirvi, proteggervi e ottenervi tutti i doni di cui avete bisogno per vivere in grazia, salute, lavoro, armonia e felicità.

Con affetto fraterno, vi saluta M. Cristina Orsillo cfm Superiora generale 2015 - 2021

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