Per Papa Giovanni XXIII il Santo Rosario è una preghiera meditata nella quale il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre si intrecciano alla considerazione dei più alti misteri della fede cristiana, presentando alla mente, come in tanti quadri, il dramma dell’incarnazione e della redenzione di Nostro Signore.
Le sue meditazioni accompagnano i misteri gaudiosi e dolorosi con intenzioni rivolte alla vita cristiana, alla famiglia, alla Chiesa, al sacerdozio, alla pace, alle missioni, ai sofferenti e a quanti sono chiamati a servire la verità. Giovanni XXIII ricorda inoltre che il Rosario è una preghiera mariana capace di unire persone, famiglie e popoli nella contemplazione di Cristo.
Il Rosario nella spiritualità di Giovanni XXIII
Fin dagli anni della Nostra giovinezza spesso si affaccia al Nostro animo il grato ricordo di quelle lettere encicliche che il Nostro predecessore di imm. mem. Leone XIII, nell’imminenza del mese di ottobre, più volte indirizzò al mondo cattolico, per esortare i fedeli, specialmente durante quel mese, alla pia pratica del santo rosario.
Si tratta di encicliche varie per il loro contenuto, ricche di sapienza, vibranti di sempre nuova ispirazione e opportune quanto mai alla vita cristiana. Era, quello, un forte e suadente richiamo a rivolgere fiduciose suppliche a Dio, mediante la potentissima intercessione della vergine Madre di Dio, con la recita del santo rosario.
Questo, infatti, come è a tutti noto, è un modo eccellentissimo di preghiera meditata, costituito a guisa di mistica corona, in cui le orazioni del "Padre nostro", dell’ "Ave Maria" e del "Gloria al Padre", si intrecciano alla considerazione dei più alti misteri della nostra fede, per cui viene presentato alla mente come in tanti quadri il dramma dell’incarnazione e della redenzione di Nostro Signore.
Questo soave ricordo della Nostra età giovanile, col passare degli anni, non Ci ha mai abbandonato, e neppure si è affievolito; anzi - lo diciamo con paterna confidenza - esso valse a rendere caro assai al Nostro spirito il santo rosario che non tralasciamo mai di recitare intero in ogni giorno dell’anno: atto di pietà mariana che soprattutto desideriamo compiere con particolare fervore nel mese di ottobre.
Il Rosario come preghiera per la Chiesa, la pace e le missioni
Durante il corso di questo primo anno - che volge alla fine - del Nostro pontificato, non Ci mancò l’occasione di esortare più volte il clero e il popolo cristiano a preghiere pubbliche e private; ma ora intendiamo farlo con un’esortazione più viva, diremo, e commossa, per motivi che brevemente esporremo in questa Nostra enciclica.
Volgendo lo sguardo sia a Pio XII, sia al suo umile successore, nei quali si perpetua l’ufficio di supremo pastore affidato a san Pietro, i fedeli elevino a Dio la stessa preghiera: "Proteggi il papa, i vescovi e tutti i ministri dell’evangelo, noi ti preghiamo, ascoltaci, Signore!".
L’11 ottobre avremo la grande gioia di consegnare il crocifisso a una folta schiera di giovani missionari, che, abbandonando la patria, si assumeranno l’arduo compito di portare la luce dell’evangelo a lontani popoli.
Desideriamo pertanto vivamente che, durante il prossimo mese di ottobre, tutti questi Nostri figli siano raccomandati con fervide preghiere all’augusta vergine Maria.
Vi è, inoltre, un’altra intenzione che Ci spinge a rivolgere più ardenti suppliche a Gesù Cristo, e alla sua amorevolissima Madre, alle quali invitiamo il sacro collegio dei cardinali, voi, venerabili fratelli, i sacerdoti e le anime consacrate, gli ammalati e i sofferenti, i fanciulli innocenti, e tutto il popolo cristiano.
Ed è questa: affinché gli uomini responsabili dei destini delle grandi come delle piccole collettività, i cui diritti e le cui immense ricchezze spirituali debbono essere scrupolosamente conservate intatte, abbiano a valutare attentamente il grave compito dell’ora presente.
Noi perciò preghiamo il Signore, affinché essi si sforzino di conoscere a fondo le cause che originano i contrasti, e con buona volontà le superino; soprattutto valutino il triste bilancio di rovine e di danni dei conflitti armati - che il Signore tenga lontani! - e non ripongano in essi speranza alcuna.
Affinché questa speranza si compia nel modo più consolante, cioè col trionfo del regno della verità, della giustizia, della pace e della carità, desideriamo ardentemente che tutti i figli Nostri formino "un solo cuore e un’anima sola" (At 4,32), ed elevino comuni e ferventi suppliche alla celeste Regina e Madre nostra amatissima durante il corso del mese di ottobre.

Come meditare il Rosario secondo Giovanni XXIII
La meditazione del Rosario non consiste soltanto nella ripetizione delle preghiere, ma nell’ingresso spirituale negli episodi della vita di Cristo e di Maria. Ogni decina diventa così un momento di contemplazione, ringraziamento, richiesta e conversione.
Nel primo mistero, la preghiera può essere accompagnata dall’intenzione specifica proposta da Giovanni XXIII; durante le dieci Ave Maria, l’episodio evangelico viene interiorizzato e collegato alle situazioni concrete della vita cristiana.
La ripetizione delle Ave Maria crea un ritmo di preghiera che permette di rimanere davanti al mistero senza fretta. La mente contempla il Vangelo, mentre il cuore presenta a Dio le persone, le famiglie, la Chiesa e il mondo.
I misteri gaudiosi
Annunciazione dell’Angelo a Maria
Primo punto luminoso, questo, a congiungere cielo e terra: primo di quelli che sono i più grandi avvenimenti, nei secoli. Il Figlio di Dio, Verbo del Padre, «per cui tutto fu fatto quanto fu fatto» (Gv 1,3) nell’ordine della creazione, assume in questo mistero l’umana natura, egli stesso diventa uomo, pur di potere, dell’uomo e dell’umanità intera, essere il redentore, il salvatore.
Maria Immacolata, fiore della creazione, il più bello, il più fragrante, col suo «Ecco l’ancella del Signore» (Lc 1,38) dato in risposta alla voce dell’Angelo, accetta l’onore della divina maternità, la quale nell’istante stesso si compie in lei.
E noi, nati un giorno col nostro padre Adamo, già figli adottivi di Dio, quindi decaduti, torniamo oggi altrettanti fratelli, figli adottivi del Padre, restituiti all’adozione con la redenzione che s’inizia.
Noi saremo, ai piedi della croce, figli di Maria con quel Gesù che oggi da lei vien concepito. Sarà, da oggi, «mater Dei», e poi «mater nostra». Oh sublimità, oh tenerezza del primo mistero!
A rifletterci, il nostro dovere principale, continuo, sta nel ringraziare il Signore, che si è degnato di venire a salvarci, perciò si è fatto uomo, uomo nostro fratello: con noi si è associato alla condizione di figlio di donna, di questa donna facendoci, ai piedi della croce, figli di adozione.
Figli adottivi del Padre Celeste, ci ha voluti figli della stessa madre sua. Intenzione di preghiera, nella contemplazione di questo che è il primo quadro offerto alla nostra contemplazione, oltre la perennità abituale del ringraziamento, sia uno sforzo, ma sincero, ma reale, di umiltà, di purezza, di carità viva, altrettante virtù delle quali la Vergine benedetta porge a noi così prezioso esempio.
Visita di Maria alla cugina Elisabetta
Che soavità, che grazia, in codesta visita di tre mesi, fatta da Maria alla diletta cugina! L’una e l’altra, depositarie di una maternità imminente: per la Vergine madre, la maternità più sacra che sia possibile anche soltanto immaginare sulla terra.
Una dolcezza d’armonia si alterna nei due canti che si intrecciano: «Tu sei benedetta fra le donne» (Lc 1,42), da una parte; dall’altra: «Il Signore ha guardato alla umiltà della sua ancella: tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48).
Quanto qui accade, ad Ain-Karim, sul colle di Ebron, illumina di una luce, umanissima e celeste insieme, quali sono i rapporti che legano le buone famiglie cristiane, educate alla scuola antica del santo rosario: rosario recitato ogni sera in casa, nel cerchio degli intimi.
Rosario recitato, non in una o cento o mille famiglie ma da tutte, da tutti, in tutti i luoghi della terra, ovunque «soffre, combatte e prega» qualcuno di noi, chiamato da un’alta ispirazione, o il sacerdozio, o la carità missionaria, o un sogno che avveriamo di apostolato.
Bel ricongiungerci, durante le dieci avemarie del mistero, tra tante e tante anime, unite per ragione di sangue, per vincolo domestico, per un rapporto che santifica, e perciò rinsalda, il sentimento d’amore che stringe le persone più care: tra genitori e figli, tra fratelli e congiunti, tra conterranei, tra appartenenti a uno stesso popolo.
Tutto ciò, allo scopo e in atto di sorreggere, accrescere, illuminare la presenza di quella universale carità, l’esercizio della quale è la gioia più profonda e il più alto onore nella vita.
Nascita di Gesù nella capanna di Betlemme
Nell’ora che le leggi dell’assunta natura umana segnavano, il Verbo di Dio, fattosi uomo, esce dal tabernacolo santo che è il seno immacolato di Maria.
Prima sua apparizione nel mondo, in una mangiatoia: ivi le bestie digrumano il fieno e tutto intorno è silenzio, povertà, semplicità, innocenza.
Voci di angeli trascorrono per il cielo, ad annunziare la pace: quella pace, della quale è apportatore all’universo il bambino nato allora allora.
Primi adoratori, Maria, la madre, e Giuseppe, il padre putativo; dopo di loro, umili pastori che, invitati da voci angeliche, son discesi dalla collina.
Giungerà più tardi una carovana di gente illustre, preceduta lontano lontano da una stella, e offrirà doni preziosi, pieni di reconditi significati. Tutto, nella notte di Betlemme, parla un linguaggio di universalità.
Nel mistero, non un ginocchio che non si pieghi adorando innanzi alla cuna. Non uno che non vegga gli occhi del divino infante, che guardano lontano, quasi in atto di scorgere a uno a uno i popoli tutti della terra.
Al Santo Padre, nel defluire delle dieci avemarie, piace raccomandare, a Gesù che nasce, il numero senza numero di tutti i bambini - quanti sono! una moltitudine sterminata - di tutte le stirpi umane, che nelle ultime ventiquattro ore, di notte, di giorno, vengono alla luce un po’ dappertutto sulla faccia della terra.
Quanti sono! e tutti, battezzati che saranno o no, appartengono tutti, di diritto, a Gesù, a questo bambino che nasce in Betlemme; son suoi fratelli, chiamati al proseguimento di quella dominazione di lui che è la più alta e la più dolce che sia nel cuore dell’uomo e nella storia del mondo: una dominazione di luce, una dominazione di pace: il «regno» che chiediamo nel Pater noster.
Presentazione di Gesù al tempio
Gesù, sorretto dalle braccia materne è proteso al sacerdote, e insieme protende innanzi le braccia sue: è l’incontro, è il contatto dei due Testamenti.
Si avvia verso «la luce a rivelazione delle genti» (Lc 2,32), egli, splendore del popolo eletto, figlio di Maria.
Presente e presentatore anche lui, san Giuseppe, che partecipa del pari ai riti delle offerte legali che sono di prescrizione.
L’episodio, in altra maniera ma analogo nella sostanza dell’offerta, torna di continuo nella Chiesa, anzi vi si è perpetuato.
Nell’atto che ripetiamo le avemarie, quanto è bello contemplare il campo che germina, la messe che s’innalza: «Sollevate gli occhi verso il campo, che già tutto albeggia di messi» (Gv 4,35).
Sono le speranze sorgenti, lietissime, del sacerdozio, dei cooperatori e delle cooperatrici del sacerdozio, così in gran numero nel regno di Dio e tuttavia non bastanti mai!
Giovani nei seminari, nelle case religiose, negli studentati missionari, persino - e perché no? non sono cristiani anche loro, chiamati anche loro ad essere apostoli? - nelle università cattoliche.
«Luce a rivelazione delle genti» (Lc 2,32), gloria del popolo eletto.
Gesù ritrovato fra i dottori nel tempio
Gesù conta ormai dodici anni. Maria e Giuseppe l’accompagnano a Gerusalemme, per la preghiera rituale.
D’improvviso, scomparisce dai loro occhi, pur così vigilanti, così amorosi. Affanno grande, e una ricerca che si protrae vana per tre giorni.
Alla pena succede la gioia d’averlo trovato, lì, sotto gli atrii circostanti del tempio. Egli ragionava coi dottori della legge; e con quali parole significative ce lo rappresenta san Luca, nella più meticolosa precisione!
Lo trovano, dunque, seduto fra mezzo ai dottori «audentem illos et interrogantem eos» (Lc 2,46), in atto di ascoltarli, di interrogarli.
Un incontro coi dottori, allora, importava molto, significava tutto: conoscenza, sapienza, indirizzo di vita pratica nella luce del Testamento antico.
Tale, in ogni tempo, il compito della intelligenza umana: raccogliere le voci dei secoli, trasmettere la dottrina buona, spingere con fermezza e con umiltà più innanzi lo sguardo della investigazione scientifica.
Noi moriamo uno dopo l’altro, andiamo a Dio; l’umanità va verso l’avvenire.
Il Cristo, come nella luce d’oltre natura così nelle luci naturali, non è mai assente: vi si trova sempre nel mezzo, al suo posto: «Magister vester unus est, Christus» (Mt 23,10).
Questa che è la quinta serie di dieci avemarie, ultima dei misteri gaudiosi, riserviamola come una invocazione del tutto speciale a tutto beneficio di quanti vennero chiamati da Dio, per doni di natura, per circostanze di vita, per desiderio di superiori, al servizio della verità.
Sono gli intellettuali, i professionisti, i giornalisti; costoro, i giornalisti specialmente, ai quali spetta quotidianamente il compito caratteristico di far onore alla verità, debbono trasmetterla con religiosa fedeltà, con estrema saggezza, senza fantastiche distorsioni e contraffazioni.
Sì, sì, per tutti costoro preghiamo, siano sacerdoti, siano laici: preghiamo che la verità sappiano ascoltarla, e ci vuol tanta purezza del cuore; sappiano intenderla, e ci vuol tutta l’umiltà intima della mente; sappiano difenderla, e occorre quella che fu la forza di Gesù ed è la forza dei santi, l’obbedienza.
I misteri dolorosi
Gesù nel Getsemani
La mente commossa torna di continuo sulla immagine del Salvatore, là, nel luogo e nell’ora del supremo abbandono: «E diede in un sudore, come di gocce di sangue che scorreva a terra» (Lc 22,44).
Pena intima dell’animo, amarezza estrema della solitudine, venir meno del corpo affranto. Non può essere determinata l’agonia che dalla imminenza di quella passione che Gesù ormai vede non più lontana, non più vicina, ma presente ormai.
La scena del Getsemani ci conforta e incoraggia a tendere tutta la volontà nell’accettazione, un’accettazione piena della sofferenza, quando chi quella nostra sofferenza vuole o permette è Iddio: «Non mea voluntas sed tua fiat» (Lc 22,42).
Parole che straziano e che risanano, perché insegnano a quale incandescenza di fuoco può e deve giungere il cristiano che soffre insieme con Gesù che soffre.
Una intenzione particolare va tenuta innanzi agli occhi qui, nel presente mistero: la «sollicitudo omnium ecclesiarum» (2Cor 11,28), l’ansia che scuote, come il vento che scoteva il lago di Genezaret: «il vento infatti era contrario» (Mt 14,24).
L’ansia della Chiesa che sparsa per tutta la terra soffre con lui, e, insieme, egli soffre con la Chiesa, presente in lui e sofferente in lui.
L’ansia di anime e anime, porzioni intere del gregge di Gesù, soggette alle persecuzioni contro la libertà di credere, di pensare, di vivere.
«Chi sta male e non sto male anch’io?» (2Cor 11,29). Partecipare ai dolori dei fratelli, patire con chi patisce, «fiere cum flentibus» (Rm 12,15), costituisce un beneficio, un merito per tutta la Chiesa.
La «comunione dei santi» non è questo avere tutti e ciascuno in comune il sangue di Gesù, l’amore dei santi e dei buoni, e, anche, ahimè, il nostro peccato, le nostre infermità?
Ci si pensa mai a questa «comunione», che è unione e quasi, come Gesù diceva, unità: «che siano uno» (Gv 17,22)?
Flagellazione
Il mistero ci propone al ricordo il supplizio, così spietato, delle tante battiture sulle membra immacolate e sante di Gesù.
Il composto umano risulta d’anima e corpo. Il corpo subisce le tentazioni più umilianti; la volontà, anche più debole, può venire di leggieri trascinata.
Si troverà dunque nel mistero un richiamo a quella penitenza, salutare penitenza, perché implica e importa la salute vera dell’uomo, che è salute nella sua validità corporale ed è insieme salute nel senso di salvezza spirituale.
Grande è l’insegnamento che ne discende, per tutti. Non saremo chiamati al martirio cruento, ma alla disciplina costante, alla mortificazione quotidiana delle passioni sì.
Orbene, per cotesta strada, vera «via della croce», strada quotidiana, inevitabile, indispensabile, che può anche a volte diventare eroica nelle sue esigenze, noi si arriva un passo dopo l’altro alla rassomiglianza sempre più perfetta con Gesù Cristo.
Non vi si giunge per via di facili esaltazioni, di fanatismi magari innocenti, mai innocui.
La Madre, addolorata, lo vide flagellato così: pensiamo con che afflizione!
Le avemarie del mistero chiederanno dunque al Signore in dono la purezza del costume nelle famiglie, nella società, specialmente nelle anime giovanili, le più esposte alla seduzione dei sensi.
Chiederanno insieme il dono di una robustezza di carattere, di una fedeltà a tutta prova agli insegnamenti ricevuti, ai propositi fatti.
Coronazione di spine
La coronazione di spine introduce alla contemplazione dell’umiliazione di Cristo, che accetta di essere deriso e trattato come un re ridicolo pur rimanendo il vero Re.
La preghiera del Rosario porta così a riconoscere la dignità di Cristo anche quando essa viene negata dagli uomini, e invita a rifiutare l’orgoglio, la violenza e ogni forma di disprezzo.
Gesù porta la croce al Calvario
La salita al Calvario manifesta il cammino doloroso dell’obbedienza e dell’amore. La croce del Signore non soltanto innalza noi ma attrae le anime, sempre: «e io, se sarò sollevato da terra, tutto attrarrò a me» (Gv 12,32).
Tutto, tutti. La meditazione della croce diventa una preghiera per quanti portano pesi, vivono nella solitudine, sono perseguitati o affrontano prove che sembrano superiori alle loro forze.
Gesù muore sulla croce
La contemplazione della morte di Gesù conduce al cuore della redenzione e alla comunione con tutta la Chiesa sofferente.
Nel mistero della croce il cristiano impara a partecipare ai dolori dei fratelli, a patire con chi patisce e a riconoscere nella comunione dei santi una vera unione nel sangue di Gesù, nell’amore dei santi e dei buoni, ma anche nella consapevolezza del peccato e delle infermità.
I misteri della luce
I misteri della luce contemplano alcuni momenti della vita pubblica di Cristo: il Battesimo nel Giordano, le nozze di Cana, l’annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione e l’istituzione dell’Eucaristia.
Le meditazioni riportate per questi misteri sono attribuite a Giovanni Paolo II e mostrano come la contemplazione del Rosario si estenda dalla vita nascosta di Gesù alla sua missione pubblica.
Gesù è battezzato nel Giordano
Gesù fu battezzato nel Giordano da Giovanni. Lo Spirito discese su di lui come una colomba e si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,9-11).
Nell’arco dei Misteri della vita pubblica contempliamo aspetti importanti della persona di Cristo quale rivelatore definitivo di Dio.
Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù. È il mistero di luce il battesimo al Giordano.
Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa “peccato” per noi (cfr. 2Cor 5,21), nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr. Mt 3,17 e par.), mentre scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende.
L’effusione dello Spirito nel battesimo inserisce il credente come tralcio nella vite che è Cristo (cfr. 1Cor 12,12; Rm 12,5).
A questa unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere un cammino di assimilazione crescente in Lui, che orienti sempre di più il comportamento del discepolo secondo la “logica” di Cristo: “abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5).
Occorre, secondo le parole dell’Apostolo, “rivestirsi di Cristo” (cfr. Rm 13,14; Gal 3,27).
Recita: Padre nostro, 10 Ave Maria e Santa Maria, con la clausola dopo il nome di Gesù: battezzato per noi. Gloria al Padre.
Invocazione finale: Gesù, battezzato per noi, concedici di vivere le promesse del nostro battesimo: rinuncia a satana e dono totale a te. A te la lode e amore nei secoli.
Gesù e Maria alle nozze di Cana
La madre di Gesù gli disse: “non hanno più vino”. Gesù, cambiando l’acqua in vino, diede inizio ai suoi miracoli e i suoi discepoli credettero in Lui (Gv 2,3.11).
Mistero di luce è l’inizio dei segni a Cana (cfr. Gv 2,1-12), quando Cristo, cambiando l’acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all’intervento di Maria, la prima dei credenti.
Qui lo sguardo di Maria è uno sguardo penetrante, capace di leggere nell’intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte.
La rivelazione, che nel battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre, sta a Cana sulla bocca di Maria, e diventa la grande ammonizione materna che ella rivolge alla chiesa di tutti i tempi: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).
La presenza di Gesù a Cana manifesta il progetto salvifico di Dio riguardo al matrimonio.
In prospettiva, la carenza di vino può essere interpretata come allusiva alla mancanza di amore, che purtroppo non raramente minaccia l’unione sponsale.
Maria chiede a Gesù di intervenire in favore di tutti gli sposi, che solo un amore fondato in Dio può liberare dai pericoli dell’infedeltà, dell’incomprensione e delle divisioni.
La grazia del Sacramento offre agli sposi questa forza superiore d’amore, che può corroborare l’impegno della fedeltà anche nelle circostanze più difficili.
Recita: Padre nostro, 10 Ave Maria e Santa Maria, con la clausola dopo il nome di Gesù: presente alle nozze di Cana. Gloria al Padre.
Invocazione finale: Gesù, presente alle nozze di Cana, consenti alle famiglie di vivere unite nell’amore. A te la lode e amore nei secoli.
Gesù annuncia il regno di Dio
Dissero a Gesù: “tua madre e i tuoi parenti desiderano parlarti”. Egli, guardando intorno, rispose: “Questi sono mia madre e i miei fratelli, perché chi fa la volontà di Dio è mio fratello, mia sorella e mia madre” (Mc 3,32.34-35).
Tutto il mistero di Cristo è luce. Egli è la luce del mondo” (Gv 8,12).
Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando egli annuncia il Vangelo del Regno.
Cristo è Colui che, dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze.
È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce: “Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo” (Gv 9,5).
Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l’avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr. Mc 1,15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr. Mc 2,2-13; Lc 7,47-48).
È l’inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr. Gv 20,22-23).
Il Concilio Vaticano II sottolinea la partecipazione di Maria alla vita pubblica di Gesù: “Durante la predicazione di lui raccolte le parole, con le quali il figlio, esaltando il Regno al di sopra dei rapporti e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio come Ella fedelmente faceva” (Lg 58).
Recita: Padre nostro, 10 Ave Maria e Santa Maria, con la clausola dopo il nome di Gesù: annunciatore del Regno di Dio. Gloria al Padre.
Invocazione finale: Gesù, annunciatore del Regno di Dio, concedici di convertirci e accogliere il tuo messaggio di grandezza. A te la lode e amore nei secoli.
Gesù è trasfigurato sul monte Tabor
Mentre pregava, il suo volto si fece splendente come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce e una voce disse: “Questi è il mio Figlio, l’Eletto; ascoltatelo!” (Lc 9,29.35).
Mistero di luce per eccellenza è la trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul monte Tabor.
La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr. Lc 9,35 e par.) e ti dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo.
“E apparve trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole” (Mt 17,2).
La scena evangelica della trasfigurazione di Cristo, nella quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni appaiono come rapiti dalla bellezza del Redentore, può essere assunta a icona della contemplazione cristiana.
Fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito nostro.
Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente l’amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo.
Si realizza così anche per noi la parola di San Paolo: “Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello spirito del Signore” (2Cor 3,18).
Recita: Padre nostro, 10 Ave Maria e Santa Maria, con la clausola dopo il nome di Gesù: trasfigurato sul monte. Gloria al Padre.
Invocazione finale: Gesù, trasfigurato sul monte, concedici di contemplare sempre il tuo volto e di ascoltare la tua voce. A te la lode e amore nei secoli.
Gesù Pane di vita nell’Eucaristia
Mentre mangiavano Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”.
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti e disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per la moltitudine” (Mc 14,22-24).
Mistero di luce è l’istituzione dell’Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo corpo e il suo sangue sotto i segni del Pane e del Vino, testimoniando “sino alla fine” il suo amore per l’umanità (Gv 13,1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.
I vangeli nulla dicono di un’eventuale presenza di Maria nel Cenacolo al momento dell’istituzione dell’Eucaristia. Ma la funzione che svolge accompagna, in qualche modo, tutto il cammino di Cristo.
Quel corpo è quel sangue Divino, che dopo la Consacrazione è presente sull’altare, viene offerto al Padre e diventa comunione di amore per tutti, rinsaldandoci nell’unità dello Spirito per formare la Chiesa, conserva la sua originaria matrice da Maria.
Li ha preparati lei quella carne e quel sangue, prima di offrirli al Verbo come dono della famiglia umana, perché Egli se ne rivestisse diventando nostro Redentore, sommo sacerdote e vittima.
Se il corpo che noi mangiamo e sangue che noi beviamo è il dono inestimabile del Signore risorto a noi viatori, esso porta ancora in sé, come pane fragrante, il sapore e il profumo della Vergine madre.
Quel corpo ha veramente patito ed è stato immolato sulla croce per l’uomo.
Recita: Padre nostro, 10 Ave Maria e Santa Maria, con la clausola dopo il nome di Gesù: pane di vita. Gloria al Padre.
Invocazione finale: Gesù, pane di vita, concedici di incontrarti nel sacramento dell’Eucaristia per avere in noi i frutti della redenzione. A te la lode e amore nei secoli.
Le preghiere conclusive del Rosario
Salve Regina
Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo Seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!
Litanie lauretane
- Signore, pietà.
- Cristo, pietà.
- Signore, pietà.
- Cristo, ascoltaci.
- Cristo, esaudiscici.
- Padre del cielo, che sei Dio, abbi pietà di noi.
- Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio.
- Spirito Santo, che sei Dio.
- Santa Trinità, unico Dio.
- Santa Maria, prega per noi.
- Santa Madre di Dio.
- Santa Vergine delle vergini.
- Madre di Cristo.
- Madre della Chiesa.
- Madre della divina grazia.
- Madre purissima.
- Madre castissima.
- Madre sempre vergine.
- Madre immacolata.
- Madre degna d’amore.
- Madre ammirabile.
- Madre del buon consiglio.
- Madre del Creatore.
- Madre del Salvatore.
- Madre di misericordia.
- Vergine prudentissima.
- Vergine degna di onore.
- Vergine degna di lode.
- Vergine potente.
- Vergine clemente.
- Vergine fedele.
- Specchio della santità divina.
- Sede della Sapienza.
- Causa della nostra letizia.
- Tempio dello Spirito Santo.
- Tabernacolo dell’eterna gloria.
- Dimora tutta consacrata a Dio.
- Rosa mistica.
- Torre di Davide.
- Torre d’avorio.
- Casa d’oro.
- Arca dell’alleanza.
- Porta del cielo.
- Stella del mattino.
- Salute degli infermi.
- Rifugio dei peccatori.
- Consolatrice degli afflitti.
- Aiuto dei cristiani.
- Regina degli Angeli.
- Regina dei Patriarchi.
- Regina dei Profeti.
- Regina degli Apostoli.
- Regina dei Martiri.
- Regina dei veri cristiani.
- Regina delle Vergini.
- Regina di tutti i Santi.
- Regina concepita senza peccato originale.
- Regina assunta in cielo.
- Regina del santo Rosario.
- Regina della famiglia.
- Regina della pace.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Preghiera finale
O Dio, il tuo unico Figlio ci ha procurato i beni dell’eterna salvezza con la sua vita, morte e risurrezione.
A noi, che abbiamo meditato questi misteri nel rosario della beata Vergine Maria, concedi di imitare ciò che contengono e di raggiungere ciò che promettono.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Il volume «Il rosario con papa Giovanni»
Il volume «Il rosario con papa Giovanni» raccoglie meditazioni di Giovanni XXIII sul Santo Rosario e appartiene all’ambito del cattolicesimo romano e della preghiera cristiana.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Il rosario con papa Giovanni |
| Autore | Giovanni XXIII |
| A cura di | L. F. Capovilla |
| Editore | Edizioni di Storia e Letteratura |
| Collana | Giovanni XXIII |
| Data di pubblicazione | 1 marzo 2014 |
| Pagine | 160 |
| ISBN | 8884986060 |
| EAN | 9788884986061 |
| Argomento | Cattolicesimo romano, chiesa cattolica romana |
La raccolta si inserisce nella tradizione di una preghiera del Rosario intesa come contemplazione ordinata dei misteri della vita di Cristo, sempre accompagnata dalla presenza spirituale di Maria.
La meditazione del Rosario, nella prospettiva di Giovanni XXIII, tiene insieme la devozione personale e le grandi intenzioni della Chiesa: la santità dei fedeli, la vocazione sacerdotale e missionaria, la formazione delle coscienze, la pace tra i popoli, la protezione dei sofferenti e la fedeltà al Vangelo.