Il periodo liturgico chiamato “Tempo pasquale” si conclude con la celebrazione di due solennità rilevanti per le nostre comunità cristiane: l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. Il Corpus Domini segue queste feste e celebra la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia, diventando una delle ricorrenze cattoliche più riconoscibili per le processioni, gli ostensori, i fiori e le manifestazioni popolari.
Per orientarsi tra le date bisogna partire dalla Pasqua: dopo quaranta giorni si celebra l’Ascensione, dopo cinquanta la Pentecoste, la domenica seguente la Santissima Trinità e pochi giorni dopo il Corpus Domini. In Italia l’Ascensione e il Corpus Domini possono essere celebrati liturgicamente nel giorno tradizionale, ma le celebrazioni pubbliche vengono spesso trasferite alla domenica successiva.
Il calendario delle tre solennità
Le feste sono mobili e cambiano ogni anno in base alla data della Pasqua. La loro successione non è casuale: l’Ascensione ricorda il ritorno di Cristo al Padre, la Pentecoste la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e il Corpus Domini la presenza di Cristo nell’Eucaristia.
| Solennità | Quando cade | Che cosa celebra |
|---|---|---|
| Ascensione del Signore | Quaranta giorni dopo Pasqua | La conclusione della permanenza visibile di Gesù fra gli uomini e l’inizio della storia della Chiesa |
| Pentecoste | Cinquanta giorni dopo Pasqua | La discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e su Maria |
| Santissima Trinità | La domenica successiva alla Pentecoste | La celebrazione del mistero della Trinità |
| Corpus Domini | Il giovedì successivo alla Santissima Trinità oppure la domenica seguente | La presenza reale di Cristo nel Corpo e nel Sangue dell’Eucaristia |
Il Corpus Domini è una festività cattolica che risale al XIII secolo. In Italia, anche se non mancano le eccezioni locali, si celebra la domenica successiva o il giovedì seguente alla Santissima Trinità.
Tradizionalmente il Corpus Domini si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, cioè sessanta giorni dopo la Pasqua. La scelta del giovedì richiama simbolicamente il Giovedì Santo e l’Ultima Cena, momento in cui Gesù istituì l’Eucaristia insieme agli apostoli.
In molti Paesi, però, la celebrazione è stata spostata alla domenica successiva per favorire una partecipazione più ampia dei fedeli. In Italia questo cambiamento è entrato stabilmente nella pratica liturgica dopo la soppressione della festività civile nel 1977.
Alcune diocesi e tradizioni locali continuano comunque a mantenere celebrazioni particolarmente sentite anche nel giorno del giovedì. A Orvieto, città legata all’istituzione della festa universale del Corpus Domini nel 1264, la celebrazione conserva il legame con il giovedì dopo la Santissima Trinità. Anche Milano, seguendo il rito ambrosiano riformato, sceglie il giovedì.
L’Ascensione: significato e tradizioni
La solennità dell’Ascensione si è iniziato a celebrarla quaranta giorni dopo la Pasqua, nel giovedì della sesta settimana. Prima di questo periodo non c’è documentazione.
Il suo significato primo è quello di cogliere la conclusione della permanenza visibile di Dio, in Gesù di Nazareth, il Cristo, fra gli uomini. Altri aspetti vengono richiamati dai testi delle preghiere liturgiche della Chiesa. È preludio della Pentecoste e segna l’inizio della storia della Chiesa.
L’episodio è descritto dai Vangeli di Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli. Fino al 1977 in Italia era anche festa civile. Tolta questa caratteristica la sua celebrazione è stata spostata alla domenica seguente. Sostituisce così la settima domenica di Pasqua.
In altri paesi, tra cui Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera, è stata mantenuta nella sua collocazione originale e viene celebrata nel quarantesimo giorno.
Nella Liturgia delle Ore dell’Ascensione sant’Agostino dice: «Noi dimorando quaggiù siamo già con Lui; Cristo pur trovandosi lassù, resta ancora con noi».
Ascensione e Pentecoste sono la storia di una salita, quella di Gesù, e una discesa, quella dello Spirito Santo. L’Ascensione al cielo di Cristo fa santa l’umanità ferita nel corpo di Cristo: il Corpo di Cristo reca in sé le ferite della Passione.
Cristo non condanna le ferite del Mondo ma le imprime nel proprio corpo facendone porta di salvezza. La discesa dello Spirito Santo su Maria, gli apostoli e l’intera umanità compie la medesima operazione sul Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa.
Le Rogazioni prima dell’Ascensione
Nei giorni precedenti la solennità dell’Ascensione vengono proposte le preghiere e le processioni chiamate “Rogazioni”. È un rito liturgico.
La processione delle rogazioni è una pubblica implorazione della benedizione di Dio sui campi e sul lavoro dell’uomo, e ha anche un carattere penitenziale.
Per la Chiesa italiana sono state fissate nei tre giorni precedenti l’Ascensione. I tre temi della preghiera-rogazione sono la benedizione del paese o città, la benedizione alla campagna e la benedizione alle acque o altro.
Tradizioni popolari sono ancora presenti con modalità particolari in alcune comunità, mentre in altre si riesce ad esprimere un momento di preghiera di attenzione alla realtà oggetto della preghiera in quel giorno.
La Pentecoste: la discesa dello Spirito Santo
Il percorso storico della Pentecoste è diverso. I cristiani inizialmente chiamarono “Pentecoste” il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua.
Il primo testimone di una celebrazione particolare chiamata “Pentecoste” è stato Tertulliano, nel III secolo. Ne parla come di una festa in onore dello Spirito Santo.
Nel IV secolo, la Pentecoste è documentata come una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale.
In Oriente la solennità continuava per otto giorni, cioè l’Ottava di Pentecoste. In Occidente compare solo in età carolingia.
L’ottava liturgica si conservò fino al 1969, mentre i giorni festivi di Pentecoste furono ridotti nel 1094 ai primi tre giorni della settimana e ridotti a due dalle riforme del Settecento. All’inizio del XX secolo fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi dove c’è una presenza significativa dei Protestanti.
La Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, mentre il Corpus Domini è dedicato interamente all’Eucaristia e al mistero del Corpo e Sangue di Cristo.
Lo vediamo nel primissimo effetto visibile causato da Pentecoste. Gli apostoli parlano nella lingua della Galilea, ma la gente che proviene «da ogni dove» li intende nella propria «lingua nativa».
La discesa dello Spirito Santo su Maria, gli apostoli e l’intera umanità trasforma le ferite dell’umanità in porte di salvezza, scendendo come unguento sui nodi della storia, sulle fratture e le incomprensioni di cui è intessuta la nostra giornata.
La Novena di Pentecoste
La preparazione alla Pentecoste ha avuto nel passato un rilievo particolare con la celebrazione della Novena. Ora vengono proposti per la preghiera e la riflessione i testi della Liturgia della settimana precedente.
La Scrittura attesta che nei nove giorni intercorrenti tra l’Ascensione e la Pentecoste, gli apostoli «erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui», in attesa di essere «rivestiti di potenza dall’alto».
Nel Messale e nella Liturgia delle Ore, soprattutto nei Vespri, tale “novena” è già presente: testi biblici ed eucologici richiamano, in vario modo, l’attesa del Paraclito.
Pertanto, quando è possibile, la novena della Pentecoste sia fatta consistere nella celebrazione solennizzata dei Vespri. Ove invece questa soluzione non sia attuabile, si faccia in modo che la novena di Pentecoste rispecchi i temi liturgici dei giorni che vanno dall’Ascensione alla Vigilia di Pentecoste.

Che cos’è il Corpus Domini
Il Corpus Domini, ufficialmente “Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo”, è una festa della Chiesa cattolica dedicata all’Eucaristia.
Il nome latino significa letteralmente “Corpo del Signore” e richiama il momento in cui, durante la Messa, il pane e il vino consacrati diventano il Corpo e il Sangue di Cristo secondo la fede cattolica.
La solennità nasce per mettere al centro il significato dell’Eucaristia nella vita dei fedeli. Per questo motivo il Corpus Domini è legato direttamente all’Ultima Cena, cioè al momento in cui Gesù condivise pane e vino con gli apostoli prima della Passione.
La celebrazione riprende quel gesto e lo trasforma in una festa pubblica, vissuta anche fuori dalle chiese attraverso le processioni eucaristiche.
Nel corso dei secoli il Corpus Domini è diventato una delle ricorrenze più sentite della liturgia cattolica perché rappresenta l’idea di una presenza concreta di Cristo accanto alla comunità.
Durante la processione, infatti, l’ostia consacrata viene portata tra le strade della città dentro un ostensorio, quasi a indicare simbolicamente che Cristo cammina insieme ai fedeli nella vita quotidiana.
La caratteristica fondamentale della festa del Corpus Domini è ovviamente l’adorazione eucaristica. L’Eucarestia viene esposta perché tutti possano dare prova della propria fede e venerazione verso il Corpo di Cristo.
Gesù ha offerto la Sua carne e il Suo sangue come nutrimento per tutti gli uomini, come strumento di salvezza e promessa di eternità.
In occasione del Corpus Domini le ostie consacrate vengono poste dentro l’ostensorio, l’arredo sacro utilizzato proprio per contenere l’ostia durante l’adorazione eucaristica. Il sacerdote usa l’ostensorio stesso per benedire i fedeli.
Le origini a Liegi nel XIII secolo
Le origini del Corpus Domini risalgono alla metà del XIII secolo in Belgio, nella diocesi di Liegi.
La nascita del Corpus Domini risale al XIII secolo. Tutto iniziò grazie alle visioni di una monaca agostiniana: Giuliana di Cornillon.
Secondo la tradizione, Giuliana iniziò ad avere esperienze mistiche già dal 1208. In una delle visioni più note vide una luna piena attraversata da una macchia scura.
Per lei quell’immagine rappresentava una mancanza nel calendario liturgico: non esisteva ancora una ricorrenza dedicata esclusivamente al Santissimo Sacramento e bisognava celebrare il sacramento del Corpo e del Sangue di Gesù in un periodo diverso da quello della Settimana Santa.
La visione rappresentava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del Santissimo Sacramento.
Le sue riflessioni iniziarono a diffondersi tra teologi e membri del clero fino a raggiungere il vescovo Roberto de Thourotte, che nel 1246 istituì una celebrazione locale del Corpus Domini nella diocesi di Liegi.
La proposta venne esaminata da diversi teologi e nel 1246 la festa venne fissata per il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. La prima festa venne celebrata l’anno successivo e pose le basi per una diffusione molto più ampia.
Il miracolo eucaristico di Bolsena
Nel 1263 a Bolsena avvenne il celebre miracolo eucaristico raccontato con molti particolari dalle cronache del tempo, tra cui quella di Sant’Antonino da Firenze e più tardi di Giovanni Villani.
Durante il suo viaggio lungo la Via Cassia, il sacerdote boemo Pietro da Praga si era fermato presso la chiesa di Santa Cristina a Bolsena.
Il suo pellegrinaggio verso Roma era stato proprio un atto devozionale per risolvere i dubbi che lo attanagliavano: non credeva nella presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucaristia.
Mentre diceva messa, al momento dell’elevazione, sangue rosso vivo sgorgò copioso dall’ostia appena consacrata e macchiò il corporale.
Secondo la tradizione, l’evento avvenne durante la celebrazione della Messa da parte di Pietro da Praga, che stava attraversando un momento di forte dubbio sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
Durante la consacrazione, dall’ostia iniziò a fuoriuscire sangue che macchiò il corporale di lino e alcune pietre dell’altare. Quel gesto venne interpretato come un segno destinato a confermare il significato dell’Eucaristia nella fede cattolica.
La notizia raggiunse rapidamente Papa Urbano IV, che in quel periodo si trovava a Orvieto. Dopo aver fatto verificare l’accaduto dal vescovo della città, il pontefice ordinò che le reliquie del miracolo venissero portate nella città umbra.
Ancora oggi il corporale macchiato di sangue è custodito nel Duomo di Orvieto, mentre alcune pietre dell’altare sono custodite nella basilica di Santa Cristina.
Il miracolo di Bolsena contribuì in modo decisivo alla diffusione della festa in tutta la Chiesa.
La festa universale e la bolla di Urbano IV
Un ruolo decisivo lo ebbe Papa Urbano IV, che conosceva già la devozione eucaristica nata a Liegi.
L’11 agosto del 1264 lo stesso Papa promulgò la bolla Transitus de hoc mundo e la solennità fu estesa a tutta la Chiesa cattolica.
L’estensione della solennità a tutta la Chiesa va fatta risalire a papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264.
La bolla trasformò il Corpus Domini in una celebrazione universale e da quel momento la celebrazione entrò stabilmente nel calendario liturgico.
Urbano IV decise di celebrare il Corpus Domini il giovedì successivo alla prima domenica dopo la Pentecoste.
San Tommaso d’Aquino e gli inni eucaristici
Per organizzare la nuova festa, Urbano IV affidò a San Tommaso d’Aquino la composizione dei testi liturgici ufficiali.
Papa Urbano IV incaricò il teologo domenicano Tommaso d’Aquino di comporre l’Ufficio Divino del Corpus Domini, la liturgia delle Ore e il messale.
Nacquero così alcuni degli inni più celebri della tradizione cattolica, come il “Pange Lingua”, il “Sacris Solemniis” e la sequenza “Lauda Sion”. Ancora oggi questi testi accompagnano adorazioni e celebrazioni eucaristiche in tutto il mondo.
L’inno eucaristico Pange Lingua dimostra il legame profondo tra il Corpus Domini e l’Ultima Cena del Signore, evidenziato dal sapiente adattamento di Tommaso degli inni del Giovedì Santo alla nuova liturgia.
La promessa pasquale del Giovedì Santo diventa realtà concreta nel Corpus Domini.
L’inno principale del Corpus Domini, cantato nella processione e nei Vespri, è il “Pange lingua” scritto e pensato da Tommaso d’Aquino.
La scelta di affidare a Tommaso d’Aquino la composizione della liturgia si lega anche alla sua permanenza a Orvieto. In quel tempo, era il 1264, san Tommaso risiedeva, come il Pontefice, sull’etrusca città rupestre di Orvieto nel convento di San Domenico.
Il Doctor Angelicus insegnava teologia nello studium orvietano e ancora oggi presso San Domenico si conserva la cattedra dell’Aquinate e il Crocifisso ligneo che gli parlò.
Tradizione vuole infatti che proprio per la profondità e completezza teologica dell’ufficio composto per il Corpus Domini, Gesù, attraverso quel Crocifisso, abbia detto al suo prediletto teologo: “Bene scripsisti de me, Thoma”.
La processione del Corpus Domini
Uno dei segni più forti della solennità del Corpus Domini è la tradizionale processione.
Il Santissimo veniva e viene ancora oggi portato tra le strade, sotto un baldacchino. Pressoché in tutte le diocesi, infatti, la festa si accompagna a processioni, rappresentazione visiva di Gesù che percorre le strade dell’uomo.
Dopo la Messa, il sacerdote porta in processione l’ostia consacrata dentro un ostensorio, l’oggetto liturgico realizzato per mostrare il Santissimo Sacramento ai fedeli durante l’adorazione eucaristica.
L’ostensorio viene spesso accompagnato da un baldacchino sorretto da più persone e seguito da ministranti, confraternite, religiosi e fedeli.
Le strade attraversate dalla processione vengono decorate con fiori, drappi e candele. L’adorazione eucaristica può essere accompagnata o meno da una solenne processione.
La processione ha un valore profondo e non è solo un’espressione popolare di fede o di usanze folkloristiche. Portare il Santissimo fra le strade e la sua gente serve a rimarcare la presenza viva di Gesù e ricordare le sue parole: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Portare l’Eucaristia fuori dalla chiesa rappresenta simbolicamente la presenza di Cristo nella vita quotidiana della comunità. Per questo motivo il Corpus Domini viene spesso definito una “festa di popolo”, capace di coinvolgere interi quartieri e parrocchie.
Monte di Procida (NA) - Processione del CORPUS DOMINI da S.Giuseppe al Cercone (07.06.26)
Le infiorate e i tappeti floreali
Caratteristiche di molte località in Italia, ma non solo, sono anche le cosiddette infiorate, tappeti fatti di petali di fiori a formare decori e immagini di grande bellezza.
Tra le tradizioni più conosciute ci sono le infiorate, composizioni artistiche create con petali, foglie e semi colorati lungo il percorso della processione.
Secondo alcune tradizioni popolari, le infiorate sarebbero collegate al passaggio delle reliquie dirette verso Orvieto. Gli abitanti dei paesi attraversati dalla processione iniziarono infatti a gettare petali di fiori lungo le strade come segno di devozione.
Col tempo questo gesto si trasformò nei grandi tappeti floreali che ancora oggi accompagnano molte celebrazioni del Corpus Domini.
Le infiorate di Spello
A Spello, in Umbria, la festività del Corpus Domini viene celebrata con le infiorate. Tutto il centro storico viene rivestito da tappeti e quadri floreali che fanno da scenario al passaggio dell’ostensorio portato dal Vescovo e contenente il Corpo di Cristo lungo un percorso di circa 1,5 km.
L’infiorata di Spello è testimoniata fin dal 1602, ma col passare dei secoli, anziché limitarsi a cospargere il tragitto della processione di fiori, sono nati veri e propri gruppi di infioratori che impiegano anche un anno intero per realizzare i loro tappeti floreali.
I tappeti vengono costruiti secondo schemi geometrici e con la parte centrale che rappresenta figure e simboli legati al Corpus Domini o altri soggetti religiosi.
Oggi i tappeti floreali sono veri e propri quadri colorati che raffigurano temi religioso-sociali realizzati con petali e corolle, e sono conosciuti in tutto il mondo.
Orvieto: reliquie, cortei e processione storica
Orvieto è una delle città più legate alla storia del Corpus Domini, grazie al miracolo di Bolsena del 1263.
Durante la solennità vengono portate in processione anche le reliquie del corporale macchiato di sangue custodito nel Duomo cittadino.
La festa di Orvieto è caratterizzata dal Corteo delle Dame, una rievocazione storica che ha luogo il giorno precedente la festività e che ripropone scene di vita medievale accompagnate da spettacoli di falconeria e sbandieratori.
Il giorno della festa vera e propria il corteo storico si fonde con la processione religiosa dando vita alla Processione Storica e Religiosa del Corpus Domini, con oltre 400 figuranti in armature e costumi preziosissimi realizzati da sarte e maestri d’armi orvietani.
Il giorno del Corpus Domini è il giorno della festa vera e propria, con il corteo storico che si fonde con la processione religiosa creando il connubio tra tradizione popolare, storica e religiosa più bello d’Italia.
Campobasso e i Misteri
A Campobasso la festa del Corpus Domini è associata ai Misteri, rappresentazioni sacre straordinarie che coinvolgono tutti gli abitanti della città, artigiani e artisti.
Si tratta di spettacolari Sacre Rappresentazioni in movimento, tra le più solenni e maestose d’Italia, alla quale tutti gli abitanti della città e moltissimi maestri artigiani e artisti partecipano.
Queste rappresentazioni sono note fin dal XVI secolo e da quel momento si crearono le confraternite laiche incaricate dell’allestimento della festa.
A metà del XVIII secolo lo scultore locale Paolo Saverio Di Zinno iniziò a progettare per conto delle confraternite delle vere e proprie macchine per le rappresentazioni, alla realizzazione delle quali presero parte molti esperti fabbri ferrai.
Decine di figuranti vengono sostenuti da strutture metalliche chiamate “ingegni” e rappresentano scene sacre, santi e angeli sospesi nel vuoto.
Queste macchine, portate a spalla da dei portatori, erano animate da vari figuranti in costume che mettevano in scena varie rappresentazioni religiose, dal Corpo di Cristo, raffigurato da un grande calice, il cosiddetto Calicione, alla Santissima Trinità, a Santa Maria della Croce, alla Madonna del Rosario.
Ci sono poi Misteri dedicati ai vari santi, Santo Stefano, San Lorenzo, Sant’Isidoro, San Crispino, San Gennaro e così via. Agli antichi Misteri, che erano dodici, se ne è aggiunto un tredicesimo in tempi più recenti, nel 1959: il Santissimo Cuore di Gesù.
Il giorno del Corpus Domini l’arcivescovo celebra la messa nel cortile dell’Associazione dei Misteri, alla presenza delle autorità cittadine, dei volontari, dei figuranti e dei portatori.
Poi le imponenti strutture vengono messe in moto, i figuranti prendono posto, i portatori se le caricano sulle spalle e la processione si avvia per la gioia della folla festante.
Roma e le celebrazioni papali
Anche Roma conserva una celebrazione molto sentita del Corpus Domini. Per anni il Papa ha guidato la tradizionale processione tra San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore, accompagnando il Santissimo Sacramento tra le strade della città.
Ancora oggi questo momento rappresenta una delle celebrazioni eucaristiche più importanti dell’anno liturgico e richiama fedeli provenienti da tutto il mondo.
Dal 2017 Papa Francesco ha scelto di celebrare il Corpus Domini la domenica sera, permettendo così a più fedeli di partecipare alla processione eucaristica tra le strade della città.
In numerosi Paesi, tra cui dal 1977 l’Italia, la celebrazione è stata tuttavia spostata alla domenica successiva. In molte Chiese locali però, tra cui obbligatoriamente a Milano, anche alla luce della recente riforma del calendario ambrosiano, la data è rimasta invariata così che la celebrazione e la processione eucaristica rimane al giovedì.
Arte, musica e letteratura del Corpus Domini
La solennità del Corpus Domini ha stimolato nei secoli la creatività, dando origine a molti capolavori.
Molti artisti raffigurarono il miracolo di Bolsena e tra tutti Raffaello. Si tratta di un affresco nella Stanza di Eliodoro delle Stanze Vaticane.
L’opera si data al 1515 e vuole ricordare la devozione di Giulio II per l’Eucaristia in un momento di conflitti e nuovi movimenti dottrinali contrari.
La scena è divisa in due parti, come una partitura in due atti, tra passato e presente. Fa da discrimine l’altare al centro, coperto da una sontuosa tovaglia ricamata con iscrizioni.
Il momento del miracolo mostra il sacerdote sbalordito e assistito da chierichetti con candele mentre il popolo è agitato dalla sorpresa.
Nella parte opposta, inginocchiato e di profilo, in preghiera, è raffigurato il Papa. Da questo lato tutto è statico, quasi immobile.
Mentre il passato è raffigurato nella dinamicità del movimento, mentre sta accadendo, il presente è fermo nella certezza quieta della fede.
Il legame tra Ultima Cena e Corpus Domini
Il legame è raffigurato anche in alcune opere d’arte, che mostrano Gesù Cristo mentre dà la comunione agli apostoli inginocchiati.
Una delle più mirabili si trova a Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche. La Comunione degli Apostoli, datata al 1473-1476, è una pala d’altare a olio su tavola, opera di Joos Van Wassenhove, detto Giusto di Gand.
Si tratta di una iconografia che, pur evocando lo schema dell’Ultima Cena, assume una identità chiara e percepibile: Cristo è in piedi, al centro, e non benedice il pane, ma dà l’ostia agli apostoli, che non stanno seduti a tavola ma inginocchiati con le mani giunte intorno a lui.
Gli angeli oranti, sospesi sotto la volta della sala, imprimono maggiore solennità e sacralità alla scena.
Un particolare presente anche in altre opere a uguale soggetto è che le figure degli apostoli e di Cristo stanno davanti alla tavola che resta sullo sfondo e non dietro come nell’Ultima Cena, segnando visivamente il limite del tempo e il compimento della Missione di Cristo sulla terra.
La processione nell’arte
Anche questo momento solenne della liturgia del Corpus Domini è molto raffigurato nell’arte, dalle miniature agli affreschi e alle tele.
Il periodo dove l’iconografia ha riscosso particolare fortuna è l’età barocca per lo sfarzo e la coralità del momento, nel quale i diversi nobili partecipanti volevano essere ben raffigurati in modo da essere riconosciuti e così autocelebrarsi.
Ma è nelle opere moderne che possiamo notare particolari innovazioni e la ricerca di un significato più profondo.
Le persone si fanno piccole e si confondono come folla popolare festante o in preghiera. Silenzio e raccoglimento dei più umili e semplici si ravvisano nell’opera del pittore sardo Giuseppe Biasi, nella seconda metà del XX secolo, che dipinge una processione lontana e una chiesa semplice immersa in un panorama rosato.
La processione del Corpus Domini a Chieti
La processione del Corpus Domini a Chieti è un dipinto straordinario e molto particolare, opera di Francesco Paolo Michetti, che valse un premio all’Esposizione nazionale di Napoli del 1877.
La processione avanza verso di noi spettatori, uscendo dalla chiesa, e non è quindi vista nel suo fluire laterale come di solito accade in questa iconografia.
Il sacerdote con il tabernacolo sta uscendo piccolo tra la folla, sotto il baldacchino a righe dorate. Dall’interno della chiesa si scorge la proiezione sul muro del rosone della facciata, una luce bianca e abbagliante.
Persone del popolo con i vestiti regionali, una folla tra fedeli, musici, bambini e ragazzi riempiono la scena.
Un giovane sta facendo scoppiare un petardo e spaventa una giovane suora; dietro di lui la banda del paese prende a suonare tromboni e un grande tamburo.
Una madre stringe al petto i suoi due figli piccoli. Altri bambini sono vestiti di fiori e ancora fiori sono lanciati e cadono sulla scalinata del sagrato.
Un’atmosfera tra sacro e profano esprime una gioia popolare tra fede cristiana e memorie dionisiache.
Il Corpus Domini nella letteratura
Anche nella letteratura come nella pittura la festa del Corpus Domini ha risvegliato immagini e sentimenti.
Basti richiamare i versi del Carducci, di stampo classico, ma quelli del poeta ermetico Carlo Betocchi sgomentano, colpiscono, incantano.
Sembrano sceneggiare il dipinto di Michetti, ma fanno anche pensare alle chiese sempre più vuote. Il poeta era animato da fede profonda, da un senso di fratellanza.
C’è sempre speranza per l’uomo, quando tiene a mente che Cristo non ci abbandona mai.
In questi versi, solo di primo impatto sconsolati e malinconici, irrompe ancora la figura del Salvatore, che dà vita e speranza a ciascuno.
Informazioni utili per i turisti
Per assistere a una celebrazione del Corpus Domini è importante verificare la data stabilita dalla diocesi o dal Comune, perché il giorno liturgico e quello della processione possono non coincidere.
In molte città la Messa è seguita dalla processione eucaristica, ma il percorso, l’orario e l’eventuale accesso alle aree più vicine al rito possono variare.
Le infiorate vengono spesso preparate nelle ore precedenti la processione e possono essere particolarmente fragili: è opportuno non calpestare i tappeti floreali e seguire le indicazioni degli organizzatori.
Orvieto, Spello, Campobasso, Roma e Chieti offrono esperienze differenti: reliquie e cortei storici, composizioni floreali, rappresentazioni sacre in movimento, celebrazioni papali e immagini della devozione popolare.
Il Corpus Domini è una festa di fede, arte e partecipazione comunitaria. Le strade decorate, la musica, i cortei e la processione dell’ostensorio permettono anche ai visitatori di comprendere come una celebrazione liturgica possa diventare parte integrante della storia e dell’identità di una città.
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