Il quadro della Madonna della Costa è il fulcro della devozione custodita nell’omonimo Santuario di Sanremo, uno dei luoghi sacri più cari alla comunità locale. Il dipinto, venerato come miracoloso e tradizionalmente attribuito a san Luca, è oggi considerato un frammento di pala d’altare attribuito a fra’ Nicolò da Voltri e datato al 1401.
Il Santuario della Madonna della Costa conserva inoltre un patrimonio di altari, statue, dipinti, reliquiari e decorazioni che documentano secoli di arte sacra e di fede popolare. Durante i recenti lavori di restauro e sistemazione dei depositi è stata ritrovata anche la croce metallica di metà Seicento appartenuta all’altare maggiore, successivamente benedetta e ricollocata nella sua sede originaria.
Il quadro della Madonna della Costa
Al centro dell’altare maggiore è collocato un gruppo statuario ligneo dello scultore genovese Anton Maria Maragliano (1664-1741), raffigurante san Giuseppe, san Gioacchino e sant’Anna, ritratti in venerazione del miracoloso dipinto ovale della Madonna con il Bambino, attorniato da statue di angioletti.
Questo celebre dipinto ad olio, il più antico conservato a Sanremo, oggetto di una profonda venerazione da parte del popolo sanremese e già attribuito dalla tradizione popolare a san Luca, è in realtà un frammento di pala d’altare attribuito a fra’ Nicolò da Voltri (notizie 1385-1417) e datato al 1401.
L’opera rappresenta un magnifico esemplare della pittura italiana della fine del Trecento, tanto da distinguersi da tutti gli altri manufatti artistici di Sanremo per la sua fattura particolarmente delicata, ricercata e raffinata. Fu sottoposto ad un accurato restauro nel 1951, e dalle originali dimensioni di 55 x 80 centimetri, è stato adattato al supporto ovale di dimensioni leggermente superiori (67 x 88 cm).
In origine le figure centrali erano affiancate dai santi Siro e Romolo, patroni della città, di cui si possono ancora intravedere parti dei vestiti, mentre negli angoli superiori due teste d’angelo sorreggono il drappeggio della Vergine, impreziosito da fili aurei applicati. Sull’aureola che circonda il capo della Madonna è riportata la scritta Ave Maria Virgo et Mater Dei.

La storia della devozione alla Madonna della Costa
Il santuario, il luogo sacro più caro ai sanremesi insieme alla concattedrale di San Siro, domina tutta la città dal punto più panoramico e centrale di Sanremo. Il grande edificio, visibile anche a notevole distanza, è sempre stato, specialmente per i naviganti, un sicuro punto di riferimento, soprattutto sotto il profilo spirituale.
Le origini dell’attuale santuario risalgono probabilmente al XIV secolo, quando il castello (castrum) presso cui sarebbe stata costruita ed appartenente ai Doria, nel 1361 fu ceduto, insieme alla città (che allora si chiamava Castrum Sancti Romuli) alla Repubblica di Genova ponendo fine al suo stato feudale da parte dei Doria stessi.
Alcuni fedeli locali particolarmente devoti alla Madonna si sarebbero fatti promotori dell’erezione di un Oratorio dedicato alla Vergine Maria, dove c'era una pala d'altare raffigurante una Madonna con Bambino e due santi ai suoi lati: quasi certamente San Nicola e Sant'Erasmo, patroni della gente di Mare.
La devozione per quella figura è sempre stata notevole. Fu in quella occasione che nacque la celebrazione annuale della “festività delle catene”, dove i sanremesi si recavano in processione al santuario trascinando catene, per ricordare appunto la rottura della catene che tenevano la città sotto il giogo del feudalesimo dei Doria.
Il sempre più numeroso concorso di fedeli, che raggiungevano il piccolo Oratorio campestre soprattutto per venerare la sacra immagine della Madonna col Bambino, rese necessaria la celebrazione di una Messa all’interno dell’edificio sacro. Il primo documento citante l'edificio religioso è risalente al 1474 dove la locale famiglia Fabiani descrive in tale luogo la presenza di una cappella.
Nello stesso anno i fratelli Fabiani vi fondarono una cappellanìa, assumendosi cioè l’onere finanziario di istituire la residenza fissa di un cappellano nell’oratorio con l’obbligo di celebrarvi quotidianamente la Santa Messa.
Lo storico avvenimento è ricordato in una lapide, apposta nella Sala dei Ricordi del santuario il 1° agosto 1950, nella quale sono citati i dati concernenti la fondazione della cappellanìa con i nomi dei promotori dell’iniziativa e gli estremi dei relativi atti notarili, la cui copia autentica venne gentilmente donata all’Archivio del santuario quello stesso giorno dall’avvocato Antonio Fabiani.
Dall’antico oratorio al Santuario della Madonna della Costa
Nel 1600, per esaudire un “voto” alla Vergine che lo aveva miracolosamente salvato dall’assalto dei corsari durante un naufragio, un marinaio sanremese versò uno scudo d’oro e aprì una sottoscrizione tra gli abitanti della Civitas Sancti Romuli che vollero edificare un Santuario, grandioso, ricco, armonioso, visibile da tutta la Città e anche dai naviganti, sul sito del vecchio oratorio, che era diventato ormai fatiscente e di fatto insufficiente a contenere l’accresciuto numero dei fedeli, sia per la festa delle Catene, sia per quella dell’Assunta del 15 agosto e in altre ricorrenze religiose.
In quell'occasione, l’icona della Madonna della Costa, che alcuni lo conducono come opera diretta di San Luca, ma studi più approfonditi sull'opera la attribuiscono alla mano del pittore Barnaba da Modena (XIV secolo), mentre altri la considerano opera del pittore Nicolò da Voltri, venne modificata e ridotta per incorniciarla nella “gloria” soprastante il pregevole altare marmoreo.
Nonostante le enormi spese per l’erezione del santuario, nel 1630 l’edificio venne finalmente terminato, ad eccezione della grande cupola, che sarebbe stata terminata in stile michelangiolesco tra il 1770 e il 1775 su progetto dell’architetto onegliese Domenico Belmonte, grazie anche al finanziamento della nobile famiglia sanremese dei Borea d’Olmo.
Il santuario venne solennemente consacrato il 1° novembre 1832 dal vescovo di Ventimiglia Giovanni Battista D’Albertis, poco più di un anno dopo il passaggio di Sanremo sotto la giurisdizione ecclesiastica della Diocesi intemelia.
La posizione panoramica e l’architettura
L’edificio sacro, situato alla sommità del colle della “Scarpéta”, voce dialettale riferito alla Pigna, a 100 metri sul livello del mare, è raggiunto da una rampa pedonale alberata da cipressi e ulivi, ancora interamente acciottolata in rissoli a colori bianco e nero con motivi geometrici e preceduta da una scalinata, che si stacca dalla rotabile per San Romolo.
Nella zona sottostante il santuario è ubicata l’area già occupata dal castello della città, abbattuto dai Genovesi dopo i noti fatti rivoluzionari del 1753. Sullo sfondo della scalinata si stagliano alcuni piloni sui quali sono stati posti angeli in marmo recanti i simboli di Maria Vergine Immacolata.
Gli angeli sono stati sicuramente realizzati da una bottega dell’area lombardo-genovese nel primo Seicento, e forse da uno scultore tipico del periodo come Leonardo Mirano (1577-1637).
L’ampio sagrato presenta una caratteristica pavimentazione a mosaico di ciottoli arricchita da motivi decorativi. Tale opera, di stile prettamente ligure e nella quale spicca in modo particolare lo stemma di Genova, venne eseguita nel 1651, come si evince dalla data riportata sulla pavimentazione stessa.
Su un muraglione sottostante il santuario si trova un’edicola con immagine della Madonna della Costa restaurata e riportata nella sua originaria posizione nel 1968 a cura della Famija Sanremasca.
Il santuario, che misura internamente 37 metri in lunghezza, 17 metri nelle crociere e 9 in larghezza, con la cupola che raggiunge i 50 metri da terra, si presenta in leggere e aggraziate forme barocche, che ben si armonizzano con il paesaggio circostante.
La facciata risulta rettilinea, si articola su due ordini di lesene, è conclusa da un frontone curvilineo e presenta due piccoli campanili ai lati, sovrastati da cupolini.
Al centro si apre il grande portale marmoreo, dalla marcata impostazione classicista, incorniciato da due colonne con capitelli in marmo bianco, sormontato da un’edicola con la statua dell’Assunta, venerata da due angeli, mentre ai lati del portale sono incisi i rilievi marmorei di san Siro e di san Romolo.
Nell’ordine superiore un’ampia finestra occlusa, contornata da fregi e decorazioni a stucco, contiene la scritta Sanctuarium.

L’interno e l’altare maggiore
L’interno vasto e maestoso ad unica aula rettangolare presenta una serie di cappelle trasversali a tutta altezza con pareti curvilinee di matrice settecentesca. Lo spazio risulta definito in particolare dalla grande cupola su alto tamburo, circolare all’interno e poligonale all’esterno, munita di ampie finestre.
Nella zona presbiteriale si staglia l’artistico altare maggiore, realizzato a partire dal 1699 dal ticinese Gio Andrea Manni (1658-1723) in marmi policromi e porfido, che si trova in un ambiente circondato da quattro colonne a spirale in alabastro fulvo, alte 4,37 metri e donate al santuario nel 1728 da un abate della famiglia Borea d’Olmo.
Pure la predella del suddetto altare costituisce un raffinato esempio di intarsio di marmi policromi a disegno geometrico. Al centro è collocato un gruppo statuario ligneo dello scultore genovese Anton Maria Maragliano (1664-1741), raffigurante san Giuseppe, san Gioacchino e sant’Anna, ritratti in venerazione del miracoloso dipinto ovale della Madonna con il Bambino, attorniato da statue di angioletti.
Alle tre statue sopra l'altare, eseguite nel 1735, seguirono, sulla sinistra e sempre ad opera del Maragliano, quelle di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista, entrambe scolpite nel 1735 e anch’esse in legno, ed a destra quelle di san Zaccaria e di santa Elisabetta, terminate nel 1737.
Le opere d’arte intorno al presbiterio
In entrambi i lati tra le statue, vi sono dei ritratti dei quali a sinistra si trova la tela della Madonna con il Bambino, circondata dal domenicano san Vincenzo Ferreri, da alcuni angioletti e da un nobile personaggio raccolto in preghiera.
L’opera, realizzata da Domenico Fiasella, detto il Sarzana (1589-1669) e donata al Santuario nel 1846 dai marchesi Giuseppe e Francesco Carrega, proviene dalla chiesa genovese di San Domenico, che venne demolita nel XIX secolo per costruirvi al suo posto il Teatro Carlo Felice.
A destra, un pregevole olio su tela raffigurante la Decollazione di san Giovanni Battista, forse realizzato da Giulio Cesare Procaccini (1574-1625), membro dell’omonima dinastia di pittori originari di Bologna e attivi tra il XVI e il XVII secolo.
Per delimitare l’area del presbiterio, il 3 agosto 1896 vi fu posta un’artistica balaustra in marmo e alabastro orientale fulvo pallido realizzata a Pietrasanta da Domenico Carli, mentre il relativo cancello in ferro battuto venne fatto eseguire a Milano nel 1898 su disegno del conte Oldofredi e qui collocato nel marzo del 1899.
La cupola e le decorazioni pittoriche
Nella grande volta centrale, restaurata nel 1985, si possono ammirare alcune pitture eseguite in due fasi distinte nel corso dell’Ottocento, e precisamente le decorazioni architettoniche e floreali realizzate dal lombardo Siro Orsi nel 1843 e il medaglione centrale con la grande “M”, opera del 1890 dei pittori Malpelli e Marazzini.
La crociera sormontata dalla grandiosa cupola michelangiolesca risalta specialmente per le pitture che la ornano, nonché per i rosoni in stucco e oro zecchino.
Nelle vele che collegano la parte inferiore con il cornicione del tamburo si stagliano i quattro evangelisti: san Marco, san Luca, raffigurato nell’atto di dipingere un quadro della Madonna secondo un’antica leggenda, san Giovanni e san Matteo.
Queste pitture, assai raffinate ma di autore ignoto, sono state realizzate nella prima metà dell’Ottocento e infine restaurate nel 1984.
La croce metallica ritrovata durante il restauro
I lavori di restauro e sistemazione del Santuario della Madonna della Costa a Sanremo hanno riportato alla luce la croce metallica di metà '600 dell’altare maggiore. Era sopra il ciborio di marmo.
Durante gli interventi di riordino dei depositi è stata trovata la croce metallica dell’altare maggiore. La cui ubicazione in origine, come del resto sono tutte le croci d’altare, era sopra il ciborio di marmo. Inserita sul timpano di quest’ultimo.
In seguito alla ricollocazione, sulle mensole laterali dell’altare, dell’apparato solenne dei candelieri neoclassici di legno intagliato e dipinto bianco e oro, sorgeva un domanda. Dove si trovava la croce abbinata?
Tale elemento non è stato riscontrato. Poiché un crocefisso di grandi dimensioni avrebbe disturbato la prospettiva della scala che apre le balaustre delimitanti lo spazio dove si collocano le monumentali statue maraglianesche.
Disposte ai piedi della raggiera in cui si conserva la venerata immagine di Nostra Signora della Costa. La croce, con probabilità secondo lo schema decorativo originario, doveva completare il tabernacolo. Senza interferire con le opere scultoree soprastanti.
La croce è stata solennemente benedetta e ricollocata nella sua sede originaria.

Le cappelle e gli altari laterali
L’altare dei Grimaldi
Nel transetto a destra della crociera è collocato l’altare detto “dei Grimaldi”, proveniente dal monastero della Visitazione, che si trovava in piazza Colombo ed è stato demolito dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale.
L’altare venne donato nel 1708 dal principe di Monaco Antonio I Grimaldi al convento della Visitazione di Sanremo, dove svolgeva le funzioni di badessa una sorella del principe stesso.
Di notevole valore appaiono specialmente le due colonne a spirale di marmo nero valenziano minutamente screziato, che ornano l’altare, il quale reca in alto, nel centro, lo stemma a losanghe bianche e rosse dei Grimaldi di Monaco.
La pala di quest’altare rappresenta la Visita di Maria a Santa Elisabetta, delicata opera del savonese Bartolomeo Guidobono (1654-1709) ed aiuti, mentre al di sopra dell’altare vi è un affresco, restaurato nel 1984, in cui è raffigurato un santo in gloria.
Al posto della pala del Guidobono era stato collocato nel 1808 il celebre quadro del San Napoleone di Maurizio Carrega, poi rimosso nel 1815 e attualmente conservato in una sala del Museo Civico per essere sostituito dalla tela con San Filippo Neri morente, qui rimasta fino al 1952, anno del trasferimento nel santuario dell’altare odierno.
La Mater dolorosa e le statue del transetto destro
Nello stesso transetto di destra si trova inoltre un’opera lignea del Cinquecento di autore sconosciuto, raffigurante la Mater dolorosa con il Cristo morto.
Ai lati si innalzano quattro imponenti statue di gesso, che rappresentano Giuditta e Mosè, ambedue opere di Filippo Ghersi, la regina Ester, di autore ignoto, e il profeta Ezechiele, scolpita dal sanremese Domenico Carli.
L’altare del Crocifisso
Nel transetto di sinistra si segnala in modo particolare l’altare in marmi policromi risalente al 1723 e sovrastato dal pregevole Crocifisso maraglianesco realizzato dal marmoraro Gaetano Solaro, già attivo pure nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Ai lati figurano due reliquiari in legno dorato dello scultore veneto Marco Bastianelli, che li realizzò nel 1874. L’altare del Crocifisso di Solaro è sovrastato da un affresco, eseguito da artista ignoto e restaurato anch’esso nel 1984, in cui è effigiato il Cristo risorto.
Anche da questa parte, come da quella destra, sono poste quattro grandi statue in gesso raffiguranti Mosè, Giuditta, Ester e san Paolo, di cui le prime due furono realizzate da Filippo Ghersi, la terza da Domenico Carli e la quarta da autore ignoto.
I personaggi di Mosè, Giuditta ed Ester sono dunque rappresentati nelle relative statue sia a destra che a sinistra della crociera, anche se appare chiaro come tali opere siano state evidentemente realizzate da autori diversi, oltre ad essere palesemente contrassegnate da differente valore artistico.
Gli interventi di restauro del Santuario
Tra il 1980 e il 1986 sono stati effettuati alcuni restauri che hanno riportato l’intero edificio all’originario splendore.
Nel corso di questi interventi si è provveduto a rifare la copertura in rame della cupola e dei due cupolini laterali, tinteggiare la facciata, restaurare numerose opere d’arte presenti nella chiesa, consolidare parecchi stucchi pericolanti e sistemare in modo conveniente e funzionale gli impianti elettrici ubicati sia all’interno che all’esterno del fabbricato.
La valorizzazione della ricchezza della tradizione dell’arte sacra è parte integrante della storia del Santuario e della memoria religiosa della comunità sanremese.
Le reliquie di Sant’Antonio da Padova alla Madonna della Costa
Sanremo si prepara ad accogliere le reliquie di Sant’Antonio da Padova: sono attese domenica 18 agosto al Santuario della Madonna della Costa per un evento di fede atteso da tante persone devote al santo.
Le reliquie arrivano dalla basilica di Sant’Antonio di Padova: saranno esposte in Santuario per la devozione dei fedeli e successivamente saranno traslate con solenne processione nella Chiesa dell’Istituto Don Orione, dove saranno esposte anche il giorno successivo.
Si tratta di due reliquie “ex massa corporis” estratte dalla tomba del santo, custodita nella basilica di Padova, durante la ricognizione del 1981.
Sono esposte in due preziosi reliquiari: uno, più piccolo e maneggevole, usato di solito per le benedizioni; l’altro è invece uno splendido busto dorato, alto circa 75 cm e del peso di 17 kg.
Entrambi i reliquiari sono protagonisti della “peregrinatio” antoniana. Vengono cioè condotti dai frati della basilica del santo nei luoghi dove, con l’assenso del vescovo locale, viene fatta richiesta del loro sacro passaggio.
L’evento della “peregrinatio” dunque è davvero una missione evangelizzatrice perché accompagnato da messe solenni, adorazioni eucaristiche, liturgie penitenziali, veglie e incontri di preghiera per giovani, adulti o ammalati.
Nello specifico, a Sanremo le reliquie sosteranno nel nostro Santuario il 18 agosto e nella Chiesa dell’Istituto Don Orione il giorno successivo.
FESTA DI S.ANTONIO: LE RELIQUIE ARRIVANO CON L'ELICOTTERO | 13/06/2020
Il significato cristiano delle reliquie
Il culto delle reliquie è davvero antichissimo, risale ai primi tempi del Cristianesimo. Esso ricorda come la redenzione operata da Cristo non riguardi solo l’aspetto spirituale dell’uomo ma anche la sua dimensione materica, il corpo.
Le reliquie quindi testimoniano una chiara presenza di eternità e rimandano a quella resurrezione dei corpi che, professata nel Credo, avverrà nell’ultimo giorno.
Quando un santo, dopo aver proclamato Cristo per la sua intera vita, conclude la sua esistenza terrena ecco che il nome del Salvatore non resta racchiuso nel suo estremo respiro ma scorre nel suo sangue, si incide nella sua carne, resta impresso nelle sue ossa che continueranno a testimoniarlo per sempre.
Senza dubbio così è per Sant’Antonio: queste reliquie proclamano la crocifissione e la resurrezione del Nazareno per la salvezza del genere umano.
Programma della venerazione delle reliquie
| Giorno | Orario | Evento |
|---|---|---|
| Domenica 18 agosto | 16.45 | Arrivo del Reliquiario portato dai Frati di Padova |
| Domenica 18 agosto | 17.00 | Veglia di Preghiera |
| Domenica 18 agosto | 18.00 | Santa Messa |
| Domenica 18 agosto | 19.00 | Processione con il reliquiario del Santo verso la Chiesa dell’Istituto Don Orione |
| Lunedì 19 agosto | 9.30 | Santa Messa |
| Lunedì 19 agosto | A seguire | Visita ai malati |
La continuità della fede e dell’arte sacra
Arte sacra come testimonianza della fede secolare del popolo di Dio. Uno straordinario ritrovamento nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo richiama l’attenzione sulla testimonianza storica dell’arte sacra.
Il ritrovamento della croce seicentesca, la conservazione del quadro della Madonna della Costa e la presenza delle reliquie di Sant’Antonio da Padova appartengono a momenti diversi della vita del Santuario, ma concorrono a rendere leggibile il rapporto tra patrimonio artistico, memoria religiosa e devozione popolare.
Il Santuario della Madonna della Costa rimane così un punto panoramico della città di Sanremo e, insieme, uno spazio nel quale dipinti, sculture, altari, reliquiari e architettura raccontano la storia della fede locale.
L’ingresso è libero. A lato del Santuario è disponibile una rampa percorribile con le carrozzine elettriche e manuali con supporto di un'altra persona.