Martin Lutero e la sua relazione con l’Illuminismo

Martin Lutero non è un pensatore illuminista in senso storico rigoroso, perché appartiene al XVI secolo e la sua mentalità resta profondamente religiosa, agostiniana e in alcuni aspetti medievale. Tuttavia, la Riforma luterana introduce temi destinati a dialogare con l’Illuminismo: la libertà della coscienza, la responsabilità personale, la lettura diretta della Bibbia, la critica dell’autorità ecclesiastica e la diffusione della cultura attraverso la lingua del popolo.

Il rapporto tra Lutero e l’Illuminismo è quindi ambivalente: alcune sue idee contribuiscono alla modernizzazione della cultura europea, mentre altre, come il pessimismo antropologico, la negazione dell’autonomia della ragione, la dottrina del servo arbitrio e l’obbedienza passiva al potere politico, si oppongono direttamente ai principi illuministici della razionalità, dell’autonomia e dei diritti individuali.

La Riforma e la nascita di una nuova coscienza

Wittenberg, mattina del 31 ottobre 1517. Martin Lutero, monaco agostiniano, si ferma davanti alla porta della chiesa del castello e affigge novantacinque tesi. Nessuna folla lo osserva. Nessuna tromba annuncia l’evento. Eppure, in quel gesto semplice si accende una scintilla destinata a cambiare il corso della storia.

Lutero non intende distruggere la Chiesa, ma purificarla: riportare la fede al suo nucleo originario, all’incontro personale tra l’uomo e Dio. In un’epoca in cui la salvezza era diventata merce, e il perdono si vendeva come una moneta spirituale, Lutero osa dire che la grazia non si compra, che nessuna istituzione può mediare ciò che nasce nel cuore.

Il 31 ottobre 1517 Lutero affisse alla porta della chiesa di Wittenberg 95 tesi in latino con cui condannava l’operato della chiesa. Non negava il valore delle indulgenze, ma ne affermava un’efficacia ristretta. Si racconta che il 31 ottobre di quest’anno Lutero affiggesse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze.

Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante. Infatti le tesi provocano una grande disputa. Martin Lutero si vede costretto a difenderle.

La sua voce si diffonde grazie alla stampa, giungendo ovunque. Alcuni seguono Lutero per convinzione, altri per convenienza, altri ancora per senso critico e voglia di emancipazione dai vecchi dogmi. Ma ormai la frattura è aperta. Nasce così la Riforma luterana.

Martin Lutero affigge le 95 tesi

Lutero tra Umanesimo e Illuminismo

Ci si può porre il problema se il pensiero di Martin Lutero rappresenti una prosecuzione, in toni accesi e radicali, dello spirito dell'Umanesimo e se la Riforma protestante intendesse estendere al campo religioso quel fermento innovativo che la Renascentia aveva portato nella cultura.

La domanda è importante anche per comprendere il rapporto tra Lutero e l’Illuminismo. L’Umanesimo e l’Illuminismo valorizzano, seppure in forme diverse, la dignità dell’individuo, l’esercizio del giudizio personale e la critica delle autorità tradizionali. Lutero condivide alcuni di questi atteggiamenti, ma li fonda sulla fede e non sull’autonomia della ragione.

Il problema della libertà della coscienza religiosa fu presente in Martin Lutero. Per sfidare così animosamente una tradizione religiosa consolidata, egli fece appello anche alla libertà del credente, conculcata secondo lui da una autorità che di religioso conservava soltanto il nome mentre era in realtà una forma di tirannide.

Lutero doveva alimentare un certo spirito critico per sostenere che molte cose che la Chiesa cattolica proponeva come dogmi erano false, per criticare le presunte manipolazioni che essa operava nei testi sacri, per affermare l'uguale potere dei credenti negli affari religiosi e per negare il diritto di ordinare e di imporre la fede con la violenza.

Specie nelle sue prime opere di critica teologica e politica Martin Lutero metteva in luce l'esigenza della libertà come condizione di un rapporto più diretto dell'uomo con il Vangelo, senza le pesanti mediazioni di un apparato istituzionale ecclesiastico ormai spiritualmente screditato per le sue degenerazioni mondane e per la sua vuota morale precettistica.

La libertà della coscienza

Con Lutero, l’Europa impara che la fede non è più solo obbedienza, ma responsabilità. Nasce il principio della libertà di coscienza, l’idea che ogni uomo possa leggere la Bibbia e interpretare il suo contenuto.

Le proteste di Lutero sembrano dunque, almeno in una prima fase, animate da una forza vivificatrice che affida la salvezza soprattutto alla responsabilità personale del fedele, capace più di ogni istituzione di interpretare la parola di Dio ed esprimere il senso di una cristianità spirituale ed interiore.

Martin Lutero non vuole dunque concentrare i valori della fede in una classe sacerdotale munita di investiture e di prerogative superiori alla comune competenza di tutti i credenti: egli tende ad un progressivo allargamento della base religiosa affinchè ognuno partecipi in posizione paritetica alla comunità dei fedeli, diventando sacerdote di se stesso e ministro del proprio culto.

Il libero esame: Il testo sacro, per Lutero, deve essere letto e interpretato dal fedele senza tramite esterno. Lutero, inoltre, riconosce come sacramenti solo il battesimo e la comunione.

La lettura diretta della Bibbia non equivale ancora alla libertà di pensiero illuministica. Per Lutero, il credente non è libero di stabilire autonomamente la verità sulla base della ragione, ma deve confrontarsi direttamente con la parola di Dio. La coscienza si emancipa dall’autorità ecclesiastica, ma rimane vincolata alla Scrittura e alla grazia divina.

La critica alla Chiesa e alle mediazioni istituzionali

Egli nega decisamente che il diritto canonico sia fondamento di religiosità e che la remissione dei peccati debba dipendere dalle indulgenze e dalle gratificazioni di cui la Chiesa si riserva il monopolio.

In nome del Vangelo egli critica l'organizzazione piramidale della Chiesa e chiede l'abolizione degli ordini conventuali e dei sistemi di vita religiosa fondati sui voti perpetui di castità, obbedienza e povertà.

Allo stesso modo egli vuole anche semplificare il sistema dei sacramenti che riduce essenzialmente al battesimo, alla penitenza ed all'eucarestia mentre gli altri, come il matrimonio o la stessa ordinazione sacerdotale, non sono considerati tali, anche se hanno un visibile e diretto valore religioso.

Ciò consente, ad esempio, una certa attenuazione della sacralità del vincolo matrimoniale, così come l'accettazione del matrimonio dei preti.

In base a questo Lutero non riconobbe l’autorità della chiesa e dopo circa un mese venne scomunicato. Il papa invitò Lutero a Roma perché chiedesse perdono e il 15 giugno 1520 emanò una bolla con la quale dava a Lutero 60 giorni per ritrattare. Lutero non accettò e il 10 dicembre diede fuoco ad alcuni testi tra cui anche la bolla papale.

Le polemiche sono svolte con linguaggio diretto, senza inibizioni di fronte all'autorità ed attraverso argomentazioni che si rivolgono a tutto il popolo affinchè esso possa diventare protagonista di questo programma di riforma e trovare nel Vangelo il comune strumento di rivolta contro la tradizione, contro la legge ed anche contro quella razionalità che usava la Chiesa di Roma per consolidare il suo potere nella vita civile e politica.

La Bibbia nella lingua del popolo

Nascono nuove chiese, nuove liturgie, nuove lingue. Perché la parola di Dio, tradotta nella lingua del popolo, restituisce dignità a chi fino ad allora aveva solo ascoltato senza capire. È una rivoluzione della parola.

Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg, dove poi Lutero tradurrà il Nuovo Testamento dal greco in tedesco. Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca.

La traduzione in vernacolo della Scrittura è secondo Buonaiuti il titolo più genuino che Lutero, l’Ercole germanico, «può accampare alla riconoscenza dei posteri, al cospetto della moderna civiltà germanica e di tutta la cultura europea».

La traduzione della Bibbia produce conseguenze culturali profonde: favorisce l’alfabetizzazione, rafforza la lingua tedesca, amplia la partecipazione dei laici alla vita religiosa e rende possibile un rapporto meno dipendente dal clero. In questo senso, essa prepara alcune condizioni culturali che l’Illuminismo svilupperà ulteriormente.

Traduzione tedesca della Bibbia di Lutero

Il libero esame e i limiti della ragione

Secondo Lutero, la Chiesa aveva tradito il vangelo e il cristianesimo andava riformato secondo 3 principi: Il libero esame, la giustificazione per sola fede e il sacerdozio universale.

La giustificazione per sola fede: l’uomo, portato al male, si salva solo se Dio gli dona la fede. La salvezza nasce dalla predestinazione.

La scoperta del Vangelo fu per lui il superamento del dramma interiore: pur temendo il giudizio, capì che l’uomo non era costretto a compiere opere per salvarsi, ma un cristiano poteva trovare la fine della sua angoscia solo con la fede nella misericordia di Dio.

La fede, dunque, non è il risultato di un sistema di meriti accumulati attraverso le opere, né il prodotto di una mediazione istituzionale. La salvezza nasce dall’iniziativa di Dio e dalla fiducia del credente nella misericordia divina.

Se questi possono apparire elementi di apertura alla modernizzazione dell'esperienza religiosa ed anche di democratizzazione della fede, si devono tuttavia considerare aspetti fondamentali del pensiero di Lutero che non sono continuazione dello spirito umanistico, anzi ne rappresentano la negazione.

La sua mentalità non è moderna e il ritorno al Vangelo non è evocato da lui come garanzia di una conciliazione della cultura umanistica con quella cristiana.

L’Illuminismo tenderà invece a considerare la ragione come strumento autonomo di conoscenza e di critica. Per questo motivo il libero esame luterano non può essere identificato con la libertà di pensiero illuministica: il primo è un atto di coscienza davanti a Dio, la seconda implica la possibilità di sottoporre ogni autorità, compresa quella religiosa, al giudizio razionale.

Il pessimismo antropologico e la distanza dall’Illuminismo

L'idea che Lutero ha dell'uomo è di ispirazione agostiniana ma intrisa di un più intenso pessimismo. Egli non pensa ad una qualche realizzazione terrena del bene attraverso la collaborazione della fede e della ragione mediate dalla legge.

La ragione non è il supporto della fede e non si deve indulgere a pretese di conciliazioni della trascendenza con la mondanità. Di qui la sua polemica nei confronti del pensiero tomistico che vede fede e ragione come due aspetti di un universo etico nel quale l'uomo trova il suo posto privilegiato.

La liberazione della volontà e della spiritualità umana è compromessa proprio dall'ostinazione con cui Lutero ribadisce sempre la peccaminosità dell'uomo, dalla quale si esce solo per la grazia particolare che può venirci da Dio attraverso i suoi atti imperscrutabili.

La salvezza è per Lutero un fatto provvidenziale e non ammette alcuna spiegazione intellettuale. Dio agisce all'interno delle singole coscienze che vuole salvare attraverso l'intervento della sua grazia; naturalmente l'uomo deve disporsi ad accogliere questo atto di volontà divina affinando la sua vocazione cristiana ma rinunciando alla presunzione che i suoi meriti e le sue opere abbiano un ruolo decisivo nella sua salvezza.

Per la vulnerabilità della sua natura l'uomo non può pretendere nulla di diverso da ciò che Dio, indipendentemente da ogni nostro merito, vuole darci per sua libera ed imperscrutabile scelta.

La penetrazione di Dio nelle singole coscienze dipende solo dal Suo libero arbitrio, rispetto al quale quello dell'uomo non è che un servo arbitrio. Non vi è dunque alcuna autonomia del volere dell'uomo, così come non c'è alcuna autonomia della sua ragione.

Questa concezione si colloca in una posizione opposta rispetto alla fiducia illuministica nella capacità dell’uomo di orientare razionalmente la propria vita, migliorare le istituzioni e costruire un ordine sociale fondato su diritti e responsabilità.

Erasmo lottava decisamente contro questa visione goticheggiante della fede che, rendendo grave ed assorbente il senso del peccato, impediva quella distensione etica e quell'equilibrio culturale verso cui doveva tendere il rinnovamento della spiritualità cristiana.

Diciamo dunque che se certi elementi del Luteranesimo valorizzano l'interiorità esistenziale dell'individuo, altri elementi vincolano la coscienza al rischio esasperato della propria dannazione e non sembrano perciò discostarsi dagli eccessi penitenziali di un intendimento ancora medievale della fede.

Il contrasto con l’umanesimo di Erasmo

La distanza tra Lutero e l’Umanesimo emerge con particolare chiarezza nella controversia con Erasmo da Rotterdam. Erasmo difendeva la possibilità di una collaborazione tra la grazia divina e la libertà umana, mentre Lutero insisteva sulla radicale dipendenza dell’uomo dalla volontà di Dio.

Nel 1525 Lutero scrive “De servo arbitrio”, con cui si distacca dall’umanesimo.

La contrapposizione non riguarda soltanto una questione teologica. Essa investe il modo di concepire la dignità dell’uomo, la funzione della ragione e la possibilità di un miglioramento morale fondato sull’educazione e sulla libera scelta.

Il pensiero di Erasmo tendeva a un rinnovamento equilibrato della spiritualità cristiana, capace di valorizzare la ragione e la responsabilità morale. Lutero, invece, considera l’uomo radicalmente segnato dal peccato e incapace di salvarsi attraverso le proprie forze.

Questo contrasto anticipa una delle questioni centrali dell’Illuminismo: se l’uomo sia autonomamente capace di orientarsi mediante la ragione oppure se la sua vita dipenda da una verità e da un’autorità trascendenti.

Il sacerdozio universale

Il sacerdozio universale: Per Lutero la distinzione tra sacerdoti e laici non esisteva davanti a Dio: se i credenti sono sacerdoti di se stessi, anche i preti possono sposarsi.

Il principio del sacerdozio universale abolisce la distanza assoluta tra il clero e i fedeli. Tutti i credenti partecipano alla comunità religiosa e nessuno possiede, per nascita o investitura, un monopolio spirituale fondato su una superiorità naturale.

Martin Lutero non vuole dunque concentrare i valori della fede in una classe sacerdotale munita di investiture e di prerogative superiori alla comune competenza di tutti i credenti.

Questo principio può essere accostato all’idea moderna dell’uguaglianza morale degli individui. Tuttavia, non conduce automaticamente all’uguaglianza politica, perché Lutero mantiene una netta distinzione tra la libertà interiore del cristiano e la sua subordinazione esteriore al potere.

La libertà interiore e l’obbedienza esteriore

Se il cristiano, nel suo interno, può mantenere la sua libertà perché la sua coscienza risponde solo a Dio, per quel che riguarda il mondo esterno egli è sottoposto alla spada e al potere.

Le istituzioni e gli strumenti del dominio devono quindi disciplinare la vita sociale. Questo non significa che i reggitori siano immagini di Dio; ci sono in Lutero, come in Agostino, delle critiche violente contro i principi, accusati spesso di essere dei malfattori.

Lutero comprende le ragioni di chi non vuol subire torti né ingiustizie ma non approva in alcun caso la ribellione dei sudditi ed il dispregio dell'autorità.

Questa distinzione costituisce uno dei punti più problematici del rapporto tra Lutero e l’Illuminismo. La coscienza individuale viene sottratta al controllo della Chiesa, ma il cittadino non viene per questo autorizzato a contestare il potere politico.

Il cristiano è libero davanti a Dio, ma non è necessariamente libero nei confronti dello Stato. L’emancipazione religiosa non coincide quindi con l’emancipazione civile e politica.

La Riforma e il potere politico

Lutero sentì che la sua riforma non poteva soltanto affidarsi alla forza persuasiva dei valori evangelici ma aveva bisogno di un sostegno dei governi, anche per le implicazioni politiche, sociali ed economiche che essa rivelava.

La Chiesa di Roma aveva in Germania larghe ingerenze nella politica e nell'economia ed il rifiuto di questi condizionamenti fa parte della stessa logica contestatrice del Luteranesimo, il quale lotta contro la Chiesa cattolica non solo per ragioni religiose ma anche per affermare un'identità culturale degli stati tedeschi e dello spirito tedesco nei confronti della mentalità latina sentita diversa ed estranea.

Lutero vede così la sua riforma anche come una rivoluzione nazionale, egli vuole impegnarsi in una lotta globale, spirituale e politica, che può avere successo solo se può contare sull'appoggio dei principi tedeschi, ai cui interessi politici egli adatta, in vario modo, le stesse basi della sua dottrina teologica, riconoscendo carattere divino all'autorità terrestre e legittimando il principio dell'obbedienza passiva dei sudditi nei confronti del sovrano.

La Riforma debordava dai perimetri teologici entro i quali sino ad allora, bene o male, ci si era sforzati di mantenerla. Dopo Worms la dottrina audacemente propugnata da Lutero avrebbe assunto una caratterizzazione anche politica.

Ponendo con grande evidenza i limiti del potere istituzionale della Chiesa e ricorrendo all'idea del sacerdozio universale, Lutero attenua le differenze fra il potere politico ed il potere ecclesiastico.

Non riconosce più valide le prerogative attraverso le quali la Chiesa voleva imporre la superiorità della sua autorità su quella temporale e dunque accresce di fatto l'influenza di quest'ultima all'interno della comunità dei fedeli.

I potenti sono anch'essi parte della Chiesa, allo stesso titolo con cui lo sono gli altri credenti, ma ai primi spettano funzioni e responsabilità superiori e diritti incontestabili.

Così il Luteranesimo, dopo aver decisamente protestato contro le commistioni della fede cattolica con gli affari pubblici, riconcilia politica e religione sulla base di una concezione che tende a fare della Chiesa una Chiesa nazionale, affidata in maniera rilevante alla protezione dei principi.

La Dieta di Worms e la responsabilità della coscienza

Nel gennaio Lutero è scomunicato. Nell’aprile l’imperatore Carlo V invita Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo. L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto.

Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero risponde di no, a meno che non dimostrino che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato e termina il suo intervento con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen”.

La scena di Worms è stata spesso interpretata come il simbolo della coscienza individuale che resiste alla pressione delle autorità. In essa è possibile riconoscere un’anticipazione dell’idea moderna secondo cui nessuno dovrebbe essere costretto ad affermare ciò che ritiene falso.

Tuttavia, la coscienza di Lutero non si fonda sull’autonomia della ragione, ma sull’obbligo di non contraddire la Sacra Scrittura. La sua fermezza è quindi religiosa prima ancora che filosofica o politica.

Martin Lutero alla Dieta di Worms

Il rapporto tra Chiesa e Stato

Questo adattamento della teologia luterana all'obbedienza passiva nei confronti del potere comporta inevitabili difficoltà. Era radicata nel suo animo l'idea che la virtù cristiana dovesse penetrare anche nella politica, che la tirannia fosse un male da evitare, che il principe fosse responsabile di fronte a Dio del proprio operato e che la giustizia e la carità dovessero essere valori intrinsecamente connessi alla vocazione cristiana.

Lutero volle creare una Chiesa nazionale e per tale compito non è necessario che il potere abbia tutti i requisiti della spiritualità pura.

La metafisica pessimistica di Lutero nei confronti dell'uomo gli consente anche l'accettazione di una metafisica pessimistica dell'autorità.

Il suo originario agostinismo lo porta a condividere l'idea che lo stato, la guerra, la coercizione, la magistratura, la legge, in quanto frutti del peccato, non possono essere valori da esaltare per se stessi.

L'autentico cristiano dovrebbe saper fare a meno di queste mediazioni politiche, istituzionali e giuridiche. Tutto dovrebbe risolversi con la carità e gli uomini saggi e buoni dovrebbero essi stessi essere le leggi migliori, tuttavia subentra sempre in Lutero il senso drammatico dell'esistenza umana: l'uomo è intriso di peccaminosità e il male è sovrano nel mondo, quindi lo spirito evangelico non è sufficiente a fecondare la vita personale e sociale.

In questa prospettiva lo Stato non viene celebrato come bene assoluto, ma viene considerato necessario per contenere la natura peccaminosa degli uomini. L’autorità politica assume così una funzione disciplinare e correttiva, mentre la coscienza conserva la propria libertà soltanto nella relazione interiore con Dio.

La rivolta dei contadini e i limiti politici della Riforma

Si sviluppa la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali. Lutero sostiene le loro richieste, ma rifiuta ogni forma di protesta disordinata. Quando i contadini prendono le armi, Lutero chiama anche i principi alle armi e la protesta viene soffocata in una bagno di sangue.

I tanti morti pesano molto sulla coscienza di Lutero. Come Lutero aveva osato sfidare la Chiesa di Roma, così i contadini luterani asserviti ai poteri nobiliari e feudali si sentivano legittimati a liberarsi da insopportabili oppressioni.

Lutero si oppone a quelle correnti della Riforma, come gli anabattisti, che si ispiravano al suo pensiero interpretandolo però, oltre che come strumento di critica teologica, anche come strumento di rivendicazioni politiche e sociali contro le prevaricazioni e le ingiustizie.

Mentre Erasmo, che pure contestava la Riforma, guarda con raccapriccio alle repressioni fatte su popolazioni agricole che volevano solo far valere dei loro diritti legittimi, Lutero incita le autorità a sterminare i ribelli per ribadire il principio fondamentale che l'ordine politico non si tocca e che non può essere impunemente violato.

La vicenda mostra chiaramente che la libertà di coscienza predicata da Lutero non si traduce in un diritto generale alla disobbedienza. La critica all’autorità ecclesiastica non diventa una teoria della sovranità popolare e non conduce alla legittimazione della rivoluzione sociale.

L’obbedienza passiva

Meglio è assumere consapevolezza che i principi non stanno a caso nella vita e che, se la società deve subire tante coercizioni, ciò dipende dal fatto che gli uomini non sanno mai essere compiutamente cristiani perché sono sempre nel peccato e perché la loro natura corrotta non consente loro di formare autonomamente uno stabile ordinamento politico e di garantire con un contratto sociale una reciprocità di diritti e di obblighi fra il popolo ed il sovrano.

Le posizioni conservatrici di Lutero sono state influenzate, oltre che dal discutibile principio teologico secondo cui ovunque l'autorità si manifesta è perché Dio l'ha voluta, dal suo convincimento che il potere politico, progressivamente penetrato dalla religione riformata, fosse da considerare componente essenziale della comunità ecclesiale e dovesse perciò essere posto al servizio di grandi prospettive spirituali.

Un potere immedesimato nel sacerdozio universale e al quale sia affidata la funzione fondamentale di garantire una Chiesa nazionale, contribuisce in modo decisivo anche alla riabilitazione e alla tutela dei valori religiosi.

Ciò spiega perché Lutero accetti l'intervento dei principi anche negli affari spirituali, demandando loro il diritto di convocare il concilio, di nominare gli ecclesiastici e di amministrare i beni religiosi.

Nella logica di questo rafforzamento comunitario si spiega anche il ripristino della scomunica che pure Lutero aveva aspramente contestato come potere del Papa.

Si deve quindi riconoscere che il contributo dato dal Luteranesimo allo sviluppo di idee garantiste e liberali è piuttosto esiguo.

La Riforma tra libertà religiosa e conservatorismo

La Riforma luterana contiene dunque due orientamenti differenti. Da una parte, essa sottrae il credente alla dipendenza da una gerarchia ecclesiastica, valorizza la responsabilità personale e rende la Bibbia accessibile a un pubblico più ampio.

Dall’altra parte, essa rafforza il potere dei principi, legittima l’obbedienza passiva e limita la partecipazione politica dei sudditi. La coscienza viene liberata in campo religioso, ma viene disciplinata in campo sociale e politico.

Questa ambivalenza spiega perché Lutero possa essere considerato un predecessore indiretto di alcuni processi moderni senza essere definito un illuminista. La sua opera contribuisce alla crisi dell’ordine medievale, ma non fonda una politica dei diritti individuali né una filosofia dell’autonomia razionale.

Il lavoro e la società

Neppure molto significativi sono i contributi di Lutero all'evoluzione delle idee sociali ed economiche. Un motivo di innovazione è certo rappresentato dal fatto che il Luteranesimo ha dato l'avvio al principio che tutti devono impegnarsi a lavorare.

Se vi è nel Luteranesimo una certa rivalutazione del lavoro produttivo, la sua visione della vita sociale ed economica continua tuttavia ad avere un carattere prevalentemente corporativo e tradizionalistico.

La spartizione fondamentale è quella fra i contadini ed il ceto dei guerrieri, sostegno diretto di una classe politica che vede ancora la guerra come esigenza fondamentale dello stato; forte è invece la diffidenza di Lutero verso le professioni commerciali ed industriali, contaminate per lui dallo spirito usuraio e costante minaccia per le necessarie gerarchie che devono sussistere fra i cittadini.

La rivalutazione del lavoro non coincide quindi con una concezione moderna dell’economia. Essa si inserisce in un ordine sociale gerarchico, nel quale ogni individuo deve svolgere il proprio compito e rispettare la struttura politica e comunitaria esistente.

In generale può dirsi che il Luteranesimo è caratterizzato da una certa adattabilità politica perché con la sua dottrina dell'obbedienza passiva si sottopone praticamente all'autorità di ogni potere costituito.

Lo spirito complessivo del Luteranesimo in campo politico è comunque dominato più dall'idea del quietismo e dalla conservazione che non dall'esigenza di ricercare i limiti giuridici e politici da opporre al potere.

La stampa, la scuola e la diffusione del sapere

La diffusione delle idee di Lutero sarebbe stata impossibile senza la stampa. Le tesi, i sermoni e gli scritti polemici raggiungono rapidamente territori e gruppi sociali diversi, trasformando una controversia teologica in un conflitto pubblico.

Nel 1522 Martin Lutero ritorna a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali. Negli anni seguenti Lutero predica molto ed è occupato soprattutto dalla messa in pratica di quanto predica.

Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale.

L’attenzione alla predicazione, all’istruzione e alla traduzione della Scrittura contribuisce alla formazione di un pubblico più coinvolto nella discussione religiosa. Questo ampliamento della comunicazione culturale prepara uno spazio nel quale, in seguito, potranno svilupparsi il dibattito pubblico e la critica delle autorità.

Ma sono anche anni in cui Martin Lutero deve differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.

Con Ulrich Zwinglici sono differenze soprattutto sulla interpretazione della Santa Cena che spaccano il mondo evangelico. Infatti la Riforma si sviluppa in due correnti principali: luterani e riformati.

La biografia e la formazione di Lutero

Martin Lutero (1483 - 1546) fu un monaco tedesco, docente di teologia all’Università di Wittenberg.

Martin Luther (1482-1546), voleva riformare la Chiesa del suo tempo. Le sue convinzioni teologiche e la situazione politica lo fecero diventare il fondatore di una nuova confessione: quella della Chiesa evangelica luterana.

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben. Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza.

AnnoEvento
1483Martin Lutero nasce il 10 novembre ad Eisleben (Turingia) da Margarete e Hans Luder.
1501Dopo l’infanzia passata a Mansfeld, Magdeburg (1497/8) e Eisenach, Martin Lutero comincia i suoi studi alla famosa università di Erfurt.
1505Lutero diventa monaco, entrando nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt dopo essersi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e contro la volontà del padre.
1507Martin Lutero è ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della teologia.
1512Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg.
1514Lutero ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina (Stadtkirche).
1517Le 95 tesi sulla penitenza provocano una grande disputa e sono considerate l’inizio della Riforma protestante.
1521Lutero affronta la dieta imperiale di Worms e rifiuta di revocare i suoi scritti.
1525Si sviluppa la rivolta dei contadini e Lutero scrive “De servo arbitrio”.
1530Lutero ispira la Confessione Augustana.
1546Lutero muore il 18 febbraio.

Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni Lutero sviluppa le basi per la sua teologia.

Il consolidamento della Riforma

Nel 1520 Lutero riceve un ultimatum da Roma. La teologia di Lutero era ormai maturata e quest’anno Lutero scrive tre opere fondamentali della Riforma: “Ai nobili cristiani della nazione tedesca”, “Della cattività babilonese della chiesa” e “Della libertà del cristiano”.

Nel 1521 Lutero viene scomunicato e affronta l’imperatore Carlo V alla dieta imperiale di Worms. L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto.

Nel 1525, ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli dei amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora.

Per Lutero è un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos. Certamente il matrimonio cambia la vita di Martin Lutero. Il monaco e riformatore diventa padre di famiglia: nascono sei figli.

Del resto Katharina von Bora è un grande sostegno per Martin Lutero che non è un tipo molto pratico: essa si occupa della casa e amministra il patrimonio.

Lutero è preso da una quantità di lavoro impressionante: la chiesa deve essere organizzata, problemi politici devono essere risolti e dispute teologiche devono essere affrontate.

Ma l’impegno primario rimane sempre la predicazione, l’insegnamento e la cura d’anime.

Lutero e la modernità: una relazione indiretta

Martin Lutero rivoluzionò il cristianesimo con le sue 95 tesi, dando inizio alla Riforma Protestante. Contestò la vendita delle indulgenze e sostenne la salvezza per grazia, il primato della Bibbia e il sacerdozio universale.

Le sue idee portarono a profonde trasformazioni nella Chiesa e nella società.

Il suo contributo alla modernità non consiste nell’aver elaborato una teoria illuministica, ma nell’aver incrinato l’unità religiosa e istituzionale dell’Europa occidentale. La pluralità confessionale, la circolazione dei testi e la discussione pubblica modificarono il rapporto tra individuo, autorità e comunità.

La Riforma non porta solo luce. Le sue conseguenze dividono. Guerre di religione, persecuzioni, fanatismi opposti.

Il cristianesimo si frantuma, e la cristianità medievale cede il passo a un mondo nuovo, più libero ma anche più inquieto.

La divisione religiosa obbliga l’Europa a confrontarsi con il problema della convivenza tra confessioni diverse. La soluzione luterana non è ancora la tolleranza illuministica, ma la crisi dell’unità religiosa rende sempre più urgente la ricerca di nuovi criteri politici e giuridici per organizzare la società.

Il significato storico della libertà luterana

È il prezzo della coscienza: non c’è libertà senza conflitto, né verità senza rischio.

Eppure, nel fondo di tutto, resta il seme che Lutero aveva piantato: l’idea che l’uomo possa e debba rispondere da sé, senza intermediari, davanti a Dio e davanti a se stesso.

Quel giorno del 1517 non fu soltanto l’inizio del protestantesimo: fu la nascita di una nuova visione dell’uomo, capace di cercare la verità non per imposizione, ma per convinzione.

Questa idea della responsabilità personale è il punto di maggiore vicinanza tra Lutero e l’Illuminismo. La coscienza non deve accettare passivamente ogni comando e il credente deve confrontarsi personalmente con la verità.

Ma la divergenza resta decisiva: per Lutero la verità ultima è contenuta nel Vangelo e dipende dalla grazia; per l’Illuminismo la conoscenza deve essere sottoposta al libero esercizio della ragione e la vita civile deve fondarsi sull’autonomia degli individui.

La valutazione storica e teologica

La dottrina della giustificazione per fede, cuore teologico del luteranesimo, lo è altrettanto della critica del Buonaiuti.

Uno di questi è dato dalla teologia paolina. Lutero riteneva di non aver inventato nulla di nuovo bensì di aver recuperato nella sua purezza l’originario messaggio di Paolo circa la dottrina della giustificazione per fede.

Solo Agostino prima di lui, secondo Lutero, era stato capace di una simile impresa. Ma quella di Lutero fu una «deriva individualistica» del messaggio paolino.

Nell’insegnamento paolino, secondo il cattolico Buonaiuti, il cristiano non è solo di fronte a Dio e da lui giustificato, ma vive nel corpo mistico di Cristo che è la Chiesa.

Se ci spostiamo dall’angolazione teologica a quella sociale e economica, i limiti del libro saltano subito all’occhio.

In effetti pochi dubbi sussistono sul conservatorismo sociale del riformatore che però va inteso nella accezione pre-capitalistica, perché egli in ambito economico e sociale professava posizioni più medievali di quelle della tarda Scolastica.

Non è però il caso di indugiare su questi limiti perché Buonaiuti non pretende di scrivere una storia sociale di Lutero e si focalizza piuttosto sulla storia culturale.

Su questo terreno l’opera del Nostro offrì il contributo di maggior pregio.

La valutazione storica di Lutero deve quindi tenere insieme i suoi aspetti innovativi e i suoi limiti. Egli apre uno spazio nuovo per la coscienza individuale, ma non difende l’autonomia razionale; critica l’autorità ecclesiastica, ma rafforza quella dei principi; favorisce la diffusione della cultura, ma conserva una concezione gerarchica dell’ordine sociale.

L’eredità di Lutero

Il percorso ecumenico avviatosi anche grazie a solidi lavori storiografici come quelli di Lortz ha infine condotto a notevoli riavvicinamenti tra Chiesa cattolica e Chiesa luterana proprio sul punto cruciale della dottrina della giustificazione per fede.

La figura di Lutero continua a essere interpretata secondo prospettive diverse: come riformatore religioso, come protagonista della nascita delle Chiese evangeliche, come autore di una trasformazione della lingua tedesca e come pensatore capace di modificare il rapporto tra individuo e autorità.

Il suo legame con l’Illuminismo è dunque indiretto e problematico. Lutero non difende la ragione autonoma, non sostiene la sovranità popolare e non sviluppa una teoria dei diritti universali; tuttavia, la sua critica delle mediazioni ecclesiastiche, la centralità della coscienza e la diffusione della Scrittura contribuiscono alla lunga trasformazione culturale che renderà possibile la modernità europea.

La sua eredità consiste soprattutto nell’aver reso centrale la coscienza individuale, anche se questa coscienza, per Lutero, non è ancora autonoma: risponde a Dio, alla Scrittura e alla grazia.

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