Rosy Russo e l’Azione Cattolica: comunicare con mitezza, cura e responsabilità

Rosy Russo è una consulente di comunicazione, formatrice e imprenditrice sociale, presidente e fondatrice di Parole O_Stili, progetto nato per promuovere un linguaggio non ostile nella Rete e nella vita quotidiana. Il suo lavoro si concentra sul peso delle parole, sulla qualità delle relazioni e sulla responsabilità con cui persone, istituzioni, scuole e organizzazioni abitano gli spazi digitali.

Il legame con i temi dell’Azione Cattolica emerge soprattutto nella riflessione sulla comunicazione come forma di cura, sulla mitezza, sull’ascolto e sulla costruzione di relazioni inclusive. Per Rosy Russo, comunicare con rispetto non significa essere ingenui o rinunciare alle proprie idee, ma scegliere parole capaci di non ferire, di disinnescare i conflitti e di riconoscere la dignità dell’altro.

Chi è Rosy Russo

Rosy Russo è una consulente di comunicazione, formatrice e imprenditrice sociale. Nel 2016 ha fondato l’associazione “Parole O_Stili”, promuovendo il Manifesto della comunicazione non ostile per sensibilizzare a un uso consapevole del linguaggio online.

È anche ideatrice di “MiAssumo”, piattaforma digitale per l’orientamento dei giovani, e fondatrice dell’agenzia di comunicazione “Spaziouau”. Nel 2021 è stata nominata Ashoka Fellow per il suo impegno nell’innovazione sociale.

Esperta di comunicazione e presidente di Parole O_Stili, progetto da lei fondato per promuovere un linguaggio non ostile in rete e nella vita. È ideatrice di MiAssumo, piattaforma digitale per l’orientamento scolastico, e guida Spaziouau, società di consulenza specializzata in comunicazione e marketing.

Tra le sue pubblicazioni: Dipende da me. A chi lo dici? Consigli e storie per comunicare con rispetto (Erickson 2022).

Madre di 4 figli, creativa dalla testa ai piedi, un po’ copywriter, un po’ social media manager, un po’ docente, un po’ consulente. Titolare dell’agenzia di comunicazione SpazioUau.

Crede nei sogni, tiene sempre i piedi ben ancorati a terra, ma senza smettere di guardare il cielo.

La nascita di Parole O_Stili

Rosy, per il lavoro che fa, ha iniziato a sentire il peso del clima sempre più ostile in rete; così una sera d’agosto, a valige fatte, si è fermata un attimo e si è chiesta: posso fare qualcosa per cambiare la situazione? Ne ha parlato con qualche amico e collega.

Sì, ho un’agenzia di comunicazione e per questo molte delle mie relazioni sociali avvengono online. Mi occupo anche della gestione di pagine social per diversi clienti; per questo con alcuni amici e colleghi ci siamo trovati a condividere uno stesso comune disagio, a tratti diventato quasi insostenibile, l’ostilità in Rete.

E ad un certo punto, ormai due anni e mezzo fa, ci siamo chiesti se non si potesse fare qualcosa per migliorare la comunicazione online, eravamo sinceramente stanchi. E così una sera di agosto del 2016, prima di partire in vacanza, scrivo su Messenger a tanti amici condividendo questo disagio e facendo una proposta: “Avete piacere di fare qualcosa per invertire la rotta?”.

Quasi subito ricevo una risposta unanime. Su 70 messaggi inviati, 69 mi rispondono di sì, uno solo non si associa ma più per contingenza che per disaccordo. E così da quel primo scambio è nato e si è propagato un bellissimo entusiasmo.

Se in tutto questo devo darmi un merito è solo quello di aver unito tante persone. Da questo turbine di passioni è nato il Manifesto della comunicazione non ostile, principale strumenti divulgativo della nostra associazione.

Il Manifesto della comunicazione non ostile

Parole O_Stili è un progetto di sensibilizzazione contro le parole d’odio. Io credo che in questi quasi cinque anni ci sia stata un’apertura e una consapevolezza più ampia nell’abitare quella nuova stanza della nostra vita che è il mondo digitale. Una realtà che riguarda tutti noi, ad ogni età.

Il Manifesto è nato grazie al contributo dalla Rete, chiedendo a professionisti e semplici utenti quali tratti virtuosi delle nostre interazioni online dovessimo valorizzare e utilizzare. Abbiamo così proposto alla community il tema e raccolto le risposte, i contributi; noi ci siamo fatti carico del lavoro di rielaborazione di quanto arrivato.

Sono così nati i primi 23 principi, i quali sono stati votati online. Dalla votazione degli utenti e di un comitato scientifico composto da oltre 100 professionisti della Rete sono stati selezionati quelli che sono oggi i 10 principi che compongono il nostro Manifesto.

Si tratta di una carta che elenca dieci princìpi di stile, utili a migliorare il comportamento di chi sta in Rete. È declinato in sette diversi ambiti: politica, pubblica amministrazione, aziende, infanzia, sport, scienza e inclusione.

Si tratta di princìpi di stile, che valgono benissimo anche per la nostra quotidianità. Sono scritti in prima persona perché non vogliamo bacchettare nessuno.

È un manifesto semplice, lo sottolineo sempre. È una scelta voluta, frutto di tanto lavoro, affinché sia un manifesto sempre vivo, che possa parlare e rispondere alle esigenze di tutti.

«Virtuale è reale»

Il primo principio, “Virtuale è reale”, rappresenta il fondamento dell’intero Manifesto. Per Rosy Russo, il mondo digitale non è separato dalla vita concreta: ciò che viene scritto, condiviso o commentato online può produrre conseguenze reali nelle relazioni e nella vita delle persone.

Il numero 1, che dice “Virtuale è reale”. Perché così tanta enfasi su questo principio?

Come dicevo è il più importante e il fondativo di tutte le nostre relazioni online. È da questo principio, inoltre, che partono tutte le nostre attività di divulgazione e formazione che portiamo avanti attraverso la nostra Academy nelle aziende, a scuola e in tutto quei momenti in cui ci invitano a raccontare il nostro progetto.

Nelle aziende lavoriamo sulla cittadinanza digitale. Lavoriamo per far comprendere che quello che di noi raccontiamo sui social media, come persone, come genitori, dipendenti d’azienda ha ripercussioni, positive o negative, anche nelle vite offline.

Non esistono due mondi separati ma un unico ambiente che non ha soluzione di continuità.

Manifesto comunicazione non ostile dieci principi

Parole, relazioni e responsabilità

Quanto spesso pensiamo davvero alle parole che utilizziamo? E come risuonano dentro di noi quelle che fanno male, le parole ostili?

Il potere delle parole: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano. In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories.

È vero che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali. Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole.

Parole O_Stili ha l’ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete, vuole diffondere l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti.

La nostra parola chiave è la consapevolezza: noi siamo convinti che nel momento in cui si comprende il peso che possono avere le parole in determinati contesti, allora la situazione delle persone cambia perché c’è una presa di responsabilità.

Quando accade c’è l’impegno al cambiamento. È questa la sfida forse più difficile.

La comunicazione non ostile nella vita quotidiana

Curando le relazioni. Se c’è una slide che non manca mai nei nostri interventi è quella che dice “Le relazioni sono il cuore della nostra vita”.

Non solo le relazioni sono importanti ma si nutrono di parole, che sono fondamentali. E quanto poco tempo noi nell’arco della giornata dedichiamo alla scelta della parole. E alla loro cura?

Si tratta di princìpi di stile, che valgono benissimo anche per la nostra quotidianità. La comunicazione non ostile, quindi, non riguarda soltanto i social network o i commenti online, ma comprende ogni forma di relazione: familiare, educativa, professionale, istituzionale e comunitaria.

Il Manifesto non propone di mettere all’indice parole, espressioni o emoji. Si rimette al centro la persona con la sua complessità e ricchezza.

Ecco forse è proprio questo: si tratta di una vera e propria ecologia, per un ambiente al cui centro sta proprio l’essere umano.

Ascoltare prima di parlare

Si è discusso, ovviamente, dell’importanza delle parole e di come un utilizzo non ponderato delle stesse crei divisione tra persone che non condividono lo stesso vissuto e le stesse esperienze di vita.

Le distanze che conseguentemente si vengono a creare, necessitano di essere colmate facendo quanto più ci è possibile per comprendere una realtà che spesso si distanzia dalle nostre percezioni, dai nostri principi e dalle nostre convinzioni.

Per evitare che questa mancanza di riconoscimento reciproco generi odio ed esclusione, è dunque necessario imparare ad ascoltare ancor prima di parlare, utilizzando un atteggiamento aperto ed empatico ed opponendosi allo scontro sociale che talvolta sembra ineluttabile.

È una sfida educativa. Ne sono convinta. Se tu insegni che certe cose non si fanno, allora non si fanno.

Il rapporto con le scuole

L’associazione Parole O Stili, nata a Trieste nel 2016, ha redatto Il Manifesto della comunicazione non ostile, utile a contrastare l’hate speech (l’odio in rete), soprattutto tra i giovani, a partire dalle scuole e dagli insegnanti che hanno un ruolo cruciale.

Parole O Stili, oggi si rivolge a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale è reale”, e che l’ostilità in rete ha conseguenze concrete gravi e permanenti nella vita delle persone.

Quest’inverno abbiamo parlato a più di un milione di ragazzi e collaborato con tantissimi insegnanti.

Nel 2017 quando stavamo organizzando il primo incontro a Trieste immaginavamo una piccola riunione tra amici e conoscente. Poi però, come dire, la cosa ci è sfuggita di mano e abbiamo trovato l’adesione di personaggi importanti come Laura Boldrini, Enrico Mentana e Gianni Morandi.

Il 17 e 18 febbraio 2017 a Trieste, quindi, si è svolta la prima edizione di Parole O_Stili. Nel corso dei lavori la community di Parole O_Stili si è confrontata su linguaggi e comportamenti digitali. È stato presentato e firmato il Manifesto della comunicazione non ostile.

Ad esempio, la mattina del 31 maggio entreremo fisicamente nelle scuole triestine grazie alle testimonianze dei nostri ambassador che diventeranno “professori speciali” per un giorno.

Mentre nel resto d’Italia abbiamo istituito, proprio per la mattina del 31, un’ora di lezione sul Manifesto attraverso le nostre schede didattiche, ad oggi abbiamo già 20mila iscritti.

Grazie ai feedback del corpo docente abbiamo redatto 180 schede, per tutte le materie; in essa è indicato il principio al quale si ispirano, come gestirlo a lezione, che compiti a casa assegnare.

In 9 mesi le schede sono state scaricate dal nostro sito quasi 50mila volte e ogni giorni di insegnanti entusiaste che le hanno utilizzate.

La diffusione del progetto

Il Manifesto è diventato virale in pochissimo tempo. Si tratta di uno strumento apparentemente semplice, accessibile da tutti ma in modo diverso.

È proprio questo il suo pregio più grande! Dietro questa semplicità però c’è stato un grande lavoro; abbiamo dedicato enorme attenzione ad ogni principio dietro i quali è sottesa una specifica categoria psicologica.

Il Manifesto ha già 26 traduzioni, quasi tutte volontarie.

Dal Manifesto sono nate delle canzoni rap, monologhi, giochi, app per smartphone, addirittura tesi di laurea.

Nel 2016 nasce il Manifesto della Comunicazione Non Ostile, che in breve tempo raccoglie il consenso di 450 comuni, 250 parlamentari e centinaia tra aziende, istituzioni ed associazioni firmatarie, arrivando ad essere tradotto in 35 lingue.

Molte le iniziative che, fino ad oggi, l’associazione Parole O_Stili ha portato avanti per promuovere il manifesto ed aumentare la sensibilità delle persone verso fenomeni come il generation gap, l’utilizzo di forme grammaticali e lessicali che rispettino le diversità di genere e la lotta alla discriminazione ed il cyberbullismo.

Inclusione e diversità

La conviviale di questa sera inaugura un ciclo di incontri, organizzati dal club e legati al tema della diversità e dell’inclusione.

In questa prima tappa di questo ideale viaggio nel mondo dell’inclusione, abbiamo trattato il tema della comunicazione inclusiva insieme a Rosy Russo, consulente di comunicazione, formatrice e ideatrice del progetto di comunicazione inclusiva “Parole O_Stili“.

Con grande curiosità verso un argomento troppo spesso escluso dal dibattito rotariano, poiché associato al modo di comunicare e di confrontarsi delle giovani generazioni, la nostra relatrice ha posto l’accento sulla centralità delle relazioni umane e sulla necessità di dedicargli tempo, cura ed attenzione.

Molti gli esempi che sono stati portati in questo senso, alcuni dei quali di forte attualità.

Per evitare che questa mancanza di riconoscimento reciproco generi odio ed esclusione, è dunque necessario imparare ad ascoltare ancor prima di parlare, utilizzando un atteggiamento aperto ed empatico ed opponendosi allo scontro sociale che talvolta sembra ineluttabile.

Odio online e responsabilità personale

Ma vedi anche un rischio di questo lavoro?

Quello di non essere all’altezza; ci sentiamo una grande responsabilità. Dobbiamo sempre restare aggiornati, non perderci nei nostri stessi pensieri e restare tra le persone.

La fortuna del Manifesto è che è popolare nel senso più nobile del termine. Per questo che intorno ad esso abbiamo organizzato giornate di formazione gratuita per i docenti, sono nate cinque diverse declinazioni per diversi settori: aziende, istituzioni, kids, sport, scuola, politica, pubblica amministrazione.

Il problema è che l’odio nasce fuori, fuori dalla Rete. I problemi sono dentro l’uomo e tra gli uomini; i social amplificano e con dinamiche diverse li fanno precipitare.

Il problema cardine sta fuori. (e dentro l’uomo! Ndr)

Donne, discriminazione e linguaggio

Vorrei evitare del tutto di trasformare l’uomo nell’oppressore e dividerci tra buoni e cattivi lungo barricate che invece non ci sono. La donna pure ha grandi capacità di “violenza”.

Però è vero che è più tipico dell’uomo “ridurre” la donna a oggetto. E anche questo avviene prima di tutto nel suo cuore, nella sua mente.

Le donne oggettivamente sono più spesso vittime, bersaglio. Ci sono degli studi che dicono che dopo immigrati, gay, Rom ci sono le donne tra le categorie più prese di mira in Rete; è così, non è un luogo comune.

Parlando della risposta del pubblico a Parole O_Stili abbiamo un pubblico più di donne che di uomini. Le donne sono forse più sensibili nel voler costruire, credo sia una ricchezza e che possiamo davvero fare la differenza.

Mitezza e comunicazione nella prospettiva cristiana

«Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra». Così Papa Leone XIV si è rivolto agli operatori della comunicazione riuniti in Vaticano lunedì 12 maggio.

Un tema, quello della cura della comunicazione, molto più dirompente di quanto possa sembrare e tutt’altro che riservato agli “addetti ai lavori”: ogni parola, sguardo, gesto è un atto comunicativo.

Rosy Russo, il Messaggio del compianto Papa Francesco per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali di quest’anno parla di «mitezza». Cosa significa?

Spesso siamo abituati a considerare la mitezza come ingenuità o “poco carattere”, senza capire invece che è l’atteggiamento di chi, forte della propria speranza, sceglie di avvicinarsi all’altro con delicatezza e pazienza.

Per esempio, scegliendo le parole da non dire, consapevoli che quel silenzio aiuterà a disinnescare una tensione.

Papa Francesco ha spesso richiamato l’immagine del buon samaritano che “non usa la parola come una lama”, ma accarezza il cuore di chi ascolta, portando la tenerezza di Dio soprattutto a chi troppo spesso rimane ai margini.

Per essere concreta mi piace pensare che comunicare (e abitare la rete) con mitezza significa far risuonare in ogni articolo, post o commento questa dolcezza evangelica, contrastando la tendenza a ridurre la comunicazione a slogan o a colpi bassi, o a semplice polarizzazione.

Disarmare la comunicazione

Papa Francesco e Leone XIV hanno parlato di «disarmare la comunicazione», invitando a essere «testimoni e promotori di una comunicazione non ostile, che diffonda una cultura della cura».

Viviamo tempi in cui le parole corrono veloci, dentro e fuori la rete. In questo contesto “disarmare” e “cura” sono parole potentissime che amo particolarmente perché sono dannatamente concrete.

“Cura” è una parola che ho sperimentato molto nella vita… È fatta di piccoli gesti, di attenzione vera, di quell’“in più” che cambia il tono di una frase, il senso di un messaggio, il corso di una relazione.

Disarmare la comunicazione, invece, significa togliere potere alle parole che feriscono, per eliminare pregiudizi, rancore e aggressività. È un’urgenza non soltanto morale, ma culturale.

Perché oggi non ci limitiamo più a usare la rete: la abitiamo. E come in ogni luogo abitato, lasciamo tracce. Impronte, anche inconsapevoli, che influenzano il modo in cui gli altri si sentono, si raccontano, si percepiscono.

Abitare la rete con cura

A fronte di una sempre diffusa “cattiveria” o superficialità sui social media, molte persone preferiscono abbandonare i propri profili digitali.

Io capisco molto bene chi fa questa scelta, ma deve essere una scelta consapevole. Ritirarsi dai social può sembrare una soluzione, ma significa anche perdere un “luogo” dove la tenerezza di Dio può raggiungere chi vive nel silenzio e nella solitudine.

Se uno strumento si usa e una cultura si abita, lasciare la rete equivale a rinunciare a un contesto comunitario in cui seminare speranza, un campo che, se non coltivato con mitezza, rischia di essere occupato da toni di chiusura e indifferenza.

La missione digitale

Tu sei anche coordinatrice del gruppo italiano dei missionari digitali e Papa Leone XIV ha parlato della tecnologia come uno dei «luoghi in cui urge la missione».

Il presupposto è “stare dove stanno le persone”. Quindi è credere che anche on-line (tra un post, un commento o una chat) ci possa essere un incontro, si possa testimoniare, si possa portare cura.

I missionari digitali non sono influencer. Sono costruttori di senso, artigiani di relazioni.

E allora sì, la nostra “presenza di fede” si misura nei piccoli gesti: nel tono con cui rispondiamo, nella scelta di non alimentare polemiche, nella capacità di portare luce senza rumore.

Come ha ricordato Papa Leone XIV, la nostra chiamata è “narrare la bellezza dell’amore di Cristo” e “disarmare le parole da odio e pregiudizi” per contribuire alla pace nel mondo digitale.

Rosy Russo e l’Azione Cattolica

Il percorso di Rosy Russo si collega ai temi dell’Azione Cattolica attraverso una concezione della comunicazione fondata sulla centralità della persona, sulla cura delle relazioni e sulla responsabilità comunitaria.

La comunicazione non ostile non è soltanto una tecnica per evitare conflitti online. È un atteggiamento educativo e civile che invita a riconoscere l’altro, ad ascoltare prima di giudicare, a non trasformare il confronto in contrapposizione e a usare le parole per costruire comunità.

La mitezza, in questa prospettiva, non coincide con la debolezza. È l’atteggiamento di chi, forte della propria speranza, sceglie di avvicinarsi all’altro con delicatezza e pazienza.

Le relazioni sono il cuore della nostra vita. Per questo la cura del linguaggio riguarda ogni ambiente abitato dalle persone: la famiglia, la scuola, la parrocchia, le associazioni, il lavoro, la politica, i media e la Rete.

Rosy Russo, presidente e founder di Parole O_Stili, per trovare risposta a queste domande ha scritto a settanta suoi amici e collaboratori. Chiedendo loro: «Come possiamo contrastare il dilagare dell’odio online?»

Una domanda da cui è nato, poco tempo dopo, il Manifesto di Parole O_Stili che da quattro anni si occupa di raccontare la gentilezza e sensibilizzare contro il linguaggio violento.

Rosy Russo spiega come è nato 'Il Manifesto della comunicazione non ostile'

Un progetto quanto mai necessario nel tempo delle parole buttate addosso quasi come se non avessero nessun peso e nessun valore. Ma quanto male fanno?

La risposta passa dalla consapevolezza, dall’educazione e dalla responsabilità: scegliere con cura le parole significa contribuire alla qualità delle relazioni e alla costruzione di un ambiente umano più rispettoso, anche quando il confronto avviene attraverso uno schermo.

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