L’erba della Madonna, o Sedum telephium, è una pianta succulenta tradizionalmente utilizzata soprattutto per applicazioni esterne sulla pelle, mediante foglie fresche private della pellicola inferiore e appoggiate sulla zona interessata quasi come un cerotto. Le preparazioni più note sono la foglia fresca spellata, l’infuso oleoso o in burro per ottenere una crema tradizionale e il gel destinato all’uso esterno.
Le ricette con l’erba della Madonna non riguardano quindi la cucina, ma soprattutto la preparazione domestica di rimedi topici della tradizione popolare. Le foglie sono state impiegate per calli, giradito, foruncoli, spine, schegge, punture d’insetto, piccole ferite e irritazioni superficiali, mentre per condizioni persistenti o più importanti è necessario chiedere consiglio a un professionista.
Che cos’è l’erba della Madonna
Il Sedum telephium o erba della Madonna è una pianta succulenta perenne della famiglia delle Crassulaceae dell’Asia o diffusa in Cina, Corea, Giappone e anche in Europa. In italia cresce allo stato spontaneo nei terreni aridi, in quelli incolti. Le varietà ornamentali vengono coltivate in tutte le regioni del Nord, Centro e Sud Italia dalle zone alpine fino alle isole.
Il Sedum Telephium, aggiornato scientificamente con il nome completo di Hylotelephium telephium (L.) Holub. Qui, alta Val di Vara, Liguria, semplicemente come Erba da Calli o anche Erba della Madonna, da alcuni Erba di San Giovanni, creando pericolose confusioni con l’Iperico.
L’erba della Madonna è una pianta grassa perenne a portamento cespitoso alta mediamente circa 50 centimetri provvista di radice fascicolata. La parte aerea è formata da steli succulenti glabri verde -rossastri con foglie di colore verde glauco, ovate piatte e carnose, con margine seghettato e brevemente picciolate.
Le foglie basali sono disposte a rosetta e sono più grandi di quelle apicali che sono alterne, più rade e no più di tre per nodo. In inverno, fusti e foglie possono seccare ma in primavera la parte vegetativa si ripresenta forte e rigogliosa.
I fiori di colore rosa o rosso -purpureo e a forma di stella, riuniti in un’infiorescenza a corimbo, sono ermafroditi con corolla e calice pentameri (5 petali e 5 sepali) e sono visitati da api, farfalle ed altri insetti impollinatori.
Fioritura: l’erba della Madonna fiorisce nel periodo primavera -autunno, da marzo fino ad ottobre inoltrato. La fioritura ricopre molte sfumature del rosa e si raggruppa in infiorescenze dalla durata piuttosto lunga.

Perché si chiama erba della Madonna
Il nome deriva dalla mitologia: Telefio era un re, colpito dalla lancia di Achille, che gli aveva procurato una ferita, che non rimarginava mai. Il Sedum telephium ha la proprietà di guarire lesioni, che in alcuni casi potrebbero richiedere addirittura un intervento chirurgico.
Il botanico classificatore Linneo assegnò la pianta della Madonna al genere Sedum anche per il suo caratteristico portamento cioè non eretto ma prostrato, da qui sedum ovvero seduto. Il nome Telephium invece ha dietro una vera e propria storia appartenente mitologia greca antica ( ma anche alla sua caratteristica principale di pianta guaritrice…miracolosa): la leggenda è quella del re Telefo il quale, ferito in battaglia dalla temibile lancia di Achille risultò affetto da una piaga alla coscia che non rimarginava mai.
Anche per questo motivo in medicina antica tali lesioni sono state denominate “Ferite Telefie”, e così anche la pianta è stata nominata popolarmente Telefio, in virtù delle sue capacità di curare tali ferite. Il Sedum Telephium, per le sue proprietà curative, ma anche grazie alla facilità di coltivazione, si è diffuso insieme al suo impiego in molte regioni ed è per questo che gli sono stati attribuiti tanti nomi diversi.
Il nome, erba della Madonna, deriva dal fatto che un tralcio può essere staccato dalla pianta per adornare tabernacoli e fiorisce a distanza di diverse settimane, anche senza averle mai dato acqua. “Erba della Madonna” o anche semplicemente “Pianta della Madonna” questo nome deriva dal suo utilizzo come pianta ornamentale d’abbellimento di tabernacoli ed edicole di campagna quando, nel suo periodo di maggior sviluppo vegetativo, circa metà giugno, la pianta veniva raccolta e utilizzata a questo scopo.
Talvolta accadeva che gli steli recisi portassero a compimento la fioritura anche senza acqua, ovviamente si “gridava” al miracolo. Un motivo in più per attribuire questa pianta alla Madonna.
Quali sono gli usi tradizionali
Uso della pianta: in toto. Viene staccata una foglia, si toglie la pellicola dalla faccia inferiore, e si applica sulla zona da trattare. L’aderenza viene garantita da un cerotto, può essere tenuto per 8-10 ore al giorno.
Come l’aloe vera, l’erba della Madonna è una pianta impiegata in campo fitoterapico, per favorire il processo di cicatrizzazione di piccole ferite, tagli, ascessi, punture di insetti e tagli e soprattutto per la cura esterna di infezioni della cute e non solo. Anticamente la pianta di Sedum telephium veniva utilizzata insieme ad altre piante officinali per la preparazione di unguenti ad uso topico.
Come Erba da Calli l'ho conosciuta io e le sue foglie grasse, opportunamente spellate, moderatamente pestate, vengono messe sui calli per favorirne la rimozione. So pure di qualcuno che faceva cuocere dette foglie in burro o olio per fare una specie di crema.
Tutto il mio sapere si sarebbe fermato a questo uso o al massimo a quello di favorire, sempre mettendone una foglia spellata sopra, la fuoriuscita di una spina, o di una scheggia, far maturare un foruncolo o a quello di guarire un giradito.
Indicazioni della tradizione popolare
- Unghia incarnita.
- Callosità (gli spagnoli la chiamano erba callista).
- Cisti sebacee.
- Mastite.
- Bartolinite.
- Follicolite.
In alcune regioni viene anche chiamata erba dei calli perché le sue applicazioni sono utili per far ammorbidire e far sparire i calli dei piedi ed anche le verruche. ‘Erba da Giraditi’, ‘Salvalosso’, ‘Erba da Calli’, sono i nomi che il popolo ha dato al Sedum Telephium per evidenziare le sue proprietà curative.
Il Telefio è stato studiato da molti nel corso del tempo, ma un testo riassume alla perfezione tutte le sue caratteristiche: nel “De medicatis herbarum facultatibus” del 1770, il monaco e medico Vallombrosano Fulgenzo Vitman descrive così le caratteristiche della pianta: “ulcera deterget” cioè deterge le ulcere; “et ad cicatricem perducit” e le porta a cicatrizzazione; “tumorum suppurationem promovet” ovvero favorisce la formazione di ascessi; infine “et dolores mitigat”, calma il dolore.
Ricetta della foglia fresca come cerotto
La preparazione più semplice consiste nell’utilizzare una foglia fresca, pulita e carnosa. La raccolta delle foglie va fatta al mattino presto quando sono roride di rugiada. Si lavano sotto il getto dell’acqua fredda, si lasciano sgrondare e poi si asciugano tra due strofinacci puliti.
- Scegliere una foglia carnosa e pulita.
- Staccarla delicatamente dalla pianta.
- Togliere la pellicola dalla faccia inferiore.
- Appoggiare la parte umida sulla zona da trattare.
- Fissare la foglia con un cerotto.
Quelle fresche invece, private della pellicola possono essere applicate come un cerotto sulla parte interessata. L’aderenza viene garantita da un cerotto, può essere tenuto per 8-10 ore al giorno.
Le foglie possono essere moderatamente pestate prima dell’applicazione, secondo l’uso tradizionale per calli e altre piccole problematiche cutanee superficiali. L’effetto è antibatterico e cicatrizzante.
Personalmente l’ho sperimentata su me stessa sulle punture di zanzara e l’effetto antiprurito è pressoché immediato. Gli effetti collaterali sono rari. Può dare fenomeni allergici locali, che vengono trattati con l’applicazione di pomata all’ossido di zinco.
Come conservare le foglie
Le foglie raccolte possono essere conservate per utilizzarle in seguito. Si mettono in buste per alimenti e si conservano nel congelatore per utilizzarle al momento del bisogno.
Ho letto da qualche parte che è possibile conservare le foglie spellate in congelatore, un po' come si fa con l'Aloe, alla quale tutto sommato un po' la somiglio per l'uso, come se la Natura, a noi che abitiamo dove l'Aloe non cresce, avesse voluto dare qualcosa ugualmente.
Prima dell’applicazione, la foglia deve essere pulita e privata della pellicola della faccia inferiore. L’uso è esterno e riguarda esclusivamente la zona interessata.
Ricetta tradizionale dell’infuso oleoso o al burro
So pure di qualcuno che faceva cuocere dette foglie in burro o olio per fare una specie di crema. Questa preparazione appartiene alla tradizione domestica e non deve essere confusa con un prodotto farmacologicamente standardizzato.
La ricetta tradizionale consiste nel cuocere le foglie in burro o olio fino a ottenere una preparazione cremosa da destinare all’uso topico. Le foglie devono essere pulite e utilizzate solo sulla pelle integra o su piccole zone superficiali, evitando di considerare questa preparazione come sostitutiva di una valutazione sanitaria.
Gel e altre preparazioni per uso esterno
Esiste anche sotto forma di gel (Sedum maximum gel, in erboristeria). Il gel appartiene alle preparazioni già pronte per l’uso esterno e viene utilizzato come alternativa alla foglia fresca.
Come si usa: applicare una piccola quantità sulla zona interessata e massaggiare delicatamente. Solo per uso esterno.
La pianta viene tradizionalmente associata a proprietà batteriostatiche, antinfiammatorie e antiossidanti. Le preparazioni esterne sono state utilizzate per il comfort della pelle secca o irritata e per favorire morbidezza ed elasticità.
Come raccogliere correttamente le foglie
La raccolta delle foglie va fatta al mattino presto quando sono roride di rugiada. Si lavano sotto il getto dell’acqua fredda, si lasciano sgrondare e poi si asciugano tra due strofinacci puliti.
Tra fine giugno e inizio luglio appaiono i primi boccioli e si possono raccogliere le foglie. ‘Erba di San Giovanni’: 24 Giugno, indica il periodo migliore per la raccolta (come tante altre piante curative) quando la pianta esprime al massimo le sue caratteristiche e lo sviluppo vegetativo.
È importante non confondere l’erba della Madonna con l’Iperico, che in alcune zone viene chiamato anch’esso erba di San Giovanni. La corretta identificazione della pianta è essenziale prima di qualunque uso.
Coltivazione dell’erba della Madonna
L’erba della Madonna è una piantina grassa molto graziosa, che non necessita di grandi cure. L’erba della Madonna, chiamata anche Erba di San Giovanni è una pianta succulenta adatta alla coltivazione in vaso nei giardini rocciosi e in quelli costieri.
Nel mio giardino c'è, resistente ai geli, svanisce nell'inverno, per rispuntare con le sue rosette di foglie grasse e i suoi fiori rosa abbelliscono l'aiuola quando in piena estate gli altri fiori per il caldo vanno diminuendo. Sparisce con il freddo intenso ma ritorna con la primavera, facilissima da coltivare, in America o giardinieri la chiamano Stonecrop, perché solo le pietre hanno bisogno di meno cure, e ancora più facile da propagare, un po' come tutte le piante grasse, basta un rametto regalato e messo nella terra.
Esposizione e temperatura
Esposizione: predilige i luoghi soleggiati ed areati con temperature comprese tra i 18 e i 20° C. Non tollera l’ombra e le temperature invernali inferiori ai 10°C.
Possiamo coltivare anche in vaso l’erba della Madonna o pianta della Madonna, ricordando che questa specie ama le posizioni soleggiate. Può essere esposta costantemente al sole e può stare al freddo in inverno.
Terreno e drenaggio
Terreno: il substrato adatto alla crescita delle piante di Sedum deve essere composto da terriccio universale e sabbia nelle proporzioni di 7 :1. In alternativa si può utilizzare un substrato argilloso, sassoso e molto povero.
Questa pianta come quasi la maggior parte delle piante succulente o grasse teme il marciume delle radici se il terriccio non è ben drenato. Per evitare che le radici ostruiscano i fori di drenaggio dell’acqua di sgrondo è bene sistemare su ognuno un pezzo di coccio o una pietra grossolana.
Annaffiature
Annaffiature: in estate vanno annaffiate regolarmente ma solo quando il terriccio è completamente asciutto. Dall’autunno fino alla primavera (ripresa vegetativa della pianta) le irrigazioni vanno sospese.
In genere l’erba della Madonna si innaffia due volte al mese durante i periodi di prolungata siccità (se non piove) come in estate e una sola volta al mese in tutti gli altri mesi esclusi quelli invernali. Può essere bagnata ogni 5-6 giorni secondo le condizioni di coltivazione e lo stato di umidità del terriccio.
Per la pianta allevata in vaso saranno sufficienti sporadiche e leggere nebulizzazioni del substrato se il terreno dovesse essere troppo polveroso. Sebbene si tratti di una pianta grassa, se coltivata in vaso richiede ovviamente maggiori irrigazioni, osservando sempre lo stato di umidità del terriccio.
Vaso, concimazione e rinvaso
Se le piante vengono allevate in vaso si ricorda che esso deve essere abbastanza capiente con un diametro non inferiore ai 20 centimetri. Uno degli errori più comuni nelle coltivazioni in vaso riguarda la capienza del vaso stesso, a volte troppo ridotta.
Teniamo conto della grandezza della pianta adulta e scegliamo di conseguenza il contenitore, soprattutto l’altezza. Questo dettaglio assicura una buona crescita alle radici. Alla coltivazione in vaso sono adatte tutte le varietà, per cui vale la pena scegliere in base al colore dei fiori: bianco, rosa chiaro, rosa acceso, a seconda dei gusti personali.
Concimazione: per una crescita rigogliosa e per stimolare l’emissione di nuovi getti, dalla primavera all’autunno, somministrare periodicamente un concime specifico per piante grasse diluito nell’acqua delle innaffiature. A fine autunno, si consiglia di utilizzare del fertilizzante a base di potassio (K), per aumentare la resistenza dei tessuti vegetali al rigore dell’inverno.
Il rinvaso della pianta va fatto in primavera, quando se le radici hanno occupato tutto lo spazio a loro disposizione e il terreno è scarso. Si svasa la pianta, si puliscono le radici e si recidono di netto quelle di colore grigio -nerastro utilizzando delle forbici disinfettate alla fiamma.
Dopo il taglio si cosparge sulle ferite inferte dal taglio della polvere fungicida ad ampio spettro e quindi si procede con il rinvaso. Il vaso, preferibilmente di terracotta, deve essere più grande del precedente soprattutto in larghezza; il terriccio deve essere completamente nuovo e composto da terra o torba e sabbia grossolana in parti uguali.
L’annaffiatura va fatta dopo 7 giorni dal rinvaso, tempo necessario alla cicatrizzazione delle radici. Questa pianta si abbina con altre varietà di Sedum ed anche con l’Euforbia cespugliosa o Euphorbia characias.
Propagazione
La pianta si riproduce per seme e più facilmente per talea e mediante divisione dei cespi. La talea si effettua fra maggio e giugno.
Si tagliano con cesoie ben affilate e disinfettate le rosette o le parti apicali di fusto lunghe circa 5 centimetri; si lasciano a seccare per due giorni all’aria e poi interrate in terriccio specifico.
Per propagare il Sedum telephium con questo metodo si staccano dal ceppo madre una o più parti, con le proprie radici, per poi metterle subito a dimora. La divisione dei cespi si pratica tra ottobre e marzo.
La semina si effettua tra gennaio e marzo utilizzando un terriccio specifico. Generalmente questa tecnica di riproduzione viene poco utilizzata in quanto più lunga e laboriosa e le piante nate dai semi, a causa della variabilità genetica, saranno diverse da quella madre.
Potatura e protezione invernale
Si recidono alla base solo gli steli gli steli sfioriti per favorire l’emissione di nuovi getti sani e vigorosi. Si asportano le foglie secche e quelle danneggiate per evitare che marcendo possano essere veicolo di malattie fungine.
In inverno, le piante dell’Erba della Madonna allevate direttamente a dimora vanno protette dal gelo con una pacciamatura di paglia o di corteccia mentre quelle allevate in vaso vanno trasferite sotto tettoie o altri tipi di coperture.
Parassiti e malattie
Tra i parassiti animali, anche se raramente, soffre la cocciniglia cotonosa un parassita che si annida tra le foglie formando ammassi biancastri ed appiccicosi, talvolta le foglie subire attacchi da parte delle limacce e degli afidi.
Le cocciniglie si possono rimuovere manualmente con un batuffolo di cotone idrofilo imbevuto di alcool denaturato e l’uso degli antiparassitari sistemici va fatto solo in caso di forte infestazione.
Precauzioni per l’uso
Gli effetti collaterali sono rari. Può dare fenomeni allergici locali, che vengono trattati con l’applicazione di pomata all’ossido di zinco. Prima di applicare una preparazione su una zona estesa è opportuno verificare la tollerabilità cutanea su una piccola area.
Le preparazioni descritte sono destinate all’uso esterno. In caso di irritazioni persistenti o condizioni cutanee specifiche, chiedere consiglio a un professionista.
Le indicazioni tradizionali non sostituiscono la diagnosi e il trattamento di un medico, soprattutto in presenza di infezioni importanti, dolore intenso, febbre, ferite profonde, arrossamento crescente o mancata guarigione.
Nomi popolari e curiosità
Il Sedum Telephium, per le sue proprietà curative, ma anche grazie alla facilità di coltivazione, si è diffuso insieme al suo impiego in molte regioni ed è per questo che gli sono stati attribuiti tanti nomi diversi.
‘Erba Grassa o Crassa’: in quanto pianta succulenta perché capace di conservare acqua nelle foglie e negli steli, quell’umidità benefica che le permette di vegetare oltre il periodo di distacco dalla pianta madre. ‘Sempre vivo’: perché è una pianta molto resistente capace di vivere a lungo anche senza acqua.
Altri nomi popolari di questa benefica piantina dalle mille virtù sono: Borracina maggiore ed Erba di San Giovanni perchè come l’iperico perchè viene raccolta il 24 giugno giorno della ricorrenza dell’onomastico del Santo. In Francia la pianta di Sedum telephium è chiamata Orpin de Telèphe, Orpine o Grand orpine.
Un tempo veniva usata come “spia” dei matrimoni, per capire l’esito finale che questo avrebbe potuto avere. Prima di far sposare due persone era usanza staccare due rametti dalla pianta e legarli insieme per osservarne lo sviluppo, e comunque senza metterli in acqua: se si fossero sviluppati insieme il matrimonio sarebbe andato bene, se un ramo seccava prima o comunque dava segni di sofferenza rispetto all’altro, forse la felicità non sarebbe stata dietro l’angolo.
Secondo antiche credenze popolari la pianta era un indicatore naturale della riuscita di un matrimonio e per questo motivo le ragazze in eta da marito una volta che avevano scelto il loro promesso sposo coltivare davanti casa due fusti dell’Erba della Madonna: se i fusti crescendo avevano la stessa altezza il marito era quello giusto e il matrimonio duraturo; la crescita diseguale dei rametti era segno di un matrimonio difficile; l’appassimento di uno dei due era indice di un presagio funesto.
Cómo cuidar y esquejar un Sedum Telephium, planta sanalotó, callera o telefío.
Il Sedum telephium viene utilizzato a scopo ornamentale per realizzare coperture di giardini rocciosi e in vaso per abbellire terrazzi e balconi. Molti insetti amano questi fiori: in particolare è facile trovare api e farfalle.
L’erba della Madonna è una pianta succulenta perenne della famiglia delle Crassulacee, dalle molteplici proprietà batteriostatiche, antinfiammatorie e antiossidanti. La sua preparazione più semplice resta la foglia fresca spellata, mentre la tradizione domestica ricorda anche foglie cotte in burro o olio per ottenere una specie di crema.