Per Benedetto XVI, Maria è inseparabile dal mistero di Cristo: conoscerla aiuta ad amare il Figlio, mentre la preghiera a Maria accompagna sempre la preghiera e la meditazione su Gesù. Maria è la Madre di Dio, la Madre della Chiesa, la Stella della speranza e il modello della fede obbediente.
La sua presenza mostra che l’uomo non diventa più libero allontanandosi da Dio, ma accogliendo la sua volontà con fiducia, come fece la Vergine di Nazaret. In Maria Benedetto XVI contempla la sintesi della fede, l’unione della ragione con il cuore, la dignità della donna, la vocazione della Chiesa e il destino eterno dell’umanità.
Maria conduce sempre a Cristo
Benedetto XVI è convinto che bisogna tornare a Maria se vogliamo tornare a quella “verità su Gesù Cristo, sulla Chiesa, sull’uomo”. Maria deve essere più che mai la pedagogia per annunciare il Vangelo agli uomini d’oggi.
Maria accompagna il Cristo col calore della preghiera della Chiesa e con la sobrietà della sua riflessione. Dico: “accompagna”. Un accompagnamento sobrio e ardente.
Esiste la melodia ed esiste il suo accompagnamento. Ciò che importa è la melodia; certo l’accompagnamento ha anch’esso la sua importanza, ma è subordinato in funzione della melodia. Un accompagnamento musicale non è mai indipendente dalla sua melodia, ma sempre in relazione con essa.
Così la Chiesa ha sempre compreso le cose: ha pregato Maria, ha formulato dogmaticamente la sua grandezza, ma sempre unicamente come accompagnamento della preghiera al Cristo, di riflessione e penetrazione sul Cristo. Un accompagnamento non arbitrario, ma necessario.
Maria non va mai pensata sola. Come nelle icone orientali, Maria non è mai sola: tiene tra le sue braccia il Bambino, mostra il Figlio, dà suo Figlio al mondo, il Figlio di Dio. Ha ragione l’Oriente! Conoscere la Madre aiuta ad amare il Figlio.
Maria è al servizio diretto della fede nel Cristo. Perciò è nella luce di Cristo che la Chiesa ha proclamato i quattro dogmi mariani:
- Primo la maternità divina (Maria è la Madre di Dio)
- ed è la sempre Vergine, la tutta bella, “tota pulchra”
- Poi, dopo una lunga maturazione, il concepimento immacolato di Maria, “la piena di grazia”
- e l'assunzione al cielo in corpo e anima.
Benedetto XVI puntualizza che Maria, per la sua intima partecipazione alla storia del Figlio, riunisce, per così dire, e riverbera le verità fondamentali della fede.
- “mettono al riparo la fede autentica nel Cristo, come vero Dio e vero uomo: due nature in una sola Persona”.
- “mettono al riparo anche l'indispensabile tensione escatologica, in Maria assunta vediamo il destino immortale che tutti ci attende".
- “mettono al riparo pure la fede (oggi minacciata)in Dio creatore che può liberamente intervenire anche sulla materia”.
La sobrietà davanti al mistero mariano
Secondo Benedetto XVI, di Maria si deve parlare con sobrietà. L’esagerazione, l’intemperanza della parola riescono soltanto a svalutare ciò che si vorrebbe esaltare.
Il Papa consiglia di mortificare, davanti al mistero di Dio, la loquacità perché a farne le spese è la profondità! La sobrietà non esclude il calore. La sobrietà non è mai aridità né freddezza.
Sposi o amici non hanno bisogno di parole per dirsi che si vogliono bene e che sono felici di stare insieme. Il silenzio dell’amore è una meravigliosa lode poiché lodare qualcuno significa fargli sapere che è degno di essere amato.
Per questo basta un semplice sguardo più eloquente che una quantità di parole. Calore e sobrietà: ecco tutta la devozione profonda di Benedetto XVI.
Il cammino personale di Joseph Ratzinger verso il mistero di Maria
L'impronta di Maria, in Benedetto XVI, ci permette di riavviare il pellegrinaggio del pensiero alle radici della teologia di Joseph Ratzinger. Qualcuno ha fatto notare che il teologo Ratzinger era lettore appassionato del XXXIII canto del Paradiso, e conosceva bene il Canto di San Bernardo alla Vergine Madre.
“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio”. Ne privilegiava l’espressione: “per noi mortali di speranza fontana vivace”.
A conferma di ciò è sufficiente conoscere quanto Benedetto XVI scrive nella Spe salvi (30 novembre 2007): Maria, Stella della speranza nn. 49 e 50 per renderci conto della centralità di Maria non solo nel suo pensiero, ma pure lungo “il viaggio della sua vita sul mare della storia […] nel quale scrutiamo l’astro che ci indica la rotta”.
Maria, la Madre di Dio è “stella del mare” Ave maris stella! Consapevole che Maria costituisce l’orientamento sicuro del cammino della vita del cristiano e della Chiesa Joseph Ratzinger ne deduce un principio imprescindibile e scrive: “Sempre il posto occupato dalla Madonna è stato essenziale all'equilibrio della fede, e oggi ritrovare quel posto è urgente come in poche altre epoche della storia della Chiesa”.
Il rapporto di Ratzinger con Maria è umanamente importante perché è stato un rapporto raggiunto attraverso un cammino personale di adesione sempre più completa, di successivo approfondimento, quasi di piena “conversione” al mistero mariano.
“Quando ero un giovane teologo, prima del Concilio, avevo qualche riserva su certe antiche formule, come ad esempio quella famosa “de Maria numquam satis, ‘su Maria non si dirà mai abbastanza’”. Mi sembrava esagerata - racconta Joseph Ratzinger -. Mi riusciva poi difficile capire il senso vero di un'altra famosa espressione (ripetuta nella Chiesa sin dai primi secoli quando, dopo una disputa memorabile, il Concilio di Efeso del 431 aveva proclamato Maria Theotókos, Madre di Dio), l'espressione, cioè, che vuole la Vergine “nemica di tutte le eresie”. Ora comprendo che non si trattava di esagerazioni di devoti ma di verità oggi più che mai valide”.
Maria, sintesi della Scrittura e della Tradizione
C’è un altro punto che è caro a Papa Ratzinger. Maria è l’anello necessario per congiungere le Scritture antiche e nuove, il primo e il secondo Testamento, e per integrare Scrittura e Tradizione.
I quattro dogmi mariani hanno la loro base indispensabile nella Scrittura. Ma crescono e fruttificano nella vita calda della Tradizione, cioè nell'intuizione del popolo credente, nella riflessione della teologia guidata dal Magistero.
“Nella sua persona di fanciulla ebrea, divenuta madre del Messia, Maria lega insieme in modo vitale e inestricabile antico e nuovo popolo di Dio, Israele e cristianesimo, Sinagoga e Chiesa”.
Benedetto XVI afferma che Maria “é come il punto di congiunzione senza il quale la fede rischia di sbilanciarsi o sull'Antico Testamento o soltanto sul Nuovo. In lei possiamo invece vivere la sintesi della Scrittura intera”.
Inoltre, la devozione a Maria assicura alla fede la sua dimensione umana completa. Una corretta devozione mariana garantisce alla fede la convivenza dell'indispensabile “ragione” con le altrettanto vitali “ragioni del cuore”, come direbbe B. Pascal.
Per l’antropologia cristiana l'uomo non è solo ragione, né solo sentimento, è l'unione di queste due dimensioni. La testa deve riflettere con lucidità ma il cuore deve essere riscaldato: la devozione a Maria assicura alla fede questa completezza.
L’Immacolata Concezione e la pienezza della grazia
Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore.
Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’”Immacolata Concezione”. Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28).
“Piena di grazia” - nell’originale greco kecharitoméne - è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, “l’amore incarnato di Dio” (Enc. Deus caritas est, 12).
Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret? La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà.
Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio” (Par. XXXIII, 1-3).
La Vergine stessa nel “Magnificat”, il suo cantico di lode, questo dice: “L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30).
E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana. Questa “benedizione” non è altro che Gesù Cristo stesso.
E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo.
Maria, icona della fede obbediente
«Maria è la creatura che in modo unico ha spalancato la porta al suo Creatore, si è messa nelle sue mani, senza limiti. Ella vive interamente della e nella relazione con il Signore; è in atteggiamento di ascolto, attenta a cogliere i segni di Dio nel cammino del suo popolo; è inserita in una storia di fede e di speranza nelle promesse di Dio, che costituisce il tessuto della sua esistenza. E si sottomette liberamente alla parola ricevuta, alla volontà divina nell’obbedienza della fede».
Con queste parole, durante un’udienza generale, Benedetto XVI presenta Maria quale icona della fede obbediente. In Lei dimora il Signore, in Lei trova il luogo del Suo riposo. Lei è la vivente casa di Dio.
Maria è Colei che «a Nazaret ha consegnato la sua volontà immergendola in quella di Dio»; come quell’«Israele santo che dice “sì” al Signore, si mette pienamente a Sua disposizione e diventa così il tempio vivente di Dio».
Di qui, l’uomo «che cova il sospetto che Dio, in fin dei conti, gli tolga qualcosa della sua vita, che Dio sia un concorrente che limita la nostra libertà», guardando alla Vergine, invece, può riscoprire che «più è vicino a Dio, più è vicino agli uomini».
Lo vediamo in Maria. Il fatto che Ella sia totalmente presso Dio è la ragione per cui è anche così vicina agli uomini. È in Lei che Dio imprime la propria immagine.
Maria è la figura anticipata e il ritratto permanente del Figlio, invitando il credente a non aver timore di osare con il Padre, per avere una libertà piena, una «vita non noiosa, ma piena di infinite soprese, perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai».
Lo stesso “sì” di Maria alla volontà divina non è detto una volta per tutte, «ma si ripete lungo tutta la sua vita», per cui «deve accettare che la precedenza l’abbia il Padre vero e proprio di Gesù; deve saper lasciare libero quel Figlio che ha generato perché segua la sua missione fino al momento più difficile, quello della Croce».
E in effetti «il suo cuore umano è perfettamente “centrato” nel cuore grande di Dio», poiché asseconda docilmente l’azione dello Spirito Santo, accoglie la grazia e ne gusta da subito la vera gioia.
In questo modo Maria fa esperienza del fatto «che solo Dio libera la nostra libertà e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé, dell’amore che si fa servizio e condivisione».
Pertanto «da Maria impariamo la bontà pronta ad aiutare, ma anche l’umiltà e la generosità di accettare la volontà di Dio, dandogli fiducia nella convinzione che la sua risposta, qualunque essa sia, sarà il nostro, il mio vero bene».
L’umiltà di Maria come coraggio
Relativamente all’umiltà di Maria, Benedetto XVI addita in specie ai giovani tale virtù non come la «via della rinuncia ma del coraggio. Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e della grazia sul peccato».
Nel mistero dell’Incarnazione si assiste all’incontro tra due umiltà, «l’umiltà di Dio che si è fatto carne e l’umiltà di Maria che l’ha accolto nel suo grembo; l’umiltà del Creatore e l’umiltà della creatura. Da questo incontro di umiltà è nato Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo».
Generando il Figlio prima nell’anima e poi nel corpo, secondo quanto commentano i Padri della Chiesa, Maria diviene «dimora di Dio in terra, in Lei è già preparata la sua dimora eterna».
Nell’appellativo «beata», con cui Elisabetta si rivolge a Lei, è dunque già in nuce il dogma dell’Assunzione, essendosi donata totalmente al Padre con corpo e anima.
Maria e il mistero della donna
Il pensiero su Maria di J. Ratzinger, espresso nei due libri da lui scritti nel periodo antecedente il suo Pontificato [Die Tochter Zion e Maria - Kirche im Ursprun] tende a riconoscere in Maria l’essenza archetipa della donna, il simbolo dell’umanità e della Chiesa nella loro originaria purezza.
Secondo Joseph Ratzinger, Maria viene, storicamente a trovarsi sul crinale dove converge il moto ascensionale del popolo di Israele e dove parte il movimento cristiano che si diffonde nel mondo mediante l'opera di evangelizzatrice della Chiesa.
Quando in alcune teologie ed ecclesiologie Maria non trova più posto, la ragione è semplice per Ratzinger. Significa che la fede è stata ridotta ad una astrazione. E un'astrazione non ha bisogno di una Madre.
La Maternità di Maria radica il mistero della donna in un destino altissimo da cui non può essere scardinata.
“Con il suo destino, che è insieme di Vergine e di Madre, Maria continua a proiettare luce su ciò che il Creatore ha inteso per la donna di ogni tempo, il nostro compreso, anzi, forse soprattutto il nostro, dove è minacciata l'essenza stessa della femminilità,” - sottolinea Ratzinger - “Maria è l'intrepida annunciatrice del Magnificat, ma è anche colei che rende fecondi il silenzio e il nascondimento.
è colei che non teme di stare sotto la croce e che è presente alla nascita della Chiesa, ma è anche colei che, come sottolinea più volte l'evangelista, “serba e medita nel suo cuore” ciò che le accade attorno.
Creatura del coraggio e dell’obbedienza è (ancora e sempre) un esempio al quale ogni cristiano, uomo e donna, può, deve guardare”.
Dunque il titolo di Madre di Dio sembra fatto apposta per infonderci fiducia e coraggio per tutto il cammino della nostra vita.
Il Magnificat: Maria insegna a rendere grande Dio
Nel Vangelo dobbiamo ascoltare il Magnificat, questa grande poesia che è uscita dalle labbra, o meglio, dal cuore di Maria, ispirato dal Spirito Santo. In questo meraviglioso inno si riflette tutta l'anima, tutta la personalità di Maria.
Possiamo dire che questo inno è un ritratto, una vera e propria icona di Maria, in cui possiamo vederla così com'è. Vorrei sottolineare solo due punti di questo grande inno.
Inizia con la parola Magnificat: la mia anima 'magnifica' il Signore, cioè proclama che il Signore è grande. Maria vuole che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia presente in tutti noi.
Non ha paura. Sa che se Dio è grande, anche noi siamo grandi. Non opprime la nostra vita, ma la solleva e la rende grande: è proprio allora che diventa grande con lo splendore di Dio.
Il fatto che i nostri primi genitori la pensassero diversamente è il cuore del peccato originale. Temevano che, se Dio fosse stato troppo grande, avrebbe portato via qualcosa dalla loro vita.
Pensavano di dover mettere da parte Dio per avere spazio per se stessi. Questa è stata anche la grande tentazione dell'epoca moderna, degli ultimi tre o quattro secoli.
Questo è esattamente ciò che l'esperienza del nostro tempo ha confermato. L'uomo è grande solo se Dio è grande. Con Maria dobbiamo iniziare a capire che è così.
Non dobbiamo allontanarci da Dio, ma rendere Dio presente, rendere Dio grande nella nostra vita; allora anche noi saremo divini: avremo tutto lo splendore della dignità divina.
Applichiamo questo alla nostra vita. È importante che Dio sia grande tra noi, nella vita pubblica e nella vita privata. Magnifichiamo Dio nella vita pubblica e nella vita privata.
Ciò significa fare spazio a Dio ogni giorno nella nostra vita, iniziando al mattino con la preghiera e poi dedicando tempo a Dio, dedicando la domenica a Dio.
Maria e la Parola di Dio
Questa poesia di Maria, il Magnificat, è totalmente originale; allo stesso tempo, però, è 'tessuta' da 'fili' dell'Antico Testamento, dalla Parola di Dio.
Maria, per così dire, si è "messa a casa" nella Parola di Dio, viveva secondo la Parola di Dio e la comprendeva. In effetti, lei parlava le parole di Dio e i suoi pensieri erano i pensieri di Dio.
Fu illuminata dalla luce divina e ricevette anche la luce interiore della saggezza. Ecco perché irradiava amore e bontà.
Maria viveva della Parola di Dio; era impregnata della Parola di Dio. Era immersa nella Parola di Dio, aveva una grande familiarità con la Parola di Dio.
Chi pensa con Dio, pensa bene; e chi parla con Dio, parla bene; ha criteri di giudizio validi per tutte le cose del mondo, diventa saggio, prudente e, allo stesso tempo, buono.
Diventa anche forte e coraggioso, con la forza di Dio, che resiste al male e promuove il bene nel mondo.
Sempre più spesso si pensa e si dice: "Questo Dio non ci lascia la libertà, limita il nostro spazio vitale con tutti i suoi comandamenti. Pertanto, Dio deve scomparire; noi vogliamo essere autonomi, indipendenti. Senza questo Dio, saremo degli dei e faremo quello che ci pare".
Così Maria ci parla, ci parla, ci invita a conoscere la Parola di Dio, ad amare la Parola di Dio, a vivere con la Parola di Dio, a pensare con la Parola di Dio.
E possiamo farlo in molti modi diversi: leggendo la Sacra Scrittura, e soprattutto partecipando a Messa cattolica. Nel corso dell'anno, la Santa Chiesa ci apre l'intero libro della Sacra Scrittura.
Lo apre alla nostra vita e lo rende presente nella nostra vita. Ma penso anche al Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, in cui la Parola di Dio viene applicata alla nostra vita, interpreta la realtà della nostra vita, ci aiuta ad entrare nel grande 'tempio' della Parola di Dio, ad imparare ad amarla e ad essere impregnati, come Maria, di questa Parola.
In questo modo, la vita diventa luminosa e abbiamo i criteri per giudicare, riceviamo bontà e forza allo stesso tempo.
L’Assunzione: il destino dell’uomo e della Chiesa
Il 15 agosto celebriamo che Cristo ha portato sua Madre in Paradiso. L'Assunzione è una realtà che tocca anche noi, perché ci mostra in modo luminoso il nostro destino, il destino dell'umanità e della storia.
In Maria contempliamo la realtà della gloria a cui ognuno di noi e tutta la Chiesa è chiamato. "La festa dell'Assunzione è un giorno di gioia. Dio ha vinto. L'amore ha vinto. La vita ha vinto".
L'Assunzione: "Il cielo ha un cuore". È diventato chiaro che l'amore è più forte della morte, che Dio ha la vera forza e la sua forza è la bontà e l'amore.
Maria fu elevata in cielo anima e corpo: In Dio c'è anche un posto per il corpo. Il Paradiso non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta.
La Vergine Maria, attraverso l’Assunzione, è stata elevata in corpo e anima alla gloria del cielo, e con Dio è regina del cielo e della terra.
In Maria assunta vediamo il destino immortale che tutti ci attende. La fede nell’Assunzione custodisce dunque la dimensione escatologica della fede cristiana e afferma che anche la materia può essere raggiunta dall’azione libera e salvifica di Dio.

Maria, Madre vicina a ogni persona
In cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra madre. Lo ha detto lui stesso.
L'ha resa nostra madre quando ha detto al discepolo e a tutti noi: "Ecco tua madre". Il cielo è aperto e ha un cuore.
È distante da noi in questo modo? Al contrario. Proprio perché è con Dio e in Dio, è molto vicino a ciascuno di noi.
Quando era sulla terra, poteva essere vicina solo a poche persone. Essendo in Dio, che è vicino a noi, e ancor più, che è in tutti noi, Maria partecipa a questa vicinanza di Dio.
Essendo in Dio e con Dio, Maria è vicina a ciascuno di noi, conosce i nostri cuori, può ascoltare le nostre preghiere, può aiutarci con la sua bontà materna.
Ci è stata data come 'madre' - così ha detto il Signore - alla quale possiamo rivolgerci in ogni momento. Ci ascolta sempre, ci è sempre vicina; ed essendo la Madre del Figlio, condivide il potere del Figlio, la sua bontà.
Possiamo sempre mettere tutta la nostra vita nelle mani di questa Madre, che è sempre vicina a ciascuno di noi.
Maria, Stella del mare e della speranza
La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta.
Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia.
Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine - di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata.
E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza - lei che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell’Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi?
Con un inno dell’VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come «stella del mare»: Ave maris stella.
In questo luogo storicamente così importante per il culto della Beata Vergine Maria, ho voluto che la liturgia fosse dedicata a Lei, Stella del mare e Stella della speranza.
Le parole di questo antico inno sono un saluto che riecheggia in qualche modo quello dell’Angelo a Nazaret. Tutti i titoli mariani infatti sono come gemmati e fioriti da quel primo nome con il quale il messaggero celeste si rivolse alla Vergine: “Rallegrati, piena di grazia” (Lc 1,28).
Perciò il popolo cristiano ha fatto proprio il cantico di lode che gli Ebrei elevarono a Giuditta e che noi abbiamo poc’anzi pregato come Salmo responsoriale: “Benedetta sei tu, figlia, / davanti al Dio altissimo / più di tutte le donne che vivono sulla terra” (Gdt 13,18).
Senza violenza, ma con il mite coraggio del suo “sì”, la Vergine ci ha liberati non da un nemico terreno, ma dall’antico avversario, dando un corpo umano a Colui che gli avrebbe schiacciato la testa una volta per sempre.
Ecco perché, sul mare della vita e della storia, Maria risplende come Stella di speranza. Non brilla di luce propria, ma riflette quella di Cristo, Sole apparso all’orizzonte dell’umanità.
Così che seguendo la Stella di Maria possiamo orientarci nel viaggio e mantenere la rotta verso Cristo, specialmente nei momenti oscuri e tempestosi.
«Respice stellam, voca Mariam»
Ma il testo più famoso sul titolo mariano è senz’altro l’omelia di san Bernardo di Chiaravalle, che, dopo aver identificato Maria con la stella di Giacobbe della profezia messianica di Balaam (Nm 24,17), esorta alla continua invocazione della Vergine, con un’espressione rimasta nella tradizione popolare: «Maria è la nobile e luminosa stella, alta su questo nostro immenso mare, che splende per i suoi meriti e ci illumina con i suoi esempi.
Se insorgono i venti della tentazione, se incorrerai nei pericoli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria (respice stellam, voca Mariam). Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, dell’invidia, guarda la stella, invoca Maria».
La vita umana è un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro e in burrasca. Maria indica la rotta non sostituendosi a Cristo, ma conducendo a Lui e riflettendo la sua luce.
Maria, donna della speranza
In questo modo Benedetto XVI rende possibile, da un lato, la riflessione sia sulla speranza che è diventata Maria per la fede dei credenti - per cui la Vergine è «stella di speranza» -, dall’altro, la meditazione sulla speranza che ha avuto Maria nella sua vita terrena - per cui ella appare come «donna di speranza».
Il vissuto dei fedeli nel corso dei secoli è alla base del riconoscimento di Maria quale punto di riferimento e di orientamento nel cammino della vita.
Tale esperienza è stata presto tematizzata dalla Chiesa, in Occidente come in Oriente, che ha contemplato nella Vergine una fonte di speranza per i credenti - «stella di speranza» la chiama Benedetto XVI -, sia in relazione alle attese “terrene” degli uomini, sia in vista della salvezza eterna.
Le testimonianze emergono in particolare nelle preghiere, prima ancora che nella riflessione teologica.
Il papa, nella Spe salvi, individua il principale motivo della legittimità di questo riferimento mariano alla speranza nel legame di Maria con Cristo nell’incarnazione: la madre di Gesù è «stella di speranza» perché «con il suo “sì” aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; […] diventò la vivente Arca dell’Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi (cf. Gv 1,14)».
Il fondamento cristologico di ogni affermazione su Maria, tuttavia, non deve far dimenticare che tutte le persone divine sono sempre coinvolte nella storia della salvezza e, dunque, anche nell’incarnazione.
Per questo, è tutta la Trinità che si rivela e che agisce come fonte della speranza per l’umanità e che come tale opera in Maria.
Il Rosario: una scuola di preghiera
L’insegnamento di Benedetto XVI sul "misterioso segreto del Rosario", ne ha evidenziato tutta la potenzialità: "Nel Rosario ci si concentra sulle figure di Cristo e di Maria, e i misteri meditati calmano l’anima, liberandola da preoccupazioni e sollevandola verso Dio".
Peter Seewald in un’intervista, chiedeva al futuro Papa Benedetto XVI se avesse una maniera particolare di recitare il Rosario - il Card. Ratzinger rispondesse con disarmante semplicità: "Lo faccio in modo molto semplice, proprio come i miei genitori mi hanno insegnato.
Entrambi hanno amato molto il Rosario. E più sono invecchiati più l’hanno amato. Invecchiando, si è sempre meno in grado di fare grossi sforzi spirituali e tanto più forte si sente l’esigenza di individuare un rifugio interiore e di farsi cullare dalle preghiere della Chiesa.
Anch’io prego nel modo in cui l’hanno fatto loro".
In un Messaggio ai giovani d’Olanda, il 21 Novembre 2005, in occasione della "Iª Giornata Nazionale dei Giovani Cattolici" scrive il: "Cari giovani amici, […] vi invito a cercare ogni giorno il Signore, che non desidera altro se non che siate realmente felici.
Intrattenete con Lui una relazione intensa e costante nella preghiera e, per quanto vi è possibile, trovate momenti propizi nella vostra giornata per restare esclusivamente in sua compagnia.
Se non sapete come pregare, chiedete che sia Lui stesso ad insegnarvelo e domandate alla sua celeste Madre di pregare con voi e per voi.
La recita del Rosario può aiutarvi ad imparare l’arte della preghiera con la semplicità e la profondità di Maria".
Relativamente al Santo Rosario, il Santo Padre ricorda con semplicità e profondità che «quando recitiamo la corona, Maria ci offre il suo cuore e il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo».
Nello stesso tempo «contempliamo l’intima partecipazione di Maria a questo mistero e la nostra vita in Cristo oggi, che pure si presenta tessuta di momenti di gioia e di dolore, di ombra e di luce, di trepidazione e di speranza».
E in effetti il Rosario consente di «crescere nell’intimità con Gesù alla scuola della Vergine Santa; è scuola di contemplazione e silenzio».
Santo Rosario🌹 uniti nella preghiera con una decina del rosario
Maria a Cana: attenzione ai bisogni degli altri
A Cana, «la Donna si accorge dei bisogni altrui e, volendo rimediare, li porta davanti al Signore».
A Cana, Gesù prefigura le nozze di Dio con l’uomo, «trasforma le nozze umane in un’immagine delle nozze divine, alle quali il Padre invita mediante il Figlio e nelle quali Egli dona la pienezza del bene, rappresentata nell’abbondanza del vino».
Maria mostra così che la fede non è estranea alle necessità concrete delle persone. Il suo sguardo riconosce la mancanza, la presenta a Gesù e rimane disponibile all’azione di Dio.
Maria, modello della Chiesa
Maria è la prima ad aver accolto Cristo e vive anche una relazione speciale con lo Spirito Santo e la Chiesa.
“Nella Pentecoste, la Vergine Madre appare nuovamente come Sposa dello Spirito, per una maternità universale nei confronti di tutti coloro che sono generati da Dio per la fede in Cristo.
Ecco perché Maria è per tutte le generazioni immagine e modello della Chiesa, che insieme allo Spirito cammina nel tempo invocando il ritorno glorioso di Cristo: ‘Vieni Signore Gesù’”.
Maria insegna a restare sempre in ascolto del Signore nel silenzio della preghiera, ad accogliere con generosa disponibilità la sua Parola col profondo desiderio di offrire noi stessi a Dio, la nostra vita concreta, affinché il suo Verbo eterno, per la potenza dello Spirito Santo, possa ancora “farsi carne” oggi, nella nostra storia.
Maria aiuta a seguire Gesù con fedeltà, a unirsi a Lui nell’offerta del Sacrificio, a portare nel cuore la gioia della sua Risurrezione e a vivere in costante docilità allo Spirito della Pentecoste.
La fede di Pietro e la fede di Maria si coniugano in questo Santuario. Qui si può attingere al duplice principio dell’esperienza cristiana: quello mariano e quello petrino.
Entrambi, insieme, aiutano a “ripartire da Cristo”, a rinnovare la fede, perché risponda alle esigenze del nostro tempo.
In modo complementare, anche san Pietro insegnerà a sentire e credere con la Chiesa, saldi nella fede cattolica; porterà ad avere il gusto e la passione dell’unità, della comunione, la gioia di camminare insieme con i pastori e, al tempo stesso, parteciperà l’ansia della missione, di condividere il Vangelo con tutti, di farlo giungere fino agli estremi confini della terra.
Maria e la bellezza del volto della Chiesa
“Seguiamo ed imitiamo Maria” e “tutta la nostra vita diventerà un Magnificat”. E’ l’amore per la Madre di Dio uno dei tratti distintivi della dimensione spirituale del Pontificato di Benedetto XVI.
Un Papa mariano, proprio come il suo amato predecessore Giovanni Paolo II. Un amore filiale che nasce da lontano.
Lasciamoci guidare da Maria all’incontro con Gesù. In ogni udienza, discorso, omelia Benedetto XVI affida sempre i fedeli alla Vergine.
E’ Lei con la sua umiltà, ripete in mille occasioni, ad indicarci la via per raggiungere il cuore di Suo Figlio.
Sono Maria e il suo Bambino, con la loro “indifesa potenza”, sottolinea, a vincere il “rumore delle potenze del mondo”.
“La gloria di Dio non si manifesta nel trionfo e nel potere di un re, non risplende in una città famosa, in un sontuoso palazzo, ma prende dimora nel grembo di una vergine, si rivela nella povertà di un bambino.
L’onnipotenza di Dio, anche nella nostra vita, agisce con la forza, spesso silenziosa, della verità e dell’amore”.
Il Papa rileva che questi Santuari non sono “cattedrali nel deserto”, ma oasi dello spirito inserite nel loro territorio quale esempio di “una civiltà dell’amore”.
Maria Immacolata nella vita della città
Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza.
Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli.
Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20) - come scrive l’apostolo Paolo.
Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.
Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci.
Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.
La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male.
Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso!
Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo.
E’ la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio.
La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore.
E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati.
Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo.
Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene.
Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.
I santuari mariani e la vicinanza di Maria
Un luogo caro a Ratzinger che ha contribuito sicuramente a segnare la sua formazione sensibilità mariana è il Santuario di Altötting. La frequentazione di questa casa di Maria ha plasmato la sua spiritualità.
Al Santuario di Altötting, nella "sua" Baviera, Joseph Ratzinger si è recato più volte. In uno dei suoi pellegrinaggi, il 28 Agosto 2002, aveva lasciato scritto nel registro del Santuario: "Nel Santuario della Madre di Dio, ad Altötting, sperimentiamo la bontà della mamma e la forza invincibile della Madre Chiesa.
Preghiamo Maria affinché sia conservata viva la fede nel nostro Paese. Un grazie cordiale a tutti quelli che si impegnano in questo Santuario perché continui a rimanere un luogo di grazia e di fede".
Nella sua autobiografia La mia vita, egli dedica addirittura una intera pagina al Santuario, quando ricorda il tempo lontano della sua fanciullezza.
"Proprio negli anni della mia infanzia - scrive - Altötting ritrovava un nuovo splendore, quando venne beatificato e poi canonizzato Corrado da Parzham, il santo frate portinaio.
In quest’uomo, umile e benevolo, noi vedevamo incarnato il meglio della nostra gente, condotta dalla fede alla realizzazione delle sue più belle possibilità".
Benedetto XVI si reca pellegrino nei principali Santuari mariani del mondo. Da quello a lui familiare di Altötting ai Santuari di Lourdes, Fatima, Częstochowa e ancora Mariazell in Austria e Aparecida in Brasile.
Prega la Vergine a Pompei e a Loreto. Significativo, poi, che il suo ultimo viaggio pastorale in Italia sia proprio ad un Santuario mariano, quello di Loreto.
La tradizione vuole che il cuore di questo luogo sia la casa in cui ha vissuto Maria. Ma Papa Benedetto parla di un’altra casa, che va ben oltre le pietre di un edificio.
E’ Maria la “casa vivente” che accoglie Gesù: “Dove abita Dio, dobbiamo riconoscere che tutti siamo ‘a casa’: dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono più stranieri.
Maria, che è madre di Cristo è anche nostra madre, ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nella volontà del Figlio”.
Maria nella vita quotidiana
La riflessione di Benedetto XVI sulla Madonna non rimane astratta, ma conduce a gesti concreti. Ciò significa fare spazio a Dio ogni giorno nella nostra vita, iniziando al mattino con la preghiera e poi dedicando tempo a Dio, dedicando la domenica a Dio.
Maria insegna ad accogliere Cristo nella vita e a donarlo al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, “perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv 3,17).
Maria invita a custodire la Parola, a meditare nel cuore, a riconoscere i bisogni degli altri e a trasformare la fede in servizio.
Maria vi insegna a restare sempre in ascolto del Signore nel silenzio della preghiera, ad accogliere con generosa disponibilità la sua Parola col profondo desiderio di offrire voi stessi a Dio, la vostra vita concreta, affinché il suo Verbo eterno, per la potenza dello Spirito Santo, possa ancora “farsi carne” oggi, nella nostra storia.
Il bene vince e, se a volte può apparire sconfitto dalla sopraffazione e dalla furbizia, in realtà continua ad operare nel silenzio e nella discrezione portando frutti nel lungo periodo.
Questo è il rinnovamento sociale cristiano, basato sulla trasformazione delle coscienze, sulla formazione morale, sulla preghiera; sì, perché la preghiera dà la forza di credere e lottare per il bene anche quando umanamente si sarebbe tentati di scoraggiarsi e di tirarsi indietro.
In questo giorno di festa, ringraziamo il Signore per il dono di questa Madre e chiediamo a Maria di aiutarci a trovare la strada giusta ogni giorno. Amen.