La Crocifissione è un dipinto a fresco attribuito a Michele da Verona e, secondo alcune fonti, a Francesco Benaglio, conservato nella chiesa di S. Pietro da Verona in S. Anastasia, a Verona. La scena raffigura Cristo sulla croce tra la Madonna, Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista, in un ambiente riccamente popolato da figure femminili e maschili, soldati a cavallo, animali e personaggi armati.
L’affresco fa parte di un ciclo dedicato alle storie di Cristo e di San Giovanni Evangelista, rimasto integro sulla parete di sinistra della chiesa. La composizione mostra una forte influenza della pittura mantegnesca e richiama soluzioni ferraresi dello stesso periodo, mentre la scena riccamente animata e popolata rimanda alla pittura nordica.
Soggetto e composizione della scena
Al centro della composizione Cristo morente è rappresentato sulla croce, circondato dai personaggi che assistono all’evento. La Madonna, Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista mostrano espressioni di sofferenza, ripetute nella Vergine, nella Maria Maddalena, nel San Giovanni Evangelista.
La scena comprende una pia donna, figure maschili e soldati a cavallo. Sono inoltre presenti animali, un paesaggio con città, armature e lance, elementi che contribuiscono a rendere l’episodio particolarmente articolato e narrativo.
Dalla bocca di Cristo morente sulla croce uscivano in origine delle parole dirette verso la madre.
Tra i simboli della rappresentazione compare il teschio di Adamo, collocato ai piedi della croce. Il motivo richiama la tradizione iconografica secondo cui la crocifissione ebbe luogo sul luogo della sepoltura di Adamo e collega la morte di Cristo al tema della redenzione dell’umanità.

Il ciclo di affreschi nella chiesa di S. Pietro da Verona
Il ciclo di affreschi, tradizionalmente assegnato dalle fonti locali a Francesco Benaglio o a Michele da Verona, raffigurante storie di Cristo e di San Giovanni Evangelista, è rimasto integro sulla parete di sinistra mentre su quella di destra è andato in parte perduto in seguito alla collocazione del monumento funebre parietale dedicato ad Angelo Lavagnoli.
Sulla parete di sinistra, partendo dall’alto, sono la Chiamata di San Giovanni Evangelista, la Crocifissione e la Predicazione di Cristo. Sulla destra, nella fascia mediana, è l’episodio di San Giovanni Evangelista in Patmos che scrive l’Apocalisse.
Identico soggetto, di successiva realizzazione, è raffigurato nella sovrastante lunetta.
Attribuzione e caratteristiche stilistiche
L’opera è attribuita a Michele da Verona e, in alternativa, a Francesco Benaglio. Il ciclo risente fortemente dell’influsso della pittura mantegnesca e rimanda a soluzioni ferraresi dello stesso periodo.
Si nota una ricerca fisiognomica spiccata nei personaggi, soprattutto nella Predicazione di Cristo dove le figure maschili mostrano straordinari ritratti dal vero.
La scena, riccamente animata e popolata, rimanda alla pittura nordica. L’attenzione rivolta alle espressioni dei protagonisti, agli abiti, alle armature, alle lance, agli animali e al paesaggio trasforma l’episodio sacro in una rappresentazione ampia e dettagliata.
La costruzione dell’immagine combina il momento religioso con una descrizione minuziosa dell’ambiente e dei partecipanti. La presenza dei soldati a cavallo, delle figure maschili e della folla accentua la dimensione pubblica dell’evento, mentre il dolore della Madonna, di Maria Maddalena e di San Giovanni Evangelista concentra l’attenzione sul dramma della morte di Cristo.
Vicende conservative e riscoperta degli affreschi
È probabile che fino al 1879-81 gli affreschi siano rimasti coperti da una scialbatura, ipotesi che giustificherebbe il poco interesse mostrato dalle consuete fonti ottocentesche.
La perdita parziale degli affreschi sulla parete destra è collegata alla collocazione del monumento funebre parietale dedicato ad Angelo Lavagnoli, mentre la parete sinistra conserva la sequenza principale del ciclo con la Chiamata di San Giovanni Evangelista, la Crocifissione e la Predicazione di Cristo.
Dati dell’opera
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Autore | Michele Da Verona (attribuito) |
| Attribuzione alternativa | Benaglio Francesco (attribuito) |
| Titolo | Crocifissione |
| Oggetto | dipinto |
| Materia e tecnica | intonaco/ pittura a fresco |
| Luogo di conservazione | Chiesa di S. Pietro da Verona in S. Anastasia |
| Indirizzo | Piazza Sant’Anastasia, Verona (VR) |
| Tipologia scheda | Opere/oggetti d’arte |
| Condizione giuridica | proprietà Ente religioso cattolico |
| Codice di catalogo nazionale | 0500061424A-2 |
| Data di compilazione | 1989 |
| Data di aggiornamento | 2006 |
| Licenza metadati | CC-BY 4.0 |
Il contesto della pittura veneta tra Quattro e Cinquecento
Nei saloni napoleonici si raccolgono dipinti di area veneta e lombarda di grandi dimensioni, realizzati tra Quattro e Cinquecento.
Le condizioni ambientali di Venezia favorirono, in luogo dei cicli ad affresco, tele di grande formato, i “teleri”, diffusi poi altrove.
Il contesto figurativo del periodo è caratterizzato dal confronto tra la tradizione dell’affresco, la pittura monumentale dell’Italia settentrionale e le nuove soluzioni narrative adottate nelle grandi composizioni religiose.
Confronto con un’altra Crocifissione veronese
La Crocifissione, destinata al refettorio del monastero di San Giorgio in Braida a Verona, si svolge su una specie di palcoscenico chiuso da pilastri, dove compare anche lo stemma del committente.
Sullo sfondo non c’è Gerusalemme, ma un panorama delle colline veronesi.
Niccolò Orsini, conte di Pitigliano, era un capitano di ventura, divenuto governatore generale delle milizie venete nel 1495 e probabilmente desideroso di celebrare la propria ascesa sociale con la donazione di un dipinto ad un monastero cittadino.
L’artista si sofferma a descrivere minuziosamente gli episodi che vi si svolgono, attardandosi sullo svenimento della Vergine, sugli sgherri che giocano ai dadi le vesti di Cristo o sulla conversione del centurione: il prevalere di questa interpretazione narrativa dell’evento stempera la drammaticità dell’insieme, che appare più scenografico che doloroso.
Analisi dell'opera: Petrarca nello studio di Altichiero
Informazioni di catalogazione e tutela
L’opera appartiene alla tipologia delle opere e degli oggetti d’arte ed è di proprietà di un ente religioso cattolico. L’ente competente per la tutela è la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.
L’ente schedatore è la Soprintendenza per i beni artistici e storici del Veneto. La scheda comprende inoltre il riferimento alla scheda completa in formato PDF e l’indicazione dei beni componenti.
Tra i riferimenti catalografici figurano altre opere dello stesso autore, Michele Da Verona, altre opere attribuite a Benaglio Francesco, altre opere dello stesso periodo, indicato come 1475-1499, e altre opere della stessa città.