Non mangiate la torta di Padre Pio? Origini, significato e superstizione della catena di impasti

La torta di Padre Pio non ha nulla a che fare con Padre Pio né con la fede. Se si interrompe la catena non ci saranno né disgrazie né guai, così come non ci saranno benefici particolari se si prepara la torta, se non forse quello di mangiare un dolce piacevole al palato.

Di per sé preparare un piatto sulla base di una ricetta che ci si scambia tra amiche non è un male. L’importante è che tutto si fermi lì, senza trasformare la preparazione in un obbligo o attribuirle poteri soprannaturali.

Che cos’è la torta di Padre Pio

La torta di Padre Pio è un dolce da credenza semplice e fragrante, la cui ricetta è legata a una sorta di rituale. Si racconta che fosse il dessert prediletto del celebre frate cappuccino Pio da Pietrelcina, al quale è possibile richiedere aiuti o favori al termine della lunga preparazione, vissuta come una forma di “voto” al santo.

È una torta che si fa un po’ alla volta, ci vogliono 10 giorni per farla, inserendo uno o due ingredienti al giorno; alcuni giorni invece non si tocca il composto. La torta di Padre Pio o torta dell’amicizia è un dolce di secolari origini contadine, soprattutto per gli ingredienti poveri con cui è realizzata e che da anni viene tramandata tra i devoti del santo.

Una ricetta tramandata nel tempo. Una tradizione amata e rispettata. È quella del dolce di Padre Pio, un dessert semplice e casereccio, dal procedimento peculiare e lungo giorni, ma semplice e dal grande significato.

La catena degli impasti

In pratica, è una moderna catena di Sant’Antonio, solo che invece di passarsi i messaggi, ci si passano gli impasti di farina. Cosa c’è dietro questa pratica di passarsi impasti di farina? Una consuetudine basata sulla condivisione: chi prepara la torta conserva una parte dell’impasto e la dona ad altre persone, che a loro volta ripetono il procedimento.

Il procedimento dura ben dieci giorni consecutivi e prevede regole imprescindibili e tempi di pausa specifici da rispettare. Al decimo giorno ne vanno prelevati tre bicchieri da donare ad amici e parenti, affinché possano replicare questa delizia a casa e proseguire a loro volta la tradizione.

Parrebbe che porti fortuna e in più che, durante la preparazione, sia possibile chiedere voti al presbitero di Pietrelcina. Il momento così unico della preparazione è altrettanto coinvolgente, poiché è previsto che parte dell’impasto venga donato a tre persone care, per permettere a queste ultime di realizzare, a loro volta, la prelibatezza dalla ragguardevole importanza.

Prima di cuocerla, si tolgono tre bicchieri di impasto e si regalano ad altri, ai quali viene consegnato il compito di prendersene cura e di continuare la catena. Nell’ultimo passaggio è previsto anche che si esprimano tre desideri.

Catena di condivisione degli impasti

Perché la pratica può diventare superstiziosa

Da quanto ho letto, invece, preparare questa torta può indurre a una mentalità magica e superstiziosa, anche perché farla assomiglia più a un rituale che a una ricetta. Tutte queste cose sono da rigettare.

La ricetta originale prevede il certosino rispetto di regole e di passaggi chiari e semplici. Il numero considerevole di giorni non è dovuto a un altrettanto considerevole sforzo nel prepararla, ma semplicemente a un’attenzione continuata e a una dedizione nei confronti di Padre Pio, al quale, mediante questa devozione per l’appunto, è possibile chiedere un aiuto.

Le prescrizioni sul giorno d’inizio, sugli strumenti, sulla temperatura e sul numero delle persone coinvolte possono dare alla preparazione l’aspetto di un rito obbligatorio. Tuttavia, non servono per forza dieci giorni per realizzarla, la si può mettere tranquillamente in frigo e si possono usare i contenitori e gli strumenti che si vogliono.

Quindi sforna la torta e gustala, se è buona, ma interrompi pure la catena. La devozione a Padre Pio e ai santi si manifesta in ben altri modi: con la preghiera rivolta a Dio per loro intercessione e con l’imitazione delle loro virtù.

Regole tradizionali della preparazione

Tra le regole da seguire, quella di non utilizzare attrezzi meccanici durante la preparazione, prediligendo soltanto contenitori in vetro, in ceramica o in legno. Un’altra è quella di non toccare mai l’impasto con le mani.

Ancora vi è quella di non mettere mai l’impasto in frigo. E infine quella che prevede una sola persona alla realizzazione della torta, senza ulteriori interventi.

Regola tradizionaleIndicazione
InizioSi inizia sempre di domenica
ContenitoreVetro, ceramica o legno
UtensileCucchiaio di legno
FrigoriferoNon mettere mai il composto in frigo
ManipolazioneNon toccare mai l’impasto con le mani
CondivisioneTogliere tre bicchieri di composto e donarli

Queste indicazioni appartengono alla tradizione della catena, non a un obbligo religioso. Se si vuole preparare il dolce senza seguire la catena, è possibile partire direttamente dal composto iniziale e procedere con gli ingredienti della torta.

La preparazione tradizionale in dieci giorni

Primo giorno: domenica

Il primo giorno, raccogli in una ciotola, in vetro, legno oppure acciaio, un bicchiere di farina e un bicchiere di zucchero, senza mescolarli tra loro. Se qualcuno vi ha regalato il composto, versatelo nella ciotola prima di aggiungere zucchero e farina.

Coprite la ciotola con un canovaccio pulito e tenetela da parte a temperatura ambiente. La tradizione indica di non metterla in frigorifero.

Secondo giorno: lunedì

Il secondo giorno, riprendete la ciotola e mescolate le polveri con un cucchiaio di legno. Coprite nuovamente la ciotola con il canovaccio e mettetela nuovamente da parte a temperatura ambiente.

Terzo e quarto giorno: martedì e mercoledì

Il martedì e il mercoledì tutto va lasciato così com’è, senza compiere alcuno step. Non dovete fare nulla: lasciate la ciotola sempre a temperatura ambiente, ben coperta sotto il suo canovaccio.

Quinto giorno: giovedì

Al quinto giorno aggiungete un bicchiere di farina, un bicchiere di zucchero e un bicchiere di acqua, senza mescolare. Coprite ancora con il canovaccio e tenete da parte, sempre fuori dal frigo.

In alcune versioni della ricetta viene indicato un bicchiere di latte al posto dell’acqua. La preparazione tradizionale presenta quindi varianti negli ingredienti liquidi utilizzati.

Sesto giorno: venerdì

Il sesto giorno mescolate il composto con un cucchiaio di legno, quindi coprite e lasciate a temperatura ambiente. Dopo questa operazione, l’impasto deve riposare senza essere toccato.

Settimo, ottavo e nono giorno

Il sabato, la domenica e il lunedì non si compie alcuna operazione. Lasciate la ciotola coperta a temperatura ambiente senza toccare l’impasto.

Decimo giorno: martedì

Il decimo e ultimo giorno riprendete la ciotola e amalgamate accuratamente il tutto. Togliete tre bicchieri di composto, circa 150 grammi a bicchiere, da regalare a chi desiderate.

Al poco impasto rimasto aggiungete due bicchieri di farina, un bicchiere di zucchero, un bicchiere di olio di semi, i gherigli di noce, le gocce di cioccolato, l’uvetta ammollata e reidratata, le uova, la cannella e il lievito.

Amalgamate accuratamente tutti gli ingredienti con un cucchiaio di legno. Se l’impasto dovesse essere troppo denso, potete versare mezzo bicchiere di acqua per diluirlo.

Trasferite il composto in uno stampo a cerniera foderato di carta forno. Cuocete la torta in forno ventilato preriscaldato a 180 °C per 40 minuti, finché non sarà ben dorata in superficie e cotta all’interno.

Lasciala raffreddare completamente prima di sformarla. La torta di Padre Pio è pronta per essere gustata.

Ingredienti più ricorrenti

  • 4 bicchieri di farina;
  • 3 bicchieri di zucchero;
  • 1 bicchiere di impasto donato;
  • 1 bicchiere di latte oppure 1 bicchiere di acqua, secondo la variante;
  • 1 bicchiere di olio di semi;
  • 1 noce oppure gherigli di noce tritati;
  • 2 pizzichi di cannella;
  • 150 grammi di cioccolato tritato oppure di uvetta sultanina;
  • 1 mela tagliata a pezzetti;
  • 2 uova;
  • 1 bustina di lievito per dolci;
  • 1 pizzico di sale;
  • vanillina, quando prevista dalla ricetta;
  • zucchero al velo per decorare, quando desiderato.

Le versioni della ricetta possono prevedere noci, cioccolato, uvetta e mela in quantità diverse. L’uvetta va tenuta preventivamente per 10 minuti in acqua calda e poi delicatamente strizzata.

Nonostante abbia seguito tutto alla lettera, il mio composto finale era troppo denso, quindi ho aggiunto un pochino di acqua aggiuntiva per renderlo più fluido e della consistenza giusta.

È possibile interrompere la catena?

La catena può essere interrotta senza conseguenze. Non si verificano disgrazie né guai per chi non dona l’impasto, e preparare la torta non garantisce benefici particolari.

Se si riceve un bicchiere di composto, si può decidere di usarlo per preparare il dolce senza consegnarne una parte ad altre persone. Si può anche scegliere di non accettare la pratica, soprattutto quando viene vissuta come un obbligo o come una prova da superare.

Una volta donato l’impasto, la persona che lo riceve può iniziare il dolce di domenica. Il composto può essere congelato nel bicchierino e scongelato a temperatura ambiente fino al momento dell’utilizzo.

Se si desidera fare il dolce per se stessi senza seguire la catena, si può partire direttamente dal quinto giorno, che a questo punto diventerebbe il primo giorno: mettere in una ciotola di vetro un bicchiere di farina, uno di zucchero e uno di latte, coprire e lasciare così, senza mescolare.

Il secondo giorno si mescola l’impasto. Il terzo, il quarto e il quinto giorno si lascia riposare senza mescolare. Il sesto giorno si toglie un bicchiere di impasto e lo si mette in frigo se si ha intenzione di rifare il dolce entro sette o otto giorni, altrimenti lo si congela.

Quando serve basta scongelarlo a temperatura ambiente, non nel microonde perché potrebbe cuocerlo. Poi all’impasto rimasto si aggiungono gli ingredienti indicati nella lista del decimo giorno e si procede come già scritto.

Il significato della condivisione

La pratica può essere considerata una forma di condivisione tra persone che si vogliono bene. Il dolce viene infatti accompagnato da un bicchiere di impasto destinato a proseguire il percorso nella cucina di qualcun altro.

La torta è stata anche ribattezzata “torta dell’amicizia”, perché in fondo si dona l’impasto alle persone cui si vuole bene. Parte del dolce può essere tagliata a fette e donata ai propri cari, magari proprio assieme al bicchiere con l’impasto in potenza.

Il valore della preparazione, quindi, può trovarsi nel tempo dedicato, nella condivisione e nel rapporto tra le persone, senza attribuire alla ricetta poteri magici o effetti religiosi.

Conservazione

La torta di Padre Pio si conserva a temperatura ambiente, sotto una campana di vetro per dolci, per quattro o cinque giorni al massimo.

La pasta destinata a una preparazione successiva può essere congelata e scongelata a temperatura ambiente. Il composto non deve essere scongelato nel microonde perché potrebbe cuocersi.

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