Nella Palestina del I secolo, un predicatore ebreo venuto dalla Galilea lanciò un movimento rivoluzionario che proclamava la venuta del Regno di Dio, minacciando così l'ordine costituito dei dominatori romani e della gerarchia religiosa ebraica. Fu arrestato, torturato e ucciso come sovversivo.
In Gesù il ribelle, Reza Aslan tenta di separare la realtà storica di Gesù dal mito religioso elaborato successivamente, presentando il fondatore del cristianesimo come un contadino palestinese, un predicatore radicale e un possibile oppositore dell'occupazione romana. Il libro mette a confronto i testi evangelici con le numerose fonti dell'epoca e interpreta la vicenda di Gesù alla luce del contesto politico, sociale e religioso della Palestina del I secolo.
Il progetto di Reza Aslan
Sarà pure interessante cercare di capire chi è Gesù. Non a caso Reza Aslan, autore di «una biografia di Cristo best-seller negli Usa» (la Repubblica del 3 dicembre 2013) ha cercato di raccontare la storia del fondatore del cristianesimo, «la persona più importante degli ultimi duemila anni,… alla base della civiltà occidentale».
«Volevo separare la sua realtà storica dal mito religioso, che è successivo. Volevo spiegare come un contadino povero e analfabeta fosse riuscito a fondare un movimento rivoluzionario in difesa dei diseredati e degli emarginati, arrivando a sfidare in maniera diretta il potere romano e delle gerarchie ebraiche… Io volevo raccontare l’uomo, non Dio»: questi gli intenti dell’autore.
Nel suo libro racconta che Gesù era un contadino palestinese, che non sono mai esistiti né i dodici discepoli né il processo sotto Ponzio Pilato e che la sepoltura di Gesù sarebbe stata improbabile e il corpo sarebbe stato gettato in una fossa comune.
Il libro presenta una serie di ipotesi "di parte" basate sul. niente, cadendo in contraddizione sulle stesse fonti: a volte i vangeli sono incontestabili, a volte sono pure falsità dipende quale episodio da ragione all'autore.
Gesù nella Palestina del I secolo
Oggi, duemila anni dopo, il Cristo della fede ha del tutto inglobato il Gesù personaggio storico. Le tracce del rivoluzionario che percorse la Galilea radunando un esercito di discepoli per fondare il regno di Dio in Terra, del predicatore che sfuggì all’autorità dei sacerdoti del Tempio a Gerusalemme, del giudeo nazionalista radicale che sfidò l’occupazione romana e venne sconfitto si sono quasi del tutto perse nei meandri della storia.
In questa biografia, Reza Aslan mette a confronto i testi evangelici con le numerose fonti dell’epoca, dalle opere dello storico ebreo Giuseppe Flavio ai documenti romani, per raccontare la complessa figura di Gesù: un uomo di pace che esortava i seguaci a prendere la spada, un esorcista e guaritore che si proclamò Re dei Giudei, un messia inconsapevole della sua natura.
La ricostruzione proposta parte dunque dal contrasto tra il messaggio religioso tramandato dalla cristianità e la figura di un predicatore inserito in una società attraversata da conflitti politici, tensioni religiose e opposizione al dominio romano.
Un predicatore rivoluzionario
Alcuni decenni più tardi, i suoi seguaci dissero che era il Figlio di Dio, trasformando un giovane ribelle in un simbolo e ponendo le basi di una religione destinata a diffondersi nel mondo intero.
Secondo la prospettiva del libro, Gesù avrebbe lanciato un movimento rivoluzionario in difesa dei diseredati e degli emarginati, arrivando a sfidare in maniera diretta il potere romano e le gerarchie ebraiche.
Fu arrestato, torturato e ucciso come sovversivo. La sua morte viene così collocata all'interno della repressione esercitata contro chi poteva essere percepito come una minaccia all'ordine politico e religioso.
Le contraddizioni della figura di Gesù
La figura di Gesù viene descritta attraverso una serie di tensioni apparentemente inconciliabili: un uomo di pace che esortava i seguaci a prendere la spada, un esorcista e guaritore che si proclamò Re dei Giudei, un messia inconsapevole della sua natura.
Queste contraddizioni costituiscono uno degli elementi centrali della ricostruzione di Aslan. Il Gesù storico non viene presentato come una figura facilmente separabile dalle passioni, dalle aspettative e dai conflitti del suo tempo.
Il libro cerca quindi di raccontare l’uomo, non Dio, e di comprendere come un contadino povero e analfabeta fosse riuscito a fondare un movimento rivoluzionario.
Il ruolo della Chiesa e dell’apostolo Paolo
Così questo libro non solo diventa l'appassionante ricostruzione di una delle epoche più tumultuose - e più decisive - della storia, ma illustra anche in modo coerente come la Chiesa, a partire dall’apostolo Paolo, abbia plasmato l’essenza della cristianità, oscurando l’uomo vero che era Gesù.
Alcuni decenni più tardi, i suoi seguaci dissero che era il Figlio di Dio, trasformando un giovane ribelle in un simbolo e ponendo le basi di una religione destinata a diffondersi nel mondo intero.
Il punto di vista di Aslan distingue quindi tra il predicatore galileo e l'immagine teologica costruita dalla comunità cristiana. La trasformazione di Gesù in simbolo universale viene interpretata come un processo storico nel quale la Chiesa avrebbe plasmato l’essenza della cristianità.
Fonti e metodo
In questa brillante biografia, Reza Aslan - nato in Iran, divenuto cristiano a quindici anni e oggi riavvicinatosi ai simboli dell’Islam - mette a confronto i testi evangelici con le numerose fonti dell’epoca, dalle opere dello storico ebreo Giuseppe Flavio ai documenti romani, per raccontare la complessa figura di Gesù.
Il libro ovviamente non è un saggio sulla storicità del cristianesimo, anche perché lo stesso Aslan è un semplice giornalista e professore associato di Creative Writing (“Scrittura creativa”) all’University of California.
In ogni caso quello di Aslan si tratta di un romanzo dove, prevedibilmente, la figura di Cristo viene separata dal presunto mito elaborato successivamente, come hanno provato a fare tanti altri nei secoli scorsi.
Con rispetto, nella più pura tradizione ottocentesca, quella che ha fatto dire ad Albert Schweitzer «È accaduto all’indagine sulla vita di Gesù qualcosa di sorprendente.
Essa era partita con il proposito di trovare il Gesù storico e riteneva poi di poterlo reinserire nel nostro tempo quale egli è in quanto Maestro e Redentore.
Essa scioglieva i legami con i quali egli era da secoli avvinto alla roccia della dottrina ecclesiastica e si rallegrava di veder tornare vita e movimento nella sua figura e di vedersi restituito l’uomo storico Gesù.
Ma Gesù non si fermò, passò oltre il nostro tempo e ritornò nel suo.
Quel che sorprese e spaventò la teologia degli ultimi quarant’anni fu appunto di non essere in grado con tutte le sofisticherie e tutte le prevaricazioni intellettuali, di trattenerlo nel nostro tempo, ma di dover vederselo strappare.
Egli ritornava indietro e lontano non per difetto o eccesso di adeguatezza storica, ma per la stessa necessità con cui il pendolo, lasciato a se stesso, ritorna alla sua posizione originaria.
Non è concesso alla storia di svincolare ciò che è permanente ed eterno nell’essere di Gesù dalle forme storiche nelle quali si è esplicato, né d’inserirlo come qualcosa di vivamente operante nel nostro mondo.
Essa si è invano affaticata in questo tentativo.
Come una pianta acquatica fiorisce splendidamente finché rimane a fior d’acqua, ma si affloscia e diventa irriconoscibile non appena è strappata al proprio elemento, così accade del Gesù storico, che sia staccato dal terreno dell’escatologia e che si voglia comprendere quale entità fuori del tempo.
Ciò che è permanente ed eterno in Gesù è del tutto indipendente dalla conoscenza storica e può essere compreso solo in forza del suo spirito tuttora operante nel mondo.
Tanto è lo spirito di Gesù, altrettanta è la vera conoscenza di Gesù» [A. Schweitzer, citato in Werner Georg Kummel, Il Nuovo Testamento, Storia dell’indagine scientifica sul problema neotestamentario, p. 351, Società Editrice il Mulino, Bologna 1976].
Le critiche al libro
Tesi sconosciute e mai sostenute dagli storici del cristianesimo e dagli studiosi del Nuovo Testamento.
Durissima la critica di Elizabeth Castelli, specialista in studi biblici e cristianesimo antico.
«Aslan è un lettore piuttosto che un ricercatore», ha scritto.
«Se non fosse stato spinto alla ribalta da un aggressivo piano di marketing da parte di Fox News, il libro sarebbe probabilmente stato semplicemente accantonato accanto ad una miriade di altri esempi del suo genere, e tutti potevano tornare alle loro vite.
E com’è con tanti spettacoli, forse il miglior consiglio che si può dare è questo: niente da vedere qui, gente. Andate oltre».
Il ben più attendibile Barth Ehrman, studioso statunitense del Nuovo Testamento, ha spiegato di non avere «intenzione di leggerlo.
Questo perché, come la maggior parte degli studiosi di ricerca, semplicemente non ho il tempo o la voglia di leggere libri scritti per i non esperti, soprattutto quando sono scritti da non esperti».
Anche Denny Burk, docente di Biblical Studies al Boyce College, non ha alcuna intenzione di leggere il libro.
Dopo aver letto alcune interviste a Aslan, «è diventato molto chiaro che il suo libro era una ricostruzione del materiale apparso in numerose opere nel corso dell’ultimo secolo».
«Se non fosse stato per un’intervista imbarazzante, credo che nessuno starebbe nemmeno parlando del libro. E’ irrilevante».
Il libro presenta una serie di ipotesi "di parte" basate sul. niente, cadendo in contraddizione sulle stesse fonti: a volte i vangeli sono incontestabili, a volte sono pure falsità dipende quale episodio da ragione all'autore.
Semplicemente non è serio affrontare la storia in questo modo.
L’intervista a Fox News e la ricezione pubblica
Anche in Italia è arrivato “Gesù il ribelle” (Rizzoli), il libro di Reza Aslan che negli Usa ha dominato per mesi le classifiche dei bestseller a causa di un’intervista divenuta virale realizzata da “Fox news”.
Il conduttore, Lauren Green, ha incalzato per dieci minuti l’autore chiedendogli perché un musulmano (Aslan è musulmano) abbia scritto un libro su Gesù, non accontentandosi delle risposte ricevute.
Nel libro è comunque assente la provocazione e il sarcasmo, ma -così appare- un’autentica voglia di capire.
Lo ha spiegato lui stesso a “Repubblica”, dopo aver rivelato che madre, moglie e fratello sono cristiani:«Non avrei mai potuto scrivere un libro contro i miei valori, contro le persone che amo e in cui credo. Volevo solo capire. Solo capire».
Appare originale, in ogni caso, decidere di pubblicare un saggio (nei suoi obiettivi) per la voglia di capire e non di spiegare.
Ha anche affermato di ritenere Gesù Cristo «la persona più importante degli ultimi duemila anni, è alla base della civiltà occidentale».
L’autore e il profilo accademico
Reza Aslan è nato in Iran ed è cresciuto negli Stati Uniti. Ha conseguito un master in studi religiosi a Harvard e un PhD in sociologia delle religioni all’Università della California.
Il Washington Post ha spiegato che nonostante sia «ansioso - forse impaziente - di presentarsi come un accademico formidabile con buona fede nella religione e storia», tuttavia «il ragazzo non ha i titoli accademici di cui si vanta di avere», o che vorrebbe avere.
Aslan, si legge, ha più volte affermato di avere un dottorato in “storia delle religioni” in “sociologia delle religioni”, ma non esistono gradi all’università che ha frequentato.
Il suo dottorato è in sociologia (140 pagine sull’attivismo politico musulmano contemporaneo), secondo l’ufficio di stato civile presso l’Università della California a Santa Barbara e ha una laurea in studi religiosi e un master in studi teologici, ma non è professore di religione o di storia (e non possiede né un dottorato né una cattedra per lo studio accademico della religione).
Aslan ha anche affermato di essere “un membro attivo” del Riverside’s Department of Religious Studies ma è stato smentito da Vivian-Lee Nyitray, ex presidente del dipartimento la quale ha ammesso di aver riconosciuto la possibilità di ammettere Aslan tra i membri lo scorso anno, ma senza arrivare ad una decisione positiva.
Un libro divulgativo e controverso
Per molti Reza Aslan è già diventato il nuovo Dan Brown musulmano, per noi invece rappresenta più il Corrado Augias islamico.
Lasciamoli nei loro sogni: la cultura, quella vera, è altra cosa.
P.S.: Chissà se poi, leggendo il testo di Aslan, ci si potrà accorgere che Gesù è qualcosa di più del «mito» (alla Che Guevara, per intenderci).
Dopo avere letto diversi trattati su Gesù da quello di Puig I Tarrech al più conosciuto Corrado Augias, alla più interessante Ilaria Ramelli, sono approdato a questo volume, Ora, mettiamoci d'accordo, lo storico è un investigatore che esamina fonti il più possibile accreditate e cerca di proporre una verità legata ai fatti.
Questo "eminente" studioso forse ha fatto lavorare alcuni suoi giovani studenti per poi fare un mosaico mal riuscito di credenze, poca storia, leggende, ipotesi fantasiose, qualcuno di loro evidentemente ha anche letto il mai troppo poco smentito Dan Brown.
Pessimo. un ennesimo libro infangante non tanto per i cattolici che probabilmente rimarranno un pò offesi, ma per la Storia stessa (quella con la S maiuscola).
Caratteristiche dell’edizione italiana
| Voce | Dato |
|---|---|
| Editore | Rizzoli |
| Data di uscita | 20/11/2013 |
| Pagine | 342 |
| Formato | 13,5 x 21 cm |
| ISBN cartaceo | 9788817071819 |
Rizzoli ha pubblicato Gesù il ribelle (2013), Non c’è dio all’infuori di Dio (2015 e Dio. Una storia umana (2018).
