La notizia del parroco che, durante una processione a Figline Valdarno, sarebbe inciampato pronunciando una bestemmia con il megafono acceso e rischiando la scomunica è falsa e priva di qualunque attendibilità. La Diocesi di Fiesole ha smentito il racconto, precisando che a Figline Valdarno non esiste nessun “don Aldo” e che di recente non ha avuto luogo alcuna processione religiosa.
Il caso mostra come una storia costruita su dettagli verosimili possa circolare su siti web d’informazione e radio senza le necessarie verifiche. Nel materiale circolato online, il sacerdote sarebbe stato in servizio da più di vent’anni, avrebbe pronunciato la bestemmia dopo essere inciampato e il fatto sarebbe stato riferito alla Santa Sede, fino alla presunta scomunica.
La falsa storia del sacerdote con il megafono
Una processione come tante, in una sera come tante, in un paese come tanti. Siamo a Figline Valdarno. C’è il prete, ad aprire la fila e dietro la stuola di fedeli.
L’atmosfera solenne ad un certo punto però è rotta da una frase detta a gola chiusa, ma che da dentro il megafono sembra urlata. La fila di persone è sgomenta: c’è chi è sicuro di aver sentito quello che il parroco di paese ha detto e c’è chi non ci vuol credere.
In men che non si dica però la voce si sparge, e pare certo a tutti: Don A., in servizio da più di 20 anni, ha bestemmiato dopo essere inciampato. Ed avendo un megafono vicino alla bocca, la frase in cui attribuiva sembianze divine al Nostro Signore è stata sentita da centinaia di persone.
Il prete, come raccontano poi alcuni testimoni, ha fatto finta di niente continuando la Processione come se niente fosse. Non ha sorvolato invece il Vescovo di zona che, una volta informato sull’accaduto, ha dovuto riferire il fatto alla Santa Sede.
“Purtroppo penso che Don A. verrà scomunicato” ha dichiarato il Vescovo della sua Diocesi, “la Santa Sede su questi episodi non è di tenera mano. Mi dispiace comunque, conoscevo il sacerdote e non mi sarei mai aspettato un gesto del genere da parte sua”.
La smentita della Diocesi di Fiesole
Ma la notizia è destituita di ogni fondamento ed è solo l’ultima «bufala» lanciata in rete senza che le testate giornalistiche abbiano fatto le dovute verifiche. La smentita è arrivata dalla Diocesi di Fiesole con un comunicato della Curia.
«In merito alla notizia - si legge nel documento -, diffusa da vari mezzi di comunicazione, relativa a “don Aldo” parroco da “vent’anni” di “Figline Valdarno”, il quale inciampando durante una processione avrebbe bestemmiato facendosi sentire dai parrocchiani, si precisa che a Figline Valdarno non esiste nessun “don Aldo” e che di recente non ha avuto luogo alcuna processione religiosa.
La notizia risulta pertanto falsa e priva di qualunque attendibilità».
La stessa vicenda è stata riproposta con formulazioni diverse, attribuendo al sacerdote il nome di “Don Aldo” e raccontando che la bestemmia, pronunciata a bassa voce durante la caduta, sarebbe risuonata attraverso il megafono davanti a centinaia di fedeli.
In una delle versioni pubblicate si legge: “Ha bestemmiato mentre cadeva e con il megafono; quella bestemmia a voce bassa è risuonata con un eco tremendo”. Il racconto aggiungeva che il fatto sarebbe arrivato rapidamente alla Santa Sede e che il prete sarebbe stato scomunicato.
Perché il racconto appariva credibile
La storia utilizzava elementi facilmente riconoscibili: una processione religiosa, un sacerdote, un incidente imprevisto, un megafono rimasto acceso e una presunta conseguenza ecclesiastica. La presenza di particolari come il paese, la diocesi, il numero di anni di servizio e l’intervento del vescovo contribuiva a dare al racconto un’apparenza di precisione.
La smentita della Curia ha però escluso i presupposti essenziali della vicenda: non esisteva il sacerdote indicato come parroco da vent’anni e non si era svolta alcuna processione religiosa recente a Figline Valdarno. La diffusione della notizia senza verifiche ha trasformato un racconto inventato in una presunta cronaca.

Altri episodi legati a bestemmie e parrocchie
La falsa storia del parroco inciampato durante la processione è stata accostata online ad altri episodi realmente raccontati dalla cronaca, ma distinti per luogo, protagonisti e circostanze. Uno di questi riguarda un sacerdote che aveva reagito a una bestemmia pronunciata da un ragazzo durante una lezione di catechismo.
Il catechismo e il compito sulle bestemmie
Il parroco sente bestemmiare in chiesa un ragazzino durante la lezione di catechismo e invita tutta la classe ad aprire il quaderno e a scrivere ognuno le proprie bestemmie. E accaduto in una parrocchia dell’entroterra in provincia di Pesaro-Urbino.
L’episodio ha suscitato clamore tra i genitori, che si sono poi rifiutati di rimandare i propri figli al catechismo, e l’intervento dell’arcivescovo che ha redarguito il parroco.
Il sacerdote però spiega che "non c’era alcuna intenzione negativa e anzi il compito che avevo suggerito ai ragazzi voleva metterli proprio di fronte alle proprie responsabilità e al valore delle parole".
Il parroco racconta quindi l’accaduto: "Stavamo facendo catechismo in chiesa, quando sento una bestemmia pronunciata da uno dei ragazzini. Allora ho interrotto il nostro momento e li ho invitati ad aprire il quaderno e a scrivere su quelle pagine le bestemmie che conoscevano".
Un intento, chiarisce il parroco, che "non era affatto blasfemo, al contrario. Oggi abbiamo appreso il valore delle parole. A volte non sappiamo esattamente nemmeno il significato della bestemmia e cosa voglia dire offendere Dio nella sua casa, in chiesa.
Proprio per questo motivo ho deciso di provocare nei ragazzi una riflessione, facendo loro trascrivere, non certo sotto mia dettatura, ma liberamente, le bestemmie o presunte tali che conoscevano. Forse ho urtato la sensibilità di qualcuno e mi dispiace".
La reazione dei ragazzi e dei genitori
I ragazzini hanno eseguito con un certo imbarazzo come nel caso dell’adolescente che ha confidato al sacerdote che "sono parole brutte quelle scritte sul quaderno", come ha detto lo stesso parroco che aggiunge: "La dimostrazione che una volta scritte, quelle parole hanno assunto il loro vero significato.
Abbiamo potuto analizzarle, capire che esiste l’imprecazione, la parolaccia e la bestemmia vera, quella pronunciata con il cuore, con l’intento di offendere Dio e la parolaccia meno grave.
Ed esiste anche la bestemmia non vera, quando ad esempio si scrive dio con l’iniziale minuscola. Abbiamo ad esempio preso coscienza che la bestemmia scritta su un muro è voluta deliberatamente ed è una offesa grave".
Il compito si è poi concluso con il gesto di qualche ragazzino che ha strappato le pagine. ma poi tutti hanno raccontato l’accaduto a casa ai genitori che si sono rivolti direttamente all’arcivescovo per protestare con la scelta del sacerdote di far svolgere quel tipo di compito, perdipiù in chiesa, riempendo la pagina di bestemmie.
Gli stessi genitori, per tutelare l’identità dei loro figli, hanno evitato commenti o una presa di posizione pubblica, cosa che invece ha fatto in una nota l’arcidiocesi che in una nota ha definito l’episodio "increscioso".
L’arcidiocesi ha precisato di avere "intrapreso i suoi passi accogliendo con attenzione le condivisioni delle famiglie e incontrando personalmente il parroco per ascoltare le sue osservazioni in merito.
Infatti il metodo che la Curia ha come proprio è quello di curare, senza clamori pubblici di alcun tipo, le relazioni con tutte le parti in causa per poter accertare la realtà dei fatti".
L’arcivescovo ha manifestato "la disponibilità ad incontrare personalmente le famiglie e ha ottenuto la promessa del parroco di indire un incontro chiarificatore con i genitori".
L’episodio nella chiesa di Milano
Un altro caso, separato dalla falsa notizia di Figline Valdarno, riguarda un uomo entrato in una chiesa di Milano durante la celebrazione della messa dell’Epifania.
È salito sull'altare mentre il parroco stava celebrando la messa dell'epifania. Prima ha insultato i fedeli, poi ha urlato una bestemmia a squarciagola. L'epilogo? Una multa e le manette.
È successo nella serata di lunedì 6 gennaio nella chiesa della parrocchia Beata Vergine Immacolata e Sant'Antonio di Viale Corsica a Milano, nei guai un egiziano di 20 anni già noto alle forze dell'ordine.
Tutto è accaduto due minuti prima delle 18 quando alcuni parrocchiani hanno chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per la presenza di un "soggetto molesto" e sul posto sono intervenuti gli agenti di via Fatebenefratelli.
Il 20enne, come riferito dalla polizia, aveva insultato i fedeli dicendo che erano dei figli di tr. e che potevano andare a fare in cu. , poco dopo ha chiuso il cerchio salendo sul pulpito e urlando una bestemmia.
Il 20enne ha opposto resistenza agli agenti e per questo sono scattate le manette. Non solo: durante la perquisizione personale gli sono stati trovati addosso anche alcuni grammi di droga e per questo è stato accusato anche di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
La sanzione prevista per la bestemmia pubblica
Il 20enne, inoltre, dovrà pagare una sanzione amministrativa di 102 euro per aver bestemmiato. La legge, attraverso l'articolo 724 del codice penale (sanzione depenalizzata nel 1999), punisce chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, illecito punito con una "multa" che varia da 51 a 309 euro.
Questo episodio presenta quindi caratteristiche diverse dal racconto del sacerdote di Figline Valdarno: non riguarda una caduta accidentale durante una processione, ma un comportamento contestato in una chiesa, accompagnato da insulti ai fedeli, resistenza agli agenti e ulteriori accuse.
La bestemmia scritta sul muro della chiesa
Un ulteriore episodio ha riguardato la comparsa di una bestemmia scritta con vernice sul muro di una chiesa a Domegge. Il gesto si inseriva in una serie di atti vandalici compiuti nei pressi dell’edificio.
Una ragazzata, di certo. Ma è l’ultima di una lunga serie, e ha gettato un velo di amarezza anche sul viso sempre sorridente di don Simone Ballis. Il parroco di Domegge si dice costretto a installare le videocamere attorno alla chiesa, perché le bravate stanno diventando troppe.
L’ultima in ordine di tempo è una bestemmia scritta in vernice sul muro della chiesa. Poi cancellata, vero. O meglio, quasi cancellata, come per un tentativo maldestro di celare il brutto gesto commesso.
È successo con ogni probabilità nella notte tra lunedì e martedì. Fatto sta che ieri mattina (24 maggio) parroco e sagrestano si sono resi conto dell’imbrattamento.
La scritta, non troppo grande né vistosa è stata vergata a mezza altezza, vicino a una delle porte d’ingresso della parrocchiale, quella laterale. La stessa porta che per tre sere di seguito è stata presa di mira da vandali che si può supporre siano ragazzi, o ragazzini.
Prima con la serratura riempita di fieno. Poi con una grata prelevata da qualche parte e messa a sbarrare l’entrata della chiesa.
«Oltre a questo, è stato rotto anche l’interruttore esterno della sala termica» spiega don Simone Ballis. «E questa mattina (ieri, ndr) addirittura una bestemmia. Non so cosa dire e cosa pensare. Provo amarezza e dispiacere».
I danni al momento sono minimi, ma il gesto rimane grave. Anche perché a Domegge segnalano che alcuni ragazzi la sera lanciano oggetti contro le finestre delle case.
Bravate e dispetti, ma il confine che separa dal vandalismo è labile e sottile. «Questi fatti cominciano a diventare pesanti. Lo scherzo è bello finché dura poco - taglia corto don Simone -. Quando si esagera rovinando le cose e avendo poco rispetto per la chiesa e per chi la custodisce, diventa davvero fastidioso e poco edificante.
Sono cose da ragazzi, che spero finiscano presto. Altrimenti verranno beccati dalle telecamere che sarò costretto a installare».
La falsa parrocchia di Boion Polesine
Tra le storie circolate online compare anche quella di una presunta parrocchia che avrebbe diffuso una lista di bestemmie da non confessare. Anche in questo caso, però, il luogo e il personaggio principale erano inventati.
L’immagine è molto condivisa sui social: ma è una finzione. Il fantomatico comune in provincia di Rovigo era già diventato famoso per la nota sull’arrivo delle giostre in paese «Per favore, confessare solo peccati reali (la lista è appesa in sacrestia)».
Sembra una parrocchia indaffarata, quella di Sant’Anselmo a Boion Polesine, in provincia di Rovigo. Indaffarata al punto da fornire una lista di «finte bestemmie» che non è necessario confessare, per rendere più veloci le confessioni.
Peccato che sia tanto indaffarata quanto inesistente. Don Mauro, infatti, ha la fortuna di essere il parroco di una ridente località fittizia, inventata ad hoc per diffondere periodicamente fake news assurde e divertenti, talmente assurde da diventare spesso virali, perché ritenute vere.
Era già successo quando, per una finta circolare sulle accortezze da attuare in occasione dell’arrivo delle giostre in paese («tenere d’ochio le grondaie di rame, diffidare degli arrotini. »), il finto sindaco ing. Nereo Borgato era stato accusato di essere il primo cittadino della comunità più razzista d’Italia.
O ancora, nel 2021, quando il finto istituto comprensivo «Regina Elena», sempre a Boion Polesine, aveva diffuso un modulo per iscrivere i bambini a classi da cui erano esclusi i figli di famiglie «no vax».
Questo, però, non è l’unico fenomeno di fake news che ci regala il web: forse ancora più famoso è il caso di Bugliano, finto comune in provincia di Pisa, guidato dal finto sindaco Fabio Buggiani, colpevole di aver organizzato la sagra dell’alpaca e il torneo del lancio del gatto, e di aver minacciato di reclusione fino ad un anno chiunque non mettesse nome e cognome sulla cassetta della posta.
Come RICONOSCERE le FAKE NEWS | Avv. Angelo Greco
Come distinguere i casi reali dalle bufale
La vicenda di Figline Valdarno e quella di Boion Polesine hanno un elemento comune: entrambe presentano luoghi, persone e circostanze che sembrano concreti, ma che non resistono a una verifica. La smentita della Diocesi di Fiesole ha chiarito che il presunto sacerdote non esisteva e che la processione indicata non si era svolta.
Gli episodi di Pesaro-Urbino, Milano e Domegge sono invece raccontati come fatti distinti, con protagonisti e conseguenze differenti. Confondere queste vicende con la storia del parroco inciampato significa unire cronache diverse e attribuire credibilità a un racconto che è stato ufficialmente smentito.
Quando una notizia riguarda una persona identificabile, un luogo preciso e provvedimenti particolarmente gravi, come una scomunica, è necessario verificare l’esistenza dei soggetti coinvolti e cercare conferme da parte delle autorità competenti. Nel caso di Figline Valdarno, il comunicato della Curia ha escluso gli elementi fondamentali del racconto.