Il Vangelo della 20ª domenica del Tempo ordinario presenta la parabola degli operai inviati nella vigna e rivela che il Regno dei cieli non si fonda sulla logica del merito, del confronto e della ricompensa calcolata, ma sulla bontà libera e sovrabbondante di Dio. Il padrone della vigna chiama lavoratori all’alba, alle nove, a mezzogiorno, alle tre e perfino alle cinque del pomeriggio, offrendo a tutti la possibilità di partecipare alla sua opera.
La parabola insegna che il lavoro dell’uomo è parte del piano divino. Dio ha creato gli uomini perché lavorassero e vuole che il lavoro umano sia cammino per portare a termine l’opera della creazione e l’opera della redenzione. Il denaro promesso nella parabola è la vita eterna che ci aspetta e che, in qualche modo, cominciamo a vivere già sulla terra per mezzo del lavoro santificato, santificante e santificatore.
Il Vangelo della 20ª domenica
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna». Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo».
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
La vigna e la chiamata di Dio
Il padrone della vigna esce più volte durante la giornata per cercare lavoratori. Non rimane fermo ad aspettare che gli uomini arrivino spontaneamente, ma va incontro a ciascuno nel momento in cui lo trova. La sua iniziativa mostra che la chiamata di Dio precede la risposta dell’uomo e raggiunge persone che si trovano in condizioni differenti.
Alcuni vengono chiamati all’alba, altri durante la giornata, altri ancora quando ormai sembra non esserci più tempo. La parabola mostra così che nessuna vita è esclusa dalla possibilità di entrare nella vigna e che nessuna persona deve considerarsi inutile o definitivamente lontana dall’opera di Dio.
«Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». L’uomo, quando è chiamato per lavorare la vigna, partecipa all’opera creatrice di Dio, perché «l'uomo lavorando deve imitare Dio, suo Creatore».
Il lavoro dell’uomo è parte del piano divino. Dio ha creato gli uomini perché lavorassero e vuole che il lavoro umano sia cammino per portare a termine l’opera della creazione e l’opera della redenzione.
Il lavoro come partecipazione alla creazione
Il lavoro non è presentato soltanto come una necessità materiale o come un mezzo per ottenere una ricompensa. Nella prospettiva del Vangelo, esso può diventare una partecipazione all’opera creatrice di Dio e un modo concreto per servire gli altri.
Per questo deve fare in modo di compiere il suo lavoro con perfezione e per amore. Il lavoro, essendo stato assunto da Cristo, diventa attività redenta e redentrice.
Redenta, perché il lavoro di ognuno, fatto bene e per amore di Dio, contribuisce al completamento dell’opera della Creazione. Redentrice, perchè il Signore ci ha redenti, anche, con i suoi anni di vita di lavoro a Nazaret.
Il lavoro è per l’uomo mezzo di santificazione. Non sono soltanto le attività straordinarie a poter diventare luogo dell’incontro con Dio: anche i compiti ordinari, quando vengono vissuti con amore, responsabilità e perfezione, possono trasformarsi in una strada spirituale.
Il lavoro ben fatto, in quanto realtà voluta da Dio, ci avvicina a Lui e diventa via per il cielo. La santità può essere cercata nella vita concreta, nelle responsabilità quotidiane, nella fedeltà ai propri doveri e nel servizio offerto con un cuore orientato a Dio.
La logica della ricompensa
La reazione dei lavoratori della prima ora nasce dal confronto. Essi non contestano di aver ricevuto quanto era stato concordato, ma si sentono danneggiati perché anche gli ultimi hanno ricevuto lo stesso denaro.
Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo».
Il problema non è l’ingiustizia, perché il padrone non viene meno all’accordo stipulato con i primi lavoratori. Il problema è l’invidia davanti alla bontà del padrone. L’uomo può arrivare a misurare la propria relazione con Dio attraverso il paragone con gli altri, dimenticando il dono ricevuto.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?».
La bontà di Dio supera il merito
La domanda finale del padrone contiene il cuore della parabola: «Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Dio non è prigioniero dei nostri calcoli e non distribuisce il suo amore secondo una graduatoria umana.
La giustizia di Dio non cancella la fedeltà di chi ha lavorato fin dal mattino, ma manifesta che il dono della salvezza non può essere ridotto a un salario proporzionato alle ore prestate. La vita eterna è dono della bontà divina.
Il denaro di cui parla la parabola è la vita eterna che ci aspetta e che, in qualche modo, cominciamo a vivere già sulla terra per mezzo del lavoro santificato, santificante e santificatore.
La ricompensa è la comunione con Dio, non un premio da confrontare con quello degli altri. Chi ha lavorato nella vigna fin dall’alba non riceve meno perché il padrone è generoso con gli ultimi; riceve ciò che era stato promesso. L’abbondanza concessa agli altri non impoverisce il dono ricevuto.
Gli ultimi e i primi
La conclusione «Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» rovescia i criteri abituali. Nel Regno dei cieli non contano il prestigio, la precedenza, la durata visibile dell’impegno o il riconoscimento ottenuto dagli uomini.
Gli ultimi sono coloro che sembrano non avere un posto, che non sono stati scelti, che arrivano tardi e che possono sentirsi dimenticati. Il padrone li vede nella piazza e li chiama nella vigna. La loro storia non è chiusa dalla lunga attesa e la loro vita non perde valore perché la chiamata è arrivata più tardi.
I primi, invece, rischiano di diventare ultimi quando trasformano la propria fedeltà in motivo di superiorità e quando considerano la bontà verso gli altri come una perdita personale. Il servizio reso a Dio non può diventare una pretesa contro Dio.
La parabola invita a riconoscere che la grazia non è una proprietà privata e che la gioia per il bene ricevuto dagli altri appartiene alla logica del Regno. La bontà del padrone non deve suscitare risentimento, ma gratitudine e meraviglia.
Il lavoro fatto per amore
Il lavoro dell’uomo, per essere veramente partecipazione all’opera di Dio, deve essere compiuto con perfezione e per amore. La qualità dell’impegno e l’atteggiamento interiore non sono separabili.
Un lavoro svolto bene, ma vissuto soltanto come occasione di prestigio, rivalità o gratificazione personale, può alimentare il confronto e la lamentela. Un lavoro umile, invece, quando è compiuto con amore, può diventare luogo di santificazione e di servizio.
Il lavoro è per l’uomo mezzo di santificazione. Il lavoro ben fatto, in quanto realtà voluta da Dio, ci avvicina a Lui e diventa via per il cielo.
Per la maggior parte degli uomini, la santità consiste nel santificare il proprio lavoro, nel santificarsi nel lavoro e nel santificare gli altri per mezzo del lavoro, realizzando così l'incontro con Dio lungo la strada della propria vita.
La vigna come immagine della vita cristiana
La vigna può essere compresa come il luogo in cui Dio chiama l’uomo a collaborare alla costruzione del suo Regno. Entrare nella vigna significa accogliere una responsabilità, mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità e partecipare alla missione ricevuta.
La chiamata non è riservata a una sola fase della vita. Alcuni iniziano presto il proprio cammino, altri lo scoprono più avanti, altri ancora incontrano Dio quando pensano che ormai sia troppo tardi per ricominciare.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
La risposta del padrone è immediata: «Andate anche voi nella vigna». Non viene chiesta una lunga spiegazione e non viene imposto un periodo di prova. La chiamata apre subito una possibilità nuova.
La salvezza come dono
La parabola non insegna che il lavoro sia inutile o che la fedeltà quotidiana non abbia valore. Insegna piuttosto che la salvezza non è un diritto da esigere, ma un dono da accogliere.
Chi ha lavorato per tutta la giornata ha ricevuto esattamente quanto concordato. Il suo impegno è riconosciuto, ma non diventa una ragione per giudicare la generosità del padrone verso gli altri.
La vita eterna non è una ricompensa costruita soltanto dalle prestazioni umane. È il compimento della relazione con Dio e della partecipazione alla sua vita. Il lavoro santificato è una via attraverso la quale l’uomo vive già sulla terra questa comunione, ma resta sempre la grazia di Dio a portarla a compimento.
Il denaro di cui parla la parabola è la vita eterna che ci aspetta e che, in qualche modo, cominciamo a vivere già sulla terra per mezzo del lavoro santificato, santificante e santificatore.
La tentazione del confronto
I lavoratori della prima ora non guardano più al dono ricevuto, ma alla quantità di dono concessa agli altri. Il confronto cambia il modo di percepire la realtà: ciò che prima sembrava giusto diventa insufficiente quando viene paragonato a ciò che è stato dato al vicino.
Anche nella vita cristiana è possibile vivere il servizio con uno spirito di competizione. Si può pensare che la propria fedeltà dia diritto a una posizione privilegiata, oppure che chi si è convertito più tardi non meriti la stessa misericordia.
La parabola invita invece a uscire dalla mentalità del calcolo. L’amore di Dio non è una quantità da distribuire in modo da lasciare qualcuno privo. La bontà verso una persona non sottrae nulla alla bontà ricevuta da un’altra.
«Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». La domanda del padrone raggiunge ogni atteggiamento di risentimento e chiede di verificare il cuore: la fedeltà è vissuta come gratitudine oppure come pretesa?
Una chiamata che continua
Il padrone esce all’alba e continua a uscire durante tutta la giornata. La sua ricerca non si interrompe. Anche quando l’uomo è fermo, disoccupato o privo di una direzione, Dio continua a rivolgergli una parola e a offrirgli un posto nella vigna.
Il Vangelo apre quindi uno spazio alla speranza. Nessuno deve ritenere inutile il proprio passato e nessuno deve pensare di essere arrivato troppo tardi. La chiamata può essere accolta anche nell’ultima ora.
La risposta dell’uomo consiste nell’andare nella vigna. Non è necessario attendere condizioni perfette o una situazione ideale: l’invito del padrone apre il tempo della conversione, del servizio e della collaborazione.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». Ed essi andarono.
La ricompensa e il dono della vita eterna
La paga viene distribuita alla sera, quando la giornata è terminata. Il momento della ricompensa rende visibile che il lavoro compiuto nella vigna non è vano e che Dio porta a compimento ciò che ha promesso.
«Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Il fatto che gli ultimi ricevano per primi rende evidente la libertà del padrone e prepara il rovesciamento finale. La precedenza non appartiene automaticamente a chi è arrivato prima; nel Regno, la misura decisiva è la bontà di Dio.
Il lavoro ben fatto, in quanto realtà voluta da Dio, ci avvicina a Lui e diventa via per il cielo. La vita eterna è il dono promesso a tutti coloro che entrano nella vigna e accolgono la chiamata del Signore.
Per vivere il Vangelo
- Accogliere la chiamata di Dio in qualunque momento della vita.
- Compiere il proprio lavoro con perfezione e per amore.
- Riconoscere il valore del lavoro quotidiano come possibile via di santificazione.
- Non misurare la bontà di Dio confrontando il dono ricevuto con quello degli altri.
- Rallegrarsi quando anche chi arriva più tardi viene accolto nella vigna.
- Ricordare che la salvezza è dono della misericordia divina.
- Trasformare il servizio cristiano in gratitudine, senza renderlo motivo di superiorità.
La parabola degli operai della vigna invita a guardare il lavoro, la chiamata e la ricompensa con gli occhi di Dio. Il Signore chiama ogni persona, in momenti diversi, a partecipare alla sua opera; accoglie chi risponde anche all’ultima ora e dona a tutti la vita eterna, perché la sua bontà non è limitata dai nostri calcoli.
