La basilica di San Sossio Levita e Martire è il principale luogo di culto cattolico di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, nella diocesi di Aversa. Sede della parrocchia patronale, rappresenta il cuore storico e religioso della città e conserva le spoglie di san Sossio levita e martire, patrono di Frattamaggiore, e quelle di san Severino abate.
La chiesa ha origini altomedievali e il suo impianto originario risale molto probabilmente al X secolo, quando era una basilica di stile romanico. Nel corso dei secoli l’edificio fu ampliato, ricostruito e restaurato più volte, assumendo forme gotiche, barocche e neoclassiche, fino agli interventi novecenteschi che ne recuperarono in parte l’aspetto tardo-romanico.

Origini della basilica e fondazione di Frattamaggiore
La fondazione della chiesa monumentale di San Sossio Levita e Martire risale al X-XI secolo. La chiesa si fa risalire al X secolo nel pieno dello stile romanico su cui è basata la sua forma originale.
A costruirla furono i misenati scampati nel IX secolo all’eccidio di Miseno per mano dei saraceni. Rifugiatisi nell’entroterra, allora boscoso, essi formarono intorno alla zona in cui costruirono il tempio i primi insediamenti che diedero vita all’odierna Frattamaggiore.
La basilica era nell’antichità indicata come Santa Maria degli Angeli e San Sosio. Il suo impianto originario risale molto probabilmente al X secolo, quando essa era una basilica di stile romanico, ma certamente fu ricostruita alla fine del XIV secolo nelle forme del gotico napoletano.
Trasformazioni architettoniche nel corso dei secoli
Nel 1522 la chiesa fu ricostruita a tre navate. Nello stesso anno furono aggiunte due cappelle ai lati dell’abside maggiore e due altre alla navata.
Nel corso del Settecento la chiesa fu oggetto di restauri e agli inizi del XVIII secolo subì una trasformazione tardo barocca. In seguito l’edificio fu arricchito con altari, dipinti e marmi pregiati.
Nel 1894, nel corso di successivi interventi di restauro diretti dagli architetti D’Amora e Buongiorno, sotto le decorazioni e gli stucchi di epoca barocca ritornarono alla luce le forme in stile gotico dell’antico tempio.
Dal 1890 al 1894, in seguito alla traslazione dei corpi reliquiari dei Santi Sossio e Severino, si attestano altri lavori di restauro e di decorazione pittorica e fu riconsacrata la chiesa.
Il campanile
Accanto alla chiesa sorge il campanile, visibile a destra della facciata. Nel 1546 fu iniziata la sua costruzione, che terminò nel 1598.
Il campanile fu riedificato nel 1698 in seguito al crollo dovuto a un terremoto e nel 1728 subì un rifacimento. Fu infine restaurato nel 1840.
Esso si presenta scandito da quattro ordini su basamento con terminazione a cipolla. Ha pianta quadrata ed è concluso da un tamburo ottagonale su cui poggia una cupola a cuspide maiolicata.

La facciata neoclassica
La facciata, in stile neoclassico, risale al 1854. È costituita da tre ordini.
La facciata della chiesa, tripartita e a due ordini terminanti con un timpano curvilineo, risale al 1854 ed è caratterizzata da uno stile barocco contrastante con la semplicità dell’interno.
Il primo ordine presenta al centro un portale di marmo, in stile rinascimentale, delimitato da due semicolonne con capitello corinzio, e due portali minori ai lati. All’interno si accede tramite un portale rinascimentale in marmo realizzato nel 1564, come ricordato nell’iscrizione ad esso soprastante.
Il portale è costituito da due colonne che sorreggono un architrave sul cui poggia un timpano ricurvo spezzato. Ai lati del portale si aprono altri due ingressi, incorniciati in piperno e sormontati da una nicchia semicircolare.
Al di sopra dei due ingressi laterali si scorgono due nicchie in cui sono presenti due statue in resina raffiguranti il Beato Mario Vergara e il Beato Modestino di Gesù e Maria, di recente collocazione.
Il primo e secondo ordine sono delimitati da mensole aggettanti. Al centro del secondo ordine si apre un finestrone in forma rettangolare con vetri policromi, raffigurante San Sossio in gloria.
L’ordine superiore della facciata presenta nella campata centrale un finestrone sormontato da un timpano ricurvo e nelle campate laterali nicchie che contengono le statue dei Santi.
Ai lati del finestrone sono presenti due nicchie con decorazioni in stucco in cui sono presenti i simulacri di San Sossio e santa Giuliana. La terminazione arabescante presenta pinnacoli decorativi ai lati.
Il sagrato e l’accesso alla chiesa
L’ampio sagrato antistante la chiesa è sopraelevato rispetto alla quota della piazza e raggiungibile tramite una scalinata in piperno.
Alla struttura si accede mediante una scala tutta in piperno, a sei gradini, terminanti ai lati a semicerchio e comprendenti l’intera lunghezza o quasi di essa. Il sagrato si presenta di circa quattro metri di profondità e di circa venti di lunghezza.
Pianta e struttura interna
La chiesa presenta un impianto a tre navate. La chiesa di S. Sossio ha pianta a croce latina coperta da capriate lignee di epoca trecentesca, che si articola con una navata centrale e due navate laterali con cinque cappelle per lato.
L’interno della chiesa è lungo circa 35 m e largo circa 22,30 m. La navata centrale presenta una copertura in capriata, mentre le navate laterali sono sormontate da volte a crociera.
La navata centrale è scandita dal ritmo degli slanciati piedritti con semicolonne in piperno che sorreggono archi a tutto sesto. Sopra di essi si aprono finestroni ad arco con vetrate policrome.
La navata centrale è separata dal transetto dall’arco trionfale al quale si incatenano i cinque archi laterali. Sul fondo della navata si apre l’abside, preceduta da un arco trionfale a tutto sesto.
| Elemento | Caratteristiche |
|---|---|
| Impianto | Pianta a croce latina e tre navate |
| Navata centrale | Copertura in capriata lignea |
| Navate laterali | Volte a crociera e cinque cappelle per lato |
| Interno | Circa 35 m di lunghezza e 22,30 m di larghezza |
| Sagrato | Circa quattro metri di profondità e circa venti di lunghezza |
| Campanile | Quattro ordini su basamento con terminazione a cipolla |
L’abside e il mosaico di Enrico Gaudenzi
L’abside presenta tre gradini in marmo ed è sormontato da un altare in marmo. La parete absidale è ricoperta da un grande mosaico.
La parete dell’abside ospita un grandioso mosaico raffigurante la gloria della Vergine, opera dell’architetto Enrico Gaudenzi, realizzato nel 1955.
Nel 1955 fu eseguita dall’architetto Enrico Gaudenzi la decorazione a mosaico dell’abside. I lavori interessarono anche il pavimento e la balaustra in marmo.

Il cappellone delle reliquie
All’interno della basilica sono conservate le spoglie di san Sossio levita e martire, patrono di Frattamaggiore, e quelle di san Severino abate, patrono principale dell’Austria, della Baviera, della città e diocesi di San Severo e della città di Striano.
Sulla destra della navata centrale, dopo le prime due cappelle, vi è il cappellone ove sono conservate le sacre reliquie di S. Sossio e S. Severino. Fu costruito nel 1873 e ampliato durante i lavori di restauro del 1894.
Sopra l’altare di pregevole fattura, decorato da marmi policromi e raffinati elementi lapidei, è collocato un dipinto raffigurante La sepoltura di S. Sossio, opera del Maldarelli.
Sulla sinistra e sulla destra di esso vi sono due tele, opera di Saverio Altamura, raffiguranti S. Gennaro che abbraccia S. Sossio e S. Severino che riceve le reliquie di S. Giovanni Battista sulle rive del Danubio.
L’incendio e la ricostruzione novecentesca
Nel 1945 la chiesa subì un terribile incendio che distrusse gran parte del patrimonio artistico in essa presente. Dall’incendio si salvarono il portale cinquecentesco, il cappellone di S. Sossio ed il fonte battesimale.
Nel 1946, a seguito di un vasto incendio, la chiesa fu oggetto di lavori di ricostruzione e fu riportata al suo stile tardo-romanico.
I lavori per la ricostruzione della chiesa furono eseguiti sotto la direzione dell’architetto Mario Zampino della Soprintendenza di Napoli. Successivamente, negli anni Settanta, un ulteriore intervento condusse all’edificazione della nuova sagrestia.
Nuovi restauri a cura dell’architetto Mario Zampino furono eseguiti per riparare i notevoli danni che la chiesa subì in seguito al sisma del 1980.
Monumento nazionale e sede parrocchiale
Nel 1902 la chiesa fu dichiarata monumento di interesse nazionale. Nel 1902 è stata dichiarata monumento nazionale.
La Parrocchia di San Sossio è un ente riconosciuto con decreto del Ministero dell’Interno del 25 novembre 1986, n. 71, ed è iscritta al Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di Napoli, posizione n. 743.