La benedizione di Papa Wojtyla alla folla

La benedizione di Papa Wojtyla alla folla rappresentò uno dei gesti più riconoscibili del suo pontificato: le braccia alzate, il saluto ai fedeli e il lento movimento della mano durante la benedizione apostolica esprimevano una vicinanza insieme paterna e fraterna.

Questa immagine divenne particolarmente intensa durante la visita a Nettuno, quando migliaia di persone riempirono le strade, le terrazze e i balconi per accogliere Giovanni Paolo II. Il Papa rispose alla folla con gesti di affetto, attenzione e preghiera, alternando il saluto alla benedizione e rivolgendosi a bambini, giovani, anziani, malati, famiglie e lavoratori.

Il significato della benedizione nella folla

La messa che egli celebra è amore per Dio, la benedizione che impartisce amore per l'umanità. Durante la visita, la folla percepì ogni gesto del Pontefice come una manifestazione concreta di attenzione verso le persone più fragili e verso l'intera comunità.

Le braccia del Papa si agitano in un lieto gesto di saluto, che si alterna con quello lento e solenne della benedizione apostolica; si abbassano verso la folla o si levano verso i balconi, con garbo ed eleganza jeratica. Tutti sentono che in quel gesto vi è un cuore paterno e fraterno, la capacità, e il cuore di tutti trabocca di amore e di riconoscenza.

Come tutte le folle del mondo, la folla di Nettuno, sedotta dalla personalità carismatica del Pontefice, si accende di entusiasmo. A guardarla attentamente, si colgono espressioni di suggestiva bellezza: facce irradiate di luce interiore rispecchiano un'emozione così viva che si sente ma non si racconta.

La folla di Nettuno accoglie Papa Wojtyla

Oggi Nettuno ha due mari: Uno di liquido azzurro, e l'altro di folla multicolore; il primo sussurra e carezza diga e spiagge; il secondo vocia, brulica e ondeggia: marea umana richiamata a Nettuno dalla visita di Papa Wojtyla.

Così oggi, per le vie, sulle terrazze, ai balconi, non vi sono soltanto i trentamila nettunesi, non solo i villeggianti settembrini, e quelli agostani che hanno ritardato la partenza, ma le migliaia e migliaia dì persone affluite da Anzio, Pomezia, Aprilia, Latina, Sabaudia e tutti i centri vicini. senza contare quelle provenienti da Roma.

Mai nella sua storia. Nettuno aveva riunito tanta gente. Alle 17,30 il papa, che si era levato in volo da Castel Gandolfo, scende dal cielo e si posa sul piazzale della caserma Piave.

Poco dopo, lo sportello dell'elicottero si apre, e la sua figura slanciata vestita di bianco si affaccia sorridendo alle autorità, agli allievi sottufficiali di polizia schierati, alla folla dei loro familiari. Da questo momento si accende una fiammata di commozione che presto avvolgerà tutta la città e, punteggiata di episodi toccanti, durerà per tutta la breve e intensa visita del pontefice.

Oggi per Nettuno esiste solo Papa Wojtyla. La città è magnetizzata, focalizzata su lui, e vibrano insieme perché tutto ciò che il Papa fa è amore: amore per i bimbi, per gl'infermi. per gli sposi, per le famiglie.

Folla di Nettuno accoglie Papa Wojtyla

Il percorso del Papa tra le strade della città

Intanto la notizia del suo arrivo è dilagata. La folla è in attesa. li lungomare è un formicaio nel quale a stento si riesce a mantenere un corridoio.

Gli occhi di tutti sono puntati verso il municipio, più in su, verso piazza Mazzini e via Gramsci,. di dove arriverà il Papa. Il quale, intanto, ha lasciato la scuola di polizia e, in piedi nella macchina scoperta, scende per via Santa Barbara, fra due ali di folla plaudente.

Ora è innanzi all'ospedale, dove tutti gli ammalati, ad eccezione di quelli veramente gravi, sono affacciati per raccogliere la benedizione apostolica.

Quindi la macchina, che prosegue a passo d'uomo, imbocca via Gramsci e, finalmente, la marea umana che ha invaso il centro della città vede spuntare laggiù, al di sopra della folla, come succede per il simulacro della Madonna delle Grazie, la figurina snella e candida di papa Wojtyla, la quale, però, non è immobile come quella della Madonna: le braccia del Papa si muovono, rispondono alla folla.

E mentre la macchina avanza lentamente sotto le bandiere e gli striscioni che gridano "Viva il Papa", "Nettuno saluta il Papa", mentre centinaia di macchine fotografiche e cineprese vengono puntate sul Pontefice, un fragoroso saluto corale di applausi ed evviva si leva dalla folla e piove dalle terrazze e balconi gremiti.

Le mani dei fedeli verso il Pontefice

Migliaia di mani si tendono verso il Pontefice, mani di bimbi, di giovani, di adulti: di vecchi. Mani lisce e morbide, o ruvide e callose, mani forti e sicure, o scarne e tremanti.

Mani antiche su cui la vita ha inciso la sua storia, e mani tenere di bimbo, dalle linee non ancora segnate. Le braccia del Papa si agitano in un lieto gesto di saluto, che si alterna con quello lento e solenne della benedizione apostolica.

Le braccia si abbassano verso la folla o si levano verso i balconi, con garbo ed eleganza jeratica. Tutti sentono che in quel gesto vi è un cuore paterno e fraterno, la capacità, e il cuore di tutti trabocca di amore e di riconoscenza.

Facce in cui si legge fede, meraviglia, stupore, ammirazione, devozione. Occhi sgranati o socchiusi, lucenti di gioia o velati di lacrime.

La benedizione rivolta ai bambini, ai malati e alle famiglie

Fioriscono i primi commoventi episodi, che si moltiplicheranno durante le ore nettunesi di Papa Wojtyla. Viene avvicinato al pontefice un giovanissimo invalido sulla sedia a rotelle, I genitori intendono richiamare sul ragazzo una benedizione, alla quale forse attribuiscono un potere miracoloso.

Quando sono innanzi al papa ed egli rivolge la sua attenzione all'invalido, essi non guardano più il pontefice, ma il volto del loro caro per vedere l'effetto che il Papa avrà su di lui.

Gli occhi del Papa si riempiono di bontà sorridente, poi, affettuosa e leggera, la mano si posa sul capo del paraplegico che trasalisce. Ed ecco che sul quel volto devastato, afflitto da sempre, fiorisce una bellissima smorfia di felicità.

Due sposi chiedono la benedizione e il Papa acconsente accompagnandola con strette di mano e parole così buone e cordiali, che l'augurio papale diventa certezza di un futuro felice.

Ora il Papa è sceso dalla macchina, ed è tra la folla che si stringe a lui. Una mamma gli mostra il suo ragazzetto.

Il pontefice gli circonda il collo col braccio, ed attira la testolina contro il suo fianco. La mamma esulta, mentre il volto del piccolo riflette un'emozione indescrivibile.

Egli stesso forse riuscirà ad analizzarla e comprenderla solo fra molti anni, quando avrà raccontato innumerevoli volte questo eccezionale episodio della sua vita.

Un anziano semiparalizzato da una trombosi si trova improvvisamente fra le braccia del Papa. Scoppia in singhiozzi, mentre i volti delle persone vicine esprimono un'esultante sorpresa.

Un ragazzino dagli occhi spalancati sente di trovarsi al centro di una tavola, in cui tutti vivono per Uno o quell'Uno per tutti. Non riesce a convincersi che possa esistere un uomo simile.

Si vuole assicurare che quest'uomo sia vero. Si protende verso il Papa, con dita timide gli tocca la mano e. il volto del piccolo s'illumina: " E' proprio vero! E' proprio come noi! "sembra gridare a tutti.

Gli incontri personali durante la visita

Una giovane suora indiana, che fa parte dell'istituto polacco delle suore claveriane di Nettuno, cinge il collo del papa con una collana di fiori - omaggio tradizionale del suo paese ed egli, commosso, carezza paternamente quel volto bruno.

Ora il Papa si china a baciare un bambino. li volto della mamma si accende, assume una espressione di rara bellezza.

Ella è lì adorante. E' una signora polacca, perciò per lei il pontefice non è soltanto cielo, è anche terra, la sua Terra.

Un'altra signora polacca, una pittrice, offre ai Papa un dono floreale molto significativo: 40 garofani bianchi e rossi i colori della bandiera polacca -' a ricordare l'invasione nazista della Polonia, che avvenne esattamente 40 anni fa.

Anche questa volta il Papa è commosso: è la voce della sua Terra. Omaggi diversi gli vengono consegnati dalle coreografiche priore, mentre gli sportivi offrono la palla da tennis o la mazza da base-ball.

La prima benedizione di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro

Il cardinale Wojtyla è eletto Vescovo di Roma e Sommo Pontefice lunedì 16 ottobre 1978 dopo il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I. Sono le 17.20.

Monsignor Villot si avvicina a Wojtyla. “Acceptasne electionem?“, gli dice solennemente. Wojtyla ha il volto bagnato di lacrime, risponde con voce ferma in latino: “Fedele alla mia fede in Nostro Signore Gesù Cristo, facendo dono di me stesso a Maria, madre di Gesù, e alla Chiesa, consapevole delle difficoltà, accetto!“.

Monsignor Wojtyla lentamente dichiara che d’ora innanzi si chiamerà Giovanni Paolo II, in segno d’appartenenza e di fedeltà ai suoi due predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo I.

Il nuovo papa è condotto in una sala dove vi sono tre tonache bianche di differenti taglie. Prende la più grande e la indossa. Poi si dirige verso la loggia per presentarsi al mondo.

Alle 19.35 Giovanni Paolo II appare finalmente sull’immenso tappeto con lo stemma di Paolo VI, che è stato disteso sotto il colonnato del Bernini. Indossa una stola rossa e la papalina bianca ed allarga le braccia.

Sembra disteso, sfoggia un largo sorriso, quasi malizioso. Tutti sono in attesa delle sue prime parole. Si limiterà a benedire la folla? Parlerà in polacco? In latino?

“Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle… Siamo ancora addolorati per la morte del nostro amato papa Giovanni Paolo I… Ed ecco che i venerabili cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma… Lo hanno chiamato da un Paese… [cerca la parola giusta] lontano… [la folla applaude]… lontano, ma sempre vicino per la comunione nella fede e la tradizione cristiana….

Avevo paura di accettare la nomina [ecco una novità: un papa che confessa di aver avuto paura!], ma l’ho fatto per obbedire a Gesù Cristo e spinto dall’assoluta fiducia in sua Madre, la santissima Madonna…Mi capite bene?

Non so se riuscirò a esprimermi nella vostra lingua [si corregge]… nella nostra lingua… Se sbaglio, mi corrigerete!“. La folla è conquistata: “Ti corrigeremo!“. Applaude, piange d’emozione e di gioia. Addirittura canta.

Poi il papa dà la sua prima benedizione urbi et orbi: “… Patris et Filii et Spiritus Sancti… descendat super vos et maneat semper!“. La folla risponde: “Amen!“.

Benedizione Urbi et Orbi di Giovanni Paolo II

La sua voce è forte, il tono sicuro. Wojtyla, che appare del tutto a suo agio, saluta i fedeli con le braccia alzate.

La forza comunicativa del gesto

Dieci anni fa moriva Giovanni Paolo II, uno dei pontefici più amati della storia della Chiesa, nonché una delle figure più influenti del XX secolo.

Karol Wojtyla, il “Papa polacco” era stato eletto nel 1978 e nel suo lungo pontificato - ventisette anni - fu in prima linea sopratutto contro l’oppressione politica, ed è considerato uno degli artefici della fine del socialismo reale.

Al di là del suo impegno politico, comunque, Wojtyla viene ricordato anche per la sua grande forza comunicativa, mai fiaccata nemmeno dalla malattia, e per i tanti episodi del suo pontificato che sono passati alla storia.

30 marzo 2005: È l’ultima apparizione in pubblico di Giovanni Paolo II: debilitato dal Parkinson, tenta di parlare per impartire la benedizione ai fedeli, ma non ci riesce, reagendo con un grido muto e un gesto che sembra voler sottolineare il desiderio di opporsi alla malattia, ma anche la sua impotenza davanti ad essa.

Qualche giorno prima, il 27 marzo, giorno di Pasqua, aveva affidato al Cardinale Sodano il compito di leggere il messaggio Urbi ed Orbi, per poi benedire i fedeli con la sua mano.

La benedizione impartita da Papa Giovanni Paolo II

Wojtyla si spegnerà alle 21.37 di sabato 2 aprile, mentre Piazza San Pietro è gremita di fedeli. Secondo quanto riferito dal direttore della Sala Stampa Vaticana, Joaquín Navarro-Valls, tra le sue ultime parole ci fu la frase «Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio».

La visita di Nettuno e il ricordo lasciato nella città

Il Papa è ripartito in elicottero alle 22,30. Si è fermato, dunque, per cinque ore soltanto.

E tuttavia i suoi gesti, le sue parole, le sue attenzioni per i vecchi ed i bimbi, i deboli e gl'infermi, i suoi consigli ai giovani, le sue espressioni di bontà piovute sulla folla durante l'omelia hanno acceso un gran fuoco.

Tutta Nettuno è diventata un immenso rogo in cui bruciavano i sentimenti più puri. In quelle ore gelosie ed invidie sono scomparse, si sono placati gli odii e spenti i rancori.

Nettuno, che è buona, è stata più buona di quanto lo sia mai stata. Ed era bello sentirsi tutti affratellati nella bontà.

Quando brucia un simile rogo, sotto la cenere resta sempre della brace. Ecco perché la visita di Papa Wojtyla è stata per Nettuno un dono di valore inestimabile.

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