Martin Lutero visse la fede come un drammatico confronto personale con il peccato, il giudizio divino e la salvezza. La sua vocazione monastica, ritenuta allora la via più sicura per la salvezza eterna, fu la scelta tormentata di Lutero: “Pensavo che Dio non mi fosse propizio”.
Questa angoscia esistenziale, alimentata dagli studi teologici e dalla lettura della Bibbia, lo portò a cercare una risposta nella dottrina della giustificazione per fede. Dalla sua esperienza interiore nacquero una nuova interpretazione della grazia, la critica alle indulgenze e un movimento destinato a trasformare profondamente la Chiesa e la società europea.
La formazione di Martin Lutero
Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben. Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza.
1483 Martin Lutero nasce il 10 novembre ad Eisleben (Turingia) da Margarete e Hans Luder. 1501 Dopo l’infanzia passata a Mansfeld, Magdeburg (1497/8) e Eisenach, Martin Lutero comincia i suoi studi alla famosa università di Erfurt.
1505 Lutero diventa monaco, entrando nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt dopo essersi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e contro la volontà del padre, che lo aveva spinto a questo studio per assicurargli una buona carriera. 1507 Martin Lutero è ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della teologia.
1512 Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg. 1514 Lutero ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina (Stadtkirche).
Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni Lutero sviluppa le basi per la sua teologia.
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1483 | Martin Lutero nasce il 10 novembre ad Eisleben |
| 1501 | Inizia gli studi all’università di Erfurt |
| 1505 | Entra nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt |
| 1507 | È ordinato sacerdote e inizia lo studio della teologia |
| 1512 | Diventa dottore in teologia e professore a Wittenberg |
| 1514 | Ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina |
Il tormento religioso e la paura del giudizio
Il pensiero filosofico in cui si era formato Lutero rifletteva il “nominalismo” di Guglielmo di Ockham, dove la sfiducia nelle capacità della ragione minava la stessa possibile conoscenza di Dio, generando incertezza razionale e spirituale.
Gli studi teologici sui testi di Gabriel Biel lo convinsero della mancanza di qualsiasi fondamento per la propria salvezza, assieme alla lettura parziale di S. Agostino, nei libri della polemica anti-pelagiana. Questo aumentò l’angoscia esistenziale dalla quale nemmeno la lettura biblica lo liberava.
La vocazione monastica, ritenuta allora la via più sicura per la salvezza eterna, fu la scelta tormentata di Lutero: “Pensavo che Dio non mi fosse propizio”. La sua inquietudine non era una semplice esitazione intellettuale, ma una crisi che coinvolgeva l’intera esistenza, il rapporto con Dio e la certezza della propria salvezza.
Negli anni 1515-1516 era entrato in conflitto con il concetto paolino di “giustizia di Dio” interpretato in senso rigidamente forense, finché trovò la risposta nella frase: la giustizia di Dio si rivela “da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà” (Rm.1,17).
La scoperta della giustificazione per fede
“…cominciai a intendere come giustizia di Dio quella per cui il giusto vive per dono di Dio, ossia per fede…”, la giustizia appariva così come un dono ricevuto gratuitamente dall’uomo e non un giudizio forense sulle azioni dell’uomo.
“Allora mi sentii completamente rinato… questo passo di Paolo fu veramente la porta del paradiso”. Su tale esperienza cambierà il proprio cognome da “Luder” in “Luther” cioè: “libero”. Così si firmerà dal 1516 in poi.
Per Lutero questa dottrina ha significato la riscoperta della misericordia di Dio: egli stesso descrive come, studiando la Scrittura, sia giunto all’idea che la giustizia di Dio non è quella di un Dio crudele che punisce il peccatore, ma l’amore misericordioso con cui Dio giustifica il peccatore.
La dottrina della giustificazione per fede, cuore teologico del luteranesimo, lo è altrettanto della critica del Buonaiuti. La grande, cruciale lettura luterana del rapporto tra grazia e fede, grazie e opere, grazia e libertà si concentra nei suoi scritti teologici principali.
Lutero riteneva di non aver inventato nulla di nuovo bensì di aver recuperato nella sua purezza l’originario messaggio di Paolo circa la dottrina della giustificazione per fede. Solo Agostino prima di lui, secondo Lutero, era stato capace di una simile impresa.
Tormenti e ossessioni: come interpretarli
Le espressioni “tormenti” e “ossessioni” riferite a Martin Lutero descrivono soprattutto il carattere radicale della sua inquietudine religiosa e il modo in cui egli visse il problema della salvezza. Il materiale storico mostra un uomo concentrato sul peccato, sulla grazia, sulla giustizia divina e sulla possibilità di ottenere la misericordia di Dio.
Non è corretto trasformare automaticamente queste testimonianze in una diagnosi psichiatrica moderna. La sua ansia apparteneva anche al contesto spirituale del tardo Medioevo, nel quale il giudizio universale, la penitenza, la colpa e la salvezza eterna occupavano un posto centrale nella vita religiosa.
La sua esperienza interiore fu però eccezionalmente intensa. Lutero inseguì per tutta la vita l’illusione di tradurre la sua esperienza interiore della giustificazione per fede, insopprimibilmente individuale e irripetibile, in fondamento normativo di organizzazione ecclesiastica.
La sua psicologia viene descritta come quella di un uomo «impastato di contraddizioni, impulsivo, violento fino alla grossolanità». Il confronto con Filippo Melantone mostra inoltre due personalità differenti: i due furono capostipiti l’uno del protestantesimo mistico e “esistenziale”, l’altro di quello filosofico-razionalistico.
Le 95 tesi e la critica alle indulgenze
1517 Si racconta che il 31 ottobre di quest’anno Lutero affiggesse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze.
Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante. Infatti le tesi provocano una grande disputa. Martin Lutero si vede costretto a difenderle.
Lutero venne a contatto con le predicazioni circa le indulgenze che Alberto di Magdeburgo, nel suo obiettivo politico ed economico, aveva ottenuto da papa Leone X (31 marzo 1515). Per favorire ciò aveva aggiunto alla bolla papale una sua istruzione sommaria, dettagliata e ambigua, teologicamente imprecisa.
Lutero, pur non avendo contatto diretto, ebbe però la Istruzione di Alberto e decise di intervenire in merito. Lo fece mediante una lettera in data 31 ottobre 1517.
Alla lettera aggiunse 95 tesi in lingua latina per una discussione accademica. Le tesi chiedevano un chiarimento e non erano dirette contro il papa.
“Si deve insegnare ai cristiani che, se il papa conoscesse le estorsioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di San Pietro finisse in cenere…”
“Se le indulgenze fossero predicate secondo lo spirito e l’intenzione del papa, tutte le difficoltà sarebbero risolte”.
Le 95 tesi: storia o leggenda? La tradizione dell’affissione sulla porta della chiesa del castello è entrata nell’immaginario della Riforma, ma l’episodio è stato discusso dagli studiosi. Se vi fu affissione non fu sulla porta della chiesa ma all’interno dell’università come era consuetudine.

Dalla disputa teologica allo scontro con Roma
Le tesi, diffuse e discusse, contribuirono a ravvivare focolai di protesta, dando occasione a Johannes Maryr, detto Eck di evidenziare in esse la polemica contro l’autorità del papa.
Lutero rispose sottolineando: “Io amo la chiesa di Cristo e il suo onore” e circa le tesi esse sono: “materia di discussione”. Le denunce spostarono la discussione dalle indulgenze alla autorità del papa.
Lutero scriverà: “È stato Eck a trascinarmi nella questione papale”. Intrighi politici condizioneranno il dibattito fra il legato papale, il cardinale Tommaso de Vio (Caietano ) e Lutero, ad Augusta, dal 12 al 15 ottobre 1518.
Le posizioni erano diverse, pure il linguaggio e il temperamento di entrambi, questo portò Lutero a sospettare che la teologia e il potere romano fossero opposte alle Scritture. Sarà Eck a portare Lutero sul terreno dello scontro ecclesiale.
1518 Inizia a Roma il processo contro Lutero per eresia. 1520 Lutero riceve un ultimatum da Roma.
La teologia di Lutero era ormai maturata e quest’anno Lutero scrive tre opere fondamentali della Riforma: “Ai nobili cristiani della nazione tedesca”, “Della cattività babilonese della chiesa” e “Della libertà del cristiano”.
A Roma, nella stesura della bolla Exsurge Domine, firmata da Leone X il 15 giugno 1520, furono aggiunte 41 proposizioni (condannate) tratte dagli scritti di Lutero, alcune estrapolate e manomesse dalla mano di Eck.
Iniziarono i roghi delle opere del riformatore e Lutero stesso lo fece con la bolla papale. Il 3 gennaio 1521 usciva la bolla di scomunica.
La Dieta di Worms e la coscienza in conflitto
1521 Nel gennaio Lutero è scomunicato. Nell’aprile l’imperatore Carlo V invita Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo.
L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto. Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero risponde di no, a meno che non dimostrino che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato e termina il suo intervento con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen”.
Il 18 aprile, alla presenza dell’imperatore, invitato a ritrattare, Lutero dichiarava: “Se non sarò persuaso mediante la testimonianza della Scrittura o da evidenti argomenti di ragione, la mia coscienza è prigioniera della scrittura. Perciò non voglio e non posso ritrattare nulla”.
Esattamente cinque secoli fa, il 18 aprile 1521, nella Dieta di Worms e alla presenza dell’imperatore e delle massime autorità civili e ecclesiastiche Martin Lutero pronunciava tali parole.
Si era attesa dall’irrequieto Martino una ritrattazione teologica; al contrario, si ricevette una conferma di tutte le sue tesi e, in aggiunta, un appello diretto alla nazione germanica.
Dopo Worms la dottrina audacemente propugnata da Lutero avrebbe assunto una caratterizzazione anche politica. La Riforma debordava dai perimetri teologici entro i quali sino ad allora, bene o male, ci si era sforzati di mantenerla.

Il rifugio nella Wartburg e la traduzione della Bibbia
Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg, dove poi Lutero tradurrà il Nuovo Testamento dal greco in tedesco.
Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca. La traduzione in vernacolo della Scrittura è secondo Buonaiuti il titolo più genuino che Lutero, l’Ercole germanico, «può accampare alla riconoscenza dei posteri, al cospetto della moderna civiltà germanica e di tutta la cultura europea».
La sua voce si diffonde grazie alla stampa, giungendo ovunque. Nascono nuove chiese, nuove liturgie, nuove lingue.
Perché la parola di Dio, tradotta nella lingua del popolo, restituisce dignità a chi fino ad allora aveva solo ascoltato senza capire. È una rivoluzione della parola.
La Riforma tra libertà di coscienza e frattura ecclesiale
Wittenberg, mattina del 31 ottobre 1517. Martin Lutero, monaco agostiniano, si ferma davanti alla porta della chiesa del castello e affigge novantacinque tesi. Nessuna folla lo osserva. Nessuna tromba annuncia l’evento.
Eppure, in quel gesto semplice si accende una scintilla destinata a cambiare il corso della storia. Lutero non intende distruggere la Chiesa, ma purificarla: riportare la fede al suo nucleo originario, all’incontro personale tra l’uomo e Dio.
In un’epoca in cui la salvezza era diventata merce, e il perdono si vendeva come una moneta spirituale, Lutero osa dire che la grazia non si compra, che nessuna istituzione può mediare ciò che nasce nel cuore.
Con Lutero, l’Europa impara che la fede non è più solo obbedienza, ma responsabilità. Nasce il principio della libertà di coscienza, l’idea che ogni uomo possa leggere la Bibbia e interpretare il suo contenuto.
Ma la Riforma non porta solo luce. Le sue conseguenze dividono. Guerre di religione, persecuzioni, fanatismi opposti.
Il cristianesimo si frantuma, e la cristianità medievale cede il passo a un mondo nuovo, più libero ma anche più inquieto. È il prezzo della coscienza: non c’è libertà senza conflitto, né verità senza rischio.
Le tensioni interne alla Riforma
1522 Martin Lutero ritorna a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali (p.es. Andreas Carlostadio). Negli anni seguenti Lutero predica molto ed è occupato soprattutto dalla messa in pratica di quanto predica.
Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale. Ma sono anche anni in cui Martin Lutero deve differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.
Con Ulrich Zwinglici sono differenze soprattutto sulla interpretazione della Santa Cena che spaccano il mondo evangelico. Infatti la Riforma si sviluppa in due correnti principali: luterani e riformati.
Solo nel 1973 con la Concordia di Leuenberg la spaccatura viene definitivamente superata.
La rivolta dei contadini e il peso della responsabilità
1525 Si sviluppa la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali (p.es. Thomas Müntzer). Lutero sostiene le loro richieste, ma rifiuta ogni forma di protesta disordinata.
Quando i contadini prendono le armi, Lutero chiama anche i principi alle armi e la protesta viene soffocata in una bagno di sangue. I tanti morti pesano molto sulla coscienza di Lutero.
Ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli dei amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora. Per Lutero è un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos.
Certamente il matrimonio cambia la vita di Martin Lutero. Il monaco e riformatore diventa padre di famiglia: nascono sei figli.
Del resto Katharina von Bora è un grande sostegno per Martin Lutero che non è un tipo molto pratico: essa si occupa della casa e amministra il patrimonio.
Il matrimonio, la casa e il lavoro incessante
Non è un compito facile, perché Lutero non badava ai soldi e invitava sempre ospiti a casa, in cui oltre ai numerosi ospiti vivevano anche studenti e la sorella di Katharina von Bora con i suoi sei figli.
A tavola si discuteva spesso di questioni teologiche e di problemi attuali. Alcuni ammiratori e studenti annotavano le parole di Lutero che così ci sono tramandate nei variopinti Tischreden (Discorsi a tavola).
Lutero è preso da una quantità di lavoro impressionante: la chiesa deve essere organizzata, problemi politici devono essere risolti e dispute teologiche devono essere affrontate.
Ma l’impegno primario rimane sempre la predicazione, l’insegnamento e la cura d’anime.
Grazia, libertà e autorità
Nel De servo arbitrio del 1525 Lutero si distacca dall’umanesimo. La sua riflessione sulla libertà umana rimane legata alla convinzione che la salvezza dipenda dalla grazia divina e non dalla capacità dell’uomo di costruire autonomamente la propria giustizia.
Il rapporto tra grazia e libertà costituisce uno dei punti più controversi della sua teologia. Secondo la lettura cattolica di Buonaiuti, Lutero avrebbe sottolineato l’assoluto bisogno della grazia, attribuendo alla Legge soprattutto la funzione di mostrare l’inadeguatezza dell’uomo.
Nell’insegnamento paolino, secondo il cattolico Buonaiuti, il cristiano non è solo di fronte a Dio e da lui giustificato, ma vive nel corpo mistico di Cristo che è la Chiesa.
E la Legge non serve soltanto a darci il senso della nostra inadeguatezza e del nostro assoluto bisogno della grazia, ma ci aiuta, anche, a guidarci nel cammino di salvezza.
Buonaiuti colse inoltre lo stretto nesso tra la libertà interiore del cristiano giustificato per fede e l’asservimento esteriore, perentorio e completo, del suddito luterano alle autorità costituite.
Abbattuta la Chiesa, Lutero investiva il Prìncipe «di mansioni autonome anche nella sfera della moralità, affrancandole da ogni superiore controllo»: il viatico alla statolatria.
La posizione sociale e politica di Lutero
Se ci spostiamo dall’angolazione teologica a quella sociale e economica, pochi dubbi sussistono sul conservatorismo sociale del riformatore che però va inteso nella accezione pre-capitalistica.
In ambito economico e sociale professava posizioni più medievali di quelle della tarda Scolastica. Le idee di Lutero sul prestito a interesse segnano un arretramento rispetto alle ardite aperture degli Ordini mendicanti.
Semmai il nostro Autore, sottolineando il sostanziale individualismo teologico e ecclesiologico delle nuove dottrine, considerava implicita - proprio in virtù di tale individualismo - la connessione tra luteranesimo e nascente etica borghese del denaro.
Trascurava così quanto medievali fossero ancora la mentalità e la visione luterane nell’ambito sociale e economico.
La peste e la responsabilità verso il prossimo
In tempi di pandemia, la voce di Lutero sulla peste del 1520 e 1530 mostra un atteggiamento fondato insieme sulla fiducia religiosa e sulla responsabilità concreta.
“…io chiederò a Dio misericordioso di proteggerci. Poi disinfetterò, aiuterò a purificare l’aria, darò e prenderò le medicine.
Eviterò luoghi e persone dove la mia presenza non è necessaria per non contaminarmi e quindi forse infettare e contaminare gli altri, e così causare la loro morte come risultato della mia negligenza.
Se Dio vorrà prendermi, sicuramente mi troverà e io avrò fatto ciò che egli si aspetta da me… Se il mio vicino ha bisogno di me, comunque, non eviterò i luoghi o le persone ma ci andrò volontariamente”.
Gli ultimi anni e la morte
1530 Lutero ispira la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo presentata alla dieta imperiale di Augusta.
1543 Come ultima grande opera di Lutero viene pubblicato il commentario alla Genesi. 1546 Lutero muore il 18 febbraio.
La sua vita rimase segnata dalla predicazione, dall’insegnamento, dalla cura d’anime e dalle controversie teologiche. La quantità di lavoro impressionante e la continua pressione delle dispute ecclesiali e politiche accompagnarono gli anni della maturità.
La memoria di Lutero tra luci e ombre
La figura di Martin Lutero e l’anniversario della Riforma protestante possono essere studiati da diverse prospettive. Gli studi sulla storia della Riforma, condotti negli ultimi decenni in uno spirito ecumenico, ci mostrano oggi un quadro più sfumato di ciò che accadde allora.
L’opera è ora libera dalla forte carica passionale e polemica delle circostanze dell’epoca. Dopo secoli di controversie, siamo giunti alla conclusione che siamo d’accordo su alcuni punti essenziali.
Tra gli aspetti positivi promossi dal riformatore tedesco, i prelati germanici evidenziarono l’amore per la Scrittura e l’approfondimento della dottrina della giustificazione.
I libri di storia, sia in campo cattolico che luterano, ancora oggi utilizzano vecchi stereotipi che di storico hanno molto poco. La vicenda, riletta dagli studiosi, ha superato le deformazioni e i pregiudizi più ideologici che reali.
Il percorso ecumenico avviatosi anche grazie a solidi lavori storiografici ha infine condotto a notevoli riavvicinamenti tra Chiesa cattolica e Chiesa luterana proprio sul punto cruciale della dottrina della giustificazione per fede.
La Giustificazione per fede sarà il campo di battaglia sino al 1999, anno in cui Cattolici e Luterani riconosceranno la sostanziale condivisione dei termini con la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione dove le differenze non invalidano la sostanza della fede.
Ma non tutto è ombra. La traduzione in vernacolo della Scrittura rimane uno degli aspetti più significativi dell’eredità di Lutero, insieme alla riscoperta della misericordia di Dio e alla centralità della coscienza davanti alla Scrittura.
Martin Lutero e la riforma protestante: spiegazione in 5 minuti
Resta, però, ancora molto da fare da parte cattolica e protestante per avanzare insieme su alcuni capitoli fondamentali, in particolare la comprensione e il rapporto tra Chiesa, ministero ed eucarestia.
Il futuro del cammino ecumenico passa per la prosecuzione del lavoro intrapreso dal concilio Vaticano II e rilanciato da papa Francesco.
Ma passa anche dalla ripresa degli scritti mistici di Lutero e dell’orientamento, centrale nella sua vita, verso il Vangelo della grazia e della misericordia di Dio.