Il processo di canonizzazione dei pastorelli di Fatima

Francesco e Giacinta Marto furono canonizzati da Papa Francesco il 13 maggio 2017, a Fatima, nel centenario delle apparizioni. Sono stati i primi bambini non martiri proclamati santi nella storia della Chiesa.

Il loro processo di canonizzazione si è concluso dopo un lungo itinerario iniziato negli anni Cinquanta e fondato sul riconoscimento dell’eroicità delle virtù, sull’esame di due guarigioni miracolose e sulla valutazione dei tribunali diocesani, dei medici, dei teologi, dei cardinali e dei vescovi.

Chi erano Francesco e Giacinta Marto

Francesco e Giacinta Marto erano i più piccoli dei sette figli di Manuel Pedro Marto e Olimpia de Jesus, abitanti della parrocchia di Fatima, nel comune di Vila Nova di Ourém, nella Diocesi di Leiria, in Portogallo. Francesco nacque l’11 giugno 1908 nella casa paterna, in località Aljustrel, e fu battezzato il 20 dello stesso mese presso la chiesa parrocchiale di Fatima. Sua sorella Jacinta nacque l’11 marzo 1910, anch’ella nella casa dei genitori, e ricevette il battesimo il 19 dello stesso mese presso la chiesa parrocchiale.

Crebbero in un ambiente familiare di condizioni modeste, in un paese agricolo, tranquillo e separato da un Portogallo che viveva in fermento politico e sociale. I fratelli non frequentarono la scuola. Non sapevano né leggere né scrivere e conoscevano poche nozioni della geografia, della storia e del pensiero del mondo che stava al di là delle loro montagne.

La loro educazione cristiana fu molto semplice: appresero il catechismo in casa o con la zia, la madre della loro cugina Lucia che, insieme a loro, sarà una dei veggenti di Fatima. I genitori diedero loro con la vita anche un esempio di fede impegnata: la partecipazione domenicale all’Eucaristia, la preghiera in famiglia, la verità e il rispetto per tutti, la carità verso i poveri e verso chi era nel bisogno.

Ancora piccoli iniziarono a prendersi cura del gregge dei loro genitori: Francisco aveva allora 8 anni e Jacinta 6. Trascorre­vano la maggior parte delle loro giornate svolgendo il compito di badare alle pecore, insieme alla cugina Lucia, anche lei pastorella.

Francesco Giacinta Lucia pastorelli Fatima 1917

Le apparizioni dell’Angelo e della Madonna

Nel 1916, in primavera, estate e autunno, insieme a Lucia, ebbero le apparizioni dell’Angelo della Pace. I tre pastorelli vedono un angelo per tre volte, nella Primavera, Estate ed Autunno del 1916, nella Loca do Cabeço e presso il pozzo della casa di Lucia, il quale li ha invitati alla preghiera a Dio.

Il 13 maggio del 1917 sono stati visitati, nella Cova da Iria, dalla Vergine Maria, che gli ha chiesto che tornassero in quel luogo il 13 di ogni mese, fino ad ottobre. La loro esistenza cambiò radicalmente il 13 maggio 1917, quando insieme a Lucia affermarono di aver visto la Madonna.

Fu la prima di sei apparizioni. La Madonna apparve ai tre pastorelli ogni mese dal 13 maggio al 13 ottobre, con un’unica eccezione. L’apparizione di agosto non avvenne il giorno 13 come previsto, poiché i bambini erano stati arrestati dalle autorità locali per impedirne la partecipazione.

In questo mese l’apparizione avvenne il 19, dal momento che i Pastorelli erano rimasti nella prigione di Ourém dal 13 al 15 agosto 1917. Tuttavia, la Madonna apparve loro il 19 agosto a Valinhos, ribadendo l’importanza della preghiera e del sacrificio.

Nel corso dei sei incontri, la Signora del Rosario mostra ai pastorelli la speranza che Dio offre al mondo, toccato dalla sofferenza e dal male e li invita a compromettersi con la conversione dei cuori umani, con la preghiera del rosario, il sacrificio riparatrice e la consacrazione dei propri cuori e del mondo al Cuore Immacolato.

Il messaggio di Fatima nella vita dei due fratelli

Da quel momento, i tre bambini si dedicarono con fervore alla preghiera e all’offerta di sacrifici, come aveva chiesto loro la “Signora più luminosa del sole”. Durante le apparizioni, la Madonna consegnò ai tre pastorelli un messaggio forte e chiaro: preghiera, penitenza e conversione.

Il messaggio che la Madonna affidò ai tre pastorelli di Fatima non era soltanto una visione straordinaria: era un grido dal cielo, un invito accorato alla conversione. Preghiera e penitenza non come parole astratte, ma come strumenti vivi, quotidiani, per salvare le anime e portare pace nel mondo.

Il Rosario recitato con fede, il sacrificio silenzioso offerto con amore, la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: tutto questo divenne per Giacinta una missione ardente, un fuoco che la consumava dolcemente. Era una chiamata alla responsabilità, anche per i più piccoli.

Perché, come disse la Vergine ai tre bambini, “molte anime vanno all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro”. A Fatima, il cielo si è chinato sulla terra per ricordarci che la salvezza comincia nei cuori. E che anche una bambina può farsi voce di Dio.

La spiritualità di Francesco

Dalla figura di Francisco emerge il suo carattere calmo e paci­fico. Lo si ricorda pieno di ammirazione per il creato nel quale gustava la bellezza del Creatore. La pace che da ciò attingeva la trasmetteva poi ai suoi amici, tra i quali sapeva essere segno di concordia, anche quando succedevano liti o offese.

Dopo le apparizioni dell’Angelo e della Madonna svilupperà uno stile di vita caratterizzato dall’adorazione e dalla contemplazione. Ogni volta che gli era possibile si rifugiava in qualche luogo isolato per pregare da solo.

Spesso trascorreva lunghe ore nel silenzio della chiesa parrocchiale, vicino al tabernacolo, per fare compagnia a Gesù nascosto. Nella sua intimità con Dio, Francisco intravede un Dio rattristato dalle sofferenze che ci sono nel mondo, soffre insieme a Lui e desidera consolarLo.

Il ragazzo, che non sentiva la voce dell’Angelo e della Signora, ma li vedeva solamente, è tra i tre veggenti il più contemplativo. Nella sua vita si evidenzia come la preghiera sia alimentata dall’ascolto attento del silenzio nel quale Dio parla.

La vita di fede di Francisco è una vita di contemplazione. La Signora gli raccomanderà di pregare molti rosari. E molto pregherà Francisco, cercando la solitudine della montagna o la compagnia di Gesù nascosto nel sacrario della chiesa parrocchiale per “Pensare a Dio”.

La spiritualità di Giacinta

Giacinta era sicuramente la più vivace dei tre pastorelli di Fatima. Era allegra, piena di energia, talvolta testarda e capricciosa, ma anche affettuosa e sensibile. Il suo carattere spontaneo, capace di passare dal gioco alle lacrime nel giro di pochi istanti, la rendeva una bambina concreta, autentica, vicina al cuore di molti.

Giacinta aveva un carattere affettuoso ed espansivo, anche se un po’ capriccioso. Nutriva un affetto particolare per la cugina Lucia ed aveva una sensibilità molto delicata, che si lasciava toccare tanto dalla bellezza della natura quanto dalla sofferenze dei poveri e dei malati.

Eppure, qualcosa in lei cambiò radicalmente dopo l’incontro con la Madonna. Da quel momento, quella stessa bambina che correva nei campi si fece improvvisamente seria, assorta, come se portasse dentro di sé un segreto troppo grande per la sua giovane età.

Colpita dalle apparizioni dell’Angelo e della Madonna, si lascia impressionare soprattutto dalle sofferenze dei “poveri peccatori” e dalla missione e sofferenza del Santo Padre. Di fatto, dopo questi incontri con il Cielo, il suo carattere capriccioso ed egocentrico lascerà il posto ad un cuore generoso, dimentico di se stesso e che vive piuttosto per il bene degli altri.

Ogni gesto, ogni sofferenza, ogni preghiera veniva da lei offerta per un fine più grande. Nella sua semplicità, Giacinta visse con eroismo il messaggio di Fatima, divenendo una piccola missionaria dal cuore infiammato di carità.

Giacinta si lascia impressionare dalla sofferenza dei peccatori e prega e si sacrifica per la loro conversione, per la pace nel mondo e per il Santo Padre: “Soffro molto ma offro tutto per la conversione dei peccatori e per riparare al Cuore Immacolato di Maria e anche per il Santo Padre”, ha confessato a Lucia durante la sua malattia.

Divide la sua merenda con i poveri, offrendo così il sacrificio del suo digiuno come segno della sua disponibilità ad essere totalmente di Dio in favore degli altri. Nelle sue memorie Lucia dice di lei che pregare e soffrire per amore «era il suo ideale, era ciò di cui parlava».

La vita di fede di Jacinta è una vita di compassione. Poco prima di morire disse: “in Cielo amerò molto Gesù ed il Cuore Immacolato di Maria”.

La malattia e la morte dei pastorelli

Entrambi i fratellini furono colpiti dall’influenza spagnola. Francisco si ammala durante un’epidemia di broncopolmonite nell’ottobre del 1918. Si aggrava progressivamente fino all’aprile del 1919.

Il 2 aprile si confessa e il giorno seguente riceve, in casa sua, il Viati­co. Il giorno dopo, il 4 aprile, verso le 22.00, muore serenamente, in casa, circondato dai familiari.

Francisco morì il 4 aprile 1919, mentre Giacinta sopravvisse ancora per alcuni mesi. Viene sepolto nel cimitero di Fatima il 5 aprile 1919. Il 13 marzo 1952 i suoi resti mortali vengono traslati nella Basilica della Beata Vergine del Rosario di Fatima.

Al termine del 1918 Jacinta si ammala di broncopolmonite. Rimane ricoverata all’Ospedale di Vila Nova di Ourém dal 1° luglio al 31 agosto 1919. Da quel giorno le rimane una piaga sul fianco sinistro del petto.

Ritorna a casa in condizioni peggiori di salute. Nel gennaio del 1920 la portano a Lisbona perché sia curata nel miglior ospedale pediatrico dello Stato, l’Ospedale D. Estefania.

Il 2 febbraio 1920 viene ricoverata con una diagnosi di pleurite purulenta e osteite a due costole. Si decide per un intervento chirurgico, nonostante Jacinta insista nel dire che è inutile.

Viene operata il 10 febbraio 1920, le vengono asportate due costole, ma rimane la grande ferita nel fianco sinistro del torace. Nel pomeriggio del 20 febbraio Jacinta chiede di ricevere i sacramenti, soprattutto la comunione eucaristica.

Il cappellano dell’ospedale rimanda al giorno dopo, anche se la fanciulla insiste che possa riceverli il giorno stesso. Muore, da sola - come le aveva detto la Madonna - il 20 febbraio 1920 alle 22.30.

Fu trasferita a Lisbona, lontano dalla famiglia, dove morì il 20 febbraio 1920. Le apparizioni della Madonna continuarono a consolarla anche negli ultimi istanti della sua breve vita.

L’avvio delle cause di beatificazione

Il 30 aprile 1952 fu iniziato a Leiria il Processo Ordinario sulle virtù di Francisco Marto. Lo stesso giorno, fu iniziato anche il Processo sulle virtù di Jacinta Marto.

Mons. José Alves Correia da Silva, vescovo di Leiria, apre, il 30 aprile 1952, il Processo Informativo sulla fama di santità e le virtù di Francisco Marto. Il Processo si è concluso il 1° agosto 1979.

Mons. José Alves Correia da Silva, vescovo di Leiria, il 30 aprile 1952 apre il Processo Informativo sulla fama di santità e le virtù di Jacinta Marto. Il Processo si è concluso il 2 giugno 1979.

Il 6 novembre 1987 furono dichiarati validi entrambi i Processi. Il 16 dicembre ebbe luogo il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi e il 18 aprile 1989 la Sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi.

Il 13 maggio 1989 il Papa Giovanni Paolo II promulgò i decreti sull’eroicità delle virtù dei Servi di Dio. La strada che ha portato i due bambini verso gli onori degli altari è stata aperta nel 1981, quando la plenaria dei Cardinali riconobbe che i bambini, a partire dai sette anni, sono in grado di corrispondere consapevolmente alla grazia di Dio, potendo così esercitare le virtù in grado eroico.

Ed in effetti la breve vita dei due pastorelli è stato un ascendere intenso, non con le proprie forze (non è questo il senso dell’eroicità delle virtù) ma nel pieno abbandono alla grazia di Dio e alla mediazione materna di Maria Santissima, che ha dilatato in loro la capacità di soffrire per amore di Dio e delle anime.

Il miracolo per la beatificazione

Il Processo sul presunto miracolo, cioè la prodigiosa guarigione di una donna da “paraplegia da probabile mielite trasversa, della durata di circa 22 anni, in assenza di patologia psichica”, fu istruito a Leiria nel 1995 e dichiarato valido il 21 novembre 1997.

Il miracolo che aprì la via alla beatificazione di Giacinta fu la guarigione improvvisa di una donna brasiliana, affetta da paraplegia da oltre vent’anni. La diagnosi parlava di mielite trasversa, una condizione irreversibile.

Eppure, dopo aver pregato la piccola veggente di Fatima, la donna si alzò in piedi. Non ci furono spiegazioni mediche, solo lo stupore e la gratitudine per una grazia che portava il nome di una bambina che aveva offerto tutto per gli altri.

Il 28 giugno 1999 fu promulgato il Decreto sul miracolo. Il miracolo, che permise di decretare la loro beatificazione, fu la guarigione di Maria Emilia Santos, una donna portoghese a lungo afflitta da una tubercolosi, completamente guarita in modo inspiegabile per la scienza grazie all’intercessione dei due pastorelli.

La beatificazione del 13 maggio 2000

Francesco e Giacinta furono beatificati da San Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000 a Fatima, assieme alla sorella Jacinta. La liturgia della Beatificazione ebbe luogo a Fatima il 13 maggio 2000.

Il 13 maggio di ventotto anni fa, i pastorelli vennero dichiarati venerabili da San Giovanni Paolo II e nel 1999 venne approvato il miracolo, che permise di decretare la loro beatificazione.

PassaggioDataRiferimento
Avvio dei processi informativi30 aprile 1952Leiria
Decreto sull’eroicità delle virtù13 maggio 1989Papa Giovanni Paolo II
Beatificazione13 maggio 2000Fatima, Papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione13 maggio 2017Fatima, Papa Francesco

Il miracolo per la canonizzazione

In vista della Canonizzazione, dal 5 al 13 agosto 2016 fu costituito a Campo Mourão, Brasile, il Tribunale diocesano per l’Inchiesta canonica su una presunta guarigione miracolosa di un bambino da «trauma cranio-encefalico grave, con rischio di morte o di gravi conseguenze» avvenuta a Campo Mourão nell’anno 2013.

Il nuovo miracolo necessario per la canonizzazione è avvenuto il 3 marzo 2013 in Paranà, Brasile, e riguarda un bambino che allora aveva sei anni: quasi un “coscritto” dei pastorelli.

La sua storia è davvero singolare: il bimbo, Lucas Maeda de Oliveira, è precipitato dalla finestra dell’abitazione dei nonni, facendo un volo di oltre sei metri. L’impatto col terreno aveva provocato un trauma cranio-encefalico con perdita di sostanza cerebrale.

Portato immediatamente in stato di coma all’ospedale, venne tentato un intervento, ma la prospettiva era quella di un decesso e, nella migliore delle ipotesi, di una sopravvivenza molto compromessa, probabilmente in un permanente stato vegetativo.

Invece Lucas dopo qualche giorno, senza che venissero fatte terapie specifiche, tornò “come nuovo” e venne dimesso senza nessun danno neurologico.

L’attribuzione del miracolo ai pastorelli è motivato dal fatto che il padre, raccogliendo il figlio da terra, poco dopo esser precipitato, invocò subito la SS. Vergine di Fatima e i pastorelli.

La richiesta a Giacinta e Francesco della grazia di guarigione da parte di tutti i familiari proseguì per tutta la notte e coinvolse anche un monastero carmelitano.

L’esame medico e teologico

Il 2 febbraio 2017, la Consulta Medica riconobbe all’unanimità l’inspiegabilità scientifica della guarigione. Il 21 febbraio 2017 ebbe luogo il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi per discutere gli aspetti teologici del presunto miracolo.

All’unanimità fu espresso parere affermativo, ravvisando così nell’evento in esame un miracolo operato da Dio per intercessione dei Beati Francisco e Jacinta Marto.

I Cardinali e i Vescovi nella Sessione Ordinaria del 21 marzo 2017 hanno giudicato il caso un vero miracolo attribuito all’intercessione dei Beati. Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto sul miracolo.

Il miracolo, riconosciuto ufficialmente, divenne il segno decisivo che avrebbe condotto Papa Francesco a canonizzare Francesco e Giacinta il 13 maggio 2017, nel centenario delle apparizioni, dopo che Papa Giovanni Paolo II li aveva proclamati beati nel 2000.

La decisione pontificia e la canonizzazione

Il 23 marzo scorso, papa Francesco ha firmato il decreto per la loro canonizzazione ed è lo stesso Pontefice a presiedere la cerimonia durante la Messa delle 10 di oggi, sul Sagrato del Santuario di Fatima.

Il miracolo che aprì la via alla canonizzazione fu approvato, convalidato dal Vaticano il 23 marzo del 2017 ed annunciato il 20 aprile, alla fine del Concistoro Ordinario Pubblico a voto di alcune Cause di Canonizzazione, in quella che fu l’ultima tappa di un processo durato 65 anni.

Il 13 maggio del 2017 Papa Francesco canonizzò i beati Francesco e Giacinta Marto. La canonizzazione è avvenuta nella Cova da Iria, nel corso delle celebrazioni per il Centenario delle Apparizioni, presidiate da Papa Francesco, dopo che il miracolo attribuito a Francesco e Giacinta è stato approvato.

Alle ore 10:26 del giorno 13 maggio del 2017, è stata dichiarata dal Santo Padre, nell’altare del Recinto di Preghiera, la santità di Francesco e Giacinta Marto, in un rito di canonizzazione che decorreva sin dall’inizio della Messa e a seguito della richiesta formale dell’allora vescovo di Leiria-Fatima, D. Antonio Marto, accompagnato dalla Postulatrice della Causa di Canonizzazione di Francesco e Giacinta.

Con tutte le probabilità, la data della canonizzazione sarà decisa in un concistoro che si terrà ad aprile. E, quasi sicuramente, la data della canonizzazione sarà il 13 maggio, anniversario delle apparizioni, e sarà celebrata da Papa Francesco direttamente a Fatima.

Fatima, Omelia di Papa Francesco nella Messa di canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto

Anche Lucas, bambino brasiliano miracolato, è salito sull’altare con la sua famiglia, potendo così abbracciare Papa Francesco in una giornata storica. Le reliquie dei nuovi santi sono state esposte nel corso delle celebrazioni, integrando la processione iniziale e finale della Messa di quel giorno.

Durante il giorno della canonizzazione, i tumuli dei Santi Pastorelli, nella Basilica della Madonna del Rosario di Fatima, sono stati visitati da migliaia di persone, che non hanno voluto lasciare il Santuario senza prima pregare dinnanzi ai più giovani santi della Chiesa.

Con la canonizzazione, il 20 febbraio, giorno della morte di santa Giacinta, è stato istituito come il giorno della Festa dei Santi Francesco e Giacinta Marto.

Perché la canonizzazione fu storicamente nuova

Oggi, 13 maggio 2017, il processo di canonizzazione dei due pastorelli trova finalmente il suo coronamento. Giacinta e Francesco Marto saranno i primi bambini non martiri canonizzati ed è il primo caso in cui è stato sufficiente per la beatificazione e per la canonizzazione un solo miracolo ottenuto per l’intercessione di entrambi.

L’iter non è stato certo dei più semplici, essendo la loro canonizzazione un novum per la storia delle canonizzazioni. Infatti Giacinta e Francesco Marto saranno i primi bambini non martiri canonizzati ed è il primo caso in cui è stato sufficiente per la beatificazione e per la canonizzazione un solo miracolo ottenuto per l’intercessione di entrambi, e non quindi uno per ciascuno, come voleva la prassi della beatificazione/canonizzazione dei confessori non martiri.

La strada che ha portato i due bambini verso gli onori degli altari è stata aperta nel 1981, quando la plenaria dei Cardinali riconobbe che i bambini, a partire dai sette anni, sono in grado di corrispondere consapevolmente alla grazia di Dio, potendo così esercitare le virtù in grado eroico.

Il significato della loro santità

Giacinta e Francesco Marto occupano un posto speciale nel cuore della Chiesa: sono tra i più giovani santi non martiri mai canonizzati. Giacinta ne è l’emblema dolce e forte, la voce infantile che sussurra ancora oggi che la santità non è un traguardo lontano, ma una possibilità reale.

Francesco, rapidamente consumato ancora fanciullo da una malattia, rifulse per la soavità dei costumi, la perseveranza nelle avversità e nella fede e la costanza nella preghiera; Jacinta, sebbene ancora fanciulla di tenera età, sopportò con pazienza il tormento della malattia da cui era affetta e testimoniò con fervore la sua devozione alla beata Vergine Maria.

La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo.

La vita di fede di Francisco è una vita di contemplazione. Il profilo spirituale di Jacinta è in tal modo contraddistinto dalla generosità della fede e della donazione di sé per gli altri.

“Francesco e Giacinta dimostrano che tutti siamo chiamati alla santità facendo le cose con amore verso gli altri. Loro non hanno fatto nulla di straordinario, ma vivevano le difficoltà con amore, pazienza, bontà e gioia”.

La memoria liturgica e le reliquie

Con la canonizzazione, il 20 febbraio, giorno della morte di santa Giacinta, è stato istituito come il giorno della Festa dei Santi Francesco e Giacinta Marto.

Le memorie liturgiche indicate per i due santi sono il 4 aprile e il 20 febbraio. I resti mortali di entrambi riposano nella Basilica della Beata Vergine del Rosario di Fatima.

Il 13 marzo 1952 i suoi resti mortali vengono traslati nella Basilica della Beata Vergine del Rosario di Fatima. Il 1° maggio 1951 le spoglie di Giacinta furono traslate nella Basilica della Beata Vergine del Rosario di Fatima.

Il rapporto con Lucia dos Santos

Lucia dos Santos era la più grande dei tre pastorelli. Nata il 22 marzo del 1907 ad Aljustrel, nella diocesi di Fátima, all’epoca delle presunte apparizioni aveva dieci anni.

Nonostante fosse la più grande dei tre pastorelli, non sapeva ancora né leggere né scrivere, poiché la sua occupazione giornaliera ordinaria era di condurre il gregge a pascolare.

Invece la cugina Lucia divenne carmelitana scalza. Ebbe apparizioni di Maria e di Gesù Bambino anche in convento, specificamente sulla devozione al Cuore Immacolato di Maria e alla Comunione riparatrice dei primi cinque sabati del mese.

Il 13 febbraio 2008, giorno del terzo anniversario della morte di Suor Lucia, il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, rese pubblico il decreto del Vaticano per l’apertura immediata del processo di beatificazione.

La fase diocesana del processo era iniziata nell’aprile del 2008, dopo soli tre anni dalla sua morte, grazie ad una particolare dispensa di Benedetto XVI, normalmente occorre attendere almeno cinque anni, e si è conclusa il 13 gennaio scorso.

In questa fase sono stati analizzati tutti gli scritti, ci sono oltre 11.000 lettere, ed ascoltati sessanta testimoni. Bisognerà ora attendere l’esame dei tanti miracoli che la pietà della gente le ha già attribuito, ma che dovranno superare i più severi parametri della Congregazione delle Cause dei Santi.

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