Martirio di Sant’Angelo carmelitano: il disegno di Pietro Testa e la storia del santo patrono di Licata

Il foglio riprende un disegno di Pietro Testa conservato anticamente nel Gabinetto di Pierre Crozat, raffigurante il martirio di Sant’Angelo carmelitano. L’opera è iscritta in basso a sinistra «Andrea Sacchi» ed è realizzata a penna e inchiostro bruno acquerellato.

Il disegno misura 385 × 260 mm, con passepartout di 50 × 41 cm, e documenta la fortuna figurativa di Sant’Angelo da Gerusalemme, sacerdote carmelitano martirizzato a Licata il 5 maggio 1220.

Disegno del martirio di Sant’Angelo

Il disegno di Pietro Testa

Il foglio riprende un disegno di Pietre Testa conservato anticamente nel Gabinetto di Pierre Crozat. Iscritto in basso a sinistra «Andrea Sacchi».

La tecnica indicata è la penna e l’inchiostro bruno acquerellato, mentre le dimensioni sono di 385 × 260 mm, con passepartout di 50 × 41 cm.

ElementoDescrizione
AutorePietro Testa
SoggettoMartirio di Sant’Angelo carmelitano
TecnicaPenna e inchiostro bruno acquerellato
Iscrizione«Andrea Sacchi»
Misure del foglio385 × 260 mm
Misure con passepartout50 × 41 cm
Antica provenienzaGabinetto di Pierre Crozat

Il disegno è stato inserito in un’asta di disegni antichi tenuta a Roma, a Palazzo Celsi, lunedì 19 maggio 2025, nella tornata unica delle ore 15.00.

Nelle schede descrittive non è sempre indicato lo stato di conservazione dei beni, si invita a richiedere sempre il condition report prima di effettuare le proprie offerte.

Il soggetto: Sant’Angelo da Gerusalemme

Angelo è annoverato tra i primi Carmelitani che dal monte Carmelo tornarono in Sicilia, dove, secondo le fonti tradizionali degne di fede, morì a Licata per mano di uomini empi, nella prima metà del XIII secolo.

Sant’Angelo, nato a Gerusalemme nel 1185 da Ebrei convertitisi al Cristianesimo, tra i primi eremiti del Monte Carmelo, negli anni che precedettero immediatamente il suo martirio dalla Palestina si recò in Occidente per sollecitare l’approvazione della Regola carmelitana al Papa Onorio III a Roma, che verrà concessa nel 1226.

Durante il soggiorno in Occidente predicò in varie parti della Campania e della Puglia, fondando diversi conventi che in seguito avrebbero accolto alcuni tra i Carmelitani che trasmigrarono in Europa, considerata la loro difficile situazione sul Monte Carmelo a causa delle crociate.

Sant’Angelo si dedicò inoltre a combattere le eresie del tempo come si conveniva ad un grande e dotto predicatore qual egli era.

Sceso in Sicilia, predicò in diverse località dell’isola, tra le quali Palermo, Cefalà, Caltabellotta, Muxaro e Girgenti.

Il martirio a Licata

Il 5 maggio 1220 Sant’Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani, venne martirizzato a Licata, nella Chiesa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, antichi patroni della città.

Il martirio avvenne mentre il santo predicava dal pulpito posto fuori della stessa chiesa per consentire ai numerosi fedeli ivi accorsi di ascoltare la Parola di Dio da lui proclamata.

Secondo la tradizione, Angelo morì per mano di uomini empi e venne sepolto nello stesso luogo del martirio.

Il culto di Sant’Angelo si diffuse presto tra il popolo e in tutto l’Ordine carmelitano. Egli e Sant’Alberto di Trapani sono considerati “i padri” dell’Ordine, per essere stati i primi due santi che ebbero culto nell’Ordine.

Per questo molte volte vengono raffigurati nell’iconografia medievale accanto alla Vergine Maria.

In Sicilia esistono molti luoghi che hanno Sant’Angelo come patrono, e il popolo lo invoca nelle necessità, rivolgendosi a lui con molto affetto e tenerezza.

Il culto, la sepoltura e le reliquie

Sepolto nello stesso luogo del martirio, Sant’Angelo ricevette presto un culto pubblico, diffuso dai Carmelitani nelle varie parti del mondo dove erano presenti.

Nel 1223 il corpo del Santo Martire venne prelevato dal sepolcro e deposto in un’urna lignea per meglio essere venerato.

Il luogo del martirio e della sepoltura, da cui in seguito sgorgarono acqua ed olio miracolosi, divenne presto meta di pellegrinaggi di numerosi devoti.

Il 7 agosto 1486 le reliquie del Santo Martire vennero traslate in un’urna argentea, di piccole dimensioni, finché il 5 maggio 1623 vennero traslate nell’attuale urna argentea, più grande e più ricca della precedente, opera dell’argentiere ragusano Lucio de Anizi.

DataAvvenimento
5 maggio 1220Martirio di Sant’Angelo a Licata
1223Traslazione del corpo in un’urna lignea
7 agosto 1486Traslazione delle reliquie in una piccola urna argentea
5 maggio 1623Traslazione nell’attuale urna argentea
15 agosto 1662Trasporto dell’urna dalla vecchia alla nuova chiesa
1673Realizzazione del pozzo marmoreo del Santo
1733Consacrazione della chiesa

La chiesa di Sant’Angelo a Licata

Nel 1564 il Vescovo di Girgenti, Rodolfo Pio da Carpi, fece costruire nello stesso luogo una chiesa dedicata al Santo Martire Angelo.

Nel 1625, in seguito alla liberazione della città dalla peste per intercessione del Santo Martire Angelo, avvenuta nel giugno di quell’anno, dopo aver attinto acqua al pozzo del Santo ed asperso persone e cose con la stessa, i Giurati ed il popolo di Licata decisero di costruire una nuova chiesa al Santo Martire e di trasferirne la festa dal 5 maggio al 16 agosto.

La richiesta del trasferimento della festa venne accolta dal Vicario Generale di Girgenti, Corrado Bonincontro, con atto del 14 agosto di quell’anno.

Dal 1626 al 1662 venne costruita l’attuale chiesa in onore del Santo Martire ed il 15 agosto di quest’ultimo anno venne trasportata l’urna argentea del Santo dalla vecchia alla nuova chiesa e collocata nella cappella a lui dedicata e protetta da un’artistica cancellata in ferro battuto.

Nel 1673 venne realizzato il pozzo marmoreo del Santo, dal maestro trapanese Giovanni Romano, per dare maggiore dignità al primitivo luogo del martirio e della sepoltura di Sant’Angelo.

Nel 1733 venne consacrata la chiesa dal Vescovo di Girgenti, mons. Lorenzo Gioeni.

La chiesa, i cui lavori furono diretti prima dall’arch. Francesco Bonamici di Malta e poi dall’arch. Angelo Italia di Licata, ha un impianto basilicale a tre navate con cupola su tamburo quadrangolare, quest’ultima ricostruita subito dopo il crollo avvenuto nel 1847.

Il prospetto della chiesa rimase incompiuto a causa dell’interruzione dei lavori.

Chiesa di Sant’Angelo a Licata

Le opere d’arte e gli elementi monumentali

All’interno sono custodite opere d’arte di pregio che vanno dal tesoro del Santo alle diverse tele e simulacri lignei del XVII-XIX secolo.

All’ingresso della chiesa, a destra ed a sinistra, sono collocati un sarcofago del XVI secolo ed altri monumenti funerari del XVIII secolo.

Due epigrafi marmoree ricordano la traslazione delle reliquie del Santo nel 1623 e la liberazione della città dalla peste nel 1625.

Un posto importante occupa il sepolcro del Servo di Dio padre Sebastiano Siracusa, primo priore del convento adiacente.

Interessanti sono i quattro ceri lignei del XIX secolo, alti 4,50 m circa, recentemente restaurati, che vengono portati in processione il 5 maggio insieme all’urna argentea del Santo, nel giorno in cui si fa memoria del martirio.

Accanto alla chiesa si trova il secondo convento carmelitano, costruito nel XVII secolo, che ospitò i religiosi che ottennero di officiare l’edificio legato al martirio ed alla sepoltura del Santo, luogo principale del culto angelano.

La festa del 5 maggio

La festa di Sant’Angelo Martire, che si celebra il 5 maggio, è la più importante di Licata perché testimonia la devozione che il popolo tributa al suo Santo Patrono nel giorno in cui si fa memoria del martirio.

Nella mattinata i quattro ceri lignei dalla Chiesa del Santo vengono condotti nella Piazzetta Elena in attesa della processione serale.

Seguono altre manifestazioni per le vie della città: cortei di gruppi folkloristici, muli parati che confluiscono nella Chiesa del Santo, dove numerosi devoti compiono il loro pellegrinaggio partecipando alle celebrazioni eucaristiche.

Alcuni devoti portano con sé bambini votati al Santo, vestiti con l’abito carmelitano, per essere benedetti.

Alle ore 20,00 inizia la processione dell’urna argentea, contenente le reliquie del Santo Martire Angelo, portata dai marinai in divisa, a piedi nudi, che sostituiscono i contadini che ne avevano il privilegio fino ad alcuni anni addietro.

Giunti nella Piazzetta Elena, i quattro ceri lignei seguono l’urna del Santo, dando alla processione un aspetto più solenne e gioioso.

Le luminarie, per l’occasione più artistiche, arricchiscono ulteriormente le strade in cui è previsto il passaggio del Santo.

In quattro punti della città l’urna viene portata di corsa, a ricordo di avvenimenti drammatici durante cui nel passato le reliquie del Santo venivano poste al sicuro di corsa.

Il ritorno dell’urna e dei quattro ceri in chiesa è previsto intorno alla mezzanotte.

I festeggiamenti esterni in onore del Santo iniziano il 4 e si concludono il 6 maggio.

L’ultimo giorno prevede l’albero della cuccagna, o palio a ’ntinna, ed il palio a mare nel pomeriggio, uno spettacolo musicale ed i fuochi d’artificio in serata.

In questi giorni le vie principali della città sono percorse da una marea di gente, proveniente anche dai centri viciniori, che fa i suoi acquisti nelle bancarelle-mercato dalla suggestività caratteristica, sebbene creino non pochi problemi alla viabilità ed alla sicurezza.

La festa del 16 agosto e le memorie cittadine

Un’altra festa del Santo Martire Angelo venne introdotta il 16 agosto 1625, a ricordo della liberazione della città dalla peste, per sua intercessione, nel giugno di quell’anno, trasferendone quella del 5 maggio.

La festa si celebrò in modo solenne fino al 1850, quando si ritornò a celebrare quella principale il 5 maggio, e da allora essa è ridotta a secondaria.

La ricorrenza rimane pur sempre per i devoti un’occasione per esprimere gratitudine e riconoscenza al Santo Martire Angelo per aver liberato la città dalla peste.

Altre feste interne vengono celebrate per ricordare tre terremoti durante cui la città venne preservata per intercessione del Santo: 11 gennaio 1693, 5 febbraio 1783 e 28 dicembre 1908.

RicorrenzaSignificato
5 maggioMemoria del martirio e festa principale di Sant’Angelo
16 agostoMemoria della liberazione dalla peste del 1625
11 gennaio 1693Memoria della protezione dal terremoto
5 febbraio 1783Memoria della protezione dal terremoto
28 dicembre 1908Memoria della protezione dal terremoto

La raffigurazione del santo nell’arte

La vitalità della persona di Sant’Angelo emerge dalle espressioni figurative ispirate dalla sua biografia e dalla devozione che lo raffigura nelle diversità di sfondi, contesti, compagnia.

La celebrazione dell’ottavo centenario del martirio di San Angelo Carmelitano è stata la occasione per dare alle stampe il volume di Giuseppe Caci dottore in beni culturali e ambientali e presidente del Terz’Ordine Carmelitano di Licata.

Un lavoro accurato, meticoloso, documentato e condotto passione.

L’autore si propone un intento divulgativo che giunge alle testimonianze artistiche dopo avere espresso le basi storiche e spirituali più che mai necessarie per l’adeguata interpretazione.

La santità si rende plasticità comunicativa e si propone affascinando come via della bellezza.

Accanto al disegno di Pietro Testa si collocano altre immagini dedicate al santo, tra cui il dipinto con Sant’Angelo da Gerusalemme di Antonio de Pereda y Salgrado, conservato al Museo del Prado di Madrid.

Dipinto di Sant’Angelo al Museo Prado

La presentazione del volume a Licata

Giovedì 23 febbraio 2023 alle ore 18.00 si è svolta a Licata nella sala convegni del Museo Archeologico Regionale della Badia una serata all’insegna della cultura e della storia dell’arte relativa alle raffigurazioni del Santo Patrono di Licata, Sant’Angelo di Gerusalemme.

L’occasione è stata offerta dalla presentazione del volume di Giuseppe Caci, Sant’Angelo Martire Carmelitano. Nella storia dell’arte moderna in Sicilia.

Alla presentazione era presente una rappresentanza della Delegazione della Sicilia Occidentale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorni, guidata dal Referente della Sezione di Caltanissetta ed a interim di Agrigento, Prof. Alberto Maira, Cavaliere di Merito con Placca.

Il Prof. Alberto Maira ha portato i saluti del Delegato Prof. Salvatore Bordonali, Cavaliere di Gran Croce di Giustizia, impegnato in un altro evento della Delegazione a Palermo.

Hanno introdotto la presentazione la Preside Prof.ssa Annita Montana, Presidente della Sezione di Licata della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, FIDAPA-BWP Italy, e il Prof. Cav. Alberto Maira.

Ha relazionato sul libro il Prof. Arch. Calogero Brunetto, Presidente della Società Agrigentina di Storia Patria.

Ha offerto la conclusione l’autore, Dott. Giuseppe Caci, Postulante.

Il Museo Archeologico Regionale della Badia

La sede museale che ha offerto la cornice magica per la presentazione si trova nel cinquecentesco convento cistercense di Santa Maria del Soccorso, meglio conosciuto ancora oggi come Badia.

Confiscato con la soppressione degli ordini religiosi, l’edificio divenne sede di scuole pubbliche, destinazione che mantiene in parte tuttora.

Dell’ex convento il Museo occupa parte del piano terra e il chiostro costruito nel Seicento.

Il Museo Archeologico Regionale della Badia, diretto dall’Arch. Roberto Sciarratta, illustra la storia ed i caratteri degli insediamenti umani nel territorio di Licata e della bassa valle dell’Imera.

Nel chiostro sono esposti reperti litici ed elementi architettonici di diversa provenienza, le statue medioevali dei secoli XIV-XV provenienti dal convento dell’Annunziata, Carmine, e una Madonna del Soccorso di Domenico Gagini datata 1470, proveniente dalla omonima chiesa.

La Montagna di Licata, dove sorge oggi la città moderna, e le altre limitrofe, poste a controllo del fiume Imera, sono state fin dalla preistoria luogo di insediamenti umani.

In particolare sulla Montagna di Licata sorgeva un centro greco arcaico che si espanse in periodo ellenistico sulle vicine alture di Monserrato e Monte Sole.

In esso nel 280 a.C. il tiranno di Agrigento, Finzia, trasferì le popolazioni di Gela, dopo la distruzione di quest’ultima, fondando una nuova città che prese il nome di Phintias.

Il busto reliquiario di Sant’Angelo Muxaro

La comunità di Sant’Angelo Muxaro, il 16 agosto 2021, nell’ambito dell’ottavo Centenario del Martirio, ha accolto la reliquia del Patrono, il Martire carmelitano Angelo da Gerusalemme.

Il 15 agosto, vigilia della Festa, è stata intitolata la “Piazzetta Sant’Angelo Martire”, uno spiazzo all’ingresso del paese, adiacente via Porta di Spagna, dove è stata posta una statua del Patrono.

Il giorno della Festa, il suono dei tamburi, in giro per la città, ha annunciato e preparato l’arrivo della reliquia, accolta in Chiesa Madre dalla comunità ecclesiale guidata dall’arciprete don Giovanni Mangiapane.

In Matrice, il Vicario Generale don Giuseppe Cumbo ha presieduto la Santa Messa con donazione del Busto Reliquiario alla parrocchia da parte del sindaco Angelo Tirrito.

Il busto custodirà la reliquia “ex ossibus”, attinta dal patrimonio romano dell’Ordine.

Il giorno successivo, 17 agosto 2021, a certificazione dell’autenticità, la dott.ssa Giovanna Brizi, Postulatrice Generale dell’Ordine Carmelitano, ha redatto, alla presenza di alcuni qualificati testimoni, il Verbale di consegna della Reliquia da parte della Postulazione Generale dell’Ordine Carmelitano alla parrocchia.

La Postulatrice ha apposto il proprio sigillo in ceralacca sulle quattro viti della teca incastonata nel Busto reliquiario.

Busto reliquiario di Sant’Angelo Muxaro

Il significato spirituale della devozione

Nell’omelia il Vicario ha riletto l’esperienza di vita cristiana di Angelo da Gerusalemme alla luce della Parola proposta dalla liturgia del giorno.

“Il Santo carmelitano - ha detto don Giuseppe - ha incarnato la capacità di richiamare il popolo alla fedeltà al Signore, proprio come gli antichi Giudici avevano fatto nei confronti del popolo di Israele”.

“Inoltre - ha proseguito - ha saputo vivere in pienezza il suo discepolato fino a offrire la sua vita per la Verità”.

“A differenza del giovane ricco che se ne andò triste perché incapace di liberare il cuore dall’attaccamento ai beni - ha detto don Giuseppe - il martire carmelitano ha lasciato tutto per servire Cristo e predicare il Vangelo”.

“L’amore per la verità, la fedeltà ai comandamenti e la capacità di seguire Cristo - ha affermato - sono tre dimensioni suggerite dalla Parola di Dio, incarnate nell’esperienza dei santi e attuali per il nostro cammino di fede”.

“Sant’Angelo ancora oggi, a distanza di otto secoli dal suo martirio, continua a suggerire anche a noi che è possibile lasciarsi ispirare dal Vangelo”.

“Non venga meno nella comunità dei credenti - ha concluso - l’amore per la verità e il coraggio di annunciarla”.

Al termine della Santa Messa il M. R. P. Roberto Toni O. Carm., Priore Provinciale della Provincia Italiana dei Carmelitani, ha imposto gli Scapolari ai devoti, in vista della nascita del Terzo Ordine Carmelitano a Sant’Angelo Muxaro.

La giornata si è conclusa con una fiaccolata intorno alla Reliquia del Santo.

L’evento ha rappresentato un momento di continuità tra memoria storica, devozione popolare, identità carmelitana e raffigurazione artistica del martire, dalla tradizione locale alle opere grafiche e pittoriche dedicate a Sant’Angelo.

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