Papa Benedetto XVI a Loreto: le visite, il rapporto con la Santa Casa e il messaggio della fede

Papa Benedetto XVI visitò Loreto da pontefice in due occasioni: l’1 e 2 settembre 2007, per l’Agorà dei Giovani Italiani, e il 4 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario del pellegrinaggio di Giovanni XXIII alla Santa Casa. Il viaggio del 2012 fu l’ultimo viaggio apostolico del pontificato di Benedetto XVI, prima della rinuncia al ministero petrino nel 2013.

Joseph Ratzinger aveva inoltre visitato il Santuario di Loreto sette volte da cardinale. La sua presenza nella città mariana fu legata alla devozione per la Vergine di Loreto, alla contemplazione del mistero dell’Incarnazione e alla riflessione sulla Santa Casa come luogo in cui abitare la fede e, nello stesso tempo, mettersi in cammino.

Le visite di Benedetto XVI a Loreto in sintesi

PeriodoRuoloOccasione e significato
28 maggio 1985CardinalePellegrinaggio con il personale della Congregazione, Messa in Santa Casa e visita al santuario.
7 marzo 1988Cardinale“Tre Giorni Mariana” organizzata dall’episcopato marchigiano.
7-8 settembre 1991CardinaleRatifica del gemellaggio tra i santuari di Loreto e di Altötting.
19 marzo 1994CardinaleVisita con il segretario personale Josef Clemens e celebrazione del proprio onomastico.
22 marzo 1995CardinaleApertura di un Congresso Mariologico Internazionale.
29 maggio 1999CardinaleVisita con il fratello don Georg, benedizione eucaristica ai malati dell’Unitalsi lombarda e Messa in Santa Casa.
16 novembre 2002CardinaleUltima visita privata, come ospite dell’Arcivescovo Angelo Comastri.
1-2 settembre 2007PapaVisita pastorale per l’Incontro nazionale dei giovani e l’Agorà dei Giovani Italiani.
4 ottobre 2012PapaPellegrinaggio alla Santa Casa nel cinquantesimo anniversario della visita di Giovanni XXIII.

La visita di Benedetto XVI a Loreto nel 2007

L’1-2 settembre 2007 Ratzinger tornò da pontefice per presiedere la celebrazione dell’Agora dei Giovani Italiani nella piana di Montorso, presenti anche molti giovani provenienti dall’estero.

Alle ore 16.10 di questo pomeriggio il Santo Padre Benedetto XVI parte in elicottero dall’eliporto delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per la Visita a Loreto, in occasione dell’Incontro nazionale che conclude il primo anno dell’Agorà dei giovani italiani.

Atterrato con l’elicottero a ridosso della stessa piana alle 17,15, venne accolto, tra gli altri, da Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, da Mons. Gianni Danzi, Arcivescovo di Loreto e, in qualità di rappresentante dello Stato italiano, da Francesco Rutelli, vice Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ad accogliere il Santo Padre al Suo arrivo - previsto per le ore 17.15 - presso il "Centro Giovanni Paolo II" in località Montorso di Loreto, sono il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, S.E. Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova; l’Arcivescovo Prelato di Loreto, S.E. Mons. Gianni Danzi; S.E. il Signor Francesco Rutelli, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro per i Beni Culturali e il Turismo, Rappresentante del Governo Italiano; S.E. il Signor Giuseppe Balboni Acqua, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede; S.E. Mons. Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Italia; il Dottor Gian Mario Spacca, Presidente della Regione Marche; il Dottor Giovanni D’Onofrio, Prefetto di Ancona; il Sindaco di Loreto, Dottor Moreno Pieroni; la Dott.ssa Patrizia Casagrande Esposto, Presidente della Provincia di Ancona e Don Francesco Pierpaoli, Direttore del "Centro Giovanni Paolo II".

La veglia di preghiera nella piana di Montorso

Nel corso della veglia di preghiera iniziata alle 18 alcuni giovani offrirono la loro testimonianza e dialogarono con il Santo Padre, ponendogli domande.

Dopo il saluto alle Autorità, il Papa raggiunge in auto panoramica il palco sulla spianata di Montorso dove alle ore 18 dà inizio alla Veglia di preghiera con i giovani.

Nel corso dell’incontro alcuni dei giovani presenti all’Agorà portano la loro testimonianza e dialogano con il Santo Padre, ponendo delle domande. Il Papa risponde alle singole domande dei giovani e pronuncia poi il discorso che riportiamo di seguito:

Toccante allora fu l’intervento di p. Giancarlo Bossi, rapito nelle Filippine, e significativo il gesto di Mons. Musie Ghebreghiorghis, vescovo di Embdeber (Etiopia), cui venne donato un contributo dell’Agorà per la costruzione di una chiesa.

La speranza nelle periferie

Circa le periferie di questo mondo con grandi problemi non è adesso facile rispondere e non vogliamo vivere in un facile ottimismo, ma, d’altra parte, dobbiamo avere coraggio e andare avanti.

Così anticiperei la sostanza della mia risposta: "Sì c’è speranza anche oggi, ciascuno di voi è importante, perché ognuno è conosciuto e voluto da Dio e per ognuno Dio ha un suo progetto.

Dobbiamo scoprirlo e corrispondervi, perché sia possibile, nonostante queste situazioni di precarietà e di marginalità, realizzare il progetto di Dio su di noi.

Ma, per andare ai dettagli, Lei ci ha presentato realisticamente la situazione di una società: nelle periferie sembra difficile andare avanti, cambiare il mondo per il meglio.

Tutto sembra concentrato nei grandi centri del potere economico e politico, le grandi burocrazie dominano e chi si trova nelle periferie realmente sembra essere escluso da questa vita.

Allora un aspetto di questa situazione di emarginazione di tanti è che le grandi cellule della vita della società, che possono costruire centri anche nella periferia, sono frantumate: la famiglia, che dovrebbe essere il luogo dell’incontro delle generazioni - dal bisnonno fino al nipote - dovrebbe essere un luogo dove si incontrano non solo le generazioni, ma dove si impara a vivere, si imparano le virtù essenziali per vivere, è frantumata, è in pericolo.

Tanto più noi dobbiamo fare il possibile perché la famiglia sia viva, sia anche oggi la cellula vitale, il centro nella periferia.

Così anche la parrocchia, la cellula vivente della Chiesa, deve essere realmente un luogo di ispirazione e di vita e di solidarietà che aiuta a costruire insieme i centri nella periferia.

E, devo qui dire, si parla spesso nella Chiesa di periferia e di centro, che sarebbe Roma, ma in realtà nella Chiesa non c’è periferia, perché dove c’è Cristo, lì c’è tutto il centro.

Dove si celebra l’Eucaristia, dove c’è il Tabernacolo, c’è Cristo e quindi lì è il centro e dobbiamo fare di tutto perché questi centri vivi siano efficaci, presenti e siano realmente una forza che si oppone a questa emarginazione.

La Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa parrocchiale, i movimenti dovrebbero formare altrettanti centri nella periferia e così aiutare a superare le difficoltà che la grande politica ovviamente non supera e dobbiamo nello stesso tempo anche pensare che nonostante le grandi concentrazioni di potere, proprio la società di oggi ha bisogno della solidarietà, del senso della legalità, dell’iniziativa e della creatività di tutti.

So che è più facile dirlo che realizzarlo, ma vedo qui persone che si impegnano perché crescano anche nelle periferie centri, cresca la speranza, e quindi mi sembra che dobbiamo prendere proprio nelle periferie l’iniziativa, bisogna che la Chiesa sia presente che il centro del mondo Cristo sia presente.

Abbiamo visto e vediamo oggi nel Vangelo che per Dio non ci sono periferie.

La Terra Santa, nel vasto contesto dell’Impero Romano, era periferia; Nazareth era periferia, una città sconosciuta.

E tuttavia proprio quella realtà era, di fatto, il centro che ha cambiato il mondo!

E così anche noi dobbiamo formare dei centri di fede, di speranza, di amore e di solidarietà, di senso della giustizia e della legalità, di cooperazione.

Solo così può sopravvivere la società moderna.

Ha bisogno di questo coraggio, di creare centri, anche se ovviamente non sembra esistere speranza.

A questa disperazione dobbiamo opporci, dobbiamo collaborare con grande solidarietà e fare quanto ci è possibile perché cresca la speranza, perché gli uomini possano collaborare e vivere.

Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo!

Non lo possiamo fare solo con le nostre forze, ma in comunione di fede e di cammino.

In comunione con Maria, con tutti i Santi, in comunione con Cristo possiamo fare qualcosa di essenziale e vi incoraggio e vi invito ad avere fiducia in Cristo, ad avere fiducia in Dio.

Stare nella grande compagnia dei Santi e andare avanti con loro può cambiare il mondo, creando centri nella periferia, perché essa realmente diventi visibile e così diventi realistica la speranza di tutti e ognuno possa dire:"Io sono importante nella totalità della Storia. Il Signore ci aiuterà".

Il silenzio di Dio e la ricerca della fede

Sì, tutti noi anche se credenti conosciamo il silenzio di Dio.

Nel Salmo che abbiamo adesso recitato c’è questo grido quasi disperato: "Parla Dio, non ti nascondere!" e poco fa è stato pubblicato un libro con le esperienze spirituali di Madre Teresa e quanto sapevamo già si mostra ancora più apertamente: con tutta la sua carità, la sua forza di fede, Madre Teresa soffriva del silenzio di Dio.

Da una parte, dobbiamo sopportare questo silenzio di Dio anche per potere capire i nostri fratelli che non conoscono Dio.

Dall’altra, con il Salmo possiamo sempre di nuovo gridare a Dio: " Parla, mostrati!".

E senza dubbio nella nostra vita , se il cuore è aperto, possiamo trovare i grandi momenti nei quali realmente la presenza di Dio diventa sensibile anche per noi.

La bellezza della Creazione è una delle fonti dove realmente possiamo toccare la bellezza di Dio, possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è vero quanto la Sacra Scrittura dice nel racconto della Creazione, che cioè Dio ha pensato e fatto con il suo cuore, con la sua volontà, con la sua ragione questo mondo e lo ha trovato buono.

Anche noi dobbiamo essere buoni, per avere il cuore aperto a percepire la vera presenza di Dio.

Poi sentendo la Parola di Dio nelle grandi celebrazioni liturgiche, nelle feste della fede, nella grande musica della fede, sentiamo questa presenza.

Quindi, grandi feste della fede, della celebrazione liturgica, ma anche il dialogo personale con Cristo: Lui non sempre risponde, ma ci sono momenti in cui realmente risponde.

Poi l’amicizia, la compagnia della fede.

Adesso, qui riuniti a Loreto, vediamo come la fede unisce, l’amicizia crea una compagnia di persone in cammino.

E sentiamo che tutto questo non viene dal nulla, ma realmente ha una fonte, che il Dio silenzioso è anche un Dio che parla, che si rivela e soprattutto che noi stessi possiamo essere testimoni della sua presenza, che dalla nostra fede risulta realmente una luce anche per gli altri.

Quindi direi, da una parte dobbiamo accettare che in questo mondo Dio è silenzioso, ma non essere sordi al suo parlare, al suo apparire in tante occasioni e vediamo soprattutto nella Creazione, nella bella liturgia, nell’amicizia all’interno della Chiesa, la presenza del Signore e, pieni della sua presenza, possiamo anche noi dare luce agli altri.

La Chiesa come comunità e compagnia

Così vengo alla seconda o alla prima parte della sua domanda: difficile parlare agli amici di oggi di Dio e forse ancora più difficile che parlare della Chiesa, perché vedono in Dio solo il limite della nostra libertà, un Dio di comandamenti, di divieti e nella Chiesa un’istituzione che limita la nostra libertà, che ci impone delle proibizioni.

Ma dobbiamo cercare di rendere visibile a loro la Chiesa viva, non questa idea di un centro di potere nella Chiesa con queste etichette, ma le comunità di compagnia nelle quali nonostante tutti i problemi della vita, che ci sono per tutti, nasce la gioia di vivere.

Qui mi viene in mente un terzo ricordo.

Sono stato in Brasile e nella Fazenda da Esperança, questa grande realtà dove i drogati vengono curati e ritrovano la speranza, ritrovano la gioia di vivere e hanno testimoniato che proprio lo scoprire che Dio c’è ha significato per loro la guarigione dalla disperazione.

Così hanno capito che la loro vita ha un senso e hanno ritrovato la gioia di essere in questo mondo, la gioia di affrontare i problemi della vita umana.

Quindi in ogni cuore umano nonostante tutti i problemi che ci sono, c’è la sete di Dio e dove Dio scompare, scompare anche il sole che dà luce e gioia.

Questa sete di infinito che è nei nostri cuori si dimostra proprio anche nella realtà della droga: l’uomo vuole allargare lo spessore della vita, avere di più dalla vita, avere l’infinito, ma la droga è una menzogna, una truffa, perché non allarga la vita, ma distrugge la vita.

Vera è la grande sete che ci parla di Dio e ci mette in cammino verso Dio, ma dobbiamo aiutarci reciprocamente.

Cristo è venuto proprio per creare una rete di comunione nel mondo, dove tutti insieme possiamo portarci l’un l’altro e così aiutarci a trovare insieme la strada della vita e capire che i Comandamenti di Dio non sono limitazioni della nostra libertà, ma le strade che guidano verso l’altro, verso la pienezza della vita.

Preghiamo il Signore perché ci aiuti a capire la sua presenza, ad essere pieni della sua Rivelazione, della sua gioia, ad aiutarci l’un l’altro nella compagnia della fede per andare avanti, e trovare sempre più con Cristo il vero volto di Dio e così la vera vita.

Il discorso ai giovani di Loreto

Cari giovani, che costituite la speranza della Chiesa in Italia!

Sono felice di incontrarvi in questo luogo così singolare, in questa serata speciale, ricca di preghiere, di canti, di silenzi, colma di speranze e di profonde emozioni.

Questa valle, dove in passato anche il mio amato predecessore Giovanni Paolo II ha incontrato molti di voi, è diventata ormai la vostra "agorà", la vostra piazza senza mura e barriere, dove mille strade convergono e si dipartono.

Ho ascoltato con attenzione chi ha parlato a nome di tutti voi.

In questo luogo dell’incontro pacifico, autentico e gioioso, siete arrivati per mille motivi diversi: chi perché appartenente a un gruppo, chi invitato da qualche amico, chi per intima convinzione, chi con qualche dubbio nel cuore, chi per semplice curiosità…

Qualunque sia il motivo che vi ha condotto qui, posso dirvi che a riunirci anche se è coraggioso dirlo è lo Spirito Santo.

Sì, è proprio così: qui vi ha guidati lo Spirito; qui siete venuti con i vostri dubbi e le vostre certezze, con le vostre gioie e le vostre preoccupazioni.

Ora tocca a noi tutti, a voi tutti aprire il cuore ed offrire tutto a Gesù.

Ditegli: ecco, sono qui, certamente non sono ancora come tu mi vorresti, non riesco nemmeno a capire fino in fondo me stesso, ma con il tuo aiuto sono pronto a seguirti.

Signore Gesù, questa sera vorrei parlarti, facendo mio l’atteggiamento interiore e l’abbandono fiducioso di quella giovane donna, che oltre duemila anni fa disse il suo "sì" al Padre che la sceglieva per essere la tua Madre.

Il Padre la scelse perché docile e obbediente alla sua volontà.

Come lei, come la piccola Maria, ognuno di voi, cari giovani amici, dica con fede a Dio: Eccomi, «avvenga di me quello che hai detto»!

Quale stupendo spettacolo di fede giovane e coinvolgente stiamo vivendo questa sera!

Questa sera Loreto è diventata, grazie a voi, la capitale spirituale dei giovani; il centro verso cui convergono idealmente le moltitudini di giovani che popolano i cinque Continenti.

In questo momento ci sentiamo come attorniati dalle attese e dalle speranze di milioni di giovani del mondo intero: in questa stessa ora alcuni stanno vegliando, altri dormono, altri ancora studiano o lavorano; c’è chi spera e chi dispera, chi crede e chi non riesce a credere, chi ama la vita e chi invece la sta gettando via.

A tutti vorrei giungesse questa mia parola: il Papa vi é vicino, condivide le vostre gioie e le vostre pene, soprattutto condivide le speranze più intime che sono nel vostro animo e per ciascuno chiede al Signore il dono di una vita piena e felice, una vita ricca di senso, una vita vera.

La celebrazione del 2 settembre 2007

Il 2 settembre, alle ore 9,30, a Montorso, Benedetto XVI presiedette la solenne concelebrazione, presenti otto cardinali e centocinquanta vescovi, davanti a circa 300.000 giovani, pronunciando un’omelia di spessore.

Il Santo Padre indicò allora quello della Santa Casa come il “santuario dell’umiltà.

Al termine della Messa il Papa introdusse la preghiera dell’Angelus con un’ispirata riflessione sulla Santa Casa, da considerarsi come un vero gioiello nel contesto della letteratura pontificia lauretana.

Dopo aver attraversato a piedi tra colonne di folla un tratto della piana di Montorso, benedicendo e salutando, Benedetto XVI fece ritorno in papamobile al Palazzo Apostolico, dove, nella Sala del Tinello, pranzò insieme a cinquanta ospiti.

Quindi, alle 17,00, scese in Piazza della Madonna portandosi sul sagrato della basilica, dove era stato predisposto un’ampia tensostruttura bianca e dove gli porsero il saluto l’Arcivescovo Danzi e il Sindaco di Loreto, Moreno Pieroni.

In quell’occasione Benedetto XVI rivolse un caloroso saluto ai loretani che gremivano la Piazza, dicendoli fortunati per la presenza della Santa Casa.

Al termine il Santo Padre ricevette l’omaggio di alcuni bambini, vincitori del concorso promosso dalla Delegazione Pontificia «Una Casa in mezzo al mare».

Tornato a Montorso, alle 17,45 Benedetto XVI salì sull’elicottero che lo riportò a Castel Gandolfo.

La seconda visita da Papa: Loreto, 4 ottobre 2012

Il 4 ottobre 2012, nella ricorrenza del 50° anniversario del pellegrinaggio al Santuario di Loreto di Giovanni XXIII, su invito dell’Arcivescovo Giovanni Tonucci, Benedetto XVI tornò a Loreto in un contesto molto riservato.

In occasione del 50º anniversario della visita di Giovanni XXIII, Papa Benedetto XVI si recò a Loreto per celebrare la messa e visitare la Santa Casa per affidare alla Santa Vergine l’Anno della fede.

Il Papa ha voluto ricordare il suo Predecessore, il Beato Giovanni XXIII che cinquanta anni fa si recò a Loreto per affidare alla Vergine Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II che si sarebbe inaugurato una settimana dopo.

Dopo una devota visita in Santa Casa, dove accese la lampada, il Papa celebrò la Messa sul sagrato della Basilica, presente la statua della Madonna, e pronunciò un’omelia ricca di riflessioni sui messaggi del Santuario dell’Incarnazione.

Benedetto XVI, partito dall’eliporto vaticano alle 9:00, alle 10:00 è giunto a Loreto, accolto ricevuto dalle autorità religiose e civili della Regione.

Successivamente Benedetto XVI si è recato al Santuario Lauretano, nella Piazza della Madonna dove ha salutato la Comunità dei Cappuccini del Santuario.

Nella Santa Casa il Papa ha sostato alcuni minuti in adorazione davanti al Santissimo Sacramento ed ha pregato la Vergine di Loreto.

Alle 10:30, nella Piazza della Madonna, il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa ed ha tenuto l'omelia della quale riportiamo ampi estratti.

Al termine della celebrazione eucaristica il Papa ha consumato il pranzo al Centro Giovanni Paolo II.

Alle 17:00 il Santo Padre riparte alla volta del Vaticano dove giunge alle 18:00.

Fu quello l’ultimo viaggio apostolico di Benedetto XVI, perché nel 2013 rinunciò al pontificato.

Il legame con Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II

Il 4 ottobre del 1962, il Beato Giovanni XXIII venne in pellegrinaggio a questo Santuario per affidare alla Vergine Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II, che si sarebbe inaugurato una settimana dopo.

In quella occasione, egli, che nutriva una filiale e profonda devozione alla Madonna, si rivolse a lei con queste parole: «Oggi, ancora una volta, ed in nome di tutto l’episcopato, a Voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium Episcoporum, chiediamo per Noi, Vescovo di Roma e per tutti i Vescovi dell’universo di ottenerci la grazia di entrare nell’aula conciliare della Basilica di San Pietro come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù: un cuor solo, un palpito solo di amore a Cristo e alle anime, un proposito solo di vivere e di immolarci per la salvezza dei singoli e dei popoli.

Così, per la vostra materna intercessione, negli anni e nei secoli futuri, si possa dire che la grazia di Dio ha prevenuto, accompagnato e coronato il ventunesimo Concilio Ecumenico, infondendo nei figli tutti della Santa Chiesa nuovo fervore, slancio di generosità, fermezza di propositi» (AAS 54 [1962], 727).

A distanza di cinquant’anni, dopo essere stato chiamato dalla divina Provvidenza a succedere sulla cattedra di Pietro a quel Papa indimenticabile, anch’io sono venuto qui pellegrino per affidare alla Madre di Dio due importanti iniziative ecclesiali: l’Anno della fede, che avrà inizio tra una settimana, l’11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, da me convocata nel mese di ottobre sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».

Come ricordavo nella Lettera Apostolica di indizione, attraverso l’Anno della fede «intendo invitare i Confratelli Vescovi di tutto l’orbe perché si uniscano al Successore di Pietro, nel tempo di grazia spirituale che il Signore ci offre, per fare memoria del dono prezioso della fede» (Porta fidei, 8).

Il significato della Santa Casa nel magistero di Benedetto XVI

Il Santuario di Loreto, luogo di pellegrinaggio fin dal secolo XIV, custodisce la Casa in muratura dove la Madonna visse a Nazaret.

La Casa è il luogo dove Maria è nata, è stata fidanzata con Giuseppe, ha ricevuto l'annuncio dell'Angelo Gabriele e ha concepito nel proprio grembo il Figlio di Dio.

Essa fa memoria pertanto del Mistero dell'Incarnazione.

Proprio qui a Loreto abbiamo l’opportunità di metterci alla scuola di Maria, di lei che è stata proclamata «beata» perché «ha creduto» (Lc 1,45).

Questo Santuario, costruito attorno alla sua casa terrena, custodisce la memoria del momento in cui l’Angelo del Signore venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, ed ella diede la sua risposta.

Questa umile abitazione è una testimonianza concreta e tangibile dell’avvenimento più grande della nostra storia: l’Incarnazione; il Verbo si è fatto carne, e Maria, la serva del Signore, è il canale privilegiato attraverso il quale Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14).

Maria ha offerto la propria carne, ha messo tutta se stessa a disposizione della volontà di Dio, diventando «luogo» della sua presenza, «luogo» in cui dimora il Figlio di Dio.

Qui possiamo richiamare le parole del Salmo con le quali, secondo la Lettera agli Ebrei, Cristo ha iniziato la sua vita terrena dicendo al Padre: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato…Allora ho detto: "Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà"» (10,5.7).

Maria dice parole simili di fronte all’Angelo che le rivela il piano di Dio su di lei: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

La volontà di Maria coincide con la volontà del Figlio nell’unico progetto di amore del Padre e in lei si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura.

Dio diventa uomo, Maria si fa «casa vivente» del Signore, tempio dove abita l’Altissimo.

La fede come casa e cammino

Ma il dimorare del Figlio di Dio nella «casa vivente», nel tempio, che è Maria, ci porta ad un altro pensiero: dove abita Dio, dobbiamo riconoscere che tutti siamo «a casa»; dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono più stranieri.

Maria, che è madre di Cristo è anche nostra madre, ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nella volontà del suo Figlio.

È la fede, allora, che ci dà una casa in questo mondo, che ci riunisce in un’unica famiglia e che ci rende tutti fratelli e sorelle.

Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi vogliamo essere aperti al Signore, se vogliamo offrire la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la presenza del Signore possa essere un limite alla nostra libertà, e se vogliamo riservarci una parte della nostra vita, in modo che possa appartenere solo a noi.

Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé, dell’amore, che si fa servizio e condivisione.

La fede ci fa abitare, dimorare, ma ci fa anche camminare nella via della vita.

Anche a questo proposito, la Santa Casa di Loreto conserva un insegnamento importante.

Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada.

La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi.

In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa.

Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi.

Allora, qui a Loreto, troviamo una casa che ci fa rimanere, abitare, e che nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l’umanità redenta (cfr Ap 21,3).

Il sì di Maria e la libertà dell’uomo

C’è ancora un punto importante del racconto evangelico dell’Annunciazione che vorrei sottolineare, un aspetto che non finisce mai di stupirci: Dio domanda il «sì» dell’uomo, ha creato un interlocutore libero, chiede che la sua creatura Gli risponda con piena libertà.

San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei suoi Sermoni più celebri, quasi «rappresenta» l’attesa da parte di Dio e dell’umanità del «sì» di Maria, rivolgendosi a lei con una supplica: «L’angelo attende la tua risposta, perché è ormai tempo di ritornare a colui che lo ha inviato… O Signora, da’ quella risposta, che la terra, che gli inferi, anzi, che i cieli attendono.

Come il Re e Signore di tutti desiderava vedere la tua bellezza, così egli desidera ardentemente la tua risposta affermativa… Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!» (In laudibus Virginis Matris, Hom. IV, 8: Opera omnia, Edit. Cisterc. 4, 1966, p. 53s).

Dio chiede la libera adesione di Maria per diventare uomo.

Certo, il «sì» della Vergine è frutto della Grazia divina.

Ma la grazia non elimina la libertà, al contrario, la crea e la sostiene.

La fede non toglie nulla alla creatura umana, ma ne permette la piena e definitiva realizzazione.

Il pellegrinaggio del 2012 e la preghiera per la Chiesa

Il Beato Giovanni XXIII cinquant’anni fa, qui a Loreto, invitava a contemplare questo mistero, a «riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo dell’Incarnazione e della Redenzione», e continuava affermando che lo stesso Concilio aveva come scopo di estendere sempre più il raggio benefico dell’Incarnazione e Redenzione di Cristo in tutte le forme della vita sociale (cfr AAS 54 [1962], 724).

E’ un invito che risuona oggi con particolare forza.

Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari settori della società, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo.

Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere.

Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo.

Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna.

Cari fratelli e sorelle, in questo pellegrinaggio che ripercorre quello del Beato Giovanni XXIII - e che avviene, provvidenzialmente, nel giorno in cui si fa memoria di san Francesco di Assisi, vero «Vangelo vivente» - vorrei affidare alla Santissima Madre di Dio tutte le difficoltà che vive il nostro mondo alla ricerca di serenità e di pace, i problemi di tante famiglie che guardano al futuro con preoccupazione, i desideri dei giovani che si aprono alla vita, le sofferenze di chi attende gesti e scelte di solidarietà e di amore.

Vorrei affidare alla Madre di Dio anche questo speciale tempo di grazia per la Chiesa, che si apre davanti a noi.

Tu, Madre del «sì», che hai ascoltato Gesù, parlaci di Lui, raccontaci il tuo cammino per seguirlo sulla via della fede, aiutaci ad annunciarlo perché ogni uomo possa accoglierlo e diventare dimora di Dio.

Le sette visite di Ratzinger cardinale a Loreto

Ratzinger visitò il Santuario di Loreto da cardinale sette volte.

Il 28 maggio 1985 da pellegrino insieme al personale della Congregazione.

Allora presiedette una Messa in Santa Casa e poi fece un’attenta visita al santuario, ammirandone la ricchezza devozionale, storica e artistica.

Vi tornò il 7 marzo 1988 in occasione di una “Tre Giorni Mariana” organizzata dall’episcopato marchigiano e anche allora celebrò in Santa Casa, rilasciando una significativa intervista allo storico loretano Adalberto Solari.

La sua terza visita avvenne in occasione della ratifica del gemellaggio tra i santuari di Loreto e di Altötting, avvenuta il 7-8 settembre 1991.

Ratzinger partecipò a tutte le cerimonie e durante la concelebrazione dell’8 settembre tenne un’importante omelia sulla tradizione e sul significato spirituale della Santa Casa.

Una successiva visita a Loreto l’effettuò con il segretario personale Josef Clemens il 19 marzo 1994, per celebrare il proprio onomastico.

Anche allora presiedette una Messa in Santa Casa.

Una sua ennesima visita avvenne appena un anno dopo, il 22 marzo 1995, per l’apertura di un Congresso Mariologico Internazionale, durante il quale pronunciò una storica prolusione sul tema «Maria nel mistero del Verbo Incarnato».

La sesta visita del cardinale Ratzinger risale al 29 maggio 1999, effettuata con il fratello sacerdote don Georg.

Appena arrivato, egli accettò benevolmente di impartire la benedizione eucaristica ai malati dell’Unitalsi lombarda.

Il giorno successivo celebrò col fratello in Santa Casa per essere poi accompagnato da un frate cappuccino nella visita alle meraviglie artistiche del santuario, in particolare del ciclo mariano della Cappella Tedesca.

L’ultima visita da cardinale, strettamente privata, è registrata il 16 novembre 2002, quando fu ospite dell’Arcivescovo Angelo Comastri, in occasione di un suo viaggio ad Ancona, dove, nell’Istituto Teologico Marchigiano tenne una relazione sul «Sacramento dell’ordine: ministri e comunione».

Il magistero lauretano di Benedetto XVI

Il magistero lauretano di Benedetto XVI è particolarmente ricco.

In un’omelia pronunciata nella Basilica della Santa Casa l’8 settembre 1991, in occasione del Gemellaggio dei santuari mariani di Loreto e di Altötting, accolse la proposta di un trasporto della Santa Casa per iniziativa umana.

Tra l’altro disse: “Quando i crociati trasferirono le pietre della Casa nazaretana dalla Terra Santa qui nella terra italiana, hanno fissato il nuovo posto della Casa sacra su una strada.”

Da questo dato egli traeva un messaggio: “Questa Casa non è una casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti: è una casa aperta di noi tutti.

La stessa Casa ci fa abitare e ci fa camminare.”.

Quell’intera omelia incentrata sulla Santa Casa era ricca si spunti simbolici, come lo fu del resto il suo discorso pronunciato a Montorso in occasione dell’Agorà dei Giovani Italiani.

Dopo aver ricordato che i muri della Santa Casa, “secondo la tradizione, vengono da Nazaret, il luogo dove la Vergine disse sì a Dio e concepì nel proprio grembo il Verbo eterno incarnato”, tra l’altro aggiunse: “C’è un legame reciproco tra la piazza e la casa [. ].

Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa come Maria nell’Annunciazione.

E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: aperta sul mondo, sulla vita, anche su questo Agorà dei giovani italiani.”

La preghiera dell’Agorà

Un altro importante scritto di Benedetto XVI sulla Santa Casa è la preghiera da lui composta su invito di Mons. Danzi, nel dicembre 2005.

Essa inizia con queste parole: “Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua Casa.

Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi essere la madre del Redentore.”

Il Santo Padre illustrava un aspetto nuovo, estraneo alla letteratura spirituale della Santa Casa: la preghiera e la lettura della Sacra Scrittura fatte da Gesù e Maria nella casa nazaretana venerata a Loreto: “Qui hai pregato con lui, con le antichissime preghiere d’Israele, che allora diventavano parole del Figlio rivolte al Padre [. ]

Qui avete letto insieme le Sacre scritture.”

Raggiunto il Palazzo Apostolico per la cena, alle 21,15, accompagnato da Bagnasco e Danzi, Benedetto si recò in Santa Casa, dove in diretta televisiva, dopo una prolungato raccoglimento recitò la Preghiera dell’Agorà, da lui stesso composta.

Prima di uscire dalla Santa Casa, il Papa depose sull’altare una rosa d’oro, dono alla Vergine Lauretana.

La preghiera alla Madonna di Loreto

Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.

Stella del mattino, parlaci di Lui e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.

Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù, imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti, la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.

Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra, come Tu hai fatto visitando Elisabetta che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.

Maria, Vergine del Magnificat, aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana, spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli, a fare solo quello che Gesù dirà.

Maria, poni il tuo sguardo sull’Agorà dei giovani, perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.

Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.

Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo, aiutaci a levare in alto lo sguardo.

Vogliamo vedere Gesù.

Parlare con Lui.

Annunciare a tutti il Suo amore.

Il rapporto con le Marche e con Loreto

Papa Benedetto XVI, le Marche e la provincia di Ancona: un rapporto di grande vicinanza e di legami.

Soprattutto con Loreto e la sua Santa Casa, dove il Papa Emerito, scomparso il 31 dicembre scorso, si recava sempre con piacere.

È proprio a Loreto che Joseph Ratzinger si è recato con più frequenza per quanto riguarda il nostro territorio, senza dimenticare la giornata trascorsa ad Ancona e quindi a Fabriano nel settembre del 2011.

Restando però a Loreto, il Pontefice che si era insediato alla fine di aprile del 2005 si è recato in visita nella città mariana per la prima volta per due giorni a inizio settembre, per la precisione l’1 e il 2 settembre, partecipando all’Agorà dei Giovani.

In quell’occasione presiedette la celebrazione eucaristica donando ai giovani una preghiera alla Vergine Maria.

Il 4 ottobre 2012 il suo ritorno a Loreto nel 50° della visita di Giovanni XXIII.

Non va dimenticato che Papa Benedetto XVI ha visitato il Santuario di Loreto anche da cardinale e per ben sette volte esprimendo la sua forte spiritualità mariana e la sua devozione lauretana.

La biografia di Joseph Ratzinger e il cuore mariano

Joseph Ratzinger nacque a Marktl am Inn, in Baviera (Germania), il 16 aprile 1927.

Ordinato sacerdote nel 1951, coltivò in grado eminente gli studi filosofici e teologici, di cui fu qualificato docente anche universitario, e partecipò, quale esperto, al Concilio Vaticano II.

Paolo VI il 25 marzo 1977 lo nominò arcivescovo di Monaco e Freising e il 27 giugno successivo lo elevò alla porpora cardinalizia.

Il 25 novembre 1981 Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e quale Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale.

Dal 30 novembre 2002 è stato decano del Collegio Cardinalizio e il 19 aprile 2005 è stato eletto sommo pontefice, assumendo il nome di Benedetto XVI.

Rinunciò al pontificato nel 2013 ed è morto il 31 dicembre scorso.

Santa Casa di Loreto e Basilica

Loreto: tutto pronto per la visita di Benedetto XVI. Servizio Daniele Morini

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