Il catechismo della pecora di Gesuino Némus: trama, personaggi e significato del romanzo

Il catechismo della pecora è un romanzo di Gesuino Némus ambientato a Telévras, un paesino immaginario dell’entroterra sardo. Al centro della storia ci sono la scomparsa di Mariàca Tidòngia, due morti sospette e il tentativo del brigadiere Ettore Tigàssu di ricostruire una verità rimasta sepolta per mezzo secolo.

Il libro intreccia il giallo con la memoria, la storia e l’osservazione antropologica della comunità sarda. La vicenda personale di Mariàca si colloca sullo sfondo dei miti culturali e politici degli anni Sessanta e Settanta, tra terrorismo, latitanti e pentiti, mentre i ricordi del maestro Marcellino Nonies diventano una delle principali chiavi per interpretare il mistero.

La trama de Il catechismo della pecora

Il primo ottobre del 1964, Mariàca Tidòngia sale sul davanzale della scuola di Telévras e scappa. Mariàca è figlia di un pastore e il suo futuro sembra già segnato; ciononostante Marcellino Nonies, maestro unico al suo primo incarico, fa di tutto perché quella bambina straordinariamente intelligente riesca a prendere almeno la licenza elementare.

Un giorno però Mariàca, appena quattordicenne, annuncia di essere incinta e si rifiuta di dire chi è il padre del bambino. Poco dopo scompare nel nulla. Sono passati cinquant'anni e in paese nessuno sembra più ricordare questa storia finché non si torna a parlare di Mariàca e la sua presenza aleggia come un'ombra, insieme a due morti sospette, sulla piccola comunità di Telévras.

Ettore Tigàssu, “brigadiere per l’eternità”, ce la metterà tutta per scoprire il mistero che circonda da decenni la donna e saranno i ricordi del maestro unico, vergati a mano in “bella e ornata grafia” ad aiutarlo a comprendere - almeno in parte - la verità.

Mezzo secolo di storia narrato attraverso i miti culturali e politici degli anni Sessanta e Settanta, come il terrorismo, latitanti e pentiti inclusi, miti che ritornano prepotenti in questa nuova avventura narrata da Gesuino Némus, autore/protagonista de La teologia del cinghiale.

Scuola rurale nella Sardegna interna

Mariàca Tidòngia e il mistero della scomparsa

Mariàca è figlia di un pastore e il suo futuro sembra già segnato; ciononostante Marcellino Nonies, maestro unico al suo primo incarico, fa di tutto perché quella bambina straordinariamente intelligente riesca a prendere almeno la licenza elementare.

La sua intelligenza e il suo rapporto con la scuola introducono uno dei nuclei tematici del romanzo: il conflitto tra un destino sociale già stabilito e la possibilità di costruire una vita diversa attraverso l’istruzione. La gravidanza annunciata a quattordici anni, il rifiuto di indicare il padre del bambino e la successiva scomparsa trasformano la vicenda individuale in un enigma collettivo.

Sono passati cinquant'anni e in paese nessuno sembra più ricordare questa storia finché non si torna a parlare di Mariàca e la sua presenza aleggia come un'ombra, insieme a due morti sospette, sulla piccola comunità di Telévras.

Il ruolo di Marcellino Nonies

Marcellino Nonies è un maestro unico al suo primo incarico e rappresenta la figura dell’insegnante chiamato a confrontarsi con una comunità isolata, con la povertà e con le disuguaglianze culturali. Fa di tutto perché quella bambina straordinariamente intelligente riesca a prendere almeno la licenza elementare.

I suoi ricordi, vergati a mano in “bella e ornata grafia”, diventano una testimonianza decisiva. Saranno i ricordi del maestro unico ad aiutare Ettore Tigàssu a comprendere - almeno in parte - la verità.

La scrittura del maestro non è soltanto un elemento d’indagine, ma anche una forma di memoria. Attraverso quelle pagine, la storia di Mariàca può riemergere dopo decenni di silenzio e tornare a interrogare gli abitanti di Telévras.

Ettore Tigàssu, il “brigadiere per l’eternità”

Ettore Tigàssu, “brigadiere per l’eternità”, ce la metterà tutta per scoprire il mistero che circonda da decenni la donna. Il personaggio conduce l’indagine dentro una comunità in cui i ricordi individuali, le omissioni e le versioni tramandate nel tempo rendono difficile distinguere la verità dalla leggenda.

Il suo lavoro investigativo si sviluppa attraverso gli indizi legati alla scomparsa di Mariàca, alle due morti sospette e alla documentazione lasciata dal maestro. L’indagine non riguarda soltanto un fatto criminale, ma l’intera memoria di Telévras.

Telévras, il paese immaginario della Sardegna

Tutti i tuoi libri sono ambientati a Telévras, un paesino immaginario della Sardegna. Inevitabilmente moltissimo. Vari personaggi e situazioni s’ispirano alla mia infanzia e alla prima adolescenza vissuta sull’isola.

Telévras è una comunità sospesa tra realtà e invenzione, costruita a partire dai luoghi, dalle persone e dalle esperienze della Sardegna vissuta da Gesuino Némus. Il paese diventa la quinta ricorrente della narrazione e uno spazio in cui la storia individuale si intreccia con quella collettiva.

Il libro dialoga intensamente con l'opera d'esordio, a cominciare dalla copertina. Se in principio era un Cristo benedicente con volto da cinghiale e cannonau sotto braccio, ora la fisionomia del Salvatore è quella di una pecora, emblema di virtù e vizi dell'umanità in genere e, in particolare delle anime di Telévras, paese abbarbicato tra i Tacchi d'Ogliastra, ancora una volta quinta della narrazione.

Paesaggio dei Tacchi d'Ogliastra

La Sardegna nascosta nella narrazione

Gesuino Némus è nato a Jerzu, nella provincia di Nuoro nel 1958, ed è in realtà il nom de plume di Matteo Locci. Tutti i suoi libri sono ambientati a Telévras, un paesino immaginario della Sardegna.

Sono cresciuto in una famiglia povera, ultimo di sei figli. La Sardegna degli anni Cinquanta e Sessanta era un luogo decisamente isolato dal resto del mondo; i primi turisti sono arrivati in costa Smeralda negli anni Settanta.

Ero un bambino molto libero e immerso nella natura: mi muovevo a piedi, partivo all’alba e raggiungevo il mare camminando anche tre o quattro ore. Ancora oggi cammino molto, è così che ho conosciuto profondamente Milano.

La Sardegna rappresentata nel romanzo non coincide con un semplice sfondo geografico. È un ambiente sociale e culturale, segnato dall’isolamento, dalla memoria orale, dai rapporti familiari e dalle gerarchie della comunità.

Storia privata e storia collettiva

Mezzo secolo di storia è narrato attraverso i miti culturali e politici degli anni Sessanta e Settanta, come il terrorismo, latitanti e pentiti inclusi. Questi miti ritornano prepotenti nella nuova avventura narrata da Gesuino Némus.

La vicenda di Mariàca attraversa quindi un periodo storico molto ampio. La scomparsa della ragazza non rimane confinata alla dimensione privata, perché il suo caso si riflette sulle trasformazioni politiche e sociali che hanno segnato l’Italia e la Sardegna.

Il viaggio narrativo intreccia realtà e fantasia, storia e racconto, in uno scenario che passa dal banditismo al terrorismo continuando con il fenomeno della latitanza.

Un romanzo tra giallo, memoria e antropologia

Il catechismo della pecora è costruito come un giallo, ma la ricerca della soluzione non esaurisce il significato dell’opera. La trama coinvolge la storia di un paese, le sue paure, i suoi silenzi e i suoi modi di interpretare il passato.

Di romanzo in romanzo, Gesuino Némus viene costruendo una vera e propria epica ogliastrina. Un racconto che coinvolge senza pause nella lettura.

Il romanzo è una nuova avventura narrata da Gesuino Némus, indimenticabile autore/protagonista de La teologia del cinghiale. La narrazione calibra le venature sarde e costruisce un andamento umoroso e saporoso, anche linguisticamente.

La motivazione del Premio Campiello ha definito la sua scrittura «una voce ricca di affabulazioni, un romanzo saporosamente antropologico e un’orchestrazione davvero sapiente, che sa tenere la tensione».

Il significato del titolo

La pecora è l’emblema di virtù e vizi dell’umanità in genere e, in particolare, delle anime di Telévras. Il titolo richiama quindi la comunità del paese e la complessità morale dei suoi abitanti.

La fisionomia del Salvatore è quella di una pecora, emblema di virtù e vizi dell'umanità in genere. L’immagine si collega alla presenza pastorale, alla cultura dell’entroterra sardo e alla rappresentazione di un’umanità capace di unire innocenza, colpa, silenzio e responsabilità.

Gesuino Némus: biografia e formazione

«Ho lavorato tutta la vita per il piacere di poter parlare, di potermi istruire. Il mio babbo diceva: nella vita la miseria è brutta, ma un povero ignorante ha qualche cosa di tragico».

Gesuino Némus, all'anagrafe Matteo Locci, è uno dei grandi esordienti della giallistica italiana degli ultimi decenni. Cresciuto in uno dei villaggi più poveri della Sardegna, diventa un assiduo lettore e trasforma le avversità della vita in opportunità per arricchire il proprio bagaglio di esperienze.

A sedici anni approda a Milano, «una Londra dove tutto era possibile e dove succedeva tutto», per trovare lavoro. In cinquant'anni svolge decine di mestieri: contadino, editor, facchino e, in tempi più recenti, scrittore.

Nato a Jerzu, nella provincia di Nuoro nel 1958, Gesuino Némus è in realtà il nom de plume di Matteo Locci. Dopo innumerevoli mestieri, esordisce nella narrativa nel 2015 con La teologia del cinghiale, aggiudicandosi il Premio Campiello nella sezione Opera Prima ed arrivando in finale al Premio Bancarella.

Dai molti mestieri alla scrittura

«Si dice che tu abbia fatto una trentina di lavori prima di approdare finalmente alla scrittura. È tutto vero?» «Sono 28, per la precisione.»

Ho lavorato nei campi, in fabbrica, come addetto allo scarico merci nei supermercati, come correttore di bozze nelle case editrici. Ho fatto anche il copy per alcune agenzie pubblicitarie, l’attore professionista, l’autore di testi televisivi e teatrali.

Poi, a 55 anni, mi sono ritrovato ad essere disoccupato: tagliato completamente fuori dal mercato. In quel momento di grande sconforto mi sono guardato dentro, mi sono chiesto: che cosa so fare?

Il mio dono è la scrittura, scrivo da quando ero piccolo e negli anni ho avuto l’intuizione di conservare tutti i miei testi. All’improvviso ho capito che era il momento di far venire alla luce quel romanzo che “covavo” da tutta la vita.

Mi sono messo al pc, ho riunito i vecchi manoscritti, le pagine a macchina e ho proseguito la stesura, scrivendo fino a 40-50 cartelle al giorno. Così è nata La teologia del cinghiale.

La lettura e l’istruzione

Dai sei anni in poi, il mio hobby preferito era la lettura. Appena mi regalavano un libro, lo divoravo.

Come dico sempre: è stata la lettura a rendermi umano, sono fermamente convinto del suo potere terapeutico. Non a caso, nella prima stesura della Teologia del Cinghiale c’era un passo che diceva: «E quando vi sentite poco bene, prima di andare dal farmacista, entrate da un libraio: spendete meno e vi divertite di più».

Il valore dell’istruzione attraversa anche la storia di Mariàca, una bambina straordinariamente intelligente che il maestro Marcellino Nonies cerca di aiutare perché riesca a prendere almeno la licenza elementare.

Lo pseudonimo Gesuino Némus

Ho fatto firmare il romanzo al personaggio principale, che poi si ritrova anche nel secondo e nel terzo libro. Si tratta di uno pseudonimo, o meglio di un eteronimo, alla Pessoa.

Némus in sardo vuol dire nessuno, mentre Gesuino è un nome molto comune sull’isola, come potrebbe essere Luigino o Ambrogino a Milano. Volevo che il mio alter ego letterario fosse uno tra tanti; è nato quando mi sentivo davvero nessuno.

Dietro alla scelta c’è anche un omaggio al mio eroe preferito, Ulisse, che alla domanda «Chi sei?» del ciclope Polifemo, risponde appunto «Nessuno».

Solo alla firma del primo contratto, ho svelato il mio vero nome. E poi è arrivata la selezione al Premio Campiello e la mia identità è diventata pubblica a tutti gli effetti.

Il rapporto con Jerzu e Milano

Da adolescente, all’età di 16 anni, sono venuto qui da solo dalla Sardegna per lavorare e mantenermi. Erano gli anni Settanta, quelli delle fabbriche e della cultura universitaria.

Da allora ho sempre vissuto qui, anche se torno spesso a Jerzu, nell’Ogliastra, dove sono nato e ho trascorso la mia infanzia. Il mio paese si trova in una delle tre zone blu d’Italia - l’età media arriva a 92-94 anni - ed è famoso per la produzione del vino cannonau.

L’autore è profondamente legato alle sue radici sarde, eppure è milanesissimo. La sua esperienza biografica mette in relazione l’entroterra dell’Ogliastra e la città industriale e culturale in cui si è trasferito da adolescente.

Il ciclo narrativo di Telévras

Il catechismo della pecora riprende l’ambientazione e i personaggi di La teologia del cinghiale. Lo stesso universo narrativo comprende anche I bambini sardi non piangono mai e Ora pro loco.

OperaAnnoElemento principale
La teologia del cinghiale2015Esordio narrativo e ambientazione sarda
I bambini sardi non piangono mai2016Giallo e continuità dei personaggi
Ora pro loco2017Nuova storia ambientata a Telévras
Il catechismo della pecora2019Scomparsa di Mariàca e due morti sospette

Con il suo romanzo d’esordio, La teologia del cinghiale, edito da Elliot nel 2015, Gesuino Némus ha vinto il Premio Campiello Opera Prima, il Premio Selezione Bancarella 2016, il Premio John Fante 2016, il Premio letterario Osilo e il POP16 Premio Opera Prima.

Con I bambini sardi non piangono mai, pubblicato l’anno successivo, ha vinto la XVII edizione del Premio Fedeli. Nel 2017 Elliot ha pubblicato Ora pro loco.

Il Premio Campiello e l’esordio del 2015

Si impone sulla scena a partire da La teologia del cinghiale, un'opera fra il romanzo di formazione e il giallo regionale sovrabbondante di temi, ambienti, personaggi e registri linguistici che gli vale a pochi mesi dall'uscita alcuni fra i maggiori premi letterari nazionali.

Il suo talento fuori dagli schemi e la sua prosa «ricca di affabulazione» colpiscono positivamente la critica e i lettori. Nel 2015, con La teologia del cinghiale, edito da Elliot, si aggiudica il Campiello Opera Prima, il Premio Opera Prima Master in Editoria Fondazione Mondadori, il John Fante e il Selezione Bancarella.

Ricorderò sempre l’emozione mentre ascoltavo le motivazioni della giuria, lette dal presidente Ernesto Galli della Loggia. Ha parlato di «una voce ricca di affabulazioni, un romanzo saporosamente antropologico e un’orchestrazione davvero sapiente, che sa tenere la tensione».

Sono molto legato al Campiello anche per la sua formula, che prevede una duplice giuria per decretare il vincitore. Le opere selezionate passano al vaglio di quella tecnica “dei letterati”, ma anche di quella popolare, costituita da 300 lettori anonimi, distribuiti in tutte le regioni d’Italia e rappresentativi di varie categorie sociali e professionali, selezionati di anno in anno.

La lingua e lo stile

«Da quando c’è lui, nessuno sbaglia più un congiuntivo». E mi torna subito alla mente una frase del suo primo romanzo: «Molti sono ancora convinti che il congiuntivo sia una malattia della cornea», che la dice lunga sul suo amore per la lingua e la cura per le parole.

L’intervista prende la forma della chiacchierata, a tratti del monologo, e subito si coglie la cultura enciclopedica così come la profonda umanità di una persona indissolubilmente legata alle sue radici sarde, eppure milanesissima.

Di romanzo in romanzo, Gesuino Némus viene costruendo una vera e propria epica ogliastrina. Un racconto che coinvolge senza pause nella lettura, con un andamento umoroso e saporoso, anche linguisticamente, della narrazione, che sa calibrare le venature sarde.

Il talento fuori dagli schemi e la prosa «ricca di affabulazione» fanno convivere il ritmo dell’indagine, l’ironia, la memoria e la capacità di restituire il colore linguistico dei luoghi.

Edizione e dati bibliografici

DatoInformazione
AutoreGesuino Némus
EditoreElliot
Data di pubblicazione27 febbraio 2020
Pagine191
Formatobrossura
LinguaItaliano

Il catechismo della pecora è il quarto romanzo della serie ambientata a Telévras. Il libro conserva i tratti distintivi della narrativa di Gesuino Némus: la struttura gialla, l’attenzione alla memoria, la rappresentazione della Sardegna interna e l’intreccio tra storia personale e vicende collettive.

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