Le testimonianze di persone che collegano la propria guarigione da un tumore a un pellegrinaggio, alla preghiera o all’intercessione della Madonna a Medjugorje sono numerose, ma non equivalgono automaticamente a guarigioni riconosciute dalla scienza o dalla Chiesa. I racconti riguardano soprattutto remissioni considerate sorprendenti, miglioramenti clinici e trasformazioni spirituali vissute dai malati e dalle loro famiglie.
Dal punto di vista scientifico, però, a Medjugorje non risultano miracoli di guarigione certificati come inspiegabili. Secondo i dati riportati da ANSA nel 2021, dei dieci casi sottoposti alla Consulta medica della Congregazione delle Cause dei santi, soltanto cinque furono esaminati perché ritenuti attendibili; quattro furono approfonditi perché probabilmente inspiegabili e soltanto due furono discussi sulla base di una documentazione medica seria. Nessuno dei casi, tuttavia, fu dichiarato scientificamente inspiegabile.
Che cosa significa parlare di “miracolo” a Medjugorje
Fin dall'inizio, le apparizioni di Medjugorje sono state accompagnate da molti fenomeni insoliti, sia in cielo che a terra, specialmente da guarigioni miracolose. Questo è lo scopo reale del miracolo: aiutare la gente a credere e a vivere di fede perché essi siano al servizio della fede e della salvezza.
La prospettiva religiosa interpreta la guarigione non soltanto come scomparsa di una malattia, ma anche come ritorno alla fede, riconciliazione familiare, ritrovamento della speranza e accettazione della propria condizione. Per questo alcune testimonianze parlano di un “doppio miracolo”: uno fisico, riferito al corpo, e uno spirituale, riferito alla conversione del malato o dei suoi familiari.
La medicina, invece, richiede una documentazione completa della diagnosi iniziale, degli esami eseguiti prima e dopo il presunto evento, delle terapie ricevute, dell’andamento clinico e dell’assenza di spiegazioni alternative. Una testimonianza personale può avere un importante valore umano e religioso, ma non sostituisce una valutazione clinica indipendente.
I dati disponibili e i limiti del riconoscimento scientifico
A Medjugorje, a quarant'anni dalle prime presunte apparizioni della Madonna, non ci sono miracoli 'certificati'. Dei dieci casi di presunta guarigione miracolosa sottoposti alla Consulta medica della Congregazione delle Cause dei santi, solo cinque sono stati esaminati perché giudicati attendibili; di questi 4 casi sono stati effettivamente sottoposti ad un approfondimento perché ritenuti probabilmente inspiegabili.
Solo due casi poi sono stati discussi perché correlati e accompagnati da seria documentazione medica. Ma nessuno è da considerarsi inspiegabile scientificamente.
| Elemento esaminato | Dato riportato |
|---|---|
| Casi sottoposti alla Consulta medica | 10 |
| Casi esaminati perché ritenuti attendibili | 5 |
| Casi approfonditi perché probabilmente inspiegabili | 4 |
| Casi discussi con seria documentazione medica | 2 |
| Casi riconosciuti scientificamente inspiegabili | Nessuno |
| Guarigioni risultanti dall’archivio della Parrocchia di San Giacomo | 487 |
Tornando alla questione dei miracoli, dall'archivio della Parrocchia di San Giacomo di Medjugorje finora risultano 487 guarigioni in seguito a preghiere rivolte alla Madonna; 421 persone hanno trovato la propria vocazione, sacerdotale o religiosa; circa 150.000 sono i sacerdoti giunti a Medjugorje e, almeno, 25 milioni di credenti, nell'arco di tutti questi anni.
Questi numeri descrivono la dimensione del fenomeno religioso e delle testimonianze raccolte, ma non costituiscono da soli un riconoscimento scientifico delle guarigioni. La distinzione tra testimonianza, accertamento medico e dichiarazione ufficiale è essenziale per evitare di confondere la fede personale con una prova clinica.
Le remissioni spontanee dei tumori nella medicina
Guarigioni miracolose: un tema spigoloso, da prendere con le molle. Le regressioni tumorali spontanee sono tra gli eventi più rari e misteriosi in medicina, con solo alcune centinaia di casi in letteratura ben documentati, più spesso segnalate nel melanoma e nel tumore del rene.
Secondo Jedd D. Wolchok, oncologo al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, una remissione spontanea si deve “o a un intervento divino o al sistema immunitario”. Ed è più probabile che si debbano al secondo.
Una remissione spontanea non significa necessariamente che la medicina disponga già di una spiegazione completa per ogni singolo caso. Significa, piuttosto, che la malattia si riduce o scompare senza che l’evento possa essere attribuito con certezza a un trattamento efficace già noto. Per stabilire il significato clinico di una guarigione sono quindi indispensabili controlli prolungati e documentazione verificabile.
La storia di Dario: un tumore al cuore e due significati di “miracolo”
Il miracolo di Dario potrebbe essere letto come una delle tante guarigioni avvenute a Medjugorje. Ascoltando però la testimonianza dei genitori del piccolo di 9 anni, ci siamo trovati di fronte ad un doppio miracolo che ha coinvolto non solo il bimbo, ma tutta la sua famiglia.
La malattia di Dario è stata il mezzo che ha permesso la realizzazione del disegno divino di conversione dei suoi genitori. Dario ha solo 9 anni quando il suo piccolo cuore viene colpito da una rarissima forma di tumore.
Una diagnosi feroce, arrivata improvvisamente ed inattesa che ha gettato i genitori del piccolo nella più profonda disperazione. Quello che sembrava un problema respiratorio manifestatosi da poco nascondeva una realtà ben più amara.
La diagnosi e il viaggio a Medjugorje
Siamo nel mese di novembre del 2006 quando Alessandro, il papà di Dario, si rende conto che c’è qualcosa che non va stava. Stava correndo, come faceva spesso nei momenti di tempo libero, con il figlio quando Dario si arrestò di colpo cadendo in ginocchio a terra.
Respirava a fatica e quella che doveva esser una normale giornata di festa iniziò a prendere una piega ben diversa. La corsa in ospedale, i controlli ed il referto. Dario aveva un tumore di ben 5 centimetri all’interno del proprio cuore.
Un caso rarissimo di neoplasia, il diciannovesimo mai riscontrato fino a quel momento nel mondo. La sua complessità consisteva nel fatto che era praticamente impossibile diagnosticarlo in quanto generalmente non presenta sintomi.
Un tumore che, proprio per questo, porta spesso ad una morte improvvisa, senza preavviso. “Perché noi, perché a noi” furono le parole disperate della mamma Nora all’udire quella sentenza.
I genitori caddero così nella più nera disperazione. Alessandro, da sempre lontano dalla fede, esclamo: “Qui solo la Madonna ce lo può salvare”.
Qualche settimana dopo il referto medico, si presenta in casa di Alessandro e Nora un conoscente che afferma di non essere lì per commiserarli ma per sapere se erano disposti a pregare, ad andare a Medjugorje.
E così, insieme al piccolo Dario i tre partirono per quello sconosciuto paesino della Bosnia come fosse l’ultima spiaggia. Portarono Dario da Vicka che proprio in quei giorni aveva ricevuto un messaggio in cui veniva esortata dalla Madonna a pregare per i malati di tumore.
La veggente li accolse e fece una preghiera molto intensa su Dario e sui genitori. Attività cui la veggente non era nuova.
“Lì ho capito - racconta Alessandro - che Maria si sarebbe presa cura di noi. Salii così a piedi nudi il Podbrdo mentre Dario correva saltellando da una pietra all’altra”.
L’intervento negli Stati Uniti
Tornati a casa Nora ed Alessandro cercarono di riprendere la loro quotidianità pregando continuamente, ma sempre nel terrore che da un momento all’altro potesse accadere l’irreparabile, il tutto tenendo all’oscuro del male il piccolo Dario.
Interpellarono tanti specialisti anche tramite il Bambin Gesù di Roma. Fu così che arrivò una speranza. Negli Stati Uniti c’era la possibilità di intervenire.
Il costo da sostenere era di 400 mila euro. Una cifra improponibile che neanche vendendo la casa avrebbero potuto sostenere.
Quando fu il momento di scegliere il da farsi alcuni amici benefattori e soprattutto la Regione Sicilia coprirono l’80% della spesa, il resto venne coperto dalla stessa struttura dove si sarebbe tenuto l’intervento.
I tre partirono così verso gli USA. Il 20 giugno del 2006, dopo aver illustrato l’intervento ed aver spiegato che non sarebbe durato meno di 10 ore, l’equipe iniziò l’operazione.
Dopo neanche 4 ore il cardio-chirurgo entro nella saletta dove erano Alessandro e Nora li guardò sconcertato e disse:” Noi non sappiamo cosa sia successo ma non abbiamo trovato il tumore.
Le risonanze parlavano chiaro ed erano assolutamente esatte ma lì non c’è niente. Questa è una bellissima giornata non so dirvi altro”.
Nora e Alessandro non stavano nella pelle e ringraziarono la Madonna. Nora aggiunse: “il miracolo avvenuto a mio figlio è straordinario, ma forse ciò che la Madonna ha fatto con la nostra conversione è ancora più grande”.
Alessandro si recò di lì a poco nuovamente a Medjugorje per ringraziare la Gospa di tante grazie ricevute e per la nuova vita che era stata donata dalla Mamma Celeste a tutta la sua famiglia.
Arthur P. Boyle: la guarigione raccontata dopo una doppia diagnosi
La guarigione di Arthur P. Boyle, americano, ormai in fin di vita a causa di un tumore e dopo un’operazione risultata vana. Un miracolo che ha sconfitto non solo il tumore, ma ha cambiato radicalmente la vita di Boyle e dei suoi amici.
La guarigione di Arthur, infatti, avvenne nel 2000 riconducendolo a una fede autentica, vissuta fino a quel momento come un'abitudine domenicale senza alcuna incidenza sulla vita.
Arthur si sposa, infatti, con sua moglie Judy quando entrambi sono giovanissimi. Lui cattolico per tradizione è un uomo generosissimo, disposto al sacrificio, tanto da seguire lamoglie, profondamente religiosa, nel servizio in parrocchia, senza però aver mai coltivato «nessun rapporto personale con Dio».
La vita familiare procede normalmente finché non viene scossa dalla scoperta dell'autismo del secondogenito. Dopo l'inziale spaesamento, Arthur riesce a reagire e procedere con le sue forze, così come farà alla morte dell'ottavo figlio neonato nel 1986.
Ma, solo tre anni dopo, il padre di famiglia si ammala di carcinoma alle cellule renali. E il responso del medico è che «una cura non esiste».
L'unica possibilità è la via chirurgica. Di fronte all'ipotesi della scomparsa del marito persino Judy, con otto figli sulle spalle (nel frattempo era nato il nono), vacilla: «Anche per lei la preghiera sarebbe venuta dopo. Non subito. Non quella sera».
Eppure, di fronte alla diagnosi nefasta, resta l'unica cosa rimasta. La famiglia Boyle comincia quindi a pregare, chiedendo a tutti i parenti, gli amici e i conoscenti di fare altrettanto.
La prima operazione e la ricomparsa della malattia
Intanto Judy incontra un sacerdote carismatico con doni di guarigione particolari nella cui chiesa affollata di persone porta il marito, ormai quasi senza forze, ma che «per la prima volta in vita mia pregai con il cuore. Mi lasciai andare completamente e consegnai tutto il mio dolore a Dio. E in quel momento ebbi la sensazione di essere colpito».
La famiglia, gli amici vecchi e nuovi cominciano a partecipare alle Messe carismatiche: «Ci fu anche una veglia di preghiera per me, durata tutta la notte. mi rendevo conto che stava succedendo qualcosa di meraviglioso e che con l'aiuto di Dio avrei potuto sconfiggere il cancro».
Arthur si sottopone all’operazione chirurgica in cui i medici, contro ogni previsione, riescono ad estirpare tutto il tumore. Ma se la guarigione ha cambiato il decorso della malattia «non aveva cambiato me».
La vita di Arthur, infatti, continua esattamente come prima. Finché, otto mesi dopo, il cancro si ripresenta più minaccioso e riducendo a zero le speranze del malato che attribuisce a Dio il suo modo di pensare: «Perché mai avrebbe dovuto aiutarmi di nuovo?», si chiede Arthur dopo aver rimesso la fede in un angolo, nonostante la guarigione.
Ma sua moglie non molla e «ingaggiò di nuovo l'esercito dei guerrieri della preghiera». L'unica strada percorribile secondo i medici è quella di cercare di dare qualche mese di vita in più al paziente, tramite una seconda operazione che viene fissata per il 14 settembre (una data significativa allora sconosciuta ad Arthur).
Il pellegrinaggio e gli esami successivi
Nel frattempo, uno degli amici dell'uomo viene a sapere delle apparizioni a Medjugorje e gli propone un pellegrinaggio in Bosnia dieci giorni prima dell'intervento.
Disperato l'uomo accetta senza sapere bene dove sta andando e il 4 di settembre parte con l'amico e un conoscente, scoprendo che il 24 e 25 giugno del 1981, la Madonna apparve per la prima volta ai sei piccoli veggenti a cui «da allora ha continuato ad apparire».
La cosa che colpisce di più i tre uomini, abituati a vivere per il business, lo sport e la famiglia sono le decine di sacerdoti che celebrano Messa insieme, i venti confessionali pieni e con file di persone in attesa di perdono.
Dopo 15 anni Arthur, con i due amici, decide di confessarsi provando una grande gioia. La pace che trovano in questo luogo è sconosciuta, tanto che «il mio umore era alle stelle».
I racconti sulle persecuzioni dei veggenti durante il regime, sui messaggi della Madre di Dio e i fatti eccezionali legati alle apparizioni impressionano la fede borghese dei tre americani.
L'unica delusione è la partenza per Roma di Vicka, la veggente cui la Madonna ha dato il compito di pregare per i malati e che Arthur aveva sperato di incontrare.
L'uomo se ne fa presto una ragione, ma mentre è in un negozio a comprare rosari e medaglie, la veggente, che ha perso il volo, entra dalla porta e accetta di pregare su di lui.
Da qui i doni e i fatti eccezionali si susseguono: finché alla fine della via crucis sul monte Krizevac, dove la Madonna è apparsa più volte, i tre provano a pregare con il cuore.
E sebbene Arthur avesse sempre evitato di mostrarsi debole anche in privato, perché «non era virile,. per una volta manifestai la mia debolezza e mi umiliai. Mi inginocchiai nel fango ai piedi della croce. piansi disperatamente e supplicai il Padre celeste di avere pietà di me».
I tre uomini si trovano a pregare abbracciati in lacrime. E «fummo sopraffatti da una sensazione di pace».
Così, la vigilia della festa della Natività di Maria, dopo «aver sentito un intenso dolore al polmone, ero davvero convinto di essere stato guarito».
Arthur lo confessa al telefono alla moglie chiedendole di fissarle un esame diagnostico prima dell'operazione. Ma la risposta dell'oncologo è negativa: «Un tumore non scompare da un giorno all'altro».
Prima di ripartire i tre incontrano molte persone la cui esistenza è stata trasfigurata da Maria, fra cui Nancy (residente a Medjugorje dopo la conversione del marito Patrik), la quale afferma con certezza che il 14 settembre (data dell'operazione e la festa dell'esaltazione della Croce) «tu starai bene».
Intanto Judy chiede aiuto a un altro medico che al suo ritorno accetta di sottoporre Arthur a una tomografia. E il 12 settembre, festa del nome della vergine Maria, e l'esame rivela che il tumore «è sparito tutto».
Nonostante ciò l'oncologo di Arthur spiega alla tv americana che a meno di un miracolo il cancro sarebbe tornato. Dopo 16 anni l'uomo è in ottima forma.
La trasformazione spirituale dopo la guarigione
Da allora, però, la sua esistenza si è trasfigurata, perché a Medjugorje «avevo accettato di perdere la vita» riguadagnandola, per cui ora «faccio di tutto per introdurre la fede in ogni aspetto della vita».
Lo stesso è successo ai suoi amici, fino a cambiare il loro modo di condurre gli affari, di fare sport o di manifestare a tutti la propria fede. In questi anni i tre convertiti hanno condotto alla fede decine di persone.
In particolare Arthur e Judy guidano da 15 anni un gruppo di preghiera in cui sono avvenuti una serie di guarigioni fisiche e spirituali altrettanto incredibili.
Il significato di quanto accaduto per Arthur è la scoperta di una predilezione senza meriti, che Dio aveva da sempre nei suoi confronti, ma a cui non aveva mai prestato attenzione, accontentandosi di una vita tutto sommato dignitosa.
Senza però la sublime misericordia del Padre, quasi sconosciuto all'uomo contemporaneo. Motivo per cui Maria intercede così straordinariamente, affinché Dio gli mostri il Suo volto innamorato e onnipotente, a cui «si può e si deve chiedere tutto».
Joshua De Nicolò: la testimonianza di una famiglia pugliese
Alcune settimane fa, Joshua, un bambino di 33 mesi dopo tante cure e di chemio presso l’oncologico pediatrico di San Giovanni Rotondo, ha fatto ritorno a casa sua a Putignano.
I medici gli avevano dato poche speranze di vita forse questione di mesi, i genitori erano in preda a una disperazione nera. Amici e parenti, per il ritorno a casa del piccolo bambino, però per sdrammatizzare gli eventi, hanno organizzato una festa di “benvenuto”.
Una festa “triste”, sembrava l’ultimo addio a questo sfortunato bambino. I giorni sono passati e la vita quotidiana ha ripreso il suo cammino.
La scorsa settimana il telegiornale di RAI 3, ha dato la notizia che un bambino di Putignano aveva ricevuto una Grazia di guarigione dopo un pellegrinaggio a Medjugorje.
“Il bambino che a seguito del tumore non poteva camminare, giunto nel paesino della Bosnia, appena sceso dal pullman ha iniziato a correre con grande meraviglia dei genitori. - racconta il cronista - In seguito sono state eseguiti degli esami clinici che hanno evidenziato una riduzione della massa tumorale da 7,5 cm e 3 cm e la cicatrizzazione delle metastasi alle ossa.”
Un caso unico che ha fatto gridare al miracolo. Il bambino che ha ricevuto la “Grazia” dalla Madonna è Joshua De Nicolò, figlio di Manuel e della putignanese Elisabetta de Venere.
Il viaggio e la speranza ritrovata
La notizia giornalistica ha creato stupore e meraviglia tra tutti i cittadini che erano a conoscenza della “via crucis” di questo piccolo figlio di Dio, anche perché Manuel e Betta non sono dei cattolici praticanti, ma dei “Cristiani fai da te” che fino a ieri hanno seguito per tradizione la fede cristiana.
La famiglia De Nicolò nel suo viaggio a Medjugorje ha conosciuto il famoso giornalista Paolo Brosio ed ha incontrato la veggente Mirjana.
Ma come mai questa famiglia è andata in pellegrinaggio a Medjugorje, santuario mariano poco conosciuto ai “cristiani sbadati”?
“Dopo tante disavventure mediche e preso dalla disperazione avevo pensato di portare Joshua a Lourdes - racconta Manuel al Giornale di Putignano -. L’unico santuario Mariano che conoscevo.
Ma un giorno mentre ero a San Giovanni Rotondo, mi recai nella cripta di Padre Pio e in un momento di disperazione gli chiesi a muso duro: “Perché proprio a mio figlio? Dammi un segno per tornare a sperare”.
Dopo l’incontro con Padre Pio tornai all’ospedale e mentre camminavo per il corridoio del reparto si accese un totem di un computer dove mi apparve il viso della Madonna. E’ stato un flash che mi ha turbato.
Quando sono entrato in camera ho trovato mia moglie che mi ha raccontato che Joshua non voleva dormire e che grazie a delle canzoni mariane aveva trovato serenità e calma.
Ci informammo sulle musiche che avevano fatto riaddormentare nostro figlio. Erano canzoni dedicate alla Madonna di Medjugurie.
Non sapevamo neanche dell’esistenza di un paese chiamato Medjugorie. Ma la Madonna ci chiamava e ci ha dato un altro segno.
Tra le riviste sparse nella sala d’attesa dell’ospedale c’era uno speciale di “Oggi” in cui parlava della Madonna che era apparsa a 6 veggenti bosniaci nel 1981 e dei suoi miracoli di guarigione.
Dopo aver letto questo articolo abbiamo deciso di partire immediatamente. I medici ci sconsigliavo questo viaggio perché Joshua aveva le piastrine sanguigne molto basse (5.000), ma noi eravamo fortemente decisi.
Il giorno che siamo partiti misteriosamente le piastrine di nostro figlio sono arrivate a 160.000.”
Ad ascoltare il racconto di Manuel, mi rendo conto che la Madonna di Medjugorje aveva già fatto un altro grande miracolo. Aveva ridato la speranza e la gioia di non essere più soli nella disgrazia a questi due genitori.
La diagnosi e l’intervento previsto
“Il 17 novembre Joshua, si recherà a Firenze per sottoporsi a un difficile intervento chirurgico per togliere il “neuroblastoma mediastinico tra il cuore e i polmoni, con infiltrazione midollare e metastasi scheletriche”.
Una operazione difficilissima che i medici di San Giovanni Rotondo o di Milano non hanno voluto effettuare.
Anche questo evento, racconta Manuel, è nato da un segno ricevuto dalla Madonna, infatti: “Avevo perso la speranza di poter operare mio figlio, ma un giorno mi sono recato a Canosa.
Ho avuto problemi ad una gomma dell’auto e sono andato da un gommista. Mentre ero in attesa della riparazione si è avvicinato un uomo che non avevo mai visto prima in vita mia e mi ha detto: “Come sta Joshua?”.
Gli ho spiegato che non trovavo dei medici disposti ad operarlo. L’uomo mi ha detto di seguirlo e mi ha presentato una signora a cui ha raccontato la mia storia.
La donna, che aveva vissuto una storia simile con suo fratello di 17 anni, ci ha consigliato di rivolgerci all’ospedale di Firenze.
E mi ha ringraziato per avergli dato la possibilità di sciogliere il voto che aveva fatto alla Madonna di aiutare altre persone che si trovano nelle sue stesse difficoltà”.
Manuel e Betta sono fiduciosi che tutto andrà bene perché la Madonna li protegge… “Il buon Dio sa di cosa abbiamo bisogno e sa ascoltare”.
Colleen Willard e altre testimonianze di guarigione
L’ americana Colleen Willard: “Sono guarita a Medjugorje”. Colleen Willard è sposata già da 35 anni ed è madre di tre figli adulti.
Non molto tempo fa, col marito John, è nuovamente venuta in pellegrinaggio a Medjugorje ed in questa occasione ci ha raccontato come è guarita da un tumore al cervello, che i medici avevano assodato come impossibile da operare.
La testimonianza viene presentata come esperienza personale di guarigione, ma nel materiale disponibile non sono riportati elementi sufficienti per considerarla un caso scientificamente riconosciuto o dichiarato inspiegabile da una commissione medica.
Il caso di Palomonte
A Palomonte si grida al miracolo dopo una guarigione prodigiosa. Operato per un tumore, i medici hanno riscontrato che il carcinoma era scomparso.
La sera prima il fratello dell'uomo, un 50enne, gli aveva portato un fazzoletto bagnato da Medjugorje, e ora il parroco invita la comunità a ringraziare la Madonna.
Anche in questo caso il racconto esprime l’interpretazione religiosa della famiglia e della comunità, mentre non vengono riportati dati clinici completi tali da permettere una valutazione scientifica autonoma.
Antonello De Giorgio: fede, famiglia e malattia
La fede è più forte della malattia e Dio è sempre accanto ad ognuno di noi. Antonello De Giorgio racconta la sua incredibile esperienza di vita.
Un tumore maligno gli era stato diagnosticato nel 2008. Ma Antonello De Giorgio non ha perso le speranze e si è rivolto in preghiera alla Vergine Maria.
La diagnosi di linfoma di Hodgkin
Uno squillo di cellulare durante una riunione e l’arrivo di una notizia che non ti aspetti: “Il medico aveva letto e consultato le mie analisi: un linfoma, mi era stato diagnosticato il Linfoma di Hodgkin.
Sapevo che da quel giorno, niente più sarebbe stato come prima”. Con queste parole ha inizio il racconto di Antonello, direttore di banca di Varese, sposato con due figlie.
“La malattia mi ha rivoltato la vita! Ma in modo del tutto inaspettato l’ho affrontata con tranquillità. Solo grazie alla fede che mi ha dato la forza di superare lo smarrimento iniziale.
E in quel momento la presenza di Dio si è manifestata in me con tutta la sua forza” - racconta in un’intervista.
Le terapie e il pellegrinaggio
E’ l’inizio delle chemioterapie e delle radioterapie: “Ma mi sentivo assolutamente normale, continuavo a lavorare e a giocare a pallacanestro.
Mi sono reso conto che erano gli occhi delle altre persone a farmi sentire malato” - continua Antonello.
Da qui, la voglia e la necessità di scrivere un libro per raccontare e condividere con altri un’esperienza tanto particolare: “Qui ho descritto la mia esperienza, il mio viaggio a Medjugorje e il mio modo di affrontare la malattia.
Secondo me un tumore si può sconfiggere grazie a quelle che chiamo le 3 effe: fede, famiglia e follia”.
Il suo libro dal titolo emblematico, “Non sono ancora una foto sopra una lapide!”, è una vera e propria testimonianza: “Non avrei mai pensato di rimettermi a scrivere […]
Ho incontrato molte persone bisognose di un sorriso o di un messaggio di speranza. Così ho deciso di raccogliere 7 aneddoti che ripercorrono la mia esperienza per farli conoscere.
La malattia non mi ha ancora sconfitto. Continuo a fare controlli in ospedale, ma senza rinunciare a una vita normale” - ha dichiarato, con gioia, Antonello.
L’incontro con Maria a Medjugorje ha completamente stravolto la sua vita. Un segno indelebile, una nuova vita che ha inizio, la fede che mai ti abbandona, anche quando tutto intorno a te sembra impossibile.
Emilia: il miracolo della pace di fronte alla malattia
La testimonianza di Emilia non riguarda la guarigione da un tumore, ma aiuta a comprendere un altro significato attribuito al miracolo di Medjugorje: la trasformazione interiore e la pace raggiunta durante una malattia grave.
18 anni fa mi hanno diagnosticato questa malattia, una malattia dei muscoli. Lì ho chiuso Dio in una scatola e ho buttato via la chiave; ho perso la fede, non ci credevo più, perché la giovinezza non me la immaginavo su una sedia a rotelle.
Pensavo che la gioia stesse nel fare tante cose, nell’essere libera. Ho conosciuto la Comunità Cenacolo qui a Medjugorje; guardavo il recital dei ragazzi alla sera.
Mi hanno toccato tanto perché anche se non capivo la lingua, non capivo niente, solo guardandoli negli occhi capivo che hanno la fede.
Allora sono venuta a Medjugorje per chiedere la guarigione alla Madonna, perché pensavo che poi sarò felice se lei mi guarirà.
E la guarigione non arrivava: il primo anno, il secondo, il terzo che venivo a Medjugorje. La terza volta che sono venuta qui ho proprio sentito nel cuore qualcosa che mi diceva: Emilia, cambia vita! Comincia a pregare!
Io pensavo che la preghiera fosse solo per le suore, per i sacerdoti. Invece qui ho scoperto che non è vero: la preghiera serve.
Quando ho cominciato a pregare, quando ho cominciato ad accettare la malattia, veramente ho cominciato a respirare, a stare bene.
Perché non ci sono tre strade, ce ne sono solo due: o l’accetti e vivi nella pace, oppure vivi nella rabbia e ti riempi di tanti Perché?, perdi tempo.
Da quando ho cominciato ad accettare quello che mi stava succedendo, il fatto anche di perdere le forze fisiche, ho cominciato ad avere più pace nel cuore.
La “prima medicina”: il sorriso
La prima volta che ho incontrato Madre Elvira qui a Medjugorje, mi ricordo che mi ha guardata negli occhi e mi ha chiesto: Sei malata? E io le ho detto: Sì.
Allora lei mi ha detto: Ricòrdati: la prima medicina di cui hai bisogno è il sorriso! E aveva proprio ragione perché non sorridevo.
E ho cominciato a prendere quella medicina e mi ha fatto tanto bene. Vorrei tanto lanciare un messaggio a qualcuno che ha una malattia.
Perché è vero: siete giovani, però può anche arrivare, una malattia. Anche io non pensavo di essere malata, a trenta anni su una sedia di rotelle.
Allora vorrei dirvi che non ha l’ultima parola, la malattia. Anche se c’è un tumore, non importa: l’importante è accoglierlo e viverlo finché Dio vuole, come vuole Lui.
Il miracolo della pace
Io ho un grazie speciale nel cuore per la Madonna perché tanti anni fa, quando venivo qui, chiedevo la guarigione con tanta ansia; adesso vedo che ho tanta pace nel cuore.
Io chiedo sempre la guarigione, però con tanta pace, nella volontà di Dio. Sono contenta di aver trovato la fede grazie alla Comunità, a Madre Elvira, alle ragazze che vivono con me.
Perché ogni volta che vivevo un momento difficile mi dicevano: Vai in cappella, vai da Gesù e dillo a Lui. E questo mi ha aiutato, mi ha costruito la fede dentro e anche la forza di combattere.
Sento che mia madre mi ha dato la vita, mi ha partorito e la ringrazio per questo. Però poi c’è di più.
Perché sento che la Madonna mi partorisce, mi genera ogni giorno attraverso la Comunità.
A proposito della fede, un’ultima cosa che ho vissuto forte è stato il momento in cui ho smesso di camminare. Quando sono entrata in Comunità camminavo ancora; non volevo saperne della sedia a rotelle, non ci pensavo, non l’accettavo, ero arrabbiata.
E avevo sempre paura di quel giorno, quando arriverà. Però riconosco che avevo più paura di tornare nella depressione, di perdere la fede, più che del fatto di perdere le gambe.
Perché dicevo: Va bene, se non cammini più lo dovrai accettare, ma se sei senza fede, cosa fai?
Però Dio ha provveduto anche a questo: perché pregando, chiedendo la pace per quel giorno quando arriverà, quando quel giorno è arrivato ho provato tanta, tanta pace nel cuore.
Questo per me è stato il miracolo più grande, più grande che alzarsi da una sedia rotelle e cominciare a camminare!
Quindi ringrazio tanto la Madonna e la Comunità, Madre Elvira e tutte le persone che hanno creduto in me, che ce la posso fare. Perché mi sento bene, sto bene e sono felice. Grazie!
Altre esperienze riferite a guarigioni e fenomeni insoliti
Alla messa ho ricominciato a sentire le voci. Miracolo a Medjugorje? Domenico Mascheri, 87 anni, riusciva a udire solo grazie a due protesi auricolari, ma ora non le usa più.
«Non le chiedo di guarire ma di essermi vicina» Malattia, speranza, fede: «Ero scettica, poi ho visto e sentito e ora è tutto diverso».
Testimonianza di Christiane Claessens, accompagnatrice di pellegrinaggi di Lausanna, Svizzera. Christiane Claessens, la prima testimone della guarigione della svizzera Joëlle Beuret-Devanthéry a Medjugorje nell’Ottobre 2010, descrive il pellegrinaggio e gli eventi.
Padre Jozo Zovko: La guarigione del cieco. Mi ricordo dell'uomo cieco, di nome Jozo, che riguardo a quanto accadeva non aveva alcuna difficoltà, non aveva alcuna domanda da porre.
Lui ha creduto subito. Essendo cieco, ha detto alla sua nipotina: Portami qualcosa dal posto dove appare la Madonna.
La bambina, una piccolina di appena sei anni, gli dice: Nonno, sulla collina non c'è niente. Ma tu troverai qualcosa, insiste il nonno.
La guarigione di Vicka e il suo carisma:insegnare a soffrire con amore. Padre Slavko nelle istruzioni ai pellegrini italiani del tempo natalizio ha ripetuto quanto segue sulla guarigione di Vicka.
DOVE ARRIVA L’AMORE APPRESO ALLA SCUOLA DI MARIA. Marija Pavlovic dona un rene al fratello che aveva poche speranze di vita.
Miracoli a Medjugorje. Fin dall'inizio, le apparizioni di Medjugorje sono state accompagnate da molti fenomeni insoliti, sia in cielo che a terra, specialmente da guarigioni miracolose.
Io stesso ho visto l'insolita danza del sole insieme a un centinaio di pellegrini. Questa manifestazione era così insolita e ovvia, che tutti senza eccezione l'hanno classificata come un miracolo.
Nessuno dei presenti è stato indifferente e me ne sono convinto facendo delle domande ai presenti. La gioia, le lacrime e le loro asserzioni lo hanno confermato.
Dalle loro parole si potrebbe vedere che essi hanno capito quella manifestazione come una conferma dell'autenticità delle apparizioni e un incentivo a rispondere ai messaggi di Medjugorje, accettandoli.
Come leggere con prudenza le testimonianze
Le storie di Dario, Arthur Boyle, Joshua De Nicolò, Colleen Willard, Antonello De Giorgio ed Emilia mostrano che la parola “miracolo” viene usata in modi diversi. Può indicare una guarigione fisica ritenuta inspiegabile, una remissione osservata dopo le cure, un miglioramento inatteso, la ripresa della speranza o una conversione religiosa.
Queste esperienze non devono essere contrapposte automaticamente alla medicina. Nei racconti di malattia, la fede può accompagnare le cure, sostenere il malato e aiutare la famiglia ad affrontare paura, dolore e incertezza. Al tempo stesso, una preghiera o un pellegrinaggio non possono essere presentati come sostituti delle diagnosi, delle terapie e dei controlli oncologici.
Il cancro affligge il nostro modo di vivere, ma - come dice il medico oncologo ad Arletty - “c’è sempre la possibilità di un miracolo”. Anche fuori dalla malattia, ma che tocca e riguarda comunque anche quest’ultima, poiché ne va della ricca e complessa alchimia dei rapporti umani.
Per una valutazione rigorosa occorre distinguere il racconto del paziente, la testimonianza dei familiari, la documentazione sanitaria, il giudizio degli specialisti e il riconoscimento ufficiale di un’autorità medica o ecclesiastica. Nel caso di Medjugorje, le testimonianze sono numerose e significative per chi le vive, ma i dati disponibili non attestano guarigioni tumorali dichiarate scientificamente inspiegabili.
