La Parrocchia Santuario SS. Madonna Odigitria, conosciuta anche come Chiesa di Santa Maria d’Itria od Odigitria dei Siciliani, si trova in via del Tritone 82, nel Rione Colonna di Roma. È una piccola chiesa quasi mimetizzata tra due palazzi, spesso poco visibile ai passanti, ma legata alla storia della comunità siciliana presente nella capitale.
La sua origine risale al 1593, quando un gruppo di siciliani riuniti a Roma fondò la Confraternita di Santa Maria Odigitria, inizialmente detta d’Itria. Nel 1594 papa Clemente VIII autorizzò la costruzione della sede della confraternita, con un ospizio per i pellegrini e un collegio destinato ad accogliere i giovani studenti provenienti dalla Sicilia.
Storia della chiesa e della confraternita
L’Arciconfraternita, eretta nella Diocesi di Roma da Clemente VIII con Breve del 5 febbraio 1594 col titolo della Beata Vergine Maria d’Itria, e successivamente denominata “S.Maria Odigitria dei Siciliani” - è un’associazione pubblica di fedeli a norma dei cann. 301 §§ 1 e 3 e 312 §1/3° C.I.C.
Dotata di personalità giuridica propria (can. 313 C.I.C.), è iscritta nel Registro delle persone giuridiche presso l’Ufficio Territoriale del Governo di Roma al N. 891/87 - 1000/2003, persegue fini di religione e di culto e non ha scopi di lucro.
L’edificio fu solennemente aperto al culto il 15 agosto 1596. L’intero complesso fu però saccheggiato e devastato durante l’occupazione francese a Roma, tra il 1798 e il 1814.
Nel 1817 la confraternita fece quindi ricostruire la chiesa su progetto dell’architetto Francesco Manno. La semplice e sobria facciata fu completata alla fine dell’Ottocento da Giuseppe Palazzi.
Il significato del nome Odigitria
Il termine “Odigitria” significa “colei che indica la via” e ha radici lontane. La Madonna Odigìtria, Odighìtria, o anche Odegétria, dal greco bizantino Ὁδηγήτρια, “colei che conduce mostrando la direzione”, deriva dai termini ὁδός, “via”, e ἄγω, ἡγοῦμαι, “condurre, guidare”.
È altrimenti nota anche come Vergine Odigitria, Theotókos Odigitria, Panaghía Odigitria, Madonna dell’Itria, Madonna dell’Idria, Madonna dell’Idra, a seconda della declinazione dialettale che si è andata determinando nel tempo e nello spazio nelle varie parlate e nei rispettivi culti locali.
È anche chiamata Madonna del buon cammino ed è una delle tante iconografie mariane, diffusa in particolare nell’arte bizantina e nella Rus’ di Kiev medioevale.
L’iconografia è costituita dalla Madonna con in braccio il Bambino Gesù, seduto in atto benedicente, che tiene in mano una pergamena arrotolata e che la Vergine indica con la mano destra, da qui l’origine dell’epiteto.

Origine bizantina dell’icona
Questo tema figurativo trae origine dall’icona omonima che rappresentò, a partire dal V secolo, uno dei maggiori oggetti di culto a Costantinopoli. Secondo l’agiografia, infatti, questa reliquia sarebbe stata una delle icone mariane dipinte dall’evangelista Luca che Elia Eudocia, Aelia Eudocia, circa 401-460, moglie dell’imperatore Teodosio II, avrebbe ritrovato in Terra santa e traslato a Bisanzio.
Era infatti l’appellativo dato a un’antica icona di Maria Vergine che la moglie dell’imperatore Teodosio II avrebbe ritrovato a Gerusalemme e portato a Costantinopoli, divenendo ben presto uno dei maggiori oggetti di culto.
L’icona era conservata nella basilica omonima che venne edificata per l’occasione in riva al mare, in posizione decentrata rispetto al complesso costituito dal palazzo imperiale, il circo e le due chiese di Santa Sofia e Santa Irene, nella parte più antica della città, corrispondente all’antica Bisanzio pre-romana.
Il prototipo era custodito a Costantinopoli nel monastero Odigon e rappresentava la Madre di Dio con il Salvatore sul braccio sinistro, mentre con la mano destra lo mostrava ai fedeli. La parola Odigitria in greco significa, infatti, “colei che indica la via” della Salvezza.
Entrambe le figure erano rappresentate frontalmente: il Bambino benedicente nella mano sinistra recava un rotolo della Legge. Grazie alle numerosissime copie e repliche derivate dalla tavola originale costantinopolitana, l’icona dell’Odigitria diventò molto nota in tutto l’Oriente cristiano, incluse le terre ucraine.
La perdita dell’icona originaria
Considerata la protettrice, la “conduttrice”, la “guida” della città e di tutto l’impero d’Oriente, veniva portata in solenni processioni e invocata dai condottieri dell’esercito imperiale prima di marciare contro i Turchi.
L’icona originaria, che veniva portata in solenni processioni e durante i trionfi, andò perduta quando Costantinopoli cadde in mano agli ottomani nel 1453.
Alcuni resoconti, storicamente di dubbia attendibilità, riferiscono che l’icona si sarebbe infranta mentre veniva portata in processione il 28 maggio 1453, esattamente il giorno prima della caduta della città, che subiva l’assedio finale dell’esercito di Maometto II.
Più probabilmente, fu distrutta dagli stessi ottomani il giorno della caduta della città. L’icona andò persa con la caduta di Costantinopoli nel 1453 ma il suo culto non cessò di diffondersi, soprattutto in Sicilia, regione di cui è patrona.
La diffusione del culto
Il culto di quest’icona fu particolarmente popolare: a essa sono intitolate chiese e luoghi di culto, soprattutto in Grecia, nell’Italia meridionale, in Sicilia e in Sardegna.
La Madonna Odigitria è venerata come patrona della Sicilia. Il suo culto si è sviluppato in numerose comunità, assumendo denominazioni e forme diverse, tra immagini, statue, confraternite, processioni e feste locali.
Essendo per diverso tempo la Sardegna sotto il dominio bizantino dell’Impero Romano d’oriente, il culto già radicato nella sua culla mediorientale venne trapiantato pure nell’isola dove la Vergine, dato che “Odigitria” significa “colei che guida nel cammino”, venne lodata col titolo di Madonna del Buoncammino, Bonu caminu in sardo.
La chiesa di via del Tritone
La chiesa, immersa in una luce soffusa che la rende particolarmente suggestiva, ha un’unica navata e quattro cappelle con dipinti del XX secolo che rappresentano Santa Lucia, Sant’Agata, Santa Rosalia e i papi Leone II, Agatone e Metodio.
L’altare maggiore ospita una copia della venerata icona bizantina, inserita in una pregevole cornice a raggiera in legno dorato.
Nell’oratorio annesso alla chiesa, un affresco settecentesco di Gaetano Sottino raffigura Santa Rosalia.
La presenza dell’immagine dell’Odigitria collega l’edificio romano alla tradizione iconografica bizantina e alla devozione dei siciliani riuniti nella confraternita.
L’iconografia della Vergine Odigitria
Nell’antica Rus’ di Kyiv, le icone di questo tipo erano già conosciute nel XII-XIII secolo, anche se sembra che nessuna di queste repliche locali, giunte fino ai giorni nostri, possa essere datata prima del XIV secolo.
Sull’opera vaticana la Vergine è raffigurata a mezzo busto, veste una tunica blu con le maniche ornate ed è avvolta da un maphorion rosso con ampie pieghe e bordure dorate.
Sulla fronte, e sicuramente anche sulle spalle di Maria oggi non più visibili, erano le tre tradizionali stelle, a simboleggiare la sua perpetua verginità.
L’immagine del Bambino, che doveva essere raffigurato a piedi nudi, con chitone e himation, è quasi completamente perduta, restano soltanto parte del braccio e del nimbo.
Ai lati della Vergine si vedono due medaglioni tondi di colore blu e rosso, abitati dagli angeli. Inoltre, Madre e Figlio sono accompagnati dai loro tradizionali monogrammi.
L’icona Odigitria dei Musei Vaticani
In questa icona ucraina, XVII-XVIII secolo, custodita ai Musei Vaticani, è raffigurato un noto tipo iconografico mariano che replica il celebre modello bizantino della Vergine Odigitria.
Nel 2001 è stata realizzata anche una copia dell’opera originale, che ricostruisce in modo ideale la tavola originale semicancellata.
Entrambe le icone furono donate a san Giovanni Paolo II in occasione del viaggio apostolico in Ucraina del 2001; in seguito il Pontefice le donò a sua volta alla Congregazione per le Chiese Orientali.
Infine, il 17 aprile 2004 le opere sono giunte ai Musei Vaticani. La tavola originale, molto danneggiata nel corso della sua storia, sembra rispecchiare la sua terra di origine e il suo popolo, colpiti da una guerra inaspettata.
L’icona ucraina semidistrutta ne diventa quasi un simbolo: alla Vergine e a suo Figlio gli uomini e le donne affidano con speranza il loro destino.

La devozione siciliana all’Odigitria
Il santuario di Maria SS. Odigitria sorse grazie all’impegno di una sposa fedele: Paolina Petta, moglie del defunto “chierico” Lorenzo Petta.
La commissione venne data a Pietro Novelli; la si eresse a partire dal 1646.
La chiesa risulta scandita da tre navate, la impreziosiscono quattro altari tardobarocchi in marmi policromi: uno è dedicato alle anime del Purgatorio, in perfetta armonia con i dettami della Controriforma.
Dall’abside centrale profondissima, un “antro” di un dorato convalescente, proietta le sue ombre di luce ultraterrena la proprietaria: la Madonna Odigitria, statua in legno stuccato e dorato, sorretta da due monaci, opera di un eccellente autore ignoto di ambito siciliano della fine del XVII secolo.
Avvolta nel suo manto serico ceruleo e ricamato con motivi floreali in oro zecchino, rifulge al pari dei mosaici della Martorana di Palermo.
Nella medesima statua vi è incassata una stilizzata immagine votiva, effigiante la stessa Odigitria trasportata da due “calogeri” su pergamena ed entro una cornice in tartaruga; il FAI locale, appellandosi alla specifica Soprintendenza, ne ha avviato il restauro.
Il culto dell’Odigitria a Piana degli Albanesi
Al culto della Madonna Odigitria è consacrata anche la chiesa rurale della Odigitria che si trova ai piedi del monte Pizzuta ove la tradizione vuole che avvenne un prodigio che convinse i coloni ad insediarsi in quei luoghi ed a fondare il nuovo centro.
La Chiesa di Maria Santissima Odigitria si trova a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, in Piazza Vittorio Emanuele 8.
La collocazione geografico-ecclesiastica è nella Regione Ecclesiastica Sicilia, nella Diocesi di Piana degli Albanesi e nella Parrocchia di San Demetrio Megalomartire.
La devozione in Sardegna
La Tradizione popolare vuole che il Culto alla Vergine D’Itria si sia propagato grazie ai tonnarotti che durante una mattanza trovarono tra le reti una misteriosa cassa di cedro che issarono sulla barca, musciara, barca del Rais, e la portarono sigillata a Su Pranu, Tonnara di Portoscuso.
Dove finalmente aprirono la cassa e trovarono un quadro raffigurante una Madonna con due moretti ai suoi piedi.
Questo quadro raffigurante l’Odigitria, attribuito alla mano di San Luca Evangelista, sarebbe sfuggito alla guerra iconoclasta per intervento di una nobile fanciulla che, per preservarlo da una sicura distruzione, lo mise in una cassa di cedro e lo affidò ad alcuni marinai che partivano da Costantinopoli per recarsi in Italia.
Durante il viaggio questa nave fu travolta da una tempesta, gli uomini si salvarono ma il quadro andò perduto per ricomparire dopo diverso tempo fra le reti dei tonnarotti portoscusesi.
I dirigenti spagnoli, che erano molto religiosi, pensarono che questo fosse un segno del cielo, quindi decisero di onorare degnamente la Madre di Gesù, e il proprietario della tonnara costruì una Chiesa per la Comunità dei pescatori che risiedevano stabilmente a Portoscuso.
La Comunità Portoscusese è devota alla Vergine D’Itria da circa tre secoli e mezzo. A Lei è dedicata la Chiesa Parrocchiale che è l’unica in tutta la Sardegna e si celebra con grande solennità e devozione la Sua Festa annuale, che ricorre cinquantadue giorni dopo la Santa Pasqua, il Martedì dopo la Pentecoste.
La festa della Vergine D’Itria a Portoscuso
Sull’origine del culto della Vergine D’Itria in Sardegna sono state formulate diverse teorie. Una delle tante teorie afferma l’ipotesi secondo cui molti coloni dell’Italia meridionale, giunti in Sardegna soprattutto per la pesca, non potendo ritornare nelle terre natie per la festa grande dedicata all’Odigitria, d’accordo con il clero locale, avrebbero istituito in molte località sarde la festa in suo onore.
Non sono pochi, infatti, i paesi in Sardegna che godono della sua protezione e hanno voluto onorarla con quadri, simulacri o addirittura confraternite.
Da Cagliari a Gavoi, da Benetutti a Oristano il culto della Vergine D’Itria è assai diffuso, ma solo a Portoscuso è venerata come Patrona dell’intero territorio comunale.
Per circa una settimana i festeggiamenti civili rappresentano importanti momenti di aggregazione.
Le iniziative culturali, mostre di pittura e scultura, artigianato, concerti polifonici e folkloristici, le attività ricreative, tornei di sport, tornei di carte e di biliardo e tornei di tiro con l’arco, le iniziative di folklore locale, canti tradizionali sardi e sfilate in costume, e le manifestazioni gastronomiche intendono mantenere in vita un legame con i tempi passati.
Queste iniziative, ravvivando la memoria storica, infondano nei cuori un forte desiderio di recupero di quella genuinità e fraternità che ha caratterizzato la Comunità fin dal suo sorgere.
I festeggiamenti religiosi vengono scanditi con una preliminare Novena che raccoglie i fedeli e li sensibilizza all’espressione di fede mariana.
Il sabato e la domenica
L’inizio dei Festeggiamenti è il sabato, quando in serata il Simulacro viene condotto in processione presso il rione “Piano di Zona”, accompagnato dai Gruppi Folk locali che cantano il Santo Rosario in lingua Sarda, dove staziona presso la Cappella di S. Ignazio da Laconi.
Il giorno seguente, domenica, il Simulacro fa ritorno processionalmente su un cocchio alla Chiesa Parrocchiale, accompagnato dalle Confraternite della Vergine D’Itria e dai Gruppi Folk di diverse località.
La processione a mare
Il Lunedì dopo la Pentecoste, il Simulacro viene trasportato processionalmente a spalle dai Tonnarotti a Su Scaru, approdo della Tonnara, accompagnato dai fedeli, i quali eseguono i tradizionali canti votivi de Is Goccius.
Giunti a Su Scaru, il Simulacro viene imbarcato a bordo di una barca della flotta della Tonnara, Paliscarmotto, e accompagnato dal Clero, dalle autorità civili e militari e dalle imbarcazioni dei pescatori.
Salpa per una processione a mare verso l’impianto delle reti della tonnara, dove si benediranno le stesse e si reciterà la preghiera per una abbondante pesca.
La Festa Manna
Il culmine dei Festeggiamenti è il martedì, giorno de sa Festa Manna.
Al mattino avranno inizio le Celebrazioni Religiose con la S. Messa Solenne presieduta dal Vescovo Diocesano e da numerosi sacerdoti provenienti da svariate località dell’Isola e da sacerdoti internazionali specializzandi presso le Pontificie Università.
Al termine della Celebrazione il Simulacro viene intronizzato sul Cocchio, addobbato con drappi e composizioni floreali, e trainato da Su Ju de is bois, giogo dei buoi, viene condotto processionalmente al porto industriale di Portovesme.
Numerose sono le soste per consentire ai fedeli di deporre un mazzo di fiori o un ex-voto alla Madonna o per consentire “il saluto” alle persone anziane o malate.
All’arrivo al Porto il Simulacro viene accolto dal suono delle sirene delle navi mercantili e dalle Autorità Civili e Marittime in picchetto d’onore.
Nel pomeriggio il grande Peschereccio con a bordo il Simulacro viene circondato ed accompagnato fino al porto turistico da una processione di centinaia di imbarcazioni pavesate a festa, dalle Motovedette, dal Traghetto e dal Rimorchiatore, che omaggia la Vergine con lo spettacolare getto d’acqua degli Idranti.
Lungo la barcheggiata si effettua una sosta per la preghiera e la deposizione di una corona di fiori ai caduti del mare.
Al suo ingresso al porto turistico viene accolta dallo scoppio di granate, fumogeni colorati e da una grande folla di fedeli e turisti.
Giunti a destinazione, il Simulacro viene portato a spalle fino al Cocchio de Su Ju de is bois. Inizia quindi la Processione a terra per le vie della Cittadina.
Particolarmente suggestivo ed emozionante è il rientro dopo il tramonto alla Chiesa Parrocchiale, dove la piazza gremita di fedeli accoglie il Simulacro.
E si procede alla tradizionale Sa Ramadura: viene steso un tappeto di rose sulla Piazza e sul Sagrato della Chiesa.
Il Simulacro viene calato dal Cocchio da uomini rigorosamente vestiti con gli abiti tradizionali sardi e si avvia verso la Chiesa.
Quando giunto sul Sagrato si rivolge al popolo di Dio presente e, al suono di campane, dallo squillo di trombe e da rulli di tamburi, saluta con tre inchini la folla festante.
Festa Madonna D'Itria processione Villamar 18 8 26
La Madonna del Buon Cammino a Sassari
La Beata Vergine Maria del Buon Cammino viene venerata in Sassari nella chiesa di Sant’Agostino dal 1477 ogni seconda domenica del mese.
La sua solennità coincide con la seconda domenica di agosto, festa maggiore del gremio dei viandanti, associazione di arti e mestieri che partecipa alla Discesa dei candelieri e che si è posta sotto la sua protezione sin dal giorno della sua fondazione, il 30 giugno 1633, giorno del Corpus Domini, festa piccola della confraternita.
Il sodalizio conserva due simulacri, entrambi settecenteschi: uno interamente ligneo raffigurante la Vergine col Bambino che tende la mano a lu pellegrinu, il viandante alla ricerca della retta via, che attende l’indicazione, l’Itria, del buon cammino.
L’altro, ugualmente raffigurante la Vergine e il viandante, è invece una tipica “Madonna Vestita” di foggia spagnola.
Tale simulacro, ritenuto miracoloso, è considerato anche protettore della Brigata meccanizzata “Sassari”, ed è insignito sia della croce commemorativa della missione “strade sicure” che della medaglia NATO per la missione ISAF in Afganistan.
Porta inoltre sopra le vesti la fascia da ufficiale dell’Esercito Italiano.
Informazioni per la visita
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| Nome | Chiesa di Santa Maria d’Itria od Odigitria dei Siciliani |
| Indirizzo | Via del Tritone, 82, Roma |
| Rione | Colonna |
| Coordinate | POINT (12.485998 41.902929) |
| Telefono | 06 4885872 - 06 47822976 |
| Orari | Per gli orari delle messe e le modalità di visita rivolgersi ai contatti indicati. |
Per conoscere tutti i servizi sull’accessibilità è possibile visitare la sezione Roma accessibile.
La chiesa conserva nella sua identità il legame tra Roma e la comunità siciliana, tra la devozione mariana occidentale e la tradizione iconografica bizantina dell’Odigitria.
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