Hotel vicino alla Biblioteca Apostolica Vaticana: soggiorno tra documenti antichi, testimonianze e opere d’arte

Per scegliere un hotel vicino alla Biblioteca Apostolica Vaticana è utile considerare un soggiorno dedicato alla scoperta di un luogo che contiene infiniti viaggi, sia per chi ci lavora sia per chi la consulta. La Biblioteca Apostolica Vaticana conserva documenti antichi, giornali e riviste da tutto il mondo, oltre a opere e installazioni capaci di collegare memoria, pellegrinaggio, arte e contemporaneità.

La visita può diventare così un percorso tra materiali d’archivio unici, testimonianze del viaggio e interventi artistici contemporanei. La mostra “En Route!” riflette sul viaggio in tutte le sue forme, a partire da materiali d’archivio unici, fino ad arrivare a installazioni contemporanee.

Perché alloggiare vicino alla Biblioteca Apostolica Vaticana

La vicinanza alla Biblioteca Apostolica Vaticana consente di organizzare il soggiorno intorno a un’esperienza culturale articolata, senza limitarsi alla visita di un singolo monumento. La biblioteca stessa è un luogo che contiene infiniti viaggi, sia per chi ci lavora sia per chi la consulta.

Il percorso unisce documenti antichi, pubblicazioni internazionali, opere d’arte e riflessioni sull’esperienza umana del pellegrinaggio, anche al di là della fede. Per l’anno del Giubileo, volevamo una mostra che parlasse dell’esperienza umana del pellegrinaggio, anche al di là della fede.

Biblioteca Apostolica Vaticana facciata

La mostra “En Route!” e il tema del viaggio

«Il viaggio comincia davvero solo quando si torna a casa, quando si rielabora, si ricorda, si digerisce l’esperienza». Così ha dichiarato Camila Raznovich, conduttrice del programma Rai “Klimangiaro”, in occasione dell’incontro “Raccontare il viaggio” tenutosi al Punto Touring di Roma lo scorso primo ottobre e dedicato alla mostra “En Route!”, in programma fino al 20 dicembre presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

Con lei, anche Gabriele Romagnoli, giornalista di professione e viaggiatore per diletto: «Il mio goal è quello di visitare cento paesi in questa vita». L’esposizione riflette sul viaggio in tutte le sue forme, a partire da materiali d’archivio unici, fino ad arrivare a installazioni contemporanee.

Il titolo prende spunto dalla rivista En Route, stampata tra il 1895 e il 1897 durante un giro del mondo intrapreso dai giornalisti francesi Lucien Leroy e Henri Papillaud, dalla Grecia alla Turchia, fino ad arrivare in Cambogia per poi passare in Giappone.

Di questo reportage ante litteram restano oggi solo 14 numeri, tre dei quali sono stati ritrovati nella collezione del console Cesare Poma, oggi esposti per la prima volta. Proprio a partire da questi documenti si sviluppa un percorso multidisciplinare, curato da Don Giacomo Cardinali viceprefetto della Biblioteca Vaticana.

Documenti antichi e periodici da tutto il mondo

Il cuore del racconto è una straordinaria collezione di giornali e riviste da tutto il mondo, conservata ma finora poco esplorata: circa 1.200 testate, spesso in lingue antiche. Questa raccolta amplia il significato della visita e mostra il viaggio attraverso le parole, le immagini e le testimonianze pubblicate in epoche e contesti differenti.

ElementoInformazione
Rivista En RouteStampata tra il 1895 e il 1897
ViaggiatoriLucien Leroy e Henri Papillaud
Numeri rimasti14
Numeri ritrovati nella collezione Cesare Poma3
Giornali e riviste conservatiCirca 1.200 testate

Il percorso documentario collega la Grecia, la Turchia, la Cambogia e il Giappone, seguendo le tappe del giro del mondo raccontato dalla rivista. La biblioteca diventa così uno spazio nel quale il viaggio non è soltanto spostamento geografico, ma anche conservazione, consultazione e rilettura di testimonianze.

Le opere contemporanee dedicate al viaggio

E tre artisti contemporanei sono stati invitati a offrire il proprio sguardo sul tema. Jovanotti (Lorenzo Cherubini), già noto cantautore italiano e instancabile viaggiatore, espone una bicicletta, una chitarra e i suoi “souvenir” sonori: registrazioni di ambienti, suoni locali e appunti.

Kristjana S. Williams, artista islandese, interpreta il viaggio come esplorazione visiva e simbolica, con tavole coloratissime e immaginifiche. Infine Maria Grazia Chiuri, che da pochi mesi ha lasciato la direzione creativa di Dior dopo 9 anni di attività a guida della maison francese, esplora invece il rapporto tra viaggio, femminilità e identità.

Le sue opere ricamate sono realizzate da donne della Chanakya School of Craft di Mumbai: un progetto che è anche sociale, poiché offre formazione e lavoro in un settore - il ricamo - storicamente riservato agli uomini in India.

Opere contemporanee mostra En Route

Il Diluvio Universale di Gustave Doré

Il Diluvio Universale illustrato da Gustave Doré per la Bibbia del 1866 che il Vaticano conserva nella sua Biblioteca Apostolica è un pezzo di teatro ridotto a incisione; segni grafici in una sinfonia di vortici marini che si abbattono inesorabili su uomini e bestie, sfidano il cielo, non danno tregua neppure al volo degli uccelli, sospesi in aria senza un appiglio.

JR trova racchiusa in una sola di quelle onde la forza che, come una centrifuga, ci risucchia nella scena; il segno, su cui insiste il titolo della mostra concepita dal Vaticano, di una catastrofe inevitabile e della meraviglia della rinascita, la traccia di una direzione futura e futuribile, la speranza.

Di più, c’è quello che San Paolo scriverà ai Filippesi in una delle sue lettere che è stato messo a cappello dell’esposizione: l’affabilità, il suggerimento della vicinanza di Dio che ci guida a una condotta luminosa, alla gioia di rallegrarsi perché la pace è vicina; quella stessa pace che ci aspetta dopo il Diluvio Universale.

JR e l’onda sulla facciata della Biblioteca

L’onda di JR occupa per settanta metri la facciata della Biblioteca Apostolica e si alza per trenta, trasformando l’edificio in una superficie sulla quale l’acqua precipita. L’architettura resta immobile, l’immagine introduce il movimento; una è costruita per durare, l’altra racconta una forza che non conosce stabilità.

«Creo un ponte tra paura e speranza e tra un’architettura stabile e l’onda che è temporanea», dice JR. L’artista ha trovato l’incisione di Doré cercando negli archivi della Vaticana riferimenti legati all’acqua, «mi ha colpito, mai visto così tanto impeto in una sola pagina».

La scelta nasce anche dalla natura stessa della scena. Doré costruisce l’acqua attraverso una fitta trama di linee, tratteggi e neri che nella stampa trasformano il foglio in una superficie agitata.

JR prende quella trama e la ingrandisce fino a farla occupare un edificio. Da lontano l’onda si ricompone in una massa unica; avvicinandosi, torna a essere ciò che è: un insieme di segni spezzati e punti.

Onda di JR Biblioteca Vaticana

Dalla pagina all’architettura

La distanza restituisce la figura, la vicinanza rivela il lavoro che la compone. È un procedimento che appartiene da tempo alla ricerca di JR.

Dal progetto Unframed, iniziato nel 2010, l’artista lavora anche con scatti d’archivio che sottrae alla loro dimensione originaria e porta nello spazio pubblico, applicandoli attraverso grandi installazioni di carta. Fotografie che appartengono alla storia diventano parte di un luogo diverso da quello per cui erano state prodotte.

Alla Vaticana il principio è ancora più netto, «Doré era un incisore e questa è una rappresentazione già perfetta per essere riportata in scala», spiega JR. La facciata della Biblioteca è così il campo di una relazione fra due forme di monumentalità.

La Biblioteca Apostolica e la monumentalità di San Pietro

A poche decine di metri, San Pietro stabilisce da secoli la propria misura attraverso l’ordine gigante delle colonne e delle paraste: un’idea già presente nel progetto di Michelangelo e poi sviluppata da Carlo Maderno nella facciata realizzata fra il 1607 e il 1614.

L’architettura moltiplica la scala del corpo umano per dichiarare una grandezza che lo supera. JR usa la stessa sproporzione: dove la colonna ordina lo spazio, l’onda lo attraversa; dove la pietra stabilisce una forma, la carta rappresenta il movimento.

Il risultato è un sentimento preciso: davanti alla Biblioteca, come davanti a San Pietro, l’uomo è piccolo. La differenza è che in questo contesto ciò che lo sovrasta non è costruito per durare.

La struttura nascosta dell’installazione

«Un’onda smisurata come questa può essere più reale di quanto pensiamo», dice JR. «Il futuro è imprevedibile. Per capire l’opera fino in fondo bisogna però entrare nella mostra e guardarla anche dal lato che normalmente non si vede.

Dietro la grande superficie di carta c’è infatti l’impalcatura che la sostiene: una struttura fitta di tubi e sostegni, necessaria tenerla sospesa sulla facciata. Attraversandone lo spazio, il visitatore vede il sistema che dall’esterno scompare completamente.

L’onda appare per ciò che è anche fisicamente: una forma nata da una struttura complessa, costruita attraverso una trama che va attraversata prima di diventare leggibile. È un passaggio importante perché restituisce alla metafora del Diluvio una dimensione concreta.

L’acqua travolge, l’impalcatura organizza e ricompone. Il caos non viene cancellato, sostiene l’ordine che vediamo dalla parte opposta. JR lavora spesso sulla relazione fra visioni monumentali e architetture reali, ma qui il rapporto trova un significato particolare perché tutto ciò che serve a costruire l’onda resta nascosto alla prima visione.

La Biblioteca Apostolica Vaticana - Scrigno di arte e di sapere

Orari e modalità di visita

La mostra è aperta al pubblico tutti i sabati, fino al 20 dicembre, dalle ore 9 alle 18, con prenotazione obbligatoria sul sito. L’organizzazione del soggiorno in un hotel vicino alla Biblioteca Apostolica Vaticana può quindi essere impostata considerando l’accesso del sabato e il tempo necessario per osservare sia i documenti sia le installazioni.

La visita comprende materiali d’archivio, giornali e riviste, opere contemporanee e l’installazione di JR sulla facciata della Biblioteca. Per comprendere pienamente l’opera è significativo guardarla anche dal lato che normalmente non si vede, dove l’impalcatura rende visibile il sistema che sostiene la grande superficie di carta.

Catastrofe, trasformazione e speranza

Il Diluvio di Doré, nato per raccontare la distruzione, diventa una testimonianza della trasformazione. L’acqua che invade la pagina attraversa il tempo, esce dal libro e arriva sulla facciata della Biblioteca; la sua forza è quella della catastrofe, ma il contesto le assegna un altro esito.

Dopo l'acqua c'è la rinascita, dopo la paura la speranza evocata dal percorso della mostra. JR non l'ha mai interpretata in questo modo, dice. «Quando abbiamo paura usciamo dalla comfort zone», e davanti alla Biblioteca, fra la pietra che custodisce la memoria e una grande onda destinata a scomparire, quella distinzione diventa visibile, ci mette in movimento.

Il Diluvio non è più soltanto la fine di un mondo, è ciò che lo costringe a cambiare.

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