Sacerdote egizio Rakos: il personaggio misterioso tra Egitto antico e avventura di Tex

Rakos è l’antagonista egizio di una tipica avventura di Tex dall’impronta misteriosa ed esoterica, nella quale compare anche il Morisco e un elemento egizio insolitamente collocato nel cuore del Messico. Il personaggio è presentato come un millenario stregone tormentato da una maledizione e legato a un nome segreto la cui pronuncia può condannarlo a morte.

La presenza di una piramide e di uno stregone egizio nel territorio messicano viene giustificata attraverso un espediente narrativo che rende plausibili circostanze altrimenti poco realistiche. L’ambientazione egizia non è quindi un semplice elemento decorativo, ma costituisce una parte essenziale della vicenda e contribuisce a definire il carattere enigmatico e soprannaturale di Rakos.

Rakos e l’elemento egizio nell’avventura di Tex

Tipica avventura di Tex di stampo prettamente misterioso ed esoterico, con l'immancabile e gradita presenza del Morisco, con in più la presenza dell'inedito elemento egizio, che sia pur per ovvi motivi assai insolito per un'avventura in terra messicana risulta invece assai ben contestualizzato nella vicenda, grazie alla sapiente gestione ed all'inventiva di Gianluigi Bonelli.

Ho trovato infatti assai convincente l'espediente da lui scelto per giustificare la presenza di una piramide e di un millenario stregone egizio nel cuore del Messico, una trovata che a mio parere, nel contesto di una storia di siffatta impostazione, ha reso plausibili circostanze che, se considerate con piglio più realistico, non risulterebbero affatto tali.

L’inedito elemento egizio risulta quindi ben contestualizzato nella vicenda, nonostante la sua evidente lontananza geografica e storica dall’ambientazione messicana. La piramide e il millenario stregone non interrompono il tono dell’avventura, ma rafforzano l’atmosfera di mistero, magia e minaccia soprannaturale.

Piramide egizia nel deserto messicano

La struttura della storia

Personalmente, non mi è affatto dispiaciuta la suddivisione della storia in una prima parte "introduttiva", in cui di azione se ne è vista poca ma in compenso è stata presentata per bene la vicenda in tutti i suoi aspetti, ed in una seconda parte decisamente più adrenalinica.

La prima parte permette di conoscere gradualmente la situazione, i protagonisti e la natura della minaccia. La seconda parte porta invece la vicenda verso lo scontro e aumenta il ritmo, trasformando il mistero iniziale in un confronto diretto con Rakos e con le forze che lo sostengono.

Rakos/Sokar, lo stregone maledetto

Superbamente caratterizzato l'antagonista Rakos/Sokar, circa il quale dopo questa ennesima lettura mi sento di condividere l'opinione recentemente espressa da Barbanera: trattasi, per come è stato mostrato, di un personaggio assai tormentato, in virtù di una imperdonabile leggerezza commessa millenni addietro, che passa da momenti in cui sembra l'incarnazione della pura malvagità (intesa come comportamento innato, come fosse la sola inclinazione che conosce e che porta avanti solo per assecondarla, quindi non in conseguenza di libero arbitrio) ad altri in cui muove quasi a compassione, consapevole del fatto che prima o poi si imbatterà in qualcuno che pronuncerà il suo impronunciabile nome segreto e lo condannerà a morte.

Rakos/Sokar non è dunque rappresentato come un antagonista privo di profondità. La sua malvagità convive con la consapevolezza della propria condizione e con la paura di un destino ineluttabile, creando un contrasto tra la minaccia che incarna e la sofferenza che porta dentro di sé.

La sua storia è legata a un’imperdonabile leggerezza commessa millenni addietro, alla maledizione che pende su di lui e alla possibilità che qualcuno scopra e pronunci il suo nome segreto. Questo elemento conferisce al personaggio una dimensione tragica, perché Rakos non è soltanto colui che impone terrore agli altri, ma anche colui che vive nell’attesa della propria possibile condanna.

Il nome segreto e la maledizione

Da questo punto di vista, oserei anzi dire che Rakos non dimostra di avere le idee particolarmente chiare: per quanto sembri sopportare con fatica il peso della maledizione che pende su di lui, anziché giungere a sperare che arrivi presto il momento in cui qualcuno pronunci il suo nome segreto (almeno, al suo posto io credo mi sarei comportato in tal modo ), nel momento in cui apprende che Morisco conosce il suo segreto ed è in grado di recargli la morte fa il diavolo a quattro (letteralmente) e tenta l'impossibile per fermare i pards.

Il comportamento di Rakos rivela così una contraddizione fondamentale. Da una parte sembra soffrire per la propria condizione e sapere che la maledizione prima o poi potrebbe concludersi; dall’altra, quando Morisco scopre il segreto e diventa capace di ucciderlo, Rakos reagisce con ogni mezzo possibile per impedire che ciò accada.

La conoscenza del nome segreto trasforma Morisco nella minaccia più concreta per lo stregone. Rakos non può limitarsi ad affrontare i pards sul piano della forza, perché il pericolo che essi rappresentano riguarda direttamente il fondamento della sua esistenza e il meccanismo stesso della maledizione.

il suo nome era sinonimo di illusione: le vere origini del mago che parlava tutte le lingue conte...

La tribù degli yaquis al servizio di Rakos

La tribù di yaquis al suo servizio, invece, rappresenta a mio avviso uno dei punti deboli della storia: non è ben chiaro quali vantaggi essi abbiano ottenuto dall'asservimento al sinistro Rakos, se non essere temuti e di fatto emarginati persino dalle altre tribù di yaquis presenti nella zona, ma soprattutto ho fatto fatica a comprendere la loro eccessiva arrendevolezza quando, dopo aver tentato invano di respingere Tex ed i pards all'imgresso della valle, non hanno mosso un dito nel momento in cui li hanno visti in procinto di entrare nel tempio e spedire Rakos nel mondo dei più.

Il rapporto tra Rakos e gli yaquis rimane quindi meno convincente rispetto alla caratterizzazione dello stregone. Non è ben definito il vantaggio concreto ottenuto dalla tribù attraverso il suo asservimento, mentre sono evidenti le conseguenze negative: gli yaquis vengono temuti e finiscono emarginati persino dalle altre tribù della zona.

La loro arrendevolezza nella fase decisiva appare particolarmente problematica. Dopo avere tentato invano di fermare Tex e i pards all’ingresso della valle, gli yaquis non intervengono quando i protagonisti stanno per entrare nel tempio e porre fine al dominio di Rakos.

Certo, avevano appena subìto una pesantissima batosta ed avevano da tempo capito che la "cuccagna" era prossima a terminare, ma dal mio punto di vista si sono rassegnati sin troppo docilmente al destino che li attendeva, o magari più probabilmente dello stregone a loro non poteva fregare di meno (in ambedue i casi, il loro comportamento cozzerebbe non poco con l'atteggiamento deferente e devoto con cui si ponevano nei confronti dello stregone).

Il comportamento degli yaquis dopo la sconfitta

Altro aspetto da non sottovalutare, il mancato incontro ravvicinato tra loro e Tex una volta cessato il pericolo: strano che Tex, diversamente da quanto accaduto in circostanze simili ed in altre vicende, non si sia sentito in dovere di lanciare loro l'ammonimento a rigare dritti.

Il mancato confronto ravvicinato tra Tex e gli yaquis dopo la fine del pericolo lascia così irrisolta una parte della vicenda. In circostanze simili, Tex avrebbe potuto rivolgere loro un ammonimento, ma questo momento non viene sviluppato.

ElementoFunzione nella vicenda
Rakos/SokarAntagonista e millenario stregone egizio
MoriscoConoscitore del segreto capace di minacciare Rakos
PiramideElemento egizio inserito nel cuore del Messico
Nome segretoSegreto la cui pronuncia può condannare Rakos a morte
Tribù degli yaquisForza asservita al sinistro Rakos
Tex e i pardsAvversari che tentano di raggiungere il tempio

Il legame con l’antico Egitto

La necropoli di Saqqara, vicino al Cairo, continua a svelare nuove sorprese provenienti dal passato. Questa volta è stato il turno di una tomba egizia risalente ad oltre 4000 anni fa e che apparteneva ad un sacerdote chiamato “Wahtye”.

Una macchina del tempo sepolta nel deserto, a cinque metri di profondità, che ha conservato intatti per millenni, come in uno scrigno, i suoi tesori: la tomba di un sacerdote di nome Wahtye, vissuto nell'antico Egitto ai tempi delle Piramidi di Giza, è stata scoperta a Saqqara, un sito archeologico a sud del Cairo che in antichità serviva da necropoli per Menfi, capitale dell'Antico Regno.

La tomba risale a 4.400 anni fa e contiene decine di statue e rilievi a colori perfettamente conservati, iscrizioni dettagliate sul dignitario deceduto e sulla sua famiglia nonché scorci pittorici di vita quotidiana dell'epoca. Gli archeologi che l'hanno riportata alla luce con una serie di scavi iniziati a novembre e non ancora terminati hanno parlato di una scoperta "unica", come non se ne facevano almeno da un decennio.

Tomba del sacerdote Wahtye a Saqqara

La tomba del sacerdote Wahtye

Il sepolcro si nascondeva sotto cinque metri di terra e ha nascosto per millenni le spoglie del sacerdote che visse circa 4.400 anni fa, al tempo della V dinastia, quando cioè iniziarono ad essere costruite le piramidi di Giza.

L'importante reperto è rimasto pressoché intatto per tutto questo tempo e al suo interno gli archeologici hanno rinvenuto un vero tesoro: pitture perfettamente conservate ritraenti scene di vita quotidiana, iscrizioni narranti la vita del defunto e della sua famiglia (c'è anche la moglie Weret Ptah e la madre Merit Meen), rilievi e decine di statue con ancora gran parte dei colori originali.

Gli esperti hanno descritto il ritrovamento come uno dei più importanti degli ultimi decenni! Statue e basso rilievi hanno mantenuto praticamente intatto il colore originale.

Chi era Wahtye

A dircelo sono le stesse scritte scolpite all'interno del monumento funebre: l'uomo servì sotto il faraone Neferirkare Kakai, sovrano della Quinta Dinastia - che governò l'Egitto più o meno dal 2.500 a.C al 2.350 a.C.

Wahtye serviva il faraone Neferirkare Kakai, terzo re della Quinta Dinastia, una famiglia che governò l'Antico Egitto per meno di due secoli, dal 2.500 al 2.350 a.C.

Il nome del deceduto si legge sui geroglifici che decorano la porta di ingresso della tomba, che declamano anche i suoi titoli onorifici: sacerdote per la purificazione reale, supervisore reale, ispettore della barca sacra (un battello rituale che si pensava accompagnasse i faraoni nell'Aldilà).

Whaye quindi fu sacerdote "per la purificazione reale", supervisore reale e ispettore della barca sacra, una specie d'imbarcazione utilizzata per scopi religiosi e che gli Egizi pensavano i faraoni nel viaggio verso l'Aldilà.

Decorazioni, statue e scene di vita quotidiana

Rilievi a colori con Wahtye, sua moglie Weret Ptah e sua madre Merit Meen decorano le pareti, su cui si trovano anche scene di lavoro del periodo di attività dell'uomo, con persone intente a cacciare, navigare, compiere offerte religiose e produrre vasellame e altri oggetti funerari.

Il pigmento in particolare cattura l'attenzione perché ricopre ancora totalmente sculture e decorazioni, come doveva essere in origine. Le immagini non mostrano soltanto il defunto e la sua famiglia, ma offrono anche scorci della vita quotidiana, del lavoro, dei rituali religiosi e della produzione di oggetti destinati al mondo funerario.

Grandi statue dipinte a colori del sacerdote e dei suoi familiari riempiono 18 nicchie sulle pareti, mentre altre 26 nicchie vicino al pavimento ospitano sculture di un'altra persona non ancora identificata in varie posizioni, in piedi o seduta a gambe incrociate come uno scriba.

Le camere sepolcrali ancora sigillate

Nella tomba gli archeologi egiziani hanno individuato cinque camere sepolcrali, una delle quali è aperta e vuota: le altre sono ancora sigillate e potrebbero custodire il sarcofago del sacerdote insieme al suo corredo funebre.

La tomba però non ha ancora mostrato tutti i suoi segreti. Nel sepolcro ci sono ancora quattro camere sigillate. Probabilmente in una di esse è conservato il sarcofago di Whatye, ma a questo punto gli studiosi sperano in qualche altra sorpresa preziosa.

Gli scavi proseguiranno a gennaio.

Atmosfere misteriose e resa grafica

Comunque sia, il mio personale giudizio su questa storia non può che essere positivo, grazie anche al tratto di Letteri, davvero un fuoriclasse nel saper rendere egregiamente atmosfere orrorifiche e misteriose.

Il tratto di Letteri contribuisce a dare forma visiva al carattere oscuro della vicenda. Le atmosfere orrorifiche e misteriose sostengono il tono esoterico dell’avventura e valorizzano la presenza della piramide, del tempio e dello stregone egizio.

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