Rosario Russo: il magistrato, giurista e autore di noir

Rosario Russo è un magistrato catanese in quiescenza, già sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte, autore di articoli e monografie prevalentemente giuridici e del noir Theta infelix. La sua attività unisce esperienza giudiziaria, riflessione sulla trasparenza della funzione pubblica e interesse per i rapporti tra giustizia, compromesso, criminalità organizzata e società.

Classe 1947, catanese, si laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode. Vincitore di borsa di studio, è poi docente a contratto presso l’Istituto di Diritto Privato e Commerciale etneo, diretto dal prof. G. G. Auletta.

La formazione e la carriera nella magistratura

Dopo avere svolto le funzioni di Pretore, presso i Tribunali di Caltagirone e Catania si occupa di diritto civile e penale, nonché di maxiprocessi in Corte di Assise d’Appello. Ha fatto parte dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia.

Prima del pensionamento, ha svolto per oltre diciotto anni le funzioni civili, penali, disciplinari e internazionali di Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte, intervenendo anche nelle udienze delle Sezioni Unite civili. È stato formatore decentrato presso la Suprema Corte, responsabile informatico e docente presso la SSM.

Rosario Russo si è occupato anche dell’informatizzazione del sistema giudiziario e dei maxiprocessi. È cultore di filosofia e politica del diritto e autore di articoli e monografie di carattere prevalentemente giuridico.

Ha svolto servizio di assistente volontario presso l’Istituto Penale per Minorenni di Acireale e presso la Casa Circondariale di Catania “Piazza Lanza”. Dopo lo scandalo delle «toghe sporche» si prodiga per la completa trasparenza della funzione giudiziaria, perché «La luce del sole è il miglior disinfettante» (L. BRANDEIS).

Gli interventi sui temi della giustizia

La riflessione pubblica di Rosario Russo riguarda temi centrali dell’ordinamento giudiziario, del diritto penale e della responsabilità disciplinare dei magistrati.

DataTitolo
01 maggio 2026Per il codice penale non esistono le “modeste mazzette”
15 gennaio 2026Altro che riforma Nordio, bastava cambiare le regole del disciplinare al Csm
18 luglio 2025Ma è proprio necessaria l’inimicizia tra magistrati inquirenti e giudicanti?
04 ottobre 2024L’abrogazione dell’abuso d’ufficio incrementerà le attività clientelari e spartitorie
26 settembre 2024Sul caso Natoli il Csm ha commesso l’errore di far prevalere lo sdegno al diritto
30 agosto 2024Tutte le questioni giuridiche dietro il caso Natoli al Csm
09 agosto 2024Attacco al Csm: la pennetta che scotta
16 novembre 2023Chat di Palamara, se il Csm smentisce le proprie delibere
20 luglio 2023I procedimenti disciplinari dell’Anm non devono essere segreti

Tra gli argomenti affrontati figurano il significato penale delle tangenti, le regole dei procedimenti disciplinari davanti al Csm, il rapporto tra magistrati inquirenti e giudicanti, l’abrogazione dell’abuso d’ufficio e le conseguenze sulle attività clientelari e spartitorie.

Altri interventi riguardano il caso Natoli, il rapporto tra sdegno e diritto nelle decisioni del Csm, le questioni giuridiche connesse alle vicende consiliari, le chat di Palamara e la trasparenza dei procedimenti disciplinari dell’Anm.

Theta infelix: il noir ambientato alle pendici dell’Etna

In una Sicilia sconvolta da un sisma e dall’eruzione dell’Etna si muovono l’ispettore Traversa e i suoi collaboratori, che fanno i conti con due omicidi, attorno ai quali si intrecciano interessi mafiosi e oscure leggende. Una storia, quella raccontata da Rosario Russo in Theta infelix, che riflette sul rapporto tra giustizia e compromesso.

Ambientato nel 2018, tra Catania e le pendici dell’Etna, sconvolte dal terremoto e dall’attività eruttiva, il romanzo di Rosario Russo, Theta infelix, intreccia il ritmo del poliziesco con il fascino oscuro della tradizione popolare siciliana.

La cenere vulcanica che cade incessante diventa il simbolo di un territorio ferito, dove la mafia continua a esercitare il proprio potere e antiche superstizioni sembrano riaffiorare dal cuore della montagna.

Etna in eruzione e cenere vulcanica

Due cadaveri e il simbolo della theta infelix

L’ispettore Luigi Traversa, poliziotto di origini venete trasferito in Sicilia, conduce un’indagine piuttosto complessa insieme a una squadra di colleghi tra cui la viceispettrice Sonia Orlando e il commissario Antonio Lorefice, sempre combattuto tra senso del dovere e compromessi morali.

Tutto inizia con il ritrovamento di due cadaveri, entrambi con una misteriosa moneta sotto la lingua contrassegnata dal simbolo della theta infelix.

Le indagini conducono verso piste che coinvolgono mafia, vecchi delitti irrisolti, traffici illeciti nel Parco dell’Etna e oscure leggende sui diavoli meridiani, creature che secondo la tradizione emergerebbero dalla montagna a mezzogiorno per vendicarsi.

Il Theta Infelix, o Theta Nigrum, è un segno convenzionale con il quale i romani indicavano la morte, come nei rilievi che raffiguravano i gladiatori uccisi. Nel romanzo rappresenta il simbolo inciso in diverse monete che un ignoto assassino inserisce in bocca alle sue vittime dopo averle uccise.

Questo simbolo funereo diventa quasi una maledizione che aleggia sulle teste di ogni singolo protagonista della storia, riflettendone i tormenti e le paure.

Giustizia, mafia e compromesso

Mentre il commissariato cerca di districarsi tra vendette, regolamenti di conti e interessi criminali, ogni protagonista affronta anche i propri conflitti personali: amori falliti, sensi di colpa, violenza domestica, rapporti familiari difficili e il desiderio di trovare un riscatto.

La mafia prospera dove lo Stato è assente, questo è innegabile. Se lo Stato abdica ai suoi compiti, la mafia copre quel vuoto.

Accusare di omertà un cittadino che ha paura delle ritorsioni è troppo comodo per chi l’indomani prende un aereo e torna a Roma o a Milano. Chi resta lì, da chi viene difeso? Chiedere coraggio a chi è stato lasciato solo non è giornalismo, è spettacolo sulla pelle degli altri.

Gli investigatori che indagano in Theta infelix sono dotati di intuito e buona volontà ma paiono irrisolti, in balia di sé stessi, solitari sia nella vita privata che come team investigativo.

La pioggia incessante di cenere è una metafora che riflette sull’animo nero dei protagonisti, anche quelli che in teoria appartengono alla categoria dei “buoni”. Ma la verità è che non esistono eroi in questo mondo e ognuno si ritrova a fare i conti con le storture della propria vita.

L’Etna come presenza narrativa e simbolica

Realtà e mito sembrano avvicinarsi sempre di più, fino a rendere incerto il confine tra superstizione e razionalità. L’opera fonde efficacemente il noir investigativo con il romanzo sociale e il folklore siciliano.

L’Etna non è soltanto lo sfondo dell’azione, ma una presenza viva e simbolica che riflette il tormento dei personaggi e custodisce i segreti del passato.

La narrazione alterna momenti di tensione investigativa a scene intime, spesso attraversate da ironia amara e dialoghi arricchiti da espressioni in siciliano, che conferiscono autenticità all’ambientazione.

Il rapporto con Leonardo Sciascia

Nel romanzo il legame con Leonardo Sciascia emerge oltre che nella famosa metafora della verità in fondo al pozzo, anche nel rapporto tra il capitano Bellodi de Il giorno della civetta e l’ispettore Traversa, veneto capitato “in partibus infidelium” e semiologicamente incapace di capire i segni, mentre chi lo sa fare alla perfezione si rinchiude in se stesso per viltà e quieto vivere.

Rosario Russo ritiene che ogni giallista, non solo siciliano, debba avere Sciascia come punto di riferimento. Se pensiamo che Calvino aveva definito A ciascuno il suo un “giallo che non è giallo che dimostra l’impossibilità del genere poliziesco in Sicilia”, possiamo intuire la grandezza del Maestro di Racalmuto.

Il giallo classico presuppone il disvelamento della verità al termine di ogni indagine, ma come si può ottenere in un contesto come quello siculo, dove ci si scontra con un muro di omertà e compromessi morali?

Gli enormi meriti di Sciascia stanno proprio nell’aver rivoluzionato un genere borghese e spesso definito “paraletteratura”, trasformandolo in strumento di comprensione sociale.

A distanza di oltre sessant’anni, Sciascia risulta ancora tremendamente attuale. Ma ogni grande scrittore lo è, basti pensare a De Roberto o a Pirandello.

La verità in fondo al pozzo

Al centro emerge una riflessione sul rapporto tra giustizia e compromesso, sulla difficoltà di espiare le proprie colpe e sull’impossibilità, talvolta, di raggiungere una verità assoluta: proprio come il fondo di un pozzo, la verità resta spesso nascosta a chi non riesce a guardare abbastanza in profondità.

Il finale sembra dar ragione a Sciascia quando affermava l’impossibilità dell’esistenza del romanzo giallo in un Paese come l’Italia, in cui i crimini non trovano mai soluzione ufficiale, né i colpevoli adeguata punizione.

I personaggi e i loro conflitti

Il commissario Lorefice è uno dei personaggi più problematici e il cuore emotivo di tutta la storia. Diversi lettori lo hanno reputato il vero protagonista del romanzo.

Per reggere la tensione delle indagini, Lorefice cede a pratiche masochistiche. Il suo carattere disturbato contribuisce a mostrare la fragilità di chi, pur appartenendo alle istituzioni, deve affrontare continuamente pressioni, colpe e contraddizioni.

Anche gli investigatori vengono accusati di essere colpevoli delle manchevolezze dello Stato, come accade di fronte agli imprenditori stroncati dalla malavita organizzata che chiede il pizzo e li porta alla rovina e alla protesta di un’infermiera che lamenta gli scarsissimi investimenti nella sanità pubblica.

La favola dell’eroe senza macchia che deve salvare la principessa nel castello rimane, appunto, una favola. Ma poi perché vuole salvarla? Siamo sicuri che gli intenti siano davvero così nobili?

Un nuovo progetto narrativo

Rosario Russo ha dichiarato di essere impegnato nella revisione di un nuovo libro. Si tratta di un progetto nuovo, con un unico protagonista diversissimo dai Carusiddi di Theta infelix.

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