Padre Marinko Sakota è un francescano che dal 2010 vive a Medjugorje e dal 2013 svolge il ministero di parroco nella parrocchia di San Giacomo. Nel suo servizio pastorale interpreta il significato spirituale di Medjugorje attraverso la preghiera, la conversione, la riconciliazione, il digiuno, l’Eucaristia e l’attenzione verso i pellegrini.
Secondo padre Marinko, il frutto più importante di Medjugorje è il rinnovamento della Chiesa attraverso il rinnovamento delle persone. Molti pellegrini affermano di aver ritrovato la fede, la speranza, la carità, la pace, il desiderio di pregare e la volontà di tornare a Dio, alla Chiesa e ai sacramenti.
Medjugorje e la storia delle presunte apparizioni mariane
Il 24 giugno 1981, nello sconosciuto paese di Medjugorje, in Bosnia Erzegovina, quattro ragazzi tra i 15 e i 16 anni (Ivanka Ivanković, Mirjana Dragićević, Vicka Ivanković, Ivan Dragićević, ai quali poi si aggiungeranno Ivan Ivanković e Milka Pavlović, di 20 e 12 anni) affermano di aver visto la Madonna apparire loro su una collina, sotto le sembianze di una giovane donna con un bambino in braccio.
Da allora è un susseguirsi di presunte apparizioni, inframezzate da interventi della Chiesa, con papa Benedetto XVI che nel 2010 nomina una Commissione internazionale d’inchiesta, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede e presieduta dal cardinale Camillo Ruini, composta da 17 tra cardinali, vescovi, teologi ed esperti.
Quattro anni dopo viene consegnata a papa Francesco una relazione conclusiva, di fatto mai pubblicata, anche se alcuni contenuti sono stati anticipati dal giornalista Saverio Gaeta nel suo Dossier Medjugorje (Edizioni San Paolo): per la Commissione sarebbero soprannaturali le prime sette apparizioni, mentre su tutte le altre il giudizio resta sospeso.
Il cardinale Ruini, lo scorso 19 febbraio ha dichiarato al Corriere della Sera: «L’idea che ci siamo fatti è che all’inizio fossero autentiche apparizioni mariane. Poi, potrebbero essere entrate in gioco dinamiche psicologiche, note agli studiosi. Comunque da Medjugorje continua a sgorgare un torrente di bene».
Nel luglio 2018 l’arcivescovo polacco Henryk Franciszek Hoser viene nominato da papa Francesco visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje.
Lo scorso 15 maggio un altro segnale, peraltro inaspettato dai più: da Medjugorie si prega il Rosario nell’ambito dei luoghi, scelti direttamente da papa Francesco, per la maratona internazionale di preghiera per la fine della pandemia.
Chi è padre Marinko Sakota
A guidare il Rosario è la parrocchia di San Giacomo, affidata a fra Marinko Sakota: francescano, 53 anni, studi anche dai Gesuiti e in Germania, dove poi si è laureato; dal 2010 è a Medjugorje e dal 2013 come parroco.
Il suo ministero si sviluppa nel contesto di una parrocchia segnata dall’arrivo di pellegrini da molti Paesi e dalla centralità della preghiera comunitaria. La sua riflessione su Medjugorje insiste soprattutto sui cambiamenti concreti nella vita delle persone.
I frutti spirituali di Medjugorje secondo padre Marinko
«Aderendo al criterio di Gesù "Dai loro frutti li riconoscerete", possiamo constatare che a Medjugorje e attraverso Medjugorje nel cuore di migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo sono germogliati i germi che hanno portato buoni frutti.
È difficile elencare tutti i buoni frutti di Medjugorje nel mondo, ma la loro essenza è il rinnovamento della Chiesa attraverso l'individuo rinnovato. Attraverso Medjugorje, la fede in Dio è nata in molte persone e in molti credenti perduti è stata rinnovata la fiducia in Dio, la speranza e la carità.
Centinaia di persone hanno testimoniato di aver sperimentato qui la guarigione. In centinaia di sacerdoti, monaci e monache è nata la vocazione spirituale durante il pellegrinaggio a Medjugorje.
Tanti qui hanno vissuto l’esperienza di Dio, il cambiamento della propria vita, la pace e una profonda esperienza di preghiera, hanno creato gruppi di preghiera nei loro paesi e nelle loro parrocchie contribuendo così al risveglio della rinascita sia nella propria famiglia sia nella parrocchia».
Il rinnovamento personale come origine del rinnovamento della Chiesa
Per padre Marinko, Medjugorje non può essere compreso soltanto come luogo di pellegrinaggio, ma come spazio nel quale la persona è chiamata a rinnovare il proprio rapporto con Dio. La trasformazione dell’individuo diventa così la via attraverso cui possono rinnovarsi la famiglia, la parrocchia e la Chiesa.
La fede in Dio, la fiducia, la speranza e la carità sono presentate come frutti interiori che possono tradursi in nuove scelte di vita. La preghiera personale, la partecipazione ai sacramenti e la nascita di gruppi di preghiera rappresentano, in questa prospettiva, alcuni dei segni più visibili di tale cambiamento.
Gruppi di preghiera e attenzione verso le persone bisognose
«È davvero difficile elencare tutti i gruppi di preghiera nel mondo ispirati ad esso. Anche nel campo sociale, nel campo dell'amore per l'uomo, Medjugorje ha dato moltissimo.
Le persone che hanno avuto l'esperienza più profonda di Dio, si sono sentite chiamate ad impegnarsi e mostrare la loro cura per le persone bisognose.
Ne ricordiamo solo alcuni: il Villaggio della Madre e la Comunità del Padre Misericordioso, Mary’s meals (I pasti di Maria, vedi articolo a pagina 15), le Mani di Maria e tanti altri».
La spiritualità associata a Medjugorje viene quindi descritta anche attraverso opere di solidarietà e forme di servizio. L’esperienza della preghiera, secondo padre Marinko, può spingere le persone a occuparsi concretamente di chi vive nel bisogno.
Medjugorje come “confessionale del mondo”
«Certo, Medjugorje è chiamata per questo “confessionale del mondo". Molte persone di ogni dove hanno sperimentato il perdono e la misericordia di Dio, molti hanno perdonato chi li aveva feriti o quelli con cui erano entrati in conflitto.
I cuori delle persone a Medjugorje si dispongono al sacramento della confessione più facilmente che in altri luoghi. Ho constatato personalmente che alcuni non avevano intenzione di confessarsi, ma qualcosa le ha poi spinte ad inginocchiarsi e a ritornare al Padre col cuore contrito».
La riconciliazione è così uno dei temi centrali dell’esperienza raccontata da padre Marinko. Essa comprende sia il rapporto con Dio, attraverso il sacramento della confessione, sia il rapporto con le altre persone, attraverso il perdono di chi ha ferito o con cui si è entrati in conflitto.
La conversione del cuore
«La conversione è una delle chiamate più importanti a Medjugorje e uno dei frutti più grandi. Tanti hanno testimoniato la loro conversione dal male e dal peccato e il loro ritorno a Dio, alla fede, alla Chiesa.
Un sacerdote ha testimoniato la sua conversione dicendo: “Qui a Medjugorje mi sono accorto, che in 30 anni di predicazione non ho mai parlato alla gente del digiuno, ad esempio per spiegare: perché, come, quando, pericoli e benefici.
Ho accennato al digiuno, naturalmente, almeno in Quaresima. Ora che leggo la Sacra Scrittura mi chiedo come sia stato possibile trascurare questo messaggio quando si trova su quasi tutte le pagine.
Gesù digiunava, parlava di digiuno, diceva che anche i suoi avrebbero digiunato. E temo che ci siano molti altri messaggi in attesa della mia conversione per poterli scoprire".
Perché molte persone sperimentano la conversione a Medjugorje? Penso che la grazia speciale di Dio attraverso la Madonna, tocchi i cuori delle persone».
La conversione, nella lettura di padre Marinko, non è soltanto un’emozione vissuta durante il pellegrinaggio. È un ritorno a Dio che può portare a riscoprire aspetti della vita cristiana rimasti trascurati, come il digiuno, la preghiera, la lettura della Sacra Scrittura e la partecipazione alla vita della Chiesa.
La preghiera come risposta alla chiamata della Madonna
“Cari figli! Questo tempo sia il tempo della preghiera.“
Commento di padre Marinko al messaggio del 25 gennaio 2024
Non appena è apparso il messaggio, alcuni si sono subito posti delle domande: perché è così breve? Perché la Madonna ha omesso le parole “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”? Forse è delusa da noi?
Tuttavia, la Madonna si è comportata in modo simile anche in passato, per cui in alcuni messaggi ha ripetuto soltanto: Pregate, pregate, pregate! E questo nuovo messaggio è breve, ma significativo.
In esso la Madonna ha espresso ancora una volta la sua intenzione fondamentale, ciò che ha nel cuore, che è la chiamata alla preghiera. Non è vero, ci piace che la Madonna ci mandi un messaggio un po’ più lungo?
Ma ormai non ci ha detto tutto? Cos’altro dovrebbe spiegarci? No, non abbiamo più bisogno di alcuna spiegazione, ma solo della nostra risposta: rispondere finalmente alla Sua chiamata, ascoltarla e iniziare a pregare!
In famiglia, da soli e nella comunità parrocchiale. Quanto? Sarà il cuore a decidere.
Perché la preghiera è importante
Poniamoci la domanda: perché è importante la preghiera? Osservando la Chiesa in Occidente, vediamo quanti cristiani si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa.
Perché? Ci sono sicuramente diversi motivi, ma uno è il più importante: perché la gente non prega! Se non pregano, a poco a poco si allontanano da Dio, perdono il senso della presenza e della vicinanza di Dio, e quindi il bisogno di Dio e della preghiera.
E il senso della preghiera è proprio questo: che torniamo a Dio, che non ci allontaniamo da Lui, che gli siamo vicini con il cuore, che non dimentichiamo le sue parole.
La preghiera è cibo per l’anima. L’anima non può rimanere vuota. Se non ci nutriamo della parola e dell’amore di Dio, ci nutriremo di qualche altro cibo.
La preghiera come scuola della fede
La preghiera è una scuola. Gesù dice: “Vieni a me e impara da me.” Come impareremo da Gesù se non preghiamo?
Come potremo conoscere Dio, che è Padre misericordioso, se non lo conosciamo nell’Eucaristia, nella confessione, nella lettura della Parola di Dio?
Gesù vuole che siamo suoi amici. Come saremo amici e come si svilupperà la nostra amicizia, se non lo incontriamo nella preghiera, nella lettura e nell’ascolto delle sue parole scritte nel Vangelo, nell’adorazione, nella preghiera davanti alla croce, nel ripetere il suo nome?
Pregare significa credere in Dio, avere fiducia in Lui. Come si rafforzerà la nostra fiducia in Dio se non preghiamo, se non ci fidiamo e non ci arrendiamo a Lui?
La preghiera come ringraziamento
Pregare significa ringraziare Dio, e quando ringraziamo è segno che non siamo ciechi e che non abbiamo dimenticato ciò che Dio ha fatto per noi: che ci ha creato, che ci ama così tanto che ha dato la sua vita per noi, che ogni giorno ci fa così tanti doni che non possiamo nemmeno contarli.
Gesù vuole che non lo dimentichiamo: “Fate questo in memoria di me!” Se non celebriamo l’Eucaristia la domenica, lo dimenticheremo, e così lo rinnegheremo come Pietro e lo tradiremo come Giuda.
Digiuno, preghiera e responsabilità personale
Alla fine la Madonna ci insegna che per Lei la nostra preghiera è importante, che le guerre si possono fermare con il digiuno e la preghiera.
Non abbiamo tradito la Madonna se non digiuniamo e preghiamo? Non l’abbiamo delusa con questo? Non le stiamo dicendo che per noi non è importante, che non ci importa di lei e delle sue parole?
Come potremo mai stare davanti al Suo volto, come potremo guardarla negli occhi se non facciamo - almeno un po’ - quello che Lei ci chiama, con tanto amore, a fare per anni?
Se la Madonna ci assicura che la nostra preghiera aiuta a diffondere la pace nel mondo, perché non la ascoltiamo? Se ci ama così tanto, perché siamo così indifferenti?
Se ci assicura che non può fare niente senza di noi, che ha bisogno delle nostre preghiere, perché siamo così freddi e sordi? Perché altre chiamate, lavori e hobby sono importanti per noi, ma le parole materne della Madonna no?
Il messaggio breve come invito ad agire
L’ultimo messaggio è breve. Ed è bello che sia così: che ci scuota, ci sveglia dal sonno e muove i nostri passi per andare in chiesa per l’Eucaristia, per la confessione, per l’adorazione, al Križevac e sulla Collina delle Apparizioni e per muovere le nostre mani rigide verso prendere le Sacre Scritture, leggere il Vangelo, prendere tra le mani il rosario…
Questo tempo è diventato un momento di preghiera nella tua vita? Ascolteremo la Madre o dovrà rinunciare a noi, perché non ha più senso che lei ci parli e ci chiami ad aiutarla?
La mia e la tua preghiera o l’assenza di preghiera dimostreranno se la Madonna è importante per noi, quanto teniamo alla sua parola e al suo amore.
Se la Madonna in questo breve messaggio ci dice Cari figli, diciamo noi, io e voi, adesso, a quest’ora, mentre leggiamo queste righe: Cara Madre! Grazie per avermi amato! Anch’io voglio amarti. Almeno un po’ più di prima…
Padre Marinko
I giovani a Medjugorje
«I giovani amano questo luogo e vi vengono volentieri. È un fatto quotidiano che i giovani si confessano qui. Non è raro vedere giovani arrivare in pellegrinaggio a piedi.
L'incontro più numeroso di ragazzi a Medjugorje è il Mladifest, che si tiene dall'1 al 6 agosto di ogni anno. È prodigioso come la vita si risvegli in tanti giovani che vi partecipano.
Si risvegliano in loro i germi d’amore e di bontà, i germi di gioia e notiamo come se una pace misteriosa entrasse nei loro cuori.
È una sensazione indescrivibile guardare i volti dei giovani e osservare come si sentono amati e accolti e come anche loro amano Dio, Gesù, Maria, la preghiera, l'Eucaristia, la confessione, l'adorazione.
E la cosa più bella è vedere come i giovani amano la Chiesa».
Il pellegrinaggio dei giovani viene quindi associato alla riscoperta dei sacramenti, della preghiera e della vita ecclesiale. La confessione, l’Eucaristia e l’adorazione sono indicate come esperienze capaci di accompagnare il risveglio della fede.
Medjugorje durante la pandemia
«Come anche altri luoghi del mondo, anche Medjugorje ha risentito gli effetti della pandemia. Il numero dei pellegrini è visibilmente diminuito ma non hanno mai smesso di venire a Medjugorje.
La maggior parte dei gruppi proviene da Polonia, Ucraina, Spagna, Romania, Francia, Serbia, anche da Brasile e Messico».
La diminuzione del numero dei pellegrini non ha interrotto completamente i flussi verso Medjugorje. La presenza di gruppi provenienti da Paesi europei e dall’America Latina conferma la dimensione internazionale del luogo di preghiera.
Padre Slavko e l’eredità spirituale a Medjugorje
Padre Slavko ha lasciato un segno indelebile nella mia anima, è stato un grande maestro di vita e di spiritualità, un amico e, continua a esserlo.
Ero capace di fare centinaia di chilometri per raggiungerlo mentre teneva una lezione oppure per ascoltare le sue omelie quando celebrava la santa Messa. Custodisco ogni prezioso istante trascorso in sua compagnia.
In un momento di nebbia della mia vita, è stato decisivo il suo consiglio. Non ero ancora sacerdote, la mia mente era affollata da tante domande e dubbi sulla via più giusta per me.
Mi rivolsi a lui, e con la semplicità che lo distingueva, m’invitò a partecipare al seminario di digiuno che stava per iniziare la sera stessa del nostro incontro.
Capii che non era in lui la risposta, ma come un “segnale stradale” mi stava indicando Qualcun’altro a cui chiedere, attraverso la preghiera e il digiuno.
Fu una lezione fondamentale: è stato l’inizio della mia trasformazione spirituale. Al termine di quel primo seminario, mi fu chiaro che la vocazione sacerdotale era la mia strada.
Ringraziai padre Slavko che fu contento per la mia ritrovata serenità interiore. Da allora sino alla sua morte, gli sono rimasto profondamente legato.
Il cambiamento deve iniziare da noi stessi
La consapevolezza che il vero cambiamento inizia da noi stessi: Padre Slavko non aspettava che fossero gli altri a cambiare, sosteneva che ogni miglioramento, a ogni livello, deve partire prima di tutto dal nostro impegno personale;
il senso dell’essere cristiani che non consiste solo nel combattere contro il peccato ma anche per i valori positivi; la volontà di conquistare e mantenere la propria libertà interiore.
Ero colpito dal costante lavoro che faceva su stesso con la preghiera, i sacramenti, e tanto digiuno, che preferiva chiamare “vita col pane” e lo riteneva il mezzo più efficace.
Ripeteva spesso che non c’è niente di più difficile del difendersi dai sentimenti negativi, dai condizionamenti esterni affinché non prendessero il sopravvento nel cuore.
Un giorno gli domandai se c’era una “ricetta” per mantenere la libertà interiore una volta conquistata.
“Non esiste una ricetta. E’ una sfida continua. Se oggi nel tuo cuore ha vinto il bene, non pensare che tutto si sia risolto. Domani ti attendono nuove prove, nuove tentazioni e allora continuerai da dove ti sei fermato oggi”.
Non giudicare e cercare di migliorare
Mi ha insegnato a non giudicare, non gli apparteneva la critica fine a se stessa. Mi sono rimaste impresse le sue parole:”Non dire mai alle persone che sono buone o cattive, ma spronale ad essere migliori”.
Sapeva vivere il presente e spesso ripeteva che molta gente vive di rimpianti per il passato o di paure per il futuro.
Lui viveva pienamente “l’oggi”, non perdeva tempo a guardarsi indietro, sia che si trattasse di un successo che di un fallimento.
Il suo motto per ogni giorno era “ringrazia per le cose buone che hai ricevuto, chiedi perdono per il male che hai fatto, guarda al futuro con fiducia nella Provvidenza divina, e tutto andrà bene”.
Una formazione ampia e un atteggiamento umile
Era un uomo ricco di sapere, laureato in teologia e pedagogia religiosa, psicoterapeuta, conosceva otto lingue, impegnato in svariate attività ma sempre aperto a nuove conoscenze e non pretendeva di avere ragione, aveva la grande umiltà di fare un passo indietro e di correggersi.
La sua autorevolezza viene ricordata insieme alla capacità di imparare, correggersi e rimanere aperto alle conoscenze. L’umiltà personale era considerata parte integrante della sua testimonianza cristiana.
Padre Slavko come testimone autentico
Un testimone autentico. Padre Slavko era maestro innanzitutto con l’esempio, in lui c’era una perfetta coerenza tra le parole e i fatti.
Da lui si poteva continuamente imparare perché era lui il primo costantemente impegnato ad apprendere alla scuola della Madonna, in cui chi insegna è Lei stessa, e quale eccellente catechista ci dà dei compiti molto pratici: la recita del Rosario, la partecipazione alla santa Messa, la Confessione, la lettura delle sacre Scritture, l’adorazione e l’obiettivo è quello di crescere nella fede e raggiungere la pace del cuore.
Ogni giorno, a questa scuola, siamo chiamati ad un esame nell’incontro col prossimo soprattutto attraverso il perdono.
Padre Slavko viveva fedelmente i messaggi della Regina della Pace e ovunque si trovasse, anche durante i suoi frequenti viaggi in giro per il mondo, non dimenticava mai di raccogliersi in preghiera nell’ora dell’apparizione.
La preghiera vissuta concretamente
Credo di non esagerare, se dico che ha amato la Madonna, e ricordo un episodio personale, che mi conferma questo pensiero.
Era l’inverno del 1996. Eravamo rientrati di sera tardi dopo una lunga giornata in cui aveva predicato a Vepric e nonostante la stanchezza, e il grande freddo, si avviò verso la Collina delle Apparizioni.
(Non passava giorno che non salisse almeno su uno dei due monti) Decisi di andare con lui. Soffiava la bora.
Iniziammo a salire. Mi ricordo che si coprì la testa col cappuccio e smise di parlare. Capii che aveva iniziato a pregare.
Cosa che cercai di fare anch’io ma non era per niente facile a causa del forte gelo. In quell’istante, compresi cosa significhi amare veramente qualcuno, quanta motivazione e sacrificio c’era dietro.
Il suo amore verso la Madonna era davvero grande.
Il significato dei messaggi e il pericolo di cercare novità
Era convinto che la Sua lunga presenza a Medjugorje non volesse portarci delle novità ma aiutarci a vivere ciò che già abbiamo e sappiamo dalle Sacre Scritture e dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
E padre Slavko applicava alla lettera i messaggi. Il suo modo di vivere era una testimonianza credibile e in perfetta sintonia con gli inviti della Madonna.
Si dispiaceva molto quando c’erano dei pellegrini che per ore guardavano il sole, soprattutto durante la Santa Messa, quando Gesù era lì davanti a loro sull’altare.
Il centro dell’esperienza cristiana, in questa prospettiva, non è la ricerca di fenomeni straordinari, ma la partecipazione alla preghiera, all’Eucaristia, alla confessione, alla lettura delle Scritture e all’adorazione.
Proteggere il messaggio originale di Medjugorje
Inoltre era consapevole dei pericoli per Medjugorje, come per qualsiasi altro luogo di pellegrinaggio, esortava sacerdoti, guide, albergatori, a proteggere il messaggio originale di Medjugorje, a restare umili e a farsì che Medjugorje fosse riconosciuta attraverso il loro comportamento.
La credibilità di Medjugorje viene così collegata al comportamento di coloro che vi prestano servizio. L’umiltà, la coerenza e la fedeltà al messaggio spirituale sono presentate come responsabilità condivise da sacerdoti, guide e operatori dell’accoglienza.
L’eredità di padre Slavko per padre Marinko
Durante la mia Messa novella espresse un pensiero di cui faccio tesoro e penso valga per qualsiasi tipo di vocazione: “Tutto quello che fai, non farlo per essere amato, per ricever il consenso degli altri, perché la gente a volte non ti amerà, e tu ne rimarrai deluso.
Fai tutto per amore di Dio e del prossimo”. E aggiunse:“Occupati soprattutto di chi non sembra impegnato nella ricerca di Dio, sono coloro che ne hanno più bisogno e tu te ne devi prendere cura” .
Mi ha insegnato che il sacerdozio è al contempo un dono e un compito che si realizza nell’essere capaci di servire nella semplicità e con spirito libero.
Il servizio pastorale viene quindi inteso come dono e responsabilità. Non è orientato alla ricerca del consenso, ma all’amore di Dio e del prossimo, con particolare attenzione verso chi appare più lontano dalla ricerca spirituale.
Rispetto del creato e servizio ai pellegrini
Tutti noi possiamo imparare da padre Slavko come amare Dio, il prossimo e tutte le cose della vita compreso il creato di cui aveva un grande rispetto, tante volte saliva sui monti a raccogliere i rifiuti che i pellegrini non curanti abbandonavano tra la natura.
Il rispetto della natura viene così presentato come parte concreta della vita cristiana. Anche un gesto semplice, come raccogliere i rifiuti lasciati sui monti, diventa una forma di cura del luogo e del creato.
La memoria di padre Slavko a Medjugorje
Oggi la sua tomba è visitata da migliaia di pellegrini che affidano alla sua intercessione le loro difficoltà, l’uomo della preghiera è diventato luogo di preghiera.
Padre Slavko ci dimostra che vivere il Vangelo è possibile, e se guardiamo al suo esempio, anche noi possiamo compiere il bene, nel ruolo e nel luogo in cui siamo chiamati.
La memoria di padre Slavko rimane così legata alla preghiera vissuta, alla fedeltà ai sacramenti, alla libertà interiore, al perdono, al servizio e alla coerenza tra parole e azioni. In questo quadro, il ministero di padre Marinko a Medjugorje prosegue una proposta spirituale centrata sulla conversione personale e sulla pratica quotidiana della fede.

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