Pianta della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Modena

La Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano ha una pianta basilicale romanica a tre navate, priva di transetto sporgente, con presbiterio sopraelevato sulla cripta e tre absidi orientate. L’impianto utilizza come modulo compositivo la campata di base quadrata, una delle strutture più significative dell’architettura romanica europea.

La struttura progettata da Lanfranco è organizzata da un’alternanza di colonne e pilastri, che separano la navata centrale dalle due navate laterali e sostengono grandi archi a tutto sesto. Il presbiterio sopraelevato, la cripta sottostante e il sistema delle absidi costituiscono il fulcro liturgico e architettonico dell’edificio.

Pianta basilicale del Duomo di Modena

Schema della pianta del Duomo di Modena

ElementoCaratteristiche
ImpiantoPianta basilicale
NavateTre navate
TransettoSenza transetto sporgente; il falso transetto fu inserito successivamente
CampateLa navata centrale è scandita da cinque campate
PresbiterioSopraelevato sopra la cripta
CriptaA tre navate, estesa per tutta l’ampiezza del presbiterio
AbsidiTre absidi, con l’abside centrale maggiore
Copertura originariaSoffitto a travature lignee e capriate
Copertura attuale della navata centraleQuattro volte a crociera aggiunte tra il 1437 e il 1455

Origine dell’impianto e fondazione della cattedrale

La cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano è un capolavoro dello stile romanico ed è stata edificata dall’architetto Lanfranco nel sito del sepolcro di san Geminiano, patrono di Modena, dove in precedenza, a partire dal V secolo, erano state già erette due chiese.

Il primo mattone per la costruzione della Cattedrale viene posato il 9 giugno 1099 proprio là dove sorgeva la precedente chiesa. L’edificazione di questo nuovo edificio religioso viene fortemente sostenuta non solo dal clero ma da tutta la popolazione e dalla contessa Matilde di Canossa, governatrice di un vasto territorio che comprendeva Lombardia, Emilia e Romagna.

Il cantiere, affidato all’architetto Lanfranco, risale al 1099 ed ha come compito quello di dare una nuova Cattedrale alla città ed una nuova sepoltura al suo patrono, San Geminiano. Lanfranco sceglie un motivo unificante per interno ed esterno, ovvero il triforio entro una grande arcata, donando eleganza all’insieme.

Lanfranco, tuttavia, seppe compiere una grande impresa: costruire questa chiesa in soli sette anni, dal 1099 al 1106. Già nell’ottobre del 1106, infatti, giunse da Roma papa Pasquale II, chiamato da Matilde per officiare la traslazione dei resti di san Geminiano e consacrare l’altare.

L’intero edificio venne tuttavia consacrato solo più tardi, nel 1184, da Papa Lucio III. La Cattedrale, insieme alla torre Ghirlandina e a Piazza Grande, dal 1997 fa parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità tutelata dall’UNESCO.

La pianta basilicale a tre navate

La pianta della chiesa è di tipo basilicale, a tre navate, senza transetto sporgente, mentre la facciata a salienti evidenzia i rapporti interni tra navata centrale e navate laterali.

Il Duomo di Modena ha una pianta a tre navate priva di transetto con presbiterio sopraelevato, in quanto sotto si trova la cripta che conserva il sepolcro di San Geminiano. Le tre navate sono separate da grandi archi a tutto sesto, che poggiano su pilastri compositi alternati a colonne.

L’impianto dell’edificio è suddiviso in tre navate con falsi matronei; imponenti pilastri cruciformi scandiscono le cinque campate della navata centrale alternati a colonne di marmo sormontate dai capitelli a decoro vegetale di Wiligelmo.

Grandi archi a tutto sesto, poggianti su pilastri compositi alternati a colonne, separano le tre navate. Sulla navata centrale si affacciano due finti matronei, così chiamati perché privi di pavimento, quindi non percorribili, con arcate divise in trifore.

La navata centrale

La navata centrale costituisce l’asse principale della pianta e conduce dalla facciata al presbiterio sopraelevato. La sua scansione interna è affidata alla successione regolare di pilastri e colonne, secondo un ritmo che articola lo spazio senza interromperne la continuità.

La navata centrale, in principio, era coperta da un soffitto a travature lignee, sostenuto da grandi archi trasversali dal profilo acuto, ancora oggi visibili. Fra il 1437 e il 1455 si procedette a sostituire questo tetto con una serie di quattro volte a crociera, sicuri che la struttura di Lanfranco avrebbe saputo sostenere il peso della nuova copertura.

D’altro canto, la presenza di pilastri e colonne alternati, già prevista dal progetto originario dell’architetto, è di per sé legato alla costruzione di un sistema di copertura voltato. Infatti, di solito, le volte della navata centrale poggiano sui pilastri, mentre quelle delle navate laterali vengono sostenute dalle colonne.

La scelta di Lanfranco di coprire un sistema di sostegno complesso con un semplice tetto di legno fu guidata o da necessità economiche o da criteri puramente estetici, analoghe soluzioni furono adottate sia in Normandia sia in Lombardia.

Le navate laterali

Le due navate laterali accompagnano longitudinalmente la navata centrale e sono separate da essa mediante archi a tutto sesto. La loro presenza completa l’impianto basilicale e sostiene il sistema spaziale dei matronei, delle logge e del presbiterio sopraelevato.

È possibile che Lanfranco avesse inizialmente previsto di realizzare, a questo livello, una galleria praticabile, mettendo in opera un solaio ligneo sopra le navate laterali, e che poi, per qualche motivo, abbia rinunciato a tale soluzione.

Il cleristorio è aperto da piccole finestre dalle quali filtra una debole luce. L’illuminazione interna, soprattutto quando le porte sono chiuse, contribuisce a creare un’atmosfera di raccoglimento e di austera monumentalità.

Il presbiterio sopraelevato

Il presbiterio sopraelevato è uno degli elementi più caratteristici della pianta del Duomo di Modena. La sua posizione rialzata deriva dalla presenza della cripta sottostante e separa visivamente l’area destinata al clero dal corpo longitudinale delle navate.

La cripta in cui è deposto il sepolcro di Geminiano è sotterranea, mentre il presbiterio è sopraelevato sul modello di Cluny. L’interno si conclude con il presbiterio sopraelevato, accessibile da due scale laterali, e con le tre absidi.

L’area sopraelevata, un tempo riservata al clero, è raggiungibile salendo due scalinate laterali. Il presbiterio è chiuso al centro da due ordini di colonnette, che impediscono di avvicinarsi al coro ligneo intarsiato che occupa l’abside centrale, opera di Cristoforo e Lorenzo Canozi, detti da Lendinara.

La tomba del santo diventa sostegno per il livello soprelevato del presbiterio, luogo sacro per eccellenza della chiesa, il quale si offre, in tal modo, come autorevole palcoscenico.

Il pontile del presbiterio

Il pontile del presbiterio precede l’ingresso alla cripta e costituisce una struttura architettonica e scultorea strettamente collegata alla pianta sopraelevata dell’area presbiteriale.

È stato attribuito al campionese Anselmo da Campione, attivo a Modena nella prima metà del XIII secolo, il progetto dello splendido pontile del presbiterio, sorretto da colonne poggianti alcune su telamoni, uomini di fede che sorreggono la chiesa, altre su leoni stilofori accucciati sulle loro prede, i peccatori.

I bassorilievi rappresentano, nell’ambone curvilineo e aggettante, Cristo in maestà, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa; a partire dall’ambone, e continuando sul parapetto rettilineo, si dispiegano alcune scene della Passione di Cristo.

Queste ultime non sono di Anselmo ma di un suo allievo, rimasto anonimo e noto come Maestro campionese della Passione.

La cripta nella pianta della cattedrale

La cripta occupa lo spazio sottostante il presbiterio e si sviluppa per tutta l’ampiezza dell’area sopraelevata. La sua posizione è direttamente legata alla presenza del sepolcro di san Geminiano, che costituisce il centro spirituale e architettonico dell’edificio.

Per tutta l’ampiezza del presbiterio si sviluppa la cripta, a tre navate, sostenuta da colonnine con capitelli d’arte lombarda della fine dell’XI secolo. Nell’abside centrale si trova il Sepolcro di San Geminiano; nell’abside destra, il gruppo in terracotta policroma della Madonna della Pappa di Guido Mazzoni.

Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo, conservate in una semplice urna del IV secolo ricoperta da una lastra di pietra e sorretta da colonne di spoglio.

Sul fondo della navata principale, tre ampie arcate trasversali indicano che la bella cripta, luogo di sepoltura di san Geminiano, sbuca dal sottosuolo, rendendosi visibile ai fedeli.

Cripta e presbiterio sopraelevato Modena

Le absidi della cripta

La cripta si conclude in corrispondenza delle tre absidi della cattedrale. L’abside centrale custodisce il sepolcro di san Geminiano, mentre l’abside destra ospita il gruppo in terracotta policroma della Madonna della Pappa.

La cripta è famosa per le colonne decorate con bellissimi capitelli in stile corinzio, riconoscibili per le decorazioni con foglie di acanto, della scuola di Wiligelmo.

In questa stessa cripta è possibile ammirare l’opera “Presepe” dello scultore rinascimentale Guido Mazzoni, Paganino, nota anche come “Madonna della pappa”.

Dalla cripta è ammirabile anche la controfacciata della cattedrale, con il rosone che illumina la navata centrale. Alla cripta si accede attraverso un arco innalzato da colonne a loro volta sorrette da due leoni, in celebrazione della natura umana.

Le tre absidi

La parte orientale della pianta è conclusa da tre absidi: una maggiore al centro e due laterali. Questa soluzione permette di organizzare in modo gerarchico lo spazio liturgico e di collegare il presbiterio alla cripta sottostante.

Il cleristorio è aperto da piccole finestre dalle quali filtra una debole luce. Bellissimi anche i mosaici delle tre absidi, a cui si accede attraverso delle scalette poste ai lati dell’Altar Maggiore.

L’àbside centrale è decorata dal mosaico Incoronazione della Vergine. Nell’abside centrale si trova inoltre il coro ligneo intarsiato, che segue l’andamento curvilineo della parete absidale.

Il coro ligneo nell’abside centrale

Il coro ligneo occupa attualmente la parte terminale dell’abside principale del Duomo, della quale segue l’andamento curvilineo, dividendosi in due parti simmetriche ai lati di uno spazio vuoto corrispondente alla finestra centrale.

È composto da trentaquattro stalli, venti nell’ordine superiore, destinato ai canonici, e quattordici più piccoli in quello inferiore, destinato ai mansionari.

La posizione e l’aspetto attuali del coro non corrispondono a quanto realizzato in origine: molteplici e non del tutto chiarite vicende hanno determinato uno sconvolgimento generale del suo assetto originario, penalizzandone la comprensione strutturale ed estetica.

Il coro maggiore del Duomo venne realizzato dai fratelli Cristoforo e Lorenzo Canozi da Lendinara, appartenenti ad un’abile famiglia di intarsiatori lignei, in sostituzione di un precedente coro di cui non si hanno notizie precise.

La facciata e il rapporto con la pianta

La facciata a salienti rende leggibile all’esterno la distribuzione interna delle navate. I tetti spioventi di altezze diverse seguono infatti la gerarchia della navata centrale e delle navate laterali.

La facciata del duomo è idealmente inscrivibile in un quadrato, è a salienti, con tetti a spioventi di altezze diverse che disegnano la forma interna delle navate.

Due alti pilastri, coronati da torrette poligonali, marcano la larghezza e l’altezza della navata centrale. La facciata, divisa in tre campiture da due paraste, è a salienti con tetti spioventi di altezze diverse che disegnano la forma interna delle navate.

Il portale maggiore, situato al centro, è sovrastato da un protiro a due piani con un’edicola dalla volte a botte e sorretto da due leoni, che sostengono una colonna ciascuno.

Risale infatti al XIII secolo la trasformazione della facciata, con l’apertura di due nuovi ingressi ai lati del portale maggiore e del grande rosone gotico in alto.

La loggia esterna e il triforio interno

Una cintura di loggette ad arcate con trifore circonda tutto l’esterno della chiesa, dalla facciata all’abside, senza interruzione. Lo spazio esterno del Duomo di Modena riflette l’articolazione interna.

Una cintura di loggette racchiuse da arcate cieche cinge tutto il perimetro, regalando movimento e dinamicità all’edificio, con un gioco di chiaroscuri.

Il motivo della loggia esterna viene ripreso all’interno dal finto matroneo. Si trova anche un finto matroneo, che riprende il motivo della loggia percorribile all’esterno, utilizzato per alleggerire la struttura.

Il motivo unificante del triforio entro una grande arcata collega quindi la conformazione esterna alla distribuzione interna, creando continuità visiva tra pareti, logge, matronei e arcate.

Il fianco meridionale e la Porta Regia

Il fianco meridionale rivolto verso Piazza Grande assume, grazie alla Porta Regia, un’importanza paragonabile a quella della facciata principale. I Maestri Campionesi aprirono la magnifica Porta Regia su Piazza Grande, conferendo al prospetto meridionale l’aspetto di una seconda facciata.

Sul fianco destro si trova la Porta Regia, dell’architetto Lanfranco, costruita nel 1220. E’ da questa entrata che si accede all’interno della cattedrale.

Sia il portone della facciata che la Porta Regia sono sormontate da un pròtiro retto da due colonne con la statua di un leone alla base, leone stilòforo.

Dobbiamo ai Maestri Campionesi l’apertura del grande rosone e delle due porte laterali sulla facciata e della magnifica Porta Regia su Piazza Grande, che con il gioco cromatico dei suoi preziosi marmi rosati spicca sulla candida parete del Duomo.

Le porte laterali e la lettura della pianta

La distribuzione degli ingressi contribuisce a rendere leggibile l’organizzazione spaziale della cattedrale. Oltre al portale maggiore, la facciata presenta due porte laterali aggiunte nel XIII secolo, mentre sui fianchi si aprono la Porta Regia e la Porta della Pescheria.

A loro e alla loro scuola si riconduce la splendida decorazione che popola di motivi vegetali e di esseri fantastici i capitelli della loggia, le mensole dei sottostanti archetti e le lastre ornamentali.

La Porta dei Principi, affacciata su Piazza Grande, accoglie i fedeli narrando loro la storia del patrono san Geminiano, trascritta per immagini e trasformata in racconto, con figure di una qualità del tutto singolare.

Sul lato settentrionale, nei pressi della torre Ghirlandina, si apre la Porta della Pescheria, originale per la concreta umanità dei due telamoni che dialogano con chi varca la soglia, chiedendo aiuto per sostenere l’enorme peso che li opprime.

La Porta della Pescheria

La Porta della Pescheria, situata sul lato settentrionale della cattedrale, è particolarmente significativa per la ricchezza del programma scultoreo e per la presenza di temi sia religiosi sia profani.

All’uomo e al suo lavoro sono dedicate le sculture degli stipiti interni di questa porta, su cui sono effigiati, sotto spoglie umane, i dodici Mesi intenti ai lavori della campagna.

Alla sfera del fantastico e del racconto fanno piuttosto riferimento sia l’insolito archivolto, in cui è scolpita la vicenda di Re Artù di Bretagna, sia gli stipiti e l’architrave, dove animali protagonisti delle antiche fiabe di Fedro e del Roman de Rénard emergono tra intricati grovigli vegetali.

La decorazione scultorea e l’organizzazione dello spazio

Sulla struttura ideata da Lanfranco si innesta, con straordinaria armonia, la scultura di Wiligelmo. A lui e alla sua scuola si riconduce la splendida decorazione che popola di motivi vegetali e di esseri fantastici i capitelli della loggia, le mensole dei sottostanti archetti e le lastre ornamentali.

La sua maestria è evidente nei Rilievi della Genesi e nei decori del Portale maggiore, mentre la sua ammirazione per l’Antichità è presente nei grandi capitelli fogliati delle colonne interne della navata centrale.

La facciata è dominata dalla decorazione marmorea di Wiligelmo, scultore modenese, che scolpì i quattro grandi rilievi con le Storie della Genesi: un vero e proprio libro a immagini, per raccontare al popolo la Bibbia.

Rimane ineguagliata, dopo nove secoli, la toccante espressività dei Rilievi della Genesi, scolpiti da Wiligelmo su grandi lastre di pietra, anch’esse di reimpiego.

Le vicende di Adamo ed Eva, di Caino e Abele, dell’arca di Noè conservano ancora oggi, intatte, una forte intensità, una inusuale carica espressiva e una straordinaria capacità narrativa.

Gli interventi dei Maestri Campionesi

A partire dal 1167, subentrarono a Lanfranco e Wiligelmo i cosiddetti Maestri campionesi, scultori attivi tra il XII e il XIV secolo nel nord Italia e così chiamati perché originari di Campione d’Italia, oggi in Svizzera e all’epoca parte della diocesi di Como.

A questi artisti venne affidato il compito di completare la fabbrica della Cattedrale e di costruire la torre campanaria. Lavorando all’edificio fino alla metà del XIV secolo, i campionesi realizzarono buona parte delle decorazioni interne, incluso il magnifico pontile del presbiterio.

Dal 1190 subentrano i Maestri Campionesi che portano influssi artistici dalla Francia: sopraelevano l’area presbiteriale, aprono il rosone in facciata e la Porta Regia, ingresso monumentale su Piazza Grande.

A loro si deve, infine, il deciso innalzamento della torre, la Ghirlandina. Dobbiamo a loro anche la creazione del falso transetto che si inserisce sull’originaria struttura basilicale progettata da Lanfranco.

La presenza del falso transetto non modifica l’impianto basilicale originario con transetto non sporgente, ma introduce una maggiore articolazione nella zona presbiteriale e nei prospetti laterali.

Le opere conservate lungo le navate

L’impianto delle navate ospita opere appartenenti soprattutto ai secoli XV e XVI, collocate in cappelle, altari e pareti laterali senza alterare la leggibilità della struttura romanica.

Tra le varie opere custodite nella cattedrale, si ricordano il Presepio in terracotta opera del plasticatore modenese Antonio Begarelli, l’affresco della cosiddetta Madonna delle Ortolane di un pittore locale, l’Altare delle Statuine di Michele da Firenze, la Cappella Bellincini di Cristoforo da Lendinara, San Sebastiano fra i Santi Girolamo e Giovanni Battista, tavola di Dosso Dossi, il coro ligneo intarsiato e i quattro pannelli con gli Evangelisti di Cristoforo e Lorenzo Canozi da Lendinara, il Pulpito di Enrico da Campione, il Pontile con scene della Passione, opera dei Campionesi.

L’Altare delle Statuine

Il grandioso polittico a cinque scomparti in terracotta un tempo policroma collocato nella navata laterale sinistra presenta due registri principali con figure entro nicchie inquadrate da colonnine tortili, una predella con scene narrative, una zona figurata intermedia che funge da elemento di scansione orizzontale e un coronamento a frontoni triangolari, con figurette a tutto tondo alla sommità, alternate a pinnacoli.

La Madonna, titolare della cattedrale, è raffigurata al centro del registro principale nell’atto di sorreggere il Bambino, che si rivolge fiducioso verso i fedeli tenendo tra le mani un uccellino.

La affiancano il patrono modenese San Geminiano, alla sua destra, e il tutore della Chiesa San Pietro, a sinistra; all’esterno sono collocati San Giovanni Battista e San Nicola di Bari.

Il polittico in effetti fu realizzato per l’altare maggiore della Cattedrale dal plasticatore fiorentino Michele da Firenze, ma dopo pochi decenni fu rimosso a causa dell’affermarsi di un gusto pienamente rinascimentale.

La Cappella Bellincini

La Cappella Bellincini si trova nella navata destra del Duomo di Modena, all’altezza della prima campata. Si presenta come una “mostra” architettonica fortemente aggettante dalla parete della chiesa, composta di un altissimo fornice a tutto sesto, inquadrato fra due pilastri con alta base, scanalati e con capitelli corinzi che reggono un sottile architrave.

Al di sopra di questo, la struttura della cappella è conclusa da una lunetta con arco a sesto ribassato. Tutti gli elementi che definiscono l’architettura sono realizzati in cotto e presentano un uniforme colore rosso.

La parete di fondo della cappella è occupata da un grande Giudizio Finale, suddiviso in tre fasce: in alto la figura di Cristo Giudice all’interno di una grande mandorla, con al suo fianco molte figure di santi e di personaggi dell’Antico Testamento.

L’iconografia incentrata sul tema della Redenzione e dominata dal grande e minaccioso Giudizio Finale, corrisponde al carattere di cappella funeraria previsto dal testamento del committente Filippo Bellincini morto nel 1465.

Il pulpito

Nella navata centrale, all’interno, Enrico da Campione realizzò il pulpito nel 1322. L’originaria struttura trecentesca del pulpito è in gran parte compromessa da interventi, soprattutto quattrocenteschi, che ne sostituirono completamente i rilievi.

Restano la firma e la data riferite alla prima realizzazione dell’opera: l’autore è Enrico da Campione che, una volta terminata l’edificazione della Ghirlandina nel 1319, realizzò il pulpito nel 1322.

Le undici statuine plasmate in terracotta occupano altrettante arcatelle cieche trilobate che corrono sui tre lati del pulpito.

La Pala di San Sebastiano

Il dipinto fu commissionato al pittore Dosso Dossi nel 1518 dalla Mensa Comune, che riuniva i religiosi del Duomo, per il loro altare nella Cattedrale, nella quarta Cappella a sinistra, e qui rimase fino al 1914, quando la tavola fu trasferita nel luogo attuale, sulla parete settentrionale ai piedi della scala che conduce alla sagrestia.

La tavola, una delle più alte realizzazioni di Dosso nell’ambito della produzione sacra, segna un momento di massimo equilibrio nel percorso del pittore tra i valori cromatici e luministici di ascendenza veneta, entro i quali si era compiuta la sua formazione, e le istanze plastiche di matrice centroitaliana.

Il Presepio di Antonio Begarelli

Da sempre tra le opere più note e amate di Begarelli per la bellezza e la grazia raffaellesca della sacra rappresentazione, il Presepio, diversamente dagli altri gruppi dell’artista tutti in terracotta, non è mai stato trasferito dalla sede d’origine, pur avendo subito alcuni spostamenti interni.

L’opera fu commissionata dalla “Mensa Comune dei preti” che aveva eretto la cappella di San Sebastiano, la quarta a sinistra della Cattedrale, ad Antonio Begarelli abilissimo plasticatore modenese, attivo tra il 1520 circa e il 1565 soprattutto per l’ordine benedettino, capace di sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell’argilla locale.

La Ghirlandina e il complesso monumentale

A fianco della cattedrale sorge la torre campanaria detta la Ghirlandina: con i suoi 86,12 metri è visibile ai viandanti nella pianura.

Il Duomo di Modena, con la Torre Civica e la Piazza Grande della città, è stato inserito dal 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

La Cattedrale, insieme alla torre Ghirlandina e a Piazza Grande, dal 1997 fa parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità tutelata dall’UNESCO.

Duomo Ghirlandina e Piazza Grande

Informazioni per la visita degli spazi interni

Il Duomo è aperto con orario continuato dal martedì alla domenica dalle 7.00 alle 19.00; il lunedi dalle 7.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00. Durante le celebrazioni non sono consentite le visite.

Le visite a scopo turistico sono consentite nei seguenti orari: Domeniche e festivi: ore 13.30-16.30; nei mesi di luglio e agosto ore 12.30-16.30; Feriali, escluso il lunedì: ore 10.30-12.00, 12.30-17.00; nei mesi di luglio e agosto ore 10.30-17.00.

Lunedì, non festivo: 10.30-12.00, 15.30-17.00; nei mesi di luglio e agosto ore 10.30-12.30, 15.30-17.00. I gruppi formati da un numero di partecipanti superiore a 10 devono effettuare una prenotazione dell'orario di ingresso tramite questo modulo online.

Ingresso libero, ad eccezione del presbiterio alto, dal quale è possibile ammirare una vista dall'alto sulla navata centrale e sulla controfacciata nella quale è presente il rosone, e della sagrestia.

Il percorso Presbiterio-Sagrestia è visitabile dal martedì al sabato dalle 10:00 alle 17:00 e la domenica dalle 13:00 alle 17:00; il lunedì il percorso è chiuso al pubblico. Il biglietto d'ingresso è di € 3,00 a persona.

L'area a pagamento non è accessibile per persone con disabilità motoria. Il piano principale della cattedrale è generalmente accessibile, mentre l’accesso alla cripta può comportare difficoltà a causa delle scale.

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