Piccolo Gregge della Divina Misericordia

Il Piccolo Gregge dell’Immacolata è una fraternità di consacrati che vivono insieme i voti di Castità, Povertà, Obbedienza e Misericordia, irradiando nel mondo la luce della misericordia. La Fraternità Piccolo Gregge dell'Immacolata è fondata e guidata dal Pastore P. Carmelo Barbera e da Madre Meli Costanzo.

La sua spiritualità unisce affidamento a Maria, ascolto quotidiano della Parola, adorazione eucaristica, preghiera della Coroncina della Divina Misericordia, vita fraterna, evangelizzazione e servizio nei luoghi della sofferenza, come ospedali e cimiteri. Il suo cammino si comprende alla luce delle parole di Gesù: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno».

Il significato del “piccolo gregge”

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «32Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. 33Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. 34Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

«35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

«38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

La comunità anche se formata da un piccolo numero di uomini e donne, resta il "piccolo gregge", che spera contro ogni speranza. Unito agli altri dalla stessa vocazione. Fratello, sorella, da solo avresti potuto ben poco. Unito agli altri dalla stessa vocazione, tu puoi dimorare in una fede capace di trasportare ostacoli grandi come montagne.

La comunità resta “piccola” quando è costantemente consapevole di non essere altro che una comunità di peccatori che ricevono il perdono nella misura in cui riconoscono il proprio peccato e la propria piccolezza. Essa sa che soltanto confidando nell’unico Pastore il gregge potrà essere condotto, tutto insieme, alla salvezza.

La nascita della fraternità

La fraternità nasce da un’ispirazione iniziale avuta durante le esperienze del cammino spirituale del nostro Pastore, confermata dalle richieste di tutti coloro che condividendone la spiritualità, desideravano seguirlo e in seguito maturata dall’incontro avuto con la Madre con la quale ha avuto inizio la vita comune.

La fraternità vive all'Eremo Santa Maria delle Grazie in Altolia affidatoci dall'Arcivescovo di Messina Mons. Calogero La Piana, nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù nel Giugno 2009.

La vita consacrata e lo stile comunitario

Siamo fratelli e sorelle consacrati con i voti di Castità, Povertà, Obbedienza e Misericordia che vivono in comune irradiando nel mondo la luce della misericordia.

È uno stile familiare che, sorretto dalla presenza paterna e materna, è vissuto in un clima fraterno basato sul dialogo, l’ascolto, l’accoglienza, la trasparenza e la guarigione del cuore.

Povertà sarà per te spogliazione quotidiana, tendente a fare di te uno dei piccoli, uno dei poveri di JHWH. Per questo l’esigenza di povertà va unita a una grande umiltà di spirito che deve accompagnarti dentro e fuori la comunità, a un senso di piccolezza e a un atteggiamento che fugge onori e riconoscimenti.

Il gregge è chiamato a interrogarsi incessantemente non sul consenso o sul dissenso che suscita nel mondo, ma sulla qualità e sull’autenticità della propria sequela Christi.

Le dimensioni della spiritualità

Spiritualità mariana

Spiritualità Mariana: nascendo dal Cammino di Affidamento e Consacrazione a Maria, ci proponiamo di vivere il Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo avendo come modello la Vergine Maria.

Non a caso, il Giubileo della Misericordia è iniziato l’8 dicembre 2015, sotto l’auspicio di Maria Immacolata, Madre e Modello della Chiesa, pre-redenta, cioè prima Salvata in vista dei futuri meriti di Cristo, fin dal suo concepimento.

Sappiamo che la Chiesa intera e, in essa, le nostre stesse vite sono sotto la sua protezione. Da Maria, Madre di Dio e Madre nostra, attendiamo tutti i doni di grazia per servire Cristo, l’unico, vero Signore del cosmo e della storia.

Spiritualità biblica

Biblica: come lei ci poniamo quotidianamente all’Ascolto pregato della Parola o Lectio Divina.

La Lectio Divina accompagna la vita comunitaria e sostiene l’ascolto del Vangelo nella preghiera, nella meditazione e nella testimonianza quotidiana.

Spiritualità della misericordia

Misericordia: imploriamo la Divina Misericordia con la Coroncina e le altre forme di culto divulgate da S. Giovanni Paolo II, vivendola nella vita fraterna e annunciandola strada facendo nell’evangelizzazione principalmente nei luoghi di sofferenza (ospedali, cimitero ecc …).

Il dono di Dio, la Sua Misericordia è una Persona, è Gesù Cristo, Incarnato Morto e Risorto. Egli con la Sua Misericordia si rende presente, per la potenza dello Spirito Santo, nella Chiesa, che è il Suo Corpo Mistico.

Nella Chiesa, attraverso quegli uomini che Cristo stesso ha scelto, chiamato e costituito ministri, la Misericordia attende i peccatori e va loro personalmente incontro nei Sacramenti, specialmente quelli della Riconciliazione e dell’Eucaristia.

Spiritualità eucaristica

Eucaristica: incontrando Gesù nella Celebrazione e nell’adorazione quotidiana prolungata e promuovendo la nascita di nuovi luoghi di adorazione.

La presenza eucaristica è legata alla preghiera della comunità, alla celebrazione e alla missione di annunciare la misericordia come dono ricevuto e condiviso.

La Divina Misericordia nella vita della Chiesa

«DEUS CUIUS MISERICORDIAE non est numerus et Bonitatis infinitus est thesaurus.» (Oratio post hymnum «Te Deum») et «Deus, Qui Omnipotentiam Tuam parcendo maxime et miserando manifestas.» (Oratio Dominicae XXVI per annum), humiliter et fideliter canit Sancta Mater Ecclesia.

La propensa condiscendenza di Dio, sia verso il genere umano sia verso ogni singolo uomo, si manifesta soprattutto nel perdono dei peccati e delle debolezze morali e nella riammissione paterna dei peccatori alla sua amicizia, perduta per loro colpa.

Per questo i fedeli sono interiormente spinti a commemorare e a vivere con devozione i misteri del perdono divino, riconoscendo la grande convenienza, anzi il dovere, di lodare la Divina Misericordia con formule appropriate di preghiera e di ricevere, attraverso le opere necessarie e le condizioni adempiute, i benefici spirituali dal tesoro della Chiesa.

«Paschale ideo mysterium culmen huius revelationis et exsecutionis est misericordiae, quae hominem potest iustum facere iustitiamque ipsam reficere, prout ea ordo salvificus est, quem ab initio Deus in homine optaverat ac per hominem in mundo» (Litt. Enc. «Dives in Misericordia», 7).

La misericordia divina sa perdonare anche i peccati più gravi, ma muove il peccatore a concepire un dolore soprannaturale, non semplicemente psicologico, per i propri peccati e a formulare, con l’aiuto costante della grazia divina, il fermo proposito di non ricadere più nel peccato.

Queste disposizioni interiori ottengono il perdono dei peccati mortali quando il fedele riceve rettamente il Sacramento della Penitenza oppure, con il proposito di riceverlo quanto prima, si pente di essi con carità e contrizione perfette.

Il Signore Gesù Cristo stesso, nella parabola del figlio prodigo, insegna che il peccatore deve confessare a Dio la propria miseria, dicendo: «Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15, 18-19), mentre Dio opera questo: «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15, 32).

La Domenica della Divina Misericordia

Con provvida sollecitudine, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II volle che, per imprimere profondamente nell’animo dei fedeli questi salutari precetti e insegnamenti della professione cristiana, la Seconda Domenica di Pasqua fosse dedicata, con particolare devozione, alla commemorazione di questi doni della grazia, assumendo il nome di «Domenica della Divina Misericordia».

Il Vangelo della Seconda Domenica di Pasqua riferisce gli eventi mirabili compiuti dal Signore Gesù nel giorno stesso della Risurrezione, nella sua prima apparizione pubblica: «La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20, 19-23).

Perché i fedeli vivessero questa celebrazione con la massima devozione, il Sommo Pontefice stabilì che la Domenica della Divina Misericordia fosse arricchita dell’Indulgenza Plenaria, affinché i fedeli ricevessero più abbondantemente il dono della consolazione dello Spirito Santo, alimentassero un amore sempre più grande verso Dio e il prossimo e, dopo aver ricevuto da Dio il perdono dei peccati, perdonassero facilmente a loro volta i fratelli.

In questo modo i fedeli seguono più perfettamente lo spirito del Vangelo, accogliendo il rinnovamento illustrato e promosso dal Concilio Ecumenico Vaticano II: «I cristiani, memori della parola del Signore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), niente possono desiderare più ardentemente che servire gli uomini del mondo contemporaneo con generosità sempre maggiore ed efficacia.

Il Padre vuole invece che in tutti gli uomini riconosciamo Cristo fratello e amiamo efficacemente, con la parola e con l’opera» (Costituzione pastorale «Gaudium et Spes», 93).

Indulgenze e condizioni spirituali

La Plenaria Indulgenza è concessa, alle consuete condizioni, cioè la Confessione sacramentale, la Comunione eucaristica e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, al fedele che, nella Seconda Domenica di Pasqua o «della Divina Misericordia», in qualunque chiesa o oratorio, con l’animo completamente distaccato dall’affetto per qualsiasi peccato, anche veniale, partecipi a un pio esercizio in onore della Divina Misericordia.

La stessa indulgenza può essere ottenuta dal fedele che, almeno davanti al Santissimo Sacramento esposto pubblicamente o conservato nel tabernacolo, reciti il Padre Nostro e il Credo, aggiungendo una pia invocazione a Gesù misericordioso, per esempio: «Misericordioso Gesù, confido in Te».

L’Indulgenza Parziale è concessa al fedele che, almeno con cuore contrito, rivolga devotamente a Gesù misericordioso una preghiera legittimamente approvata.

Anche i marinai impegnati nel loro dovere attraverso gli immensi spazi del mare, i fratelli costretti lontano dalla patria dalle guerre, dai cambiamenti politici, dalla durezza dei luoghi o da altre cause simili, gli infermi e coloro che li assistono, tutti quelli che per una causa legittima non possono uscire di casa o svolgono un’attività che non può essere rimandata per l’utilità della comunità, possono ottenere l’Indulgenza Plenaria nella Domenica della Divina Misericordia.

Per ottenerla devono concepire un completo distacco da ogni peccato, come sopra indicato, e l’intenzione di adempiere appena possibile le tre consuete condizioni, recitando davanti a un’immagine devota di Gesù Cristo una preghiera come il Padre Nostro e il Simbolo degli Apostoli, aggiungendo una pia invocazione a Gesù misericordioso, per esempio: «Misericordioso Gesù, confido in Te».

Se neppure questo fosse possibile, nella stessa giornata possono ottenere l’Indulgenza Plenaria unendosi spiritualmente, con il desiderio, a coloro che compiono l’opera prescritta nel modo ordinario, offrendo al Dio misericordioso la preghiera, le proprie sofferenze e gli inconvenienti della propria vita, con l’intenzione di adempiere appena possibile le tre condizioni normalmente richieste per l’Indulgenza Plenaria.

La Coroncina della Divina Misericordia

Per recitare la Coroncina della Divina Misericordia si può usare una semplice corona del Rosario.

Si segue questa sequenza:

  1. Segno della Croce.
  2. Padre Nostro.
  3. Ave Maria.
  4. Credo (Simbolo degli apostoli).
  5. Su ogni grano maggiore del Rosario, quando si dice normalmente il Padre Nostro, si dica: Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
  6. Su ogni grano minore del Rosario, quando si dice normalmente l’Ave Maria, si dica: Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
  7. Alla fine della corona, si dice la preghiera seguente tre volte: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
  8. Preghiera conclusiva facoltativa.

Dio, Padre Misericordioso, che hai rivelato il Tuo amore nel Figlio Tuo Gesù Cristo, e l'hai riversato su di noi nello Spirito Santo Consolatore, Ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo. Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa' che tutti gli abitanti della terra sperimentino la Tua Misericordia, affinché in Te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza.

Eterno Padre, per la dolorosa Passione e la Resurrezione del Tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.

La misericordia vissuta nella missione

Cerchiamo di cogliere ogni occasione che si presenta come buona per testimoniare con la vita e la parola la spiritualità della Misericordia Divina, attraverso incontri, giornate ed esercizi spirituali per comunità cristiane e parrocchiali.

Promuoviamo il Cammino di Affidamento e Consacrazione a Maria, l'Adorazione Eucaristica ininterrotta o prolungata, accogliendo per la direzione spirituale e l'orientamento vocazionale.

La missione della misericordia si rivolge in modo particolare alle persone segnate dalla malattia, dalla solitudine, dal lutto e dalla sofferenza, attraverso la presenza negli ospedali e nei cimiteri.

Missione negli ospedali

Ogni Venerdì Fraternità "Ecco tua Madre" - Biancavilla Ospedale Maria Santissima Addolorata Via Cristoforo Colombo, 77 - Biancavilla (CT) Ore 15:00 | Visita ai reparti Ore 15:30 | Coroncina della Divina Misericordia.

Ogni Sabato Fraternità "Ecco tua Madre" - Terme Vigliatore Ospedale Cutruni Zodda Via Salvatore Cattafi, 40 - Barcellona P.G. (ME) Ore 17:30 | Visita ai reparti Ore 18:00 | Coroncina della Divina Misericordia in Cappella al 2° piano.

Missione al cimitero

Ogni Lunedì Fraternità "Ecco tua Madre" - Biancavilla Cappella Comunale del Cimitero Biancavilla (CT) Ore 10:00 | Accoglienza ed evangelizzazione Ore 10:30 | Coroncina della Divina Misericordia.

Lectio Divina e preghiera comunitaria

Ogni Martedì Fraternità "Ecco tua Madre" - Biancavilla Casa Efeso - Via Umberto, 19 Biancavilla (CT) Ore 19:00 | Lectio Divinae.

Ogni Venerdì Gruppo "Con Maria Pietre Vive" - Biancavilla Casa Efeso - Via Umberto, 19 Biancavilla (CT) Ore 20:00 | Lectio Divinae.

Ogni Venerdì Fraternità "Ecco tua Madre" - Terme Vigliatore Ore 18:45 | Santo Rosatio Ore 19:30 | Lectio Divinae.

Il lavoro affidato alla Divina Provvidenza

Il lavoro e le attività sono ispirati all’abbandono alla Divina Provvidenza come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi, oltre ai lavori di normale occupazione della casa e dell’orto.

Diffondiamo il frutto del nostro lavoro realizzando icone di stile bizantino, articoli religiosi fatti a mano in ceramica, legno, terracotta, lavori di ricamo, scrivendo libri di preghiera, incidendo CD audio e video.

Il lavoro è vissuto come servizio, espressione della vita comunitaria e forma concreta di affidamento, senza separare la preghiera dalle responsabilità quotidiane.

Evangelizzazione e formazione spirituale

L’evangelizzazione nasce dall’incontro tra la preghiera, la vita fraterna e la testimonianza concreta della misericordia. Gli incontri, le giornate e gli esercizi spirituali per comunità cristiane e parrocchiali aiutano a riscoprire il Vangelo e a viverlo nella quotidianità.

I sacerdoti che svolgono la cura pastorale, soprattutto i parroci, devono informare opportunamente i propri fedeli su questa disposizione salutare della Chiesa, rendersi disponibili con animo pronto e generoso ad ascoltare le loro confessioni e, nella Domenica della Divina Misericordia, rivolgere solennemente a Gesù misericordioso le preghiere stabilite.

«Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia» (Mt 5, 7). Per questo nella catechesi i fedeli sono invitati a compiere più frequentemente opere di carità e di misericordia, seguendo l’esempio e il comandamento di Gesù Cristo.

La misericordia come servizio e perdono

La misericordia ricevuta da Dio diventa una responsabilità verso gli altri. Il fedele che riconosce la propria miseria, riceve il perdono e si lascia rinnovare dalla grazia è chiamato a perdonare, accogliere e servire.

In Piazza San Pietro, stretti nell’abbraccio di Cristo in Croce, abbiamo supplicato il Signore: “Ci accada, come alla Samaritana al pozzo, anche noi possiamo fare nostro il desiderio di Gesù, di conoscere il dono di Dio”.

Nel passare la Porta Santa abbiamo udito le Parole di Gesù: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,9). Infatti, varcare la Porta Santa è come lasciarsi abbracciare da Lui.

Misericordia per noi Signore, la stessa misericordia che hai usato a Pietro dopo che ti aveva rinnegato, tu lo hai guardato e lui si è lasciato guardare, e ha pianto amaramente.

Concedi Signore, anche a noi il dolore dei nostri peccati e fa che un giorno possiamo udire la Tua voce, che come a Pietro dice: “Mi ami Tu?” e possiamo anche noi rispondere con Pietro: “Signore tu sai tutto, tu sai che io ti amo”.

Il piccolo gregge nella Chiesa

Non temere, piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre vostro darvi il suo regno» (Lc 12,32). Queste parole, pronunciate da Gesù ai suoi discepoli, determinano lo statuto di ogni comunità cristiana che desideri ricevere dal Signore la vita piena del suo regno.

Tu ci dici di non temere, e noi ci aggrappiamo alla tua parola come naufraghi alla riva. Siamo un piccolo gregge, ma Tu sei il nostro Pastore. E questo ci basta.

La comunità, pur conoscendo diffidenze, critiche e anche maldicenze, non misura la propria fedeltà dal consenso o dal dissenso che suscita nel mondo, ma dalla qualità e dall’autenticità della sequela Christi.

Essa sa infine che la vita di chi si lascia immergere nelle acque del battesimo è davvero già “sepolta insieme a Cristo nella morte” (Rm 6,4), “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3), che essa è già stata donata a Dio e a quanti abitano la terra nella quale viviamo.

“Se siamo stati completamente uniti a Cristo con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione” (Rm 6,5), e soltanto cercando e individuando una ragione per cui valga la pena di morire ci è dato di trovare anche una ragione per vivere.

Preghiera del piccolo gregge

Signore Gesù, ci commuovono le tue parole, sussurrate come una carezza: «Non temere, piccolo gregge». Sì, Signore, siamo noi quel piccolo gregge: la tua Chiesa stanca, ferita, ma ancora in cammino.

Non siamo forti, non siamo molti, non abbiamo né potere né prestigio da esibire. E forse è meglio così. Tu ci vuoi agili e poveri, leggeri come i sogni di Dio, capaci di parlare la lingua della gente, di ascoltare il silenzio della sofferenza, di accendere fuochi di speranza nei cuori spenti.

Liberaci, Signore, dai sogni trionfalistici, dalle nostalgie del passato, dalle tentazioni di contare i numeri anziché riconoscere i volti. Fa' che ci basti essere tuoi.

Tu ci dici di non temere, e noi ci aggrappiamo alla tua parola come naufraghi alla riva. Siamo un piccolo gregge, ma Tu sei il nostro Pastore. E questo ci basta. Amen.

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