Reliquia della mangiatoia: storia, significato e dove si trova

La reliquia della mangiatoia in cui, secondo la tradizione cristiana, fu deposto Gesù Bambino è custodita a Roma, nella basilica papale di Santa Maria Maggiore. Le cinque assicelle lignee della cosiddetta Sacra Culla si trovano nella cappella della confessione, nell’ipogeo sotto l’altare maggiore, all’interno di un prezioso reliquiario in cristallo realizzato da Giuseppe Valadier.

La reliquia richiama il racconto del Vangelo di Luca e il mistero dell’Incarnazione: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”. La sua importanza non dipende soltanto dalla possibile antichità dei legni, ma anche dal valore simbolico che la tradizione cristiana attribuisce alla mangiatoia di Betlemme come segno di umiltà, povertà e semplicità.

Dove si trova la reliquia della mangiatoia

La Sacra Culla si trova nella basilica papale di Santa Maria Maggiore, sul colle Esquilino a Roma, sotto l’altare maggiore, nella cappella della confessione. I fedeli possono contemplare le reliquie al di sotto dell’altare maggiore della Basilica, di fronte alla grande statua di Pio IX inginocchiato.

Nella celebre Basilica papale è custodita la reliquia che si fa risalire alla mangiatoia in cui Maria depose Gesù Bambino. Lontano dalla Terra Santa, le reliquie si trovano in quella che chiamano «Betlemme d’Occidente», «Basilica liberiana», «Santa Maria della neve» e «Santa Maria ad presepem».

Reliquiario della Sacra Culla Santa Maria Maggiore

La reliquia è custodita in una teca di cristallo sorretta da quattro putti dorati e chiusa da un coperchio, riproducente un giaciglio di paglia, sul quale è adagiato il piccolo Gesù con la mano destra alzata e benedicente. La teca si trova sotto l’altare maggiore, nella nicchia di fondo della confessione.

La cappella della confessione è una cappella ipogea, cioè situata sotto il livello principale della basilica. Qui i pellegrini si recano a inginocchiarsi davanti alle reliquie della culla di Gesù, custodite nel prezioso reliquiario ornato da bassorilievi in argento.

Che cosa contiene la Sacra Culla

All’interno del reliquiario sono racchiuse cinque assicelle di legno. Il titolo «Sacra Culla» si riferisce alle cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia in cui è stato adagiato il bambinello Gesù.

Secondo altre descrizioni, quattro assi sono di legno di acero della Palestina e potrebbero avere circa 2.000 anni, mentre una probabilmente apparteneva ad un antico quadro della Natività, scomparso con il sacco di Roma del 1527. Le fonti utilizzano quindi denominazioni diverse per il legno, indicandolo come sicomoro, acero o acero rosso.

Le altre quattro assi sono state invece riconosciute provenienti da un albero di acero della Palestina probabilmente di duemila anni fa. Datate da studi recenti scientificamente al periodo della sua nascita, sono conservati in un reliquiario in cristallo di rocca, progettato da Giuseppe Valadier in forma di culla.

Le assicelle presentano delle tacche che fanno sì che possano essere messe insieme a forma di X, due a due, per formare una specie di cavalletto. Potrebbero aver costituito il supporto di una culla in terracotta, secondo l’uso dei tempi, mancando l’asse orizzontale di unione.

ElementoDescrizione
Nome tradizionaleSacra Culla o cunabulum
Numero delle assicellecinque
Materiale indicato dalla tradizionelegno di sicomoro o acero della Palestina
Collocazionecappella della confessione, sotto l’altare maggiore
Reliquiariocristallo a forma di culla, sorretto da quattro putti dorati
Autore del reliquiarioGiuseppe Valadier

Il racconto evangelico della mangiatoia

La testimonianza della mangiatoia si trova nel versetto sette del capitolo secondo del Vangelo di Luca, in un passaggio che racchiude il senso del Natale: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”.

I passi del Vangelo di Luca che fanno riferimento a una mangiatoia sono tre: 2, 7; 2, 10-12; 2, 15-16. Come i pastori richiamati dalle parole dell’angelo, “Questo per voi il segno: troverete un Bambino avvolto in fasce che giace nella mangiatoia”, in tanti ancora giungono a Santa Maria Maggiore a Roma, nota per secoli come la Betlemme d’Occidente.

L’immagine di una madre premurosa, che adagia il corpo fragile del suo bambino appena nato all’interno di una culla di fortuna ricavata da una mangiatoia, dilata il cuore d’ogni persona. La mangiatoia diventa così il segno concreto della nascita di Cristo in condizioni di estrema semplicità.

Perché la reliquia è custodita a Santa Maria Maggiore

La scelta della basilica per custodire questa reliquia non è casuale. Oltre ad essere la prima Basilica d’Occidente intitolata alla Vergine, Santa Maria Maggiore sul Colle Esquilino a Roma intreccia la propria storia con quella della Grotta di Betlemme.

La basilica venne restaurata e ampliata da Sisto III, in occasione del concilio di Efeso del 431, in cui venne dichiarato il dogma della divina maternità di Maria. Nel 432, per volere di Sisto III, accolse infatti al suo interno un Oratorio del Presepe, ovvero una riproduzione fedele della grotta in cui nacque Gesù realizzata con pietre provenienti dalla Terra Santa.

Da questa immagine ne dovette rimanere particolarmente emozionato un papa, Sisto III, il quale nel 432 decise di realizzare all’interno della primitiva basilica di Santa Maria Maggiore una “grotta della Natività” simile a Betlemme. La Basilica prese allora il nome di Santa Maria adpraesepem, che in latino significa appunto greppia, mangiatoia.

A partire dal pontificato di Teodoro (642-649), oriundo di Gerusalemme, essa fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem”. La Confessio rinvia all’importanza di Santa Maria Maggiore quale Betlemme dell’Occidente e Basilica natalizia di Roma.

La storia dell’arrivo della reliquia a Roma

L’origine romana delle assicelle non è documentata in modo definitivo e nel corso dei secoli sono state formulate diverse ipotesi. C’è chi dice che giunsero grazie alla madre di Costantino sant’Elena, che aveva portato anche pezzi della croce di Gesù dalla Terra Santa.

C’è chi crede che furono i pellegrini di ritorno dalla Terra Santa a donare alla chiesa i preziosi resti. C’è anche chi sostiene che vennero donati a Sisto III quando decise di ricreare la grotta della Natività nella chiesa romana.

Maggior credito è dato alla tesi secondo cui nel 642 le assi della Sacra Culla sarebbero state inviate a Teodoro non appena nominato Papa da san Sofronio, patriarca di Gerusalemme, per salvarle dai saraceni. Papa Teodoro le avrebbe fatte portare a Santa Maria Maggiore, già conosciuta come Sancta Maria ad Praesepem.

Secondo una ricostruzione, a seguito delle incursioni persiane che già avevano devastato molti luoghi legati al ricordo della vita di Cristo, san Sofronio avrebbe donato al Pontefice, originario della Palestina, cinque asticelle in legno di acero provenienti dalla greppia di Betlemme, assieme alle fasce in cui fu avvolto il piccolo corpo di Gesù.

Questa è una delle ipotesi, perché purtroppo questa tradizione non è documentabile. Eppure c’è una grave discrepanza cronologica che sembra annullare questa ipotesi: Teodoro divenne papa nel 642, cioè quattro anni dopo la morte di Sofronio.

La venerazione di quelle reliquie, infatti, è stata costante nel corso dei secoli, anche se si fatica a trovarne l’inizio. Un oggetto simile era venerato già dai primi secoli della nostra era nella basilica della Natività di Betlemme e così lo racconta, fra altri testimoni, San Girolamo che passò praticamente tutta la sua vita accanto alla grotta di Betlemme.

Sembra che un simile oggetto fosse venerato a Betlemme, secondo le testimonianze di Origene nel III secolo e di san Girolamo che nel 404 disse di aver visto proprio a Betlemme la culla che contenne il corpo di Gesù bambino.

La tradizione della venerazione

Fu il primo presepe della storia, oggetto di una devozione popolare tale da spingere molti fedeli, di ritorno da pellegrinaggi in Terra Santa, a portare in dono quelli che vengono ritenuti i preziosi frammenti del legno della celebre mangiatoia che accolse Gesù Bambino, ancora oggi custoditi in un reliquiario con il nome di Sacra Culla (cunabulum).

Dal secolo XII in poi vi sono numerose fonti che documentano la grandissima devozione, che sussiste fino ad oggi, per questa reliquia. Anche Francesco Petrarca affermava che a Roma il pellegrino può venerare “Cunabula Salvatoris”.

La venerazione è stata ricordata da numerosi personaggi illustri, da Francesco Petrarca a san Carlo Borromeo, da sant’Ignazio di Loyola e santa Brigida fino ad arrivare al neo canonizzato san Francesco Spinelli. La reliquia continua a essere considerata un punto di riferimento della devozione natalizia romana.

In passato, durante le feste natalizie, la Sacra Culla veniva spostata nella navata centrale, per consentire ai tanti fedeli di poterla venerare. In passato le sacre reliquie venivano spostate durante le feste natalizie nella navata centrale.

Nel corso degli anni, il cattivo stato di conservazione dei resti ha convinto però il capitolo della Basilica a evitarne lo spostamento, che oggi avviene soltanto in occasione della Santa Messa di Mezzanotte. Oggi, per evitare il cambio di temperatura e il deterioramento dei resti, questo avviene solo la notte di Natale, durante la messa di mezzanotte.

Una scelta che ha interrotto una tradizione consolidata, ma che non impedisce ai devoti romani di continuare a recarsi a frotte nei pressi della Sacra Culla, specialmente ma non solo durante il periodo di Natale, per genuflettersi al suo cospetto.

Il reliquiario di Giuseppe Valadier

Il reliquiario che ancora oggi conserva le cinque assicelle fu realizzato da Giuseppe Valadier. Il reliquiario fu realizzato nei primi anni del 1802 in sostituzione del precedente del 1600 trafugato dalle truppe napoleoniche.

Il reliquiario risale al 1797, essendo stati i primi tre trafugati. La realizzazione dell’opera è legata alla donazione della duchessa Maria Emanuela Pignatelli, ambasciatrice del Portogallo.

L’attuale reliquiario è una magnifica opera d’arte. Sopra uno zoccolo di legno dipinto a mano vi è un basamento parallelepipedo in argento con quattro bassorilievi.

  • Nel lato anteriore è rappresentato il presepe.
  • Nel lato posteriore è rappresentata l’ultima cena.
  • Nei lati minori sono raffigurate la fuga in Egitto e l’adorazione dei Magi.
  • Sopra il basamento poggia il reliquiario in cristallo a forma di culla.
  • La struttura è sorretta da quattro putti dorati.
  • Sulla parte superiore è rappresentato un suolo di paglia sul quale è adagiato il Bambinello benedicente in grandezza quasi naturale.

Questo reliquiario risale al 1797, essendo stati i primi tre trafugati. Ne fu dunque realizzato uno nuovo, che durò tuttavia pochi decenni, sino al trafugamento operato dalle truppe napoleoniche durante la loro occupazione della città nel biennio 1798-99.

Si impose allora un altro intervento, che avvenne grazie alla donazione della duchessa Maria Emanuela Pignatelli, ambasciatrice del Portogallo. Il reliquiario che ancora oggi conserva le cinque assicelle di acero fu realizzato da Giuseppe Valadier.

La Confessio e la collocazione attuale

Su commissione di Papa Pio IX (1846-78), l’architetto romano Virginio Vespignani realizzò la Confessio (1861-64) collocata davanti all’Altare Papale. Vespignani utilizzò circa settanta tipi diversi di marmo, estratti per la maggior parte dai coevi scavi svolti a Roma e Ostia.

La Confessio rinvia all’importanza di Santa Maria Maggiore quale Betlemme dell’Occidente e Basilica natalizia di Roma. Il sacello della reliquia è quindi inserito in uno spazio architettonico che rende visibile il legame tra la basilica romana, la Vergine Maria e la Natività.

In ogni momento dell’anno i fedeli possono contemplare al di sotto dell’altare maggiore della Basilica, di fronte alla grande statua di Pio IX inginocchiato, le reliquie della Sacra Culla, contenute nel prezioso reliquiario in cristallo, ornato da bassorilievi in argento e realizzato da Giuseppe Valadier nei primi anni dell’Ottocento.

Autenticità, tradizione e valore religioso

L’autenticità della reliquia non è una certezza condivisa da tutti e le sue origini storiche restano oggetto di discussione. Le tacche sulle assi suggeriscono però una possibile funzione strutturale compatibile con una culla in terracotta utilizzata nella Palestina dell’epoca.

Alcuni studi attestano l’autenticità della greppia, risalente ai tempi della nascita di Gesù; ma una cosa è più importante: la reliquia della mangiatoia è un ‘segno’, un ‘segno eloquente’ che ci permette di vivere meglio il mistero della nascita del nostro Salvatore.

Non siamo chiamati a credere che sia autentica, non è un atto di fede quello che ci è chiesto. La Sacra Culla è un aiuto per la fede dato ai semplici, agli umili, ai poveri, ai prediletti da Gesù: coloro che riescono a capire meglio il mistero del Natale.

La reliquia non viene quindi venerata come se fosse l’Eucaristia. È quando sono davanti al tabernacolo che mi inginocchio in adorazione, perché so che nell’Eucarestia è presente Gesù vivo; davanti alla reliquia della Sacra Culla si compie invece un inchino di venerazione.

Il significato spirituale della mangiatoia

La mangiatoia rappresenta soprattutto l’umiltà della nascita di Gesù. Secondo i Vangeli, Maria e Giuseppe, non trovando un posto dove stare, si rifugiarono in una stalla dove nacque Gesù in una mangiatoia, una semplice mangiatoia per gli animali.

La paglia, utilizzata nelle condizioni più modeste, illustra questa semplicità divina, in netto contrasto con l’idea di una nascita regale. Dio si è incarnato in un ambiente umile, senza la pompa e la gloria che ci si potrebbe aspettare dalla nascita di un re.

Questo gesto divino di povertà ricorda ai credenti i valori cristiani fondamentali, come l’umiltà, la generosità e la semplicità di cuore. Contemplando questa reliquia, i credenti sono chiamati a imitare le virtù di Cristo, nato nella povertà ma portatore di un messaggio di amore e di riconciliazione.

La paglia è anche simbolo di purificazione. Rappresenta il cammino verso una vita di semplicità e sincera devozione, seguendo l’esempio di Gesù.

Il significato della reliquia si collega inoltre al rapporto tra Natale e Pasqua. L’uomo di oggi è l’uomo del “tangibile”: questa reliquia è qualcosa di tangibile, che riporta all’esatto momento della storia in cui Dio si è fatto uomo.

Anche il materiale di cui è fatta è emblematico, perché l’apice della storia d’amore tra Dio e l’uomo passa attraverso il legno della mangiatoia di Betlemme e il legno della croce di Gerusalemme. Il Natale e la Pasqua sono entrambe feste della redenzione.

La Sacra Culla e il presepe

La presenza della reliquia ha contribuito a rafforzare il legame tra Santa Maria Maggiore e la tradizione del presepe. Nella basilica si conserva infatti anche il presepe più antico tuttora visibile, realizzato da Arnolfo di Cambio su commissione di papa Niccolò IV.

Fu il papa Niccolò IV che commissionò ad Arnolfo di Cambio una raffigurazione della Natività, terminata nel 1291 e ancora visibile nella chiesa. L’opera venne realizzata nel 1288 secondo una tradizione, e nel 1289 secondo un’altra descrizione.

Essa è indubbiamente in Italia la prima forma di presepe moderno, che si serve cioè di figure scolpite. Di questo capolavoro unico dell’arte plastica medievale sono sopravvissute cinque statue in marmo con le figure di san Giuseppe, due Magi stanti, un Magio orante inginocchiato, le teste del bue e dell’asino.

A queste si aggiunge una Madonna con Bambino, seduta su una roccia e di dimensioni maggiori. Quest’ultima non sarebbe da ricondurre alla mano di Arnolfo e avrebbe subito significative modifiche nel Cinquecento.

A Natale in Santa Maria Maggiore, a parte il presepe di Arnolfo di Cambio, non viene allestito un presepe come accade invece in tutte le chiese del mondo. C’è il vero presepe, il luogo fisico in cui Gesù venne deposto nella santa notte di Betlemme: la greppia.

La liturgia natalizia davanti alla reliquia

Nella notte di Natale questa reliquia è oggetto di particolare venerazione. Fino a qualche anno fa veniva portata in processione lungo tutte le navate al canto del Gloria, quindi collocata al centro dell’altare papale e incensata.

Successivamente aveva luogo una liturgia simile a quella della luce durante la veglia pasquale. Dalla candela posta accanto alla greppia si accendevano via via tutte le altre candele in mano ai fedeli, illuminando così tutta la Basilica.

La reliquia viene oggi spostata soltanto in occasione della Messa di Mezzanotte, in ragione delle esigenze di conservazione dei resti. Durante il periodo natalizio continua comunque a essere meta di pellegrinaggi e di preghiera.

La Sacra culla in cui Gesù fu deposto appena nato

Il frammento restituito alla Terra Santa

Nel novembre 2019 Papa Francesco decise di mandare un frammento della preziosa reliquia al suo luogo di origine. Il frammento arrivò a Betlemme il 30 novembre 2019 ed è custodito nella chiesa francescana di Santa Caterina di Betlemme, contigua alla basilica della Natività.

Ricavato dalla Sacra Culla conservata a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, il frammento della reliquia è dono del Papa alla Custodia di Terra Santa. Dopo una giornata dedicata alla venerazione dei fedeli, al Custode di Terra Santa è stata consegnata ufficialmente la reliquia della mangiatoia lignea.

La reliquia fu accolta come un ritorno alle origini. Rimarrà qui in Terra Santa, sarà un po’ un ritorno a casa per questa reliquia.

Il dono ha richiamato il significato dell’Incarnazione: questo diventare bambino, questo diventare uomo da parte del Figlio di Dio, incarnandosi in questa terra, diventando uomo in questa terra.

Altre reliquie della Natività a Santa Maria Maggiore

Ma a Santa Maria Maggiore ci sono anche altri oggetti di profondo valore religioso. Nel Natale 2007 fu recuperato da una sala non aperta al pubblico il panniculum, un pezzo di stoffa della grandezza di una mano che, secondo la tradizione, è una porzione delle fasce con cui Maria avvolse Gesù Bambino.

Il panniculum è oggi custodito in un reliquiario di grande valore donato da Pio IX. Questo piccolo frammento di stoffa e la Sacra Culla rinsaldano il legame forte che intercorre tra il presepe e Santa Maria Maggiore.

La basilica conserva inoltre l’icona di Maria detta Salus populi romani, considerata la Madonna di Roma e una delle immagini mariane più venerate della città. La presenza della Sacra Culla, del panniculum e del presepe di Arnolfo di Cambio rende Santa Maria Maggiore uno dei luoghi più importanti della devozione cristiana legata alla Natività.

Altri luoghi associati a frammenti della culla

La tradizione attribuisce frammenti della Sacra Culla anche ad altre chiese di Roma. Sono state menzionate Santi Apostoli, San Francesco a Ripa, San Giovanni e Paolo, San Giovanni in Laterano, San Marco, Santa Maria della Consolazione, Santa Maria in Campitelli e Santa Maria in Trastevere.

Queste attribuzioni non hanno tutte lo stesso livello di documentazione. La reliquia principale e più nota resta quella custodita nella basilica di Santa Maria Maggiore, mentre gli altri frammenti sono legati a tradizioni locali e a percorsi storici differenti.

Il Santuario della Natività a Betlemme è noto soprattutto per la celebrazione della nascita di Gesù, e alcune versioni della tradizione sostengono che vi siano stati conservati pezzi di paglia della mangiatoia originale, sebbene questo sia un oggetto di dibattito tra gli esperti.

La paglia della mangiatoia nella devozione cristiana

Le reliquie del presepe, oggetti venerati dai cristiani da secoli, occupano un posto essenziale nella tradizione natalizia. Tra questi, la paglia della mangiatoia è uno dei più simbolici.

Fin dal Medioevo, la paglia del presepe si è trasformata in una preziosa reliquia, una vestigia sacra e simbolica della nascita di Cristo. I primi pezzi di paglia erano considerati oggetti sacri perché direttamente legati all’evento fondante del cristianesimo: l’incarnazione di Gesù Cristo, nato nella povertà e nella semplicità di una stalla.

Nel Medioevo la pratica religiosa era profondamente segnata dalla raccolta e dalla conservazione delle reliquie, siano esse frammenti dei corpi dei santi o oggetti appartenenti a grandi eventi biblici. La paglia della mangiatoia, per il suo legame diretto con la nascita di Cristo, era riconosciuta come una reliquia a pieno titolo.

Sebbene non avesse alcun valore materiale, portava in sé una dimensione spirituale estremamente forte. Il suo simbolismo andava oltre il semplice ruolo di lettiga nella mangiatoia: era diventata una testimonianza tangibile dell’umiltà divina, un ricordo della povertà in cui nacque Gesù.

Conservazione e dispersione delle reliquie

Con l’aumentare della venerazione delle reliquie, i frammenti vennero accuratamente conservati e trasmessi in tutti gli angoli del mondo cristiano. Le autorità ecclesiastiche organizzarono processi formali per autenticare e preservare questi pezzi, talvolta includendoli nei documenti ufficiali per garantirne l’origine e l’autenticità.

La pratica consisteva nell’inviare pezzi della preziosa paglia della mangiatoia alle grandi città cristiane e ai santuari dedicati alla Santa Vergine. Nel corso del tempo, pezzi di questa paglia viaggiarono da un santuario all’altro, accrescendo la diffusione di questo simbolo di semplicità cristiana.

Nel corso dei secoli, i pezzi del presepe sono stati sparsi, persi o talvolta rubati. Alcuni furono scambiati o fatti sparire durante guerre e saccheggi.

Durante periodi di conflitto religioso o politico, molte chiese vennero attaccate e i loro tesori, tra cui preziose reliquie, vennero saccheggiati. I pezzi della culla venivano quindi portati via in circostanze spesso poco chiare, il che ne accresceva il mistero e la sacralità.

La storia stessa della Sacra Culla romana comprende distruzioni e trafugamenti. Il reliquiario di Gregorio XI venne distrutto nel Settecento, durante i lavori di ristrutturazione in cui fu eseguita la facciata principale della Basilica.

Ne fu realizzato uno nuovo, che durò tuttavia pochi decenni, sino al trafugamento operato dalle truppe napoleoniche durante la loro occupazione della città nel biennio 1798-99. Il reliquiario attuale fu quindi realizzato per sostituire quello precedente.

La reliquia come segno di umiltà e pace

La reliquia della mangiatoia non si limita a un oggetto materiale; ha una forte dimensione spirituale. Invita a riflettere sui valori cristiani essenziali: umiltà, semplicità e pace interiore.

La paglia della mangiatoia, semplice ma profondamente simbolica, è una reliquia sacra che testimonia l’umiltà della nascita di Gesù. Incarna i valori cristiani di povertà, umiltà e semplicità e continua a ispirare i credenti nel corso dei secoli.

Come reliquia, ricorda ai cristiani che la vera grandezza non risiede nella ricchezza materiale, ma nella purezza del cuore e nella sincera devozione. La paglia del presepe rimane un’eredità spirituale essenziale, che ricorda a tutti il messaggio del Natale: pace, amore e semplicità.

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