Benedetto XVI si recò a Lourdes dal 13 al 15 settembre 2008, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous. Il viaggio fu il pellegrinaggio di un successore di Pietro alla Grotta di Massabielle, ma anche un itinerario spirituale attraverso la preghiera, la luce, la Croce, l’Eucaristia e la vicinanza ai malati.
Per Joseph Ratzinger, Lourdes non era del tutto sconosciuta. Prima di diventare papa, vi si era recato nel 1981, in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale, poco dopo l’attentato contro Giovanni Paolo II. Diventato Benedetto XVI, torna quindi a Lourdes come successore di Pietro.
Lourdes, santuario mariano nel cuore della Chiesa
Tutto ha inizio l’11 febbraio 1858. Quel giorno, Bernadette Soubirous, una ragazzina di 14 anni proveniente da una famiglia molto povera di Lourdes, si recò nei pressi della Grotta di Massabielle. Lì vede una «Signora» vestita di bianco, con una cintura blu e una rosa gialla su ciascun piede.
Tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858 avranno luogo diciotto apparizioni. Nel corso di queste apparizioni, la Vergine invita alla preghiera, alla penitenza e alla conversione. Il 25 marzo 1858, rivela finalmente il suo nome a Bernadette: «Sono l’Immacolata Concezione.»
L’8 dicembre 1854 papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione affermando che la Vergine Maria, per speciale grazia di Dio, fu preservata dal peccato originale fin dal momento del suo concepimento. Questo mistero della fede, da lungo tempo venerato nella Chiesa, divenne così una verità ufficiale della fede cattolica.
Quattro anni dopo, nel 1858, a Lourdes una ragazza quattordicenne povera e semianalfabeta, Bernadette Soubirous, vide una “bella Signora” alla grotta di Massabielle. Il 25 marzo, giorno della festa dell’Annunciazione, la Signora le rivelò finalmente, in dialetto, il suo nome: «Que soy era Immaculada Councepciou» («Io sono l’Immacolata Concezione»).
Queste parole stupirono Bernadette, che non le comprese, ma le riportò fedelmente al parroco di Lourdes. Per lui fu una conferma eclatante: quella ragazzina, incapace di formulare una simile espressione teologica, aveva inconsapevolmente autenticato il dogma proclamato qualche anno prima.
In questa rivelazione la Chiesa vide un segno forte: la Vergine stessa aveva confermato ciò che la Chiesa aveva definito con la fede. Lourdes divenne così eco viva del dogma e luogo ove Maria, ancora oggi, manifesta la sua presenza materna pura e vicina all’umanità ferita.
Lourdes diventa progressivamente un importante luogo di pellegrinaggio. Vi si viene per pregare Maria, ma sempre per rivolgersi a suo Figlio, Gesù Cristo. La Grotta, la sorgente, le processioni, i ceri, il Rosario e la presenza così particolare dei malati costituiscono ancora oggi i grandi simboli di Lourdes.
Ed è proprio come pellegrini che anche i papi vengono a inginocchiarsi davanti alla Grotta.

Il legame tra i papi e Lourdes
I papi hanno sempre mostrato grande interesse per Lourdes, vedendola come un segno provvidenziale e una fonte di rinnovamento spirituale per la Chiesa.
- Pio IX, papa all’epoca delle apparizioni, riconobbe il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854, quattro anni prima degli eventi di Lourdes, il che diede grande legittimità alla testimonianza di Bernadette.
- Leone XIII incoraggiò fortemente il culto mariano a Lourdes e approvò diverse preghiere e indulgenze legate al santuario.
- San Pio X avviò il processo di beatificazione di Bernadette, che fu beatificata nel 1925 e successivamente canonizzata nel 1933 sotto il pontificato di Pio XI.
- Giovanni Paolo II ha visitato Lourdes una prima volta nel 1983 e in seguito nel 2004, nonostante la sua malattia avanzata.
- Anche Benedetto XVI si è recato in pellegrinaggio nel 2008, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni, sottolineando l’importanza del silenzio e della preghiera, al centro dell’esperienza di Lourdes.
- Papa Francesco, pur non essendovi recato personalmente, ha parlato spesso di Lourdes con affetto, sottolineando l’attenzione rivolta ai poveri, ai malati e ai fragili.
Sei cardinali in seguito divenuti papi, dal 1914, vi si sono recati in pellegrinaggio prima della loro elezione. A partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, lo stesso accadde con i futuri Benedetto XV (1914-1922) e Pio XI (1922-1939).
Il futuro Pio XII (1939-1958) giunse a Lourdes nel 1935. Dedicò a Lourdes un’enciclica, intitolata “Il pellegrinaggio a Lourdes“, pubblicata il 2 luglio 1957.
Il futuro Paolo VI (1963-1978) si recò a Lourdes due volte, nel 1958 e nel 1962, mentre il futuro Giovanni Paolo I (agosto-settembre 1978) vi si recò in pellegrinaggio nel 1975.
Non dimentichiamo il cardinale Angelo Roncalli, che venne a Lourdes prima di diventare papa Giovanni XXIII, quando era nunzio apostolico a Parigi. Venne per consacrare la Basilica dedicata a San Pio X, costruita in occasione del centenario delle apparizioni.
Giovanni Paolo II e la strada aperta ai pellegrinaggi pontifici
Il 14 e 15 agosto 1983, papa Giovanni Paolo II compì il suo primo pellegrinaggio apostolico a Lourdes. Questa visita avviene in occasione del 125° anniversario delle apparizioni del 1858.
Essa riveste una particolare importanza storica: Giovanni Paolo II è il primo papa a compiere personalmente un pellegrinaggio a Lourdes.
Prima di diventare Papa, il cardinale Karol Wojtila era stato a Lourdes nel 1947 come giovane sacerdote, poi come arcivescovo di Cracovia nel 1964 e cardinale di Cracovia nel 1975.
Al suo arrivo alla Grotta di Massabielle, il 14 agosto, rende grazie per questo luogo dove, secondo le sue stesse parole, la fede può rinnovarsi, i corpi e le anime trovare guarigione e il senso della Chiesa rafforzarsi.
Giovanni Paolo II evoca anche un evento ancora molto vivo nella memoria di tutti: l’attentato del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro, al quale è sopravvissuto. La sua visita a Lourdes assume così una dimensione molto personale.
Il Papa polacco intrattiene infatti un rapporto estremamente profondo con la Vergine Maria. Il suo motto pontificio, «Totus Tuus» - «Tutto tuo», esprime questa particolare consacrazione a Maria.
A Lourdes, Giovanni Paolo II si fa quindi pellegrino tra i pellegrini. Prega davanti alla Grotta, recita il Rosario, partecipa alla processione con le fiaccole e incontra in particolare sacerdoti, suore, giovani e malati.
Il 15 agosto, giorno della solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, celebra la Messa alla Grotta delle Apparizioni. Prima di lasciare Lourdes, Giovanni Paolo II confesserà di aver vissuto una delle più belle feste dell’Assunzione della sua vita.
La centralità dei malati a Lourdes
L’incontro con i malati occupa un posto particolarmente importante in questo primo viaggio. Ovviamente non è un caso. Fin dalle sue origini, Lourdes è profondamente legata alle persone che soffrono.
Ogni anno migliaia di volontari e di assistenti accompagnano i malati, gli anziani o le persone con disabilità fino alla Grotta. Giovanni Paolo II sottolinea allora la dignità di coloro che soffrono e il loro posto nel cuore della Chiesa.
Questa vicinanza ai malati assumerà una dimensione ancora più commovente al suo ritorno a Lourdes, ventuno anni dopo.
A Lourdes, essi non sono ai margini. Sono al centro del pellegrinaggio. Questa realtà si ricollega direttamente al Vangelo e spiega perché gli incontri con i malati costituiscono sistematicamente uno dei momenti essenziali delle visite pontificie.
Il ritorno di Giovanni Paolo II nel 2004
Il 14 e 15 agosto 2004, Giovanni Paolo II torna per la seconda volta a Lourdes. Il contesto è diverso. La Chiesa celebra allora il 150° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, definito da papa Pio IX l’8 dicembre 1854.
Appena quattro anni dopo quella proclamazione, la Signora di Massabielle aveva dichiarato a Bernadette: «Io sono l’Immacolata Concezione.» Giovanni Paolo II tiene quindi particolarmente a compiere questo pellegrinaggio.
Ma questa visita rimarrà impressa nella memoria anche per un altro motivo: il Papa aveva allora 84 anni ed era molto indebolito dalla malattia. Colui che, nel 1983, era venuto a parlare ai malati, si presenta ora egli stesso come un pellegrino segnato dalla sofferenza fisica.
Al suo arrivo alla Grotta, le sue prime parole sono infatti rivolte ai malati. Spiega loro che si reca dalla Vergine come un pellegrino e che condivide con loro un periodo della vita segnato dalla sofferenza fisica.
Questa immagine di Giovanni Paolo II davanti alla Grotta rimane uno dei momenti più commoventi del suo pontificato.
«Questa Grotta è il cuore di Lourdes»
Il 14 agosto 2004, Giovanni Paolo II si inginocchia nuovamente presso la Grotta di Massabielle. Descrive allora la Grotta come «il cuore di Lourdes» e come una vera e propria scuola di preghiera.
Per lui, il messaggio di Lourdes non consiste solo nel chiedere grazie alla Vergine. Maria conduce sempre verso Cristo. Il Rosario diventa così una contemplazione di Gesù insieme a Maria.
Durante il suo soggiorno, Giovanni Paolo II recita il Rosario, partecipa alla processione, assiste alla processione con le fiaccole e celebra, il giorno seguente, la Messa dell’Assunzione sul prato del santuario.
Sarà il suo ultimo viaggio in Francia. Meno di otto mesi dopo, il 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II muore in Vaticano.
Il suo ultimo pellegrinaggio a Lourdes assume quindi, col senno di poi, una dimensione ancora più forte: quella di un uomo giunto quasi al termine della sua vita terrena, venuto ad affidare ancora una volta il suo ministero e le sue sofferenze alla Vergine Maria.
Benedetto XVI a Lourdes nel 2008
Quattro anni dopo, Lourdes accoglie nuovamente un sommo pontefice. Dal 13 al 15 settembre 2008, papa Benedetto XVI si reca al santuario in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous.
Il suo viaggio apostolico in Francia era iniziato a Parigi. Ma Benedetto XVI spiegherà lui stesso che il motivo principale della sua visita in Francia era la celebrazione del Giubileo delle Apparizioni di Lourdes.
Il pellegrinaggio di Benedetto XVI presenta una particolarità: il Papa percorre il «Percorso del Giubileo», che permette di rivisitare diversi luoghi fondamentali della vita di Bernadette.
Passa in particolare dal fonte battesimale dove fu battezzata, dal «Cachot» dove la famiglia Soubirous visse in grande povertà e, naturalmente, dalla Grotta di Massabielle.

Sulle orme di Bernadette
Il pellegrinaggio di Benedetto XVI fu costruito come un cammino sulle orme di Bernadette e attraverso i luoghi essenziali della sua vita.
Il «Cachot» ricordava la povertà concreta della famiglia Soubirous, mentre il fonte battesimale richiamava l’inizio della vita cristiana di Bernadette. La Grotta di Massabielle costituiva il punto culminante del percorso, il luogo dell’incontro con la “bella Signora”.
Benedetto XVI partecipa inoltre a uno dei momenti più emblematici di Lourdes: la processione mariana con le fiaccole. La sera del 13 settembre 2008, medita sulle apparizioni e ricorda i grandi inviti rivolti a Bernadette: la preghiera, la penitenza e la conversione.
Il giorno seguente, 14 settembre, giorno della festa della Croce Gloriosa, celebra la Messa sul prato del santuario.
Questa coincidenza liturgica permette al Papa di ricordare un aspetto fondamentale della spiritualità di Lourdes: Maria non trattiene mai lo sguardo su di sé, ma conduce sempre a Cristo.
La processione aux flambeaux: luce, preghiera e speranza
Il 13 settembre 2008 Benedetto XVI, in occasione del suo Viaggio Apostolico in Francia, si recò a Lourdes dove presiedette la commovente e suggestiva processione “aux flambeaux” insieme a centinaia di migliaia di fedeli radunati nella grande spianata nonostante la pioggia.
Tenne anche una bellissima omelia sul significato della luce e sulla scelta particolare di Lourdes come luogo delle apparizioni della Vergine.
Centocinquant’anni fa, l’11 febbraio 1858, in questo luogo detto La grotta di Massabielle, fuori dell’abitato, una semplice ragazzina di Lourdes, Berdadette Soubirous, vide una luce e, dentro questa luce, una giovane signora “bella, bella, più di tutto”.
Questa Signora si rivolse a lei con bontà e dolcezza, con rispetto e fiducia. “Essa mi dava del voi (racconta Bernadette)…Volete farmi il favore di venire qui durante i prossimi quindici giorni? (le domanda la Signora)…Essa mi guardava come una persona che parla ad un’altra persona”.
E’ in questa conversazione, in questo dialogo tutto pervaso di delicatezza, che la Signora la incarica di trasmettere certi messaggi molto semplici sulla preghiera, la penitenza e la conversione.
Non suscita meraviglia che Maria sia bella, giacché, nell’apparizione del 25 marzo 1858, ella rivela così il suo nome: “Io sono l’Immacolata Concezione”.
Guardiamo a nostra volta quella “Donna vestita di sole”(Ap 12,1) che ci descrive la Scrittura. La Santissima Vergine Maria, la Donna gloriosa dell’Apocalisse, porta sul suo capo una corona di dodici stelle, che rappresentano le dodici tribù d’Israele, l’intero popolo di Dio, tutta la comunione dei santi, e insieme, ai suoi piedi, la luna, immagine della morte e della mortalità.
Maria ha lasciato la morte dietro di sé; è interamente rivestita di vita, quella del Figlio, del Cristo risorto. Ella è così il segno della vittoria dell’amore, del bene e di Dio, che dona al nostro mondo la speranza di cui ha bisogno.
Questa sera volgiamo il nostro sguardo verso Maria, così gloriosa e così umana, e lasciamo che sia lei a condurci verso Dio, che è il vincitore.
Lourdes è uno di quei luoghi che Dio ha scelto per farvi risplendere un raggio particolare della sua bellezza; da ciò l’importanza che acquista qui il simbolo della luce.
A partire dalla quarta apparizione Bernadette, arrivando alla grotta, accendeva ogni mattina un cero benedetto e lo teneva nella mano sinistra, fin che la Vergine le si mostrava. Ben presto, vi furono persone che affidarono a Bernadette un cero perché lo conficcasse nella terra in fondo alla grotta.
In breve tempo, anche altre persone deposero ceri in quel luogo di luce e di pace. La stessa Madre di Dio fece sapere di gradire l’omaggio toccante di quelle migliaia di ceri, che da allora rischiarano senza interruzione, per dare gloria a lei, il masso roccioso dell’apparizione.
Da quel giorno, davanti alla grotta, notte e giorno, tanto d’estate quanto d’inverno, brilla un roveto ardente incendiato dalle preghiere dei pellegrini e dei malati, che esprimono le loro preoccupazioni e i loro bisogni, ma soprattutto la loro fede e la loro speranza.
Venendo in pellegrinaggio qui, a Lourdes, noi vogliamo entrare, sulle orme di Bernadette, in quella straordinaria prossimità tra il cielo e la terra che non si è mai smentita e che non cessa di consolidarsi.
La processione “aux flambeaux” traduce ai nostri occhi di carne il mistero della preghiera: nella comunione della Chiesa, che unisce eletti del cielo e pellegrini della terra, la luce zampilla dal dialogo tra l’uomo e il suo Signore e una strada luminosa si apre nella storia degli uomini, compresi anche i momenti più bui.
Questa processione è un momento di grande gioia ecclesiale, ma anche un tempo di riflessione austera: le intenzioni che portiamo con noi sottolineano la nostra profonda comunione con tutti gli esseri che soffrono.
Maria ci insegna a pregare, a fare della nostra preghiera un atto d’amore per Dio e di carità fraterna. Pregando con Maria, il nostro cuore accoglie coloro che soffrono.
Come potrebbe la nostra vita non esserne, di conseguenza, trasformata? Perché il nostro essere e la nostra vita tutta intera non dovrebbero diventare luoghi di ospitalità per il nostro prossimo?
Lourdes è un luogo di luce, perché è un luogo di comunione, di speranza e di conversione.
Ora che cala la notte Gesù ci dice: “Conservate le vostre lampade accese” (cfr Lc 12,35): la lampada della fede, la lampada della preghiera, la lampada della speranza e dell’amore!
Questo gesto riassume da solo la nostra condizione di cristiani in cammino: abbiamo bisogno di luce e, allo stesso tempo, siamo chiamati a divenire luce.
A noi che non siamo la luce, Cristo può ormai dire: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14), affidandoci la cura di fare risplendere la luce della carità.
Vivere l’amore cristiano è fare entrare la luce di Dio nel mondo e, insieme, indicarne la vera sorgente.
Il Rosario e la centralità di Cristo
Durante le apparizioni è da rilevare che Bernadette recita la corona sotto gli occhi di Maria, che si unisce a lei al momento della dossologia. Questo fatto conferma il carattere profondamente teocentrico della preghiera del Rosario.
Quando recitiamo la corona, Maria ci offre il suo cuore e il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo, Cristo Gesù.
Il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II venne due volte qui, a Lourdes. Noi sappiamo quanto, nella sua vita e nel suo ministero, la preghiera si appoggiasse sull’intercessione della Vergine Maria.
Come molti suoi Predecessori sulla Sede di Pietro, anch’egli incoraggiò vivamente la preghiera della corona; lo fece, tra l’altro, in un modo del tutto singolare, arricchendo il Rosario con la meditazione dei Misteri della Luce.
Come per tutti gli avvenimenti della vita di Cristo che essa “serbava meditandoli nel suo cuore” (Lc 2,19), Maria ci fa comprendere tutte le tappe del ministero pubblico come parte integrante della rivelazione della Gloria di Dio.
Possa Lourdes, terra di luce, restare una scuola per imparare a recitare il Rosario, che introduce i discepoli di Gesù, sotto gli occhi della Madre sua, in un dialogo autentico e cordiale con il suo Maestro!
Benedetto XVI e i malati
Il 15 settembre 2008, festa di Nostra Signora dei Dolori, Benedetto XVI celebra una Messa dedicata in modo particolare ai malati. Anche in questo caso, la scelta della data ha un forte significato simbolico.
Maria viene contemplata come la Madre presente ai piedi della Croce, che condivide la sofferenza del Figlio. A Lourdes, dove tante persone giungono con le loro malattie, le loro ferite e le loro preoccupazioni, questa presenza materna assume un significato particolare.
Al termine della sua visita pastorale a Lourdes, il Santo Padre si è recato all’Oratoire de l’Hôpital, l’Oratorio dove Bernadette ha ricevuto la Prima Comunione, IV ed ultima tappa del “Cammino del Giubileo”, dove ha sostato in preghiera.
Quindi sul sagrato della Basilica di Notre Dame du Rosaire, ha presieduto la Santa Messa con i malati, durante la quale ha amministrato il Sacramento dell’Unzione ad un gruppo di infermi.
“Abbiamo celebrato ieri la Croce di Cristo, strumento della nostra salvezza, che ci rivela in pienezza la misericordia del nostro Dio - ha detto il Papa nell’omelia -. Oggi, celebrando la memoria della Beata Vergine Addolorata, contempliamo Maria che condivide la compassione del Figlio per i peccatori… Maria è oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione. Le lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta la sua compassione materna verso di noi… Maria ama ciascuno dei suoi figli, concentrando in particolare la sua attenzione su coloro che, come il Figlio suo nell’ora della Passione, sono in preda alla sofferenza; li ama semplicemente perché sono suoi figli, secondo la volontà di Cristo sulla Croce”.
I cristiani di tutti i tempi hanno sempre cercato il sorriso di Nostra Signora, ha proseguito il Papa: “Questo sorriso di Maria è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo.
Cercare il sorriso di Maria non è questione di sentimentalismo devoto o antiquato; è piuttosto la giusta espressione della relazione viva e profondamente umana che ci lega a Colei che Cristo ci ha donato come Madre.
Nel sorriso della più eminente fra tutte le creature, a noi rivolta, si riflette la nostra dignità di figli di Dio, una dignità che non abbandona mai chi è malato. Quel sorriso, vero riflesso della tenerezza di Dio, è la sorgente di una speranza invincibile”.
Di fronte alla sofferenza prolungata, l’uomo può anche arrivare a disperare del senso e del valore della vita, ha sottolineato Benedetto XVI, e in questi frangenti c’è bisogno della vicinanza di familiari ed amici, ma “anche di coloro che ci sono intimi per il legame della fede.
Chi potrebbe esserci più intimo di Cristo e della sua santa Madre, l’Immacolata ? … Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: volgetevi a Maria!
Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita. Presso di lei si trova ugualmente la grazia di accettare senza paura né amarezza il congedo da questo mondo, nell’ora voluta da Dio”.
Il Papa si è ancora soffermato sulla ricerca del sorriso della Vergine Maria da parte del cristiano, che “non è un pio infantilismo… In quella manifestazione molto semplice di tenerezza che è il sorriso, percepiamo che la nostra unica ricchezza è l’amore che Dio ha per noi e che passa attraverso il cuore di colei che è diventata nostra Madre… Il sorriso di Maria è una sorgente di acqua viva… Dal suo cuore di credente e di madre sgorga un’acqua viva che purifica e guarisce”.
Il Sacramento dell’Unzione degli Infermi
Quindi Benedetto XVI ha invitato a meditare sul Sacramento dell’Unzione degli Infermi; “Cristo dispensa la sua salvezza attraverso i Sacramenti e, in modo speciale, alle persone che soffrono di malattie o che sono portatrici di un handicap, attraverso la grazia dell’Unzione degli infermi.
Per ciascuno la sofferenza è sempre una straniera. La sua presenza non è mai addomesticabile… La grazia propria del Sacramento consiste nell’accogliere in sé Cristo medico.
Cristo tuttavia non è medico alla maniera del mondo. Per guarirci, egli non resta fuori della sofferenza che si sperimenta; la allevia venendo ad abitare in colui che è colpito dalla malattia, per sopportarla e viverla con lui… Senza l’aiuto del Signore, il giogo della malattia e della sofferenza è crudelmente pesante”.
Al termine dell’omelia il Papa ha rivolto un particolare saluto affettuoso ai componenti del Servizio sanitario e infermieristico, a tutte le persone che, a titoli diversi, negli ospedali e in altre istituzioni, contribuiscono alla cura dei malati, al personale di accoglienza, ai barellieri e agli accompagnatori che si prodigano intorno ai malati che vengono in pellegrinaggio a Lourdes: “vorrei dire quanto il loro servizio è prezioso. Essi sono le braccia della Chiesa, umile serva”.
Un incoraggiamento è stato rivolto dal Papa anche a coloro che, “in nome della loro fede”, accolgono e visitano i malati, nelle cappellanie degli ospedali, nelle parrocchie o nei santuari.
“Maria vi affida il suo sorriso, affinché diventiate voi stessi, nella fedeltà al Figlio suo, sorgenti di acqua viva. Quello che voi fate, lo fate a nome della Chiesa, di cui Maria è l’immagine più pura. Possiate voi portare il suo sorriso a tutti!”
La Giornata Mondiale del Malato e Lourdes
Da quattordici anni, l’11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes, è diventata anche la Giornata Mondiale del Malato. Tutti sappiamo che, presso la Grotta di Massabielle, la Vergine ha manifestato la tenerezza di Dio per i sofferenti.
Questa tenerezza, questo amore premuroso si fa sentire in modo particolarmente vivo nel mondo proprio nel giorno della festa di santa Maria di Lourdes, riattualizzando nella liturgia, e specialmente nell’Eucaristia, il mistero di Cristo Redentore dell’uomo, di cui la Vergine Immacolata è la primizia.
Presentandosi a Bernardetta come l’Immacolata Concezione, Maria Santissima è venuta a ricordare al mondo moderno, che rischiava di dimenticarlo, il primato della Grazia divina, più forte del peccato e della morte.
Ed ecco che il luogo di quella sua apparizione, la grotta di Massabielle a Lourdes, è diventato un punto di attrazione per tutto il Popolo di Dio, specialmente per quanti si sentono oppressi e sofferenti nel corpo e nello spirito.
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11, 28), ha detto Gesù. A Lourdes Egli continua a ripetere questo invito, con la mediazione materna di Maria, a tutti coloro che vi accorrono con fiducia.
La persona sofferente nella visione di Benedetto XVI
Gesù si pone di fronte all’uomo nella sua interezza, per guarirlo completamente, nel corpo, nella psiche e nello spirito. La persona umana, infatti, è un tutt’uno, e le diverse dimensioni si possono e si devono distinguere, ma non separare.
Così anche la Chiesa si propone sempre di considerare le persone come tali, e questa concezione qualifica le istituzioni sanitarie cattoliche, come pure lo stile degli operatori sanitari in esse impegnati.
In questo momento, penso in modo particolare alle famiglie che hanno al proprio interno una persona malata di mente e vivono la fatica e i diversi problemi che ciò comporta.
Ci sentiamo vicini a tutte queste situazioni, con la preghiera e con le innumerevoli iniziative che la Comunità ecclesiale pone in atto in ogni parte del mondo, specialmente là dove la legislazione è carente, dove le strutture pubbliche sono insufficienti, e dove calamità naturali o, purtroppo, guerre e conflitti armati producono gravi traumi psichici nelle persone.
Sono forme di povertà che attirano la carità di Cristo, Buon Samaritano, e della Chiesa, indissolubilmente unita a lui al servizio dell’umanità sofferente.
A tutti i medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari, a tutti i volontari impegnati in questo campo, vorrei oggi consegnare simbolicamente l’Enciclica Deus caritas est, con l’augurio che l’amore di Dio sia sempre vivo nei loro cuori, così da animare il loro lavoro quotidiano, i progetti, le iniziative, e soprattutto i loro rapporti con le persone malate.
Agendo in nome della carità e nello stile della carità, voi, cari amici, offrite il vostro prezioso contributo anche all’evangelizzazione, perché l’annuncio del Vangelo ha bisogno di segni coerenti che lo confermino.
E questi segni parlano il linguaggio dell’amore universale, un linguaggio comprensibile da tutti.
La Messa, l’Eucaristia e la presenza reale
Nelle tre messe celebrate durante il suo viaggio a Parigi e a Lourdes, Benedetto XVI ha seguito il rito postconciliare. Ma l'ha volutamente arricchito con elementi caratteristici del vecchio rito: la croce al centro dell'altare, la comunione data in bocca ai fedeli inginocchiati, la sacralità dell'insieme.
Quello del reciproco "arricchimento" tra i due riti è l'obiettivo principale che ha spinto Benedetto XVI a promulgare nel 2007 il motu proprio "Summorum Pontificum" che ha liberalizzato l'uso del rito antico della messa, quello del messale romano del 1962.
Non c'è alcuna opposizione tra la liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II e questa liturgia. Ogni giorno i Padri conciliari celebravano la messa secondo l'antico rito e, al contempo, concepivano uno sviluppo naturale per la liturgia in tutto questo secolo, poiché la liturgia è una realtà viva che si sviluppa e conserva, nel suo sviluppo, la sua identità.
Ci sono dunque sicuramente accenti diversi, ma comunque un'identità fondamentale che esclude una contraddizione, un'opposizione tra la liturgia rinnovata e la liturgia precedente.
Credo in ogni caso che vi sia una possibilità di arricchimento da ambedue le parti. Da un lato gli amici dell'antica liturgia possono e devono conoscere i nuovi santi, i nuovi prefazi della liturgia, ecc.
Dall'altra, la liturgia nuova sottolinea maggiormente la partecipazione comune, ma non è semplicemente un'assemblea di una certa comunità, ma sempre un atto della Chiesa universale, in comunione con tutti i credenti di tutti i tempi, e un atto di adorazione.
In tal senso mi sembra che vi sia un mutuo arricchimento, ed è chiaro che la liturgia rinnovata è la liturgia ordinaria del nostro tempo.
La presenza reale di Gesù nell’Eucaristia
Come giungere a Dio? Come giungere a trovare o ritrovare Colui che l’uomo cerca nel più profondo di se stesso, pur dimenticandolo così sovente?
San Paolo ci domanda di fare uso non solamente della nostra ragione, ma soprattutto della nostra fede per scoprirlo. Ora, che cosa ci dice la fede?
Il pane che noi spezziamo è comunione al Corpo di Cristo; il calice di ringraziamento che noi benediciamo è comunione al Sangue di Cristo.
Rivelazione straordinaria, che ci viene da Cristo e ci è trasmessa dagli Apostoli e da tutta la Chiesa da quasi duemila anni: Cristo ha istituito il sacramento dell’Eucaristia la sera del Giovedì Santo.
Egli ha voluto che il suo sacrificio fosse nuovamente presentato, in modo incruento, ogni volta che un sacerdote ridice le parole della consacrazione sul pane e sul vino.
Milioni di volte da venti secoli, nella più umile delle cappelle come nella più grandiosa delle basiliche o delle cattedrali, il Signore risorto si è donato al suo popolo, divenendo così, secondo la formula di sant’Agostino, "più intimo a noi che noi medesimi" (cfr Confessioni III, 6.11).
Fratelli e sorelle, circondiamo della più grande venerazione il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, il Santissimo Sacramento della presenza reale del Signore alla sua Chiesa e all’intera umanità.
Non trascuriamo nulla per manifestargli il nostro rispetto ed il nostro amore! Diamogli i più grandi segni d’onore!
Mediante le nostre parole, i nostri silenzi e i nostri gesti, non accettiamo mai che in noi ed intorno a noi si appanni la fede nel Cristo risorto, presente nell’Eucaristia.
La Messa è il sacrificio d’azione di grazie per eccellenza, quello che ci permette d’unire la nostra azione di grazie a quella del Salvatore, il Figlio eterno del Padre.
In se stessa la Messa ci invita anche a fuggire gli idoli, perché, è san Paolo ad insistervi, "non potete bere il calice del Signore ed il calice dei demoni" (1 Corinzi 10, 21).
La Messa ci invita a discernere ciò che, in noi, obbedisce allo Spirito di Dio e ciò che, in noi, resta in ascolto dello spirito del male.
Nella Messa noi non vogliamo appartenere che al Cristo e riprendiamo con gratitudine - con "azione di grazie" - il grido del Salmista: "Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato" (Salmo 116, 12).
La liturgia come bellezza e adorazione
Le nostre liturgie della terra, interamente volte a celebrare questo atto unico della storia, non giungeranno mai ad esprimerne totalmente l’infinita densità.
La bellezza dei riti non sarà certamente mai abbastanza ricercata, abbastanza curata, abbastanza elaborata, poiché nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita.
Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d’arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra.
Possano tuttavia le nostre celebrazioni avvicinarsi ad essa il più possibile e farla pregustare!
La musica sacra
I Salmi contengono ripetutamente delle istruzioni su come devono essere cantati ed accompagnati con strumenti musicali. Per pregare in base alla Parola di Dio il solo pronunciare non basta, esso richiede la musica.
Due canti della liturgia cristiana derivano da testi biblici che li pongono sulle labbra degli Angeli: il "Gloria", che è cantato dagli Angeli alla nascita di Gesù, e il "Sanctus", che secondo Isaia 6 è l’acclamazione dei Serafini che stanno nell’ immediata vicinanza di Dio.
Alla luce di ciò la liturgia cristiana è invito a cantare insieme agli Angeli e a portare così la parola alla sua destinazione più alta.
In Benedetto, per la preghiera e per il canto dei monaci vale come regola determinante la parola del Salmo: "Coram angelis psallam Tibi, Domine" - davanti agli angeli voglio cantare a Te, Signore (cfr 138,1).
Qui si esprime la consapevolezza di cantare nella preghiera comunitaria in presenza di tutta la corte celeste e di essere quindi esposti al criterio supremo: di pregare e di cantare in maniera da potersi unire alla musica degli Spiriti sublimi, che erano considerati gli autori dell’armonia del cosmo, della musica delle sfere.
Da questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarLo con le parole donate da Lui stesso è nata la grande musica occidentale.
Non si trattava di una “creatività” privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io.
Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli “orecchi del cuore” le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità.
La liturgia delle ore
Sin d’ora, la Parola di Dio ci è donata per essere l’anima del nostro apostolato, l’anima della nostra vita di sacerdoti.
Ogni mattina la Parola ci risveglia. Ogni mattina il Signore stesso ci "apre l’orecchio" (Isaia 50, 5) con i salmi dell’Ufficio delle letture e delle Lodi.
Lungo l’intero arco della giornata, la Parola di Dio diviene materia della preghiera di tutta la Chiesa, la quale vuol così testimoniare la propria fedeltà a Cristo.
Secondo la celebre formula di san Girolamo, che sarà ripresa nel corso della XII Assemblea del Sinodo dei Vescovi nel prossimo mese di ottobre: "Ignorare le Scritture è ignorare Cristo" (Prologo del Commento a Isaia).
Cari fratelli sacerdoti, non abbiate paura di consacrare una parte considerevole del vostro tempo alla lettura, alla meditazione della Scrittura e alla preghiera dell’Ufficio Divino!
Quasi a vostra insaputa la Parola letta e meditata nella Chiesa agisce in voi e vi trasforma.
La Croce e la guarigione
Il giorno 14 settembre, Benedetto XVI celebrò la Messa sul prato del santuario nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
“Andate a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che si costruisca una cappella”. È il messaggio che Bernadette ricevette dalla “bella Signora” nell’apparizione del 2 marzo 1858.
Da 150 anni i pellegrini non hanno mai cessato di venire alla grotta di Massabielle per ascoltare il messaggio di conversione e di speranza che è loro rivolto.
Ed anche noi, eccoci qui stamane ai piedi di Maria, la Vergine Immacolata, per metterci alla sua scuola con la piccola Bernadette.
“Quale mirabile cosa è mai il possedere la Croce! Chi la possiede, possiede un tesoro! (Sant’Andrea di Creta, Omelia X per l’Esaltazione della Croce: PG 97, 1020).
In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della santa Croce, il Vangelo che avete appena inteso ci ricorda il significato di questo grande mistero: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché gli uomini siano salvati (cfr Gv 3,16).
Il Figlio di Dio s’è reso vulnerabile, prendendo la condizione di servo, obbedendo fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8).
E’ per la sua Croce che siamo salvati. Lo strumento di supplizio che, il Venerdì Santo, aveva manifestato il giudizio di Dio sul mondo, è divenuto sorgente di vita, di perdono, di misericordia, segno di riconciliazione e di pace.
“Per essere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso!” diceva sant’Agostino (Tract. in Johan.,XII,11).
Sollevando gli occhi verso il Crocifisso, adoriamo Colui che è venuto per prendere su di sé il peccato del mondo e donarci la vita eterna.
E la Chiesa ci invita ad elevare con fierezza questa Croce gloriosa affinché il mondo possa vedere fin dove è arrivato l’amore del Crocifisso per gli uomini, per tutti gli uomini.
Essa ci invita a rendere grazie a Dio, perché da un albero che aveva portato la morte è scaturita nuovamente la vita.
È su questo legno che Gesù ci rivela la sua sovrana maestà, ci rivela che Egli è esaltato nella gloria. Sì, “Venite, adoriamolo!”.
Il significato della visita di Benedetto XVI
Pochi giorni dopo il suo ritorno a Roma, Benedetto XVI descriverà Lourdes come un luogo di luce, di preghiera, di speranza e di conversione.
Il viaggio del 2008 unì quindi diversi aspetti della spiritualità di Lourdes: il ricordo delle apparizioni, il dogma dell’Immacolata Concezione, la preghiera del Rosario, la processione con le fiaccole, la centralità della Croce, la celebrazione eucaristica e la presenza dei malati.
La visita non fu soltanto una commemorazione storica. Fu anche una lettura teologica del santuario: Maria non sostituisce Cristo, ma conduce a lui; la sofferenza non viene ignorata, ma accolta nella comunione della Chiesa; la luce delle candele diventa immagine della fede che attraversa le prove della storia.
Il pensiero di Benedetto XVI sul sorriso di Maria
Il sorriso di Maria è per tutti: esso tuttavia si indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono, affinché in esso possano trovare conforto e sollievo.
Desiderare di contemplare questo sorriso della Vergine non è affatto un lasciarsi dominare da una immaginazione incontrollata.
Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il combattimento contro la malattia e in favore della vita.
Il sorriso di Maria è una sorgente di acqua viva. Dal suo cuore di credente e di madre sgorga un’acqua viva che purifica e guarisce.
Questo linguaggio non separa la dimensione spirituale dalla dignità concreta della persona malata. La guarigione, nella prospettiva proposta a Lourdes, non è ridotta a un risultato fisico: comprende la vicinanza, la speranza, la riconciliazione e la possibilità di vivere la sofferenza senza essere abbandonati.
Papa Francesco e Lourdes
Tra la visita di Benedetto XVI nel 2008 e quella annunciata di Leone XIV nel 2026, papa Francesco non ha compiuto alcun viaggio apostolico a Lourdes.
Il suo pontificato è stato tuttavia profondamente segnato dalla devozione mariana, in particolare verso la Vergine che scioglie i nodi, e dai suoi numerosi pellegrinaggi nei santuari mariani.
Lourdes è rimasta molto presente anche nelle preghiere della Chiesa durante il suo pontificato, in particolare in occasione della Giornata Mondiale del Malato, celebrata ogni anno l’11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes.
Ma alla fine, durante gli anni del suo pontificato, non ha mai avuto luogo alcuna visita di Francesco alla Grotta di Massabielle.
Bisogna quindi risalire a Benedetto XVI, nel settembre 2008, per trovare l’ultima visita di un papa a Lourdes prima del 2026.
La Grotta di Massabielle, filo conduttore dei pellegrinaggi pontifici
La Grotta è, in definitiva, il filo conduttore di tutte queste visite.
È davanti ad essa che Giovanni Paolo II pregò nel 1983. È davanti ad essa che vi tornò, indebolito dalla malattia, nel 2004.
È fino a essa che Benedetto XVI si recò nel 2008, sulle orme di Bernadette. Ed è davanti ad essa che Leone XIV dovrà venire a pregare il 26 settembre 2026.
Lo scenario è cambiato ben poco. La roccia è ancora lì. La sorgente continua a sgorgare. La statua di Nostra Signora si trova ancora nella nicchia dove Bernadette scorse la «bella Signora».
E i pellegrini continuano a passare in silenzio davanti alla Grotta, a toccare la roccia e a depositarvi le loro intenzioni. Anche i papi vi passano. Lourdes rimane.

Leone XIV e la nuova visita a Lourdes
Diciotto anni dopo Benedetto XVI, Lourdes si appresta a vivere un nuovo evento storico. Il papa Leone XIV è atteso a Lourdes il 26 e 27 settembre 2026, nell’ambito del suo viaggio apostolico in Francia organizzato dal 25 al 28 settembre.
Questa visita rappresenta un evento di grande rilievo per il santuario e per i cattolici francesi. Secondo il programma annunciato, dopo una tappa a Parigi, Leone XIV arriverà a Lourdes sabato 26 settembre.
E il suo primo grande gesto nel santuario sarà particolarmente simbolico. Verso le 19:40, il Papa si recherà alla Grotta di Massabielle per pregare.
Come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI prima di lui, il successore di Pietro si fermerà quindi davanti a quella roccia dove la Vergine Maria apparve a Bernadette.
Il 31 maggio, alla vigilia del fine settimana di Pentecoste, per chiudere il mese mariano, Papa Leone XIV ha visitato per la prima volta la riproduzione della Grotta di Lourdes posta nei Giardini Vaticani, per la preghiera dell’Ave Maria.
Esprimendo la sua gioia, egli ha descritto la processione come “un gesto di fede attraverso il quale, in modo semplice e devoto, ci raccogliamo sotto il manto materno di Maria”.
Il programma del 27 settembre
La giornata di domenica 27 settembre sarà interamente dedicata a Lourdes. Alle ore 9, Leone XIV incontrerà i vescovi di Francia nell’emiciclo di Santa Bernadette.
Alle ore 11, celebrerà una grande messa sul prato del santuario, seguita dalla preghiera dell’Angelus.
Il pomeriggio sarà all’insegna dell’attenzione verso i più fragili, con un incontro previsto con i volontari e i malati accolti dall’Ospitalità Notre-Dame de Lourdes.
Questo momento si inserisce direttamente nella tradizione dei precedenti pellegrinaggi pontifici. Giovanni Paolo II aveva voluto incontrare i malati nel 1983.
Nel 2004, essendo egli stesso diventato fisicamente molto fragile, si era presentato davanti a loro come un compagno nella prova. Benedetto XVI aveva dedicato loro una messa nel 2008.
Leone XIV proseguirà così questo rapporto speciale tra i papi, Lourdes e il mondo della sofferenza.
Il Papa incontrerà inoltre in privato le suore contemplative del Carmelo di Lourdes. Successivamente, alle ore 21, parteciperà alla recita del Rosario e alla famosa processione con le fiaccole.
Una nuova immagine dovrebbe allora aggiungersi a quelle che hanno segnato la storia del santuario: quella di un papa che prega con i pellegrini nella notte di Lourdes, tra le candele e il canto dell’Ave Maria.
| Data | Momento previsto |
|---|---|
| 26 settembre 2026, ore 19:05 | Arrivo all’aeroporto internazionale di «Tarbes-Lourdes-Pyrénées» |
| 26 settembre 2026, ore 19:40 | Preghiera alla Grotta delle Apparizioni |
| 27 settembre 2026, ore 09:00 | Incontro con i vescovi della Conferenza episcopale di Francia |
| 27 settembre 2026, ore 11:00 | Messa domenicale alla prateria, seguita dalla preghiera dell’Angelus |
| 27 settembre 2026, ore 15:30 | Incontro con gli hospitaliers e le persone malate all’Accueil Notre-Dame |
| 27 settembre 2026, ore 16:45 | Incontro privato con le religiose di vita contemplativa del Carmelo di Lourdes |
| 27 settembre 2026, ore 21:00 | Preghiera del Santo Rosario e processione mariana aux flambeaux |
Lo stesso cammino del pellegrino
1983, 2004, 2008, 2026… Le epoche cambiano, i papi cambiano e le sfide a cui la Chiesa deve rispondere si evolvono.
Eppure, quando i successori di Pietro arrivano a Lourdes, i gesti rimangono sorprendentemente simili. Vengono a pregare alla Grotta. Recitano il Rosario. Celebrano l’Eucaristia. Incontrano i malati. Pregano con i pellegrini.
E, soprattutto, vengono essi stessi come pellegrini.
È forse qui che risiede il vero significato delle visite pontificie a Lourdes. Davanti alla Grotta di Massabielle, il Papa non è solo il capo visibile della Chiesa cattolica.
È anche un cristiano che prega, che affida le proprie intenzioni a Maria e che chiede alla Madre di Cristo di accompagnare la Chiesa.
Perché Lourdes occupa un posto speciale per i papi
Lourdes possiede una dimensione universale che spiega in parte questo rapporto speciale con i sommi pontefici. Tutte le nazioni vi si incontrano. E anche tutte le generazioni.
Ma soprattutto, Lourdes riserva un posto centrale a coloro che il mondo a volte rischia di dimenticare: i malati, le persone con disabilità, gli anziani, i poveri e tutti coloro che soffrono.
A Lourdes, essi non sono ai margini. Sono al centro del pellegrinaggio. Questa realtà si ricollega direttamente al Vangelo e spiega perché gli incontri con i malati costituiscono sistematicamente uno dei momenti essenziali delle visite pontificie.
Lourdes è anche il santuario della conversione e della riconciliazione. Il messaggio trasmesso da Maria a Bernadette rimane di una sorprendente semplicità: pregare, fare penitenza, convertirsi e rivolgersi a Dio.
A più di un secolo e mezzo dalle apparizioni, nulla di questo messaggio ha perso la sua attualità.
Il significato spirituale del pellegrinaggio di Benedetto XVI
Il pellegrinaggio di Benedetto XVI a Lourdes mostra una Chiesa raccolta attorno a gesti essenziali: camminare, pregare, ascoltare, celebrare, adorare e stare accanto a chi soffre.
Il Papa percorse i luoghi della vita di Bernadette, pregò davanti alla Grotta, partecipò alla processione con le fiaccole, celebrò l’Eucaristia e incontrò i malati. In questo modo, la visita pontificia assunse la forma concreta di un pellegrinaggio.
Lourdes rimane così un luogo in cui il successore di Pietro può ricordare alla Chiesa che la fede non è estranea alla sofferenza, che la preghiera non è evasione dalla realtà e che Maria conduce sempre al mistero di Cristo morto e risorto.
Quando Benedetto XVI si recò davanti alla Grotta di Massabielle, la sua presenza si inserì nella lunga storia di milioni di pellegrini e nella continuità dei gesti compiuti dai papi a Lourdes.
La visita del 2008 resta legata alla luce delle fiaccole, al silenzio della preghiera, alla dignità dei malati, alla bellezza della liturgia e alla speranza cristiana che nasce dalla Croce.