Oratorio di Santa Maria delle Grazie: storia, architettura e opere d’arte

L’Oratorio di Santa Maria delle Grazie viene eretto verso la prima metà del XV secolo e da sempre rappresenta un luogo di devozione per la gente locale e di passaggio. L’edificio presenta un’unica aula con tetto a due falde, una facciata simmetrica di linguaggio rinascimentale e un interno arricchito da affreschi, ex voto e arredi liturgici.

Il nucleo artistico più importante è l’affresco quattrocentesco della Madonna in Trono con i santi Sebastiano e Rocco, collocato sul muro di fondo. La tradizione popolare lo attribuisce ad Andrea Mantegna, ma l’ipotesi non è ancora confermata da un’analisi definitiva.

La storia dell’oratorio

Da sempre luogo di devozione per la gente locale e di passaggio, l’edificio presenta un’unica aula con tetto a due falde. Inoltre, nella scritta citata, S Tonio sta per Antonio Ovetari: lui e la sua famiglia possiedono nel '400 diversi beni a Cittadella e a San Giorgio in Brenta( fraz. di Fontaniva), tra cui l'Oratorio in questione, che solo nel 1512 passerà ai Borromeo.

La stessa famiglia incaricherà Mantegna di affrescare l'omonima cappella nella Chiesa degli Eremitani a Padova. Perciò non è da escludere un incarico precedente anche per l'Oratorio, che di certo Mantegna conosce perchè si trova presso un incrocio dell'antica centuria romana, dove una strada ancora oggi collega Isola di Carturo con Cittadella.

Negli ultimi anni, alcune ricerche hanno supportato la tesi del Mantegna quale autore dell'affresco, ma tutt'oggi manca ancora un'attenta analisi e studio a conferma di ciò.

La facciata e il campanile

La facciata, secondo il tipico linguaggio del Primo Rinascimento, è scandita simmetricamente da due coppie di lesene; queste, di ordine toscano su piedistallo, sorreggono un architrave al quale si appoggia un timpano triangolare. Al centro della facciata, un arco a tutto sesto segna l'ingresso, sovrastato da una piccola finestra di forma ottagonale, simbolo di resurrezione.

Nel timpano risalta, seppur consumato dal tempo, il disegno di un fiore stilizzato con cinque petali, sotto ad una corona in ferro. Nella sommità sinistra della facciata, svetta un esile campanile a vela, costruito nel 1637.

La cella campanaria è scandita da due archi allungati, con imposta e zoccolo, e coperta da un timpano.

Facciata rinascimentale dell’oratorio

L’interno e l’altare

L’interno, profuso di quadretti di ex voto, di Via Crucis e di vasi di fiori, presenta un altare con edicola composta da colonnine e timpano semicircolare. Alla base dell'altare, la figura di San Pietro, con in mano le chiavi della Chiesa, racchiuso in una cornice e panneggi dipinti.

Ai lati dell'altare, ci sono altri due affreschi, di autore ignoto, realizzati nel XVII sec. A sinistra, San Carlo Borromeo in preghiera: la tradizione vuole che il Santo, durante il viaggio verso Trento per il Concilio della metà del 1500, sostasse alcuni giorni nella villa dei Borromeo a San Giorgio in Brenta.

A destra, invece, una classica raffigurazione di Sant'Antonio col Bambin Gesù.

La Madonna in Trono con i santi Sebastiano e Rocco

Sul muro di fondo, risalta con i colori vivaci l'affresco Madonna in Trono con i santi Sebastiano e Rocco, del XV secolo. Caratterizzata da una simmetria rigida e una prospettiva con punto di fuga dal basso, la raffigurazione presenta la Madonna seduta su un elegante trono, mentre con la mano sinistra tiene una mela su cui si posa lo sguardo attento di Gesù Bambino.

A sinistra, c'è San Sebastiano, trafitto su tutto il corpo da frecce, mentre a destra san Rocco, mostra allo spettatore la piaga della peste sulla gamba. Tutti i personaggi hanno un'aureola color rosso mattone; mentre un festone, con motivi vegetali e disposto ad arco, corona l'affresco.

Alla base dell'affresco, compare la scritta : Questa opera a fatta fare S Tonio e i fra dei Tonioli 1444 adì II marzo.

I personaggi presentano volti giovanili e stilizzati, e le proporzioni dei corpi non sempre sono rispettati. Segno che l'autore non è ancora pienamente formato; tuttavia non mancano dettagli precisi e raffinati, come il trono, raffigurato in prospettiva e ricco di elementi decorativi, tipici dell'arte classica.

Affresco Madonna in Trono santi Sebastiano Rocco

L’ipotesi dell’attribuzione ad Andrea Mantegna

La tradizione popolare, afferma che l'autore di quest'opera è Andrea Mantegna, il quale nasce nel 1431 ad Isola di Carturo, distante appena una manciata di chilometri dall'Oratorio. Un Mantegna tredicenne, che all'epoca si formava alla bottega dello Squarcione, pittore e collezionista di antichità in Padova.

La proposta attributiva si basa soprattutto sulla vicinanza geografica, sui rapporti con la famiglia Ovetari e su alcuni dettagli della composizione. La stessa famiglia incaricherà Mantegna di affrescare l'omonima cappella nella Chiesa degli Eremitani a Padova.

Negli ultimi anni, alcune ricerche hanno supportato la tesi del Mantegna quale autore dell'affresco, ma tutt'oggi manca ancora un'attenta analisi e studio a conferma di ciò.

Il contesto architettonico

A fianco dell'Oratorio, un vecchio edificio a due piani, ora inutilizzato, completa il contesto architettonico che nella parte retrostante si apre verso la campagna con un porticato.

La relazione tra l’aula sacra, l’edificio laterale, il porticato e il paesaggio agricolo contribuisce a conservare l’immagine di un complesso legato alla devozione locale e alla viabilità storica del territorio.

Da non confondere con altri edifici dedicati a Santa Maria delle Grazie

Il nome Santa Maria delle Grazie identifica numerosi edifici religiosi italiani, anche molto diversi tra loro per epoca, struttura e patrimonio artistico. Le informazioni relative al santuario di Arezzo, all’oratorio fiorentino sul Lungarno Diaz e alla chiesa milanese di Santa Maria delle Grazie appartengono a complessi distinti.

Il santuario di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo

Santa Maria delle Grazie affonda le sue radici nell’antichità, quando il sito ospitava una fonte sacra dedicata al dio Apollo, simbolo di guarigione e luce. Durante il periodo etrusco e romano, questo luogo attirava fedeli per riti legati alle proprietà terapeutiche delle acque.

Nel 1425, San Bernardino da Siena tentò di eliminare i riti pagani legati alla Fonte Tecta, una sorgente venerata per le sue presunte proprietà guaritrici. Tornò nel 1428 con il sostegno di numerosi fedeli, riuscendo a distruggere la fonte pagana.

Nel 1430, Parri di Spinello dipinse nell’oratorio l’affresco della “Madonna della Misericordia”, raffigurante la Vergine che protegge il popolo sotto il suo manto. A seguito della crescente affluenza di fedeli, l’oratorio risultò presto insufficiente, portando alla costruzione di una nuova chiesa tra il 1435 e il 1444.

Tra il 1477 e il 1490, il santuario di Santa Maria delle Grazie fu arricchito da uno straordinario loggiato rinascimentale progettato da Benedetto da Maiano. Quest’opera, che incornicia elegantemente la facciata della chiesa, è composta da quindici arcate sostenute da esili colonne corinzie.

L’interno della chiesa custodisce uno dei capolavori del Rinascimento toscano: l’altare marmoreo di Andrea della Robbia, realizzato tra il 1487 e il 1493 con la collaborazione dei suoi figli. Progettato per ospitare l’affresco della “Madonna della Misericordia” di Parri di Spinello, l’altare è un’opera ricca di dettagli e simbolismo.

L’oratorio fiorentino di Santa Maria delle Grazie

L’Oratorio della “Madonna delle Grazie” fin dall’inizio della sua fondazione (XIV sec.), ha sempre rappresentato per Firenze un punto di riferimento importante, tanto da dare nome al Ponte, sulla cui prima pigna era posto, fede e arte hanno insieme esaltato questo luogo benedetto dalla presenza della Vergine, che da qui ha elargito e continua ad elargire tante grazie, ad indicare la particolare benedizione e protezione di Maria per gli abitanti di Firenze.

Un tabernacolo che custodiva fin dal 1313 l’affresco di una Madonna col Bambino ritenuta miracolosa, era posto sul primo pilone del Ponte Rubaconte verso Santa Croce. Il Ponte alle Grazie si chiama così per i miracoli operati dalla Madre celeste la cui immagine miracolosa si trovava sulla prima pigna del Ponte Rubaconte, gettato attraverso l’Arno nel 1227 e subito fiorito di tabernacoli, casette, celle, poi diventati romitori.

Nell’Ottocento l’edificio fu distrutto (per fare posto ai binari del tram) e ricostruito sul Lungarno Diaz, dove ancora oggi si conserva l’immagine della Madonna cara ai fiorentini. E così nel 1876 per far fronte, anche allora, a problemi di viabilità e alla costruzione di una tramvia, l’immagine sacra affrescata risalente al ’300 della Maestà, Maria col Bambino, fu portata via di notte.

La cappella e l’immagine della Madonna sono sempre rimaste miracolosamente salve anche durante guerre, alluvioni, e ultimamente fughe di gas. Molti sono coloro che nei secoli hanno pregato, lodato e ringraziato Dio per le grazie ricevute, che nei momenti di dolore sono venuti qui per chiedere l’aiuto di Dio e il conforto di Maria.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, sito Patrimonio UNESCO, è un fiore all’occhiello per la città metropolitana di Milano, perché la sua perfetta architettura unita al grandioso affresco del Cenacolo Vinciano la rendono il simbolo del Rinascimento milanese.

Costruita nella seconda metà del ‘400 dall’architetto Guiniforte Solari, seguendo la tradizione gotica lombarda, la chiesa divenne il luogo di sperimentazione del nuovo stile rinascimentale in cui si misero alla prova artisti del calibro di Bramante e Da Vinci.

Situata a Milano nella piazza che porta il suo nome, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, basilica e santuario appartenente all’ordine Domenicano, nacque grazie al dono fatto da Gaspare Vimercati ai Domenicani nel 1460. I lavori presero avvio nel 1463 sotto la guida dell’architetto Guiniforte Solari, già a capo della costruzione del Duomo di Milano.

Nell’edificazione della basilica, Solari si attenne alla consolidata tradizione gotica lombarda e realizzò tre navate con volte a ogiva e una facciata a capanna. Anche nell’utilizzo dei materiali si appoggiò alla tradizione lombarda, scegliendo il cotto per le murature e la pietra di granito per le colonne e i capitelli, decorate con foglie di tipo corinzio.

Nel 1492, Ludovico il Moro apportò diverse modifiche. Si tratta della tribuna, opera di Bramante: un cubo di imponenti dimensioni, al cui centro si erge la cupola emisferica, che poggia su un tamburo dall’originale aspetto di un grande loggiato che corre lungo tutta la circonferenza, alternata da bifore aperte e cieche.

Una su tutte è sicuramente il Cenacolo Vinciano che l’artista dipinse sperimentando un particolare tipo di tecnica a tempera. Oltre alla già citata Crocefissione di Donato Montorfano del 1495, lavoro di maggiore levatura conservata del pittore, all’interno delle cappelle della chiesa è possibile ammirare opere di artisti di primo piano.

  • La Crocifissione, l’Ecce Homo e gli Angeli con gli strumenti della passione di Gaudenzio Ferrari.
  • La pala raffigurante San Martino in Estasi di Silvio Consadori.
  • Il ciclo di affreschi comprendente la Crocefissione, Noli me tangere e i Discepoli di Emmaus del veneto Giovanni Demio.
  • Gli affreschi tardo cinquecenteschi del manierista Ottavio Semino.
  • La tela de La Vergine libera Milano dalla Peste del Cerano.
Santa Maria delle Grazie Milano Cenacolo Vinciano

Elementi principali dell’oratorio

ElementoDescrizione
ImpiantoUn’unica aula con tetto a due falde.
FacciataDue coppie di lesene di ordine toscano, architrave e timpano triangolare.
IngressoArco a tutto sesto sormontato da una finestra ottagonale.
CampanileCampanile a vela costruito nel 1637.
AltareEdicola con colonnine e timpano semicircolare.
Affresco principaleMadonna in Trono con i santi Sebastiano e Rocco, del XV secolo.
Affreschi lateraliSan Carlo Borromeo e Sant’Antonio col Bambin Gesù, di autore ignoto, realizzati nel XVII secolo.
ContestoEdificio laterale a due piani, porticato e apertura verso la campagna.

L’Oratorio di Santa Maria delle Grazie conserva così una relazione particolarmente stretta tra architettura, devozione popolare e pittura quattrocentesca. La semplicità dell’aula e della facciata fa da cornice all’affresco principale, mentre gli interventi successivi, il campanile, le opere laterali e gli ex voto documentano la continuità della vita religiosa del luogo.

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