La locandina della beatificazione di suor Leonella Sgorbati richiama la proclamazione della religiosa come Beata, avvenuta il 26 maggio 2018 nella Cattedrale di Piacenza, sua terra d’origine. Missionaria della Consolata, infermiera e formatrice, suor Leonella fu uccisa a Mogadiscio il 17 settembre 2006 in odio alla fede, dopo una vita spesa al servizio dei poveri e della formazione sanitaria in Kenya e Somalia.
La celebrazione fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e si concluse con lo svelamento dell’immagine della nuova Beata. Il dipinto, realizzato dal pittore Leonardo Girardi di Torino, mostrava suor Leonella insieme alle parole che riassumono il suo ultimo gesto di fede: «Perdono, perdono, perdono».

Il significato della locandina della beatificazione
La locandina della beatificazione presenta suor Leonella come vergine, religiosa e martire della Chiesa cattolica. Il suo volto e il richiamo al martirio ricordano una donna che ha vissuto il Vangelo attraverso la missione, la cura dei malati, la formazione degli infermieri, il dialogo con i musulmani e il perdono offerto ai suoi aggressori.
All’interno della Cattedrale di Piacenza gli addobbi floreali e i paramenti liturgici di colore rosso significavano il martirio della nuova beata. L’immagine di suor Leonella fu scoperta al momento della beatificazione, mentre cadeva lentamente il drappo che l’aveva coperta.
A immagine svelata fu eseguito l’Inno alla Beata Leonella, durante il quale vennero portati all’altare i ricordi della nuova Beata: la reliquia “ex ossibus” e i diari manoscritti, che il cardinale Amato venerò con l’incenso proveniente dalla Somalia.
Suor Leonella Sgorbati: identità e memoria liturgica
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome religioso | Suor Leonella Sgorbati |
| Nome di battesimo | Rosa Maria Sgorbati |
| Nascita | 9 dicembre 1940, Rezzanello di Gazzola |
| Congregazione | Suore Missionarie della Consolata |
| Missione | Kenya e Somalia |
| Martirio | 17 settembre 2006, Mogadiscio |
| Beatificazione | 26 maggio 2018, Cattedrale di Piacenza |
| Memoria liturgica | 17 settembre |
Rosa Sgorbati nacque a Rezzanello di Gazzola, in provincia e diocesi di Piacenza, il 9 dicembre 1940. Era l’ultima dei tre figli di Carlo Sgorbati, contadino, e Giovannina Vigilini, detta Teresa, casalinga.
Fu battezzata lo stesso giorno della nascita nella parrocchia di San Savino: le vennero imposti i nomi di Rosa Maria, ma all’anagrafe civile aveva il solo nome di Rosa. Nella sua numerosa famiglia ebbe esempi di fede, soprattutto dalla madre, che dopo il lavoro nei campi si fermava spesso in chiesa per portare fiori alla Madonna o per una visita al Santissimo Sacramento.
Frequentò l’asilo infantile e le scuole elementari presso le suore Orsoline di Maria Immacolata, che avevano aperto una loro casa nell’antico castello di Rezzanello. Rosetta aveva anche imparato a stare attenta ai bisogni del prossimo.
La scoperta della vocazione
Il 9 ottobre 1950 tutta la famiglia si trasferì a Sesto San Giovanni, in provincia e diocesi di Milano, dove il padre aveva deciso di avviare una rivendita all’ingrosso di frutta e verdura. Rosetta soffrì molto per il distacco dai luoghi dov’era cresciuta.
Poco tempo dopo, Rosetta venne a sapere che avrebbe frequentato le scuole medie in collegio. Venne quindi inserita nel collegio delle Suore del Preziosissimo Sangue di Monza, dette Preziosine.
Anche la vita in collegio le risultava pesante. Tuttavia, una delle religiose, suor Adriana Sala, un giorno le si avvicinò e le porse un piccolo libro: era il Vangelo. Da allora, Rosetta cominciò a leggere e meditare spesso la Parola di Dio e a trascorrere molto tempo nella cappella del collegio.
Nell’aprile 1952, proprio mentre pregava in cappella, Rosetta ebbe un’esperienza speciale. In seguito, nel suo Diario, la raccontò così: «… mi sono sentita ABITATA in quel lontano giorno… e tu mi hai tenuta in te, mio Signore, oppure sei rimasto tu in me…. Mai più sola…ABITATA…».
La decisione fu netta: «Sarei andata Suora». Partecipando alla vita della parrocchia di San Giuseppe a Sesto San Giovanni e frequentando l’oratorio, Rosetta tentò di superare quella momentanea delusione.
S’iscrisse anche all’Azione Cattolica e iniziò a visitare i malati tutti i mercoledì. Tra le Missionarie della Consolata sentì parlare della congregazione femminile fondata dal canonico Giuseppe Allamano, beatificato nel 1990.
Arrivata a vent’anni, si ripresentò alla madre e dichiarò: «Adesso ho vent’anni e non ho cambiato idea». Il 5 maggio 1963 Rosetta si presentò alla casa di Sanfrè delle Missionarie della Consolata.
Nel novembre 1963, finito il postulandato, celebrò la vestizione religiosa: ricevendo l’abito, Rosa cambiò nome in suor Leonella. Iniziò il noviziato il 21 novembre 1963, nella casa generalizia di Nepi.
Il 22 novembre 1965 emise la prima professione religiosa. Il 19 novembre 1972 emise i voti perpetui, consacrandosi per sempre all’apostolato missionario.
La formazione infermieristica e il servizio in Kenya
Suor Leonella fu inviata in Inghilterra allo scopo di frequentare la scuola per infermiere. Nel 1969 conseguì il diploma di State Enrolled Nurse e nel 1970 concluse la prima parte del corso di Midwifery.
Già da due anni, però, suor Leonella era stata destinata alla missione in Kenya. Più precisamente, a Nkubu, nella regione del Meru, nel cui ospedale e nell’annessa scuola per infermiere erano in servizio le Missionarie della Consolata.
Suor Leonella era impegnata specialmente nel reparto maternità e seguiva un nutrito gruppo di allieve ostetriche. In seguito divenne direttrice della scuola per infermieri, ai quali insegnava non solo le competenze tecniche necessarie agli operatori sanitari, ma anche a diventare capaci di accogliere il malato con comprensione e amore.
Nel 1985 divenne il più importante tutor della scuola infermieristica del Nabuk Hospital di Meru, in Kenya, dove fu trasferita. Durante questo incarico offrì ai giovani una formazione integrale che garantì loro non solo professionalità, ma anche principi di vita e valori cristiani.
Nel 1993 venne eletta superiora delle consorelle della Consolata del Kenya, compito che svolse per sei anni. Nel VII Capitolo Generale delle Missionarie della Consolata, svolto nel 1993, suor Leonella portò la sua ventennale esperienza insieme alle istanze delle comunità del Kenya.
Profondamente convinta della bellezza della vocazione missionaria, era attenta a cogliere i segni della possibile vocazione di qualche ragazza. Era capace di pregare per una settimana intera, pur di ottenere da Dio la consacrazione di colei sulla quale aveva posato lo sguardo.
La missione in Somalia
Nel 2001 suor Leonella iniziò a fare la “pendolare” tra il Kenya e la Somalia, dove la sua presenza era stata richiesta dai superiori per iniziare anche qui una scuola per infermieri.
Suor Leonella si rese disponibile per concretizzare questo progetto, pur sapendo che in Somalia le sfide erano molteplici in tutti i campi ed era, inoltre, necessario ricercare elementi per il dialogo tra Cristianesimo e Islam.
La Somalia era segnata dalla guerra civile, dall’anarchia, dalla carestia, dai campi profughi, dal banditismo e da un fondamentalismo religioso che considerava i missionari cattolici, specie se bianchi, un obiettivo privilegiato.
Nel 2000 l’organizzazione S.O.S. Kinderdorf International progettò una scuola per infermieri e coinvolse le Missionarie della Consolata nella sua realizzazione, la Somali Registered Community Nursing.
A Mogadiscio suor Leonella fondò un centro per la preparazione di infermieri e ostetriche somali. Le prime infermiere da lei formate si diplomarono nel 2006, certificate dall’Organizzazione mondiale della Sanità, in quanto la Somalia era priva di governo dal 1991.
Ella era cosciente che nella scuola era essenziale dimostrare che le nozioni scientifiche non erano contro il Corano. I ragazzi e le ragazze pendevano dalle sue labbra, sapevano, infatti, che lei faceva di tutto per promuoverli e portarli ad un livello alto di nozioni e di cultura.
“Non è difficile lavorare quando si cerca di volersi bene e anche l’Islam vero è così: Dio ama tutte le sue creature”. Queste le parole di suor Leonella in un’intervista rilasciata quando si trasferì in Somalia.
La vita di una Suora, in Somalia, si esauriva in pochi ambiti: il lavoro all’ospedale S.O.S. e la vita comunitaria vissuta nel silenzio e nel servizio. Gesù Eucaristico si trovava in un mobile nascosto nell’angolo di una stanzetta. Lui era la forza per il cammino.
In Somalia la popolazione era, ed è, per il 99.9% musulmana, con tendenza all’estremismo islamico. I fondamentalisti cercavano di forzare le Suore a farsi musulmane.
Le sorelle erano coscienti di essere a rischio, ma ognuna di loro aveva deciso di rimanere. La piccola comunità era l’unica presenza di Chiesa in quella terra.
Il martirio del 17 settembre 2006
Era domenica il 17 settembre 2006: verso mezzogiorno la religiosa, terminate le lezioni alle allieve infermiere, stava tornando a casa accompagnata dalla guardia del corpo, un islamico armato.
Dopo pochi passi, forse cinque metri, si udì una raffica di colpi: sette proiettili l’avevano raggiunta. I due assassini erano nascosti in un taxi da cui le spararono alla schiena.
Una pallottola la raggiunse alla schiena e a nulla valse il tentativo del suo protettore di farle scudo col suo corpo: venne colpito e anche lui morì. Con lei rimase ucciso Mohamed Mahamud, la guardia che aveva tentato di salvarla.
Tra lei e le pallottole omicide cercò di frapporsi Mohamed Mahmud, un musulmano, padre di quattro figli, che la stava scortando in quel brevissimo tragitto. Anch’egli venne ucciso e il sangue del musulmano si mescolò in un’unica pozza con quello della missionaria cattolica.
Portata in ospedale, suor Leonella ebbe appena la forza di pronunciare tre volte la parola “Perdono” all’indirizzo dei suoi aggressori prima di spegnersi. Erano le 13:45.
Suor Gianna Irene racconta: «Non c'era segno di paura o di tensione, nemmeno ansia, ma una grande pace sul suo volto, si vedeva che voleva dire una cosa importante, che le stava a cuore, e con un fil di voce disse: “Perdono, perdono, perdono”».
«Era in un bagno di sangue, la faccia bianca e gelata, gli occhi chiusi, ma distesa. Mi è venuto in mente ciò che mi aveva confidato qualche giorno prima: "La mia vita l’ho donata al Signore e Lui può fare di me ciò che vuole, per questo non ho paura, mi affido a Lui"».
Prima che si spegnesse come una candela, la consorella che le teneva la mano la sentì sussurrare distintamente: «Perdono, perdono, perdono». Sono le sue ultime parole, la sua firma sopra il proprio martirio.
Il Santo Padre Benedetto XVI, nella preghiera dell’Angelus a Castel Gandolfo del 24 settembre 2006, ricordò: “Questa Suora, che serviva i poveri e i piccoli in Somalia, è morta pronunciando la parola ‘Perdono’: ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male”.
“Per me la morte di un’italiana e di un somalo, di una cristiana e di un musulmano, di una donna e di un uomo, ci dice che se si può morire insieme, allora è possibile anche vivere insieme”.
La spiritualità del dono e del perdono
“Dare tutto”, “amare tanto”, “amare tutti” e “perdonare sempre”. Questi gli impegni di vita di suor Leonella Sgorbati per combattere le proprie debolezze quotidiane.
A casa sua e in tutte le missioni in cui passava, erano pronti a giurare che il suo biglietto da visita fosse il sorriso. Se le chiedevano: «Perché sorridi anche a chi non conosci?», invariabilmente rispondeva: «Perché così chi mi guarda sorriderà a sua volta. E sarà un po’ più felice».
Suor Leonella era rimasta molto colpita dalla storia dei trappisti martiri in Algeria che vennero uccisi dagli estremisti islamici, tanto che consegnava la loro biografia a tutte le comunità della regione.
«Il martirio fa parte della nostra vita quotidiana, qui, in comunità; il martirio di sangue solo se Dio ce lo chiederà…», diceva. Ed era effettivamente un martirio silenzioso, quello che le suore vivevano in Somalia per rendere presente l’amore di Dio tra i poveri di quella terra.
Nel febbraio del 2006 suor Leonella scelse di vivere un mese di ritiro e preghiera che le Missionarie della Consolata chiamano “mese allamaniano”, perché è un tempo di rivisitazione carismatica durante il quale ciascuna è chiamata a fare il bilancio della propria vita.
Durante lo scorrere dei giorni ella fu particolarmente e gradualmente attratta dal e nel mistero eucaristico e Gesù Eucaristia le concesse speciali grazie di intima unione, fino al punto di sentirsi una cosa sola con Lui.
«Se il Suo corpo e il mio sono una cosa sola, se il Suo sangue e il mio sono una cosa sola, allora è possibile essere sempre in Lui dono d’amore, dono di Lui, per tutti. Sempre, in ogni momento! Allora è possibile testimoniare, sempre, che Lui c’è e ci ama».
Fu proprio nel vivere da questa esperienza e in questa esperienza che suor Leonella percepì chiaramente la chiamata di Gesù a vivere il mistero eucaristico fino alla fine, fino al dono della vita, fino allo spargimento del sangue, come Lui.
Il martirio di suor Leonella non fu un evento improvvisato, ma fu il compimento di un desiderio durato una vita intera. Il 22 novembre 1965 aveva scritto nel suo programma di vita: «Io spero che un giorno il Signore nella sua bontà mi aiuterà a darGli tutto o. se lo prenderà. Perché Lui sa che questo io realmente voglio. Lui sa!».
Suor Leonella scriveva nel suo diario: «Il mio andare in Somalia è la risposta a una chiamata: Tu, Padre, hai tanto amato la Somalia da donare il Tuo Figlio e io dico con Lui: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue donato per la salvezza di tutti"».
«La missione in Somalia è ciò che Tu mi chiedi ora. Ti dono la mia vita in tutto e per tutto, come Tu desideri, mi chiami ad amare Te, ad amare le sorelle, ad amare la gente, i fratelli dell’Islam, possiedimi Signore e ama in me, che io sia una cosa sola in Te e Tu possa donare la gioia di sentirsi amati da Te».
Il riconoscimento del martirio
Il giorno 8 novembre 2017 il Santo Padre Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio della serva di Dio suor Leonella Sgorbati, nata a Rezzanello di Gazzola il 19 dicembre 1940 e uccisa a Mogadiscio il 17 settembre 2006.
Il X Capitolo generale delle Missionarie della Consolata, celebrato nel 2011, aveva chiesto alla Direzione generale di dare inizio alla procedura per il riconoscimento del martirio di suor Leonella Sgorbati, avvenuto a Mogadiscio il 17 settembre 2006.
Il 4 aprile 2012 la Direzione generale nominò suor Renata Conti postulatrice per la causa di canonizzazione di suor Leonella Sgorbati. Il primo passo realizzato da suor Renata fu raccogliere e sistematizzare la documentazione riguardante la fama di martirio e di segni di cui godeva suor Leonella.
Il 25 settembre 2012 monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, diede inizio ufficiale al percorso dell’Inchiesta diocesana con la Santa Messa celebrata nella cappella delle Missionarie della Consolata di Nepi.
Il 16 ottobre 2013 a Gibuti, sede della diocesi di Gibuti e di Mogadiscio, ebbero inizio le sessioni di apertura dell’Inchiesta diocesana, che si conclusero il 15 gennaio 2014.
Il 19 settembre 2014 fu emanato dalla Congregazione delle Cause dei Santi il Decreto della Validità Giuridica dell’Inchiesta Diocesana. Il 7 aprile 2016 la postulatrice consegnò la Positio alla Congregazione delle Cause dei Santi.
Il 6 aprile 2017 il Congresso dei Teologi diede il proprio giudizio sul martirio in “Odium fidei” della Serva di Dio suor Leonella Sgorbati, ottenendo la totalità dei voti favorevoli.
Il 17 ottobre 2017 il Congresso dei Cardinali e Vescovi diede il giudizio unanimemente positivo sul martirio in “Odium Fidei” di suor Leonella.
La celebrazione nella Cattedrale di Piacenza
La Cattedrale di Piacenza era gremita per la celebrazione di livello internazionale che iscrisse suor Leonella Sgorbati nell’elenco dei Beati. La cerimonia fu la prima celebrazione di beatificazione nella storia della diocesi.
Alle undici si svolse la solenne processione d’ingresso dei presuli delle diocesi dove suor Leonella aveva svolto il servizio missionario, dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi.
Il cardinale Angelo Amato presiedette la celebrazione eucaristica, concelebrata con il vescovo di Piacenza monsignor Gianni Ambrosio, con l’arcivescovo di Nairobi cardinale John Njue, con l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini e con gli altri vescovi presenti.
Dopo che la postulatrice della Causa di Beatificazione, suor Renata Conti, missionaria della Consolata, ebbe tracciato un breve profilo biografico della Serva di Dio Leonella Sgorbati, il cardinale Amato diede lettura della lettera scritta in latino del Santo Padre Francesco, nella quale era dichiarata Beata la Serva di Dio Leonella Sgorbati.
Appena dopo, la corale espresse con il canto dell’“Amen” la partecipazione di tutto il popolo di Dio, mentre cadeva lentamente il drappo che aveva coperto l’immagine della Beata.
All’Offertorio i doni furono accompagnati da una danza delle novizie delle Missionarie della Consolata, le cui parole riprendevano frasi dei diari della Beata. Le novizie africane, insieme ai seminaristi dei Missionari della Consolata africani, eseguirono una danza offertoriale tipica della liturgia africana, portando la palma, segno del martirio.
«La morte di suor Leonella è una lezione di vita da riscoprire da parte di tutti noi perché caratterizzata da uno stile di esistenza volta a fare il bene senza fare rumore», affermò il cardinale Amato nell’omelia.
Insieme alla reliquia, portata dalla superiora generale dopo il decreto di beatificazione, la superiora della comunità che era presente in quel periodo portò i due diari scritti da suor Leonella.
L’ultima frase è del 12 settembre 2006, ed è incompleta: «Spero che il Signore mi aiuterà a…». I diari testimoniano un forte cammino di donazione in piena unione con Gesù Eucaristia.
La presenza africana e la diffusione della memoria
Al rito di beatificazione fu presente una nutrita delegazione del Kenya: il cardinale arcivescovo di Nairobi John Njue, l’arcivescovo di Nyeri, il vescovo di Meru e un gruppo di rappresentanti della comunità ecclesiale locale, sacerdoti diocesani, religiose ed ex alunne di suor Leonella.
Furono presenti anche monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, il vescovo di Piacenza, città natale della Beata, e l’arcivescovo di Milano, dal momento che suor Leonella aveva vissuto anche a Sesto San Giovanni.
Nelle comunità delle Missionarie della Consolata sparse in quattro continenti, il tempo di preparazione fu vissuto con iniziative locali diverse. Il giorno della beatificazione, in comunione con la celebrazione di Piacenza, venne celebrata un’Eucaristia solenne in tutte le parti del mondo dove erano presenti le Missionarie della Consolata.
Il 18 giugno 2018, nel Santuario della Consolata in Kenya, fu programmata una Messa solenne di ringraziamento per la beatificazione. Suor Leonella era molto conosciuta e amata.
Suor Leonella aveva donato la sua vita di missionaria all’Africa, dove era stata inviata nel 1970 e dove era rimasta fino alla morte. In Africa il suo ricordo è ancora particolarmente vivo.
La sua memoria liturgica è stata fissata al 17 settembre, giorno esatto della sua nascita al Cielo. I suoi resti mortali sono venerati presso la cappella del Flora Hostel di Nairobi.
Il 14 marzo 2019 è stata inserita nel Giardino Virtuale del Monte Stella con questa motivazione: Religiosa ed infermiera italiana operò in Kenia e in Somalia. Fondò in Somalia la scuola di infermieri nell’ospedale retto da SOS - villaggio dei bambini, in una terra stremata da anni di guerra e fondamentalismo.
Donna del dialogo, nonostante le minacce non rinunciò mai alla cura dei più deboli. Fu uccisa a Mogadiscio nel 2006 e proclamata beata nel 2018.
Il messaggio di papa Francesco
Dopo l’Angelus di domenica 27 maggio 2018, papa Francesco ricordò la beatificazione celebrata il giorno precedente a Piacenza.
«Ieri a Piacenza è stata proclamata Beata Leonella Sgorbati, suora Missionaria della Consolata, uccisa in odio alla fede a Mogadiscio (Somalia) nel 2006. La sua vita spesa per il Vangelo e al servizio dei poveri, come pure il suo martirio, rappresentano un pegno di speranza per l’Africa e per il mondo intero».
Il Papa invitò a pregare per l’Africa, perché vi fosse la pace, e concluse con l’invocazione: «Nostra Signora dell’Africa, prega per noi».
La locandina come sintesi della testimonianza
La locandina della beatificazione di suor Leonella Sgorbati condensa diversi elementi della sua vicenda: la consacrazione religiosa, il servizio infermieristico, la missione in Africa, il rapporto con i poveri, il dialogo con l’Islam, il martirio e il perdono.
Il suo martirio è un richiamo al carisma delle Missionarie della Consolata, chiamate a vivere per la missione fino a dare la vita. La figura di suor Leonella è stata indicata come un modello carismatico, capace di stimolare la fedeltà alla vocazione missionaria.
Il cardinale Angelo Amato sottolineò che il martire cristiano non è un fanatico distruttore, ma un difensore eroico della vita e un messaggero di fraternità, carità e perdono.
La memoria di suor Leonella continua così a essere legata non soltanto al luogo della beatificazione, ma anche alla Somalia, al Kenya, alle comunità della Consolata e a tutti coloro che vedono nella sua vita un segno di speranza, di dialogo e di amore capace di arrivare fino al dono totale.
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