Martin Lutero: vita, idee e cittadinanza nella Riforma protestante

Martin Lutero fu il monaco e teologo tedesco che diede avvio alla Riforma protestante, contestando la vendita delle indulgenze, il ruolo del papato e la mediazione obbligatoria del clero tra l’uomo e Dio. La sua protesta trasformò la vita religiosa dell’Europa e contribuì alla nascita della Chiesa evangelica luterana.

La “cittadinanza” di Martin Lutero era tedesca: nacque a Eisleben, in Turingia, nel 1483, appartenente al Sacro Romano Impero. La sua vicenda personale si intrecciò con il forte malcontento politico e sociale della Germania verso Roma, con la protezione dei principi tedeschi e con la successiva divisione religiosa dell’Europa.

Chi era Martin Lutero

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, in Turingia, da Margarete e Hans Luder. Dopo l’infanzia passata a Mansfeld, Magdeburg (1497/8) e Eisenach, Martin Lutero comincia i suoi studi alla famosa università di Erfurt.

Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza. Nel 1505 Lutero diventa monaco, entrando nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt dopo essersi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e contro la volontà del padre, che lo aveva spinto a questo studio per assicurargli una buona carriera.

Martin Lutero era nato in Sassonia nel 1483 ed era diventato monaco nell’ordine degli agostiniani. Ordinato sacerdote nel 1507, studiò teologia a Wittenberg, dove si laureò e cominciò l’insegnamento delle Sacre Scritture.

Martin Lutero era un monaco tedesco che nella prima metà del 16° secolo, a cavallo tra il Medioevo e l’età moderna, mise in moto un grande processo religioso e culturale, poi chiamato Riforma protestante.

La formazione religiosa e intellettuale

Nel 1507 Martin Lutero è ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della teologia. Nel 1512 Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg.

Nel 1514 Lutero ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina (Stadtkirche). Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia.

Lutero era nato a Eisleben, in Turingia, nel 1483 e apparteneva all’ordine degli agostiniani eremiti. Egli non aveva all’origine nessun proposito o programma riformatore, era semplicemente un monaco dedito ai suoi doveri religiosi e professionali: laureatosi in scienze bibliche nel 1512, insegnò per tutta la vita Sacra Scrittura nella neonata università di Wittenberg.

Il giovane frate, infatti, era un animo tormentato, si interrogava su temi come la fede, il rapporto con Dio, la salvezza, il bene e il male. Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia.

La situazione della Chiesa e la ricerca di una nuova spiritualità

Durante il Trecento e il Quattrocento la Chiesa di Roma aveva acquisito potere politico e temporale, ma si era allontanata dai valori morali e religiosi che predicava. Per questo motivo nacquero movimenti che invocavano una riforma della Chiesa che la riportasse alla purezza e alla povertà delle origini.

In molti casi questi movimenti chiedevano la traduzione della Bibbia in volgare, in modo che potesse essere compresa da tutti e che consentisse ai fedeli una lettura diretta dei testi sacri. La Riforma è stata, sotto molti profili, un vasto movimento di emancipazione religiosa e culturale, e quindi molto di più di una semplice riforma.

In Germania si diceva non a caso “Roma veduta, fede perduta” e Lutero ne ebbe la conferma visitando la città tra il 1511 e il 1512. “Se esiste l’inferno, Roma ci sta sopra”, scrisse nel suo breviario anni dopo esprimendo il suo dolore di credente, ma anche la sua rabbia di figlio della Germania che vedeva tante ricchezze del suo Paese finire a Roma per finanziare il lusso della corte papale.

La vendita delle indulgenze

Secondo la Chiesa, il papa poteva concedere ai fedeli il perdono per i loro peccati attraverso le lettere d’indulgenza. Queste lettere erano oggetto di compravendita: la Chiesa le vendeva, attraverso i propri incaricati, e i fedeli le acquistavano.

In terra tedesca la Chiesa di Roma aveva infatti immense proprietà terriere e dai contadini di quelle lande riceveva la decima, cioè la decima parte del loro reddito. Inoltre, in quello scorcio iniziale di XVI secolo, si aggiunse la vendita delle indulgenze, una pratica antica che prevedeva che il fedele pagasse una somma di denaro perché la Chiesa cancellasse i suoi peccati davanti a Dio.

Nel 1514 papa Leone X aveva concesso l’indulgenza plenaria (cioè il perdono da tutti i peccati) a ogni fedele che avesse fatto un’offerta per la costruzione della basilica di San Pietro a Roma. Nel 1517 Leone X concesse l’indulgenza plenaria a tutti coloro che si pentivano e pagavano un obolo a San Pietro.

Nel 1517 era in corso una grande commercio di indulgenze per finanziare la costruzione della Basilica di San Pietro e i sacerdoti non si facevano scrupoli di usare spregiudicati slogan propagandistici per aumentare le vendite. Nel 1517 lo slogan più diffuso in Germania era “appena una moneta gettata nella cassetta delle elemosine tintinna, un’anima se ne vola via dal Purgatorio”.

Quello spettacolo della fede ridotta a compravendita convinse Lutero ancora di più che “è meglio donare un centesimo al proprio prossimo che costruire a san Pietro una chiesa tutta d’oro; la prima cosa infatti è comandata da Dio, la seconda no”. Lutero trovava inammissibile che il perdono potesse essere garantito da un obolo.

Non si poteva comperare la salvezza che si riusciva a raggiungere solo con la fede, la grazia di Dio e la conoscenza. Non servivano opere pie, devozioni, mortificazioni della carne e neppure il papa poteva rimettere i peccati.

Le 95 tesi del 1517

Il 31 ottobre 1517 Lutero rese pubbliche le sue idee in 95 tesi con le quali metteva in discussione e condannava la vendita di indulgenze. Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante.

Secondo la tradizione Lutero affisse le tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, dando l’avvio con quel gesto alla Riforma protestante. In genere si afferma che Lutero affisse le tesi al portone della chiesa di Wittenberg, ma l’evento non è storicamente accertato e forse Lutero divulgò le tesi in altro modo.

Il suo voleva essere un invito alla discussione teologica come si usava nelle università dell’epoca. Si sviluppò invece un incendio inatteso.

Nella prima delle 95 tesi Lutero mette subito in chiaro il punto di vista dell’autore, affermando che tutta la vita dei fedeli deve essere segnata dalla penitenza. Poi passa all’attacco del papa, che non può “rimettere alcuna pena” (tesi 5) e meno che mai farlo per procurarsi denaro (tesi 50).

Solo Dio è in grado di cancellare le colpe (tesi 76) e chiunque si ritenga “sicuro della propria salvezza sulla base delle lettere d’indulgenza” deve essere condannato in eterno (tesi 32). Le critiche di Lutero si indirizzavano soprattutto contro la vendita delle indulgenze, cioè la vendita per denaro della salvezza dell’anima nell’Aldilà.

Lutero, con le 95 tesi, intendeva protestare conto il malcostume e guadagnò il sostegno di alcuni settori della popolazione tedesca. Le 95 tesi ebbero una diffusione velocissima grazie alla traduzione dal latino in tedesco e alla stampa, che le fece conoscere anche negli ambienti popolari.

Martin Lutero e le 95 tesi a Wittenberg

La dottrina della giustificazione per fede

Per Lutero la sola possibilità di salvezza per il credente consisteva nella fede in Dio (principio della “sola fede”), l’unico a poter perdonare i peccati in nome del sacrificio di Cristo. La fede stessa era da ritenere non un merito dell’individuo, ma una grazia donata da Dio (principio della “sola grazia”).

Dunque, il credente non poteva fare altro che abbandonarsi alla misericordia di Dio. Fu questo il fondamento dottrinale della “giustificazione per fede” (giustificazione nel senso di rendere giusto).

Studiando a fondo la Bibbia e scavando nel suo messaggio Lutero scoprì quello che chiamò «l’Evangelo», cioè l’annunzio della grazia di Dio immeritata e incondizionata per l’uomo peccatore (ogni uomo lo è).

Dio è giusto - dice la Bibbia - non nel senso che fa giustizia (premia cioè i buoni e punisce i cattivi), ma nel senso che dà la giustizia a chi non l’ha (rende cioè giusti i peccatori), per poter fare misericordia a tutti. Questo messaggio, in sé molto semplice, liberò tante coscienze tormentate dall’idea del loro peccato e inquiete circa il loro destino eterno.

I quattro principi fondamentali

Sul piano dottrinale, il pensiero di Lutero può essere riassunto così: primato della Sacra Scrittura sulla tradizione e sul magistero ecclesiastico (sola Scriptura: la fede e la vita della Chiesa devono essere conformi al messaggio biblico); primato della grazia sul merito (sola gratia: la salvezza non dipende dai nostri sforzi morali o dalle nostre prestazioni religiose, ma è dono gratuito di Dio).

Primato della fede sulle opere (sola fides: la salvezza è «per fede soltanto» nel senso che le opere sono, sì, fondamentali - «la fede è operaia» diceva Lutero - ma per aiutare il prossimo, non per salvare chi le compie); centralità di Gesù Cristo nella vita del cristiano (solus Christus: è lui l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, e quindi l’unico nome che la fede invoca).

Da queste premesse Lutero arrivava a una conseguenza rivoluzionaria: la Chiesa non aveva nessun potere di intermediazione tra l’uomo e Dio, né poteva distribuire in nome di Dio il perdono e la grazia. La Chiesa del tempo non accolse il suo discorso soprattutto perché, liberando le coscienze dal peso del peccato grazie al perdono divino gratuito per sola fede, Lutero sottraeva i credenti al controllo esercitato dall’istituzione ecclesiastica attraverso il confessionale.

La sola Scrittura e il libero esame

Lutero sostenne che il pontefice non poteva ritenersi superiore alle Sacre Scritture (la Bibbia) essendo la “sola Scrittura”, cioè la parola di Dio, l’unica vera guida per il credente e unica fonte di verità.

Inoltre affermò che tutti i fedeli erano sacerdoti in quanto battezzati e dunque non c’era alcuna distinzione fra laici e clero; si realizzava così il sacerdozio universale. Con la dottrina del sacerdozio universale dei credenti, secondo la quale tutti i cristiani sono sacerdoti in virtù del battesimo, Lutero emancipava i laici dalla subordinazione al clero e li rendeva protagonisti della vita cristiana nella dimensione pubblica.

Di conseguenza cadeva ogni mediazione del clero anche nella lettura e nell’interpretazione della Bibbia: ogni cristiano poteva entrare in contatto diretto con la parola di Dio senza le interpretazioni dei teologi e del clero. Da questo derivava anche il principio del libero esame: ciascun fedele doveva leggere di persona i testi sacri, e non lasciare spiegarseli dai preti.

Lutero stesso si impegnò a tradurre in tedesco la Bibbia affinché tutti potessero capirla. La traduzione della Bibbia largamente utilizzata ancora oggi è ritenuta pietra miliare nella storia della lingua tedesca.

La stampa e la diffusione delle idee luterane

Il pensiero di Lutero era un vero e proprio attacco alla dottrina e alla funzione della Chiesa, oltre che al ruolo del papato. La stampa, esistente da pochi decenni, permise a Lutero di diffondere i suoi scritti e ne influenzò la dottrina, rendendo possibile il principio del libero esame.

Nel giro di pochi mesi le 95 tesi furono tradotte, stampate, diffuse anche tra i digiuni di latino. Le 95 tesi ebbero una diffusione velocissima grazie alla traduzione dal latino in tedesco e alla stampa, che le fece conoscere anche negli ambienti popolari.

Le opinioni di Lutero si propagarono in brevissimo tempo al di fuori degli ambienti conventuali e universitari. Le sue idee portarono a profonde trasformazioni nella Chiesa e nella società.

La reazione di Roma e la scomunica

La Chiesa in un primo momento sottovalutò la portata delle affermazioni di Lutero, ma nel 1520 minacciò la scomunica. Alla corte rinascimentale di papa Leone X, la protesta di Lutero fu inizialmente trascurata e letta come una delle tante liti tra ordini religiosi tedeschi.

Con la bolla Exsurge Domine il papa condannava al rogo gli scritti di Lutero e gli chiedeva di ritrattare le sue affermazioni. Nel 1520 venne emanata una bolla contro il monaco ribelle che suonava già minacciosa: “Sorgi, Signore, e giudica la tua causa, un cinghiale ha invaso la tua vigna”, diceva l’incipit.

Lutero non ritrattò ma sviluppò il suo pensiero muovendo altre accuse alla Chiesa di Roma attraverso la pubblicazione di quattro opere, che grazie alla stampa ebbero una straordinaria diffusione. Nel 1520 Lutero scrive tre opere fondamentali della Riforma: “Ai nobili cristiani della nazione tedesca”, “Della cattività babilonese della chiesa” e “Della libertà del cristiano”.

Forte di un’opinione pubblica favorevole, il 10 dicembre del 1520 nella piazza di Wittenberg, Lutero ratificò la sua rottura con Roma bruciando la bolla papale. La scomunica giunse a gennaio del 1521.

Lutero bruciò pubblicamente a Wittenberg la bolla con la quale il papa gli ingiungeva la ritrattazione. Leone X procedette perciò alla scomunica e il conflitto divenne insanabile.

Federico il Saggio e la protezione politica

Ma il monaco di Wittenberg aveva la protezione del principe di Sassonia Federico il Saggio che, pur non avendo abbracciato la dottrina luterana, voleva ribadire - sia nei confronti del papa sia dell’imperatore - che solo lui aveva potere su un suo suddito.

Federico e altri principi, infatti, avevano compreso che a mano a mano che le idee luterane si diffondevano in terra tedesca, si indeboliva anche l’autorità della Chiesa e dei suoi vescovi a tutto loro vantaggio.

La scomunica e il bando furono il primo passo, decisivo, verso la rottura dell’unità della Chiesa d’Occidente, ma non poterono impedire alla Riforma di farsi strada tanto fra il popolo quanto fra teologi e uomini di governo.

La dieta di Worms e il rifiuto di ritrattare

Carlo V, nonostante il movimento luterano indebolisse la sua autorità nei territori dell’Impero, non voleva compromettere le sue relazioni con i principi tedeschi e assunse un atteggiamento prudente. Convocò Lutero alla dieta di Worms per essere ascoltato e giudicato da un tribunale imperiale.

Lutero, munito di un salvacondotto che lo tutelava dall’arresto, si presentò e riaffermò le proprie dottrine, senza ritrattarle come gli veniva chiesto dalle autorità romane e dall’imperatore.

Nel gennaio Lutero è scomunicato. Nell’aprile l’imperatore Carlo V invita Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo.

L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto. Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero risponde di no, a meno che non dimostrino che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato e termina il suo intervento con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen”.

Di fronte a questo rifiuto, Carlo V, con l’editto di Worms (1521), mise Lutero al bando dall’Impero e autorizzò chiunque lo trovasse a fare giustizia. Dopo la scomunica Lutero abbandonò la vita monastica, avendo maturato la convinzione che il cristiano deve vivere la sua vocazione nella società e non in convento.

La Wartburg e la traduzione della Bibbia

Ma Federico il Saggio, per proteggere il suo suddito, lo fece rapire e lo portò al sicuro nella fortezza della Wartburg. Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg.

Lì, sotto la protezione del principe, Lutero tradusse in tedesco il Nuovo Testamento. Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca.

Frutto dell’insegnamento sono i suoi commenti ai libri della Bibbia, ai quali bisogna affiancare la sua traduzione della Bibbia largamente utilizzata ancora oggi e ritenuta pietra miliare nella storia della lingua tedesca.

Castello della Wartburg e traduzione biblica

La struttura della Chiesa luterana

Lutero capì presto che, dopo aver smantellato le strutture della Chiesa cattolica, occorreva creare nuovi organismi che dessero origine a delle istituzioni salde e che evitassero forme di protesta incontrollate.

Sul piano religioso i luterani presero delle decisioni importanti: venne abolita la figura del sacerdote come ministro del culto, sostituita dal pastore, non più obbligato al celibato e non più consacrato; la parrocchia restò la struttura di base nel territorio.

I beni ecclesiastici confiscati passarono nelle mani degli organismi statali, a cui spettò anche stabilire le norme in ambito ecclesiastico. Sul piano politico furono i principi a diventare i capi politici della Riforma, compiendo definitivamente l’alleanza fra il potere politico e la nuova fede.

Con la definitiva scissione dalla Chiesa cattolica era ormai nata la Chiesa protestante, sottoposta di fatto al potere laico a cui lo stesso Lutero aveva delegato la funzione di controllo e vigilanza sulla vita delle Chiese luterane.

Da questo messaggio nacque un nuovo modello di Chiesa cristiana, senza papa e, in larga misura, senza vescovi, quindi non più gerarchica ma assembleare, non più piramidale ma comunitaria, con una pietà essenziale centrata sulla lettura biblica e sulla preghiera, e un forte impegno a servire Dio nel mondo.

La vita familiare e l’attività di Lutero

Nel 1525 sposò una ex suora, Caterina von Bora, da cui ebbe sei figli. Ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli dei amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora.

Per Lutero è un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos. Certamente il matrimonio cambia la vita di Martin Lutero.

Il monaco e riformatore diventa padre di famiglia: nascono sei figli. Del resto Katharina von Bora è un grande sostegno per Martin Lutero che non è un tipo molto pratico: essa si occupa della casa e amministra il patrimonio.

La vita di Lutero si svolse da allora lungo tre direttrici: l’insegnamento universitario, l’attività pastorale, l’elaborazione teologica. Come pastore, Lutero ha predicato tutta la vita, ha scritto il Piccolo e il Grande catechismo (1529), decisivi per iniziare il popolo riformato alla conoscenza dei testi biblici ed evangelici.

Ha preparato una nuova liturgia (La Messa tedesca, 1526) e composto molti inni per il culto; egli, infatti, amava molto la musica, come pure l’arte e la natura. Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale.

La rivolta dei cavalieri

La ribellione religiosa di Martin Lutero faceva leva sui forti sentimenti nazionalistici e sul malcontento che da tempo si stava diffondendo in Germania contro la Chiesa di Roma.

Alcuni ambienti di credenti e intellettuali, religiosi e laici, reclamavano una Chiesa libera dalla mondanità e dal potere politico; i grandi signori feudali, preoccupati per il denaro che dalle loro terre prendeva la via di Roma, volevano accaparrarsi le terre di proprietà della Chiesa.

Il mondo contadino subiva lo sfruttamento congiunto dei signori feudali, grandi e piccoli, e della Chiesa attraverso l’imposizione di vari tributi; la bassa nobiltà, sempre più emarginata dalla realtà politica dell’Impero e ridotta quasi in povertà, trovava nell’attacco alla Chiesa l’occasione di una rivalsa economica.

Si era quindi creata una sorta di alleanza contro lo stesso nemico, che accomunava insieme forze sociali differenti e in conflitto tra loro, ma legate da un comune senso di appartenenza alla nazione germanica.

Entusiasti delle idee del movimento protestante, i primi a ribellarsi furono i cavalieri della piccola nobiltà, che volevano realizzare un rinnovamento in nome di un nascente sentimento nazionale, incentrato soprattutto sull’odio contro la Chiesa romana.

Quando però i cavalieri decisero di attaccare il potente arcivescovo di Treviri, grande elettore imperiale, i principi dell’alta nobiltà si coalizzarono e costrinsero i cavalieri nei loro castelli, obbligandoli alla resa (1523).

La rivolta dei contadini e Thomas Müntzer

Nel 1524 scoppiarono le ribellioni dei contadini che scossero la Germania da nord a sud. Le idee luterane ispirarono effettivamente alcune parole d’ordine dei contadini, anche se non possono esserne ritenute la causa diretta.

La guida di questo enorme movimento fu assunta da un predicatore, Thomas Müntzer, che propugnava cambiamenti radicali e l’instaurazione di un regno di uguaglianza e di collettivizzazione della proprietà.

I contadini elaborarono un programma comune chiedendo la riduzione delle tasse e delle corvées dovute ai signori, l’abolizione della servitù della gleba, la restituzione delle terre comuni espropriate, il diritto di eleggere il pastore della propria comunità.

Sotto la guida di Müntzer la rivolta prese una piega radicale. Le idee dei contadini rappresentavano un sovvertimento inaccettabile non solo per i principi tedeschi, ma anche per Lutero, la cui fede liberatrice non concepiva il sovvertimento dell’ordine sociale né la rivolta al potere secolare.

La repressione del 1525

Di fronte a un tale pericolo, principi e signori (protestanti e cattolici) si unirono per reprimere la rivolta. I ribelli furono sconfitti a Frankenhausen nel maggio del 1525 e decine di migliaia di contadini vennero uccisi al pari dello stesso Müntzer.

Per il timore di essere indicato come il responsabile delle rivolte, Lutero intervenne in modo deciso incitando i principi a sterminare i contadini ribelli. Lutero scelse dunque di stare dalla parte dei nobili che di fatto costituivano gli alleati più sicuri in difesa della sua dottrina.

Rivendicavano maggiori libertà, più diritti e meno vincoli nei confronti dei signori ma rappresentavano un sovvertimento inaccettabile non solo per i principi tedeschi, ma anche per Lutero. Furono oltre centomila i contadini massacrati nella repressione principesca e Müntzer fu torturato e poi decapitato.

L’anabattismo e le nuove sollevazioni

Pochi anni dopo la ribellione dei contadini, la Germania fu teatro di nuove sollevazioni questa volta a opera del movimento radicale degli anabattisti.

Nel 1534 nella città di Münster, in Vestfalia, sotto la guida di Giovanni da Leida, gli anabattisti imposero il loro credo agli abitanti: chi non accettava il nuovo battesimo venne cacciato, cattolico o protestante.

Per circa un anno fu instaurato un regime popolare, negando la validità di ogni autorità terrena; vennero aboliti il denaro e la proprietà privata e fu adottata la poligamia.

Ma luterani e cattolici, uniti, nel 1535 assediarono e ripresero la città, tra orrendi massacri. Lutero dovette inoltre differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.

Carlo V e la divisione religiosa dell’Impero

Le dinamiche messe in moto dalla Riforma toccarono direttamente il potere imperiale. L’imperatore Carlo V era impegnato in quegli anni nella lotta contro il re di Francia e nello scontro con il sultano turco.

Il dilagare della Riforma aggiunse ulteriori motivi di preoccupazione per lui: il tentativo di dare stabilità politica all’Impero sarebbe stato impossibile senza una pacificazione.

Carlo V provò prima a far incontrare luterani e cattolici nella dieta di Spira del 1526, dove vennero abolite le disposizioni dell’editto di Worms. Ma una seconda dieta, nel 1529, stabilì il ritorno al cattolicesimo in tutti i territori imperiali.

A seguito di questa decisione i principi e le città luterane sollevarono una formale protesta presso l’imperatore e da allora cominciarono a essere chiamati “protestanti”.

Una successiva dieta si riunì ad Augusta nel 1530, con la partecipazione dello stesso Carlo V, che ordinò ai protestanti di abbandonare la propria dottrina.

La Lega di Smalcalda

I principi e le città protestanti si allearono nella Lega di Smalcalda (1531), che avrebbe dovuto difendere militarmente i suoi partecipanti da qualsiasi attacco.

Nel 1547 Carlo V, approfittando della pace sia sul fronte francese che su quello turco, mosse guerra alla Lega. Il successo ottenuto dalle truppe imperiali sui principi luterani nella battaglia di Mühlberg del 1547 sembrò un colpo decisivo per le sorti del protestantesimo.

Proprio questa vittoria mise in allarme i principi tedeschi di fronte all’eccessivo potere imperiale. Alcuni di loro quindi passarono al campo protestante associandosi alla Lega di Smalcalda, a cui poi diede il suo appoggio anche il cattolico re di Francia Enrico II (1552) per mettere in difficoltà Carlo V.

La pace di Augusta del 1555

Infine nel 1555 si raggiunse un’importante intesa: con la pace di Augusta i protestanti ottennero il riconoscimento giuridico di poter professare liberamente la loro fede.

Ma mentre i principi potevano liberamente decidere se aderire alla nuova fede o restare cattolici, i sudditi avrebbero dovuto seguire la scelta di fede del loro principe, secondo la formula cuius regio eius religio (“di chi è la regione, di lui sia la religione”).

In sostanza, in ogni Stato si professava una sola religione. Sul piano politico questo provvedimento significò la definitiva affermazione del particolarismo tedesco e la sconfitta del modello universalistico imperiale.

Con la nascita del luteranesimo, ufficialmente riconosciuto con la pace di Augusta del 1555, e del calvinismo, riconosciuto solo con la pace di Vestfalia del 1648, il cristianesimo occidentale divenne pluralista.

Mappa della Riforma protestante in Europa

La Riforma protestante in Europa

La Riforma conquistò spazi sempre più ampi in Europa. Nei paesi nordeuropei, come la Svezia, la Danimarca e la Norvegia, l’affermazione del luteranesimo avvenne grazie al potere politico che l’imponeva ai suoi sudditi, peraltro appropriandosi dei beni della Chiesa cattolica.

La scomunica e il bando non poterono impedire alla Riforma di farsi strada tanto fra il popolo quanto fra teologi e uomini di governo, e di affermarsi in quasi tutti i paesi d’Europa.

In alcuni sostituì il cattolicesimo come religione di Stato, in Scandinavia, nella regione del Baltico, in diversi cantoni svizzeri, in Alsazia e in Scozia; in altri divenne una cospicua presenza, in Francia, nei Paesi Bassi e in Ungheria; in altri ancora una esigua minoranza perseguitata, in Italia e nella Penisola Iberica.

La Svizzera: Zwingli e Calvino

Diversa fu l’esperienza in Svizzera. Qui lo schema luterano, che aveva posto la Chiesa protestante sotto il controllo politico, venne ribaltato: Zwingli e Calvino realizzarono a Zurigo e a Ginevra due repubbliche cittadine in cui era la Chiesa protestante ad avere la guida e il controllo delle istituzioni pubbliche.

In Svizzera si affermarono le dottrine di Ulrich Zwingli a Zurigo e, soprattutto, quella di Giovanni Calvino a Ginevra, che proponeva una interpretazione molto rigida del principio di predestinazione.

Con Ulrich Zwingli ci sono differenze soprattutto sulla interpretazione della Santa Cena che spaccano il mondo evangelico. Infatti la Riforma si sviluppa in due correnti principali: luterani e riformati.

L’Inghilterra

Anche l’Inghilterra entrò a far parte dell’area protestante per iniziativa del potere politico anche se con forme sue proprie. In Inghilterra, invece, nel 1534 ebbe luogo lo scisma anglicano, con il quale il sovrano Enrico VIII decise di non riconoscere l’autorità di Roma e di accettare alcuni principi della Riforma.

Le conseguenze religiose e politiche

La Riforma protestante è la scissione del mondo cristiano avvenuta nel XVI secolo. La predicazione di Lutero ebbe successo in alcune regioni della Germania e, grazie ad altri teologi e predicatori, si diffuse - con alcune varianti - in diversi Paesi europei.

L’Europa, in sostanza, perse l’unità religiosa. La Riforma si affermò nei Paesi del Nord, in parti della Germania e della Francia, in Svizzera, in Gran Bretagna.

Circa un terzo della popolazione europea apparteneva alle confessioni riformate e non riconosceva più l’autorità della Chiesa di Roma. La Riforma, pertanto, fu la più grave scissione del mondo cristiano dopo lo Scisma d’Oriente del 1054, dal quale era nato il cristianesimo ortodosso.

Dalla Riforma derivarono guerre di religione tra Paesi protestanti e cattolici, che terminarono solo a metà del Seicento. Le guerre di religione continuarono per oltre un secolo e terminarono solo con la fine della Guerra dei trent’anni nel 1648.

La concezione del lavoro e della società

Pur appartenendo per tanti versi al Medioevo, Lutero diede impulsi decisivi nella direzione della modernità. In particolare, favorì la nascita della ‘civiltà del lavoro’ caratteristica dell’Occidente moderno, affermando che la professione è l’ambito in cui il cristiano deve vivere la sua vocazione.

Nello stesso tempo, Lutero preparò l’avvento dello Stato laico, sostenendo l’autonomia del potere civile da quello ecclesiastico, pur nella comune sottomissione al volere di Dio.

La Riforma sottraeva chi l’accettava all’autorità del papa e della Chiesa di Roma. La libertà del cristiano, pubblicata nel 1520, divenne il manifesto programmatico dell’intera Riforma.

Le opere e l’eredità di Lutero

La produzione teologica è iniziata pubblicamente con la Disputa sull’efficacia delle indulgenze, le famose 95 tesi del 1517, e proseguita in serrato dialogo critico con l’istituzione ecclesiastica romana.

Tra le opere principali figurano l’Appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca e La cattività babilonese della Chiesa, del 1520, I voti monastici, del 1521, Il servo arbitrio, del 1525, e La Messa tedesca, del 1526.

Lutero ha scritto il Piccolo e il Grande catechismo (1529), decisivi per iniziare il popolo riformato alla conoscenza dei testi biblici ed evangelici, ha preparato una nuova liturgia e composto molti inni per il culto.

Nel 1530 Lutero ispira la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo presentata alla dieta imperiale di Augusta. Nel 1543 come ultima grande opera di Lutero viene pubblicato il commentario alla Genesi.

La morte e la diffusione del luteranesimo

Nel 1546 Lutero muore il 18 febbraio. Nel giro di circa cinquant’anni, dal 1517, anno in cui affisse alla porta della chiesa di Wittenberg le celebri 95 tesi, al 1563, anno di chiusura del Concilio di Trento, Lutero cambiò il volto religioso dell’Europa e, in prospettiva, di tutto l’Occidente cristiano.

Il luteranesimo è una delle grandi confessioni cristiane, sparsa in tutto il mondo con oltre 70 milioni di fedeli. Ne fanno parte oltre 100 Chiese nazionali e regionali che si richiamano a Lutero e che oggi sono unite nella Federazione luterana mondiale, creata nel 1947.

La base della loro fede è, come per tutte le Chiese protestanti, la Sacra Scrittura e, in posizione subordinata, la confessione di fede redatta da Filippo Melantone e presentata alla Dieta di Augusta nel 1530, e perciò detta Confessione augustana.

Accanto a essa hanno particolare valore per la fede dei luterani gli Articoli di Smalcalda di Lutero (1537) e la Formula di concordia (1577). Solo nel 1973 con la Concordia di Leuenberg la spaccatura viene definitivamente superata.

Martin Lutero e la riforma protestante: spiegazione in 5 minuti

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