La carta geografica delle missioni consente di collegare persone, istituzioni, territori, viaggi, documenti e trasformazioni culturali, mostrando come l’attività missionaria si sia sviluppata nei diversi continenti e come l’Europa sia diventata progressivamente una terra di missione oltre che una terra di missionari.
Per ricostruire questa storia sono essenziali lettere, relazioni di viaggio, carte geografiche, oggetti, fotografie, opere bibliografiche e archivi, organizzati oggi anche attraverso banche dati e strumenti digitali come mostre virtuali e StoryMap.

Che cosa sono le missioni
Le missioni sono organizzazioni religiose, il cui scopo è la propagazione di una dottrina generalmente monoteista. Il concetto è in uso dal XVI secolo per indicare la diffusione sistematica del cristianesimo fra le persone di diversa credenza.
Richiamandosi al dovere apostolico di testimonianza indicato nel Vangelo di Matteo, le missioni cristiane presero parte dal XVI secolo all’espansione delle potenze coloniali europee nel mondo, per diffondere il cristianesimo nei territori non cristiani.
Furono tra le prime istituzioni interconnesse a livello globale, attraverso le quali le società europee ed extraeuropee entrarono in contatto reciproco, uscendone durevolmente trasformate.
La storia delle missioni nelle carte geografiche
La storia delle missioni può essere suddivisa in cinque fasi. La prima fase (II-XV secolo) è quella della cosiddetta prima missione, che portò alla cristianizzazione di ampie parti dell’Europa.
Nella seconda fase (XVI-XVIII secolo) le potenze coloniali europee entrarono in contatto con le popolazioni non cristiane durante le loro sempre più frequenti spedizioni oltreoceano.
La Chiesa cattolica sostenne le ambizioni coloniali di Spagna e Portogallo, conferendo loro il monopolio sull’attività missionaria. Con la fondazione della congregazione De Propaganda Fide (1622) le missioni furono rigorosamente organizzate da Roma.
La missione protestante acquisì importanza solo dal tardo XVIII secolo, con l’ascesa di Inghilterra e Olanda al rango di potenze coloniali.
Nella terza fase (XIX-XX secolo) il rinnovamento religioso e l’abolizionismo determinarono un rafforzamento della filantropia e dunque anche delle missioni, che conobbero un culmine nell’epoca degli imperialismi.
Contrariamente alle missioni precedenti, basate sul sostegno della nobiltà e promosse sotto il protettorato reale, le missioni del XIX secolo si appoggiavano su associazioni missionarie e si finanziavano in gran parte con le modeste donazioni di tutti i ceti sociali.
La quarta fase fu avviata dalla catastrofe della prima guerra mondiale e rese evidente alle missioni che presentavano intrecci troppo stretti con l’imperialismo nei Paesi extraeuropei.
Le conseguenze furono molto pesanti, ad esempio perché missionari e missionarie di nazioni avversarie furono espulsi dalle colonie o internati. Si procedette perciò a rafforzare la centralizzazione, la professionalizzazione e l’uniformazione.
La lettera apostolica di papa Benedetto XV Maximum Illud (1919), incentrata sulle missioni, indicò come obiettivi dichiarati il radicamento culturale della Chiesa cattolica e la formazione di un clero locale nei Paesi in cui queste ultime erano presenti.
Condannò inoltre gli interessi nazionali ed economici e prescrisse una neutralità rigorosa nelle questioni politiche.
L’avvio del processo globale di decolonizzazione negli anni 1950 e 1960 e i mutamenti interni alla Chiesa quali il Concilio Vaticano II (1962-1965) caratterizzarono la quinta fase.
Già dopo la fine della seconda guerra mondiale le critiche alle missioni e al loro coinvolgimento nel colonialismo divennero sempre più forti.
Le missioni furono costrette ad adeguare al nuovo contesto le strutture organizzative di carattere gerarchico e paternalista e i metodi basati sulla costrizione e la violenza.
Si posizionarono quali organizzazioni non governative nel campo della cooperazione allo sviluppo, in cui fu attivo un numero crescente di persone laiche.
Dall’amministrazione dei territori delle missioni da parte di ordini o istituzioni in Europa si passò alla cooperazione con le Chiese nelle ex colonie.
Il dialogo interreligioso e interculturale, l’ecumenismo, il partenariato e i progetti di sviluppo divennero il nuovo leitmotiv delle missioni.
Una carta delle missioni del mondo
Carta del mondo della Missione di Basilea con la distribuzione geografica delle religioni nel globo e delle regioni di «pagani», circondata da sei illustrazioni dei territori missionari di Cina, India, Camerun e Costa d'Oro (Ghana), 1900 ca.
Carta su tessuto, 42 x 55 cm (Archiv Basler Mission, Basilea, BMA 97856).
Una carta di questo tipo non è soltanto una rappresentazione geografica: registra la distribuzione delle religioni, individua le aree considerate missionarie e inserisce i territori in una visione globale costruita dalle istituzioni religiose europee.
Le illustrazioni dedicate a Cina, India, Camerun e Costa d’Oro mostrano inoltre il rapporto fra cartografia, racconto missionario e produzione di immagini sui territori extraeuropei.

Missioni e colonialismo
Le missioni presentavano molteplici intrecci con il colonialismo. Da un lato, dipendevano dall'infrastruttura coloniale (esercito, amministrazione, sistema giuridico).
In cambio, in ragione dell'importanza che la «missione civilizzatrice» attribuiva loro in ambito culturale, sociale ed economico, collaboravano con gli Stati europei al mantenimento del loro dominio politico all'estero.
D'altro lato, le missioni furono all'origine di mutamenti sociali, che si scontravano con le intenzioni delle potenze coloniali e portavano a conflitti fra loro.
Data la loro posizione nel sistema coloniale anche i rapporti con le persone nelle colonie erano profondamente ambivalenti e fragili.
L'immagine paternalista che i missionari e le missionarie avevano di sé rivelava una pretesa di superiorità, che si esprimeva nella diffusione di idee impregnate di razzismo culturale.
Allo stesso tempo dipendevano sensibilmente dall'accettazione e dalla cooperazione delle autorità regionali e della popolazione dei territori in cui operavano.
Fu l'interesse di queste ultime per la formazione, l'agricoltura e la medicina missionarie a rendere possibile la creazione di stazioni missionarie.
Il concorso nell'opera missionaria prospettava loro l'accesso a conoscenze, tecnologie e merci, che potevano essere utilizzate come strategie di autoemancipazione e per formulare proprie rivendicazioni anche politiche contro il dominio straniero coloniale.
A differenza della maggior parte dei funzionari coloniali, dei commercianti e degli scienziati, missionari e missionarie generalmente vivevano nelle colonie per periodi prolungati e si familiarizzavano da vicino con i territori e le persone del luogo per favorire la conversione.
Si affermarono come esperti ed esperte riconosciuti per le osservazioni naturalistiche e di lingue, culture e sistemi sociali extraeuropei.
Nella loro orbita si aprivano nuovi campi del sapere e nascevano discipline accademiche, come l'etnologia.
La loro integrazione nel dibattito scientifico e divulgativo sulle colonie plasmò le concezioni del mondo e dell'essere umano ben al di là delle cerchie missionarie borghesi.
Le missioni protestanti in Africa australe
La Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi) ha approvato il progetto L’opera dei missionari valdesi in Africa australe alla fine dell’Ottocento.
Lettere, relazioni di viaggio, carte geografiche, oggetti e fotografie: un patrimonio condiviso e partecipato presentato dalla Società Geografica Italiana Onlus (SGI) in partenariato con la Fondazione Centro Culturale Valdese (FCCV), per l’importo di € 25.700.
La proposta intende estendere l’ambito della ricerca di documentazione relativa alle missioni in Africa Australe, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alle Società Missionarie Protestanti, alle Istituzioni Culturali e alle Società Geografiche Europee, per la creazione di una infrastruttura che colleghi patrimoni culturali tangibili e intangibili di altissimo interesse e valore storico-documentario.
In riferimento agli obiettivi principali, nella prima fase del progetto, si è proceduto alla ricerca ed identificazione dei missionari impegnati in Africa Australe con particolare riguardo all’individuazione dei rapporti intercorsi tra gli stessi, le istituzioni sopra citate.
Il progetto documenta le attività svolte in Africa australe tra il 1868 e il 1930 e mette in relazione le biografie dei missionari con i luoghi della missione, le società geografiche, le istituzioni culturali e le raccolte documentarie.
Il database dei missionari e delle istituzioni
Per gestire i dati ottenuti dalla ricerca e rendere la raccolta di informazioni fruibile si è proceduto alla creazione di un Database Relazionale.
Struttura del database
L’architettura del Database, ottenuta dalla normalizzazione delle viste utente dei dati necessari alla definizione dell’ambiente di lavoro, è finalizzata alla gestione di informazioni biografiche e bibliografie riferibili ai singoli missionari e all’organizzazione delle notizie ottenute grazie al rintracciamento delle istituzioni con cui i pastori ebbero rapporti nel corso delle loro attività.
In esso, inoltre, sono previste tabelle strutturate in campi specifici che permettono la catalogazione e la descrizione analitica di oggetti e documenti raccolti dai missionari durante i loro viaggi e soggiorni, confluiti nelle raccolte delle istituzioni con cui i pastori erano in contatto.
L’interfaccia grafica
L’interfaccia grafica sviluppata per la gestione del Database è caratterizzata da tre distinte sezioni:
- Lista dei missionari: l’elenco dei missionari censiti presenta le generalità dei pastori, la professione e la nazionalità, per avere un riferimento complessivo delle personalità identificate e agevolare la ricerca del singolo soggetto da approfondire.
- Gestione delle istituzioni: la scheda presenta un elenco delle istituzioni e delle organizzazioni collegate alle missioni e all’operato di singoli missionari.
- Schede personale dei missionari: la scheda personale di ogni missionario è accessibile sia dalla lista, cliccando sulle lenti nei riquadri alla destra dei nominativi, o cliccando sull’apposita sezione.
Per ciascuna istituzione sono presenti, oltre ai cenni storici sulla fondazione, note di approfondimento, link ai siti istituzionali, e contatti (indirizzi mail, di posta elettronica e numeri di telefono).
La presenza di campi relativi in modo particolare agli indirizzi rientra in una precisa esigenza progettuale, giacché una volta terminata l’individuazione degli enti europei, la Società Geografica Italiana procederà a contattarli per ampliare e perfezionare la raccolta dei dati in vista del completamento del progetto.
Le schede personali
I campi immediatamente visibili sono quelli relativi alle generalità, l’attività, le date di nascita e di morte, la nazionalità, i luoghi della missione e la biografia con un brevissimo resoconto dell’operato.
Nella parte inferiore della scheda è possibile accedere alle seguenti sottosezioni relative al singolo soggetto:
- Bibliografia oggettiva, vale a dire le opere realizzate sul missionario e sul suo operato da colleghi o studiosi;
- Bibliografia soggettiva, inerente le opere scritte direttamente dal pastore;
- Istituzioni, con riferimento alle società geografiche europee o ad altre organizzazioni con le quali vi fu un contatto o una collaborazione.
Oltre alle prime in ordine di importanza in relazione agli obiettivi del progetto, le restanti sottosezioni della scheda sono quelle funzionali alla descrizione di fototipi, fascicoli archivistici, corrispondenza ed oggetti che le istituzioni conservano in relazione alle attività dei missionari impegnati in Africa australe tra il 1868 e il 1930.
Le fonti utilizzate
La raccolta dei dati biografici è stata integrata e completata attingendo al Dizionario Biografico on-line dei Protestanti in Italia (nella sezione relativa al XIX e XX secolo), curato dalla Società di Studi Valdesi, e alla Lista dei missionari della Société des missions évangéliques de Paris (SMEP) messa a disposizione dal Service Protestant de Mission sul sito di riferimento, nella sezione riguardante il patrimonio archivistico.
Da quest’ultima lista, che comprende un elenco di personalità operanti dalla prima metà del XIX secolo alla seconda metà del XX, non limitata esclusivamente al contesto africano, è stato selezionato con cura il gruppo di 90 missionari inseriti all’interno del Database in corso di completamento, tutti attivi nella sola Africa australe.
Trascritte le generalità dei missionari, le date di nascita e morte e i paesi ove prestarono servizio, l’attenzione si è focalizzata anche sulla ricerca delle opere scritte dai singoli pastori o sui pastori da parte di studiosi e colleghi, indagine che allo stato attuale copre circa un terzo delle personalità dell’elenco.
La ricerca delle opere viene condotta attraverso la consultazione dei cataloghi online di biblioteche europee, in modo particolare le francesi Bnf e Defap, e l’approfondimento bibliografico in Società Geografica Italiana delle raccolte librarie e delle riviste geografiche inglesi, francesi e italiane.
Nella ricerca online, ricco di spunti si è rivelato l’immenso patrimonio digitalizzato di google books o di archive.org, ove è stato possibile accedere a preziose e datate bibliografie attraverso una ricerca nominale, permettendo di arricchire le schede e di individuare ulteriori rapporti tra enti e pastori valdesi.
Del Bollettino della Società Geografica Italiana è stato effettuato uno spoglio sistematico degli articoli (dal 1868 al 1920) alla ricerca di riferimenti ai missionari e alle istituzioni coinvolte nella loro esperienza.
Alla fase di implementazione dei principali campi d’approfondimento della sezione Schede Missionari, si affianca parallelamente la ricerca delle istituzioni con le quali i pastori mantennero rapporti di ogni genere, dalla corrispondenza intrattenuta regolarmente contenente relazioni e puntali resoconti, alla donazione di oggetti e volumi, dal contributo assicurato dagli articoli pubblicati sui bollettini geografici, alle conferenze in sede riguardanti le missioni d’evangelizzazione.
Tra le fonti indagate per il reperimento delle informazioni e dei dati da inserire nel Database, di grande importanza si sono rilevati periodici, riviste e seriali dell’epoca, il cui spoglio sarà oggetto della fase successiva del progetto.
Le entità virtuali e i luoghi
Durante i lavori di completamento del Database, in aggiunta, è emersa l’esigenza di creare un ulteriore tabella strutturata per inserire una serie di dati collegati in maniera indiretta alle missioni valdesi in Africa australe.
Il campo in esame che definiamo convenzionalmente “Entità Virtuale” ha la medesima natura delle schede missionari: si tratta di una scheda nella quale confluiscono istituzioni, opere, materiale cartografico ed entità connesse alla storia precoloniale e coloniale dei paesi d’interesse, con riguardo alla storia delle esplorazioni e allo sviluppo delle stazioni missionarie.
In questo modo, oltre alle informazioni relative ai singoli missionari e alle istituzioni, lo studioso disporrà d’una scheda ricca di riferimenti a supporto della ricerca.
Altri elementi ritenuti necessari e, di conseguenza, implementati nel Database sono stati il campo LUOGHI inserito nelle Scheda missionari e uno spazio dove raccogliere le notizie bibliografiche di tipo generale che non siano riconducibili alla Bibliografia oggettiva o Bibliografia soggettiva, ma che risultino un valido strumento di supporto al lavoro di ricerca e di approfondimento.
I risultati del progetto
Il progetto si è concluso con successo e ha prodotto una mostra virtuale dal titolo “L’opera dei missionari protestanti in Africa australe”, una StoryMap dal titolo “Pioniere in Africa australe. Il ruolo delle donne missionarie”, la video intervista “Fare missione oggi: il dialogo tra passato prossimo e presente” a Laura Nisbet e a Laura Casorio realizzata da Davide Rosso e il sito web “L’opera dei missionari protestanti in Africa australe”.
Questi strumenti permettono di esplorare lo straordinario patrimonio costituito da lettere, relazioni di viaggio, carte geografiche, oggetti e fotografie relativi alle missioni protestanti in Africa australe tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo.
Le missioni cattoliche e la geografia globale
All'inizio dell'epoca moderna erano ca. 40-45 i gesuiti svizzeri attivi come missionari cattolici al di fuori dell'Europa.
Uno dei primi fu Pietro Berno, a Goa in India dal 1579. Dopo aver fondato in Russia la prima missione territoriale di un gruppo svizzero (1719-1759), i cappuccini divennero nel XIX secolo uno degli ordini missionari cattolici più influenti della Svizzera, con missioni in India (dal 1843), Tanzania (dal 1921) e alle Seychelles (dal 1922).
Nel 1854 benedettini svizzeri dell'abbazia di Einsiedeln fondarono nello Stato confederato dell'Indiana il monastero di Saint Meinrado, che contribuì alla missione fra le popolazioni autoctone.
Il presidente statunitense Ulysses S. Grant introdusse nel 1869 la cosiddetta politica di pace e incaricò le missioni cristiane di «civilizzare» le persone che vivevano nelle riserve.
Martin Marty, benedettino svizzero, guidò la missione nella riserva Sioux di Standing Rock nel territorio dei Dakota.
Con l'aiuto di benedettine della Svizzera centrale, di gesuiti e di francescane tedeschi costruì internati cattolici, in cui bambini sioux furono costretti all'assimilazione.
Malgrado fossero sottoposti a dure sanzioni e punizioni corporali e fossero sotto il controllo dei missionari fino all'età adulta, i Sioux riuscirono in ampia misura a conservare la loro autonomia culturale e spirituale.
I benedettini di Engelberg seguirono i loro confratelli di Einsiedeln negli Stati Uniti nel 1873; nel 1932 assunsero una missione nel Camerun francese.
Dal 1933 canonici agostiniani del Gran San Bernardo operarono in Cina e dal 1934 canonici di Saint-Maurice in India e Perù.
La Missione Betlemme Immensee, l'organizzazione missionaria cattolica di maggiore rilievo nel XX secolo, fu fondata nel 1921.
Alla sua presenza in Cina dal 1924 e nella Rhodesia del sud (Zimbabwe) dal 1939, affiancò quella in Giappone, negli Stati Uniti, a Taiwan e in Colombia.
Nel 1950 nella Rhodesia del sud fu creata una diocesi diretta da Svizzeri, in cui lavorarono più di cento sacerdoti insieme a numerosi fratelli e sorelle, persone laiche, mediche e medici missionari svizzeri.
Pubblicazioni nelle lingue africane e in particolare il giornale Moto divennero un'importante cassa di risonanza per le rivendicazioni politiche della popolazione autoctona.
Complessivamente, nel XIX e XX secolo furono ca. 1000 i religiosi svizzeri impegnati in attività missionarie in tutto il mondo.
| Area o territorio | Presenza missionaria documentata |
|---|---|
| Goa | Pietro Berno dal 1579 |
| India | Cappuccini dal 1843 |
| Stati Uniti | Monastero di Saint Meinrado dal 1854 |
| Tanzania | Cappuccini dal 1921 |
| Cina | Missione Betlemme Immensee dal 1924 |
| Camerun francese | Benedettini di Engelberg dal 1932 |
| Rhodesia del sud (Zimbabwe) | Missione Betlemme Immensee dal 1939 |
L’Europa come terra di missione
Essere missionario in Europa oggi è una grazia ed anche un compito non facile!
La Chiesa del 2050 in Europa sarà probabilmente una minoranza creativa: dopo alcuni secoli del monopolio della Chiesa a livello di Stato o della società, passerà a diventare una minoranza numerica.
In alcuni paesi è già diventata oggi una Chiesa della diaspora, dove tutti i cristiani formano neppure il 10% della popolazione.
Invece in altri posti vediamo alcune comunità molto vivaci animate dalla prima o seconda generazione di cattolici provenienti dal Sud Globale.
Dopo alcuni secoli dell’impegno missionario ad extra, la Chiesa di Europa diventerà veramente una Chiesa che dà e riceve nello stesso tempo.
Sicuramente sarà una Chiesa più cattolica nel senso della varietà dei gruppi etnici o nazionalità, dei nuovi ed antichi movimenti ecclesiali, con più laici impegnati al servizio delle comunità con i religiosi e sacerdoti provenienti dagli altri continenti.
Numericamente tutte le Chiese cristiane in tutto il continente sono in declino grazie alle defezioni (ateismo e agnosticismo, secolarismo), mentre il numero dei cristiani cresce grazie alle nascite nelle famiglie cristiane e grazie all’immigrazione.
Inoltre è in declino la partecipazione attiva nella vita ecclesiale nell’Europa occidentale.
Questo mostra che il rinnovamento della Chiesa diventerà la priorità.
Lo spostamento dei flussi missionari
Cento anni fa erano presenti in tutto il mondo circa 60.000 missionari di tutte le Chiese cristiane, 40.000 di loro erano europei.
Ora contiamo al livello globale circa 400.000 missionari cristiani, dei quali solo 132.000 vengono dai paesi Europei.
Nello stesso tempo l’Europa riceve circa 90.000 missionari cristiani, lo stesso numero come l’Africa.
Lo scenario delle missioni è cambiato profondamente, vediamo i movimenti missionari multi direzionali.
Nello stesso tempo cambia anche il volto dei sacerdoti e dei religiosi/e in Europa.
In tutti i paesi dell’Europa cresce la cattolicità grazie all’arrivo del clero non europeo e di alcune vocazioni provenienti dai migranti presenti in Europa.
Secondo dati recenti la percentuale del clero non europeo supera in Francia il 10% , in Spagna il 15%, in Belgio il 14% , nella Svizzera francese circa il 22%.
Nello stesso tempo in Italia lavorano circa 15.000 religiose non italiane, quando circa 8.000 suore italiane missionarie ad gentes lavorano all’estero.
Anche i sacerdoti diocesani di “Fidei Donum” presenti nell'Italia sono già circa 2000, però i sacerdoti italiani impegnati all’estero sono circa 900.
Il messaggio dei pastori è chiaro: se la Chiesa in Europa non diventa una Chiesa missionaria, non può avere un futuro.
La missione in tutti i continenti
Le chiese protestanti hanno dichiarato che la missione esiste dappertutto: missione in sei continenti.
La chiesa è in missione ovunque «dominano la miseria umana, l'aumento della popolazione, le tensioni, ovunque si muovono delle forze, ovunque esistono istituzioni rigide. », ovunque il Vangelo non si è ancora imposto, soprattutto nei centri di potere, nei movimenti rivoluzionari, nelle università, nelle città, nei rapporti tra nazioni industrializzate e paesi in via di sviluppo; in tutti questi casi la chiesa deve sviluppare la sua dinamica e portare la sua salvezza.
La precedente convinzione secondo cui le missioni sarebbero in Africa e altrove, ma non in Europa, viene continuamente messa in questione da chiunque abbia vissuto un giorno di festa o una domenica tra le comunità cristiane del Terzo Mondo e li metta a confronto con la situazione di certi paesi cristiani di antica data.
Missione significa terminologicamente «invio» e oggettivamente «chiesa in movimento».
Nella misura in cui si imboccheranno nuove vie e non si insisterà su soluzioni di ieri per i problemi di oggi, anche il senso della missione diventerà trasparente.
Non ci troviamo alla fine della missione, ma piuttosto all'inizio di una nuova e straordinaria epoca missionaria, o in ogni caso di fronte a un invito straordinario e globale a realizzare la missione di Cristo nel mondo d'oggi!
Il ruolo dei laici e delle comunità
I laici, che la loro vocazione specifica pone in mezzo al mondo e alla guida dei piú svariati compiti temporali, devono esercitare con ciò stesso una forma singolare di evangelizzazione.
Il loro compito primario e immediato non è l'istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale - che è il ruolo specifico dei pastori - ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo.
Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; cosi pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale.
Ed anche di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza.
Piú ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dovere sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto piú queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta si troveranno al servizio dell'edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesú Cristo.
Archivi digitali, carte e fonti per la ricerca
Historical Digital Archive Missions and Missionaries Around the World, 1611-1922 è un archivio di pubblicazioni sui racconti di varie missioni e missionari cristiani in tutto il mondo.
La collezione si focalizza sul periodo storico compreso tra il XIX secolo e l'inizio del XX secolo ed include contenuti sulle missioni in oltre 50 paesi.
Curata da Atla, un'associazione che si occupa di aggregare e connettere tutto ciò che riguarda la religione e la teologia, Missions and Missionaries Around the World, include informazioni sulle spedizioni missionarie in vari paesi, tra cui India, Cina, Guyana, Tahiti e Isole Marchesi.
La collezione copre molte tradizioni cristiane, tra cui la Chiesa cattolica, la Chiesa presbiteriana (USA), la Chiesa luterana e la Chiesa ortodossa.
- Spedizioni missionarie all'estero, in oltre 50 paesi
- Spedizioni missionarie nazionali in Nord America e in Europa
- Consiglio dei Commissari Americani delle Missioni Estere
- Spedizioni missionarie in Cina
Le pubblicazioni missionarie hanno conservato lettere e corrispondenze, relazioni sui territori, descrizioni delle popolazioni, dati sulle istituzioni e testimonianze delle trasformazioni sociali.
La carta geografica, integrata con queste fonti, permette di seguire gli itinerari dei missionari, confrontare periodi diversi, individuare reti istituzionali e comprendere la relazione fra luoghi, persone e documenti.
Riviste e racconti missionari
È la più antica rivista missionaria italiana uscita con continuità sin dalla sua fondazione, racconta la vita della Chiesa in Asia, Africa, America Latina e Oceania e offre uno sguardo sui popoli e le società di questi Continenti attraverso le storie dei missionari.
Mondo e Missione, la rivista mensile del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), compie 150 anni e, attraverso il suo sito mondoemissione.it, offre quotidianamente commenti e approfondimenti sull’attualità.
Nata nell’aprile del 1872 con il nome “Le Missioni Cattoliche”, cambia testata nel 1969 e dal 2012, raccogliendo anche le esperienze delle riviste Missionari del Pime e Venga il tuo Regno, è anche strumento di collegamento tra il Pime e i suoi benefattori in Italia.
Punto di forza di Mondo e Missione è il valore testimoniale delle sue pubblicazioni.
Originariamente erano le lettere e le corrispondenze dei missionari che raccontavano da luoghi remoti le situazioni più diverse, tragiche o curiose, eroiche o di vita comune.
A lungo, poi, è stata l’unico periodico a pubblicare approfonditi studi missiologici e teologici, sulle Chiese cristiane e sulle religioni non cristiane, con una prospettiva universale, attenta all’ecumenismo e al dialogo con le culture e le religioni, alle nuove vie dell’evangelizzazione, ai temi della giustizia, della pace, della solidarietà, dello sviluppo.
Negli ultimi anni è cresciuto, poi, lo sforzo di raccontare genuinamente il mondo a partire dagli ultimi e da chi, spesso, opera silenziosamente e infaticabilmente “dal basso”, dando spazio a voci di periferie, geografiche ed esistenziali.
Le pagine di Mondo e Missione offrono uno sguardo ampio sul mondo.
Soprattutto su quella parte di mondo di cui i canali mainstream di informazione di norma non parlano: quei Paesi che non sono frequentati dall’informazione maggioritaria e quelle situazioni generali di cui, normalmente, non si racconta.
Sono situazioni che arrivano anche dai nostri canali privilegiati, che sono i missionari che vivono sul posto.
Il bilancio di questi 150 anni è più che positivo, anche se inevitabilmente i numeri della carta stampata stanno diminuendo e anche noi sentiamo questa fatica.
Quanto a dove guardiamo, Mondo e missione, guarda sicuramente e continua a guardare alla carta stampata.
Ma schiaccia l'occhio anche al mondo del digitale perché inevitabilmente oggi è necessario essere presenti anche lì.
La missione come scambio
Nei convegni e sulle riviste missionarie s’insiste sulla prospettiva dello «scambio».
La missione contemporanea non è descritta soltanto come movimento dall’Europa verso gli altri continenti, ma come relazione reciproca fra Chiese, comunità, culture e persone.
La carta geografica del mondo missionario può quindi essere letta come una rete di direzioni molteplici, nella quale l’Europa riceve missionari, esperienze e vocazioni provenienti da altri continenti.
Il missionario in vacanza può diventare una figura di dialogo, capace di favorire l’ascolto, l’aggiornamento e la comprensione delle realtà locali.
Amerebbe sentire dagli amministratori locali come interpretano il bene comune e come valorizzano il contributo degli stranieri in Italia.
Dal suo fedele gruppo di sostegno vorrebbe percepire una condivisione sull’efficacia pastorale e vocazionale della sua fatica, oltre che sui progetti materiali portati a termine.
Dai catechisti attende l’invito ad una passeggiata insieme ai ragazzi o ad una partita a calcio insieme ai giovani.
E ancora, un missionario apprezza sempre un consiglio in libreria o in biblioteca, un buon libro di esegesi o di analisi sui rapporti Nord Sud, una visita alle botteghe del commercio equo, una serata fra i giovani del Seminario diocesano, uno scambio con gli altri missionari della diocesi attivi nello stesso continente.
Le Pontificie Opere Missionarie
Il decreto conciliare Ad gentes, al numero 38, quando tratta dei doveri del Vescovo rispetto alla missione universale, recita: “promuovere le opere degli istituti missionari in seno ai suoi fedeli, specialmente le pontificie opere missionarie.
A queste opere, infatti, deve essere giustamente riservato il primo posto, perché sono mezzi sia per infondere nei cattolici, fin dall’infanzia, uno spirito veramente universale e missionario, sia per favorire un’adeguata raccolta di sussidi a vantaggio di tutte le missioni” (AG 38).
Da un punto di vista strutturale, le Pontificie Opere Missionarie sono nel contempo universali e locali.
Sono coordinate a livello universale dai 4 segretariati internazionali, sotto un Presidente unico, e affidate alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
La dimensione locale si manifesta nelle circa 120 direzioni nazionali che a loro volta appoggiano il lavoro dell’incaricato diocesano.
Il can. 791 del Codice di Diritto Canonico prevede che in ogni diocesi “sia deputato un sacerdote per promuovere efficacemente le iniziative a favore delle missioni, soprattutto le Pontificie Opere Missionarie”.
Infatti, il grande compito delle POM è la sensibilizzazione per la missione, che - sulla scia di tutto l’insegnamento dei Papi e del Concilio - è un compito di tutto il Popolo di Dio.
Le POM hanno il mandato speciale di tenere vivo questo spirito.
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