L’agnello pasquale raffigurato sull’altare è un simbolo cristiano strettamente legato al sacrificio di Gesù Cristo, alla Pasqua ebraica e all’immagine del Buon Pastore. Nell’iconografia religiosa può essere rappresentato seduto sopra il libro dei sette sigilli, spesso con il vessillo della vittoria, come segno della morte e della resurrezione di Cristo.
Il riferimento all’agnello pasquale mantovano si inserisce nella più ampia tradizione figurativa lombarda e padana, nella quale l’altare, il messale, il libro dell’Apocalisse e l’Agnello costituiscono elementi centrali della decorazione sacra. Un esempio particolarmente significativo presenta l’Agnello pasquale seduto sopra il messale con i sette sigilli, collocato al centro dell’abside sopra l’altare maggiore.
Il significato dell’Agnello pasquale
In Israele l’agnello veniva offerto in sacrificio sull’altare per la purificazione del popolo o di singole persone. La tradizione di mangiare l’agnello a Pasqua deriva dalla Pasqua ebraica. Nel Cristianesimo l’agnello Pasquale rappresenta Gesù Cristo sacrificato sulla croce, come un agnello umile e silenzioso.
Secondo la religione ebraica e quella cristiana, è il simbolo del sacrificio per eccellenza, come più volte scritto nell’Antico Testamento. Ad esempio, nel libro dell’Esodo, a proposito della Pasqua ebraica Dio si rivolse a Mosé e Aronne dicendo: “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa […] In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco“.
Il simbolo dell’Agnello pasquale riunisce quindi due dimensioni: quella del sacrificio e quella della vittoria. L’animale immolato richiama la Passione, mentre il vessillo e il libro sottolineano la resurrezione e il compimento della salvezza.

L’Agnello pasquale sull’altare
Nel Palazzo della Ragione di Padova una tredicesima ripartizione, in maniera analoga alle sezioni dedicate ai dodici mesi, è interamente riservata alla Pasqua. Quella festa, infatti, è mobile, poiché secondo il calendario liturgico dipende, per antichissima tradizione, dalla luna e pertanto non ha un mese fisso.
Se si guarda bene, infatti, dopo l’apostolo che è probabilmente Giovanni, poiché è raffigurato come il più giovane, senza barba - egli è colui che ha compreso Gesù più di tutti -, i nove riquadri che seguono prescindono totalmente dai simboli dei mesi e dei pianeti, mostrando nella fascia centrale l’altare pasquale con la croce, poi il sacerdote che vi celebra e infine l’agnello immolato.
Più in alto stanno, forse, la Teologia, la Pace e poi il crocifisso. Nei tre più in basso si vedono le prefigurazioni della Nuova Alleanza nell’Antico Testamento: il Tempio, l’Aspersione del sangue, il Sacrificio antico.
La presenza dell’altare pasquale accanto alla croce, al sacerdote e all’agnello immolato stabilisce una relazione diretta tra la celebrazione liturgica e il sacrificio di Cristo. L’Agnello non è quindi un semplice elemento decorativo, ma il fulcro di una lettura teologica che collega Antico e Nuovo Testamento.
Il messale e i sette sigilli
L’altare maggiore è rivestito di marmo di Carrara con la raffigurazione del Buon Pastore del 1850, al centro dell’abside è raffigurato l’Agnello pasquale seduto sopra il messale con i sette sigilli, a destra la bella pala ci mostra San Biagio, protettore dal mal di gola, nell’atto di benedire un giovane che ha liberato da una lisca di pesce e per questo stava soffocando, l’opera del 1854 è di Cristiano Meyer (CM).
Il libro con i sette sigilli richiama l’Apocalisse e identifica l’Agnello come colui che è degno di aprire il libro e di portare a compimento il disegno della salvezza. La posizione dell’animale sopra il messale rafforza il rapporto con la parola proclamata e con la celebrazione eucaristica.
La composizione dell’abside unisce così il Buon Pastore, l’Agnello pasquale, il messale e la figura di San Biagio. Il tema pastorale e quello sacrificale vengono accostati in un’unica immagine: Cristo è contemporaneamente il pastore che guida il gregge e l’Agnello che offre se stesso.
La chiesa di San Biagio e il contesto dell’altare
Questo sacro edificio esisteva in forma e dimensioni del tutto diverse dalle attuali già nei primi secoli dopo il Mille (1361) è il secondo della Valle e fu consacrato il 31 agosto 1454 ed eletto a Curazia il 28 gennaio 1700.
Nel 1854 la parrocchiale di San Biagio fu ricostruita nelle dimensioni attuali e riconsacrata il 13 agosto 1869, conservando il solido campanile del 1200, simbolo della valle, appartenente all'edificio precedente. Diviene parrocchia autonoma il 17 marzo 1919.
La facciata è caratterizzata dall'affresco della Madonna Immacolata, alla base del timpano è presente la dedicazione della chiesa a Divo Blasio / S. Juliano / Beatae Mariae Virgini (Beato Biagio, San Giuliano e Beata Maria Vergine).
Nel timpano in alto raffigurato il Santissimo sorretto da angeli con la scritta Et Lux tenebris lucet (La luce illumina le tenebre), a sinistra del timpano sono presenti le scritte ED 1854, Rest 1994, a ricordo della riedificazione e dell’ultimo restauro.
Il grande portale in granito formato da blocchi unici scolpiti a mano, nel piccolo timpano sopra la porta d’ingresso vi è un grazioso angelo affrescato. Ai lati due medaglioni che ricordano i caduti di Caderzone nella Prima Guerra Mondiale.
La decorazione interna e gli altri altari
L’interno è ad una grande navata ed accoglie quattro altari, tutti con colonne di marmo rosso, fu affrescato nel 1921 dai fratelli Martinenghi, pittori di Mantova e fatto su ordinazione del consiglio comunale a ricordo della preservazione del paese dalla Grande Guerra.
Il primo altare di destra è intitolato a San Gerolamo, qui rappresentato nell’atto di percuotersi il petto nella grotta di Betlemme, un’opera di artista ignoto regalata da Girolamo II Bertelli (1561-1642).
Il primo altare di sinistra è, invece, dedicato ai Santi Rocco e Antonio Abate. Insieme a San Biagio Caderzone onora San Giuliano.
La statua lignea del secondo altare di destra rappresenta San Giuliano con due vipere in mano, questa statua portata in processione l’ultima domenica di luglio.
Nel secondo altare di sinistra vi è la statua lignea e policroma della Madonna del Rosario col Bambino in braccio; questa è portata in processione la prima domenica d’ottobre.
| Elemento | Collocazione o caratteristica |
|---|---|
| Agnello pasquale | Centro dell’abside, seduto sopra il messale con i sette sigilli |
| Buon Pastore | Altare maggiore, raffigurazione del 1850 |
| San Biagio | Pala del 1854 di Cristiano Meyer |
| Altari laterali | San Gerolamo, Santi Rocco e Antonio Abate, San Giuliano, Madonna del Rosario |
| Colonne | Marmo rosso |
Il ciclo pittorico della navata
Nella navata sono presenti le figure dei quattro evangelisti San Giovanni (primo a destra), San Luca (primo a sinistra), San Marco (secondo a destra) e San Matteo (secondo a sinistra).
Nelle nicchie circolari presenti ai lati del presbiterio troviamo la statua di San Biagio a destra ed il battistero a sinistra.
Unica in Val Rendena l’originale la Via Crucis, in pino cimbro, opera dello scultore gardenese Vincenzo Mussner che rappresenta le 14 stazioni con soggetti «inusuali«, che non ripercorrono la normale episodica della passione e morte del Cristo.
Troviamo: l’istituzione dell’Eucaristia, l’orto degli ulivi, il bacio di Giuda, la condanna di Ges, la flagellazione, Cristo porta il patibulum, il Cireneo porta la Croce, Gesù rimprovera le donne di Gerusalemme, Gesù solo con l’amarezza nel cuore, Gesù inchiodato in Croce, la Crocifissione, Gesù ferito al costato, la Deposizione, la Resurrezione.
Dello stesso artista l’ambone che presenta i simboli degli evangelisti con la frase ascoltatelo, a sinistra sono scolpiti i dieci comandamenti, a destra i nomi dei principali profeti.
Sopra la cantoria è presente un affresco con San Davide (dx), Santa Cecilia (sx) al centro l’apparizione di Dio a Mosè. L’Organo risale al 1930.
La Trinità e la dimensione pasquale dell’abside
Nel catino dell’abside vi è un singolare affresco dei fratelli Martinenghi (1920-1924), in cui è rappresentata la Santissima Trinità con Cristo che abbraccia la Madonna regina della chiesa, sullo sfondo la basilica di San Pietro a Roma.
Artistiche e pregevoli sono le vetrate, realizzate su disegno di don Luciano Carnessali, che rappresentano l’Annunciazione e la discesa dello Spirito Santo.
La disposizione delle immagini nell’area absidale accompagna lo sguardo dall’altare verso la volta e organizza in senso verticale i principali momenti della fede cristiana: il sacrificio dell’Agnello, la presenza del Buon Pastore, la protezione dei santi, la Trinità e la storia della salvezza.

L’Agnello pasquale nelle miniature lombarde
La miniatura di carta 95 rappresenta il simbolo dell'Agnello pasquale con il segno della vittoria. Lo sfondo è azzurro e il libro sul quale l'Agnello posa è rosso.
La miniatura di c. 93 è la rappresentazione del monte Tabor. Racchiusi da una lettera variamente colorata, la croce e il monte appaiono ingenuamente disegnati. Lo sfondo e nero e da un lato i ricami appaiono sbiaditi; la croce è color legno; la montagna verde.
La miniatura di c. 99 rappresenta l'altare. I bordi entro cui è racchiusa sono in oro zecchino; la mensa è bianca e viola. L'unica parte degna di nota è quella del paesaggio a lato dell'altare.
| Oggetto | Descrizione |
|---|---|
| Miniatura di carta 95 | Agnello pasquale con il segno della vittoria |
| Libro | Rosso, sotto l’Agnello |
| Sfondo | Azzurro |
| Miniatura di c. 99 | Altare con bordi in oro zecchino e mensa bianca e viola |
| Materiali e tecnica | Pergamena, doratura, pittura a tempera |
| Misure | Altezza: 10.5; Larghezza: 9 |
| Ambito culturale | Ambito Lombardo |
OGGETTO miniatura MATERIA E TECNICA pergamena/ doratura/ pittura a tempera MISURE Altezza: 10.5 Larghezza: 9 AMBITO CULTURALE Ambito Lombardo LOCALIZZAZIONE Milano (MI) TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300209038 ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Milano ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese DATA DI COMPILAZIONE 1981 DATA DI AGGIORNAMENTO 2006 LICENZA METADATI CC-BY 4.0.
Pasqua, altare e cultura medievale
Il ciclo pittorico del Palazzo della Ragione deve essere considerato un “almanacco”, una presentazione cioè dei tempi della vita degli uomini, con le sue stagioni, con le diverse occupazioni tipiche dei diversi mesi, con i vizi e le virtù caratteristiche di quel determinato periodo dell’anno.
Esso è espressione di quella visione onnicomprensiva tipica del medioevo dove ogni singola creatura ed ogni aspetto della vita è parte di un tutto, sotto la benedizione di Dio.
Il ruotare dei pianeti e delle stelle, l’alternarsi delle stagioni, le feste cristiane, i vizi e le virtù, le occupazioni degli uomini, i sacramenti, gli amori e le battaglie, la Pasqua e i mesi che annualmente si ripetono, la vita, la morte e l’immortalità, tutto è dipinto in un unico sguardo.
Da questo punto di vista, l’altare pasquale raffigurato nel ciclo non è separato dalla vita quotidiana, dal ritmo delle stagioni e dall’organizzazione della città. La Pasqua libera dalla semplice successione dei mesi e introduce nel ciclo del tempo una dimensione teologica.
Dalla raffigurazione sacra alla tradizione gastronomica
L’agnello, insieme alle uova, è uno degli ingredienti più presenti sulla tavola pasquale. Per molti italiani, infatti, l’agnello al forno, generalmente accompagnato da un ricco contorno di patate, è un vero e proprio must del menu di Pasqua.
Dal gusto intenso e saporito la carne di agnello si presta, però, a svariate preparazioni, dalle classiche ricette della cucina regionale alle interpretazioni più originali e creative.
Al forno, con o senza patate, e sulla brace, l’importante è che per il giorno di Pasqua non manchi sulle tavole degli italiani. Le ricette più diffuse comprendono l’agnello al forno, le costolette d’agnello, le polpette e preparazioni in crosta.
La carne di agnello e’ comune nelle tavole di tutti i popoli del Mediterraneo. L’allevamento tradizionale basato sul pascolo preserva il valore nutrizionale della carne.
L’agnello dolce e la pasta di mandorle
Ai primi del Novecento cominciano a comparire dei dolci di pasta reale (pasta di mandorle) con l’eventuale aggiunta di pasta di pistacchio.
Gli agnellini di pasta di mandorla oltre che in Sicilia compaiono in altre zone d’Italia come in Puglia, nel Salento e in Toscana.
In Sicilia, dolce tipico, unico e riconoscibile e’ l’agnello di Favara, un dolce diverso dalla tradizionale versione in pasta reale. Questo ha un ripieno di pasta di pistacchio.
La forma dell’agnello trasferisce quindi il simbolo dall’altare alla tavola pasquale, mantenendo il riferimento alla festa e alla tradizione cristiana senza ricorrere necessariamente alla carne.