Risurrezione è un dramma lirico in quattro atti di Franco Alfano, su libretto di Cesare Hanau e Camillo Antona Traversi tratto dal romanzo omonimo di Lev Tolstoj. Composta tra il 1902 e il 1903, l’opera debuttò il 30 novembre 1904 al Teatro Vittorio Emanuele di Torino e rivelò all’Italia il talento di Alfano.
La vicenda segue Katiusha e il principe Dimitri, uniti da un amore giovanile che rinasce durante una notte di Pasqua e si trasforma poi in una lunga esperienza di abbandono, emarginazione, sofferenza e riscatto morale. Solo rinunciando all’amore per Dimitri e scegliendo di condividere la sorte del detenuto politico Simonson, Katiusha può finalmente risorgere interiormente.
Dati essenziali dell’opera
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Risurrezione |
| Titolo alternativo | Dramma in quattro atti |
| Compositore | Franco Alfano |
| Libretto | Cesare Hanau e Camillo Antona Traversi da Tolstoj |
| Fonte letteraria | Resurrezione di Lev Tolstoj |
| Periodo di composizione | 1902-03 |
| Composizione indicata nell’edizione Ricordi | 1903 |
| Prima rappresentazione | Torino, Teatro Vittorio Emanuele, 30 novembre 1904 |
| Casa editrice della prima edizione | Ricordi, Milano, 1904 |
| Organico | Voci, coro misto e orchestra |
| Lingua | Italiano |
| Stile | Romantico |

Franco Alfano e la nascita di Risurrezione
Franco Alfano è nato a Posillipo (Napoli) l’8 marzo 1876. Iniziò gli studi a Napoli con Alessandro Longo per poi iscriversi al conservatorio di San Pietro a Majella, dove ebbe come insegnanti Camillo de Nardis e Pietro Serrao. Nel 1895 si trasferì a Lipsia, dove ebbe modo di approfondire lo studio del violino e della composizione con Hans Sitt e Salomon Jadassohn, per poi stabilirsi a Berlino l’anno seguente, intraprendendo la carriera pianistica ed esordendo come compositore per il teatro con l’opera Miranda (1898).
A Breslavia (Polonia) la sua opera La fonte di Enschir (1898) non ottiene successo e dunque Alfano decide di trasferirsi a Parigi, dove nel 1899, riesce a far rappresentare a Les Folies Bergère suoi due balletti Napoli e Lorenza. I due balletti vengono bene accolti dal pubblico della capitale francese ed Alfano inizia a lavorare alla sua opera di maggior successo, Resurrezione, che completerà tra Mosca e Napoli e che verrà rappresentata al teatro Vittorio Emanuele di Torino il 30 novembre del 1904.
Risurrezione è un’opera nata dalle esperienze internazionali di Franco Alfano, che dopo gli studi al Conservatorio di Napoli sentì il bisogno di ampliare il raggio delle proprie conoscenze musicali viaggiando all’estero. È prima a Lipsia, centro vitale della musica europea, e poi nella Parigi di inizio Novecento, capitale indiscussa in fatto di gusti e tendenze musicali.
Qui lavora qualche anno come autore di balletti per le Folies Bergères e qui si imbatte, nel 1902, nel romanzo di Lev Tolstòj Resurrezione, innamorandosene. Nel 1902 Alfano legge ‘tutto d’un fiato’ il romanzo "Resurrezione" di Lev Tolstoj, innamorandosene.
A Parigi, dove vive in quegli anni, assiste a una riduzione teatrale del testo e si decide a realizzarne un’opera. È lì che si imbatte nella versione teatrale di Risurrezione, ricavata nel 1902 da Henri Bataille dal romanzo (1899) di Tolstoj.
Il compositore, che aveva alle spalle due prove in campo operistico - un’opera su testo di Fogazzaro mai rappresentata (Miranda) e La fonte d’Enscir, una favola araba su libretto di Luigi Illica rappresentata a Breslavia nel 1898 - si avvale per il nuovo progetto della collaborazione del commediografo Camillo Antona Traversi e del giornalista Cesare Hanau che firma il libretto, il primo in prosa della storia dell’opera italiana.
Deciso a musicarla, e rivelatosi troppo esoso Bataille quale collaboratore, Alfano si rivolge ai giornalisti e commediografi Cesare Hanau e Camillo Antona Traversi per la stesura di un libretto.
Il rapporto con il romanzo di Tolstoj
Dal romanzo di Tolstòj era stata ricavata una riduzione teatrale da Henri Bataille, che Alfano conosceva. Risurrezione segue in gran parte la versione teatrale del dramma a eccezione dell’episodio dell’attesa del treno alla stazione, marginale nel romanzo e su cui invece Alfano costruirà tutto il secondo atto.
Il libretto riprende in parte la disposizione della versione teatrale di Bataille, aggiungendo, quale secondo atto, un episodio tratto dalla prima parte del romanzo, che in scena risulta comunque travisato.
E anche l’elemento di critica sociale, al centro della fonte letteraria, risulta attenuato a favore dell’elemento sentimentale. Nell’opera ne è stata infatti attenuata la carica di critica sociale; inoltre in Alfano la vicenda prende una tinta romantica.
La problematica, il rovello morale del romanzo tolstoiano non trova certo adeguato riscontro nella musica del giovane Alfano, impregnata di cantabilità sfrenata, esuberante, satura di sentimentalismo, articolata secondo i canoni veristici.
Il soggetto di Tolstoi si impernia sulla singolare figura di un principe «progressista» che, nominato membro di giuria nel processo contro una prostituta si trova a dover giudicare inaspettatamente una donna della cui degradazione è stato egli stesso responsabile; il suo pentimento, la presa di coscienza delle proprie responsabilità si tradurrà in, una concreta, intransigente opera di riparazione dei torti fatti, fino alla «resurrezione» umana e morale dei protagonisti.
Infine i tratti violentemente anticlericali del romanzo, laddove la risurrezione è intesa in senso morale, sono stati tramutati in una più tradizionale conversione religiosa, come nel coro polifonico "Cristo è risuscitato" che suggella il finale dell’opera, riprendendo un momento dell’inizio del primo atto.
Trama dell’opera
Atto primo: la notte di Pasqua
I quattro atti fotografano le sfortunate vicende della protagonista Katiusha e del suo amore infelice per il principe Dimitri, uomo che la seduce e l’abbandona condannandola a una vita di sacrifici e scelte drammatiche.
Dmitri, di ritorno per la sola notte di Pasqua nella casa della zia Sofia, prima di partire per la guerra contro i Turchi, vi ritrova la giovane orfana Katiusha; l’amore già sbocciato in passato tra i due ora rinasce più forte, ed ella si abbandona al principe.
Dopo essersi conosciuti da ragazzini, i due si ritrovano la sera di Pasqua nella casa di Sofia Ivanovna, zia di Dimitri per la quale Katiusha lavora come dama di compagnia, e il sentimento amoroso, già provato durante l’adolescenza, rinasce più forte.
La scena iniziale presenta la casa di Sofia Ivanovna nella notte pasquale. Katiusha attende il ritorno dei padroni e, soprattutto, quello di Dimitri, che non vede da anni. La sua attesa è accompagnata dall’atmosfera sospesa della notte, dal profumo della primavera e dai canti religiosi che giungono dalla chiesa.
Quando Dimitri arriva, riconosce la propria stanza e rivive i ricordi dell’infanzia. L’incontro con Katiusha riaccende immediatamente l’attrazione fra i due. Il dialogo procede attraverso la memoria della loro giovinezza, fino a trasformarsi in una confessione d’amore.
Katiusha cede alle lusinghe amorose di Dimitri, che dopo la notte d’amore parte per il fronte. Tu doman partirai, così lontano!; Dimitri risponde con parole d’affetto, ma la separazione è ormai imminente.
La notte di Pasqua diventa così il punto di origine dell’intera tragedia: per Dimitri è un episodio d’amore destinato a essere seguito dalla partenza, mentre per Katiusha è l’inizio di un viaggio irreversibile.
Atto secondo: la stazione ferroviaria
Nei mesi seguenti la ragazza scopre di essere incinta. Cacciata dalla casa di Sofia Ivanovna per le sue condizioni, si reca alla stazione in attesa del convoglio su cui sta viaggiando il principe per rivederlo.
Alcuni mesi dopo, essendo stata cacciata dal suo posto di cameriera perché incinta, Katiusha tenta di rivedere Dmitri in una stazione ferroviaria; egli vi giunge però in compagnia di una donna, e Katiusha non riesce a parlargli giacché il treno riparte poco dopo.
Il secondo atto è ambientato di notte, sotto la neve, in una stazione ferroviaria. Katiusha attende con Anna il passaggio del treno che dovrebbe condurre Dimitri a Pietroburgo. La lunga attesa rende visibile la sua stanchezza fisica e la sua angoscia.
Ella spera di poter finalmente parlare al principe, raccontargli la propria condizione e ottenere da lui una risposta. Ma quando Dimitri arriva, è accompagnato da un’altra donna. Katiusha lo vede senza riuscire a raggiungerlo e rinuncia a rivolgergli la parola.
La sua esistenza da quel momento è segnata da una tragica parabola discendente: morto il suo bambino, per sopravvivere diventa una prostituta e in seguito viene condannata ingiustamente alla detenzione in carcere e ai lavori forzati per la morte di un cliente.
Atto terzo: la condanna e il carcere
Successivamente ella viene condannata per avvelenamento; e, benché innocente, sconta la pena dapprima a Pietroburgo - dove Dmitri, pentito, la va a cercare, offrendosi di sposarla e sentendosi ridere in faccia da una donna sconvolta dal dolore - poi in Siberia.
Dopo averla trovata, Dmitri si offre di sposarla per rimediare al male procuratole, ma Katiusha, donna ormai perduta e stravolta dalla sofferenza e dalla degradazione morale, lo allontana.
Il rapporto fra i due assume qui un significato diverso da quello del primo atto. Dimitri non è più soltanto l’amante che ritorna alla casa della zia: è l’uomo costretto a confrontarsi con le conseguenze della propria condotta. Il suo pentimento nasce dalla presa di coscienza della responsabilità personale nella caduta di Katiusha.
La protagonista, invece, non può accogliere semplicemente la proposta di matrimonio come una riparazione privata. La sua sofferenza ha trasformato il significato dell’amore e ha reso insufficiente qualsiasi soluzione fondata soltanto sul rapporto con Dimitri.
Atto quarto: la Siberia e la rinascita
Il principe la segue anche qui, ma Katiusha ha intanto deciso di sposare il detenuto politico Simonson, nonostante continui ad amare Dimitri: ma soltanto nella rinuncia sarà possibile la redenzione.
Pur amandolo ancora profondamente, la protagonista sceglie di sposare un detenuto politico e di condividere con lui i lavori forzati in Siberia: solo rinunciando all’amore potrà finalmente risorgere e ottenere il suo riscatto morale.
Katiusha non risorge perché recupera la vita precedente, né perché torna alla condizione sociale perduta. La sua rinascita consiste nella conquista di una nuova consapevolezza e nella capacità di scegliere autonomamente il proprio destino.
Spiega la regista Rosetta Cucchi: “Un binario interminabile attraversa l’intera esistenza di Dimitri e Katjusha, i due protagonisti dell’ultimo e forse più grande romanzo di Lev Tolstòj, reinterpretato magistralmente nell’opera da Franco Alfano e Cesare Hanau. A ogni stazione corrisponde un momento diverso delle vite di queste due anime.”
“Esse si sfiorano per un attimo e quell’atto d’amore, quasi rubato, diventa per lei l’inizio di un viaggio attraverso il dolore, l’umiliazione e la rinascita. Ed è lungo le rotaie di un treno di cui non vediamo né inizio né fine che i due ritrovano le loro vite.”
“Non è una risurrezione in senso religioso, bensì una rinascita di quegli spiriti, vessati dalle vicende della vita, che riescono a ritrovare la propria purezza”.
I personaggi
| Personaggio | Registro vocale |
|---|---|
| Principe Dimitri | Tenore |
| Sofia Ivanovna | Mezzosoprano |
| Caterina Lubova, Katiusha | Soprano |
| Matrena Pavlovna | Soprano |
| Vecchia serva | Contralto |
| Contadino 1 | Basso |
| Contadino 2 | Basso |
| Impiegato della stazione | Baritono |
| Nora | Soprano |
| Anna | Contralto |
| Korableva | Contralto |
| Fenitchka | Mezzosoprano |
| Gobba | Contralto |
| Rossa | Mezzosoprano |
| Orsa | - |
| Fedia | - |
| Capo guardiano | Basso |
| Guardiano | - |
| Simson | Baritono |
| Kritzloff | Basso |
| Vera | Mezzosoprano |
| Ufficiale | Tenore |
| Cosacco | - |
La struttura musicale
Risurrezione si impone per il ruolo di grande impegno vocale di Katiusha, eroina appassionata e sofferente, l’ambientazione nella pittoresca cornice russa, in gran voga a inizio Novecento, una scrittura orchestrale ricca di suggestioni di stampo francese, e il moderno periodare libero e lontano dal numero chiuso.
La rigogliosità armonica e coloristica di Franco Alfano, musicista partenopeo educato parzialmente alla scuola tedesca, viene a situarsi alla confluenza di molteplici e non sempre ben fusi interessi e impulsi: passionalità meridionale incline ai modi del verismo, solida formazione classica votata al denso sinfonismo, gusto per il colore orchestrale impressionisticamente elaborato, cauta modernità di linguaggio nei lavori maturi.
La scrittura orchestrale di Risurrezione mostra l’assimilazione delle esperienze francesi maturate da Alfano a Parigi. È ben presente la lezione di Massenet e Debussy, assorbita da Alfano nei suoi anni parigini.
Il compositore napoletano viene tuttavia accomunato, seppur con alcune riserve, agli altri esponenti della generazione dell’80. Meno "avanzato" di Malipiero, Pizzetti e Casella, per taluni aspetti lo è stato meno anche di Ottorino Respighi, al quale lo lega tuttavia il gusto per la raffinata strumentazione e per il colorismo acceso.
Alfano passò dal lirismo sfogato e turgido della sua prima maniera ad esperienze piú meditate e attente ad agganciare i portati di una cultura non provinciale. In Risurrezione, però, la vocalità e l’orchestra conservano una forte intensità passionale, coerente con il dramma di Katiusha.
Sul fluire di un declamato ininterrotto, dal parlato a momenti di più acceso lirismo, si snoda il percorso catartico di Katiusha, che da peccatrice potrà finalmente risorgere e ottenere il suo riscatto solo rinunciando all’amore.
Il moderno periodare libero e lontano dal numero chiuso sostanzia un declamato quasi continuo, interrotto solo da brevi momenti di acceso lirismo. Ne deriva comunque una piacevole effusione lirica, nei tre grandi duetti dei protagonisti.
La partitura presenta inoltre gli ingredienti a effetto della scuola verista italiana, dall’intermezzo orchestrale del terzo atto alla scrittura vocale tesa fino allo spasimo.
“L’importanza di una partitura come Risurrezione - aggiunge il maestro Francesco Lanzillotta - risiede nella ostinata e consapevole ricerca di un linguaggio che, pur affondando le proprie radici nel passato, si sviluppa attraverso nuovi percorsi, nei quali orchestrazione, armonia e rapporto testo-linea vocale schiudono le porte di un secolo colmo di inedite e differenti estetiche: il Novecento”.
Il primo atto e il tema della memoria
La musica dell’inizio presenta un ambiente domestico immerso nell’attesa. La notte di Pasqua, i canti lontani, la campagna, il balcone e la stanza appartenuta a Dimitri creano una cornice nella quale il passato sembra riemergere intatto.
Quando Dimitri rivede la propria camera, la memoria diventa una componente drammatica essenziale. La tavola, il letto, il pendolo e la finestra sono oggetti capaci di riattivare il legame con l’infanzia e con l’amore già provato per Katiusha.
Il ritorno al passato non è però una semplice parentesi nostalgica. La scena mostra come la memoria possa riaccendere un sentimento e, nello stesso tempo, preparare una frattura irreparabile fra l’innocenza della giovinezza e le conseguenze della vita adulta.
Il linguaggio di Alfano accompagna questo passaggio con un continuo alternarsi di declamazione e slanci lirici. Il dialogo fra Katiusha e Dimitri si sviluppa senza una rigida separazione in numeri chiusi e segue il movimento psicologico dei personaggi.
Il secondo atto e il simbolo del treno
Il treno è il principale simbolo scenico e drammaturgico dell’opera. Esso rappresenta la partenza di Dimitri, l’impossibilità dell’incontro, il trascorrere del tempo e il movimento forzato verso una nuova condizione di vita.
Per Katiusha, la stazione è il luogo nel quale la speranza raggiunge il punto massimo e si trasforma immediatamente in disperazione. Ella attende il convoglio come se il suo arrivo potesse correggere il passato, ma la presenza di un’altra donna rende impossibile il colloquio.
La regia di Rosetta Cucchi interpreta l’intera esistenza dei protagonisti attraverso l’immagine di “un binario interminabile”. A ogni stazione corrisponde un momento diverso delle loro vite, mentre le rotaie diventano il percorso lungo il quale Dimitri e Katiusha ritrovano se stessi.

La fortuna alla prima rappresentazione
Risurrezione debutta il 30 novembre 1904 al Teatro Vittorio Emanuele di Torino e porta per la prima volta alla ribalta il nome di Alfano. L’opera riscuote un successo tale da consentirle una rapida fortuna.
Questa produzione musicale contribuì a far catalogare il compositore come verista e gli diede fama internazionale. Risurrezione venne rappresentata in molti teatri anche fuori d’Italia.
Grazie all’impegnativo ruolo di Katiusha, però, impersonata da una schiera di grandi cantanti, da Mary Garden a Magda Olivero, che hanno reso celebre anche l’aria "Giunge il treno - Dio pietoso", Risurrezione si è imposta internazionalmente.
La partitura circolò da Bruxelles a Berlino, da Parigi a Chicago, quale partitura di sicuro successo, toccando il migliaio di recite già nel 1951.
Dal debutto fino alla metà del secolo scorso registrava già un migliaio di recite, prima di venire di fatto accantonata negli ultimi trent’anni. Le ultime messinscene si sono registrate a Verona (1981) e Palermo (1990).
La riscoperta contemporanea
Questa produzione realizzata nel 2017 per il Wexford Festival Opera, rassegna di lunga tradizione e grande prestigio che ogni anno, a ottobre, porta in scena nell’omonima città irlandese tre titoli raramente rappresentati ma degni di riscoperta, spesso affidati ad artisti giovani o emergenti.
Ed è proprio grazie a questa formula che molti di questi lavori hanno poi trovato nuova circolazione nei maggiori teatri d’opera europei. Avverrà anche per questo acclamato allestimento di Risurrezione, che al Maggio vedrà il suo debutto italiano.
Da venerdì 17 gennaio 2020, alle ore 20.00, si apre a Firenze il nuovo anno con l’opera "Risurrezione" di Franco Alfano nell’allestimento della National Opera House di Wexford rivisto per lo spazio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, in piazza Gui.
La rappresentazione vede sul podio il maestro Francesco Lanzillotta e Rosetta Cucchi alla regia, con interpreti principali: Anne Sophie Duprels, Matthew Vickers, Leon Kim, Romina Tomasoni.
L’esperta regia di Rosetta Cucchi, già autrice di produzioni per numerosi teatri italiani e internazionali nonché direttore artistico del Lugo Opera Festival fra il 2001 e il 2015 e della Fondazione Arturo Toscanini di Parma dal 2005 al 2018, si avvarrà delle scene di Tiziano Santi, di recente autore per il Maggio dell’allestimento delle tre opere del ciclo “Passione Puccini” Butterfly, La bohème, Tosca.
I costumi sono di Claudia Pernigotti, le luci di Ginevra Lombardo su progetto di D.M. Wood. Al soprano francese Anne Sophie Duprels è affidato l’impegnativo ruolo di Katiusha, mentre Matthew Vickers sarà il principe Dimitri.
Leon Kim avrà il ruolo di Simonson, Francesca Di Sauro sarà Sofia Ivanovna, Ana Victoria Pitts nel doppio ruolo di Korablyova e Vera così come Romina Tomasoni che interpreterà Matryona Pavlovna e Anna.
| Data | Ora |
|---|---|
| Venerdì 17 gennaio 2020 | 20.00 |
| Domenica 19 gennaio 2020 | 15.30 |
| Martedì 21 gennaio 2020 | 20.00 |
| Giovedì 23 gennaio 2020 | 20.00 |
Edizioni musicali e materiali testuali
La partitura vocale è associata all’arrangiamento di Carlo Carignani (1857-1919), in lingua italiana, pubblicato a Milano da G. Ricordi & C. nel 1904.
L’opera fu ristampata a Milano da G. Ricordi & C. nel 1905-10, con la tavola 110400. Nell’edizione del 1910 il quarto atto è stato ampiamente riveduto; alcuni tagli e modifiche minori si trovano in tutti gli atti.
I libretti in lingua italiana furono pubblicati a Milano da Ricordi nel 1944 e nel 1946. L’edizione del 1946 è indicata come copia a colori a 300 dpi.
Franco Alfano dopo Risurrezione
Nel 1904 il successo riportato dall’opera Resurrezione a Torino fece apparire Alfano quale rappresentante del verismo, ma negli anni successivi gli orizzonti estetici si schiusero alle nuove esperienze.
Seguono in campo operistico Il principe di Zilah (1909) e L’ombra di Don Giovanni (1914), opere in cui è palese l’influenza di Claude Debussy e Richard Strauss.
Nel 1916 si stabilì a Bologna, dove divenne prima docente e poi direttore del conservatorio fino al 1923, quando si trasferì, con ruolo analogo, al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.
Fu in questo contesto che Alfano ricevette l’incarico dalla famiglia Puccini e dall’editore Ricordi, su proposta di Arturo Toscanini, di completare l’opera Turandot, rimasta incompiuta a causa della morte di Puccini.
La leggenda di Sakuntala (1921) è l’opera che evidenzia più di tutte la sua maestria di compositore nella complessità delle tessiture così come nella resa dell’atmosfera esotica del soggetto.
Nel 1936, a Roma, viene rappresentata per la prima volta Cyrano de Bergerac. Quest’opera segna il superamento della prima maniera verista di Alfano, già anticipato in La leggenda di Sakuntala, e qui definitivamente consolidato.
Questo passaggio si concretizza in una ricca orchestrazione dove si colgono reminiscenze tristaniane, ma soprattutto il sinfonismo leggero di certo Strauss, particolarmente lo Strauss del Rosenkavalier.
Lasciata Torino nel 1939, Alfano divenne sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo fino al 1942 e diresse il Conservatorio Rossini di Pesaro tra il ‘47 ed il ’50. Morì a San Remo il 27 ottobre del 1954.
Risurrezione nel percorso artistico di Alfano
Autore prevalentemente teatrale, ha lasciato composizioni sinfoniche e cameristiche nelle quali è dato scorgere un linguaggio piú asciutto e un rigore costruttivo maggiore, meno distratto da assunti immaginifici.
Divenuto popolare con l’opera Resurrezione (1904), rappresentata in molti teatri anche fuori d’Italia, Alfano passò dal lirismo sfogato e turgido della sua prima maniera ad esperienze piú meditate e attente ad agganciare i portati di una cultura non provinciale.
Tra i cinque alfieri della generazione dell’80, a cui Alfano appartiene sebbene per lieve estensione retroattiva, il musicista napoletano è però quello che conserva una posizione di tenace attaccamento ai modi post-romantici, prescindendo dall’arcaismo modaleggiante di tipo neoclassico.
Tutto sommato può apparirci oggi come una tipica figura di passaggio, in cui l’amplificazione emotiva del canto verista e del sinfonismo tardo-ottocentesco viene a contatto con l’elemento impressionista.
Risurrezione occupa quindi una posizione decisiva nel percorso di Alfano: è l’opera che gli procurò la notorietà internazionale e che, allo stesso tempo, mostra con particolare chiarezza la fase iniziale della sua poetica, fondata sulla cantabilità intensa, sul teatro della passione e su una scrittura orchestrale aperta alle esperienze francesi.
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