Il pellegrinaggio penitenziale di Papa Francesco in Canada si è svolto dal 24 al 30 luglio 2022. Il viaggio apostolico ha toccato Edmonton, Maskwacîs, Québec e Iqaluit ed è stato dedicato soprattutto all’incontro con le popolazioni indigene, alla richiesta di perdono e al cammino di guarigione e riconciliazione.
Il Pontefice è partito da Roma domenica 24 luglio 2022 e ha concluso la visita sabato 30 luglio con la cerimonia di congedo all’aeroporto di Iqaluit e il rientro a Roma. Il motto del viaggio era “Camminare insieme”, espresso in inglese e in francese, le lingue ufficiali del Canada.
Le date e le tappe del pellegrinaggio in Canada
| Data | Luogo o appuntamento principale |
|---|---|
| 24 luglio 2022 | Partenza da Roma e arrivo a Edmonton |
| 25 luglio 2022 | Incontri con le popolazioni indigene a Maskwacîs e nella chiesa del Sacro Cuore |
| 26 luglio 2022 | Messa al Commonwealth Stadium e pellegrinaggio in onore di Sant’Anna sulle rive del Lac Saint-Anne |
| 27 luglio 2022 | Incontri istituzionali e appuntamenti pubblici nella provincia del Québec |
| 28 luglio 2022 | Messa al santuario nazionale di Sainte-Anne-de-Beaupré e vespri nella cattedrale di Notre-Dame de Québec |
| 29 luglio 2022 | Incontri in Québec, partenza per Iqaluit e incontro con alcuni ex alunni delle scuole residenziali |
| 30 luglio 2022 | Incontro con giovani e anziani, cerimonia di congedo e rientro a Roma |
Perché fu definito “pellegrinaggio penitenziale”
Papa Francesco definì il viaggio un “pellegrinaggio penitenziale” perché intendeva incontrare le Prime Nazioni, gli Inuit e i Métis, ascoltare le loro testimonianze e chiedere perdono per il ruolo avuto da alcuni cristiani nelle politiche di assimilazione culturale imposte alle popolazioni native.
“Mi accingo a compiere un pellegrinaggio penitenziale e spero che, con la grazia di Dio, possa contribuire al cammino di guarigione e riconciliazione intrapreso già - aveva commentato Francesco - Purtroppo in Canada molti cristiani, compresi alcuni membri di istituti religiosi, hanno contribuito alle politiche di assimilazione culturale che in passato hanno gravemente danneggiato in diversi modi le comunità native”.
Il viaggio si è svolto sullo sfondo del lungo processo di verità e riconciliazione relativo alle scuole residenziali, affidate dal governo canadese a Chiese cristiane nell’ambito della politica di assimilazione forzata promossa dallo Stato canadese tra il 1870 e il 1996, quando l’ultima di esse fu chiusa.
Un viaggio fatto da vari momenti di incontro personale per ribadire la “vicinanza” di Papa Bergoglio a quelle comunità, come risposta concreta ai dialoghi svoltisi in Vaticano a fine marzo e inizio aprile scorsi, che hanno avuto come sfondo il lungo processo di verità e riconciliazione sulla drammatica vicenda degli oltre 150mila bambini indigeni costretti a frequentare le “scuole residenziali” affidate dal governo, con scarsi finanziamenti, a Chiese cristiane (cattolica, protestante e anglicana) nell’ambito della politica di assimilazione forzata promossa per oltre un secolo dallo Stato canadese tra il 1870 e il 1996, quando l’ultima di esse fu chiusa.
Le popolazioni incontrate da Papa Francesco
Il programma della trentasettesima visita internazionale prevedeva incontri con le tre principali popolazioni originarie dell’immenso Paese nordamericano: Prime Nazioni, Inuit e Métis.
Le “First nations” rappresentano la comunità predominante di indigeni nella parte meridionale del territorio della nazione nordamericana, gli Inuit fanno parte di uno dei gruppi principali che abitano la zona artica e i Métis, situati nell’area più occidentale del Paese, sono i meticci discendenti dall’unione fra indigeni ed europei.
Il viaggio fu organizzato in diversi luoghi scelti proprio per favorire l’ascolto delle popolazioni indigene e per consentire al Papa di incontrare comunità appartenenti alle diverse regioni del Canada.
Edmonton, in particolare, ospita il secondo maggior numero di popolazioni indigene che vivono nei centri urbani canadesi. Iqaluit, invece, ospita la più alta popolazione di Inuit (3.900).

Il programma del viaggio del 24 luglio 2022
Roma, domenica, 24. luglio, 2022 9:25 (ACI Stampa). Inizia il 37esimo viaggio apostolico di Papa Francesco.
Il Pontefice è partito alle ore 9.16 dall'Aereoporto di Fiumicino e arriverà a Edmonton alle ore 19.20 di Roma circa. Francesco percorrerà 8.430 km e sorvolerà l’Italia, la Svizzera, la Francia, il Regno Unito, l’ Islanda e la Danimarca (Groenlandia) e infine raggiungerà il Canada per il suo “pellegrinaggio penitenziale”.
Le attività del Papa sul suolo canadese sono iniziate il 24 luglio all’aeroporto di Edmonton; alcuni rappresentanti di First Nations, Metis e Inuit, in costume tradizionale, hanno accolto il Pontefice con un canto rituale eseguito coralmente.
Gli appuntamenti a Edmonton e Maskwacîs
Il 25 luglio erano in programma i primi due appuntamenti: alle 10 (UTC-6), la visita alle popolazioni indigene nelle riserve di Maskwacìs, 100 chilometri a sud di Edmonton; alle 16:45, un nuovo incontro con gli indigeni nella chiesa del Sacro Cuore alla presenza della comunità parrocchiale.
Il 26 luglio, festa dei santi Gioacchino e Anna, molto sentita dalle popolazioni indigene, Papa Francesco celebrò la Messa presso il “Commonwealth Stadium” e in serata partecipò al pellegrinaggio in onore di Sant’Anna sulle rive del Lac St. Anne.
Due le messe: la prima in uno stadio ad Edmonton il 26, festa dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Beata Vergine Maria, dunque con una particolare intenzione per i nonni; la seconda al santuario nazionale di Sainte Anne de Beaupré, Québec, il 28, “per la riconciliazione”.
La tappa nella provincia del Québec
Durante la seconda tappa nella provincia del Québec, il Papa ha incontrato le autorità canadesi, ha celebrato la Santa Messa per gli indigeni e altri pellegrini in un santuario a Beaupré e ha tenuto i vespri con il clero e gli operatori pastorali.
Il Papa ha ascoltato prima il Primo Ministro Justin Trudeau e poi il Governatore Generale Inuit Mary Simon, in rappresentanza della Regina Elisabetta II e seduta alla destra del Pontefice.
Francesco ha tenuto una masterclass sulla dottrina sociale della Chiesa. È successo il 27 luglio alle 17.00, prima che Bergoglio si tuffasse con la sua papamobile in un bagno di folla - le migliaia di appassionati che lo seguivano su un maxischermo nel parco storico della Piana di Abramo.
Il discorso del capo di Stato vaticano è stato pronunciato in un’atmosfera protocollare. Era chiaro che il Papa aveva fatto i compiti a casa. Voleva ispirarsi al simbolo canadese per eccellenza, la foglia d’acero.
La cura del creato e il simbolo della foglia d’acero
Già “le popolazioni native estraevano dagli aceri la linfa da cui ricavavano sciroppi nutrienti. Nella loro operosità erano attenti alla salvaguardia della terra e dell’ambiente, fedeli a una visione armonica del creato. che insegna all’uomo ad amare il Creatore e a vivere in simbiosi con gli altri esseri viventi.
C’è molto da imparare dalla loro capacità di ascoltare Dio, le persone e la natura. Ne abbiamo bisogno . nell’odierno . turbine . caratterizzato da un costante “accelerazione”che ostacola uno sviluppo veramente umano, sostenibile e integrale (cfr. Laudato si’18), generando in definitiva una “società della stanchezza e della disillusione”, che ha bisogno della contemplazione, del gusto genuino delle relazioni”.
“Le grandi foglie d’acero. assorbono l’aria inquinata e ripristinano l’ossigeno, si meravigliano della bellezza del creato e. i valori sani presenti nelle culture indigene sono un’ispirazione per tutti noi e possono aiutarci a guarire dalle abitudini dannose dello sfruttamento. del creato, delle relazioni, del tempo”.
Il viaggio ebbe sullo sfondo anche un tema caro che unisce le preoccupazioni del Papa e di quei popoli: la cura del creato.
La richiesta di perdono e il tema della riconciliazione
Durante la visita Papa Francesco si è scusato per l’ennesima volta, deplorando le passate politiche di assimilazione, disimpegno e deculturazione.
Ha ribadito che “è tragico quando alcuni credenti, come è accaduto in quel periodo storico, non si conformano al Vangelo ma alle convenienze del mondo”.
Il Papa, nel predicare, ha osservato che la sua omelia potrebbe essere intitolata: “Dal fallimento alla speranza”. Ha commentato l’episodio alla fine del Vangelo di Luca in cui due discepoli disillusi di Gesù fuggono da Gerusalemme.
Ha detto che Cristo risolve le nostre tragedie attraverso il suo mistero pasquale. È l’unico modo per andare avanti in situazioni come la storica colonizzazione dei popoli indigeni.
Il risentimento non guarisce. Dobbiamo evitare di accusarci a vicenda, come Adamo ed Eva dopo il peccato, o di avere una discussione sterile, come i due camminatori.
L’unica via d’uscita, se si vuole una vera riconciliazione, è quella che Gesù spiega ai suoi due discepoli. Cristo ci dà una via d’uscita dal labirinto della nostra storia.
L’Eucaristia guarisce. Emmaus mostra la tentazione di fuggire - che è fuga, non risoluzione. Gesù è venuto a camminare con noi.
La visita a Sainte-Anne-de-Beaupré
La seconda Messa del viaggio si è svolta il 28 luglio 2022 al santuario nazionale di Sainte-Anne-de-Beaupré, uno dei luoghi di pellegrinaggio più antichi e popolari del Nord America.
Nel 1658 la nave di alcuni marinai bretoni affondò al largo delle coste della Nuova Francia, l’odierno Quebec. Promisero a Sant’Anna che se si fossero salvati le avrebbero costruito una cappella, che fu all’origine dell’attuale Basilica, costruita nel secolo scorso.
Gli indigeni si sono subito innamorati della nonna di Gesù, e questa mattina il Papa l’ha guardata a lungo, come un nipote devoto.
Mentre lo faceva dalla sua sedia a rotelle alla fine della messa di riconciliazione, una donna indigena è salita spontaneamente sull’altare e gli ha messo in braccio il figlioletto visibilmente deforme.
La Basilica di Sainte-Anne-de-Beaupré è uno dei siti di pellegrinaggio attivi più significativi del Nord America, con una storia di importanza religiosa che risale al 1658.
La devozione a Sant’Anna in questo luogo risale al 1658, quando fu costruita una piccola cappella vicino all’attuale posizione della basilica.
Secondo la storia canonica del santuario, un marinaio normanno di nome Louis Guimont fu guarito dal reumatismo mentre aiutava a costruire la cappella e attribuì la sua guarigione all’intercessione di Sant’Anna.
La storia della guarigione è fondamentale per l’identità del santuario: nel giro di anni, altri miracoli di guarigione segnalati attirarono pellegrini da tutta la Nuova Francia.
Il pellegrinaggio attirava non solo i coloni francesi ma anche i popoli indigeni, in particolare gli Huron-Wendat e i Mi’kmaq, che incorporarono la venerazione di Sant’Anna nelle tradizioni spirituali esistenti.
La basilica attuale è la quarta chiesa sul sito. Le prime tre furono distrutte da incendi, alluvioni e cedimenti strutturali.
La presente struttura romanico-bizantina fu progettata dagli architetti Maxime Roisin e Louis N. Audet e consacrata nel 1922, anche se la costruzione e la finitura degli interni continuarono per decenni.
Fu elevata allo status di basilica minore da Papa Giovanni Paolo II nel 1984, una designazione che riflette la sua importanza nella Chiesa cattolica canadese.
La principale stagione del pellegrinaggio va da fine luglio a inizio agosto, incentrata sulla festa di Sant’Anna il 26 luglio.La Messa e il messaggio “dal fallimento alla speranza”
Il Papa ha predicato che la sua omelia potrebbe essere intitolata: “Dal fallimento alla speranza”. Ha commentato l’episodio alla fine del Vangelo di Luca in cui due discepoli disillusi di Gesù fuggono da Gerusalemme.
“Non c’è niente di peggio, di fronte alle difficoltà della vita, che fuggire da esse. È una tentazione del nemico, che minaccia il nostro cammino spirituale e il cammino della Chiesa; vuole farci credere che la sconfitta è definitiva, vuole paralizzarci con l’amarezza e la tristezza, convincerci che non c’è niente da fare e che quindi non vale la pena di trovare un modo per ricominciare”.
“Noi che condividiamo l’Eucaristia in questa Basilica possiamo anche rileggere molti eventi della storia. In questo stesso luogo c’erano già tre chiese, ma c’erano anche persone che non si sono tirate indietro di fronte alle difficoltà, e sono state capaci di sognare ancora nonostante i loro errori e quelli degli altri.
Così, quando cento anni fa un incendio devastò il santuario, non si lasciarono sconfiggere, costruendo questa chiesa con coraggio e creatività.
E tutti coloro che condividono l’Eucaristia dalla vicina Piana di Abramo, tramite schermo gigante, possono anche percepire lo spirito di coloro che non si sono lasciati rapire dall’odio della guerra, dalla distruzione e dal dolore, ma che hanno saputo progettare una città e un Paese nuovi.
I vespri nella cattedrale di Notre-Dame de Québec
Il 28 luglio Papa Francesco ha presieduto anche i vespri nella cattedrale di Notre-Dame de Québec, davanti a quasi un centinaio di vescovi, a molti sacerdoti e ad altre persone.
Francesco ha parlato loro del secolarismo e della responsabilità pastorale e dell’evangelizzazione, che porta sempre gioia.
Non c’è bisogno di essere funzionari del sacro. Li ha incoraggiati a predicare un Gesù vivo in modo vivace, a essere testimoni credibili, a evitare a tutti i costi una tentazione diabolica molto attuale: quella del pessimismo negativo.
La prima cosa è “far conoscere Gesù”. Nei deserti spirituali del nostro tempo, generati dal secolarismo e dall’indifferenza, è necessario tornare al primo annuncio.
Ha concluso come segue: “Per favore, non chiudiamoci nella ‘regressione’, andiamo avanti con gioia! Mettiamo in pratica le parole che abbiamo rivolto a San Francesco di Laval: Sei stato l’uomo della condivisione, visitare i malati, vestire i poveri, lotta per la dignità dei popoli indigeni, sostenere i missionari affaticati, sempre pronto a tendere la mano a chi stava peggio di te.
Quante volte i vostri progetti sono andati in frantumi, ma sempre, li rimettete in piedi. Avevate capito che l’opera di Dio non è fatta di pietra, e questo, in questa terra di sconforto, era necessario un costruttore di speranza.
Vi ringrazio per tutto quello che fate e vi benedico di cuore. Per favore, continuate a pregare per me”.
La tappa di Iqaluit e la conclusione del viaggio
Nella mattinata del 29 luglio Papa Francesco ha avuto un incontro privato con i membri della Compagnia di Gesù e successivamente con una delegazione di indigeni presenti in Québec, prima della partenza in aereo per Iqaluit, a sud del Circolo Polare Artico.
A Iqaluit il Papa ha vissuto l’incontro privato con alcuni alunni delle ex “Scuole residenziali”, istituite tra la fine dell’Ottocento e gli ultimi decenni del Novecento dal governo canadese e affidate alle Chiese cristiane locali, tra cui quella cattolica, per assimilare culturalmente i bambini indigeni.
L’ultimo incontro, prima della cerimonia di congedo presso l’aeroporto di Iqaluit e il rientro a Roma, è stato con i giovani e con gli anziani.
“Preghiamo affinché questo pellegrinaggio sia un altro passo significativo nel lungo cammino di guarigione, riconciliazione e speranza”.
Il precedente pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Canada
Papa Francesco è stato il secondo Papa a compiere un viaggio apostolico in Canada. San Giovanni Paolo II aveva visitato il Paese nel 1984, nel 1987 e nel 2002.
Prima di lui Giovanni Paolo II si recò in Canada nel 1984, dal 9 al 20 settembre, per dodici giorni toccando ben quattordici città, tra le quali anche Québec ed Edmonton; nel 1987, il 20 settembre, quando sull’isoletta di Fort Simpson celebrò la messa per i popoli indigeni annullata nel viaggio precedente a causa della nebbia; e nel 2002, dal 23 al 29 luglio, per la Giornata mondiale della Gioventù di Toronto.
In occasione del 37.mo viaggio apostolico di Papa Francesco ripercorriamo quello di San Giovanni Paolo II nel 1984 nel Paese nordamericano e la visita nel 1987 Fort Simpson.
In quelle circostanze il Pontefice polacco ha incontrato i rappresentanti delle popolazioni aborigene e sottolineato che “è giunta l’ora di fasciare le ferite, di sanare tutte le divisioni”.
La visita del 1984
Il Pontefice polacco è arrivato il 9 settembre in Québec ed è poi tornato da Ottawa il 20 settembre. Durante quel viaggio di 12 giorni ha incontrato i rappresentanti delle popolazioni indigene che vivono nel territorio canadese.
Il 10 settembre del 1984, all’indomani del suo arrivo in Canada, Papa Wojtyła ha incontrato diversi gruppi appartenenti a popolazioni indigene presso il Santuario di St. Anne de Beaupré a Québec, un luogo di culto e di pellegrinaggio secolare nel Nord America.
Nel discorso pronunciato in quella occasione Papa Giovanni Paolo II ha posto l’accento sull’importanza della “riconciliazione tra i popoli”.
“Se noi crediamo veramente che Dio ci ha creato a sua immagine - ha affermato - noi dovremmo essere in grado di accettarci l’un l’altro con le nostre diversità e nonostante le nostre limitazioni e i nostri peccati”.
Rivolgendosi alle popolazioni indigene Papa Wojtyła ha poi affermato: “Ricordate senza dimenticarvene mai che la Chiesa di Gesù Cristo è la vostra Chiesa. Essa è il luogo in cui il sole della parola vi illumina, dove voi trovate il nutrimento e la forza per continuare sulla vostra via”.
Il messaggio sui diritti dei popoli aborigeni
Il programma del viaggio apostolico di Papa Giovanni Paolo II in Canada nel 1984 comprendeva anche un evento a Fort Simpson, dove era previsto un incontro con i membri dell’Assemblea delle “First Nations”, del Consiglio indigeno del Canada, dell’Inuit Tapirisat del Canada e del Consiglio nazionale Métis.
A causa del maltempo, il Pontefice atterrò invece all’aeroporto Yellowknife, da dove trasmise il messaggio preparato per quell’occasione e incentrato sui diritti dei popoli aborigeni.
Nel messaggio Papa Giovanni Paolo II ha ricordato alcune delle ferite che hanno segnato la vita delle popolazioni indigene: “La storia ci documenta con chiarezza come nei secoli la vostra gente sia stata ripetutamente vittima dell’ingiustizia ad opera dei nuovi arrivati i quali, nella loro cecità, spesso considerarono inferiore la vostra cultura”.
“È giunta l’ora di fasciare le ferite, di sanare tutte le divisioni. È tempo di perdono, di riconciliazione e di impegno a costruire relazioni nuove”.
“Oggi voglio proclamare quella libertà che è richiesta per una giusta ed equa misura di autodeterminazione nella vostra vita di popoli autoctoni. In unione con tutta la Chiesa, proclamo tutti i vostri diritti, e i relativi doveri.
E condanno l’oppressione fisica, culturale e religiosa, e tutto ciò che in qualche modo potrebbe privare voi o un qualsiasi gruppo di quanto a giusto diritto vi appartiene”.
La visita a Fort Simpson nel 1987
Papa Giovanni Paolo II si è recato in Canada anche nel 1987. Il 20 settembre di quell’anno ha raggiunto Fort Simpson, dove tre anni prima non si era potuto recare a causa delle cattive condizioni atmosferiche.
All’evento erano presenti, in rappresentanza dei popoli aborigeni del Canada, circa 8 mila persone.
In quella giornata il Papa ha benedetto l’acqua, il fuoco, l’aria e il vento. Rivolgendosi poi ai popoli aborigeni canadesi, il Pontefice ha ribadito il diritto “a una giusta ed equa misura di autogoverno, assieme a un terreno proprio, e a risorse adeguate e necessarie per lo sviluppo di un’economia vitale, adeguata alle necessità della generazione presente e di quelle future”.
“L’anima dei popoli indigeni del Canada - ha sottolineato Giovanni Paolo II - è assetata dello Spirito di Dio, perché ha sete di giustizia, di pace, di amore, di bontà, di fortezza, di responsabilità e di dignità umana”.
Il 20 settembre del 1987 Papa Wojtyła ha anche presieduto la Santa Messa a Camp Ground di Fort Simpson.
Nell’omelia ha lanciato un appello ai popoli indigeni, specialmente ai giovani, affinché assumano “ruoli di responsabilità” e mettano a disposizione i talenti “per l’edificazione della Chiesa” tra i popoli aborigeni.
“Come popolazioni indigene dovete affrontare una prova decisiva: quella di promuovere i valori religiosi, culturali e sociali che sosterranno la vostra dignità umana e garantiranno il vostro futuro benessere.
Il vostro senso di condivisione, la vostra comprensione della comunità degli uomini radicata nella famiglia, i rapporti tanto preziosi tra i vostri anziani e i vostri giovani, la vostra visione spirituale della creazione che esige la cura e la protezione dell’ambiente con senso di responsabilità: tutti questi aspetti tradizionali del vostro modo di vivere devono essere salvaguardati e tenuti in grande considerazione”.
Papa Francesco in Canada, il programma del viaggio apostolico
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