Il restauro del Santuario della Santa Casa di Loreto a Tresivio

Il grande restauro del Santuario della Santa Casa di Loreto a Tresivio è stato realizzato tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila per risolvere problemi statici che avevano interessato l’edificio per oltre un secolo e mezzo. Gli interventi principali, progettati dall’architetto Gian Andrea Maspes e dall’ingegnere Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano, hanno riguardato le murature, la cupola, le arcate del sagrato, l’arco trionfale, il tetto, il campanile, gli stucchi, l’organo, gli impianti e gli spazi esterni.

Il restauro definitivo, avviato dal 1996 e con i più importanti lavori ultimati nel 2001, ha restituito agibilità al santuario dopo una lunga fase di consolidamento e ha permesso la ripresa delle celebrazioni, dei pellegrinaggi e delle manifestazioni culturali. Un precedente ciclo di indagini e interventi statici era stato finanziato dalla Comunità montana Valtellina di Sondrio nel 1986-88, mentre dal 1995 la Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici aveva eseguito lavori di consolidamento alla cupola e alle fondazioni.

Perché fu costruita la Santa Casa Lauretana di Tresivio

La nascita del santuario è legata a uno dei periodi più drammatici della storia della Valtellina. Tra il 1620 e il 1630 la valle fu devastata da: le guerre di Valtellina; carestie; epidemie; la terribile peste del 1630. Per chiedere la protezione della Vergine Maria, le comunità valtellinesi fecero un voto collettivo: costruire un grande santuario mariano.

Alle spese per la sua costruzione, secondo le ricostruzioni storiche, concorse l’intera valle. Ex voto seguito alla peste che flagellò la Valtellina nel 1630, fu costruito fra il 1646 e il 1790 in posizione sopraelevata, così che fosse ben visibile da tutto il territorio circostante.

Questa è probabilmente la particolarità più importante. La Santa Casa non fu voluta soltanto dai tresiviesi, ma dalle comunità dell’intera Valtellina come ex voto dopo le guerre, la peste del 1630 e gli anni di grande sofferenza del Seicento. Per questo venne costruita in una posizione dominante e ben visibile: doveva essere un simbolo per tutta la valle, non solo per il paese.

Perché il santuario fu costruito proprio a Tresivio

Non fu una scelta casuale. Per secoli Tresivio era stata uno dei centri più importanti della Valtellina: sede del Vicario di Valle; centro amministrativo durante il periodo visconteo e sforzesco; importante luogo religioso.

La Santa Casa di Tresivio si erge imponente ai margini del paese, su una collina verdeggiante dove intorno al Mille già esisteva una chiesa dedicata alla Vergine che dialogava con il perduto castello posto sulla sommità della rupe protesa verso la valle. Anche dopo il declino politico seguito alla dominazione grigione, il nuovo santuario restituì al paese un ruolo centrale nella vita religiosa della valle.

Esiste un legame ideale tra i due grandi simboli di Tresivio. Per secoli il Colle del Calvario rappresentò il potere civile e militare della Valtellina, con il castello e la sede del Vicario di Valle. Dopo la distruzione del castello (demolito nel 1514) e il declino politico di Tresivio, la costruzione della Santa Casa Lauretana spostò il ruolo del paese sul piano religioso.

In altre parole, Tresivio perse la centralità politica ma acquistò una nuova centralità spirituale per tutta la valle. Questa lettura è coerente con la cronologia degli eventi e con la documentazione disponibile sul paese.

Il luogo di culto precedente: Santa Maria di Tronchedo

Molti pensano che nel 1646 si sia costruito tutto da zero. In realtà sul colle di Tronchedo esisteva già la chiesa di Santa Maria, documentata nel 1016. Nel 1094 viene addirittura definita “basilica” e dal 1106 dipende dal monastero di Sant’Abbondio di Como.

I documenti attestano che esisteva già una chiesa dedicata a Santa Maria, documentata almeno dall’XI secolo: nel 1016 è citata nelle fonti; nel 1094 viene definita “basilica” (nel senso medievale di chiesa importante/cappella); dal 1106 dipendeva dal monastero di Sant’Abbondio di Como; con tutta probabilità dalla prima metà del XII secolo presso la piccola chiesa si costituì una modesta comunità monastica benedettina (una “cerula”, come si legge in un atto del 1185).

Verso la metà del Duecento i monaci benedettini emigrarono altrove, ma la chiesa di Santa Maria rimase. Nel 1440 il nobile Giovanni Beccaria vi fondò un beneficio con riserva del diritto di patronato.

A livello delle fondamenta, a mo’ di cripta dunque, permangono visibili i resti della chiesetta originaria di Santa Maria di Tronchedo. Si tratta di un ampio vano coperto con volte regolari sostenute da sei colonne di granito.

Il santuario seicentesco sorse quindi in un luogo di culto già antichissimo, con una devozione mariana documentata da oltre sei secoli prima della costruzione della Santa Casa.

La devozione mariana e il rapporto con Loreto

Il santuario è dedicato alla Santa Casa di Loreto. Al suo interno non c’è semplicemente un altare dedicato alla Madonna. Sotto la grande cupola si trova una riproduzione della Santa Casa di Loreto, costruita nei primi del Settecento.

La prima pietra di questa riproduzione fu benedetta nel 1701, per mano dell’arciprete di Tresivio Ignazio Lazzaroni. È un piccolo edificio inserito all’interno della chiesa principale, ispirato esplicitamente al celebre santuario marchigiano.

Riproduce la Santa Casa, cioè il piccolo edificio custodito all’interno della basilica di Loreto, non l’intero complesso marchigiano. Molti visitatori entrano senza accorgersene. L’edificio che dà il nome al santuario non coincide con tutta la chiesa, ma è una piccola costruzione collocata sotto la cupola, ispirata alla Santa Casa di Loreto e realizzata nei primi del Settecento (prima pietra benedetta nel 1701).

In pratica è una “chiesa nella chiesa”. Questa caratteristica rende il santuario di Tresivio una delle più importanti “Case Lauretane” dell’Italia settentrionale.

Un culto nato nelle Marche ma penetrato in Italia e in buona parte d’Europa, nutrito dalla tradizione secondo cui la casetta, custodita come una reliquia all’interno del magnifico santuario di Loreto, altro non sarebbe che la Santa Casa della Vergine, trasportata in volo dagli angeli da Nazareth in Dalmazia, e poi da lì a Loreto nel 1294.

A Tresivio, il progetto intrapreso nel 1646 era molto ambizioso: rifarsi allillustre prototipo e costruire un edificio tanto ampio da contenere una esatta riproduzione della santa casetta di Loreto, all’interno della quale collocare una statua in legno identica, anche nella foggia dell’abito, al simulacro venerato nel santuario madre.

Stando al documento di fondazione, l’iniziativa è da ricondurre alla comunità di Tresivio e a una locale confraternita mariana, ma tutto lascia supporre che abbiano giocato un ruolo importante i Gesuiti, insediati nel vicino borgo di Ponte a far da argine al dilagare del protestantesimo.

La costruzione del santuario: date e fasi principali

Il 30 novembre 1646 venne posta la prima pietra del santuario, con la benedizione dell’arciprete Giacomo Antonio Lambertenghi. È il 30 novembre 1646 quando l’arciprete Lambertenghi benediceva la prima pietra, poi proseguita a rilento fino al 1682 (per mancanza di fondi), fino a che il vescovo Carlo Ciceri, accogliendo la supplica presentata dall’arciprete e dai sindaci della chiesa, autorizzò la raccolta di questue in tutta la Valtellina.

Venne eretto così il primo e centrale nucleo del santuario, individuabile nei possenti volumi della navata. A fronte di una struttura originaria ad aula con volta a botte, furono in seguito aggiunti volumi in diverso stile.

Anno o periodoIntervento o avvenimento
1016Prime notizie della chiesa di Santa Maria di Tronchedo
1094La chiesa viene definita “basilica”
1185È documentata una modesta comunità monastica benedettina
1440Giovanni Beccaria fonda un beneficio con diritto di patronato
1646Posa della prima pietra del nuovo santuario
1656Antonio e Giacinto Guicciardi istituiscono il beneficio della Santa Casa
1701Benedizione della prima pietra della riproduzione della Santa Casa di Loreto
1780-1790Completamento di numerosi altari e conclusione della fase principale dei lavori
1795-1833Costruzione e conclusione del campanile
1913Inserimento della chiesa fra gli edifici monumentali d’Italia
1931Elevazione del complesso a dignità di santuario
1986-88Indagini e progetto di restauro statico finanziati dalla Comunità montana Valtellina di Sondrio
1995Consolidamento della cupola e delle fondazioni da parte della Soprintendenza
1996Avvio dell’intervento definitivo e ripresa dei pellegrinaggi
2000Restauro completo dell’organo
2001Conclusione dei principali lavori e ritorno all’agibilità
2011Conclusione dell’ultimo intervento di consolidamento indicato nella documentazione

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la chiesa non fu completata rapidamente. La costruzione iniziò nel 1646, ma proseguì per moltissimi decenni, attraverso i secoli XVII e XVIII fino al 1790.

Tra le principali tappe documentate: 1646: posa della prima pietra del nuovo edificio; 1701: realizzazione della Santa Casa interna (riproduzione della Santa Casa di Loreto); 1780-1790: completamento di numerosi altari e conclusione della fase principale dei lavori; 1795: avvio della costruzione del campanile; 1833: conclusione del campanile.

In pratica il santuario è il risultato del lavoro di diverse generazioni. Per secoli il santuario fu utilizzato pur non essendo completamente terminato.

Un edificio rimasto incompiuto per lungo tempo

Una memoria del 1874 racconta che: molte pareti interne erano ancora grezze; mancava la scalinata principale; la cripta era ancora ingombra di materiali; alcune parti della facciata e delle guglie non erano terminate.

In pratica i fedeli celebravano le funzioni in una chiesa che era ancora un cantiere. Questa lunga storia costruttiva spiega anche le diverse soluzioni architettoniche che si osservano oggi.

È forse l’aneddoto storico più sorprendente. Noi oggi la vediamo come un edificio concluso, ma per moltissimo tempo non lo era affatto.

Il ruolo della famiglia Guicciardi

Nel 1656 il nobile Antonio Guicciardi destinò un importante patrimonio alla fondazione di un beneficio ecclesiastico legato alla Santa Casa. Con disposizione testamentaria del 16 maggio 1656, legava alla fabbrica della “Ecclesia Lauretana” di Tresivio stabili, fitti e capitali per un importo di 8.000 imperiali.

Il nipote Giacinto Guicciardi, in data 19 agosto 1656, rogava una transazione con il Vescovo di Como mediante la quale veniva eretto il suddetto Beneficio ecclesiastico con diritto di giuspatronato in perpetuum per sé e per i suoi discendenti maschi.

Il nipote Giacinto Guicciardi, nel rispetto delle ultime volontà dello zio, fondò allora il beneficio della Santa Casa nominando primo cappellano il chierico Francesco Medici di Valcamonica.

Per circa tre secoli la famiglia Guicciardi mantenne il diritto di patronato sul santuario, esercitato fino a metà Ottocento. È uno degli esempi più significativi del ruolo delle grandi famiglie valtellinesi nel sostegno agli edifici religiosi.

La facciata e l’architettura esterna

La facciata è uno degli elementi architettonici più riconoscibili. Gli studiosi la definiscono di gusto barocco, con elementi che alcuni leggono come influenze transalpine, caratterizzata da due ordini sovrapposti e da un ricco apparato decorativo.

La facciata è decisamente maestosa, in stile barocco d’oltralpe, con i due lati volti a est e a ovest (elemento eccezionale per quanto riguarda gli edifici sacri in Valtellina), adornata da due ordini sovrapposti di cornicioni orizzontali con effetto chiaroscuro.

Delle cinque zone in cui è divisa la facciata, quella centrale, più ampia, presenta il portale in pietra verde di Tresivio che si stacca dal muro di facciata (quindi anche cromaticamente); verticalmente si hanno lesene secondo due ordini sovrapposti fino al cornicione più alto, sormontato da un arco con elementi decorativi di gusto veneziano.

Per il resto le campiture laterali della facciata sono simmetriche e presentano nicchie incorniciate da motivi dipinti. Il portale è realizzato in pietra ollare (pietra verde di Tresivio), materiale molto diffuso nell’architettura valtellinese.

“Ex portis filiae Sion” (“Dalle porte della figlia di Sion”) è inciso sul bellissimo portale in pietra verde di Tresivio, scolpito da Giovan Maria Tamagnino di Bormio con l’aiuto di Giuseppe Culturi (1714), mentre i battenti coperti in rame sbalzato sono di Giacomo Bichler (1757).

I tre ingressi sono segnalati da portali settecenteschi in pietra verde di Tresivio, un materiale cavato localmente e molto richiesto da capomastri e scalpellini per la sua facile lavorabilità e per il gradevole colore.

Facciata barocca del santuario di Tresivio

La posizione sul colle di Tronchedo

Il santuario non venne costruito dove era più comodo. Fu scelto un punto sopraelevato tra i vigneti del colle di Tronchedo affinché fosse visibile da gran parte della Valtellina.

Arrivando da Sondrio (ovvero da Milano via Lecco e risalendo la Valtellina), lungo la strada panoramica che sale a mezza costa sul versante retico, ma anche attraverso la strada statale sul fondovalle, eccolo comparire, maestoso e imponente per grandezza e composizione, il santuario della santa Casa di Loreto a Tresivio (So), costruito grazie devozione popolare in vari tempi, con impulso decisivo durante il secolo XVIII.

Il santuario precisamente si posiziona fra i vigneti del colle di Tronchedo (a pochi kilometri da Sondrio in direzione est) ed è da sempre meta di devozione e pellegrinaggio da tutta la valle e non solo.

Ancora oggi è uno degli edifici che più caratterizzano il paesaggio della media valle. Doveva essere vista da tutta la valle. La posizione non è casuale.

Gli spazi interni e la Santa Casa di Nazareth

All’interno ecco la navata (capienza circa un migliaio di persone), con altari laterali sormontati da matronei, transetto e il coro con un elegante Crocifisso scolpito in legno.

Risalta un’architettura barocca ma essenziale grazie alla presenza minimale di affreschi, decorazioni murali del mastro Giacomo Adamo di Lugano (1724 - volta e cornicione) e dello stuccatore Casella (1724 - fregio e dei capitelli). L’interno dà un senso di vastità e verticalità di eco gotica.

All’incrocio del transetto ecco la Santa Casa di Nazareth, proprio dove troviamo la statua della Beata Vergine, dal volto, come quello della Madonna di Loreto, nero e magnifico (nigra sed formosa).

La cappella è decorata all’esterno con fini stucchi e all’interno con una “pergula” dorata a struttura in legno e ferro battuto. Abbiamo poi la nicchia con un’ancona seicentesca, la quale attraverso il vetro lascia scorgere la Madonna nera.

Il paliotto dell’altare, in legno sbalzato e colorato, ritrae san Luigi Maria Grignion de Monfort in un atteggiamento di devozione alla Vergine nella bottega di Giuseppe che tiene per mano l’adolescente Gesù.

Interno e Santa Casa sotto la cupola

Opere d’arte, arredi e patrimonio del santuario

Nel patrimonio del santuario ci sono anche quattro reliquiari e un tavolo in noce del XVII secolo, una croce d’altare in argento massiccio, dono di benefattori romani (1709) e numerosi paramenti.

Non sono molti gli arredi originali ancora presenti invece: alcuni sono stati rubati, fra cui le statue dei Discepoli originariamente inserite nelle dodici nicchie all’esterno della Santa Casa di Nazareth.

Abbiamo tuttavia la tela raffigurante lo Sposalizio della Vergine, dipinta nel 1782 dal milanese Michele Annoni (allora residente a Tresivio). Sopra il solo altare della cripta è previsto debba tornare la tela, opera di Pietro Ligari, che ritrae la morte di Sant’Andrea Avellino (in esposizione temporanea al Museo civico di Sondrio).

Da notare come alla Madonna nera di Tresivio siano state dedicate molte tabelle e quadri votivi, ancora visibili, in segno della devota riconoscenza dei fedeli per le grazie ricevute.

L’organo e gli interventi sul patrimonio musicale

L’organo attuale della ditta Locatelli di Bergamo ha sostituito nel 1876 lo strumento seicentesco di Carlo Prata di Gera Lario ed è stato completamente restaurato nel 2000 da Antonello Puglia di Tresivio.

Il restauro completo dell’organo rientrava tra gli interventi più importanti realizzati nell’ambito della riqualificazione del santuario.

I problemi statici prima del restauro

Uno degli aspetti meno noti riguarda la sua stabilità. Già nella visita pastorale del 1833 il vescovo Carlo Romanò segnalava numerose crepe nell’edificio, tanto da temerne la chiusura.

Una memoria contenuta negli atti di quella visita pastorale informa della presenza nel tempio di numerose crepe, al punto da “paventare una sua chiusura”. Questi problemi hanno accompagnato il santuario per oltre un secolo e mezzo, fino ai grandi restauri del Novecento e dei primi anni Duemila.

La collocazione del santuario ha dato non pochi problemi strutturali, che hanno necessitato diversi interventi di consolidamento (l’ultimo completato nel 2011). L’enorme struttura è figlia di un prolungamento settecentesco realizzato sul retro, con imponenti opere di sottofondazione che da subito provocano lesioni nelle murature.

Rischiò davvero di essere chiusa. Durante la visita pastorale del 1833, il vescovo Carlo Romanò trovò l’edificio pieno di crepe. La situazione era considerata abbastanza grave da far temere la chiusura del santuario.

Le indagini e i restauri tra il 1986 e il 1995

La Comunità montana Valtellina di Sondrio nel 1986-88, con incarico affidato al Politecnico di Milano, ha finanziato un progetto di indagini e di restauro statico del santuario, la cui situazione strutturale già precaria è peggiorata con le calamità del 1987.

Solamente dal 1995, dopo i lavori di consolidamento alla cupola e alle fondazioni intrapresi direttamente dalla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici, sono state rimosse tutte le transenne e la vita all’interno del santuario è ritornata gradualmente alla normalità.

Il grande intervento di restauro dal 1996 al 2001

Infine dal 1996, con i fondi della Legge Valtellina, i contributi della Conferenza Episcopale Italiana, del vescovo di Como, mons. Alessandro Maggiolini, del tresiviese mons. Mario Bonomi e con le sottoscrizioni della gente, è stato possibile intervenire in maniera definitiva sul santuario: l’allora parroco don Ferrario ha costituito un Comitato incaricato di occuparsi del restauro.

Tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila venne realizzato uno dei più importanti restauri della sua storia. I lavori, progettati dall’architetto Gian Andrea Maspes e dall’ingegnere Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano (1999-2003), interessarono: consolidamento delle murature; consolidamento della cupola; restauro del campanile; sistemazione del sagrato; pulitura degli stucchi; restauro dell’organo; rifacimento degli impianti.

I più importanti interventi, ultimati nel 2001, progettati dall’arch. Gian Andrea Maspes e dall’ing. Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano, hanno riguardato il consolidamento della muratura e delle arcate che sostengono il sagrato, delle strutture murarie su cui grava la cupola, dell’arco trionfale, del tetto e del campanile.

Gli interventi hanno compreso inoltre la sistemazione del sagrato (con aiuole, intercapedini e impianto di illuminazione esterna), il restauro dei pinnacoli, la ripulitura degli stucchi della cupola e dei cornicioni, il rifacimento delle finestre, il restauro completo dell’organo, l’impianto elettrico e di amplificazione sonora.

Le opere di consolidamento

  • Consolidamento delle murature.
  • Consolidamento delle strutture murarie su cui grava la cupola.
  • Consolidamento delle arcate che sostengono il sagrato.
  • Consolidamento dell’arco trionfale.
  • Consolidamento del tetto.
  • Consolidamento e restauro del campanile.
  • Consolidamento delle fondazioni.

Il restauro delle superfici e degli elementi architettonici

  • Pulitura degli stucchi della cupola e dei cornicioni.
  • Restauro dei pinnacoli.
  • Rifacimento delle finestre.
  • Sistemazione del sagrato.
  • Realizzazione di aiuole, intercapedini e impianto di illuminazione esterna.

Gli impianti e le dotazioni interne

  • Restauro completo dell’organo.
  • Rifacimento dell’impianto elettrico.
  • Realizzazione dell’impianto di amplificazione sonora.
  • Sistemazione dell’impianto elettrico della cripta.

Il contributo della comunità locale

Parte dei lavori fu svolta anche con il contributo dei volontari del paese, degli Alpini e della Protezione Civile di Tresivio, secondo le ricostruzioni locali.

In alcuni di questi lavori (sistemazione dell’impianto elettrico della cripta, rifiniture esterne, ecc.) va segnalata la prestazione dei volontari: dai gruppi Alpini alla Protezione civile di Tresivio.

Il restauro è stato anche un’opera della comunità. Non fu soltanto un intervento finanziato con fondi pubblici. Nei restauri conclusi nei primi anni Duemila parteciparono concretamente anche: il Gruppo Alpini; la Protezione Civile di Tresivio; numerosi volontari.

Si occuparono di diverse opere accessorie e di finitura, contribuendo alla riapertura del santuario. È un esempio documentato di collaborazione tra tecnici specializzati e volontari del paese.

La riapertura e la ripresa della vita del santuario

Nello stesso anno, 350° dalla costruzione, sono ricominciati i pellegrinaggi di parrocchie della valle, tra cui quella di Sondrio con oltre 600 pellegrini e, in occasione delle feste settembrine della Madonna presiedute da mons. Eliseo Ruffini, si sono celebrate feste solenni.

Il 30 novembre seguente, in occasione della visita a Como (4-5 maggio 1996) del papa Giovanni Paolo II, anche la santa Casa di Tresivio ha riaperto i battenti per permettere ai fedeli di seguire su un grande schermo, in diretta televisiva, il santo Padre e recitare con lui il rosario.

Nel 2001 la santa Casa torna agibile e riprendono anche le manifestazioni socio-culturali che hanno caratterizzato la vita di questo santuario (concerti d’organo, rassegna delle corali della zona, concerti di bande e orchestre, pesca di beneficenza, mostre ecc.).

Il santuario come meta di pellegrinaggio

Fin dalla sua costruzione il santuario divenne meta di pellegrinaggi provenienti da tutta la Valtellina. Dedicato alla natività della Vergine, è importante meta di devozione e continua a essere luogo di celebrazioni, soprattutto in occasione della Natività di Maria, l’8 settembre.

Ancora oggi rappresenta uno dei principali santuari mariani della provincia di Sondrio. È da sempre meta di devozione e pellegrinaggio da tutta la valle e non solo.

Non ci sono stati grandi pellegrinaggi di personaggi famosi. Proprio a causa della lunga incompiutezza e dei problemi strutturali, il santuario non sviluppò una tradizione di visite illustri paragonabile ad altri grandi santuari mariani. Tra i visitatori documentati figurano soprattutto i vescovi di Como durante le visite pastorali.

Il riconoscimento monumentale e la dignità di santuario

La chiesa, per decreto ministeriale del 1913, è stata inserita fra gli edifici monumentali d’Italia e nel 1931 è stata elevata a dignità di santuario dal vescovo di Como mons. Alessandro Macchi.

Dal 1936 al 1949 il santuario fu affidato ai Padri Montorfani e successivamente ritornò alla parrocchia di Tresivio.

La Santa Casa come simbolo della rinascita di Tresivio

Il Comune di Tresivio stesso indica la Santa Casa come il simbolo della rinascita religiosa del paese dopo le guerre del Seicento e uno degli elementi che hanno mantenuto Tresivio al centro della vita religiosa valtellinese nonostante la perdita del ruolo politico.

È diventata un simbolo identitario. La Santa Casa non fu soltanto un edificio destinato al culto, ma il segno visibile della devozione collettiva maturata dopo guerre, carestie, epidemie e peste.

La posizione sopraelevata tra i vigneti del colle di Tronchedo rafforzava questo significato: il santuario doveva essere riconoscibile da chi percorreva la valle e rappresentare una presenza comune per le comunità valtellinesi.

Curiosità documentate sul santuario

  1. Non è una copia completa del santuario di Loreto. Riproduce la Santa Casa, cioè il piccolo edificio custodito all’interno della basilica di Loreto, non l’intero complesso marchigiano.
  2. Sorge su un luogo di culto con oltre sei secoli di storia. L’area era già consacrata al culto mariano almeno dall’inizio dell’XI secolo (1016), molto prima della costruzione del santuario attuale.
  3. È rimasta incompiuta per lungo tempo. Per secoli il santuario fu utilizzato pur non essendo completamente terminato.
  4. Rischiò davvero di essere chiusa. Durante la visita pastorale del 1833, il vescovo Carlo Romanò trovò l’edificio pieno di crepe.
  5. Il restauro è stato anche un’opera della comunità. Nei restauri conclusi nei primi anni Duemila parteciparono concretamente anche il Gruppo Alpini, la Protezione Civile di Tresivio e numerosi volontari.
  6. Doveva essere vista da tutta la valle. I documenti sottolineano che il santuario fu costruito in alto, tra i vigneti del colle di Tronchedo, affinché fosse il più possibile visibile da chi percorreva la Valtellina.

La tradizione dei racconti sotterranei

Tra gli abitanti di Tresivio circolano da tempo racconti su passaggi sotterranei, collegamenti tra edifici religiosi e altri episodi leggendari. Tuttavia non risultano documentati da fonti storiche o archeologiche, quindi non possono essere presentati come fatti.

La visita e le celebrazioni

Luogo di culto cattolico, è una tra le chiese più ampie della Valtellina ed è dedicato alla natività di Maria che ricorre l’8 settembre.

Il santuario si trova in Via Santa Casa, 48, 23020 Tresivio SO. Le informazioni riportate nella documentazione indicano un’apertura estiva del santuario, con possibilità di visita nei fine settimana, e celebrazioni prefestive da maggio a ottobre.

Santuario tra i vigneti della Valtellina

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