Padre Nostro: la preghiera della Divina Provvidenza

Il Padre Nostro è la preghiera con cui Gesù insegna a rivolgersi a Dio come Padre, con fiducia filiale e con un abbandono attivo alla sua Provvidenza. Le sue sette domande uniscono la gloria di Dio alle necessità concrete dell’uomo: il pane quotidiano, il perdono, la liberazione dalla tentazione e dal male.

La preghiera cristiana è quella di un figlio di Dio che si rivolge al suo Padre Dio con fiducia filiale, «indicata nelle Liturgie d'Oriente e d'Occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: parrhésia, vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati. (Cfr. Ef 3,12; Eb 3,6; 4,16; 10,19; 1 Gv 2,28; 3,21; 5,14)»[4]. Il Padre Nostro diventa così anche una preghiera della Divina Provvidenza, perché insegna a presentare a Dio ogni necessità con fiducia, senza trasformare l’abbandono in passività o fatalismo.

Il testo del Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. [Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen].

La preghiera del Padre Nostro non è un testo isolato, liturgico, ma si trova nella Bibbia: più precisamente nel vangelo di Matteo e, in una versione differente, in quello di Luca. Per capire meglio che tipo di preghiera sia il Padre Nostro è utile sapere che nel vangelo di Luca è introdotta dicendo che Gesù la diede in risposta alla richiesta di uno dei discepoli: «Signore, insegnaci a pregare» ( Luca 11:1 )

E là dove si trova in Luca come in Matteo, Gesù sta spiegando come pregare ai suoi discepoli, anche con parabole sull’importanza della preghiera. E dà il Padre Nostro dopo aver detto di chiudersi nella propria cameretta ( Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto), perché la preghiera non sia qualcosa per vantarsi, per farsi vedere dagli altri, ma qualcosa di realmente personale, per le proprie necessità, ordinata o suggerita da Gesù, anche se il Padre sa ciò di cui abbiamo bisogno.

Quindi abbiamo un esempio di preghiera privata, che poi anche se è usata nel culto, non le toglie il carattere personale. E questo esempio ci occorre per imparare al pregare il Signore, per sperimentare il dialogo con Lui.

«Padre nostro»: filiazione divina e fraternità

La prima parola del Padre Nostro, "Padre", è la più importante, perché ci insegna a rivolgerci a Dio come Padre: «Pregare il Padre è entrare nel suo mistero, quale egli è, e quale Figlio ce lo ha rivelato: L'espressione Dio-Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome di Padre (Tertulliano, De oratione, 3)»[1].

Gesù Cristo ci ha insegnato (e permesso) di chiamare Dio, Padre. E da tutto ciò che sappiamo dalla Scrittura, un padre realmente amorevole e misericordioso. Insegnando il Padre Nostro, Gesù rivela inoltre ai suoi discepoli che sono stati resi partecipi della sua condizione di Figlio: «Mediante la rivelazione di questa preghiera i discepoli scoprono una loro speciale partecipazione alla figliolanza divina, della quale l’apostolo Giovanni dirà nel Prologo del suo Vangelo: “A quanti. l’hanno accolto (e cioè: a quanti hanno accolto il Verbo che “si fece carne”), Gesù ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12). A ragione perciò, secondo il suo stesso insegnamento, essi pregano: “Padre nostro”»[2].

Gesù Cristo distingue sempre tra "Padre mio" e "Padre vostro"[3]. Di fatto, quando prega non dice mai "Padre nostro". Questo vuol dire che la sua relazione con Dio è del tutto esclusiva: è sua e di nessun altro. Con la preghiera del Padre nostro, Gesù vuole rendere consapevoli i suoi discepoli della loro condizione di figli di Dio, ribadendo allo stesso tempo la differenza tra la filiazione naturale e la nostra filiazione divina adottiva, che si riceve come un dono gratuito di Dio.

Padre perché siamo figli di Dio, e dunque anche fratelli e sorelle fra di noi e con il Cristo. Nostro Nostro dunque in questo senso di stessa famiglia, di un unico Padre. Quando chiamiamo Dio Padre Nostro riconosciamo che la filiazione divina ci unisce a Cristo, «primogenito fra molti fratelli»[5] in una vera e propria fraternità soprannaturale.

La Chiesa è questa nuova comunione tra Dio e gli uomini[6]. Pertanto, la santità cristiana, pur essendo personale e individuale, non è mai individualista o egocentrica: «se preghiamo in verità il “Padre nostro”, usciamo dall'individualismo, perché ne siamo liberati dall'Amore che accogliamo. Il “nostro” dell'inizio della Preghiera del Signore, come il «noi» delle ultime quattro domande, non esclude nessuno. Perché sia detto in verità, (Cfr. Mt 5,23-24; 6,14-16) le nostre divisioni e i nostri antagonismi devono essere superati»[7].

La preghiera cristiana è sempre comunitaria, anche quando siamo soli, infatti, preghiamo come sorelle e fratelli, come parte della Chiesa di Cristo e non possiamo pregare allora in modo egoistico, per qualcosa che sia per noi e contro altri. Anzi, vista la visione universalistica dell’evangelo, noi con il nostro preghiamo in contatto con tutta l’umanità.

La fraternità che proviene dalla filiazione divina si estende pure a tutti gli uomini, perché tutti sono in qualche modo figli di Dio in quanto sue creature e sono chiamati alla santità: «Sulla terra non c'è che una razza: quella dei figli di Dio»[8]. Il cristiano deve quindi sentirsi partecipe del compito di avvicinare l'intera umanità a Dio.

La filiazione divina ci sprona all'apostolato che è una manifestazione necessaria della filiazione e della fraternità: «Prima di ogni altra cosa, devi pensare agli altri, a coloro che ti sono vicini, stimandoli per quello che sono: figli di Dio, con tutta la dignità di questo titolo meraviglioso. Con i figli di Dio dobbiamo comportarci come figli di Dio: il nostro amore deve essere abnegato, quotidiano, ricco di mille sfumature di comprensione, di sacrificio silenzioso, di donazione nascosta»[9].

La fiducia filiale nella Provvidenza

Conseguenze importanti del senso della filiazione divina sono la fiducia e l'abbandono filiale nelle mani di Dio. San Josemaría diceva che «un figlio si può comportare con suo padre in diverse maniere. Bisogna rendersi conto che il Signore, volendoci suoi figli, ci ha ammessi a vivere nella sua casa, in mezzo al mondo: ha voluto che fossimo della sua famiglia, che tutte le cose sue fossero nostre e le nostre sue, che lo trattassimo con tanta familiarità e fiducia da chiedergli, come fa il bambino, la luna!»[10].

L'abbandono filiale, che non è conseguenza della lotta ascetica personale (anche se a volte la presuppone), consiste nel lasciarsi guidare da Dio. È un abbandono attivo, libero e consapevole di un figlio.

Da questo atteggiamento prende origine un modo concreto di vivere la filiazione divina (che non è l'unico, né è un percorso obbligato per tutti) chiamato "infanzia spirituale": consiste nel riconoscersi non solo come un figlio, ma come un bambino piccolo, un bambino che dipende in tutto da Dio.

San Francesco di Sales lo spiega così: «Se non diventerete come bambini piccoli, non entrerete nel regno del Padre mio" (Mt 10,16). Finché il bambino è piccolo, si mantiene in grande semplicità; conosce solo la madre; ha un solo amore, la madre; una sola aspirazione, il grembo della madre; non desidera altro che sdraiarsi in questo dolce riposo. L'anima perfettamente semplice non ha che un unico amore, Dio; e in questo unico amore, un'unica aspirazione, quella di riposare nel seno del Padre celeste, e qui stabilire il suo riposo, come un figlio amoroso, lasciando ogni cura interamente a Lui, non cercando altro che di rimanere in questa santa fiducia»[11].

Pure san Josemaría consigliava di seguire il cammino dell'infanzia spirituale: «Se sarete bambini non avrete dispiaceri: i bambini dimenticano subito i loro guai per tornare ai giochi abituali. -Pertanto, abbandonandovi, non avrete di che preoccuparvi, giacché riposerete nel Padre»[12].

Le sette domande del Padre Nostro

Nel Padre Nostro, l'invocazione iniziale, «Padre nostro che sei nei cieli», è seguita da sette richieste. «Le prime tre domande hanno come oggetto la Gloria del Padre: la santificazione del Nome, l'avvento del Regno e il compimento della Volontà divina. Le altre quattro presentano a lui i nostri desideri: queste domande riguardano la nostra vita per nutrirla e guarirla dal peccato, e si ricollegano al nostro combattimento per la vittoria del Bene sul Male»[13].

Il Padre Nostro è il modello di ogni preghiera, come insegna san Tommaso d'Aquino: «La preghiera del Padre Nostro è perfettissima. nella Preghiera del Signore non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell‘ordine in cui vanno desiderate: per cui questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma altresì plasma tutti i nostri affetti»[14].

DomandaSignificato spirituale
Sia santificato il tuo nomeRiconoscere e onorare la santità di Dio
Venga il tuo regnoInvocare il Regno di Dio nel cuore, nella storia e alla fine dei tempi
Sia fatta la tua volontàUnire la nostra volontà al disegno di salvezza di Dio
Dacci oggi il nostro pane quotidianoAffidare a Dio i bisogni materiali e spirituali
Rimetti a noi i nostri debitiChiedere il perdono e imparare a perdonare
Non abbandonarci alla tentazioneDomandare discernimento, forza e perseveranza
Liberaci dal maleEssere custoditi dal Maligno, dal peccato e dalla dannazione

«Sia santificato il tuo nome»

Nessuna creatura può accrescere la santità di Dio. Quindi «il termine “santificare” qui va non già nel suo senso causativo (Dio solo santifica, rende santo), ma piuttosto nel suo senso estimativo: riconoscere come santo, trattare in una maniera santa […]. Fin dalla prima domanda al Padre nostro, siamo immersi nell'intimo mistero della sua Divinità e nel dramma della salvezza della nostra umanità. Chiedergli che il suo Nome sia santificato ci coinvolge nel Disegno che [egli] “nella sua benevolenza aveva. prestabilito”, “per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità” (Cfr. Ef 1,9.4)»[15].

Parlando del suo nome, si sta parlando di Dio stesso. Ora, due sono le possibilità di traduzione: che egli sia onorato come santo, cioè in maniera adeguata alla sua natura, oppure che egli stesso santifichi il suo nome in mezzo all’umanità. Due aspetti della stessa realtà.

Da una parte siamo noi a cercare di comportarci per onorare il Signore nella sua santità: dunque cercando di vivere con giustizia, misericordia e amore. D’altra chiediamo al Signore di intervenire in modo che sia noi, sia gli altri, non solo a parole, ma nella vita, lo riusciamo a onorare come Dio.

Pertanto nella prima domanda si chiede che la santità divina risplenda e aumenti nella nostra vita: «Chi potrebbe santificare Dio, dato che è lui che santifica? Ma ispirandoci a quelle parole: ”Siate santi perché io sono santo” (Lv 20, 26), chiediamo che santificati dal battesimo noi perseveriamo in quello che abbiamo cominciato ad essere. E questo, lo chiediamo ogni giorno. È necessario santificarci ogni giorno, perché ogni giorno cadiamo; dobbiamo purificare i nostri peccati con una santificazione continuamente rinnovellata. Ricorriamo dunque alla preghiera affinché resti in noi tale santità»[16].

Infine, il risultato che chiediamo è che tutti con reverenza lo riconoscano come Dio, onorino il suo nome, cioè onorino Dio, e vivano quindi di conseguenza. Ciò è sostanziale a favore della nostra vita e di quella della società, ogni giorno.

«Venga il tuo regno»

La seconda domanda esprime la speranza che giunga un tempo nuovo in cui Dio sarà riconosciuto da tutti come un Re che colmerà di benefici i suoi sudditi: «Questa richiesta è il “Marana tha”, il grido dello Spirito e della Sposa: “Vieni, Signore Gesù”.[17] Nella Preghiera del Signore si tratta principalmente della venuta finale del Regno di Dio con il ritorno di Cristo (Cf. Tt 2,13)»[18].

D'altra parte il Regno di Dio è già stato inaugurato in questo mondo con la prima venuta di Cristo e l'invio dello Spirito Santo: «Il Regno di Dio. è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo»[19]. Gli ultimi tempi, nei quali siamo, sono quelli dell'effusione dello Spirito Santo.

La seconda richiesta del Padre Nostro è: Venga il tuo Regno”. Molti commentatori, ritengono che questa richiesta chieda che il Signore regni nei nostri cuori. Certamente questa interpretazione può essere valida, ma si è capito che la predicazione di Gesù fosse escatologica.

Con questo termine ci si riferisce alla fine dei tempi, in sostanza giudicare le nostre azioni alla luce della definitiva vittoria del nostro Signore. In questo senso la richiesta “venga il tuo Regno” sarebbe la più escatologica, cioè si chiede che giunga il giorno del Signore, che il Signore trionfi e vengano quindi il nuovo cielo e la nuova terra, la nuova umanità dei risorti governati direttamente dal Signore.

Nel senso che dato che aspettiamo il Regno di Dio, dato che siamo già cittadini in speranza del mondo perfetto del Signore, già oggi ci vogliamo comportare di conseguenza. E quindi preghiamo il Signore che ci guidi Lui in queste tormentate vicende umane.

In definitiva, nella seconda domanda esprimiamo il desiderio che Dio possa effettivamente regnare in noi con la grazia, che si estenda ogni giorno di più il suo Regno sulla terra e che alla fine dei tempi Egli possa regnare pienamente su tutti in Cielo.

«Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra»

La volontà di Dio è che «tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità»[22]. Gesù ci insegna che non si entra nel Regno dei cieli con le parole, ma «facendo la volontà del Padre mio che è nei cieli»[23].

Pertanto, con questa domanda «chiediamo al Padre nostro di unire la nostra volontà a quella del Figlio suo per compiere la sua Volontà, il suo Disegno di salvezza per la vita del mondo. Noi siamo radicalmente incapaci di ciò, ma, uniti a Gesù e con la potenza del suo Santo Spirito, possiamo consegnare a lui la nostra volontà e decidere di scegliere ciò che sempre ha scelto il Figlio suo: fare ciò che piace al Padre (Cfr. Gv 8,29)»[24].

Quando diciamo nel Padre Nostro: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra», non intendiamo dire «che Dio farà ciò che vuole, ma che noi saremo in grado di fare ciò che Dio vuole»[25]. D'altra parte, l'espressione «come in cielo così in terra» esprime il desiderio che la volontà di Dio si compia in noi che siamo ancora sulla terra così come si è compiuta negli angeli e nei beati in Cielo.

La fede non è infatti sentimento, come si sente dire, ma fiducia e ubbidienza, e quindi preghiamo il Signore che venga il suo governo sull’umanità e nel frattempo che siamo pronti a seguirne la volontà e gli chiediamo aiuto per farlo.

La richiesta «Sia fatta la tua volontà» non è un invito al fatalismo davanti al dolore. Sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra, significa invece che in questo mondo, su questa terra, nel nostro presente, la volontà che si realizza è quella della Creazione, quella dell’umanità, è la volontà umana che impera, è la follia umana che porta malattia e distruzione, noi allora preghiamo che il Signore, pur sapendo che il suo Regno ancora non verrà e che dunque la sua volontà non si instaurerà sempre su tutto il mondo, intervenga, intervenga per salvare, per guarire, per instaurare un po’ di giustizia, per darci speranza, per farci vivere con vero amore…

Il Signore infatti non vuole la morte del giovane, non vuole che il Dittatore prenda il potere, non vuole che l’amore di una coppia finisca, non vuole che la malattia arrivi ad insidiare il nostro futuro…

Sia fatta la tua volontà Signore anche qui da noi, nell’umanità sofferente, richiede dunque al Signore di intervenire, con provvidenza e con il suo Spirito potente, magari in maniera misteriosa per noi, ma in modo di salvarci dalle acque turbolente e dagli abissi.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»

Questa domanda esprime l'abbandono filiale dei figli di Dio, perché «il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni “convenienti”, materiali e spirituali»[26]. Il senso cristiano di questa quarta richiesta «riguarda il Pane di Vita: la Parola di Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia (Cfr. Gv 6,26-58)»[27].

L’espressione quotidiano, «intesa nel suo significato temporale, è una ripresa pedagogica di “oggi”, (Cfr. Es 16,19-21) per confermarci in una confidenza “senza riserve”. Intesa in senso qualitativo, significa il necessario per la vita e, in senso lato, ogni bene sufficiente per il sostentamento (Cfr 1 Tm 6,8)»[28].

Il termine che traduciamo con quotidiano, è la traduzione di un termine che non è presente da altre parti negli scritti antichi. Sono state avanzate altre traduzioni oltre a “ quotidiano“, come “ necessario“ oppure “ per il giorno di domani“, riferendosi ai lavoratori a giornata che ricevevano alla sera la paga per acquistare il cibo per mangiare il giorno dopo.

Con pane, poi di solito nell’area mediterranea si intende tutto il mangiare in genere e qui anche tutto ciò che serve al nostro sostentamento e al nostro vivere fisico. E per una popolazione povera, come quella cui parlava Gesù, acquista ancor più urgenza: “ chiediamo pane, il minimo, e speriamo di poter mangiare ogni giorno, perché non è detto”. Non dobbiamo dimenticare questo aspetto.

Questa richiesta ci insegna anche qualcosa di fondamentale, è infatti una preghiera proprio per i nostri bisogni vitali, non siamo asceti, Gesù Cristo non voleva persone che cercassero la penuria o la malattia. E questa richiesta del Padre Nostro ci permette di chiedere per noi (senza dimenticare gli altri), anche nelle nostre preghiere personali, ciò di cui abbiamo necessità, veramente bisogno.

Noi chiediamo al Signore che ci permetta di vivere con serenità e sicurezza, con dignità e libertà dai bisogni, senza fame e con un tetto sulla testa, andando incontro al giorno che viene senza disperazione, sentendo oggi e anche nel domani la sua cura paterna verso tutti noi.

Il Padre, che ci dona la vita, non separa il pane materiale dal Pane di Vita. La domanda comprende il sostentamento necessario, la Parola di Dio da accogliere nella fede e il Corpo di Cristo ricevuto nell’Eucaristia.

«Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»

In questa nuova domanda prima di tutto riconosciamo il nostro peccato: «torniamo a lui, come il figlio prodigo (Cfr. Lc 15,11-32), e ci riconosciamo peccatori davanti a lui, come il pubblicano (Cfr. Lc 18,13). La nostra richiesta inizia con una “confessione”, con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia»[29].

Rimettici i nostri debiti, equivale al perdonaci i nostri peccati, come nella versione dell’evangelo di Luca. Il termine debiti deriva probabilmente dall’originale aramaico del Padre Nostro, ma è molto interessante per la mentalità moderna.

Invece se pensiamo alle nostre mancanze verso il Signore e il prossimo, ai nostri errori, come debiti verso il Signore a mio avviso si sente di più. Il Signore ci ha dato la vita, ci ha dato innumerevoli capacità e occasioni, e noi come abbiamo vissuto?

Chiedere di annullare il nostro debito è allora qualcosa di più che un perdono generico, una ripulita superficiale, è metterci in grado di vivere di nuovo, senza il peso dei debiti, senza il rimpianto di ciò che potevamo fare e non abbiamo fatto, leggeri di vivere ancora…

E questa liberazione dai debiti, lo sappiamo, grazie a Gesù Cristo nostro Redentore è per noi gratuita. La salvezza, la nostra salvezza è per sola grazia del nostro Signore.

Ma questa richiesta non sarà accolta se prima non avremo soddisfatto una condizione: perdonare chi ci offende. Il motivo è il seguente: «questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso L'Amore, come il Corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo (Cfr. 1 Gv 4,20). Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre»[30].

Allora c’è da guardare ai debiti che gli altri hanno verso di noi, alle colpe degli altri con uno sguardo diverso. Come posso essere un esigente creditore, come nella parabola del servo malvagio (Matteo 18:23-35), verso chi ha mancato verso di me, come non perdonare, o almeno cercare di perdonare, chi mi ha offeso o anche ferito?

Ho detto “ cercare di perdonare”, perché si sa perdonare è anche più difficile di annullare un debito di denaro. Ma non dobbiamo preoccuparci, non dobbiamo cioè pensare che abbiamo rimessi i debiti solo se li abbiamo a noi volta rimessi, infatti la salvezza è solamente dovuta alla grazia del Signore.

Ma certo, chiedere perdono al Signore, chiama ad una coerenza e a una nuova visione. Non è che a me tutto sia dovuto e non è che io sia perfetto, ma anche per me c’è stato bisogno del perdono di Cristo, di Gesù Cristo sulla croce.

«Non abbandonarci alla tentazione»

Questa domanda si collega alla precedente (“rimetti a noi i nostri debiti”) perché il peccato è una conseguenza del libero consenso alla tentazione. Pertanto «chiediamo al Padre nostro di non “indurci” in essa […] (di) “non permettere di entrare in” (cfr. Mt 26, 41) (di) “non lasciarci soccombere alla tentazione”[. ]. Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta “tra la carne e lo Spirito”. Questa richiesta implora lo Spirito di discernimento e di fortezza»[31].

La traduzione di questa frase è oggetto di dibattito fra gli specialisti, ma anche fra i credenti che sono hanno imparato in un certo modo, ma vogliono sapere effettivamente il significato di ciò che pregano. La traduzione che seguo è quella della versione detta Nuova Riveduta.

Varie sono le traduzioni e i significati che si possono dare alla prima parte: “ non ci esporre alla tentazione” o “ non ci indurre alla tentazione” o anche “ dacci la forza di resistere alla tentazione” oppure come ultimamente è stato proposto “ non ci abbandonare alla tentazione”.

Ma nella lettera di Giacomo è scritto: Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Giacomo 1:13-14

Essendo possibile entrambe le versioni da un punto di vista grammaticale sembra allora che la traduzione preferibile, sia per un motivo teologico il: “ non ci esporre alla tentazione o non ci abbandonare”.

Dio ci dà sempre la sua grazia per superare le tentazioni: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate sopportare»[32] ma per vincere la tentazione è sempre necessario pregare.

«Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera. E per mezzo della sua preghiera che Gesù è vittorioso sul Tentatore, fin dall'inizio (Cfr. Mt 4,11) e nell'ultimo combattimento della sua agonia (Cfr. Mt 26,36-44). Ed è al suo combattimento e alla sua agonia che Cristo ci unisce in questa domanda al Padre nostro […]. Questa richiesta acquista tutto il suo significato drammatico in rapporto alla tentazione finale del nostro combattimento quaggiù; implora la perseveranza finale. «Ecco, Io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante” (Ap 16,15)»[33].

«Liberaci dal male»

L'ultima domanda si trova nella preghiera sacerdotale di Gesù al Padre: «Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno»[34].

In questa petizione, «il Male non è un'astrazione; indica invece una persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo” [dia-bolos, colui che “si getta di traverso”] è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo»[35].

Inoltre, «chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice o l'istigatore»[36], soprattutto dal peccato, l'unico vero male[37], e dalla sua pena, che è la dannazione eterna.

Gli altri mali e tribolazioni possono essere trasformati in beni, se li accettiamo unendoci alle sofferenze di Cristo sulla croce.

La Coroncina della Divina Provvidenza

La Coroncina si recita con una comune Corona del Santo Rosario, pregando con tutta la fede, la fiducia e il massimo abbandono nell'Amore del Padre.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra.

Invocazioni sui grani

Sui grani grossi, prima di ogni decina:

  • Sacratissimo Cuore di Gesù. Pensaci tu.
  • Purissimo Cuore di Maria. Pensaci tu.

Sui grani piccoli, per dieci volte:

Santissima Provvidenza di Dio. Provvedici tu.

Preghiere finali della coroncina

Guardaci, o Maria, con occhi di pietà. Soccorrici, o Regina con la tua carità.

Ave Maria…

O Padre, o Figlio, o Spirito Santo: santissima Trinità; Gesù, Maria, angeli, santi e sante, tutte del paradiso, queste grazie vi domandiamo per il Sangue di Gesù Cristo.

Gloria al Padre…

Adorazione a San Giuseppe:

Gloria al Padre…

Per le anime del Purgatorio:

L'eterno riposo…

Per i nostri benefattori:

Degnati, o Signore, di retribuire con la vita eterna tutti coloro che ci fanno del bene per la gloria del tuo santo Nome. Amen.

Una seconda forma di Coroncina della Divina Provvidenza

O Dio vieni a salvarmi. Signore vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre, etc.

La Provvidenza di Dio, la Provvidenza dell’altissimo, misericordiosissimo Iddio, ha provveduto, provvede e provvederà.

Provvidenza di Dio, abbi misericordia di noi (Providentia Dei, miserere nobis) (10 volte).

Gloria, etc.

La Provvidenza di Dio, la Provvidenza dell’altissimo, misericordiosissimo Iddio, ha provveduto, provvede e provvederà.

(Tutto ripetuto tre volte)

Infine altre tre volte: Provvidenza di Dio, abbi misericordia di noi.

Gloria, etc.

  • Alla Divina Provvidenza: Pater, Ave, Gloria.
  • A S. Giuseppe e S. Gaetano: Pater, Ave, Gloria.
  • A S. Vincenzo de’ Paoli, S. Giuseppe B. Cottolengo e del B. Guglielmo: Pater, Ave, Gloria.
  • Alla Madonna della Provvidenza: Salve, Regina.

Preghiera per le anime del Purgatorio

Alle anime del Purgatorio perché ci ottengano la provvidenza: (De profundis, Salmo 129)

Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.

Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore, l'anima mia spera nella sua parola. L'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l'aurora.

Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. da tutte le sue colpe.

Gloria

Preghiera alla Divina Provvidenza per intercessione di Maria

Pater, Ave, Gloria.

O Divina Provvidenza, stendete le vostre benefiche ali su questa povera Famiglia. Assistetela nei suoi bisogni, soccorretela nelle sue necessità spirituali e temporali.

O Madre mia, Maria, il Cuore della Divina Provvidenza sta nelle vostre mani; deh! apritelo a nostro vantaggio.

Ave Maria.

Nostra Signora del Sacro Cuor di Gesù, pregate per noi. Appunto Vi chiamate la Madre della Provvidenza perché vostro è il Cuor di Gesù. Deh! mostratevi ancora tale con noi.

Ave Maria. Nostra Signora, ecc.

È innumerevole la moltitudine di coloro che vanno lieti pei doni della Divina Provvidenza ricevuti da Voi; deh! che siamo ancor noi nel numero di questi avventurati da Voi protetti!

Ave Maria. Nostra Signora, ecc.

Preghiera alla Santa Divina Provvidenza del Signore

O Divina Provvidenza! Nulla è più amabile e adorabile di Te, che maternamente alimenti l’uccello dell’aria e il fiore del campo: i ricchi e i poverelli! Tu apri le vie di Dio e compi i grandi disegni di Dio nel mondo!

In Te ogni nostra fiducia, o Santa Provvidenza del Signore, perché tu ci ami assai più che noi amiamo noi stessi! Col divino aiuto, non ti voglio più indagare, non ti voglio più legare le mani: non ti voglio più storpiare; ma solo voglio interamente abbandonarmi nelle tue braccia, sereno, tranquillo.

Fa’ che ti prenda come sei, con la semplicità del bambino, con quella fede larga che non vede confini!

Divina Provvidenza! Da’ a me povero servo e ciabattino tuo, e alle anime che pregano e lavorano in silenzio e sacrificio di vita intorno ai poverelli, da’ ai cari benefattori nostri quella latitudine di cuore, di carità che non misura il bene col metro, né va con umano calcolo.

La carità che è soave e dolce, che si fa tutta a tutti: che ripone la sua felicità nel poter fare ogni bene agli altri silenziosamente: la carità che edifica e unifica in Gesù Cristo, con semplicità e candore.

O Santa Divina Provvidenza! Ispiratrice e madre di quella carità che è la divisa di Cristo e dei suoi discepoli: anima tu, conforta e largamente ricompensa in terra e in cielo quanti, nel nome di Dio, fanno da padre, da madre, da fratelli, da sorelle agli infelici.

Preghiera per ottenere grazie per intercessione della Beata Teresa Grillo Michel

Dio Onnipotente, che nella tua infinita misericordia hai voluto esaltare la tua serva Teresa Grillo Michel, concedici, attraverso la sua intercessione, un ardente amore al Figlio tuo presente nell’Eucaristia e un impegno fervente per le vocazioni sacerdotali e religiose.

Fa’ che imitiamo il suo esempio nel servizio ai poveri, agli anziani e ai sofferenti con una dedizione totale della nostra vita e dei nostri beni.

Per la tua misericordia accogli coloro che ricorrono a te mediante l’intercessione di questa tua Serva fedele e generosa, e suscita in tutti noi la fervida devozione che Madre Michel ebbe per la Madre del tuo Figlio Gesù venerata con il titolo della “Salve”.

Donaci, o Signore, la forza di imitarne le virtù, e accresci la Famiglia delle sue Figlie spirituali perché il suo carisma, dono dello Spirito Santo, si moltiplichi nel mondo. Amen

Preghiera dei fedeli nella memoria della Beata Teresa Grillo Michel

Madre Teresa, che non hai ricusato di affondare le tue mani nel male della storia per accogliere e separare l’uomo dal suo peccato, aiutaci ad essere nella società di oggi dei buoni samaritani, araldi del Vangelo.

Madre Teresa, la Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare della quale anche tu sei figlia, invocandoti come patrona, oggi ti prega perché sappia come te piegare le sue ginocchia davanti all’Infinito, e così dare il giusto senso e significato alle cose della vita, come strada da percorrere per giungere alla Casa del Padre.

Madre Teresa, nel tuo cuore sconfinato hanno trovato posto tutti coloro che, raminghi e a testa bassa, camminavano in un mondo di ombre; il tuo sorriso e le tue braccia aperte sono stati per loro il sole, la vita, i colori, la speranza, aiuta anche noi ad abbattere le barriere che ci separano dall’incontro con i fratelli.

Madre Teresa, operatrice di carità, hai sparso a piene mani semi di Amore nei solchi aridi della terra, e ogni giorno dall’incontro con Cristo ottenevi la forza necessaria per fare crescere il tuo raccolto, aiutaci a capire che solo accogliendo Dio nella nostra vita potremo essere veri operai per la sua Messe.

Invocazione a Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù

Ricordatevi, o nostra Signora del S. Cuor di Gesù, del potere senza limiti che il vostro divin Figliuolo vi ha dato sopra il suo Cuore adorabile.

Piene di fiducia nei vostri meriti, noi veniamo ad implorare la vostra protezione. O Sovrana Signora del Sacro Cuore di Gesù, di quel Cuore che è la sorgente inesauribile di tutte le grazie e che Voi potete aprirc a vostro piacere per farne discendere sopra gli uomini tutti i tesori d’amore e di misericordia, di lume e di salute ch’ Esso racchiude in Sè; concedeteci, ve ne scongiuriamo, i favori che ardentemente vi domandiamo.

Noi non possiamo ricevere da Voi alcun rifiuto perché Voi siete la nostra Madre. Nostra Signora del S. Cuor di Gesù, accogliete benignamente le nostre preghiere e degnatevi di esaudirle. Così sia.

Cuore Sacratissimo di Gesù abbiate pietà di noi.

Cuore Immacolato di Maria, pregate per noi.

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