Le piante catastali dello Stato Pontificio costituiscono una testimonianza essenziale per ricostruire l’assetto territoriale, urbano, amministrativo ed economico delle province pontificie prima dell’Unità d’Italia. La documentazione comprende mappe, mappette, brogliardi, sommarioni, registri delle variazioni e strumenti topografici, prodotti nell’arco di oltre tre secoli.
Il nucleo più importante è rappresentato dal Catasto Gregoriano, il primo catasto particellare di tutto lo Stato Pontificio, promosso da Pio VII nel 1816 e attivato da Gregorio XVI nel 1835. A questa grande opera si affiancano il Catasto Alessandrino, il Catasto Urbano di Roma e le mappe del cessato Catasto rustico, che permettono di seguire l’evoluzione del territorio romano e delle città pontificie.
Le origini della cartografia catastale pontificia
Nello Stato Pontificio, le prime normative in materia catastale furono emanate su disposizione di Papa Alessandro VII (1599-1667), al fine di definire un sistema erariale che garantisse un gettito fiscale sufficiente per la manutenzione delle principali infrastrutture. Durante gli anni ’60 del XVII secolo vennero condotte alcune operazioni di rilevamento topografico finalizzate alla realizzazione di un apparato cartografico catastale; gran parte delle cartografie realizzate in questa fase, 426 in tutto, presentavano però scarsa omogeneità tanto in merito al rapporto di scala adottato, quanto in relazione alle informazioni riportate dalle tavole e alle tecniche di disegno.
Sebbene nel suo complesso l’opera realizzata non possa considerarsi catastale nell’accezione moderna e contemporanea del termine, costituì un supporto fondamentale per le operazioni che vennero condotte dal papato nei decenni successivi. G. Cingolani, Topografia geometrica dell’Agro Romano, D. De Rossi, Roma, 1704.
Il Catasto Alessandrino
Denominata “Catasto Alessandrino” in onore del papa che ne aveva voluto l’esecuzione, l’opera avrebbe dovuto costituire la base per la costruzione di una carta topografica generale dell’Agro Romano, i cui lavori, già previsti dallo stesso Alessandro VII, non ebbero inizio per il decesso di quest’ultimo nel 1667.
Il progetto del disegno di una carta topografica di tutta la campagna romana non fu abbandonato e giunse a compimento con la realizzazione della Topografia geometrica dell’Agro Romano, pubblicata nel 1704 (immagini 1, 2, 3).
Il Catasto Alessandrino è conservato tra le serie archivistiche riprodotte nell’ambito del progetto IMAGO2, che ha permesso di effettuare la riproduzione di importanti serie archivistiche, la cui buona conservazione era messa a rischio dalla frequente consultazione e movimentazione.
Catasto Alessandrino - Catasto per la contribuzione alla manutenzione delle strade consolari. Le ca. 400 mappe acquerellate furono raccolte dalla Presidenza delle strade nel 1660-1661, al fine di ripartire equamente le contribuzioni tra i proprietari delle tenute adiacenti; molte sono copie di originali più antichi.
Erano conservate rilegate in volumi suddivisi per strada, precedute da piante generali che delineano lo sviluppo delle singole strade consolari a partire dalle porte cittadine. Molte di esse sono ricche di particolari sugli edifici situati lungo il percorso della strada, nelle tenute e sulla vita economica della Campagna romana: il valore artistico della rappresentazione pittorica e le informazioni relative alla storia del territorio le rendono una delle serie più preziose dell’Archivio di Stato.

La funzione fiscale e amministrativa delle piante
La storia dello Stato Pontificio, del suo potere temporale e dell’organizzazione amministrativa che lo sostenne per secoli è un capitolo fondamentale, e spesso trascurato, del nostro passato. Mattera ricostruisce nell’opera il funzionamento e il potere temporale della Chiesa, spiegando con semplicità di narrazione come era strutturato il governo pontificio centrale e periferico, l’organizzazione del Catasto Gregoriano, quali ruoli aveva la burocrazia e come venivano applicate le leggi.
Un’attenzione particolare è dedicata alla grande riforma amministrativa voluta da Pio VII nell’Ottocento, che segnò una svolta nella gestione del territorio. Le piante catastali non erano quindi semplici rappresentazioni grafiche, ma strumenti destinati a collegare la misurazione dei fondi, l’identificazione dei proprietari, la descrizione degli immobili e la ripartizione delle imposte.
Il Catasto Gregoriano
Il Catasto Gregoriano - Si tratta del primo catasto particellare di tutto lo Stato Pontificio, promosso da Pio VII nel 1816 e attivato da Gregorio XVI nel 1835. Fu realizzato dalla Presidenza generale del Censo, secondo le modalità già adottate durante l’ex Regno d’Italia dal catasto napoleonico nelle Legazioni (Bologna e le Romagne) e nelle Marche.
Una copia era conservata presso le locali Cancellerie del Censo. Comprende tre serie correlate: le mappe (1:2000), le mappette a scala ridotta (1:4000 o 1:8000), i registri dei proprietari (brogliardi o sommarioni).
| Serie documentaria | Contenuto o scala |
|---|---|
| Mappe | 1:2000 |
| Mappette a scala ridotta | 1:4000 o 1:8000 |
| Brogliardi o sommarioni | Registri dei proprietari |
La copia conservata presso l’Archivio di Stato di Roma è, in genere, più completa, originale e meno deteriorata di quella conservata in sede locale, che è stata spesso rimaneggiata negli anni. La cartografia offre l’immagine più completa disponibile dell’assetto territoriale e urbano delle province pontificie.
La documentazione del Catasto Gregoriano consente di mettere in relazione la rappresentazione geometrica delle particelle con i dati descrittivi contenuti nei registri. Le mappe mostrano la suddivisione dei terreni e degli spazi urbani, mentre i brogliardi o sommarioni permettono di associare alle particelle i proprietari e le informazioni catastali corrispondenti.

Il Catasto Urbano di Roma
Il Catasto urbano di Roma nasce in parte in funzione della manutenzione delle strade cittadine, e in parte nell’ambito dell’opera di catastazione dell’intero Stato, funzionale alla imposizione della “dativa reale”. Gli architetti a cui fu appaltata la rilevazione, nel 1818, utilizzarono la pianta del Nolli (1748), suddividendola in isolati e componendola in fogli di mappa per rione.
La redazione delle mappe in scala 1:1000 fu la base della compilazione dei registri descrittivi delle proprietà (brogliardi); espletati i ricorsi dei proprietari, il catasto fu attivato nel 1824.
Le piante dei rioni sono da confrontare con le altre due serie cartografiche delle suddivisioni originarie e degli aggiornamenti successivi; allo stesso modo i brogliardi originali sono confrontabili con una seconda serie di brogliardi corretti e con una terza di aggiornamenti al 1871.
L’insieme della documentazione fornisce - come per altre città dello Stato pontificio - una immagine fedele ed estremamente approfondita dell’assetto urbana, degli aspetti funzionali e della vita economica della Roma preunitaria. Monumenti, orti, giardini e il fiume Tevere sono spesso rappresentati con grande efficacia pittorica.
Le mappe del cessato Catasto rustico
La copia del Catasto Gregoriano rimasta in uso presso gli uffici locali del Censo locali fu utilizzata fino al 1952, quando fu attivato il Nuovo Catasto Terreni. Mentre le variazioni sono riportate nella corposa serie di registri, la cartografia relativa, comprendente ca. 10 mila fogli di mappa, è stata annotata e rimaneggiata fino ad essere in molti casi copiata dagli originali, quando questi erano troppo deteriorati.
Il passaggio allo Stato italiano e le vicende istituzionali successive comportarono spesso variazioni di circoscrizione, con passaggi di parti di un territorio comunale ad un altro. Il materiale cartografico del cessato catasto rustico è stato versato presso l’Archivio di Stato di Roma nel 1988 dall’U.T.E. (Uffico Tecnico Erariale).
La sua completezza ne fa uno strumento fondamentale per la conoscenza del territorio romano, e in particolare dell’espansione di Roma Capitale al di là della cerchia muraria, nella parte, appunto, “rustica” del territorio.
Mappe, registri e aggiornamenti catastali
Le piante catastali dello Stato Pontificio devono essere studiate insieme ai registri e alle serie di aggiornamento. La mappa rappresenta il territorio, ma il registro consente di seguire le variazioni della proprietà e le trasformazioni amministrative che interessarono le particelle.
- Le mappe restituiscono la forma, la posizione e la suddivisione delle particelle.
- Le mappette offrono una rappresentazione a scala ridotta dei territori censiti.
- I brogliardi e i sommarioni descrivono le proprietà e i relativi proprietari.
- I registri delle variazioni documentano gli aggiornamenti intervenuti nel tempo.
- Le serie successive permettono di confrontare la situazione originaria con le modifiche amministrative e territoriali.
La lettura integrata delle diverse serie permette di ricostruire non soltanto i confini dei fondi, ma anche la crescita urbana, la viabilità, l’organizzazione delle campagne, la presenza di edifici e infrastrutture e i mutamenti delle circoscrizioni comunali.
Le tecniche di rilevazione e gli strumenti topografici
Gli oggetti - atlanti, cabrei, mappe, registri e strumenti - mostrano come la cartografia rappresenti un punto d'incontro unico tra scienza, matematica, geometria, fisica e arte. In tal senso Mattera ha colto alcuni spunti ed elementi storici presenti nella mostra, riportandoli con perizia nella sua opera editoriale, valorizzando qualche esempio di “cabreo”, di mappa catastale storica oppure qualche tecnica di rilevazione topografica per la formazione delle mappe con l’ausilio di strumenti utilizzati nel corso del XVII e XVIII secolo come la famosa “tavoletta pretoriana” e gli “squadri agrimensori”.
La tavoletta pretoriana e gli squadri agrimensori appartengono alla storia delle tecniche utilizzate per misurare, orientare e rappresentare il territorio. Il loro impiego mostra il legame diretto tra le operazioni sul terreno e la costruzione delle mappe catastali.

Il Museo del Catasto
Nel percorso di ricerca di Roberto Mattera una sosta anche tra le mappe storiche e gli antichi strumenti presenti nell’esposizione permanente del Catasto. Nel corso delle sue ricerche, Mattera ha desiderato, tra l’altro, approfondire le sue conoscenze anche immergendosi nel percorso storico offerto dal “Museo del Catasto”.
Questo spazio espositivo, situato nella sede romana dell’Agenzia delle entrate di Largo Leopardi, custodisce mappe storiche e carte catastali, strumenti tecnico‑scientifici utilizzati per rilevamenti e costruzione delle mappe, documentazione cartografica e amministrativa seguendo un filone di oltre tre secoli di storia.
Il percorso museale guida il visitatore attraverso la nascita e l’evoluzione del catasto italiano, dalla cartografia pre‑unitaria alla grande riforma Messedaglia del 1886, fino alla conclusione del catasto nazionale nel 1956. Si tratta di una testimonianza preziosa del contributo italiano al progresso geotopocartografico.
Parti della collezione sono oggi tutelate dal ministero della Cultura come beni di “particolare interesse culturale”. Il museo si configura così come “un bene culturale vivente”, un ponte tra passato e presente che continua a rinnovarsi per raccontare la storia del territorio e di chi lo ha studiato, misurato e amministrato.
Il progetto IMAGO2 e la digitalizzazione delle mappe
Il progetto IMAGO2 ha permesso di effettuare la riproduzione di importanti serie archivistiche, la cui buona conservazione era messa a rischio dalla frequente consultazione e movimentazione. Nell’ambito di tale progetto, presso l’Archivio di Stato di Roma sono stati digitalizzati:
- Catasto Alessandrino;
- Catasto Urbano di Roma;
- selezione del Catasto Gregoriano comprendente i 600 maggiori centri urbani;
- mappe del cessato Catasto rustico versato dell’UTE;
- mappe antiche, pergamene e registri catastali e notarili.
Nell’ambito del progetto sono state effettuate all’incirca 5 mila foto digitali a colori di mappe catastali e volumi preziosi, 25 mila scansioni a colori di mappe antiche e pergamene, 100 mila scansioni in toni di grigio di registri catastali e notarili.
La consultazione digitale e il virtual tour
FiscoOggi ha, dal 2021, dedicato una sezione speciale nella rubrica “Immobili” al Museo del Catasto, presentando nella rivista il tour virtuale che permette al pubblico di esplorare il patrimonio cartografico direttamente da pc, tablet o smartphone.
Disponibile anche sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il percorso digitale offre un’esperienza immersiva, che unisce rigore scientifico e narrazione divulgativa, rendendo questa straordinaria collezione accessibile a tutti.
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Le altre serie documentarie collegate
La documentazione catastale è inserita in un patrimonio archivistico più ampio, nel quale compaiono anche fondi utili per comprendere la storia della proprietà, delle istituzioni e degli atti giuridici nello Stato Pontificio.
Collezione Pergamene
Si tratta di una collezione formata originariamente con i documenti pergamenacei estratti per la maggior parte dagli archivi delle corporazioni religiose soppresse e degli ospedali e, per il rimanente, con acquisti effettuati soprattutto fra il 1884 e gli inizi del nostro secolo.
In seguito vi sono state inserite le serie membranacee dei fondi archivistici acquisiti nel corso del tempo. I documenti sono disposti in due sezioni: nella prima sono ordinati per luoghi; nella seconda per tipo di documento; infine vi è un’appendice in cui sono raggruppate le pergamene di varia e incerta provenienza.
Negli inventari dei fondi delle corporazioni religiose, degli ospedali o di altre istituzioni sono di regola segnalati anche i documenti membranacei inseriti nella collezione.
Fondo Preziosi
Con la segnatura Preziosi si indica non una particolare collezione, ma un gruppo di documenti provenienti da diversi fondi archivistici, che, nel corso degli anni, sono stati tolti dai depositi e collocati a parte in un apposito armadio per garantirne una migliore conservazione e una più efficace tutela.
Si tratta di materiale di varia natura, proveniente soprattutto dagli archivi di alcuni ospedali romani; vi si possono trovare sia codici scritti e miniati nel medioevo che documenti di natura diversa (catasti di case, una collezione di autografi, un album di disegni di Pinelli) risalenti all’età moderna.
Tra i pezzi più rilevanti, si segnalano i quattrocenteschi statuti e libri di anniversari di alcune confraternite (S.mo Salvatore, S. Maria delle Grazie), alcuni manoscritti di carattere liturgico (sec. XI) e giuridico (secc. XIV-XV) appartenenti al fondo del S.mo Salvatore.
Rubriche dei notai romani
La costituzione nel 1625, da parte di papa Urbano VIII, di un Archivio Urbano destinato a raccogliere copia degli atti rogati dai notai romani creò un polo stabile di controllo pubblico sulla attività notarile.
Mentre l’Archivio Urbano passò dai palazzi del Vaticano, a quello Laterano, al palazzo Salvati e infine all’Archivio Storico Capitolino, l’Archivio di Stato di Roma conserva le corpose serie di atti originali degli studi notarili romani.
Le serie di rubriche alfabetiche delle parti intervenute negli atti, redatta a più riprese (dal ‘600 a dopo l’Unità) nell’ambito dell’attività di conservazione dell’Archivio Urbano, costituiscono dunque la chiave di accesso più rapida per il reperimento degli atti, siano essi conservati presso l’Archivio di Stato che in copia presso l’Archivio Capitolino.
Il valore storico delle piante catastali
Le piante catastali dello Stato Pontificio permettono di osservare il territorio come risultato dell’interazione tra potere politico, amministrazione fiscale, proprietà fondiaria, infrastrutture e sviluppo urbano. Le mappe del Catasto Alessandrino documentano soprattutto la Campagna romana e le strade consolari; il Catasto Urbano restituisce la struttura della Roma preunitaria; il Catasto Gregoriano offre una rappresentazione particellare estesa alle province pontificie.
La ricchezza delle rappresentazioni dipende anche dalla natura tecnica e artistica delle mappe. Edifici, monumenti, orti, giardini, strade, tenute e corsi d’acqua possono essere rappresentati con particolare attenzione, trasformando la cartografia catastale in una fonte per la storia urbana, rurale, economica e paesaggistica.
Il complesso documentario consente inoltre di studiare il modo in cui il territorio veniva amministrato, misurato e tassato, seguendo il passaggio dalle prime operazioni seicentesche alla riforma catastale ottocentesca e agli aggiornamenti conservati fino all’attivazione del Nuovo Catasto Terreni.
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