Don Ruggero Conti è un ex sacerdote romano condannato in via definitiva a 14 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata nei confronti di sette adolescenti, episodi contestati tra il 1998 e il 2008. La condanna è stata ridotta in appello rispetto ai 15 anni e 4 mesi inflitti in primo grado, perché tre episodi sono stati dichiarati prescritti.
La vicenda giudiziaria è iniziata con l’arresto del 29 giugno 2008 e si è conclusa con la sentenza della Corte di Cassazione del 2015, che ha confermato la regolarità del processo e la responsabilità penale dell’ex parroco. Nel settembre 2017 Conti è evaso dalla struttura sanitaria di Genzano in cui si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute ed è stato rintracciato a Milano, dove è rimasto piantonato in una struttura sanitaria.
Chi è Ruggero Conti
Don Ruggero Conti, 64 anni, è stato parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima, nella zona periferica romana di Selva Candida. Prima dell’incarico nella capitale era stato educatore dell’oratorio San Magno di Legnano e insegnante di educazione sessuale alle scuole Bonvesin de la Riva.
Nel 2008 era stato anche garante delle Politiche per le periferie e per la famiglia del sindaco di Roma Gianni Alemanno alle elezioni del 2008. La sua attività pubblica e pastorale si è interrotta nel 2008, quando sono emerse le accuse relative agli abusi commessi nei confronti di minori.
Don Ruggero Conti non poteva più svolgere il suo ministero pubblicamente dal 2008 ed era poi stato sospeso “a divinis”, cioè dai ministeri divini, come previsto dal diritto canonico, dal 2011.
Le accuse e gli episodi contestati
L’ex parroco era accusato di aver abusato di sette ragazzini che frequentavano la parrocchia di Selva Candida, a Roma. I minori erano stati affidati al sacerdote nell’oratorio della chiesa e durante alcuni campi estivi.
Gli episodi contestati a don Ruggero Conti sarebbero avvenuti dal 1998 al 2008. Al legnanese don Ruggero Conti, condannato a Roma per il reato di pedofilia nei confronti di sette ragazzi (uno dei quali ancora minorenne), tutto sommato è già andata bene: nel processo di primo grado, celebrato nel 2011, il pm della Procura di Roma Francesco Scavo aveva chiesto una condanna a 18 anni.
Secondo una denuncia, il sacerdote avrebbe attratto le sue 'vittime' con regali che le loro famiglie non potevano permettersi. Gli furono attribuite sette violenze, accuse dalle quali si è dovuto difendere in tribunale dove le udienze sono state caratterizzate dalla presenza di due gruppi di parrocchiani.
L’inchiesta e l’arresto del 2008
La vicenda giudiziaria prese il via il 29 giugno del 2008 quando don Ruggero fu arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci. A dare il via all’indagine era stata la denuncia di un altro prete.
La vicenda giudiziaria prese il via il 29 giugno del 2008 quando don Ruggero fu arrestato. Secondo una denuncia, il sacerdote avrebbe attratto le sue 'vittimè con regali che le loro famiglie non potevano permettersi.
Nel 2008 era stato a Regina Coeli per qualche mese, poi, venute meno le esigenze di carcerazione preventiva, aveva seguito i tre gradi di giudizio da uomo libero.
Gli furono attribuite sette violenze, accuse dalle quali si difese in Tribunale alla presenza di due diversi gruppi parrocchiani della chiesa di Selva Candida. Uno era formato dagli estimatori del religioso, che addirittura indossavano magliette con slogan inneggianti a don Ruggero, e uno di detrattori, pienamente convinti che le accuse mosse al sacerdote fossero state pienamente dimostrate.
La sentenza di primo grado
Ruggero Conti fu condannato in primo grado nel marzo 2011 a 15 anni e 4 mesi di reclusione. L'accusa contestava a Ruggero Conti di aver abusato - tra il 1998 e il 2008 - di sette bambini che frequentavano la parrocchia di Selva Candida, a Roma.
La VI sezione del tribunale di Roma motivò la condanna con l'esistenza di una "immediata, diretta, coerente, sincera e partecipata narrazione compiuta in dibattimento dalle vittime". Per i giudici, invece, la tesi del 'complotto' sostenuta dalla difesa era "rimasta indimostrata".
Quattordici anni e due mesi di reclusione per Ruggero Conti, l'ex parroco romano accusato di aver abusato di alcuni bambini che frequentavano la sua parrocchia. È questa la decisione della III Corte d'appello di Roma, che ha leggermente ridotto la condanna del prelato rispetto ai 15 anni e 4 mesi del primo grado.
La riduzione della pena in appello
A maggio del 2013 la condanna, in appello, era stata ridotta a 14 anni e 2 mesi, perché nel frattempo erano finiti in prescrizione tre degli episodi contestati al sacerdote. La scelta è dettata dalla prescrizione per tre episodi contestati.
La terza corte d'appello di Roma, presieduta da Mineo, ha diminuito la pena per il prelato perché ha ritenuto prescritti tre episodi di abusi avvenuti fino al 2000 e per questo prescritti nel novembre dello scorso anno.
Oggi, nel processo d'appello davanti alla III Corte d'appello di Roma presieduta da Ernesto Mineo, il pg Giancarlo Amato aveva chiesto la condanna di Conti a 14 anni sei mesi e 15 giorni di reclusione, ritenendo nel frattempo prescritti due degli episodi contestati. Dopo due ore di camera di consiglio, la sentenza d'appello: condanna a 14 anni e due mesi di reclusione e 'non doversi procedere per intervenuta prescrizione' per tre delle imputazioni.
| Fase del procedimento | Esito |
|---|---|
| Primo grado, marzo 2011 | 15 anni e 4 mesi di reclusione |
| Appello, maggio 2013 | 14 anni e 2 mesi di reclusione |
| Cassazione, marzo 2015 | Conferma della condanna |
| Pena residua indicata nel 2017 | 11 anni, 10 mesi e 19 giorni |
La sentenza della Corte di Cassazione
Il verdetto della Cassazione ha confermato la condanna. La sentenza della Suprema Corte era arrivata nel marzo 2015: il processo era stato regolare, nessun dubbio o vizio di forma.
Gli avvocati di don Ruggero comunque non si erano dati per vinti, e avevano presentato ricorso in Cassazione. A quel punto non c’era più fretta, non c’era pericolo che l’intero processo finisse in nulla per l’intervenuta prescrizione dell’ultimo reato (prevista per il 2018).
La Corte di Cassazione ha quindi lasciato ferma la responsabilità penale stabilita nei precedenti gradi di giudizio, mentre la riduzione della pena era già derivata dalla prescrizione di tre episodi contestati.
Il risarcimento alle parti civili
Presente in aula, Don Ruggero Conti è stato condannato anche al risarcimento dei danni alle parti civili, che dovranno essere valutati in separata sede. Nel procedimento, oltre ad alcune vittime, si sono costituiti parte civile il Comune di Roma e Mario Staderini, dei radicali.
"Esprimiamo grande soddisfazione per la sentenza della corte d'appello - ha detto l'avvocato di parte civile Fabrizio Gallo - poiché la tesi dell'accusa è stata rispettata. Riteniamo che con questo appello si è finalmente scritta la parola fine a questa vicenda".
Nel dicembre 2018 veniva riferito che le persone offese e le loro famiglie non avevano ottenuto il risarcimento stabilito dai giudici. «Abbiamo appreso che l’ex parroco don Ruggero Conti, condannato in giudicato per violenze su sette ragazzini tra i 13 e i 17 anni, è stato di nuovo scarcerato e si trova ai domiciliari in un istituto religioso, nonostante sia già evaso dai domiciliari a settembre del 2017» è l’allarme lanciato da Roberto Mirabile e Nino Marazzita dell’associazione La caramella buona onlus.
L’esecuzione della pena e il trasferimento in detenzione
Undici mesi dopo la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha certificato la regolarità del processo, venerdì 5 don Ruggero Conti è tornato in prigione: tra un rinvio e l’altro il dispositivo di esecuzione della sentenza emessa nel 2013 dalla Corte d’Appello di Roma era stato trasmesso tre giorni fa.
Ieri l’altro i carabinieri della Compagnia Tuscania erano andati ad arrestare il sacerdote e lo avevano portato in un istituto religioso protetto. Poi il trasferimento in carcere, dove in base alla sentenza dovrà restare per un totale di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni.
L'ex parroco era stato arrestato dai carabinieri alcuni anni fa con l'accusa di aver abusato di sette ragazzini, per fatti risalenti tra il 1998 e il 2008 durante il suo operato nella parrocchia del quartiere romano di Selva Candida.
Fino ad agosto l’ex parroco stava scontando i domiciliari a Viterbo. Poi aveva fatto richiesta e ottenuto il trasferimento in clinica per motivi di salute.
Gli arresti domiciliari per motivi di salute
Don Ruggero Conti, condannato in Cassazione a 14 anni e due mesi per violenze sessuali su minori, era sottoposto agli arresti domiciliari per ragioni di salute. Dalla detenzione domiciliare a Viterbo era stato trasferito temporaneamente in una casa di cura di Genzano, nella zona dei Castelli Romani.
L'ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima, a Selva Candida, condannato in Cassazione a 14 anni e due mesi per pedofilia, si era allontanato in taxi dalla casa di cura dove si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute: sapeva che era imminente la revoca del provvedimento e che sarebbe andato in carcere a scontare ciò che resta della pena, 11 anni.
Tra l’altro don Ruggero, che oggi ha 63 anni, è molto malato: nessun pericolo di fuga, per mettere la parola fine a questa bruttissima storia la Corte d’Appello si è presa tutto il tempo. Gli avvocati di don Ruggero l’avevano annunciato da tempo, ora la battaglia continua per cercare di dimostrare che le condizioni di salute del sacerdote (sospeso a divinis nel 2011) sono incompatibili con il regime carcerario.
L’evasione dalla clinica di Genzano
Martedì scorso, 26 settembre, l’ex parroco di Selva Candida si è allontanato in taxi dalla casa di cura di Genzano, zona Castelli Romani. È stato il personale della struttura a dare l’allarme.
Ha preso un taxi ed è fuggito dalla casa di cura di Genzano, dove stava scontando i domiciliari. Don Ruggero Conti, l'ex parroco condannato nel 2013 per violenza sessuale su minorenni a 14 anni e due mesi, è evaso martedì scorso, facendo perdere le proprie tracce.
La fuga di Don Ruggero è avvenuta lo scorso 26 settembre, quando i responsabili della struttura sanitaria dove era ospite hanno allertato i carabinieri indicando loro la fuga dell'ex prelato, a quanto sembra a bordo di un taxi preso poco distante da dove era ricoverato.
Condannato al regime degli arresti domiciliari, l'ex parroco della chiesa di Selva Candida stava espiando la propria pena nella sua abitazione nel viterbese, dalla quale aveva ottenuto il permesso, per motivi di salute, a trasferirsi temporaneamente nella struttura sanitaria dei Castelli Romani.
Le ricerche e il ritrovamento a Milano
I carabinieri della Compagnia di Velletri, allertati dai responsabili della clinica di Genzano, si sono subito messi al lavoro, analizzando le celle di telefonia mobile a cui il cellulare dell’ex parroco si agganciava, per ricostruire i movimenti dell’uomo.
L’attività d’indagine nelle scorse ore ha consentito di accertare che il fuggitivo aveva usufruito di un taxi per farsi trasportare a Roma, pagando la corsa con una carta di credito. Le incessanti attività di ricerca hanno consentito di rintracciare il 64enne presso una struttura sanitaria di Milano.
La circostanza che si trovasse a Milano era altresì confermata dal suo difensore che si era messo in contatto con i carabinieri. I carabinieri della Compagnia di Milano Porta Monforte, avuto l’input dai colleghi di Velletri, hanno provveduto a rintracciarlo.

Don Ruggero Conti, l’ex prete condannato a 14 anni per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori evaso tre giorni fa da una clinica vicino a Roma dove si trovava ai domiciliari, è stato ritrovato a Milano.
I carabinieri lo hanno rintracciato in una struttura sanitaria del capoluogo lombardo e lo hanno arrestato. Don Ruggero Conti, 64 anni, evaso martedì da una clinica a Genzano, ai Castelli romani, è piantonato a Milano, al San Raffaele.
La fuga è durata di 24 ore. La latitanza è durata dall’alba al tramonto, ma il sacerdote è stato comunque denunciato per evasione.
La revoca dei domiciliari e la pena residua
Il 63enne ha fatto perdere le proprie tracce prima che i carabinieri gli potessero notificare la revoca del provvedimento cautelare dei domiciliari, con il successivo trasferimento in una casa circondariale.
All’uomo è stato notificato un ordine di esecuzione di espiazione di pena detentiva a seguito di revoca della detenzione domiciliare, emesso in data 26 settembre 2017 dall’ufficio esecuzioni penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma, dovendo ancora espiare la pena residua della reclusione in carcere pari ad anni 11, mesi 10 e giorni 19.
Ora si trova piantonato presso la struttura sanitaria milanese. La latitanza è durata dall’alba al tramonto, ma il sacerdote è stato comunque denunciato per evasione.
Le vicende successive sulla detenzione
Nel dicembre 2018 il carcere pareva essere destinato a rimanere un tabù per don Ruggero Conti, religioso sospeso “a divinis” dal sacerdozio nel 2011, condannato in via definitiva a 14 anni per pedofilia e con una pena poi diventata di 11 anni e 10 mesi per prescrizione.
«Abbiamo appreso che l’ex parroco don Ruggero Conti, condannato in giudicato per violenze su sette ragazzini tra i 13 e i 17 anni, è stato di nuovo scarcerato e si trova ai domiciliari in un istituto religioso, nonostante sia già evaso dai domiciliari a settembre del 2017 e nonostante l’esito dell’ultima perizia psichiatrica richiesta nell’autunno del 2017 dal tribunale di Roma che definisce il prete un simulatore e manipolatore in condizioni di salute compatibili con i centri clinici interni dei penitenziari».
«Chiediamo a questo punto una risposta chiara e univoca anche da parte delle istituzioni italiane rispetto alle istanze di giustizia dei ragazzi abusati da don Conti e delle loro famiglie, le quali non hanno mai ottenuto né dal sacerdote né per suo conto dalla Curia o dalla Santa Sede il risarcimento che il prete è stato condannato dai giudici a pagare».
Oltre il danno, l’ennesima beffa quindi per le vittime degli abusi, sanciti tali dal tribunale, commessi dal religioso. Nessun risarcimento - l’uomo risulterebbe nullatenente - e neanche un giorno di carcere per una persona che è stata condannata in via definitiva.
Il legame con Legnano
L’arresto di don Ruggero Conti mette la parola fine a un procedimento penale che aveva profondamente scosso la città di Legnano. Durante il processo di primo grado, a Roma erano stati chiamati a testimoniare anche diversi legnanesi che negli anni Ottanta da ragazzi avevano frequentato l’oratorio di San Magno.
Benché gli episodi fossero prescritti da tempo, la città si era spaccata in due: chi sosteneva che anche prima di diventare sacerdote Ruggero Conti avesse sempre avuto un atteggiamento ambiguo, e chi invece lo difendeva senza riserve.
Nel Legnanese, infatti, l’uomo ha diversi parenti e quindi probabilmente riteneva più comodo «avvicinarsi a casa». Ora i domiciliari in una struttura religiosa.
Il dibattito pubblico e il processo
Le udienze sono state caratterizzate dalla presenza di due gruppi di parrocchiani. Uno formato dagli estimatori del religioso, che addirittura indossavano magliette con slogan inneggianti a don Ruggero, e uno di detrattori, pienamente convinti che le accuse mosse al sacerdote fossero state pienamente dimostrate.
Ad assistere al processo c’erano anche una ventina di sostenitori di Ruggero Conti. Tra loro la sorella del prete, scoppiata in lacrime durante la lettura della sentenza.
La vicenda coinvolse anche il rapporto tra istituzioni, Chiesa e giustizia penale, come emerge dall’intervista a Mario Staderini sulla vicenda di Ruggero Conti, parroco della periferia di Roma, arrestato con l’accusa di pedofilia.
L’intervista è stata registrata martedì 1 luglio 2008 alle 12:00. Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Alemanno, Arresto, Cattolicesimo, Chiesa, Concordato, Giustizia, Minori, Pedofilia, Penale, Procedura, Roma, Sacerdozio, Scandali, Sessualità, Violenza.