Padre Pio e il miracolo dell’attrice Lea Padovani

Il miracolo attribuito a Padre Pio e collegato all’attrice Lea Padovani riguarda la guarigione inspiegabile del suo compagno, al quale era stato diagnosticato un gravissimo tumore maligno, e la successiva trasformazione spirituale della stessa attrice.

Lea Padovani era innamoratissima di un uomo con cui conviveva, ma era un uomo sposato. Quando seppe che gli erano rimasti soltanto sei mesi di vita, lo accompagnò da diversi medici, anche all’estero, ma la terribile diagnosi venne confermata.

La visita a San Giovanni Rotondo

La Padovani era a conoscenza della straordinarietà di Padre Pio da Pietrelcina. Insieme al compagno si recò a San Giovanni Rotondo e cercò di farsi ricevere dal Frate, ma inizialmente non vi fu nulla da fare.

Successivamente ella riuscì a incontrarlo. Padre Pio fu categorico e la respinse a malo modo perché sapeva che i due vivevano nel peccato non essendo sposati e che desideravano soltanto una guarigione fisica, senza poi preoccuparsi di rispettare la Legge di Dio.

Le fece dunque capire la necessità di lasciare quell’uomo. L’attrice rimase molto colpita dalle parole del Frate e nei giorni successivi sentì una forza interiore che la spinse a formulare una promessa al Signore.

La promessa di Lea Padovani

Chiese che il suo innamorato potesse guarire e promise che, in cambio, lo avrebbe definitivamente lasciato. Dopo pochi giorni l’uomo iniziò a sentirsi meglio.

In una visita di controllo i medici, con sorpresa, constatarono la completa e inspiegabile guarigione. L’attrice capì che la sua richiesta era stata esaudita e rimase fedele alla promessa: lasciò quell’uomo di cui era tanto innamorata.

Andò poi da Padre Pio. Comprese che dietro quel suo gesto vi erano state le preghiere del santo Frate e decise di divenire sua figlia spirituale, cambiando totalmente vita.

Un miracolo fisico e una conversione

Il racconto presenta quindi la guarigione del compagno di Lea Padovani non soltanto come un evento riguardante la salute, ma anche come un’occasione di conversione per l’attrice. La grazia richiesta per la guarigione fu legata alla promessa di interrompere una relazione considerata contraria alla Legge di Dio.

Ma l’uomo che aveva beneficiato della guarigione non comprese bene ciò che era avvenuto e si unì con un’altra donna. Quel grande miracolo fu così l’occasione per la salvezza di Lea Padovani e, secondo il racconto, forse per la dannazione di quell’uomo.

Il significato cristiano del miracolo

Stabilire una definizione per la parola “miracolo” è un’impresa alquanto difficile. I miracoli possono essere considerati come la manifestazione del sovrannaturale o, meglio ancora, come fenomeni per mezzo dei quali le leggi della natura obbediscono a una forza superiore, cioè alla volontà di Dio.

I miracoli hanno accompagnato Padre Pio da Pietrelcina nel corso della sua vita. La natura del miracolo resta sempre divina e Padre Pio invitava sempre i miracolati a ringraziare il Signore quale unica fonte delle grazie ricevute.

Padre Pio da Pietrelcina, nato Francesco Forgione, è una delle figure più venerate del XX secolo nella Chiesa cattolica. La sua vita è stata caratterizzata da numerosi fenomeni mistici e miracoli che continuano a ispirare fede e devozione in milioni di persone in tutto il mondo.

Le guarigioni attribuite a Padre Pio

Una delle manifestazioni più note della santità di Padre Pio è la capacità di guarire i malati. Molte persone si rivolgevano a lui per ottenere la guarigione da malattie fisiche e spirituali, e numerose testimonianze affermano che le loro preghiere sono state esaudite.

  • Una donna polacca con cancro alla gola guarì inspiegabilmente dopo che l’allora vescovo Karol Wojtyla, futuro Papa Giovanni Paolo II, chiese a Padre Pio di pregare per lei.
  • Una donna affetta da una grave malattia agli occhi sperimentò una guarigione completa dopo aver pregato con devozione a Padre Pio.
  • Una donna raccontò di avere ottenuto la guarigione del marito gravemente malato dopo aver pregato mentalmente Padre Pio durante la Messa.
  • Una donna in attesa di gemelli, di cui uno sembrava non sopravvivere, vide entrambi i figli nascere sani dopo aver chiesto l’intercessione di Padre Pio.
  • Un ferroviere, gravemente ferito in un incidente, guarì miracolosamente dopo aver chiesto l’intercessione di Padre Pio.

La risurrezione di Paolina

Verso la fine della Quaresima, Paolina, una donna di San Giovanni Rotondo considerata da Padre Pio un’anima degna del Paradiso, si ammalò gravemente. I medici dissero che non c’erano più speranze.

Il marito e i cinque figli si recarono al convento e supplicarono Padre Pio. I due bambini più piccoli si aggrappavano al saio singhiozzando. Padre Pio era sconvolto, cercava di consolarli, prometteva preghiere e niente più.

Qualche giorno dopo, all’inizio della Settimana Santa, Padre Pio disse con voce ferma a coloro che imploravano la sua intercessione: “Resusciterà il giorno di Pasqua”. Il venerdì Santo Paolina perse conoscenza e all’alba del sabato entrò in coma.

Dopo qualche ora l’agonizzante si immobilizzò. Era morta. Alcuni familiari presero il vestito da sposa per vestirla secondo la tradizione del paese, mentre altri, disperati, corsero al convento.

Padre Pio ripeté: “Resusciterà” e si avviò all’altare per celebrare la Santa Messa. Nell’intonare il Gloria, mentre il suono delle campane annunciava la resurrezione di Cristo, la voce di Padre Pio fu rotta da un singhiozzo e i suoi occhi si riempirono di lacrime.

Nello stesso momento Paolina “resuscitò”. Senza alcun aiuto scese dal letto, si inginocchiò e a voce alta recitò tre volte il Credo. Poi si alzò in piedi e sorrise: era guarita, anzi, era resuscitata.

Padre Pio l’aveva detto: “Resusciterà”, non aveva detto “Guarirà”. Quando poco dopo le domandarono cosa le fosse successo nel periodo in cui era stata morta, Paolina rispose: “Salivo, salivo, contenta. Quando stavo entrando in una grande luce sono tornata indietro, sono tornata giù”.

Il bambino morto durante il viaggio in treno

Maria era la madre di un bimbo ammalatosi appena nato. A seguito di una visita medica aveva appreso che la piccola creatura era affetta da un male assai complesso.

Quando ogni speranza di salvarlo sembrava ormai persa, Maria decise di partire in treno per San Giovanni Rotondo. Durante il lungo viaggio, però, il bambino morì.

La madre lo avvolse fra gli indumenti personali e, dopo averlo vegliato per tutta la notte sul treno, lo ripose dentro la valigia e ne chiuse il coperchio. Giunse il giorno seguente a San Giovanni Rotondo, disperata ma ancora piena di fede.

La sera stessa si trovò al cospetto del frate del Gargano. Era in fila per confessarsi e fra le mani stringeva la valigia che conteneva il piccolo cadavere del bambino, ormai deceduto da più di ventiquattro ore.

Quando arrivò davanti a Padre Pio, la donna si inginocchiò singhiozzando e implorò il suo aiuto. Aprì la valigia e gli mostrò il piccolo corpicino.

Il frate prese il bambino e gli poggiò la mano stigmatizzata sul capo, poi rivolse gli occhi al cielo e recitò una preghiera. Dopo poco più di un secondo la creatura si rianimò: mosse prima le gambine e poi le piccole braccia, come se si svegliasse da un lungo sonno.

Rivolto alla madre, Padre Pio disse: “Madre, perché strilli, non vedi che tuo figlio dorme?”. Le grida della donna e della folla che affollava la piccola chiesa esplosero in un’ovazione generale. Di bocca in bocca si urlò al miracolo.

Il miracolo delle castagne

Risale al 1908 quello che fu definito uno dei primi miracoli di Padre Pio. Trovandosi nel convento di Montefusco, fra Pio pensò di raccogliere un sacchetto di marroni da mandare alla zia Daria, a Pietrelcina, che gli aveva sempre dimostrato grande affetto.

La donna ricevette le castagne, le mangiò e conservò il sacchetto per ricordo. Qualche tempo dopo, una sera, mentre si faceva luce con una lampada a olio, zia Daria andò a rovistare in un cassetto dove il marito custodiva la polvere da sparo.

Una scintilla appiccò il fuoco e il cassetto esplose, investendo la donna in pieno volto. Urlando di dolore, zia Daria prese dal comò il sacchetto che aveva contenuto le castagne di fra Pio e lo pose sul viso nel tentativo di alleviare le ustioni.

Immediatamente il dolore scomparve e sul volto della donna non rimase alcun segno delle bruciature.

Il pane durante la guerra

Durante la guerra il pane era razionato. Nel convento di Santa Maria delle Grazie c’erano sempre più ospiti e i poveri che venivano a chiedere la carità erano sempre più numerosi.

Un giorno, quando i religiosi si recarono in refettorio, nel cesto c’era mezzo chilo di pane. La comunità pregò il Signore e si sedette a mensa per mangiare la minestra.

Padre Pio si era fermato in chiesa. Poco dopo arrivò con parecchi filoni di pane fresco. Il Superiore gli domandò dove li avesse presi e Padre Pio rispose: “Me li ha dati una pellegrina alla porta”.

Nessuno parlò, ma tutti compresero che soltanto lui poteva incontrare certi pellegrini.

Le particole della Comunione

Una mattina il sacrista si dimenticò di far consacrare le particole per la Comunione. Nella pisside ne erano rimaste pochissime.

Terminate le confessioni, Padre Pio cominciò a distribuire la Comunione ai fedeli, che erano moltissimi. Li comunicò tutti e nella pisside avanzarono ancora delle particole.

La lettera fermata dal vento

Una figlia spirituale di Padre Pio, sul bordo della strada, leggeva una lettera del Frate. Il foglio le sfuggì di mano e il vento lo fece rotolare lungo la discesa.

Era già lontano quando si arrestò su una pietra e la signorina poté recuperarlo. L’indomani Padre Pio le disse: “Fate attenzione al vento la prossima volta. Se non ci avessi messo il piede sopra, la mia lettera sarebbe finita a valle”.

La lettera al prigioniero di guerra

La signora Cleonice, figlia spirituale di Padre Pio, raccontava che durante l’ultima guerra suo nipote era stato fatto prigioniero. Per un anno la famiglia non ricevette notizie e tutti lo credevano morto.

Un giorno la madre si gettò ai piedi di Padre Pio, che stava in confessionale, e gli chiese di dirle se il figlio fosse vivo. Padre Pio si commosse e, con le lacrime che gli rigavano il volto, le disse: “Alzati e vai tranquilla”.

Alcuni giorni dopo Cleonice, non potendo sopportare il pianto accorato dei genitori, decise di chiedere al Padre un miracolo. Gli disse: “Padre, io scrivo una lettera a mio nipote Giovannino, con il solo nome, non sapendo dove indirizzarla. Voi e il vostro Angelo Custode portatela dove egli si trova”.

Scrisse la lettera e la poggiò la sera sul comodino. La mattina dopo, con grande sorpresa, stupore e quasi paura, vide che la lettera non c’era più.

Andò commossa a ringraziare il Padre, che le disse: “Ringrazia la Vergine”. Dopo una quindicina di giorni arrivò la lettera di risposta del giovane che tutti ritenevano morto.

Il figlio della signora Luisa

La signora Luisa aveva un figlio ufficiale della marina di Sua Maestà Britannica e pregava ogni giorno per la conversione e la salvezza del giovane.

Un giorno giunse a San Giovanni Rotondo un pellegrino inglese che portava con sé un fascio di giornali. Luisa volle leggerli e trovò la notizia dell’affondamento della nave sulla quale era imbarcato suo figlio.

Corse piangendo da Padre Pio. Il Cappuccino la consolò: “Chi vi ha detto che vostro figlio è morto?”. Poi le diede l’indirizzo preciso, con il nome dell’albergo dove il giovane ufficiale, scampato al naufragio della nave affondata nell’Atlantico, era ospitato in attesa dell’imbarco.

Luisa scrisse subito e dopo pochi giorni ricevette la risposta del figlio.

La bambina ustionata dall’acqua bollente

Una donna raccontò che nel 1953 era nata la sua prima bambina e che, all’età di un anno e mezzo, la piccola era stata salvata da Padre Pio.

La mattina del 6 gennaio 1955, mentre la madre era in chiesa alla Santa Messa insieme al marito, la bambina, rimasta a casa con i nonni e uno zio, cadde in una caldaia di acqua bollente.

Riportò una scottatura di terzo grado all’addome e nella regione posteriore. Il medico, giunto un’ora e mezza dopo la chiamata, consigliò di portarla in ospedale perché temeva che morisse.

Uscito il medico, la madre cominciò a invocare Padre Pio. Mentre si preparava per andare in ospedale, quasi a mezzogiorno, la bambina, rimasta sola nella cameretta, la chiamò: “Mamma, la bua non ce l’ho più”.

Alla domanda su chi le avesse tolto il dolore, la bambina rispose: “È venuto Padre Pio. Mi ha messo la bua della sua mano sopra la mia”. Nel corpo della bambina, che per il medico era gravemente ustionata, non c’erano nemmeno le tracce delle scottature.

I mandorli e i bruchi

I contadini di San Giovanni Rotondo ricordavano con piacere un altro avvenimento. Era primavera e i mandorli fioriti promettevano un buon raccolto, ma improvvisamente arrivarono i bruchi.

Milioni di bruchi voracissimi, avanzando compatti, divoravano foglie e fiori e non risparmiavano nemmeno la scorza. Dopo due giorni, i proprietari ne parlarono a Padre Pio.

Il Frate osservò dalla finestra del convento le piantagioni, con i mandorli quasi sepolti dal brulichio, quindi decise di benedirli. Rivestita la cotta e la stola, cominciò a pregare.

Terminate le preghiere, prese l’aspersorio dell’acqua benedetta e tracciò nell’aria, in direzione dei mandorleti, un grande segno di croce.

L’indomani i bruchi erano scomparsi, ma i mandorli, nudi come bastoni, sembravano attestare la perdita totale del raccolto. E invece si ebbe un raccolto abbondantissimo, come mai si era avuto.

Come poterono alberi senza fiori dare frutti? Come poterono dare mandorle alberi ridotti a semplici pezzi di legno infilati nella terra? Gli esperti e gli studiosi di botanica non seppero mai rispondere.

Gli uccelli nel giardino del convento

Nell’orto del convento c’erano cipressi, alberi da frutta e qualche pino solitario. All’ombra di questi alberi, d’estate, Padre Pio era solito sostare nelle ore vespertine con gli amici e qualche visitatore.

Un giorno, mentre il Padre conversava con un gruppo di persone, tantissimi uccelli sui rami più alti degli alberi iniziarono ad agitarsi e a emettere pigolii, gorgheggi, fischi e trilli.

Merli, passeri, cardellini e altre varietà di volatili elevarono una sinfonia canora. Quel canto infastidì però ben presto Padre Pio che, alzati gli occhi al cielo e portando l’indice sulle labbra, intimò il silenzio con un deciso: “Adesso basta!”.

Gli uccelli, i grilli e le cicale fecero immediatamente il più assoluto silenzio. I presenti rimasero profondamente stupiti.

Il condannato davanti al plotone d’esecuzione

Un uomo raccontò che sua madre, foggiana e una delle prime figlie spirituali di Padre Pio, non mancava mai, nei suoi incontri con il venerato Cappuccino, di chiedergli di proteggere il marito e di convertirlo.

Nell’aprile del 1945 il padre dell’uomo doveva essere fucilato. Era già davanti al plotone d’esecuzione quando vide Padre Pio con le braccia alzate, in atto di proteggerlo.

Il comandante del plotone diede ordine di sparare, ma dai fucili puntati contro l’uomo i colpi non partirono. I sette componenti del plotone e il comandante controllarono le armi, senza trovare alcuna anomalia.

Il plotone puntò nuovamente i fucili. Per la seconda volta il comandante ordinò di sparare e per la seconda volta le armi si rifiutarono di funzionare.

Il fatto misterioso e inspiegabile determinò la sospensione dell’esecuzione. In seguito l’uomo, anche in considerazione del fatto che era mutilato di guerra e pluridecorato, venne graziato.

Ritornò alla fede cattolica e ricevette i sacramenti a San Giovanni Rotondo, dove si era recato per ringraziare Padre Pio. La madre ottenne così la grazia che aveva sempre chiesto: la conversione del marito.

La vespa senza benzina

Padre Onorato raccontava di essersi recato a San Giovanni Rotondo insieme a un amico con una Vespa 125. Giunto al convento poco prima di pranzo, entrò nel refettorio e andò a baciare la mano a Padre Pio.

“Guaglio”, gli disse il Frate con aria furba, “t’ha pizzicato la vespa?”. Padre Pio sapeva quindi quale mezzo di trasporto il visitatore avesse utilizzato.

Il mattino seguente i due partirono per San Michele. A metà strada terminò la benzina, così misero la riserva, ripromettendosi di fare il pieno a Monte Sant’Angelo.

Giunti in paese, trovarono i distributori chiusi. Decisero comunque di ripartire per San Giovanni Rotondo, sperando di incontrare qualcuno da cui ottenere un po’ di carburante.

Dopo pochi chilometri il motore iniziò a scoppiettare e si spense. Il serbatoio era vuoto. Un colpo al pedale dell’accensione fece però ripartire la Vespa.

Giunti nel piazzale del convento, il mezzo si fermò. Il serbatoio era asciutto come prima. I due guardarono esterrefatti gli orologi: mancavano cinque minuti al pranzo e in cinque minuti avevano percorso quindici chilometri, senza benzina.

Padre Onorato entrò in convento mentre i confratelli scendevano per il pranzo. Andò incontro a Padre Pio, che lo guardava e sorrideva.

La testimonianza di Flavia

Flavia raccontava di avere incontrato per la prima volta Padre Pio nel 1966, quando aveva ventidue anni e stava attraversando un momento molto difficile. Era arrivata a San Giovanni Rotondo dalla Sicilia insieme alla zia Lilla, maestra di preghiera e di vita cristiana.

Dopo la confessione con Padre Pio, la sua profonda insicurezza e la grande sofferenza spirituale si trasformarono in sicurezza, gioia, amore, pace e serenità dell’anima.

Nei primi viaggi a San Giovanni Rotondo, la cosa più emozionante era l’atmosfera che si viveva in quel paese toccato dalla grazia, dove si avvertiva in modo speciale la presenza viva e reale di Dio.

La notte ci si svegliava alle quattro per vestirsi in fretta, salire il Viale Cappuccini, arrivare fra i primi e mettersi in fila per entrare in chiesa e partecipare alla Santa Messa che Padre Pio celebrava alle cinque del mattino.

Nel buio della notte ci si incamminava con la corona del rosario in mano, recitando l’Ave Maria con amore e solennità. Soltanto quel brusio rompeva il silenzio assoluto della notte.

Erano notti speciali, trascendenti, quasi irreali, solenni e austere, ma allo stesso tempo piene di serenità e speranza. Si respirava aria di santità e la presenza di Dio era una certezza che avvolgeva tutti nel mantello della sua misericordia e del suo amore.

La malattia di Flavia e la Casa Sollievo della Sofferenza

Nel 1987 Flavia affrontò una grave prova: due noduli maligni ai due seni, scoperti durante un’indagine radiologica all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza.

A quarantatré anni, dopo avere ricevuto la diagnosi, si recò da Fra’ Modestino per chiedere consiglio. Egli le disse: “Vedrai che verrai a ringraziare Padre Pio. Non è niente, stai tranquilla, però prega tanto, tanti rosari al giorno, stringiti in preghiera alla Vergine Maria e a Padre Pio e troverai forza e coraggio”.

A Milano il professor Cupmas confermò la diagnosi di due carcinomi duttali infiltranti ai due seni e consigliò un intervento radicale. Il professor Veronesi confermò la diagnosi e la indirizzò al professor Tardio, a San Giovanni Rotondo.

Flavia fu operata il 29 aprile con l’asportazione totale dei due seni e dei relativi scavi ascellari. Prima dell’intervento Fra’ Modestino prese un crocifisso benedetto da Padre Pio e disse: “Preghiamo che i noduli non abbiano le radici”.

I noduli erano altamente maligni, ma senza metastasi, e i linfonodi erano indenni. Flavia tornò ogni anno, e nei primi tempi anche più volte l’anno, soprattutto per ringraziare Padre Pio.

La Casa Sollievo della Sofferenza fu per lei una vera casa, nella quale circolava un grande amore. Quando venne dimessa, pianse per dover lasciare quel luogo di amore e carità.

La seconda malattia e la preghiera alla Vergine

Flavia aveva chiesto al Signore sei anni di vita dopo il tumore al seno, affinché i figli fossero più grandi e autonomi. Gesù glieli aveva concessi.

Al settimo anno arrivarono però nuove avvisaglie: un tumore all’utero. Flavia non ebbe il coraggio di chiedere altro al Signore e si rivolse a Maria Santissima.

Le disse: “Mamma, non posso chiedere un’altra grazia a Gesù. Egli già me ne ha concessa una tanto grande, ma tu, come a Cana di Galilea, puoi chiederla, affinché trasformi l’acqua del tumore nel vino della guarigione”.

Fu operata con l’asportazione dell’utero e delle ovaie. A San Giovanni Rotondo il ginecologo, professor Bruno Pavone, le disse che si era trattato di un tumore benigno.

Flavia raccontò di averne avuto poi conferma sentendo un forte profumo di rose e interpretò questo segno come rivelazione dell’immenso amore della Vergine per ciascuno dei suoi figli.

Le testimonianze legate alla maternità

Le testimonianze sull’intercessione di Padre Pio comprendono anche racconti collegati alla maternità, alla nascita e alla protezione dei bambini.

La preghiera per un nipote

Nel settembre del 1999 una donna, durante una visita a San Giovanni Rotondo, chiese a Padre Pio di intercedere presso Dio affinché la figlia Marcela potesse avere un figlio: “Ti chiedo solo un nipote, Padre Pio, solo uno!”.

Uscì dalla chiesa convinta che la preghiera fosse stata ascoltata. In quel momento sentì un intenso profumo di rose e rimase per alcuni minuti in una grande pace interiore.

L’anno seguente nacque il nipote Mariano Francisco.

La bambina e il fratellino

Una coppia si era sottoposta per quattro anni a una cura di fertilità. Nel 2004 nacque la figlia Delfina María Luján, ma tre anni più tardi la madre perse il secondo bambino.

Durante una visita a Salta, una bambina di tre anni e mezzo disse di avere visto un frate dietro l’albero dove si era seduta la madre. In seguito una parente spiegò che molte persone avevano visto Padre Pio proprio accanto a quello stesso albero.

Il mese seguente la madre scoprì di essere nuovamente incinta. Il figlio nacque il primo agosto e fu battezzato il 23 settembre, nella chiesa di San Pio, presso La Plata.

La guarigione dall’HIV

Una giovane madre raccontò che, durante una gravidanza, gli esami avevano evidenziato nel suo sangue il virus dell’immunodeficienza acquisita. I medici le prescrissero una cura delicata e le dissero che soltanto un miracolo avrebbe potuto evitare che la figlia nascesse infetta.

La donna pregò davanti a un’immagine di Padre Pio che custodiva una reliquia del Santo. Trascorse l’intera gravidanza in isolamento, pregando per la salute propria e della bambina.

Il giorno della nascita, le analisi effettuate su entrambe mostrarono che nessuna delle due aveva l’HIV.

Il nome di Chiara

Una donna incinta chiese alla Vergine della Candelora e a Padre Pio di proteggere il neonato. In famiglia nacque però una discussione sul nome da dare alla bambina.

La madre preferiva un nome diverso, mentre una sorella, grande devota di Padre Pio, suggeriva di chiamarla Chiara. Dopo avere valutato trentaquattro nomi, la figlia maggiore trovò accanto a sé un’immagine di Padre Pio che non aveva mai visto prima.

Sul retro dell’immagine era scritto: “Chiara 35”. La bambina gridò: “La bimba ha già un nome! Padre Pio vuole che venga chiamata Chiara!”. Il marito concluse: “Se Padre Pio desidera che si chiami Chiara, non c’è più bisogno di discutere”.

La bilocazione e le conversioni

Padre Pio era noto anche per il fenomeno della bilocazione, cioè la capacità di trovarsi in due luoghi contemporaneamente. Un episodio famoso riguarda un soldato italiano durante la Seconda guerra mondiale, che affermò di aver visto Padre Pio confortarlo sul campo di battaglia, nonostante il Frate fosse fisicamente lontano.

Padre Pio fu inoltre considerato un potente strumento di conversione. Le sue parole e il suo esempio di vita ispirarono molte persone a ritornare alla fede.

Un caso celebre è quello di un noto criminale che, dopo aver incontrato Padre Pio, abbandonò la vita criminale per dedicarsi alle opere di carità.

Altri racconti di intercessione

  • Un uomo riuscì a far ripartire la propria automobile in panne grazie alla benedizione di Padre Pio.
  • Un ingegnere rimase asciutto durante un forte temporale grazie alla promessa di Padre Pio di accompagnarlo spiritualmente.
  • Paulette Bertels riuscì a tornare a casa in tempo per evitare uno sciopero delle ferrovie e dirigere il coro della cattedrale per la Messa di Natale.
  • Padre Pio avrebbe fornito indicazioni precise sulla sorte di persone credute morte o scomparse.
  • Numerose testimonianze raccontano di grazie ricevute durante la gravidanza, il parto e le difficoltà legate alla maternità.

Per i devoti, questi racconti mostrano una presenza di Padre Pio percepita come vicina alle persone nei momenti di malattia, pericolo, lutto, paura e crisi spirituale. Al centro rimane però l’invito del Frate a riconoscere nel Signore l’unica fonte delle grazie ricevute.

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