Palazzo Croce in Piazza Santi Apostoli: storia, architettura e contesto monumentale

Palazzo Croce si inserisce nel complesso storico di Piazza Santi Apostoli, nel rione Trevi, uno degli spazi monumentali più significativi del centro di Roma. La piazza è collegata a via dei Santi Apostoli, via di San Marcello, via del Vaccaro, via Cesare Battisti e via IV Novembre.

Il palazzo deve essere considerato nel contesto dell’antico insediamento dei Colonna e della Basilica dei Santi XII Apostoli, affiancata da importanti residenze gentilizie come Palazzo Colonna, Palazzo Della Rovere, Palazzo Odescalchi e Palazzo Balestra. La storia dell’area è quindi legata alla presenza delle grandi famiglie romane, alla basilica paleocristiana e alle trasformazioni urbanistiche che hanno interessato il centro della città.

Piazza Santi Apostoli e il complesso dei palazzi storici

Piazza Santi Apostoli prende il nome dall’omonima Basilica dei Santi XII Apostoli che quivi sorge, affiancata da Palazzo Della Rovere, conosciuto anche, in quanto palazzo conventuale della basilica, come Palazzo dei Ss.Apostoli. Piazza dei Ss.Apostoli ospita anche altre tre magnifiche residenze gentilizie: Palazzo Guglielmi, Palazzo Odescalchi e Palazzo Balestra.

Il palazzo Colonna era il centro di una estesa area di proprietà di famiglia che si estendeva dal Quirinale fino al Monte Acceptorium (Montecitorio), includendo l’area dove sorge il palazzo Odescalchi, e quella dove sorge tuttora il palazzo Sciarra. Sembra inoltre che avesse inglobato i resti del Serapeo o Tempio di Serapide.

La configurazione odierna della piazza è il risultato di una lunga stratificazione: edifici religiosi, palazzi cardinalizi, residenze nobiliari e interventi urbanistici moderni convivono in uno spazio relativamente raccolto. In questo insieme, Palazzo Croce va letto in rapporto alla basilica e agli edifici che hanno definito per secoli l’identità della zona.

Palazzi storici di Piazza Santi Apostoli

I Colonna e l’antica area residenziale

I Colonna, ramo cadetto dei “conti de Tuscolano”, ebbero in proprietà quest’antichissimo palazzo che il capostipite dei Tuscolani aveva posseduto in Roma, e dove, quei conti, come consoli dei romani, avevano spesso tenuto il loro tribunale. In seguito alla distruzione della città di Tuscolo (17 aprile 1191) la famiglia originaria si sciolse a Roma e nella campagna, in diversi rami.

Dal sec. IX al X compaiono i Conti di Tuscolo che, signoreggiando sulla città di Tuscolo e sul territorio limitrofo per circa cinque secoli, dando numerosi Papi, vari vescovi e capitani potenti, dominarono anche sull’Urbe. Il loro albero genealogico, accertato finora, non risale più in là di Teofilatto e Teodora (sec.IX-X) genitori di Marozia sposa di Alberico, avo di Gregorio I conte di Tuscolo.

La famiglia di Teofilatto, romana di origine, nel sec. X aveva la sua casa nella regione di via Lata; ivi, prossima a S.S. Apostoli, l’ebbe Alberico ed i suoi discendenti, ove abitarono ed abitano i Colonnesi che derivano dai conti tuscolani. La struttura originaria del settecentesco Palazzo Colonna risale ad un’antichissima torre di proprietà dei Conti di Tuscolo, dai quali i Colonna discendono, sull’area della quale nel 1425 Martino V fece edificare un piccolo fabbricato nel quale andò ad abitare.

Con Pietro Colonna, nel 1101, la Famiglia Colonna fa la sua prima comparsa nella storia: “Petrus de Columna Cavas, oppidum de iure beati Petri, invaserat”. Pietro fu forse un figlio di Gregorio di Tuscolo fratello di Benedetto IX (Teofilatto III dei Conti di Tuscolo - 1032-1045/1047-1048) e prese il nome dal castello Colonna sulla via Labicana.

Fu questa piccola rocca che fece chiamare “de Columna” quel ramo dei Tuscolo. Per loro impresa usavano in comune i giunchi col motto “Flectimur non frangimur undis”. Altri attribuisce l’origine del loro nome alla vicinanza della loro abitazione in Roma, alla colonna traiana.

La Basilica dei Santi XII Apostoli

La basilica dei Santi XII Apostoli è una chiesa storica situata nel rione Trevi nell’omonima Piazza Santi Apostoli, edificata nel IV secolo da papa Giulio I dandole il nome di Basilica Iulia a causa del proprio nome, come a rinverdire i fasti romani nelle preziose edificazioni delle basiliche.

La chiesa primitiva, costruita da papa Giulio I (337-352), ebbe la pianta dell’“Apostoleion” di Costantinopoli; forma a croce che conservò fin nel secolo XV nonostante i forti cambiamenti già avvenuti. In età bizantina, sui resti della chiesa originaria venne ricostruita una nuova basilica con pianta a croce greca, poi completata da papa Pelagio I (r. 556 - 561) sotto il governo del generale bizantino Narsete (478 - 574), nel VI secolo, inserendovi le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo il Minore, da cui il nome attuale.

La basilica degli Apostoli Filippo e Giacomo minore, fabbricata sulla primitiva sotto Narsete, a commemorazione della vittoria bizantina contro i Goti, era stata edificata da Pelagio I (556-561) e proseguita da Giovanni III (561-574) che con Narsete condusse a termine e dedicò il tempio. Secondo il Gregorovius è forse l’unico edificio dell’occupazione bizantina di Narsete, che ne incoraggiò la costruzione per esaltare il trionfo della fede sull’eresia ariana del Goti.

La prima chiesa, risalente alla metà del VI sec., è costruita su commissione di papa Pelagio I (16.04.556 - 04.03.561) e dedicata agli apostoli San Filippo e San Giacomo Minore, le reliquie dei quali vengono ritrovate nel 1858 e poste nella cripta. Alla morte del pontefice, la chiesa viene completata e consacrata dal successore Giovanni III (17.07.561 -13.07.574).

L’edificio, preceduto da un quadriportico, era con pianta a croce latina a tre navate e il coro triconco, ossia con tre absidi disposte ad angolo retto l’una rispetto all’altra, delle quali quella centrale decorata con un mosaico. La chiesa era situata, in forme greche, sulla via Palatino-Terme costantiniane, alle falde del Quirinale, il cui pendio era orlato di grandi portici, che attorniavano la splendida basilica dei Greci in Roma.

Le trasformazioni medievali e rinascimentali

La chiesa è oggetto di diversi interventi voluti da Paolo I (29.05.757-28.06.767), da Adriano I (09.02.772-25.12.795) e da Stefano VI (22.05.896-14.08.897) che vi trasporta le reliquie di molti martiri dal cimitero di Aproniano fuori porta Latina. Papa Adriano I descrive la chiesa come piena di mosaici, ma nel 1348 essa venne distrutta da un terremoto.

Un grave terremoto distrusse la chiesa che venne riedificata nel XV secolo da Papa Martino V Colonna, della famiglia Colonna che viveva nelle vicinanze. Nel 1439 il cardinale titolare della basilica, Giovanni Bessarione, affidò la chiesa ai Frati Minori Conventuali, che tuttora la officiano, e commissionò ad Antoniazzo Romano la decorazione della cappella destinata alla sua sepoltura (1465), della quale sono rimasti solo alcuni frammenti.

Nel 1348 un grave terremoto distrugge la chiesa che, dopo un lungo periodo di abbandono, viene riedificata nella prima metà del XV sec. da papa Martino V (11.11.1417-20.02.1431) in concomitanza della costruzione dell’adiacente palazzo della sua famiglia, i Colonna. In questa occasione viene dedicata ai XII Apostoli.

Sisto IV (09.08.1471-12.08.1484), con la Ex debito pastorali del 20 dicembre 1474, concede la basilica ai Frati Minori Conventuali, che tuttora la officiano. Il cardinal nipote Giuliano della Rovere, futuro Giulio II, intorno al 1475 commissiona all’architetto Baccio Pontelli il nartece a nove arcate su due ordini, antistante la facciata, e al pittore Melozzo da Forlì l’affresco absidale dell’Ascensione di Gesù Cristo risorto fra angeli e apostoli del 1480 circa.

La chiesa venne restaurata solo nel XV secolo da Papa Martino V (1369 -1431) della famiglia Colonna che viveva nelle vicinanze. La chiesa fu restaurata alla fine del Quattrocento da Sisto IV, che commissionò all’architetto Baccio Pontelli il bel porticato a nove arcate su due ordini che ancora oggi precede la facciata.

Palazzo Della Rovere e Palazzo dei Santi Apostoli

La base dell’edificio fu il palazzetto cardinalizio costruito nel 1471 dal nipote di Sisto IV, il cardinale Pietro Riario, commendatario della basilica. Alla morte di questi, avvenuta nel 1474, subentrò, nella carica e nell’abitazione, il cardinale Giuliano Della Rovere, che qui risiedette molti anni prima di diventare papa nel 1503 con il nome di Giulio II.

Nel 1478 il palazzo venne fatto ampliare da Giuliano da Sangallo, con una bella torre angolare e finestre contornate di marmi. Nel 1478 il cardinale incaricò Giuliano da Sangallo di costruire un più ampio complesso edilizio, con una bella torre angolare e finestre marmoree, sull’architrave delle quali fece incidere IUL CAR S P AD VINC, in quanto nel 1474 il Della Rovere era cardinale di S.Pietro in Vincoli.

Poi fece edificare un altro palazzo alla sinistra della chiesa, collegato al primo attraverso un porticato, quello stesso che troviamo di fronte alla chiesa odierna ma qualche anno dopo il palazzetto di destra scomparve, inglobato nel Palazzo Colonna. Poi volle far edificare un altro palazzo alla sinistra della chiesa, collegato al primo attraverso un porticato, cosicché i due palazzi fiancheggiavano la basilica, inquadrandone la facciata: qualche anno dopo però il palazzetto di destra scomparve, inglobato nel Palazzo Colonna.

Il palazzetto di sinistra, ovvero l’odierno Palazzo dei Ss.Apostoli, si presenta con un bel portale con colonne doriche e retrostanti paraste che sorreggono un balcone con ringhiera in ferro battuto ed attraverso il quale si accede all’edificio. All’interno si aprono due cortili-chiostri, entrambi porticati su colonne ed allineati uno dietro l’altro: il primo risale alla fine del XV secolo e presenta al centro una colonna con la statua della Vergine Maria, mentre il secondo, del XVI secolo, è occupato da una fontana.

Il rifacimento settecentesco della basilica

Tra il 1666 e il 1678 Carlo Rainaldi sopraeleva il presbiterio, demolendo il ciborio medievale, e costruisce un nuovo altare e un nuovo soffitto oltre ad aprire le finestre nell’ordine superiore del nartece tamponato alla fine del Cinquecento e ad aggiungere le statue di Cristo e degli Apostoli a coronamento.

Nel 1702 Clemente XI (23.11.1700-19.03.1721) commissiona il totale rifacimento della basilica all’architetto Francesco Fontana, alla morte del quale nel 1708 gli succede nella direzione dei lavori il padre Carlo Fontana, che ormai molto anziano, nel 1712 sarà sostituito da Nicola Michetti.

I deplorevoli rifacimenti furono in parte del Medioevo e in parte di Giulio II (1503-1513), da cardinale, e poi dei papi Clemente XI (1700-1721) e Benedetto XIII (1724-1730). La basilica è consacrata il 17 settembre 1724 da papa Benedetto XIII (29.05.1724-23.02.1730).

Il nuovo impianto planimetrico presenta tre navate, di cui quella centrale più ampia, molto luminosa e separata tramite due grandi pilastri dalle laterali più strette, nelle quali si affacciano tre cappelle comunicanti per lato. La navata centrale è coperta a volta a botte lunettata mentre le tre campate delle navate laterali presentano cupole su pennacchi con lanterna.

Il profondo presbiterio con terminazione absidale è racchiuso tra da due ambienti quadrangolari, a sinistra la sacrestia e a destra la cappella del Crocifisso. Il pulpito, addossato al secondo pilastro, è realizzato nel 1736 su disegno dell’architetto Sebastiano Cipriani, mentre la cripta sotto l’altare maggiore nel 1869-71 da Luigi Carimini.

Facciata, portico e materiali antichi

Il primo ordine dell’edificio sacro è formato da solidi pilastri ottagonali con capitelli a foglie, mentre le arcate sorrette da snelle colonnine ioniche che formavano il secondo ordine furono chiuse nella seconda metà del Seicento, sostituite da finestre con un angioletto alato sul timpano.

Nel 1827 l’architetto Giuseppe Valadier progetta e dirige i lavori di completamento della facciata in stile neoclassico, che presenta un ampio finestrone centrale rettangolare. Ai lati due lesene sostengono la trabeazione con l’iscrizione commemorativa che ricorda il contributo del banchiere Giovanni Raimondo Torlonia ai lavori.

La facciata neoclassica, rimaneggiata nel 1827 da Giuseppe Valadier a spese di Giovanni Torlonia, è caratterizzata da quell’amplissimo finestrone centrale rettangolare che, si dice, abbia le stesse dimensioni del fornice di Porta del Popolo. Un semplice timpano triangolare conclude la facciata.

Neoclassico resta invece il piano superiore della facciata con il grande finestrone, dove Giovanni Torlonia, eternò il proprio intervento del 1827 con la scritta: “IOANNES DVX TORLONIA FRONTEM PERFECIT A D MDCCCXXVII”. Un semplice timpano triangolare modanato, sormontato da una croce, conclude la facciata.

La chiesa venne riedificata dalle fondamenta da Clemente XI all’inizio del Settecento, quando commissionò l’opera a Carlo e Francesco Fontana, che rifecero praticamente tutto l’interno. La facciata neoclassica, rimaneggiata nel 1827 da Giuseppe Valadier a spese di Giovanni Torlonia, nasconde oggi la lunga successione di strutture e restauri che caratterizza l’edificio.

La chiesa non fu edificata su edifici romani preesistenti, ma vi furono utilizzati moltissimi materiali di spoglio, provenienti dalle terme di Costantino, dal Foro di Traiano e da altro. Le residue colonne, di marmo pentelico, sono visibili oggi in una cappella laterale.

Portico della Basilica dei Santi XII Apostoli

Opere d’arte e monumenti funerari

Ammirevole la Tomba di Lorenzo Colonna, opera rinascimentale di Luigi Capponi. Impressionante invece per l’effetto illusionistico è la Caduta degli Angeli ribelli sopra il presbiterio, di Giovanni Odazzi.

Ma le due opere più note sono il fastoso affresco della volta, decorata dal Trionfo dell’Ordine Francescano del Baciccio (1707) e il monumentale sepolcro di papa Clemente XIV di Antonio Canova (1787). La volta della sacrestia è decorata dal veneziano Sebastiano Ricci.

Tra le opere presenti si segnalano: gli affreschi (1464-1468) di Antoniazzo Romano nella cappella Bessarione scoperti durante i lavori di restauro del 1959 e resi di nuovo visibili nel 2008; il Trionfo dell’Ordine francescano (1707), affresco di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia nella volta della navata centrale; Monumento funebre di papa Clemente XIV in marmo (1783-1787) di Antonio Canova.

Molte le opere d’arte: il quadro sul fondo dell’abside, raffigurante il Martirio degli Apostoli Filippo e Giacomo, opera di Domenico Muratori del 1704, ha il pregio di essere il quadro d’altare più grande di Roma, ben metri 20 x 10; il particolare effetto tridimensionale degli Angeli ribelli di Giovanni Odazzi; i sepolcri di Maria Clementina Sobjesky, moglie di Giacomo III Stuart, del Conestabile Filippo Colonna e di sua moglie; la Cappella del Crocifisso, del 1858, dove vi sono conservate otto colonne tortili dell’antica basilica.

Il monumento funebre di Clemente XIV

Degno di menzione è il meraviglioso Monumento funebre di Papa Clemente XIV, realizzato in marmo di Carrara tra il 1783 ed il 1787 da Antonio Canova su commissione del mercante Carlo Giorgi.

In alto, seduto sul sarcofago, è posta la statua di Clemente XIV, con il braccio levato, mentre in basso troviamo due figure femminili che raffigurano la Temperanza (a sinistra), china sul sarcofago, e la Mansuetudine (a destra), seduta con il capo chino ed affiancata da un agnello che la simboleggia. La porta centrale simboleggia il passaggio dalla vita alla morte.

Sepolture e memoria della basilica

Nella basilica sono sepolti i cardinali Basilio Bessarione, Lorenzo Brancati, Agostino Casaroli e il compositore Girolamo Frescobaldi. Lungo tutta la parete di destra, che in pratica fiancheggia la navata sinistra della chiesa, vi sono collocate una serie di sepolcri, tra cui quello del cardinale Bessarione, del granduca Leopoldo di Toscana e del grande Michelangelo Buonarroti.

Michelangelo Buonarroti qui ebbe la sua prima sepoltura nel 1564 prima di essere richiesto da Cosimo de’ Medici e di nascosto trasportato in Santa Croce a Firenze. Le cappelle interne testimoniano inoltre la presenza storica delle famiglie Riario, Colonna e Odescalchi, i cui palazzi affacciano sulla stessa piazza della chiesa.

La cripta e le reliquie

La vasta cripta sotto l’altar maggiore fu realizzata da Luigi Carimini nel 1869-71 riunendovi, oltre alle spoglie degli apostoli titolari Filippo e Giacomo, le reliquie di vari altri martiri venute alla luce in occasione di tali scavi, e le tombe di due dei Riario aventi un tempo diritto di sepoltura presso il presbiterio.

Le decorazioni a tempera dell’ambulacro si ispirano a quelle delle catacombe di San Callisto e di Domitilla. Nell’adattare, sotto la chiesa, la cripta moderna (1873), dentro l’antico altare maggiore fu trovato il piccolo altare delle reliquie, che, come di rito, consacrava le nuove chiese.

Gli architetti di Giovanni III (561-574), per erigerlo, formarono con fini lastre di pavonazzetto una cameretta quadrata ricoperta da una lastra, fregiata del rilievo di una croce a bracci quasi uguali. Dal mezzo del fondo, un’apertura rotonda congiungeva la cameretta con uno spazio minore contenente le reliquie.

Sul davanti della cameretta superiore era la “fenestella” per il passaggio degli oggetti, per i quali si desiderava quasi una consacrazione. Questa specie di scrigni, simili a quello dei SS. Cosma e Damiano, appartenevano tutti allo stesso tempo e ne furono scoperti in luoghi disparatissimi.

Stefano V, riedificando la basilica dei ss. Apostoli nell’896, “in conca porphyretica recondidit” i corpi di Eugenia, Claudia, e di XII martiri tratti dalle catacombe di via Latina, ed in altro simile labro le spoglie di s. Savino. La conca di porfido naturalmente apparteneva a delle terme.

La Cappella Bessarione

Dal 2008 in un’intercapedine fra la chiesa ed un palazzo confinante sono visibili alcuni affreschi della Cappella Bessarione, attribuiti a Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e loro botteghe. Ne restano due scene di storie di san Michele Arcangelo e parte di un coro di angeli.

L’interstizio fu casualmente scoperto nel 1959 da Clemente Busiri Vici durante lavori di manutenzione effettuati nel confinante palazzo Colonna. La cappella, con i dipinti molto danneggiati dalle inondazioni del Tevere, e poi dal saccheggio dei lanzichenecchi, era stata praticamente murata con la costruzione della cappella Odescalchi nel 1719-23.

Il cardinal titolare della basilica, Giovanni Bessarione, affidò la chiesa ai Frati Minori Conventuali e commissionò ad Antoniazzo Romano la decorazione della cappella destinata alla sua sepoltura. Le sedici parti dell’affresco dell’Ascensione di Gesù Cristo risorto fra angeli e apostoli sono oggi conservate ai Musei Vaticani, al Palazzo del Quirinale e al Museo del Prado di Madrid.

Reperti archeologici sotto il portico

Sotto il porticato, sul lato destro, è situato un pregevole rilievo raffigurante un’aquila imperiale incorniciata da una corona di foglie di quercia del II secolo d.c. insieme al pregevole leone marmoreo sottostante firmato da un membro della nota famiglia romana di marmorari, i Vassalletto.

Due leoni stilofori del XII secolo sono situati ai lati dell’ingresso che permette di accedere all’interno barocco, diviso in tre navate da pilastri a lesene corinzie abbinate. Della chiesa medievale rimane fra le cose più notevoli uno dei leoni che sosteneva una colonna, opera di uno dei più celebri maestri marmorari romani del secolo XIII, cioè Vassalletto.

Un calice di grande pregio storico e topografico, ma la stoltezza dei nostri tempi ci ha privato anche di questa bella memoria dei tempi passati, il celeberrimo “calii marmoreus” posto nell’atrio della vetusta basilica dei ss. Apostoli. La scheda 1557 del pittore Baldassarre nello schedario che va dall’anno 1530 al 36, ricorda un ossuario di Gaio Cesare in ss. Apostoli.

Reperti archeologici sotto il portico

Palazzo Colonna e l’espansione della famiglia

Ai primi del Cinquecento una nipote di Giulio II, Lucrezia Gora Della Rovere, sposò Marcantonio Colonna e portò in dote due palazzetti: il Palazzetto Riario situato sulla destra della chiesa ed un’altra palazzina situata sulle falde del Quirinale.

I Colonna ampliarono così la loro residenza su più isolati, che tale rimase fino alla metà del Seicento, quando fu concepita l’idea di un unico grande complesso. I lavori, iniziati da Antonio Del Grande e Girolamo Fontana ma terminati da Niccolò Michetti, durarono quasi un secolo e furono ultimati nel 1730.

Il palazzo venne a svilupparsi intorno ad un grande cortile, con una grande colonna al centro, elemento araldico della famiglia, tra alberi ed aiuole, separato da Piazza dei Ss.Apostoli da due bassi edifici nei quali si aprono due portali con colonne sormontati da logge.

L’edificio presenta due piani scanditi da lesene, con finestre a timpano centinato al primo piano, ad angolo acuto al secondo. Nel 1885 l’apertura di Via Quattro Novembre determinò la demolizione e la successiva ricostruzione arretrata della facciata meridionale del palazzo ad opera di Andrea Busiri Vici.

Molte le personalità illustri che quivi soggiornarono: Federico il Bavaro, Castruccio Castracane e Francesco Petrarca, quando quest’ultimo venne a Roma per essere incoronato poeta in Campidoglio. Qui si svolsero anche gravi fatti di sangue e cruente lotte intestine: il cadavere di Cola di Rienzo venne appeso alle mura del palazzo.

Nell’anno 1620 Filippo Colonna decise di dotare il palazzo di una Galleria d’arte costruita da Antonio Del Grande tra il 1654 ed il 1665 con i supposti marmi del Tempio del Sole, all’interno della quale vi sono conservate ricche opere d’arte. Tra la fine del Seicento ed i primi del Settecento furono sistemati anche i giardini sulle pendici del Quirinale, costituiti dalla Villa Colonna, e collegati al palazzo da una serie di archi su Via della Pilotta.

La Festa degli Apostoli

Nel XV secolo la chiesa ospitava la cosiddetta Festa degli Apostoli, che si svolgeva il primo maggio e durante la quale dalle finestre del vicino Palazzo Colonna, che si affacciavano all’interno della chiesa, si usava gettare monete, cibarie e volatili sulla folla che si azzuffava per afferrarli.

La sera della 30 aprile 1526 il cardinale Pompeo ed il principe Ascanio Colonna, in occasione del possesso del papa Clemente VII, al ritorno da San Giovanni, avevano ricevuto il Pontefice al palazzo Colonna in piazza SS. Apostoli, in quella parte stessa che era stata fabbricata da San Giulio I (337-352).

Terminata la cerimonia, Clemente VII risalì nel palazzo Colonna, ove ebbe luogo un banchetto al quale intervennero 14 cardinali e il Duca di Sessa. Dopo, nella contigua basilica, ebbe svolgimento una festa che, tradizionalmente, ogni 1 maggio, si teneva proprio entro la Basilica.

Dall’alto della chiesa venivano gettati al popolo quaglie, pernici, pavoni ecc. che doveva guadagnarseli a forza. Degli uccelli venivano gettati anche dai cardinali intervenuti, dalle finestre del palazzo Colonna che erano prospicienti, entro il tempio.

Inoltre dal soffitto veniva calato un maialino appeso alla corda che i popolani dovevano agguantare, mentre getti di acqua gelata venivano gettati dall’alto per rendere l’impresa ancora più ardua. Intorno alla cuccagna era eretto uno steccato, per lasciare liberi i contendenti, ma il diluvio d’acqua colpiva non solo gli arrampicatori ma anche gli astanti.

Questo per lunghi anni, ogni 1° maggio, fino a quel 30 aprile 1526. Poiché tutta la zona apparteneva alla ricca e potente famiglia dei Colonna, la chiesa fu considerata per molto tempo come cappella personale della casata.

Gli altri palazzi della piazza

Palazzo Guglielmi

Palazzo Guglielmi fu fatto costruire nel Cinquecento dai Cybo, passò poi agli Altemps, agli Isimbardi, alla Santa Casa di Loreto e poi ai Ruffo i quali, come ricorda una lapide sullo scalone, vi accolsero l’imperatore Giuseppe II d’Austria.

Successivamente passò in proprietà dei Guglielmi di Vulci, che lo fecero rinnovare nel 1873 dall’architetto Gaetano Koch, il quale cancellò l’intero aspetto cinquecentesco a favore di uno stile eclettico tipico dell’architettura di fine Ottocento.

Palazzo Odescalchi

Palazzo Odescalchi presenta l’ingresso principale su Piazza dei Ss.Apostoli ed un altro secondario su Via del Corso; l’edificio sorse sull’area del turrito palazzo dei Benzoni e, ristrutturato da Carlo Maderno nel 1622 probabilmente per i Ludovisi, che lo ebbero per pochi anni, fu ricostruito da Gian Lorenzo Bernini nel 1665 per conto della famiglia Chigi, i quali lo acquistarono dai Colonna nel 1661.

I Chigi nel 1745 lo vendettero agli Odescalchi, i quali allargarono l’edificio affidandone l’incarico a Nicola Salvi ed a Luigi Vanvitelli. Due portali fiancheggiati da colonne sorreggono due balconi con un grande stemma degli Odescalchi costituito da un’aquila coronata in alto, un leone al centro e sei navicelle d’incensiere in basso.

All’interno uno spazioso cortile rettangolare, opera del Maderno, fiancheggiato da grandi arcate su colonne doriche, è arricchito da numerose statue. Il palazzo ospitò per qualche anno, dal 1699 al 1702, la Regina Maria Casimira, vedova del Re di Polonia Giovanni III.

Palazzo Balestra

Chiude Piazza dei Ss.Apostoli il terzo edificio, Palazzo Muti-Papazzurri, poi Balestra, con una stretta fronte barocca, attribuito ad un allievo del Bernini, Mattia De Rossi, che lo avrebbe costruito nel 1644.

Qui vi abitò e morì il cardinale Enrico di York, figlio del Re d’Inghilterra Giacomo Stuart. Il portale, affiancato da colonne ioniche, sul cui architrave si legge il cognome BALESTRA, è sovrastato da un balcone.

Si sviluppa su due piani a finestre timpanate, triangolari e centinate alternate e con un ammezzato tra i due, le cui finestre quadrate sono in parte murate. Sopra l’ampio cornicione si trova la sopraelevazione ottocentesca con terrazzo.

Interventi di restauro e valorizzazione

Nel 1873 la basilica è espropriata e incamerata dal demanio del Regno d’Italia e successivamente passa in quello della Repubblica italiana, che ancora oggi la gestisce attraverso il Fondo Edifici di Culto (FEC). Il convento adiacente è sede della curia generalizia dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, a cui è affidata la basilica.

Tra gli interventi di restauro si ricordano: 1860-1880 Restauro generale delle decorazioni interne e del soffitto ligneo dorato; 1940-1950 Interventi post-bellici per consolidare le fondazioni e restaurare gli affreschi; 1963-1965 Rimessa in luce e valorizzazione della cripta sotto l’altare maggiore, con la ricollocazione delle reliquie degli apostoli.

Tra gli interventi di restauro si ricordano inoltre: 1973-1984 Scavi archeologici sotto la chiesa che portano alla luce i resti dell’edificio bizantino e pavimenti musivi; 2002-2005 Restauro delle superfici pittoriche e dell’organo monumentale; 2020-2022 Interventi archeologici condotti dai Frati Minori Conventuali in collaborazione con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Gli interventi più recenti hanno compreso il restauro del mosaico pavimentale del VI sec., il restauro dell’altare dei SS. Filippo e Giacomo, l’inserimento dell’illuminazione artistica e interventi per la fruizione turistica. Tra gli interventi in corso si segnalano il restauro e la messa in sicurezza della cappella Odescalchi, la riapertura della cappella Bessarione e il restauro della cripta.

Il museo del convento

Il museo, creato nel 1999 all’interno degli spazi del Convento di Santa Croce, ospita opere di notevole interesse storico, artistico e religioso legate alla storia della Basilica. Nella sezione dedicata ai “dipinti” sono esposti, fra gli altri, gli affreschi di patriarchi e dei quattro evangelisti che, nel XII secolo, decoravano il sottotetto della navata centrale e l’arco trionfale.

I dipinti furono riscoperti durante i restauri del 1913 ed asportati per garantirne la conservazione. Una seconda sezione è dedicata alle “suppellettili sacre”; fra esse spicca il reliquiario detto “di Gregorio Magno” assemblato intorno ad un’immagine della Pietà risalente al VI - VII sec. d.C.

Fra le altre opere presenti, degne di nota sono due splendide statue di alabastro di fattura inglese raffiguranti gli apostoli Pietro e Paolo del XIV sec. d.C.

"Basilica dei SS. Apostoli" - Visita Guidata.

Palazzo Croce e gli edifici storici di Piazza Santi Apostoli formano un insieme nel quale architettura civile, storia religiosa, memoria delle famiglie nobiliari e reperti dell’antichità romana si sovrappongono. La vicinanza della Basilica dei Santi XII Apostoli permette di leggere il palazzo non come un edificio isolato, ma come parte di un sistema monumentale sviluppatosi intorno alla chiesa, alle residenze cardinalizie e alla grande proprietà dei Colonna.

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